“Un’ala soltanto non basta”: ‘Supereroi’ saluta la XII Notte Nazionale del Liceo Classico

Liceo Andrea D’Oria: il profondo significato di “Supereroi”

di Magenta Verna, 1B

Il 27 marzo 2026 è stata celebrata la dodicesima edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico: serata che valorizza la cultura classica, mostrando la bellezza di questo Liceo, che purtroppo negli ultimi anni ha avuto sempre meno iscrizioni. Il tema di quest’anno è stato l’humanitas, cioè l’insieme delle qualità morali, intellettuali e sociali che rendono l’uomo veramente tale. Dopo diversi spettacoli nelle varie aule del liceo D’Oria, gli spettatori si sono tutti riuniti in  aula magna per la conclusione di questa magica nottata.

Supereroi

Il brano “Supereroi” di Mr. Rain è stato suonato e cantato da Benedetto Salanitro, Ginevra Trigoni, Aurora Sabbia, e Rebecca Vaccari subito prima dei saluti e dei ringraziamenti, coinvolgendo il pubblico in un clima di forte partecipazione e fratellanza. Il brano descrive il dolore e il coraggio e sottolinea come l’unione permetta di superare gli ostacoli, evidenziando l’importanza del sostegno reciproco e dell’accettazione delle proprie imperfezioni per affrontare le difficoltà senza fuggire o sottrarsi, nella lotta contro il dolore che riflette l’animo umano, coinvolgendo il pubblico grazie al suo testo emozionante.  Centrale è anche il tema della crescita personale, attraverso cui ciascuno può costruire una nuova versione di se stesso. Per essere di aiuto agli altri è necessario riconoscere la propria fragilità, chiedere sostegno e comprendere di non essere soli, imparando a ritrovare se stessi negli altri. Il testo sottolinea inoltre che il superamento delle difficoltà quotidiane avviene grazie al contributo degli altri, i quali arricchiscono la personalità e rendono possibile la costruzione di un legame che sostiene l’intera umanità. Siamo “un angelo con un’ala soltanto” e per spiccar il volo abbiamo bisogno di un compagno, cioè dell’ala mancante: un’immagine potente che racchiude il messaggio dell’intera serata, il legame indissolubile tra musica e valori umani. L’interpretazione ha valorizzato il testo, trasmettendo il vero significato di esso al pubblico, emozionato dalle voci angeliche delle cantanti e dal dolce suono del violino e del pianoforte.

Benedetto Salanitro (violino), Ginevra Trigoni (voce), Aurora Sabbia (voce), e Rebecca Vaccari (pianoforte).
Saluti finali

Dopo una serata intrisa di magia, in cui esibizioni suggestive e spettacoli coinvolgenti hanno saputo incantare ogni sguardo e toccare ogni emozione, i Rappresentanti d’Istituto Carlotta Berni, Francesco Chiavassa, Francesco Crosio e Alberto Gazzano hanno preso la parola per congedarsi con gli spettatori. Con sincera ammirazione hanno ringraziato gli alunni che si sono esibiti, gli artisti, veri protagonisti della scena, e in particolare il pubblico, entusiastico e partecipe, che ha reso l’atmosfera ancora più indimenticabile. Tra applausi e sorrisi, si è così chiusa la XII Notte Nazionale dei Licei Classici, destinata a restare impressa nei ricordi di tutti come un momento genuino, travolgente e memorabile.

Chi siamo davvero? due spettacoli una sola risposta

Dalla carità dei “figli della Superba” alla morale dei Promessi Sposi, gli studenti del D’Oria hanno portato in scena l’humanitas.

di Emma Zitta, 1b

Nella notte del 27 marzo, la Notte Nazionale dei Licei Classici, al D’Oria si è affrontato un valore più attuale che mai, quello dell’humanitas, l’essere umani nel mondo di oggi tra le strade di Genova e fra le pagine dei classici.

Progetto “I figli della Superba”

Il progetto realizzato dalle classi 2C, 2F, 2H, 3C, 3F, 5C, sotto la guida della professoressa di religione Maria Letizia Borello ha fatto riscoprire i volti di chi ha reso grande Genova attraverso l’altruismo. Sei studenti hanno esposto al pubblico della notte un viaggio tra figure fondamentali della nostra amata città: dalla dedizione di Bianca Costa e della partigiana Mirella Alloisio, fino all’ingegno di Giacomo Boero e all’intelligenza di Nicolò Garaventa, storico docente del nostro liceo.

Inoltre i ragazzi e la professoressa hanno anche annunciato che nell’ottobre 2026 i nomi di tutti i “figli della Superba” verranno incisi su un muro del liceo, trasformando la memoria in qualcosa di tangibile ed eterno che accompagnerà la nostra scuola negli anni che verranno.

Rivisitazione dei Promessi Sposi

Poco distante, nella classe adiacente, la letteratura si è trasformata in spettacolo grazie agli studenti di 2C e 5F i quali hanno messo in scena una reinterpretazione dei “Promessi Sposi“, dividendo il romanzo in dieci atti non cronologici. Al centro della rappresentazione, naturalmente l’humanitas e il contrasto tra chi nelle scene la incarna, come Fra Cristoforo e Lucia, e chi invece la ripudia, come Don Rodrigo e l’avvocato Azzeccagarbugli (anche se quest’ultimo viene rappresentato in un momento di pentimento).

Egidio e la Monaca di Monza

Attraverso queste rappresentazioni i ragazzi hanno dimostrato che il romanzo di Manzoni non è solamente un obbligo scolastico, ma piuttosto uno strumento fondamentale per portare l’humanitas nel mondo di oggi il quale sembra averne dimenticato il significato.

La serata ha infatti dimostrato che l’humanitas non è un concetto astratto ma continua a vivere nei secoli, nei gesti di chi ha fatto del bene e nelle scelte dei famosi personaggi della letteratura, con l’obiettivo di diventare un valore concreto per questo mondo e per quello che sarà.

Sicurezza nei locali pubblici: al via il progetto di Fondazione Carige per le scuole

di Niccolò Tizzoni, 2B 

Fondazione Carige, in collaborazione con Regione Liguria, Camera di Commercio, Prefettura e altre istituzioni del territorio, ha presentato un nuovo progetto educativo dedicato alla sicurezza nei locali pubblici e rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. L’iniziativa nasce in seguito alla tragedia avvenuta il 1° gennaio 2026 nel locale “Le Costellation” di Crans-Montana e punta a promuovere tra i giovani una maggiore consapevolezza dei comportamenti da adottare in situazioni di emergenza.

Il presidente Cuocolo ha ricordato che il consiglio di amministrazione della Fondazione, profondamente scosso per la tragedia  che ha coinvolto anche giovani italiani e liguri, riunitosi  all’indomani dei fatti, ha subito deliberato uno stanziamento di emergenza di 50.000 € per il sostegno delle cure mediche e psicologiche per i ragazzi coinvolti nella tragedia e per le loro famiglie. Ma che ha deciso di fare qualcosa in più e di puntare sulla prevenzione e la diffusione tra i giovani della consapevolezza dei pericoli legati alla sicurezza.

La prima scuola coinvolta sarà il Liceo Classico Andrea D’Oria, con il quale la Fondazione collabora già da tempo. Gli incontri, che si svolgeranno in orario curricolare, vedranno la partecipazione di vigili del fuoco, psicologi ed esperti di sicurezza. Gli studenti affronteranno temi concreti come la prevenzione degli incendi, il comportamento dei materiali in combustione, il cosiddetto “triangolo del fuoco”, la gestione delle emozioni durante le emergenze e l’utilizzo di strumenti utili per i soccorsi, tra cui l’applicazione “Where Are U”, che consente di geolocalizzare il chiamante durante una richiesta di aiuto.

Il progetto è stato presentato nel corso di una conferenza tenutasi il 19 marzo scorso presso la sede di Fondazione Carige. Tra i partecipanti erano presenti il presidente della Fondazione Lorenzo Cuocolo, il presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari, il prefetto Cinzia Torraco, il segretario generale della Camera di Commercio Maurizio Caviglia, il comandante dei Vigili del Fuoco Paolo Qualizza, la vicaria della Questura Patrizia Bonalumi, la consigliera comunale Erica Venturini, la presidente dell’Ordine degli Psicologi della Liguria Claretta Femia e l’ingegner Roberto Orvieto, specializzato in sicurezza antincendio.

«La consapevolezza è il primo tassello», ha affermato Claretta Femia, sottolineando come la prevenzione non possa limitarsi agli aspetti tecnici, ma debba coinvolgere anche la preparazione psicologica delle persone chiamate ad affrontare situazioni critiche. Un incontro rivolto agli studenti sarà infatti dedicato ad approfondire gli aspetti psicologici

Anche Stefano Balleari ha evidenziato il valore educativo dell’iniziativa: «Molto spesso quando si parla di sicurezza si pensa soltanto agli aspetti burocratici. In realtà la sicurezza si costruisce anche attraverso l’educazione alle buone pratiche e la formazione dei giovani».

Tra gli interventi più significativi, quello dell’ingegnere Roberto Orvieto, che si è rivolto direttamente ai rappresentanti degli studenti presenti: «L’inconsapevolezza è la cosa peggiore durante un’emergenza. Il nostro obiettivo è fornire ai ragazzi strumenti concreti attraverso materiale didattico il più coinvolgente possibile per i ragazzi, per comprendere i rischi e affrontarli nel modo corretto».

Sulla stessa linea anche la consigliera comunale Erica Venturini, che ha sottolineato come molti comportamenti pericolosi possano essere evitati attraverso una maggiore cultura della sicurezza. Il comandante Paolo Qualizza ha inoltre confermato la disponibilità del Corpo dei Vigili del Fuoco della Liguria a partecipare attivamente al progetto portando nelle scuole testimonianze dirette ed esperienze operative.

L’iniziativa rappresenta una delle prime risposte concrete nate dopo la tragedia di Crans-Montana e punta a trasformare un evento drammatico in un’occasione di formazione e prevenzione. L’obiettivo condiviso dalle istituzioni coinvolte è fornire agli studenti conoscenze pratiche e strumenti utili per riconoscere i rischi e affrontare con maggiore consapevolezza eventuali situazioni di emergenza.

L’alloro poetico come simbolo di humanitas, parola, arte e realizzazione nel mondo moderno.

Quando la parola diventa radice: dall’inseguimento di Apollo alla gloria eterna

di Beatrice Puppo, Cecilia Toma e Beatrice Vacca Sita, 1B

Tre alunni di 5F, relatori della lezione sull’eziologia dell’alloro poetico

Durante la XII edizione della Notte Nazionale  del Liceo Classico, al liceo “Andrea D’Oria”, la classe 5F, guidata dalla prof.ssa Pansardi, ha tenuto una bellissima lezione su come riscoprire il valore dell’alloro poetico nel mondo moderno, viaggiando tra passato e presente.

Il discorso di Sofia, che ha coordinato l’esibizione, è iniziato con un’ avvincente domanda:

Che cosa ci rende davvero umani? 

I classicisti risponderebbero senza esitazione: la parola!

La parola è ciò che abilita la nostra humanitas, il concetto chiave che indica l’insieme dei valori che nobilitano l’uomo. È il parlare che ci distingue dagli animali e che ci porta alla vera natura umana e all’educazione, come disse Cicerone. Aristotele ha invece proclamato il grado massimo, più raffinato e perfetto dell’humanitas: la poesia, che diventa un mezzo per esplorare l’anima e l’universo.

Ovidio

È in questo orizzonte che si colloca il mito di Apollo e Dafne, narrato da Ovidio nel primo libro delle Metamorfosi. Ovidio racconta la storia con una potenza che ancora oggi vibra: il mito nasce da un sentimento di passione incontrollabile e fortissimo, appartenente al dio greco Apollo.

Quest’ultimo, infatti, si innamorò della bellissima e innocente ninfa Dafne, tanto da inseguirla “affamato” senza tregua. Dafne, incalzata da Apollo e spinta dal terrore, invoca Peneo, suo padre, implorando di renderla libera. Peneo ascoltò e i piedi della ninfa iniziarono ad affondare nel terreno e le sue braccia ad allungarsi sempre di più. Dafne è diventata un albero di alloro: Non scompare, ma diventa parte del paesaggio, unendo l’umanità alla libertà della natura. Apollo continuerà ad abbracciare il tronco e a sentire il cuore di Dafne battere sotto il legno, quindi il mito diventa un messaggio sulla sfida della vita e l’eternità: “L’alloro è sempreverde: non conosce inverno e non perde la sua vitalità, per questo diventa, già nell’antichità, il simbolo della gloria che non sfiorisce”. 

L’eziologia dell’alloro poetico quindi affonda le sue radici nella cultura classica, è antica e si intreccia con le tradizioni e il linguaggio dell’humanitas, offrendoci un viaggio straordinario tra mito e arte, tra passato e presente.

Non è un caso che proprio l’alloro incoronasse i vincitori nell’antichità e oggi dia il nome alla laurea: quel momento in cui lo studente porta a compimento il proprio percorso verso l’humanitas, contribuendo così alla trasmissione viva della cultura.

Per completare il ricco discorso di Sofia, altri due studenti hanno letto dei versi

Apollo e Dafne

latini da “Le Metamorfosi” di Ovidio e hanno mostrato un video sulla stupefacente opera di Bernini, esposta a Galleria Borghese a Roma. La teatralità a tratti epica e a tratti struggente di Gian Lorenzo Bernini non poteva che scolpire una perfetta rappresentazione del mito. In questa scena, Ovidio e Bernini sembrano essere lì, tra i rami che si trasformano, testimoni della nascita dell’alloro poetico. Dafne è già legata al terreno, le dita si trasformano in foglie, il corpo si slancia in un ultimo gesto di fuga. Apollo, colto nello stupore, allunga la mano verso ciò che non potrà mai avere.

Bernini mescola naturale e umano, come Ovidio: la metamorfosi è un istante eterno, sospeso tra desiderio e rifiuto. L’alloro non è solo una pianta. È un destino: quello della parola che salva, della poesia che resiste, dell’humanitas che si fa eterna. Dafne non muore: diventa simbolo. Apollo non conquista: sublima. E l’uomo, attraverso l’arte, vince il tempo.

 

Una notte da ricordare

Canzoni, dialoghi, pensieri, emozioni e molto altro alla Notte Nazionale dei Licei Classici.

di Alessandro Ponte, 1B.

La Notte Nazionale dei Licei Classici (NNLC) è una serata, ideata dal professore Rocco Schembra nel 2015, che celebra e valorizza la cultura classica, è un’occasione nella quale gli studenti dei licei classici si esibiscono cantando, suonando, recitando o semplicemente esprimendo i propri pensieri con un unico intento: celebrare il tema scelto.

Il 27 marzo 2026 si è tenuta la dodicesima edizione della Notte Nazionale, ci sono state esibizioni e performance uniche nel loro genere, che hanno suscitato emozioni e riflessioni nel pubblico.

Il tema scelto per la notte di quest’anno è stato l’humanitas, secondo la famosa citazione del commediografo latino Terenzio: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo, nulla di ciò che è umano ritengo estraneo a me).

Tra le tante esibizioni apparse in Aula Magna si è segnalata: “Dialogo col tempo” una recitazione in forma di dialogo che aiuta a capire quanto sia importante il tempo per noi esseri umani e quanto sia breve la vita di ogni persona rispetto all’eternità, attraverso citazioni di frasi e pensieri dei più grandi filosofi di tutti i tempi.

Siamo solo un soffio di vento, un’ombra che passa” Salmo 144

Tempus tantum nostrum est” (Solo il tempo ci appartiene)  Seneca

 “Panta rei” (Tutto scorre), Eraclito

Il dialogo ha ispirato molte riflessioni nel pubblico ed oltre ad essere stato molto bello, è stato anche molto interessante e utile per comprendere che cosa sia il tempo e come non sprecarlo inutilmente, dato che la vita di tutti prima o poi finirà.

Questa esibizione creata da Lucilla Lisciotto della classe 1B, e recitata insieme ad Amelia Verdino di 2B, indaga il mistero e l’oscurità del tempo che passa e che scorre all’infinito, senza mai fermarsi. 

Ma il messaggio più profondo che il dialogo ha lasciato nel pubblico è forse proprio questo: essere pienamente umani è un compito arduo, forse il più difficile che ci sia. Il dialogo ci ha ricordato che l’esistenza ha un fine alto: il raggiungimento di una felicità vera, pura, che non dipenda dalle cose effimere del mondo, ma che per arrivarci occorre conquistare prima di tutto se stessi. Non basta obbedire passivamente al flusso del tempo e degli eventi: bisogna coltivare una ragione capace di guidarci, e avere il coraggio di scegliere il proprio cammino. La libertà, in questo senso, non è un dato di fatto, ma una conquista. Un obiettivo difficilissimo, come riconosce onestamente il dialogo stesso; eppure, proprio per questo, degno di essere perseguito.

Per essere immortali dobbiamo seminare la nostra sapienza in una terra fertile in modo tale che germogli il futuro” dal Simposio di Platone.

La serata ha dimostrato che il liceo classico non è solo un percorso di studio, ma un modo di guardare il mondo. Tra una citazione di Seneca e una di Eraclito, tra musica e parole recitate, il pubblico ha respirato qualcosa di raro: la sensazione che le domande antiche sul tempo, sulla libertà, su cosa significhi essere umani siano ancora vive, e ancora urgenti. Una notte, insomma, che vale la pena ricordare.

Le donne nella letteratura

Storie senza tempo

di Lorenza Grillo e Giulia Campodonico, 1B

Nel corso della Notte Nazionale dei Licei Classici — ricorrenza che si svolge ogni anno dal 2015 con l’obiettivo di valorizzare i licei classici in tutta Italia — la classe II F del Liceo Andrea Doria ha portato in scena uno spettacolo dedicato quest’anno al tema dell’humanitas, mettendo al centro la figura femminile e il suo lungo cammino verso l’emancipazione. L’evento è stato aperto a tutti: non solo agli studenti, protagonisti della serata, ma anche a genitori e visitatori esterni.

Questa messa in scena offre diversi spunti di riflessione che aiutano a comprendere l’evoluzione della condizione femminile nella storia.

Lo spettacolo, composto da una serie di estratti di celebri testi, ha dato voce a molte donne raccontando la loro storia, con un narratore che ha saputo introdurre ogni scena permettendo al pubblico di orientarsi tra i diversi capolavori della letteratura. L’apertura è stata dedicata al mito di Dafne e Apollo, una storia che ancora oggi fa riflettere profondamente: la giovane ninfa decise infatti di trasformarsi in una pianta di alloro pur di sfuggire all’amore non voluto del dio Apollo. Questa decisione può essere vista come un gesto estremo di libertà e indipendenza ma allo stesso tempo rivela una verità amara poiché il destino di Dafne sembrava già scritto da una società che non lascia altra scelta se non quella di sacrificare la propria forma umana e la propria autonomia per proteggersi. La rappresentazione è poi proseguita senza sosta verso l’epica, portando  sul palco il dialogo tra Ettore e Andromaca; in questa conversazione emerge chiaramente la determinazione della moglie nel tentativo di impedire lo scontro tra Ettore e Achille, eppure, anche in questo caso la volontà della donna non viene presa in considerazione, restando inascoltata di fronte alle logiche della guerra.

Didone e Medea

Un punto di vista ancora differente è emerso dalla scena successiva tra Didone e Medea, forse le due figure femminili più tragiche e iconiche della mitologia classica, entrambe simboli di una passione travolta dal tradimento e dall’abbandono. Se da un lato Didone, regina di Cartagine descritta da Virgilio, sceglie il suicidio come risposta al dolore per la partenza di Enea, dall’altro la maga Medea arriva ad uccidere i propri stessi figli per colpa di Giasone che l’aveva  ripudiata.

Ade e Persefone

Il filo conduttore della serata ha poi toccato il mito di Persefone, trattata come un oggetto privo di potere decisionale: nonostante l’amore provato per il Dio degli inferi, la giovane non ha alcuna voce in capitolo nelle scelte di Ade che determinano il suo destino.

Monologo di Lucia Mondella

Per l’ultima scena dello spettacolo è stato necessario fare un salto avanti nel tempo fino al 1827, quando tra le pagine del romanzo di Alessandro Manzoni nasceva la figura di Lucia Mondella. Attraverso un interessante monologo si è potuto dedurre tutta la forza e la determinazione di questa giovane, ma anche la sua profonda paura del giudizio della società, un tema che sembra ricollegarsi direttamente alle sofferenze delle donne del mito viste in precedenza.

Grazie a queste figure e alla loro capacità di resistere, la letteratura si arricchisce di un valore immenso, lasciando al pubblico la consapevolezza che ogni epoca ha avuto le sue battaglie e che la voce di queste donne merita, oggi più che mai, di essere ascoltata.

Primo posto al Convegno Lions: la 4G del D’Oria conquista la giuria

La classe 4^G trionfa al Convegno Lions di Educazione Finanziaria

Un progetto innovativo premiato tra le scuole del territorio

di Beatrice Puppo, 4^G

L’educazione finanziaria è ormai una competenza indispensabile per navigare con consapevolezza nella società moderna. A questo proposito, i Lions Club di vari distretti, tra cui Genova Porto Antico, Diamante, San Giovanni Battista, Pegli, Sturla, la Maona, Giuseppe Mazzini, insieme ai club di Alessandria, Rapallo, Sestri Levante, Tortona e Chiavari, con il supporto della Banca d’Italia, hanno organizzato un importante convegno dedicato ai giovani, tenutosi il 17 marzo 2026 presso il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi.

L’intero evento è stato gestito dalla Dott.ssa Milena Romagnoli, responsabile del progetto, che ha seguito tutte le fasi della manifestazione garantendo un valore formativo molto elevato. Abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con numerosi istituti del territorio, tra cui il Liceo Scientifico “King”, l’Istituto “Gaslini Meucci”, il “Lanfranconi”, il Liceo “Umberto Eco” di Alessandria, il “Montale”, il “Davigo” di Rapallo, il “Natta de Ambrosis”, il “Peano” di Tortona, il “Gianelli Campus” e il Liceo “Colombo”.

In questo contesto stimolante, noi quattro studenti del Liceo Classico “Andrea D’Oria” di Genova, appartenenti alla classe 4G, abbiamo conquistato il primo posto grazie a un progetto solido e innovativo. Beatrice Puppo e Lorenzo Summa si sono occupati dell’esposizione; Giacomo Guzzo ha strutturato la presentazione e Gloria Brugia ha curato l’aspetto grafico. Siamo stati accompagnati dalla nostra coordinatrice di classe, la prof.ssa Maria Carmen Viggiani.

Il convegno è stato incentrato sull’educazione finanziaria e ha visto diversi ambiti a essa legati approfonditi, tra cui la cybersicurezza, l’euro digitale e la società digitale. Ogni scuola ha scelto di affrontare un argomento specifico, in merito al quale una giuria avrebbe decretato il vincitore, il secondo e il terzo posto. Il nostro progetto si è concentrato sull’euro digitale, approfondendo il ruolo della Banca Centrale Europea (BCE) e analizzando i diversi metodi di pagamento, mettendone in evidenza vantaggi e svantaggi. L’obiettivo era quello di offrire una visione chiara e accessibile di un tema complesso e attuale, evidenziando come l’evoluzione degli strumenti finanziari digitali possa incidere concretamente sulla vita quotidiana, soprattutto delle nuove generazioni.

Curiosi di vedere il progetto? La presentazione integrale è disponibile in video:

Guarda la presentazione

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Per la preparazione del progetto ci siamo incontrati più volte anche di persona, lavorando in modo collaborativo per ottenere un lavoro coeso e di qualità, sfruttando anche l’ausilio dell’intelligenza artificiale nella produzione di immagini. La valutazione finale è stata affidata alla giuria composta dalla Governatrice del Distretto Lions e dalla Direttrice della sede di Genova della Banca d’Italia, che hanno premiato il nostro lavoro per la chiarezza espositiva e l’efficacia dei contenuti. Al di là del risultato, portiamo con noi il valore di un’esperienza che ha unito emozione, soddisfazione e crescita personale, confermando quanto l’impegno in progetti didattici di questo tipo sia fondamentale per il nostro futuro.

 

Siamo tutti contro natura? Perché la cultura è la nostra vera biologia

Quando la storia incontra la scienza

di Jacopo Di Muzio e Tommaso Fioroni, 3d

Il 27 marzo si è tenuta a Palazzo Ducale la seconda giornata diLa Storia in Piazza”, con una mattinata tutta dedicata agli studenti. Durante questo evento è stata esplorata la storia attraverso la filosofia, le scienze e l’antropologia. L’obiettivo degli organizzatori era stimolare i giovani, mettendo in discussione le certezze che diamo per scontate. 

Naturale non significa giusto

L’argomento principale che è stato affrontato è lo smontaggio dei luoghi comuni. Per Telmo Pievani, il relatore della conferenza, troppo spesso utilizziamo la parola naturale per giustificare visioni politiche o morali, come la famiglia naturale o disastro naturale. Ha citato la fallacia naturalistica, concetto elaborato dal filosofo G.E. Moore nel 1903, ovvero l’errore di passare dalla descrizione di come il mondo è a come dovrebbe essere. La natura non è perfetta: è intrisa di infanticidi, violenza e discriminazione e perciò non sempre ciò che è naturale è giusto nel senso in cui lo intendiamo. Il termine normale infatti vuol dire che qualcosa in quanto naturale è la norma, e chi è diverso da quello standard è contro natura.

Cosa succede nel cervello quando incontriamo l’altro

La natura umana tuttavia, ricorda Pievani, non è una natura deterministica. Spesso si sente dire che abbiamo la guerra nel DNA, che siamo portati naturalmente a farla, ma nulla potrebbe essere più falso. La natura, infatti, non ci impone comportamenti fissi, come esseri umani, non abbiamo istinti animali. A supporto di questa tesi è stato presentato un esperimento neuroscientifico in cui a una persona viene mostrato un individuo di un fenotipo diverso. La percezione di un volto sconosciuto fa scattare subito l’amigdala, la zona del nostro cervello associata alla minaccia, alla paura. Subito dopo invece scattano le aree prefrontali, che analizzano la situazione e ci aiutano a capire che non c’è nessun pericolo. Si è evidenziata dunque una sorta di conflitto tra due aree del nostro cervello e quale delle due prevalga dipende solo dalla cultura e da come siamo stati educati. Lo dimostra il fatto che mostrando un personaggio famoso seppure di un fenotipo diverso, l’amigdala non scatta, perché riconosciamo già quella persona.

Nativi climatici e nativi IA: la doppia sfida della nostra generazione

In conclusione Pievani ha riflettuto sull’impatto dell’uomo sulla natura e come noi studenti siamo nativi climatici, eredi di un mondo ecologicamente più fragile e nativi IA.  L’Intelligenza Artificiale infatti è una delle tecnologie più recenti che sta trasformando il nostro modo di vivere. Il professor Pievani lancia un invito ad usare con responsabilità questa nuova tecnologia poiché in solo tre anni l’IA ha consumato l’1,5% di tutta l’energia terrestre. L’IA non va utilizzata per scopi inutili perché su di noi, in quanto nativi climatici, ricadranno le conseguenze. Il messaggio finale per noi studenti è un monito: l’IA manca di buon senso e spirito critico, qualità umane fondamentali per evitare decisioni disastrose, come dimostrato dal caso di Stanislav Petrov, il militare sovietico che nel 1983 scelse di non rispondere a un allarme missilistico rivelatosi poi falso, evitando così un attacco nucleare.  

In un breve arco di tempo il professor Telmo Pievani ha ridisegnato i confini tra ciò che siamo e ciò che scegliamo di essere. La natura ci vincola meno di quanto pensiamo; la cultura, invece, ci responsabilizza molto di più. In un’epoca di crisi climatica e intelligenza artificiale, questa responsabilità ricade esattamente su di noi.

“Accrescere la consapevolezza attraverso la conoscenza”, la Fondazione Carige lancia il suo nuovo progetto

Nella mattinata del 19 marzo la Fondazione Carige ha presentato il suo nuovo progetto “Accrescere la consapevolezza attraverso la conoscenza” in collaborazione con la Camera di Commercio, con il fine di sensibilizzare i giovani nei confronti della sicurezza a seguito della tragedia di Crans-Montana.

di Virginia Sabatini e Riccardo Veneziani, 3D.

Lorenzo Cuocolo, presidente della Fondazione, ha ospitato Maurizio Caviglia, Segretario Generale della Camera di Commercio di Genova, e l’ingegnere Roberto Orvieto, specializzato in sicurezza antincendio, per il lancio del progetto rivolto alle scuole secondarie di secondo grado, che si basa sulla collaborazione tra gli enti accomunati dal desiderio di agire in prevenzione di eventi terribili come quello avvenuto nel locale “Le Costellation” il primo gennaio del 2026. È proprio durante la riunione straordinaria indetta due giorni dopo l’incendio che sono stati presi due provvedimenti inerenti ad esso. Il primo consiste nell’investimento di 30.000 euro nell’acquisto della bromelina, farmaco utilizzato per la cura di gravi ustioni, donata all’ospedale genovese “Villa Scassi”; il secondo invece riguarda l’iniziativa indirizzata agli studenti, vera protagonista della conferenza.

Ad illustrare più dettagliatamente gli argomenti e le modalità della proposta è stato l’ingegner Orvieto, che innanzitutto ha tenuto a specificare che non si tratterà di lezioni, ma di un trasferimento di esperienze da parte di autorità quali vigili del fuoco, psicologi e tecnici professionisti del settore. Il progetto “Accrescere la consapevolezza attraverso la conoscenza” prevederà degli incontri, svolti in orario curricolare, dove sarà approfondita la regolamentazione della sicurezza aiutando così i ragazzi a riconoscere situazioni di pericolo all’interno dei locali in modo tale da saperle prevenire. Inoltre verranno fornite le indicazioni per contattare i soccorsi qualora necessario. Orvieto segnala l’utilità dell’applicazione Where Are U, che geolocalizza il dispositivo al momento della chiamata. Gli altri principali aspetti che verranno trattati saranno il comportamento dei materiali soggetti alla combustione e il triangolo del fuoco, i quali saranno esposti dai pompieri, e la reazione emotiva delle persone coinvolte, della quale si occuperanno degli psicologi selezionati.

Il progetto, prima di essere divulgato nelle scuole di Genova e di Imperia, si rivolgerà al Liceo Classico Andrea D’Oria, con il quale la Fondazione collabora da tempo e del quale sono stati invitati degli studenti ad assistere alla presentazione. È infatti intervenuta la preside, Maria Aurelia Viotti, per ringraziare e rimarcare l’importanza della trasmissione di competenze pratiche alle nuove generazioni al fine di fornire loro gli strumenti per proteggersi da eventuali pericoli. Si tratta di un percorso che nasce già come concreto, un provvedimento necessario a seguito di un disastro che ha scosso non solo la Svizzera, ma tutta l’Europa ed anche la stessa città di Genova.

Erano presenti anche altri esponenti delle principali istituzioni a dimostrare il loro sostegno nei confronti dell’iniziativa, come Stefano Balleari, Presidente del Consiglio Regionale della Liguria, che ha portato i saluti del Presidente della Regione Marco Bucci, ed Erica Venturini in rappresentanza del Comune di Genova e della Sindaca Silvia Salis.

Accrescere la consapevolezza attraverso la conoscenza” arriverà nelle scuole a partire da mercoledì 8 aprile al ritorno dalle vacanze pasquali.

 

DIRITTI IN AZIONE. Il bilinguismo: agevolazione o svantaggio?

Di Valeria Bellazzini, 2B

Videointerviste di Valeria Bellazzini, Maria Roccella e Chiara Scalera Caserza, 2B

Quanto la tutela prevista dalla legge riesce davvero a tradursi nella vita quotidiana?

Uno degli articoli della Costituzione Italiana che più si applica alla vita di tutti i giorni è sicuramente l’articolo 6, spesso considerato di minore importanza rispetto agli altri solamente perché riguarda un numero di regioni ristrette: la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige e il Südtirol.

L’articolo in questione cita: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”: ma è davvero così?

Dalle diverse interviste che abbiamo rivolto agli abitanti di queste regioni a statuto speciale emergono diverse opinioni, spesso in contrasto tra di loro, il che sottolinea come il bilinguismo possa influenzare in modi differenti se non addirittura opposti le vite degli stessi abitanti.

Guardate il video con le interviste che abbiamo realizzato in Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige – Sudtirol

Dal Südtirol, il giovane studente locale di diciassette anni, Paolo Marino, ha chiarito la storia della regione sottolineando come l’attuale convivenza sia pacifica, aiutata anche dalla concessione dell’autonomia all’Alto Adige, nonostante le tensioni terroristiche degli anni Sessanta e Settanta.

Ha inoltre spiegato che durante il fascismo la minoranza germanofona è stata duramente repressa, con l’aiuto anche di rigide leggi che comportavano, per esempio, il divieto di parlare la lingua tedesca, che veniva insegnata di nascosto nelle “Katakombenschule”, catacombe, utilizzate come vere e proprie scuole sottoterra.

Nonostante Paolo abbia parlato di una convivenza pacifica e serena, ci sono purtroppo numerosi esempi di razzismo: l’esempio più eclatante è sicuramente il caso di Sinner, il tennista che ha guadagnato sempre più l’ammirazione di gran parte degli italiani, ma anche l’odio ostinato da parte di una minoranza della popolazione.

Molto recententemente il giornalista Bruno Vespa ha pubblicato su X un post molto offensivo nei confronti dell’atleta, proseguendo poi con un elogio al tennista spagnolo Alcaraz, che gioca: “per la sua Spagna”, sbagliando però il nome di quest’ultimo e ignorando che l’atleta denigrato abbia vinto ben due coppe Davis.

Un’altra voce, questa volta proveniente dalla Valle D’Aosta, offre un’altro dato per analizzare meglio la situazione: Matteo Bal, maestro di sci, afferma di aver seguito a scuola solamente due ore di inglese a settimana e quattro di francese, mostrando come a questa venga data preminenza  rispetto all’inglese.

Dalla sua testimonianza emerge un vero e proprio bisogno di dare più importanza all’inglese, lingua ormai universale, che si rivela essere molto più utile, anche per gli abitanti del Südtirol e della Valle d’Aosta. In Valle da Aosta, infatti, non si parla francese tra locali, bensì il Patois, dialetto locale misto tra italiano e francese, come sottolinea il proprietario di un negozio di artigianato tipico valdostano, Mattia Cretier. Non sempre il bilinguismo è apprezzato dagli autoctoni: per esempio Adelina Chatel, proprietaria di un albergo, esprime la difficoltà per gli esterni a queste regioni di inserirsi all’interno, anche per il fatto che chi ha un impiego pubblico ha un’indennità di bilinguismo. Per concludere Alessandra, proprietaria di una gioielleria in Valle d’Aosta, ne ha evidenziato i non pochi svantaggi: soprattutto il fatto di non avere alcune professionalità qualificate, per esempio medici competenti, a causa dell’obbligo di sapere il francese, che elimina dai possibili candidati tutti coloro che non lo parlano correntemente.

Il bilinguismo, quindi, può essere un’arma a doppio taglio, sia con agevolazioni per gli autoctoni sia con svantaggi, come ci sottolineano i nostri testimoni.