Le parole di Silvia Salis alle giovani donne

di Camilla Danero, 2d

Uno tra i nuovi ed emergenti volti della politica italiana è quello dell’ex atleta olimpica e attuale sindaca di Genova Silvia Salis.

Quattro alunni del liceo “D’Oria” si sono recati presso palazzo Tursi per intervistare la sindaca. L’incontro aveva lo scopo di capire come procede il lavoro della sua amministrazione nell’ambito di un approfondimento del quarto articolo della Costituzione Italiana, articolo che tratta il tema del lavoro.

Durante l’intervista sono stati affrontati diversi temi, tutti riguardanti lo stesso argomento ma in ambiti differenti. In particolare si è trattato dell’argomento della figura della donna nel mondo del lavoro e della società.

Che cosa ne pensa Silvia Salis della condizione odierna della donna?

A questa domanda la sindaca risponde:

Le donne vivono in un mondo dove c’è un trattamento diverso per gli uomini rispetto alle donne. Quello che deve fare una donna, soprattutto quando arriva in una posizione di potere, è quello di non dimenticarsi di tutta la fatica che stanno facendo le altre donne per raggiungere i propri sogni e i propri obiettivi”.

La sindaca inoltre afferma di avere molta fiducia nei giovani e che questa battaglia a tutela delle donne deve diventare una battaglia degli uomini e dice:

Voi ragazzi non potete tollerare che dei vostri amici trattino le donne in un certo modo. Voi avete una grande responsabilità, potete interrompere una catena che va avanti da secoli. Voi insieme alle giovani donne potete cambiare questa società. Dovete intervenire e non lasciare correre altrimenti siete parte del problema, non basta dire ‘non lo farei’ e soprattutto bisogna sempre sostenere la solidarietà tra donne.

Insegnare alle donne ad autodifendersi può essere una soluzione alla violenza contro le donne?

A questa domanda la sindaca sostiene che l’autodifesa sia uno strumento con il quale le donne possano tutelarsi ma certamente non è una soluzione. Salis afferma che il cambiamento deve essere culturale e deve essere di tutta la società, nella consapevolezza delle donne che hanno il diritto di non essere trattate in un certo modo. Questo cambiamento sarà un percorso lungo ma necessario e nelle nostre generazioni c’è speranza.

Le donne nella letteratura

Storie senza tempo

di Lorenza Grillo e Giulia Campodonico, 1B

Nel corso della Notte Nazionale dei Licei Classici — ricorrenza che si svolge ogni anno dal 2015 con l’obiettivo di valorizzare i licei classici in tutta Italia — la classe II F del Liceo Andrea Doria ha portato in scena uno spettacolo dedicato quest’anno al tema dell’humanitas, mettendo al centro la figura femminile e il suo lungo cammino verso l’emancipazione. L’evento è stato aperto a tutti: non solo agli studenti, protagonisti della serata, ma anche a genitori e visitatori esterni.

Questa messa in scena offre diversi spunti di riflessione che aiutano a comprendere l’evoluzione della condizione femminile nella storia.

Lo spettacolo, composto da una serie di estratti di celebri testi, ha dato voce a molte donne raccontando la loro storia, con un narratore che ha saputo introdurre ogni scena permettendo al pubblico di orientarsi tra i diversi capolavori della letteratura. L’apertura è stata dedicata al mito di Dafne e Apollo, una storia che ancora oggi fa riflettere profondamente: la giovane ninfa decise infatti di trasformarsi in una pianta di alloro pur di sfuggire all’amore non voluto del dio Apollo. Questa decisione può essere vista come un gesto estremo di libertà e indipendenza ma allo stesso tempo rivela una verità amara poiché il destino di Dafne sembrava già scritto da una società che non lascia altra scelta se non quella di sacrificare la propria forma umana e la propria autonomia per proteggersi. La rappresentazione è poi proseguita senza sosta verso l’epica, portando  sul palco il dialogo tra Ettore e Andromaca; in questa conversazione emerge chiaramente la determinazione della moglie nel tentativo di impedire lo scontro tra Ettore e Achille, eppure, anche in questo caso la volontà della donna non viene presa in considerazione, restando inascoltata di fronte alle logiche della guerra.

Didone e Medea

Un punto di vista ancora differente è emerso dalla scena successiva tra Didone e Medea, forse le due figure femminili più tragiche e iconiche della mitologia classica, entrambe simboli di una passione travolta dal tradimento e dall’abbandono. Se da un lato Didone, regina di Cartagine descritta da Virgilio, sceglie il suicidio come risposta al dolore per la partenza di Enea, dall’altro la maga Medea arriva ad uccidere i propri stessi figli per colpa di Giasone che l’aveva  ripudiata.

Ade e Persefone

Il filo conduttore della serata ha poi toccato il mito di Persefone, trattata come un oggetto privo di potere decisionale: nonostante l’amore provato per il Dio degli inferi, la giovane non ha alcuna voce in capitolo nelle scelte di Ade che determinano il suo destino.

Monologo di Lucia Mondella

Per l’ultima scena dello spettacolo è stato necessario fare un salto avanti nel tempo fino al 1827, quando tra le pagine del romanzo di Alessandro Manzoni nasceva la figura di Lucia Mondella. Attraverso un interessante monologo si è potuto dedurre tutta la forza e la determinazione di questa giovane, ma anche la sua profonda paura del giudizio della società, un tema che sembra ricollegarsi direttamente alle sofferenze delle donne del mito viste in precedenza.

Grazie a queste figure e alla loro capacità di resistere, la letteratura si arricchisce di un valore immenso, lasciando al pubblico la consapevolezza che ogni epoca ha avuto le sue battaglie e che la voce di queste donne merita, oggi più che mai, di essere ascoltata.