Storie senza tempo
di Lorenza Grillo e Giulia Campodonico, 1B
Nel corso della Notte Nazionale dei Licei Classici — ricorrenza che si svolge ogni anno dal 2015 con l’obiettivo di valorizzare i licei classici in tutta Italia — la classe II F del Liceo Andrea Doria ha portato in scena uno spettacolo dedicato quest’anno al tema dell’humanitas, mettendo al centro la figura femminile e il suo lungo cammino verso l’emancipazione. L’evento è stato aperto a tutti: non solo agli studenti, protagonisti della serata, ma anche a genitori e visitatori esterni.

Questa messa in scena offre diversi spunti di riflessione che aiutano a comprendere l’evoluzione della condizione femminile nella storia.
Lo spettacolo, composto da una serie di estratti di celebri testi, ha dato voce a molte donne raccontando la loro storia, con un narratore che ha saputo introdurre ogni scena permettendo al pubblico di orientarsi tra i diversi capolavori della letteratura. L’apertura è stata dedicata al mito di Dafne e Apollo, una storia che ancora oggi fa riflettere profondamente: la giovane ninfa decise infatti di trasformarsi in una pianta di alloro pur di sfuggire all’amore non voluto del dio Apollo. Questa decisione può essere vista come un gesto estremo di libertà e indipendenza ma allo stesso tempo rivela una verità amara poiché il destino di Dafne sembrava già scritto da una società che non lascia altra scelta se non quella di sacrificare la propria forma umana e la propria autonomia per proteggersi. La rappresentazione è poi proseguita senza sosta verso l’epica, portando sul palco il dialogo tra Ettore e Andromaca; in questa conversazione emerge chiaramente la determinazione della moglie nel tentativo di impedire lo scontro tra Ettore e Achille, eppure, anche in questo caso la volontà della donna non viene presa in considerazione, restando inascoltata di fronte alle logiche della guerra.

Un punto di vista ancora differente è emerso dalla scena successiva tra Didone e Medea, forse le due figure femminili più tragiche e iconiche della mitologia classica, entrambe simboli di una passione travolta dal tradimento e dall’abbandono. Se da un lato Didone, regina di Cartagine descritta da Virgilio, sceglie il suicidio come risposta al dolore per la partenza di Enea, dall’altro la maga Medea arriva ad uccidere i propri stessi figli per colpa di Giasone che l’aveva ripudiata.

Il filo conduttore della serata ha poi toccato il mito di Persefone, trattata come un oggetto privo di potere decisionale: nonostante l’amore provato per il Dio degli inferi, la giovane non ha alcuna voce in capitolo nelle scelte di Ade che determinano il suo destino.

Per l’ultima scena dello spettacolo è stato necessario fare un salto avanti nel tempo fino al 1827, quando tra le pagine del romanzo di Alessandro Manzoni nasceva la figura di Lucia Mondella. Attraverso un interessante monologo si è potuto dedurre tutta la forza e la determinazione di questa giovane, ma anche la sua profonda paura del giudizio della società, un tema che sembra ricollegarsi direttamente alle sofferenze delle donne del mito viste in precedenza.
Grazie a queste figure e alla loro capacità di resistere, la letteratura si arricchisce di un valore immenso, lasciando al pubblico la consapevolezza che ogni epoca ha avuto le sue battaglie e che la voce di queste donne merita, oggi più che mai, di essere ascoltata.
