Le parole di Silvia Salis alle giovani donne

di Camilla Danero, 2d

Uno tra i nuovi ed emergenti volti della politica italiana è quello dell’ex atleta olimpica e attuale sindaca di Genova Silvia Salis.

Quattro alunni del liceo “D’Oria” si sono recati presso palazzo Tursi per intervistare la sindaca. L’incontro aveva lo scopo di capire come procede il lavoro della sua amministrazione nell’ambito di un approfondimento del quarto articolo della Costituzione Italiana, articolo che tratta il tema del lavoro.

Durante l’intervista sono stati affrontati diversi temi, tutti riguardanti lo stesso argomento ma in ambiti differenti. In particolare si è trattato dell’argomento della figura della donna nel mondo del lavoro e della società.

Che cosa ne pensa Silvia Salis della condizione odierna della donna?

A questa domanda la sindaca risponde:

Le donne vivono in un mondo dove c’è un trattamento diverso per gli uomini rispetto alle donne. Quello che deve fare una donna, soprattutto quando arriva in una posizione di potere, è quello di non dimenticarsi di tutta la fatica che stanno facendo le altre donne per raggiungere i propri sogni e i propri obiettivi”.

La sindaca inoltre afferma di avere molta fiducia nei giovani e che questa battaglia a tutela delle donne deve diventare una battaglia degli uomini e dice:

Voi ragazzi non potete tollerare che dei vostri amici trattino le donne in un certo modo. Voi avete una grande responsabilità, potete interrompere una catena che va avanti da secoli. Voi insieme alle giovani donne potete cambiare questa società. Dovete intervenire e non lasciare correre altrimenti siete parte del problema, non basta dire ‘non lo farei’ e soprattutto bisogna sempre sostenere la solidarietà tra donne.

Insegnare alle donne ad autodifendersi può essere una soluzione alla violenza contro le donne?

A questa domanda la sindaca sostiene che l’autodifesa sia uno strumento con il quale le donne possano tutelarsi ma certamente non è una soluzione. Salis afferma che il cambiamento deve essere culturale e deve essere di tutta la società, nella consapevolezza delle donne che hanno il diritto di non essere trattate in un certo modo. Questo cambiamento sarà un percorso lungo ma necessario e nelle nostre generazioni c’è speranza.

DIRITTI IN AZIONE | Art. 9 – Tutela dell’ambiente: la voce di Edoardo Brodasca sul territorio e il Posidonia Green Festival

Sotto la superficie: chi difende il Mar Ligure quando nessuno guarda

Edoardo Brodasca, fondatore del Posidonia Green Festival, racconta chi protegge il Mar Ligure ogni giorno e perché anche le istituzioni devono fare la loro parte.

di Alice Celada, Alice Crosa di Vergagni, Giulia Pedemonte, Laura Pezzotta, 2d

In un periodo storico caratterizzato da inquinamento, cambiamento climatico e sfruttamento eccessivo delle risorse naturali,  la fragilità degli ecosistemi marini diventa sempre più evidente. Vivendo in una città che si affaccia sul mare e che ha proprio in questo una delle sue principali risorse, ci siamo chiesti quali conseguenze possano avere le strutture e le attività umane su un ambiente così delicato come quello della Riviera Ligure.

L’articolo 9 della Costituzione italiana ci richiama direttamente a queste responsabilità:

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica […] Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.”

Questo principio assume oggi un valore fondamentale e ci invita a riflettere sull’importanza del territorio in cui viviamo e sulla necessità di proteggerlo.

Un esempio concreto di impegno è rappresentato dal Posidonia Green Festival, un eco-festival internazionale dedicato all’importanza della protezione del Mar Ligure, che promuove la responsabilità verso l’ecosistema marino.

Durante il nostro lavoro abbiamo scoperto il contributo di numerosi cittadini e associazioni che, anche lontano dai riflettori, si dedicano alla tutela del mare e alla sensibilizzazione attraverso iniziative come questo festival. È emerso inoltre che, per ottenere risultati efficaci, è indispensabile anche il coinvolgimento attivo dello Stato e degli enti pubblici.

Il nostro gruppo ha deciso di approfondire il tema della tutela dell’ambiente marino concentrandosi sul mare della Riviera Ligure. A tal fine abbiamo intervistato Edoardo Brodasca, divulgatore scientifico e fondatore del Posidonia Green Festival e del Posidonian Green Project, scelto per il suo forte impegno nella difesa dell’ecosistema.

Dall’intervista sono emersi aspetti fondamentali, tra cui i principali problemi legati all’inquinamento e l’importanza di azioni concrete, sia individuali che istituzionali.

Questa esperienza ci ha permesso di comprendere come l’articolo 9 non sia solo una norma, ma un invito ad agire. Ne usciamo con una maggiore consapevolezza dell’importanza del mare per le nostre vite e con lo stimolo a contribuire attivamente alla sua tutela.

 Guarda la videointervista 

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DIRITTI IN AZIONE. Articolo 11: l’importanza della pace

di Martina Moggia, 2B

Qui il videoservizio di Martina Moggia, Ludovica Pedrazzi, Carolina Vassallo

Mai come oggi, l‘articolo 11, uno dei principi fondamentali più importanti della Costituzione Italiana è di attualità. Questo articolo stabilisce che l’Italia rifiuta la guerra come strumento di offesa e promuove la pace e il rispetto tra i popoli. Negli ultimi anni – e purtroppo anche negli ultimi giorni –  sono scoppiati conflitti lunghi e sempre più crudeli e cruenti nel mondo, anche vicino a noi.

Il recente attacco all’Iran da parte di Usa e Israele, gli interminabili  conflitti tra Russia e Ucraina o tra Israele e Palestina dimostrano quanto la guerra sia sempre presente.

Per comprendere maggiormente l’importanza dell’aspirazione alla pace su cui si basa la nostra Costituzione e le conseguenze che ogni conflitto ha sui più deboli,  abbiamo intervistato Irina, che ha lasciato l’Ucraina e ha raggiunto l’Italia, grazie all’aiuto della Comunità di Sant’Egidio. La Comunità di Sant’Egidio si occupa dell’emergenza umanitaria, offrendo sostegno alla popolazione ucraina.

 

 

Irina è arrivata a Genova tre anni fa e inizialmente sperava di poter tornare a casa in breve tempo. I primi mesi in Italia sono stati difficili per lei e ha impiegato tempo per adattarsi al nuovo paese e imparare la nuova lingua. Irina è partita dall’Ucraina insieme ad altre persone che, come lei, seguivano la terapia dialitica. Ricorda  il suono della prima sirena e anche la paura che ha provato. Irina ha spiegato di essersi trovata bene a Genova, grazie all’accoglienza di cittadini gentili e generosi.

Abbiamo intervistato anche Manuela Dogliotti, della Comunità di Sant’Egidio. Manuela è maestra di italiano all’interno della Comunità. La scuola di lingua è formata da circa 16mila persone: immigrati, profughi e ucraini fuggiti dal proprio paese. Manuela ha spiegato l’importanza di non rimanere indifferenti di fronte alla guerra.

L’articolo 11 è molto attuale perché ricorda che la pace è un valore importante e che la guerra porta solo a distruzione. Pur rifiutando la guerra, l’Italia partecipa a missioni di pace e fornisce aiuti. Per raggiungere la pace, serve impegno e solidarietà tra le popolazioni.

DIRITTI IN AZIONE. Perché è importante la sicurezza sul lavoro? L’articolo 4 della Costituzione e il diritto di tornare a casa.

di Davide De Rosa, 2B.

Il lavoro è un diritto e un dovere, come sancisce l’articolo 4 della Costituzione della Repubblica Italiana, il quale  dichiara che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ma cè anche il diritto di tornare a casa. Perché ancora oggi si muore sul lavoro, ci si ferisce gravemente, si rischia di non tornare. I casi, solo in Italia, ogni anno sono centinaia. Solo pochi giorni fa un giovane studente lavoratore di 22 anni è morto stritolato dal macchinario con cui stava lavorando.

Di lavoro quindi e di sicurezza sul lavoro abbiamo parlato con Maurizio Calà, Segretario Generale della CGIL Liguria, con Andrea Piccardo dell’Azienda TECNE Spa del Gruppo Autostrade per l’Italia e con Federica Ornano dello Studio Ornano.

Qui le nostre videointerviste

Maurizio Calà ha evidenziato l’importanza di non trattare il lavoro come una merce, spiegando come la CGIL si occupi di vigilare e verificare, anche tramite i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, come le aziende applichino le leggi previste a loro tutela.

Si è parlato anche di come sia possibile ridurre le morti sul lavoro date le statistiche che vedono le morti sul lavoro in aumento.

Andrea Piccardo, coordinatore per la sicurezza di Tecne ha spiegato  quali sono le figure  presenti nell’azienda che si occupano della sicurezza sul lavoro e quali sono i format e aggiornamenti di cui tenere conto. L’intervistato ha anche spiegato come il suo ruolo possa essere importante per la salute e come possa agevolare la sicurezza dei lavoratori.

Abbiamo infine sentito il parere di Federica Ornano, che lavora per uno studio di progettazione e direzione lavori ma si occupa anche della sicurezza dei lavoratori.

DIRITTI IN AZIONE. Riscrivere una vita: uguaglianza e diritto d’asilo (articoli 3 e 10)

di Stella Medusei, Amelia Verrini e Lisa Ferrari,2B

Qui il nostro videoservizio

Dai barconi alle scuole: l’istruzione dei migranti per l’uguaglianza

Barconi e cadaveri che affondano, insieme alle ultime speranze di raggiungere un’esistenza  più sicura. La vita dei migranti è così: tutta dolore e poche certezze. Partono, lasciandosi alle spalle la famiglia e la realtà che conoscono. Viaggiano in condizioni terribili, affrontano gravi pericoli e spesso muoiono.

Una famigli di immigrati costretti a vivere sulla strada.
Un barcone che trasporta dei migranti.

Eppure, ogni anno, migliaia di persone, unite da un comune desiderio di libertà, continuano ad abbandonare le proprie case. Vogliono un futuro migliore per sè stessi e per i propri figli: credono di poterlo trovare lontano, specialmente nei ricchi Stati dell’Europa Nord-Occidentale. Eppure, percorrendo le vie delle grandi metropoli, non è raro vedere molti migranti che chiedono l’elemosina. Appaiono sciupati, impoveriti,  disperati…come se la miseria li avesse inseguiti dal loro Paese di nascita. I cittadini locali spesso, invece di comprendere le loro difficoltà e sostenerli, preferiscono voltarsi da un’altra parte. Ignorarli sembra comodo, così mentre le classi medio-alte della collettività divengono cieche e prive di empatia, gli immigrati cadono nell’oblio. Vengono travolti dal vortice dell’indifferenza, diventano invisibili, quasi fossero parte integrante dell’ambiente cittadino.

Ma esistono ancora persone che riescono  a distinguere le sagome scure sullo sfondo di una limpida vita quotidiana. Non considerano i migranti degli errori da nascondere ed evitare, per preservare l’idea di una società perfetta. Al contrario ritengono che la loro presenza renda il mondo più vario e vogliono aiutarli ad integrarsi. Il loro proposito è rendere reali tutte le aspettative che gli extracomunitari nutrivano nei confronti della propria nuova vita all’estero. Diversi enti no-profit permettono ai migranti di raggiungere i propri obbiettivi: trovare un impiego, creare una situazione stabile per la propria famiglia…Nessuno deve essere trascurato o lasciato indietro.

Alcuni migranti reggono uno striscione con il simbolo della comunità di Sant’Egidio.

Con solidarietà e frequente assistenza i volontari rappresentano degli ideali che riassumono al meglio l’articolo 3 della Costituzione Italiana. Nella legge fondamentale dello Stato Italiano, infatti si afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale […] e sono eguali davanti alla  legge senza distinzione di razza,lingua, religione […]. Troppe volte i migranti vengono denigrati ed esclusi, soltanto perchè appartengono ad una nazionalità diversa. Associazioni come la comunità di Sant’Egidio, formatasi nel 1968 a Roma, difendono i diritti fondamentali degli emarginati, costruendo un mondo più tollerante e pronto ad abbracciare culture differenti.

Sicuramente l’istruzione è un mezzo fondamentale per organizzare una realtà così aperta e progressista. Perciò il gruppo di Sant’Egidio ha ideato un’iniziativa che ormai si protrae da circa quarant’anni a Genova: la scuola d’italiano per migranti. Il progetto è riconosciuto a livello internazionale, infatti i corsi tenuti dai maestri della comunità terminano con un esame vero e proprio, come quelli di inglese che si tengono negli istituti pubblici. Grazie ai corsi pomeridiani tenuti in diversi edifici, molte tra le persone più sconfortate sono riuscite a imparare la lingua e a ritrovare la speranza.

Un bambino immigrato studia con cura.

Il 17 gennaio 2026 abbiamo intervistato Flavio Fusco, un insegnante-volontario. Non ha mai svolto il mestiere di professore al di fuori dell’associazione, infatti è in realtà un medico. A diciott’anni ha scoperto l’organizzazione e ha incominciato a spiegare alcuni vocaboli ad alcuni bambini extracomunitari, che risiedevano a Sampierdarena. Nella sua stessa situazione si trovano altri centoventi maestri di tutta Itlalia: fra di loro vi sono anche pensionati, universitari…tutti mossi da un profondo spirito altruistico. Il tempo che dedicano ai più deboli quest’anno ha permesso a circa milleduecento immigrati, sopratutto provenienti dal Nord Africa, di incominciare a studiare.

La lingua è il patrimonio che permette di accedere alle chiavi del lavoro, della conoscenza e delle relazioni” afferma Fusco. “Sono i desideri di tutti, italiani o no e la scuola, con la sua lunga storia di accoglienza ed istruzione permette di aiutare le persone più fragili”. I corsi pomeridiani e mattutini aiutano sia ragazzini con difficoltà a scuola, sia adulti a comprendere meglio il mondo che li circonda, a esprimere i propri stati d’animo e giudizi.

Un gruppo di migranti davanti ad una scuola d’italiano.

Al di là della mera sopravvivenza però la scuola di Sant’Egidio insegna anche basi solide di cultura italiana per gli studenti di livello più avanzato. Letteratura, arte, architettura: gli aspetti più belli di un Paese straniero rendono possibile ai migranti percepirlo come se un po’ fosse anche il loro. Sono diversi gli alunni che  dopo aver terminato le lezioni con l’associazione hanno continuato ad istruirsi, talvolta arrivando persino a conseguire la laurea.

Hanno potuto portare avanti un percorso iniziato nella propria patria, ma che si era dovuto interrompere a causa della povertà, della guerra, dei regimi totalitari che limitano l’indipendenza. “Pensate a tutto il riscatto sociale di uomini e donne che riprende a studiare” suggerisce l’insegnate-volontario “quando magari nella sua nazione per loro era impossibile”. Dopo essere arrivati a Lampedusa sui barconi o aver attraversato i Balcani a piedi, lo studio è veramente un modo di riprendersi la vita. 

Abbiamo anche conosciuto Omar, un ventenne originario del Bangladesh, che ha una storia veramente intensa. E’ partito solo, da adolescente, guidato dal forte desiderio di libertà. Giunto in Libia, ha provato ripetutamente a salpare su un barcone da Tripoli, la capitale sulla costa. E’ stato catturato due volte dalla mafia libica, che lo ha imprigionato insieme ai suoi compagni di viaggio: i ragazzi erano costretti a vivere in una situazione tremenda. I trafficanti concedevano loro pochissimo cibo. “Una persona non si può salvare  in questo modo – racconta il migrante”. La criminalità organizzata ha obbligato la sua famiglia a pagare un cospicuo riscatto per lasciarlo andare.

Omar e Flavio Fusco nella scuola d’Italiano.

Finalmente, al quarto tentativo il giovane è riuscito ad arrivare fino a Lampedusa: ma la traversata del Mediterraneo è stata un’esperienza straziante che lo ha ferito fisicamente alla gamba e psicologicamente nella memoria. Ancora oggi ricorda con precisione la scabbia, la paura degli altri ragazzi, i primi aiuti umanitari in Italia, il successivo trasferimento in Liguria. A Genova, è stata proprio la comunità di Sant’Egidio a sostenerlo e a permettergli di andare avanti. “Come rispetto i miei genitori, rispetto anche i volontari” racconta Omar.

Migranti salvati da una squadra di soccorso.

Le lezioni di italiano gli hanno permesso di trovare tanti lavori temporanei, ma nel suo caso il supporto dell’associazione supera il semplice insegnamento. Infatti i volontari lo hanno aiutato a ottenere il permesso di soggiorno, fornendogli una lettera da mostrare alla commissione che doveva scegliere se concederglielo. Questo episodio riprende anche l’articolo 10 della Legge Fondamentale, che recita:“Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica […]” .

Una bambina immigrata a scuola.

Anche se Omar oggi è felice di vivere in Italia e sta bene, moltissime persone come lui devono ancora combattere l’intolleranza e una mentalità chiusa e razzista. E’ compito di ogni cittadino responsabile rispettare i diritti fondamentali degli extracomunitari che ci circondano, seguendo l’esempio dei volontari di Sant’Egidio. Come afferma lo stesso Flavio Fusco “bisogna essere curiosi e non lasciarsi vincere dai pregiudizi, ascoltare e farsi toccare dalle storie degli altri.” Anche i migranti hanno una voce e meritano di potersi esprimere come tutti gli altri, non di essere zittiti e dimenticati in un angolo, solo perchè vengono da lontano.

 

DIRITTI IN AZIONE. Articolo 9: tutelare l’ambiente e gli animali a Genova

di Maria Sole Venturino, 2B

Qui il videoservizio di Sveva Berchielli, Elena Traverso, Maria Sole Venturino

Ma la Costituzione ha qualcosa a che fare con la nostra vita di ogni giorno? Studiando i diritti fondamentali abbiamo scelto di approfondire l’articolo 9: ci è sembrato importante perché ci spinge a tutelare tutto ciò che ci circonda e che fa parte della nostra vita, riconoscendo il fatto che ognuno di noi deve avere cura e rispetto per tutto ciò che costituisce il nostro pianeta.

L’articolo 9 della costituzione italiana afferma infatti che bisogna tutelare l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

Per comprendere a fondo questo concetto abbiamo deciso di intervistare alcune persone esperte in tema di tutela ambientale e della biodiversità, sia per apprendere nuove curiosità, per esempio sugli animali in via d’estinzione, sia per conoscere quali sono i piccoli gesti che si possono fare, anche nella vita quotidiana, per contribuire a salvaguardare l’ambiente.

Per approfondire il tema della biodiversità abbiamo deciso di intervistare Renzo Massa, presidente di Genova Made, un’associazione con sede sulla passeggiata di Nervi che si occupa di ripristinare le piante presenti nel territorio, con lo slogan “fare bella Genova”.

Gli abbiamo domandato come ognuno di noi possa contribuire per proteggere l’ambiente:  Massa suggerisce di compiere delle azioni molto semplici, che però fanno la differenza, per esempio tenendo pulita la città, non gettando i rifiuti per terra oppure, nel caso dei proprietari di cani, prendendo le giuste precauzioni  per le deiezioni dei loro animali.

Abbiamo intervistato anche Roberta Parodi, responsabile dei servizi educativi e dell’esperienza di visita dell’Acquario di Genova, struttura che permette ai visitatori di scoprire il mondo marino e le principali minacce rivolte agli ecosistemi acquatici, avvicinando il grande pubblico alla natura e promuovendo la conservazione degli ambienti.

Ci è stato spiegato che l’Acquario è responsabile per il recupero delle specie marine in difficoltà con particolare attenzione alla tartarughe comuni, caretta caretta, perché spesso rimangono intrappolate negli oggetti di pesca oppure mangiano la plastica, confondendola con le meduse; quindi vengono recuperate, accolte in Acquario e curate fino alla loro guarigione e al rilascio in mare. L’Acquario ospita e protegge anche il pesce sega, che è un animale ad alto rischio di estinzione.

L’obiettivo finale della visita all’Acquario è quello di informare ed educare i visitatori spingendoli a mutare il proprio comportamento nei confronti dell’ambiente.

L’articolo 9 riguarda e impegna noi tutti. Prendersi cura dell’ambiente oggi significa garantire un futuro migliore alle prossime generazioni. La costituzione fa parte della nostra vita quotidiana.