Sfruttare il traffico per creare energia: premiata la StartUp progettata dagli studenti del D’Oria

di Martina Cao, 5B

L’idea di impresa ideata in partnership con Intesa SanPaolo da alcuni studenti del nostro liceo (Martina Cao di 5B, Rebecca Dufour, Alice Moretti, Matteo Speroni e Francesco Repetto di 4B), è stata premiata lo scorso 28 maggio nel corso dell’evento conclusivo del progetto di Fondazione Sodalitas, “La mia impresa, il mio futuro”. Le otto imprese associate alla Fondazione e gli attori del territorio hanno riconosciuto le migliori idee imprenditoriali proposte dagli istituti scolastici partecipanti.

Qui la presentazione del progetto Tribotech

“Tribotech – spiegano gli studenti – è una StartUp concepita come azienda B2B (Buisness to Buisness) che genera e integra nell’asfalto nanogeneratori triboelettrici (TENG) in grado di convertire l’energia cinetica, data dal movimento delle macchine sul manto stradale, in energia elettrica pulita. Molto spesso, quando si parla di energia sostenibile, si pensa alla costruzione di nuove infrastrutture, nuovi impianti o investimenti che richiedono grande spazio, materiali e risorse. Tribotech cambia prospettiva: invece che creare nuovi consumi, sfrutta il traffico stradale già esistente, trasformandolo in una risorsa utile”.

I nanogeneratori triboelettrici sono dispositivi in grado di ricavare energia elettrica dal fenomeno di trasferimento di energia che si manifesta tra materiali diversi, di cui uno isolante, sfruttando l’induzione elettrostatica.
Per fabbricare un modulo TENG adatto al manto stradale si prendono due materiali distanti sulla scala triboelettrica in modo da favorire lo scambio di elettroni.
Come strato negativo viene usato il PTFE (Teflon) ottimizzato con uno stampo in silicio con micro-piramidi, creando una trama geometrica che moltiplica la superficie di attrito. Come strato positivo un metallo sintetico altamente positivo. Per catturare l’energia si usa una vernice conduttiva al grafene. Adattiamo i moduli all’asfalto con delle molle che attutiscono l’impatto con lo pneumatico e li isoliamo con della gomma industriale.
Le proposte di valore di Tribotech sono:
– la generazione di energia estratta senza aver bisogno di ulteriore spazio o nuove attività
– l’auto-alimentazione, in quanto l’energia estratta può alimentare i LED e le luci della strada, senza aver bisogno di installare lunghi cavi elettrici
– sostenibilità, aiutando le aziende e le Pubbliche Amministrazioni a raggiungere il target di decarbonizzazione e a ottenere sovvenzioni statali ed europee per la transizione energetica
– monitoraggio, I TENG sono in grado di offrire dei sistemi di monitoraggio dei veicoli in strada, ad esempio possono rilevare il peso delle vetture

È un’azienda che si basa su un’idea moderna di innovazione, basata sull’efficienza: non consumare di più, ma valorizzare e trasformare in una risorsa ciò che è già disponibile.

NOI MARE. L’Acquario di Genova: conservazione, ricerca e futuro del Mediterraneo

Dalla tutela dei coralli al recupero delle tartarughe: l’impegno dell’Acquario per il Mediterraneo.

di Cecilia Toma, 1B

Quando si parla di Genova, l’immagine che affiora subito alla mente è quella del mare. Fin dai tempi delle Repubbliche Marinare, la distesa blu ha rappresentato la sua ricchezza e identità, influenzandone cultura e tradizioni. Il mare rappresenta dunque il nucleo vivo della città. Luogo di fascino, l’Acquario non è soltanto una meta turistica ma un’icona di Genova e una fucina di progetti e obiettivi che gravitano attorno alla conservazione degli ecosistemi in via di estinzione. Un argomento che abbiamo approfondito durante l’Intervista con la dott.ssa Bruna Valettini, Responsabile dei progetti europei presso Costa Edutainment S.p.A.- Acquario di Genova.

I progetti di conservazione: un impegno concreto

L ’Acquario di Genova opera su molteplici fronti per la conservazione e la ricerca. Innanzitutto i progetti di ricerca sui mammiferi marini, che vanno avanti da molti anni e che consentono, anche attraverso un network internazionale, di disporre di un numero sempre maggiore di dati sulla presenza dei cetacei nel Mare Mediterraneo.

Fonte: https://www.acquariodigenova.it/i-coralli-tropicali-un-patrimonio-da-preservare

Un’altra tematica cruciale è il “Progetto Coralli”, una collaborazione tra l’Acquario e l’Università Bicocca di Milano per la tutela dei coralli tropicali. Questi organismi sono soggetti a numerosi rischi dovuti all’innalzamento della temperatura a causa dei cambiamenti climatici, che provoca il cosiddetto: “sbiancamento dei coralli”. Si stanno conducendo molti studi e i coralli vengono riprodotti direttamente all’Acquario. È stato creato un centro per questo progetto direttamente alle Maldive, per intervenire sul campo. Un altro fronte importante è la reintroduzione di specie che vengono allevate in cattività. Ne è un esempio la testuggine palustre, specie di acqua dolce che viene riprodotta in un centro ad Albenga; i piccoli vengono poi portati in Acquario, dove rimangono in stabulario per circa un anno, per poi essere riportati al centro di riproduzione e successivamente reintrodotti negli stagni intorno alla piana di Albenga. Questo progetto ha ottenuto un importante  finanziamento dall’Unione Europea.

Fonte: https://www.acquariodigenova.it/sos-tartarughe

Al centro dell’attenzione ci sono anche le tartarughe marine: da anni l’Acquario è centro di recupero autorizzato e riconosciuto per il salvataggio di questi animali. Quando viene avvistata una tartaruga marina, viene segnalata e la Capitaneria di Porto che la conduce all’Acquario, dove viene curata. Si tratta spesso di tartarughe rimaste impigliate nelle reti o che, purtroppo, hanno incontrato per loro sfortuna le eliche di qualche imbarcazione. Quando possibile, vengono poi rilasciate nuovamente in mare.

Innovazione tecnologica al servizio del mare

Fonte: https://www.acquariodigenova.it/i-cavallucci-marini

Sul fronte tecnologico, l’Acquario  sta portando avanti diverse ricerche innovative, il primo è lo studio sui bioattivatori, sostanze naturali utili per il risanamento delle acque del porto, in grado di degradare le sostanze nocive presenti nei fanghi dei fondali.

Alcuni studi prendono in considerazione il DNA ambientale, in particolare per individuare la presenza della foca monaca, di cui esistono veramente pochi individui, difficili da osservare direttamente. Quando se ne sospetta la presenza, vengono prelevati e analizzati campioni d’acqua, nei quali si verifica l’eventuale presenza attraverso il DNA. Questa tecnica innovativa viene portata avanti dalla Fondazione Acquario di Genova nell’ambito del progetto sulla foca monaca.

Un altro progetto concreto è stato quello che ha interessato i cavallucci marini, riprodotto in Acquario e grazie alla collaborazione con l’università, reintrodotti nel Mar Piccolo di Taranto.

Educare per conservare

L’Acquario di Genova ha come missione quella di sensibilizzare ed educare il grande pubblico alla conservazione, al rispetto e all’applicazione di comportamenti sostenibili. Questo avviene tramite attività di educazione, sensibilizzazione e laboratori educativi sia con le scuole sia con gli adulti perché è fondamentale far conoscere le diverse specie  in pericolo, gli habitat minacciati e l’importanza della conservazione dell’ambiente marino. Attraverso azioni concrete, come progetti di conservazione e di ricerca che prevedono anche attività con impatto diretto sul campo, l’Acquario dimostra che è possibile fare la differenza.

La dott.ssa Valettini conclude con una visione che unisce conservazione marina e inclusione sociale: “Se potessi avere ampie risorse e possibilità, mi piacerebbe provare a realizzare un progetto, in collaborazione con enti, università e associazioni che si occupano dell’assistenza a persone con bisogni speciali, per fare in modo che possano usufruire non solo dell’Acquario e delle attività che svolgiamo, ma anche di esperienze come, ad esempio, la nautica o la subacquea, in maniera più facile, accessibile e inclusiva, cercando gli strumenti e le tecniche migliori affinché tutto ciò possa avere un beneficio concreto su di loro e migliorare la loro qualità di vita.

Un messaggio di speranza che dimostra come la conservazione marina e l’inclusione sociale possano andare di pari passo.

NOI MARE. Il porto dietro le quinte

Un viaggio nella logistica marittima 

di Eleonora Birardi, 1B 

Alessandro Ferrari, direttore dell’ Assiterminal

C’è un porto che tutti conoscono, quello fatto di navi, gru e container che si muovono incessantemente. E poi ce n’è un altro, più silenzioso, quello dove si prendono decisioni, si gestiscono flussi, si risolvono problemi e si costruisce giorno dopo giorno il funzionamento di un sistema complesso. 

Assiterminal un’associazione portuaria

Questo “porto dietro le quinte” ce lo racconta Alessandro Ferrari, direttore di Assiterminal, l’associazione nazionale che rappresenta i terminalisti portuali italiani e che svolge un ruolo cruciale per l’intera filiera della logistica marittima.

Assiterminal, spiega il dott. Ferrari, è molto più che un‘associazione a carattere nazionale. Si occupa di aiutare le aziende per gli aspetti operativi, quindi per tutto ciò che riguarda l’attività che l’azienda svolge all’interno del porto, ma svolge anche consulenza nei rapporti tra lavoratori, sindacati e il territorio. L’ingresso di Ferrari nel settore non è stato programmato: per anni ha lavorato come direttore del personale, ed era per lui un bellissimo lavoro però l’azienda stava cambiando, e quindi ha iniziato a guardarsi intorno per cercare un’attività diversa: «Cercavano una figura come la mia, proprio nel momento in cui stavo guardando altrove» ricorda «Il mondo dello shipping mi ha sempre affascinato e così ho deciso di provarci. È stato un incontro felice».

Sfatiamo alcuni miti: ambiente e sostenibilità

Nave petrolifera, foto di mauticexpo.it

Ferrari affronta anche un tema spesso oggetto di pregiudizi: quello dell’impatto ambientale delle navi petrolifere. «Le navi che trasportano petrolio» dice «non inquinano il mare. Una nave può inquinare il mare nel momento in cui subisce un danno, quindi per esempio ha una falla, e allora c’è dispersione del carburante in mare.  Ma la nave, se è intatta, mentre viaggia, l’unica forma di inquinamento che può causare è quella dei fumi. Perché il processo di combustione è più o meno analogo a quello di un’auto.

Merci alla rinfusa, foto di ubestshipping.com

Va detto, però, che le navi costruite negli ultimi quindici anni sono dotate di avanzati sistemi di filtraggio che riducono drasticamente le sostanze nocive, come previsto dalle normative internazionali. Quando si parla di merci, il dott. Ferrari sfata un’altra idea comune: la presunta marginalità delle rinfuse. Ci spiega che per “merci alla rinfusa” si intendono tantissime cose. Le rinfuse possono essere liquide, per esempio il petrolio di cui noi abbiamo ancora tantissimo bisogno perché diversamente le auto non si muoverebbero, a volte non riscalderemo le case, non si muoverebbero gli autobus, non avremo la luce nelle case; o solide, come il carbone. Ci svela poi un segreto, dal porto di Genova passa quasi tutto l’olio di palma utilizzato dalla Ferrero.

Il porto del futuro: grandi opere in cantiere

Diga Foranea, foto di webuildgroup.com

Guardando ai prossimi due anni, Ferrari mantiene aspettative realistiche: «Tendenzialmente sarà poco diverso da oggi perché tutti i grandi cambiamenti avvengono in periodi medio lunghi. Nel nostro porto si stanno eseguendo grandissime opere come la Diga foranea, ossia lo spostamento di 50 metri verso il mare della Diga  dalla Foce fino a Sampierdarena e oltre, quasi a Cornigliano, che però difficilmente da qui ai prossimi due anni sarà realizzata. Un’altra opera importante sarà l’ampliamento del collegamento per le merci, via ferrovia, che da Genova si sposteranno in LombardiaQueste opere infrastrutturali rappresentano investimenti strategici per il futuro della logistica italiana ed europea, aumentando la capacità del porto e migliorando i collegamenti con l’entroterra.

Dopo 25 anni di esperienza con le navi, Ferrari ha un momento preferito della giornata portuale: «La sera, perché le luci sono completamente diverse». Un’osservazione poetica che rivela il legame profondo con un ambiente che molti vedono solo come luogo di lavoro e commercio. 

A conclusione della nostra intervista, abbiamo chiesto al dott. Ferrari dove porterebbe qualcuno per mostrargli l’anima del porto. Non ha dubbi: lo condurrebbe a Sampierdarena in un weekend estivo. «In quei giorni transitano decine di migliaia di passeggeri diretti in Sardegna, in Sicilia, in Tunisia, in Marocco e, magari, accanto c’è una nave portacontainer. Quindi stiamo parlando del bacino di Sampierdarena, dove arrivano merci dalla Cina, dall’India, dal Vietnam, oppure partono verso gli Stati Uniti o altri paesi. Nel porto si muovono cose che arrivano e vanno ovunque.»

Porto di Sampierdarena, foto di portsofgenoa.com

È in questa dimensione, dove l’umano e il mercantile si intrecciano, dove i viaggi delle persone si affiancano ai percorsi delle merci,  che il porto rivela la sua vera essenza: un crocevia globale che connette continenti, economie e destini.