Parole antiche, voci nuove: il Festival del teatro dei giovani riporta in vita i classici

    di Francesca Custo, 4D

Giovedì 21 maggio 2026 si è tenuta una delle giornate del Festival del Teatro Classico dei Giovani, la più importante rassegna teatrale nazionale dedicata alle nuove generazioni, presso il teatro greco Akrai a Palazzolo Acreide (un comune in provincia di Siracusa, nella Val di Noto).

Si tratta di una manifestazione di portata internazionale, organizzata dalla Fondazione INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) e partecipata da giovani provenienti non solo dall’Italia ma anche dalla Grecia, dal Belgio, dalla Francia e dal Lussemburgo.

Il festival ha cadenza annuale e si sviluppa nell’arco di un mese, tra maggio e giugno. A prendervi parte, in veste di attori, sono studenti di istituti superiori, università e accademie. Ogni anno si confrontano 2000 giovani provenienti da 102 scuole diverse, che allestiscono riletture di testi classici, latini e greci. Quest’anno vi ha partecipato anche il Liceo d’Oria di Genova.

La particolarità del festival è che non si configura come una competizione a premi, ma come uno spazio di condivisione culturale e artistica. Il teatro è un luogo di dialogo tra diversi punti di vista, ancora oggi come nell’Atene del V secolo a.C., quando le rappresentazioni teatrali erano l’unica forma d’arte aperta anche agli stranieri.

Quest’anno, alla ricorrenza della trentesima edizione, il tema scelto come filo conduttore del festival è stato quello di “guerra e amore”, ad oggi molto attuale, un po’ come nella Grecia classica, scossa prima dalle guerre Persiane e, poi, da quella del Peloponneso.

La giornata è cominciata alle nove del mattino e prevedeva la messa in scena di  quattro rappresentazioni, da un’ora ciascuna, con termine previsto per l’una. Abbiamo assistito a tre rappresentazioni comiche, tra cui quella inscenata dagli studenti del d’Oria e ad un’unica tragedia.

La prima rappresentazione di cui siamo stati spettatori è stata Lisistrata, di Aristofane, presentata dagli studenti del Liceo Galilei di Novara. La commedia racconta dello sciopero del sesso organizzato dalle donne ateniesi (a cui si uniscono, però, anche donne da altre città dell’Ellade) durante la guerra del Peloponneso, con l’obiettivo di convincere gli uomini a porre fine alle ostilità.

La seconda rappresentazione  è stata quella allestita dagli studenti del Liceo d’Oria: la Pace di Aristofane

 che racconta l’avventura dei cittadini ateniesi che cercano di raggiungere il

 cielo volando su scarabei giganti nel tentativo di liberare la dea Eirene, prigioniera di Polemos. 

Alla seconda rappresentazione è seguita la terza, questa volta di carattere tragico: l’Antigone  di Sofocle, presentata dagli studenti del Polo Liceale Guerrisi-Gerace di Cittanova. Questa tragedia ruota attorno al tema della giustizia umana e divina, incarnate rispettivamente in Creonte ed Antigone, i due protagonisti.

Infine, la mattinata si è conclusa con l’Aerobato’, un adattamento di Le Nuvole di Aristofane, presentato dagli attori del Teatro Sociale di Sondrio. La commedia racconta di un vecchio cittadino oberato dai debiti che iscrive suo figlio alla scuola di pensiero di Socrate; inizialmente il ragazzo la frequenta con l’obiettivo di aiutare la famiglia a sfuggire ai creditori sfruttando l’arte retorica, ma, poi, ritorcerà questi stessi insegnamenti contro suo padre.

Il pubblico, tra cui erano presenti spettatori di tutte le età, ha apprezzato molto l’energia dei giovani attori, che si sono cimentati in questo progetto con passione e hanno recitato sotto il sole cocente di una Sicilia agli inizi della stagione estiva.

Gli studenti sono stati capaci di interpretare con grande naturalezza testi complessi e di trasmettere quegli stessi sentimenti che gli autori delle opere intendevano comunicare, nonostante la semplicità della scenografia e dei costumi.

L’essenzialità dell’allestimento ha segnato il distacco rispetto al passato: se nel teatro antico l’impatto emotivo era legato all’uso di costumi e maschere, che annullavano la mimica facciale, qui è stato dovuto proprio all’espressività degli studenti. La loro bravura è stata, quindi, amplificata dall’assenza di elementi scenici professionali.

Ma non si è conclusa qui: giovedì è stata una giornata interamente dedicata al teatro! 

La sera, dopo aver lasciato Palazzolo Acreide, abbiamo assistito ad un’ultima rappresentazione tragica, questa volta interpretata da professionisti, presso il Teatro di Siracusa: l’ Alcesti di Euripide.

Per certi versi, è stato un po’ come prendere parte ad un particolare tipo di festa dionisiaca, a metà strada tra le Grandi Dionisie e le Lenee, ma vissuta più di venti secoli dopo.

È stato bello vedere ragazzi così giovani avvicinarsi al mondo del teatro, senza lasciare che questa forma d’arte si spenga e lasci, così, completamente posto al cinema. Siamo ormai tanto abituati alla perfezione della recitazione registrata da dimenticare che il teatro conserva la magia dell’evento unico ed irripetibile.

È stata un’esperienza davvero meravigliosa che mi ha profondamente segnata, anche per altre motivazioni: da studente, ascoltare e vedere interpretati dal vivo quegli stessi testi che, per mesi, abbiamo tradotto e analizzato a scuola è stata la conclusione perfetta di questo quarto anno. 

Frequentare il Liceo Classico può spesso dare l’impressione di rimanere confinati in una dimensione astratta, ma esperienze come questa dimostrano l’esatto contrario: le parole che leggiamo sui libri non sono formule polverose né reperti cristallizzati nel tempo, ma frammenti di vita.

Inoltre, abbiamo percepito l’assoluta attualità del teatro e del mito: le inclinazioni, le passioni, la natura più intrinseca dell’uomo non cambiano nel tempo, nemmeno a distanza di millenni e questo è impressionante. Pensare che ancora oggi ci commuoviamo di fronte ad una rappresentazione tragica e ridiamo di fronte ad una comica, esattamente allo stesso modo di come facevano i nostri antenati nel V secolo a.C., mi lascia sgomenta.

C’è un neologismo inventato dallo scrittore Koenig (che scrive con l’obiettivo di dare un nome alle più particolari e oscure sfumature delle emozioni umane), che credo spieghi perfettamente questa sensazione: sonder. Tradurre la parola è complesso, ma la si può definire come l’improvvisa presa di consapevolezza che ogni singolo essere umano che ha vissuto, vive e vivrà sulla Terra possiede una vita profonda e indipendente proprio come la nostra. E in fondo, quindi, anche piuttosto simile alla nostra. 

Mi sono sentita estremamente vicina a persone vissute all’incirca 2500 anni fa e a personaggi e storie costruiti su così antichi modelli di vita. 

Seduta su quelle gradinate vecchie di secoli, che hanno ospitato decine di spettatori e resistito al tempo e alla natura, ho provato esattamente questo: la vertigine di sentirmi piccola ma, contemporaneamente, parte di qualcosa di immenso, universale ed eterno.

Dal “giocattolo per ricchi” all’icona italiana: viaggio nel Centro Storico Fiat di Torino

di Elena Traverso, 2B 

“Un giocattolo per ricchi, o una moda passeggera”. Così veniva definita l’automobile agli inizi del Novecento. L’equivalente di trecentomila euro per un’automobile che andava a passo d’uomo. Eppure qualcuno la comprò. È da questa curiosità che prende avvio la storia della Fiat, raccontata tra le mura del suo archivio storico a Torino.

Dalle officine all’impero industriale

Il centro storico Fiat di Torino rappresenta uno dei luoghi simbolo dell’industria automobilistica italiana:  offre ai visitatori un percorso attraverso la collezione permanente dei diversi modelli che ne hanno fatto la storia. L’edificio che oggi ospita l’archivio storico fu la prima sede della Fiat, fondata nel 1899. Attraverso fotografie, manifesti, modelli e documenti originali, il museo racconta la nascita dell’automobile e la crescita di un’azienda destinata a diventare protagonista dello sviluppo industriale italiano All’inizio la costruzione delle automobili era interamente artigianale e i costi erano elevatissimi. Ben presto, però, Fiat ampliò la propria attività producendo non solo automobili, ma anche motori per camion, trattori, motoscafi e aerei, diventando un punto di riferimento per molti settori dei trasporti.

La pubblicità come arte

Uno degli aspetti più interessanti della visita riguarda la comunicazione. Per convincere il pubblico ad acquistare un prodotto così innovativo non bastava costruire buone automobili: bisognava anche raccontarle. Nacquero così le prime campagne pubblicitarie. In un’epoca in cui la figura del grafico pubblicitario non era ancora definita, furono artisti affermati a realizzare manifesti destinati a promuovere il marchio. Tra questi spicca il nome di Plinio Codognato, autore di celebri opere pubblicitarie.

Anche le corse automobilistiche e i saloni dell’auto divennero strumenti fondamentali per dimostrare l’affidabilità dei veicoli e conquistare la fiducia dei potenziali clienti. In quegli anni Fiat collaborava inoltre con aziende importanti come Pirelli e iniziò a sperimentare nuove soluzioni tecniche, tra cui l’aerodinamica, che cambiò profondamente l’aspetto delle vetture.

Dante Giacosa: l’uomo che inventò la 500

Il museo dedica uno spazio speciale a Dante Giacosa,  uno tra i più grandi progettisti della Fiat, considerato l’artefice dei modelli più famosi, tra cui la 500 e la 600, automobili che contribuirono alla motorizzazione di milioni di famiglie.

Comunicare in tempo di guerra

La visita mostra inoltre come Fiat abbia saputo adattare la propria comunicazione ai diversi momenti storici. I manifesti degli anni Trenta e Quaranta riflettono il clima politico dell’epoca, mentre nel dopoguerra la grafica pubblicitaria assunse uno stile più moderno ed essenziale. Particolarmente interessante è il caso della Balilla: pur essendo un modello relativamente economico, veniva presentata attraverso immagini eleganti e raffinate per trasmettere un’idea di prestigio e qualità.

Il primo manifesto Fiat fu commissionato a Giovanni Battista Carpanetto   e rappresenta una coppia di eleganti signori a bordo di una vettura ancora molto simile a una carrozza. In Italia, tra fine Ottocento e inizio Novecento, esistevano circa 164 case automobilistiche e farsi spazio tra queste promuovendo i propri modelli era fondamentale per la crescita della propria produzione. Particolarmente interessante è il caso della Balilla: pur essendo un modello relativamente economico, veniva presentata attraverso immagini eleganti e raffinate per trasmettere un’idea di prestigio e qualità.

Un altro elemento importante emerso durante la visita è l’attenzione dedicata alla formazione dei lavoratori. Fiat investiva infatti nell’istruzione dei giovani operai attraverso scuole professionali e percorsi di specializzazione, preparando personale qualificato per le esigenze dell’industria.

Il Centro Storico Fiat non racconta soltanto la storia di un’azienda, ma anche quella dell’innovazione italiana. La mostra ricorda come le tecnologie che oggi consideriamo normali siano nate grazie al coraggio di imprenditori, ingegneri e clienti che hanno creduto in un’invenzione ancora tutta da scoprire. Comprendere il passato dell’automobile significa anche capire meglio le sfide della mobilità del futuro.

 

Papato nell’era dei social: il Vaticano tra caos mediatico e tensioni globali

Passato un anno dalla morte di papa Francesco e la successiva elezione del nuovo pontefice, non mancano le speculazioni online riguardo alle posizioni del papa e il confronto tra le due linee di pensiero.

Le polemiche sulla morte di Papa Francesco. Papa Francesco è morto il 21 aprile 2025. Quest’anno è stato commemorato il primo anniversario della sua dipartita con celebrazioni nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, dove è sepolto. Il decesso, avvenuto a causa di un ictus dopo una polmonite, si è verificato durante il Giubileo, proprio il giorno dopo Pasqua. Online sono sorte molte teorie del complotto riguardo alla data così particolare della morte: Papa Francesco infatti è scomparso durante l’Anno Santo, da lui stesso inaugurato il 24 dicembre 2024. La sua morte è avvenuta precisamente il Lunedì dell’Angelo, subito dopo le celebrazioni pasquali. Molte persone nella rete hanno avanzato ipotesi di teorie del complotto, che circolavano già da settimane riguardo al reale stato di salute del Pontefice. Alcune tra le fake news più note che circolavano sul web in quel periodo riguardavano in particolare i suoi problemi di salute e i ricoveri al Policlinico Gemelli tra febbraio e aprile 2025. Secondo alcune analisi una parte significativa dei contenuti falsi è stata diffusa da profili falsi o bot. La maggior parte dei complottisti sosteneva che il papa fosse già morto mesi prima dell’annuncio ufficiale. Persino dopo che il papa riapparì in pubblico dopo il ricovero, durante alcune apparizioni pasquali, molti cospirazionisti continuarono a sostenere questa tesi diffondendo la voce infondata che la persona affacciata dal balcone di Piazza San Pietro fosse un sosia del papa. Secondo molti la Chiesa ha nascosto la morte del pontefice per gestire la “sede vacante” e la scelta del successore lontano dagli occhi del pubblico. Alcune teorie proponevano addirittura la possibilità di una morte decisa a tavolino o di un prolungamento artificiale della vita. In seguito all’improvvisa popolarità sui social media in merito a queste notizie, numerosi Influencer e complottisti hanno tentato di fare irruzione al Policlinico Gemelli durante i ricoveri del Papa, diffondendo video virali su presunti insabbiamenti.

Il nuovo pontefice. L’8 maggio 2025 è stato ufficialmente eletto Papa Leone XIV come successore di Francesco. Ormai è passato un anno da quando è emerso il fumo bianco dal camino della cappella Sistina, simbolo della decisione del conclave, e non mancano certo sulla rete persone che tentano di confrontare i diversi approcci e atteggiamenti delle due figure religiose. Molti hanno notato come sia evidente una transizione tra uno stile pastorale e informale ad un approccio più istituzionale e tradizionale, pur mantenendo continuità su temi sociali e di dialogo. Leone XIV mantiene una apparenza più formale nell’abbigliamento, riscoprendo i paramenti tradizionali, rispetto alla semplicità di Bergoglio, avendo indossato ad esempio la mozzetta rossa e paramenti tradizionali fin dalla prima apparizione, distanziandosi dallo stile più sobrio di Francesco, che scelse una semplice veste bianca. Nonostante le differenze nel vestiario, Leone XIV si presenta come un continuatore del percorso di dialogo e apertura pastorale di Francesco, inclusa l’attenzione alle donne nella Chiesa. Leone XIV appare inoltre più orientato di Francesco verso un ruolo istituzionale e una maggiore centralità dei simboli tradizionali della fede. Entrambi hanno ribadito dai primi giorni in seguito alla loro elezione l’importanza della pace, soprattutto in questo periodo, sebbene Leone XIV abbia assunto posizioni più nette su questioni internazionali, come quelle sulla NATO.

Rapporto tra la Chiesa e gli Stati Uniti. Passato un anno, la maggior parte delle persone riconosce in Papa Leone stile e pensieri già apprezzati in Papa Francesco. Non è facile però dimenticare le preoccupazioni generali sorte un anno fa durante il periodo di decisione del Conclave: l’elezione di Papa Leone XIV, primo papa statunitense della storia, ha immediatamente suscitato nelle persone (fedeli e laiche) dubbi e preoccupazioni di natura geopolitica e simbolica: la sua origine americana, in un tempo in cui i rapporti tra l’America e il resto del mondo sono tesi e incrinati, avrebbe influito sulle sue azioni? Dentro e fuori il Vaticano è sempre esistita infatti una certa cautela verso l’idea di un pontefice americano. Per decenni si era ritenuto improbabile che la Chiesa eleggesse un papa proveniente dalla principale superpotenza mondiale, per evitare di ampliare il potere del continente americano anche in ambito religioso. Nel caso di Leone XIV, questa preoccupazione è stata un po’ attenuata dalla sua biografia “internazionale”: pur essendo nato a Chicago, ha vissuto come missionario per molti anni in Perù, con una forte esperienza latinoamericana e un profilo considerato più ecclesiale che politico. All’inizio, Trump ha accolto l’elezione con sorpresa ma anche con orgoglio nazionale, parlando di “grande onore” per gli Stati Uniti. Con il passare dei mesi, le tensioni sono diventate più esplicite. Leone XIV ha insistito pubblicamente sulla necessità di “costruire ponti”, dichiarando anche di non avere paura di sollevare questioni delicate con Trump se necessario. 

Il punto di rottura è arrivato nell’aprile 2026, quando Trump ha attaccato duramente il papa sui social, definendolo “debole” e “troppo liberale”, soprattutto dopo gli appelli del pontefice contro la guerra e contro l’uso della religione per giustificare conflitti internazionali.

Trump è arrivato persino a sostenere che l’elezione di Leone XIV fosse legata alla sua stessa presenza alla Casa Bianca, dichiarando: “Se non fossi presidente, Leone non sarebbe in Vaticano”. Dal canto suo, Leone XIV ha evitato in ogni modo uno scontro personale diretto, ma ha mantenuto una linea ferma: ha continuato a parlare in favore della pace, contro il “delirio di onnipotenza” e contro l’“idolatria della forza”. Anche parte dell’episcopato americano ha preso in merito al dibattito con il pontefice le distanze dagli attacchi di Trump, ricordando che “il Papa non è un rivale politico, ma il Vicario di Cristo”. Non bisogna dimenticare, inoltre, le foto controverse che Donald Trump aveva pubblicato sui siti ufficiali della casa bianca su Truth: immagini create con l’intelligenza artificiale ritraevano il presidente americano agghindato con le vesti papali. Queste foto sono state pubblicate un anno fa, durante il periodo tra la morte di Papa Francesco e le elezioni dell’attuale pontefice. A causa di questa mossa migliaia di persone sono insorte sui social a discutere: sebbene la maggior parte criticasse l’aspetto blasfemo e irrispettoso delle immagini, considerando anche il momento in cui sono state pubblicate, alcune persone hanno difeso il presidente definendo le foto “scherzi innocenti” o spiritose battute.

Papato nel mondo del cinema. Queste tensioni tra fede, comunicazione e potere ricordano molto anche il modo in cui il cinema contemporaneo ha iniziato a raccontare il Vaticano negli ultimi anni. Un esempio significativo è “Conclave”, thriller politico ambientato durante l’elezione di un nuovo pontefice e tratto dal romanzo di Robert Harris. Il film, il cui attore protagonista è Ralph Finnies, mostra un Vaticano attraversato da giochi di potere, divisioni ideologiche e pressione mediatica, mettendo in scena una Chiesa costretta a confrontarsi con il peso dell’opinione pubblica e delle tensioni globali. Pur essendo un’opera di finzione, molte delle dinamiche raccontate nel film richiamano le paure e le discussioni nate realmente dopo la morte di Papa Francesco e durante l’elezione di Leone XIV: il timore dell’influenza politica internazionale, il ruolo dei Social e la conseguente difficoltà della Chiesa nel mantenere un equilibrio tra tradizione e modernità nell’epoca dei social network.

Un nuovo capitolo nell’eterna storia dell’Uomo e della Luna

di Chiara Bottino, Giovanni Porceddu, Francesco Repetto, Emma Riciputi, 4B

 

C’è una tensione primitiva che lega l’uomo alla Luna. Fin dalle prime comunità di uomini, il nostro satellite non è stato solo una luce nel buio, ma l’orologio cosmico che scandiva il tempo, le maree e i cicli della vita. L’11 aprile 2026, con il rientro della navicella Orion, siamo tornati a guardare il cielo con la meraviglia e la curiosità che provavano i nostri antenati. Come riportato da Elena Dusi (Artemis, il ritorno dalla Luna – Repubblica), i quattro astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno superato indenni un rientro a 2.700 gradi, dopo dieci giorni di viaggio e un’orbita intorno alla Luna, spingendosi dove mai nessun essere umano era mai arrivato e aggiungendo un altro tassello nella ricerca primordiale di ciò che siamo e di ciò che ci circonda.

Anticamente, questa tensione si placava nella religione: i Greci la chiamavano Selene, una divinità d’argento che attraversava il cielo su un carro. La Luna era il confine tra l’umano e il divino. Per secoli poeti l’hanno celebrata e citata nei loro scritti:

«È tramontata la luna / insieme alle Pleiadi

la notte è al suo mezzo  il tempo passa / io dormo sola.»   Saffo

Si aprì un nuovo capitolo nel rapporto con il nostro satellite quando Galileo Galilei, puntando verso il cielo il proprio cannocchiale, descrisse un pianeta “scabro e diseguale”, fatto non di etere, ma di valli e montagne. Improvvisamente quel mondo lontano divenne molto più vicino a noi.

La Luna divenne poi uno specchio delle passioni umane, quando il Romanticismo cercava in essa  una risposta al dolore dell’esistenza. Caspar David Friedrich la dipinse come l’unica testimone della solitudine, come una lucUn uomo e una donna davanti alla luna - Wikipediae malinconica che eternizza l’eredità umana. In Italia, Giacomo Leopardi diede voce a questa stessa tensione: la sua Luna è distante, una confidente a cui rivolgere domande che non hanno risposta, che evoca nel poeta il ricordo del passato e della giovinezza.

Il primo a portarci sulla Luna fu, nel 1902, Georges Méliès. Il regista realizzò Le Voyage dans la lune, il primo film di fantascienza della storia, basato sui racconti di Jules Verne. Méliès immaginò una capsula sparata da un cannone

che si conficca nell’occhio di una Luna antropomorfa, ancora una volta personificata. Le voyage dans la lune - PressInBag - Testata GiornalisticaQuel fotogramma è diventato il simbolo dell’avanguardia umana. Il regista francese ci avvertiva che lo stesso progresso che lo aiutò a realizzare il film a breve ci avrebbe portato a conoscere da vicino la nostra “sorella” del cielo, come la chiamava San Francesco.

Nel XX secolo, la Luna divenne l’arena della Guerra Fredda. La tensione si trasformò in competizione geopolitica tra USA e URSS. Quello che innumerevoli artisti avevano sognato e rappresentato divenne realtà il 20 luglio 1969. Neil Armstrong descrisse la “magnifica desolazione” del suolo lunare e noi ci conoscemmo un po’ meglio.

Oggi, la missione Artemis II non è più solo una corsa per la bandiera, ma il risultato di uno studio profondo. I dati della cronaca del 2026 sono chiari, tra i traguardi principali spicca il record di distanza dalla Terra per un essere umano, con il raggiungimento di oltre 406.711 km durante il sorvolo del lato nascosto della Luna. Il successo della navicella Orion ha confermato l’efficacia dello scudo termico nel proteggere l’equipaggio durante un rientro atmosferico a 2.700 gradi e a una velocità di 38.000 km/h, validando inoltre l’integrazione con il modulo di servizio europeo dell’ESA e garantendo la sicurezza dei sistemi di supporto vitale per le future missioni di allunaggio previste dal 2028.

Nel frattempo, per la seconda metà del 2026, la Cina ha previsto un allunaggio per testare robot che, muovendosi con passi e salti, possano esplorare i crateri permanentemente in ombra del pianeta. Il direttore della NASA Jared Isaacman sostiene che “Siamo di nuovo nel business della Luna”, mentre Trump avverte che il prossimo passo sarà Marte.

La triste verità è che la civiltà umana, oggi come sempre nella propria storia, progredisce solo per guerre e per ottenere soldi e potere. La riuscita della missione Artemis II riguarda tutta l’umanità, presente e passata: dalla notte dei tempi guardiamo al cielo sopra di noi con curiosità mista a terrore, colti dall’insondabile fascino dei suoi astri. Purtroppo però non siamo e probabilmente mai saremo in grado di apprezzare questi traguardi, troppo intenti a contare e goderci i proventi dei nostri successi, o a invidiare e tentare di superare quelli degli altri.

 

Chi siamo davvero? due spettacoli una sola risposta

Dalla carità dei “figli della Superba” alla morale dei Promessi Sposi, gli studenti del D’Oria hanno portato in scena l’humanitas.

di Emma Zitta, 1b

Nella notte del 27 marzo, la Notte Nazionale dei Licei Classici, al D’Oria si è affrontato un valore più attuale che mai, quello dell’humanitas, l’essere umani nel mondo di oggi tra le strade di Genova e fra le pagine dei classici.

Progetto “I figli della Superba”

Il progetto realizzato dalle classi 2C, 2F, 2H, 3C, 3F, 5C, sotto la guida della professoressa di religione Maria Letizia Borello ha fatto riscoprire i volti di chi ha reso grande Genova attraverso l’altruismo. Sei studenti hanno esposto al pubblico della notte un viaggio tra figure fondamentali della nostra amata città: dalla dedizione di Bianca Costa e della partigiana Mirella Alloisio, fino all’ingegno di Giacomo Boero e all’intelligenza di Nicolò Garaventa, storico docente del nostro liceo.

Inoltre i ragazzi e la professoressa hanno anche annunciato che nell’ottobre 2026 i nomi di tutti i “figli della Superba” verranno incisi su un muro del liceo, trasformando la memoria in qualcosa di tangibile ed eterno che accompagnerà la nostra scuola negli anni che verranno.

Rivisitazione dei Promessi Sposi

Poco distante, nella classe adiacente, la letteratura si è trasformata in spettacolo grazie agli studenti di 2C e 5F i quali hanno messo in scena una reinterpretazione dei “Promessi Sposi“, dividendo il romanzo in dieci atti non cronologici. Al centro della rappresentazione, naturalmente l’humanitas e il contrasto tra chi nelle scene la incarna, come Fra Cristoforo e Lucia, e chi invece la ripudia, come Don Rodrigo e l’avvocato Azzeccagarbugli (anche se quest’ultimo viene rappresentato in un momento di pentimento).

Egidio e la Monaca di Monza

Attraverso queste rappresentazioni i ragazzi hanno dimostrato che il romanzo di Manzoni non è solamente un obbligo scolastico, ma piuttosto uno strumento fondamentale per portare l’humanitas nel mondo di oggi il quale sembra averne dimenticato il significato.

La serata ha infatti dimostrato che l’humanitas non è un concetto astratto ma continua a vivere nei secoli, nei gesti di chi ha fatto del bene e nelle scelte dei famosi personaggi della letteratura, con l’obiettivo di diventare un valore concreto per questo mondo e per quello che sarà.

NOTTEDORIA: quando il liceo classico prende vita tra musica e talenti

Cosa ci hanno raccontato le canzoni della NotteDoria

di Margherita Giachero e Isabella Morando, 1B

La Notte Nazionale del Liceo Classico è un’iniziativa importante, ideata dal prof Rocco Schembra nel 2015, per tutti i licei classici, perché apre le porte a persone di tutte le età, offrendo l’occasione di trascorrere una serata piacevole e di riscoprire il valore di questo indirizzo, spesso evitato perché considerato troppo impegnativo. Al Liceo Classico Andrea D’Oria, la Notte Nazionale rappresenta un evento di grande importanza, atteso ogni anno con entusiasmo dagli studenti, docenti e visitatori. Il tema centrale dell’evento, quest’anno, era “l’humanitas“, alla quale si collegava la frase di Terenzio sono un essere umano, nulla di ciò che è umano ritengo estraneo a me” che ha fatto da bussola per tutta la serata. Guerra, relazioni tossiche, identità, libertà: ogni esibizione ha scelto un pezzo di umanità da raccontare, in musica, in danza o in scena.

Non sono mancate infatti rappresentazioni ispirate alla tradizione letteraria del passato, come scene tratte da “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni o diverse interpretazioni come ad esempio la “Scuola di Atene” ispirata al celebre affresco di Raffaello. Queste rappresentazioni dimostrano come i ragazzi sappiano unire creatività e conoscenze acquisite durante il loro percorso scolastico.

La serata è diventata così un’occasione unica per mostrare non solo i talenti degli studenti, ma anche il valore del liceo classico, capace di unire tradizione e conoscenza in un’esperienza coinvolgente e aperta a tutti.

Per questo motivo, gli studenti hanno scelto di cantare e suonare brani ispirati a questo concetto di umanità, come ”Behind the Wall”, “Zombie” e “Sola”, canzoni che affrontano temi come la sofferenza, la solidarietà e il desiderio di un mondo più giusto. Inoltre sulle note di “Mirò” e “Je Suis Musicè andata in scena una danza: se le canzoni avevano raccontato l’humanitas con le parole, il movimento l’ha espressa con il corpo, in un linguaggio che non ha bisogno di traduzione.

La canzone “Zombie” dei The Cranberries
“Zombie” dei The Cranberries

Questo brano, interpretato da Rebecca Vaccari, Ginevra Trigona, Giulio Auxilia e Max Lupo Wilkinson Lepore, è uno dei brani più ricordati degli anni ’90. La band voleva denunciare la guerra, in particolare il conflitto in Irlanda del Nord di quel periodo. Questa canzone denuncia proprio quei concetti che si oppongono a quello di “humanitas”, la guerra, l’odio e la morte, che annullano la nostra umanità facendoci diventare, appunto, “zombie”.

Behind the Wall” di Tracy Chapman

Cantata da Alice Villa (4D) la canzone ci regala un messaggio diverso, incentrato sulla violenza ma in un ambiente domestico. Il brano descrive dal punto di vista di una persona esterna l’indifferenza che le autorità avevano in queste situazioni e denuncia il silenzio delle persone che non intervengono alla vista di scene di violenza. Si collega all’humanitas mettendo in luce quanto sia importante non restare indifferenti e avere empatia verso chi soffre.

Alice Villa con “Behind the Wall”
Change” dei Deftones, “Mann Gegen Mann” dei Rammstein e “Sola” di Nina Zilli

I tre brani, i primi due suonati alla batteria da Max Lupo Wilkinson Lepore (1F) e il terzo cantato da Rebecca Farina (5F), affrontano questioni che ci toccano più da vicino. “Change”  tratta di come una persona, prima cara, all’improvviso cambi con il tempo fino a diventare quasi estranea, senza che ne capiamo il motivo, e di come possa farci del male senza che ce ne rendiamo conto.

Sola“, del 2015, è un inno all’indipendenza e alla riscoperta di se stessi che incoraggia a interrompere relazioni tossiche e sbagliate per ritrovare la libertà. Il testo suggerisce l’abbandono di una situazione evidenziando che è meglio restare soli piuttosto che in una relazione che nasconde la propria identità. Esprime il valore dell’umanità attraverso la fragilità dell’individuo: la protagonista, infatti, sceglie la solitudine per rispetto di se stessa.

Mann Gegen Mann” invece è un brano dei Rammstein del 2005. Significa letteralmente “uomo contro uomo” (il titolo è stato ispirato da “Mujer contra mujer“, “donna contro donna” dei Mecano) e tratta dell’omosessualità maschile. A differenza dei brani precedenti, che affrontavano temi riguardanti conflitti tra paesi o nei rapporti, questo parla, in modo quasi ironico, della scoperta e della comprensione di se stessi.

“Mann Gegen Mann” e “Change”
Your Power” di Billie Eilish

Interpretata da Aurora Sabbia (3F), denuncia l’abuso di potere all’interno di una relazione. In un rapporto capita spesso che una persona abbia più potere dell’altra: questa canzone si rivolge a chi approfitta di questa situazione per manipolare e controllare. Dovrebbe rendere consapevoli tutti coloro che abusano della propria posizione, invitandoli a riflettere sul danno che causano.

Labour” di Paris Paloma e “Don’t look back in anger” degli Oasis

Questi due brani spostano il punto di vista sulla rabbia. “Labour” interpreta la rabbia delle donne che spesso vengono “usate” per sostenere tutto il carico, di lavoro ed emotivo, di coppie o famiglie intere. Il brano si focalizza in particolare sull’esaurimento che troppo peso può causare in una persona. La seconda canzone invece è un suggerimento a lasciar andare il passato, non rimanere legati ad eventi o persone, e pensare al presente senza rabbia o rimpianti. 

In conclusione, la Notte del Liceo Classico ha mostrato quanto l’humanitas di Terenzio, concetto antico ma ancora attualissimo, sia importante nella vita di tutti i giorni. Ognuno di noi la sente in modo diverso, e grazie all’impegno di tutta la scuola durante la Notte Nazionale si è riusciti a esplorare l’humanitas in tutte le sue forme.

Notte del Classico: lezione di Humanitas al Liceo D’Oria

I rappresentanti di istituto danno il benvenuto
Una serata per scoprire cosa significa essere umani.

di Asia Di Calogero, 1B

Venerdì 27 marzo 2026 centinaia di licei classici, in Italia e all’estero, hanno aperto le porte al pubblico dalle 18:00 fino a mezzanotte, tutti con un unico scopo: dimostrare l’importanza della cultura classica e soprattutto smentire l’idea che si tratti di un percorso di studi inutile. Molte persone infatti reputano irrilevanti materie come il latino, il greco, la filosofia e la letteratura, poiché pensano che non preparino gli studenti al mondo del lavoro; questo pensiero non è del tutto errato: le materie umanistiche non servono infatti a imparare un mestiere specifico, ma aiutano a sviluppare il pensiero critico, la comprensione della complessità umana, la propria capacità di attenzione, la conoscenza di tutto ciò che c’è stato prima di noi. In pratica lo scopo è dimostrare che l’antico non è inutile o “morto”, ma estremamente importante per capire chi siamo e da cosa deriva la complessità del nostro presente. Per trasmettere tutto questo studenti e studentesse, con l’aiuto dei professori, mettono in atto spettacoli teatrali, dibattiti, letture classiche, canti e balli. Ogni anno viene scelto un argomento intorno al quale verterà l’intera serata e per l’edizione di quest’anno è stato scelto il tema dell’Humanitas, accompagnato da una celebre frase del commediografo latino Terenzio: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” (“Sono un uomo, niente di ciò che è umano mi è estraneo”).

Saluti e ringraziamenti della Preside, Maria Aurelia Viotti

Nel Liceo Classico Andrea D’Oria di Genova la serata ha avuto inizio nell’Aula Magna, con la proiezione di un video dell’ideatore della Notte Nazionale, il docente Rocco Schembra, il quale ha spiegato cosa significa oggi essere umani: è umano “colui che sa di esistere e che è responsabile del significato che dà alla propria vita”. In seguito è intervenuta la Preside Maria Aurelia Viotti per porgere i suoi saluti e i vari ringraziamenti agli studenti, ai docenti e al pubblico stesso; ha lasciato poi la parola ai quattro Rappresentanti di Istituto (Carlotta Berni, Francesco Crosio, Alberto Gazzano e Francesco Chiavassa), che hanno dato il benvenuto ribadendo ancora una volta il concetto di Humanitas, spiegando che essa è la capacità di immedesimarsi negli altri e di comprendere la profondità dell’animo umano, e ricordando che studiare il passato è essenziale per un futuro giusto e consapevole. In seguito hanno dato il via agli spettacoli le studentesse Rebecca Farina e Marta Minetto, esibendosi con la canzone “Imagine” di John Lennon, un appello alla pace e alla fratellanza tra gli uomini.

Esibizione di “Imagine”
I Promessi Sposi

Per ribadire il concetto di Humanitas è stato scelto dagli studenti della 2C e della 5F il romanzo dei Promessi Sposi: Manzoni ha infatti intriso la sua opera di elementi dell’humanitas, come per esempio la solidarietà tra gli esseri umani, la pietà, la comprensione e l’amore. Per la rappresentazione teatrale i ragazzi hanno deciso di mettere in atto i dieci momenti del romanzo in cui il concetto di Humanitas prevale, ovvero i dialoghi tra Don Abbondio e Perpetua, Perpetua e Agnese, Azzeccagarbugli e Marianna, Lucia e Caterina, Fra Cristoforo e il suo servo, Don Rodrigo e conte Attilio, l’Innominato e la serva, Gertrude e Egidio, Renzo e Gertrude e infine Don Rodrigo e il Griso. Don Abbondio e Perpetua per esempio rappresentano due modi diversi di affrontare le situazioni: la serva Perpetua cerca di dire in faccia la verità e sprona il padrone ad essere coraggioso, mentre Don Abbondio, bloccato dalla paura, resta in silenzio di fronte alle ingiustizie.

Morte di Don Rodrigo

Don Rodrigo e il Griso dimostrano invece che nel male non si possono creare legami veri: i due erano infatti complici (Griso era il capo dei bravi), ma appena Don Rodrigo si ammalò di peste venne abbandonato dal suo “fedele” complice, il quale lo tradì per derubarlo dei suoi averi. La storia di Gertrude ed Egidio vuole mostrare invece cosa succede quando l’essere umano viene costretto a una vita che non gli appartiene; Gertrude infatti nonostante non abbia nessuna vocazione religiosa è costretta alla vita monastica dal padre: con il passare del tempo divenne la “signora” del convento di Monza, rispettata da tutti ma costantemente infelice. Un giorno accecata dalla passione e dal desiderio di un’altra vita, cadde nelle braccia di Egidio: la storia con il giovane rimase segreta fino a quando una suora minacciò di rivelare tutto quello che aveva scoperto sul loro rapporto. Ella venne poi uccisa da Egidio con la complicità di Gertrude, che da vittima divenne complice di un terribile crimine.

I figli della Superba

I ragazzi della 2C, 2F, 2H, 3C, 3F e 5F, guidati dalla professoressa Borello, hanno creato il progetto “I figli della Superba”: essi hanno individuato diversi personaggi genovesi e ne hanno scelti quattro, di cui hanno successivamente approfondito le vite. Gli studenti hanno suddiviso il loro lavoro in quattro fasi, ovvero: individuazione personaggi, elaborazione schede cenni biografici, condivisione personaggi, allestimento permanente di una parete della scuola dedicata ai genovesi (questa fase si concluderà ad ottobre 2026). I personaggi scelti sono stati Bianca Costa, Mirella Alloisio, Giacomo Boero e Nicolò Garaventa.

Bianca Costa iniziò fin da giovane a dare sostegno alle persone in difficoltà e addirittura fondò nel 1974 il Centro di Solidarietà di Genova (CEIS Genova) per aiutare donne e uomini con tossicodipendenze; Mirella Alloisio (o meglio Rossella, il suo nome di battaglia) fu una partigiana che si impegnò nella lotta contro il fascismo, rischiando la vita a soli 17 anni per contribuire alla liberazione di Genova, e che ancora oggi continua a battersi per i diritti delle donne e dei più deboli. Il genovese Giacomo Boero inventò durante gli anni del fascismo, insieme al fratello Angelo, il gelato pinguino: esso inizialmente venne chiamato da Boero “Macallè” per ricordare la guerra d’Abissinia, ma quando Angelo Motta decise di produrlo industrialmente prese il nome di “Gelato pinguino”. Infine Nicolò Garaventa fu un filantropo, un educatore e un docente di matematica presso il Liceo Andrea D’Oria, che nel 1883 fondò a bordo di una nave-scuola un istituto di recupero per giovani difficili.

Tra spettacoli teatrali, progetti e canzoni il Liceo “D’Oria” è riuscito a rivelare tutti i lati dell’Humanitas, celebrando nel migliore dei modi l’essere umano. È stata sicuramente una serata intensa, soprattutto per studenti e docenti, che ha però raggiunto il suo obiettivo: dimostrare a tutti che la cultura classica insegna a vivere, perché alla fine, come possiamo avere un futuro se siamo inconsapevoli del nostro passato?

Aristotele e il senso della polis: quando la ricerca diventa vita

Ciclo di letture filosofiche — Liceo Classico Statale Andrea D’Oria  Il pensiero politico di Aristotele — 12 marzo 2026 — Prof. Letterio Mauro

di Paolo Picollo, 3D

Dalla conferenza tenuta dal Professor Mauro presso l’Aula Magna è emersa una profonda riflessione sulla “Politica” di Aristotele, che ha invitato i presenti a riscoprire l’attualità di un pensiero che trascende la dimensione puramente scolastica. L’ opera aristotelica, quindi, non deve essere intesa come un trattato sistematico e concluso, poiché essa rappresenta la testimonianza diretta di un’esperienza intellettuale dinamica e collettiva. I testi giunti fino a noi appartengono infatti al corpus delle opere esoteriche: si tratta di dispense ad uso interno, usate come base di discussione, sulle quali Aristotele fondava le proprie lezioni,  motivo per cui la struttura frammentaria di questi scritti riflette fedelmente la natura stessa della scuola antica.

Il Liceo era infatti un centro di ricerca dove il sapere scaturiva dal dialogo costante tra Aristotele e i suoi allievi. Un passaggio nodale della conferenza ha riguardato la ridefinizione del concetto di polis, superando le traduzioni convenzionali che la riducono a semplice “città” o “stato” moderno e facendola emergere come una realtà spirituale e organica, rappresentata come il culmine di un processo naturale di aggregazione che vede l’essere umano unirsi dapprima nella famiglia e successivamente nel villaggio.

La città costituisce la comunità perfetta in quanto capace di raggiungere l’autarkeia, un’autosufficienza che non è meramente economica, ma soprattutto morale e finalistica. Il fine dell’organizzazione politica non risiede nella semplice sopravvivenza o nella gestione delle risorse, ma mira alla realizzazione della “vita buona”, cioè il raggiungimento della felicità attraverso l’esercizio delle virtù. Tale vocazione sociale si fonda sulla distinzione tra la phoné, la voce atta a segnalare piacere o dolore, e il logos, la parola che permette all’uomo di discernere e discutere il giusto e l’ingiusto, ponendo le basi per una convivenza civile basata sul confronto razionale tra i cittadini.

Inoltre, il Professor Mauro ha evidenziato una tensione insolubile riguardante la giustificazione della schiavitù naturale, definita come un vero “vicolo cieco” logico. La qualifica di “strumento animato” che Aristotele attribuisce allo schiavo genera infatti un ossimoro filosofico: se l’uomo è definito dal possesso del logos, come può un essere umano esserne privo per natura? Questa aporia svela il tentativo forzato di piegare l’antropologia alle necessità dell’oikos e della produzione materiale. Si crea così una frattura insanabile tra la teoria della razionalità e la realtà della sottomissione. Anche la visione della donna conferma tale chiusura e segna una distanza netta dalle aperture di Platone: nella “Repubblica”, infatti, Platone aveva ipotizzato ruoli politici inclusivi per il genere femminile. E’ proprio questo che porta la gerarchia sociale aristotelica a scontrarsi con la sua stessa definizione di essere razionale.

In conclusione, si è evidenziato come il valore della “Politica” risieda nella sua capacità di interrogare la modernità e le sue logiche spesso burocratiche. Aristotele esorta a intendere l’impegno civile come una “risposta dell’anima”, elevando la partecipazione pubblica a un atto di consapevolezza etica superiore. Rispondere alle domande del presente richiede un impegno profondo, poiché solo attraverso il confronto l’uomo può dirsi pienamente realizzato. La lezione del Professor Mauro ci restituisce così un Aristotele vivo, il cui pensiero agisce ancora oggi come uno stimolo per la nostra coscienza critica.

Una nota spagnola al Liceo D’Oria

di Ludovica Dufour, 2B

Vi siete mai chiesti come varino i sistemi scolastici tra un Paese e l’altro? Le differenze sono molteplici e di vario genere e anche Stati vicini all’Italia ne presentano alcune. Mercoledì 25 febbraio abbiamo incontrato Marta Queralt Romero, studentessa universitaria spagnola che sta frequentando il suo dottorato in Scienze dell’educazione qui in Italia.

Abbiamo avuto quindi la possibilità di rivolgere a Marta domande riguardo al sistema scolastico spagnolo e alla sua futura professione, utili da un lato per avvicinarsi a una realtà diversa dalla nostra, quella spagnola, e dall’altro per affacciarsi al mondo del lavoro di cui anche noi a breve faremo parte.

Le sono state poste moltissime domande, ad esempio come è organizzata la scuola in Spagna, che, inaspettatamente, ha un sistema scolastico assai diverso dal nostro. I cicli si dividono in scuola dell’infanzia, fino ai 6 anni, scuola primaria, fino ai 12 anni, scuola secondaria, fino ai 16 anni, e “bachillerato”, che dura solo due anni ed è paragonabile in parte al nostro liceo. La differenza più sostanziale però sta nella distribuzione delle materie: fino alla scuola secondaria compresa, non vengono distinti diversi indirizzi ma tutti gli studenti seguono gli stessi corsi. Il “bachillerato” invece presenta diversi orientamenti, tra cui quello scientifico, quello umanistico e quello artistico. Secondo Marta uno degli aspetti migliori della scuola spagnola è proprio il fatto che gli studenti non debbano fare una scelta così importante come la decisione del percorso liceale troppo presto; anche se in Italia questo è quasi un rito di passaggio, dal suo punto di vista quando i ragazzi arrivano al momento di scegliere la scuola superiore non sono abbastanza maturi e ciò potrebbe portare a ripensamenti in futuro. Il “bachillerato”, secondo la sua opinione, è più efficace perché gli studenti, in media, sanno già che professione o percorso universitario vogliono intraprendere in seguito. Tuttavia Marta rimpiange la mancanza in Spagna di un indirizzo analogo al nostro liceo classico, da cui è affascinata. Bisogna infatti sapere che l’Italia è l’unico Paese in cui questo tipo di liceo esiste: in Spagna Marta si è limitata a studiare il latino alla scuola secondaria e non ha mai avuto un approccio al greco; in altri paesi non viene studiata nessuna delle due lingue. 

 Un’altra domanda che le è stata posta è se nel suo Paese ci sono differenze nel rapporto che hanno i professori con gli studenti rispetto a quello che ha notato esserci in Italia. “They are closer to the students” (“loro sono più vicini agli studenti”) ci ha detto Marta, che è rimasta stupita all’inizio dalla formalità che è invece tipica del rapporto che hanno alunni e docenti in Italia. 

Marta ha anche parlato del corso di laurea a cui è stata affiancata, motivo della sua presenza a Genova: “Scienze dell’educazione” è una facoltà poco conosciuta, che tra gli sbocchi professionali ha la figura dell’educatore nei servizi per l’infanzia (dagli 0 ai 6 anni) e quella dell’educatore socio-pedagogico (che si occupa di tutte le fasce di età). Si sta inoltre occupando di un tema attualmente assai importante, ovvero come le tecnologie e l’intelligenza artificiale possano essere adottate costruttivamente nell’ambito dell’educazione. 

In seguito le è stato anche chiesto come si sta trovando qui in Italia: Marta ha risposto che fin da subito è rimasta affascinata dalle forti tradizioni che sono ancora presenti nella nostra cultura. 

Viva quindi la cultura italiana e il liceo classico!

Comunicare la classicità

Un piano di comunicazione per promuovere l’utilità del digitale nella divulgazione delle lingue antiche,

di Riccardo Veneziani, 3d

È davvero ancora possibile riuscire a rendere interessanti, coinvolgenti e attuali le materie classiche?

Ci hanno provato le due terze del percorso umanistico del Liceo classico Andrea D’Oria, alle quali dei professionisti esperti di comunicazione hanno insegnato come produrre un piano di comunicazione in maniera efficace.

Per promuovere la classicità del futuro, gli studenti, divisi in gruppi, hanno costruito vere e proprie strategie comunicative seguendo criteri professionali.

Un gruppo di studenti della 3D ha sviluppato un progetto particolarmente interessante: dopo aver analizzato il target di riferimento – genitori e ragazzi interessati al liceo – ha pianificato innanzitutto le proprie azioni nell’arco di due settimane, inoltre ha cercato di trasmettere un messaggio chiave: l’importanza della cultura classica nell’ epoca moderna.

È stata molto importante la scelta dei canali mediatici dove pubblicare il proprio operato.  

Innanzitutto ha ideato un podcast dal nome “Synapsis”, dove si parla di come le lingue morte come il latino e il greco possano essere ancora utili oggi, in un’epoca in cui lo spirito critico è essenziale, come il confronto del moderno con l’ antico.

Riguardo al lato social ha invece progettato la creazione di diversi reel dove alcuni studenti raccontano di una loro giornata tipo al liceo, tra lezioni, pause e studio; tutto ciò accompagnato da storie con citazioni giornaliere, post, atti a raccontare gli open day del liceo e caroselli settimanali riguardanti le intriganti morti di alcuni filosofi antichi.

Ha inoltre realizzato un video spot:

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Lo scopo è mostrare come la cultura classica, trasmessa nel modo giusto, possa essere ancora interessante e coinvolgente nell’epoca moderna, soprattutto per i giovani.

Da esso si intuisce che, grazie a strumenti come i social network, si possa fare rinascere e apprezzare una lingua antica, letta in chiave attuale.

📄 Scopri la presentazione completa del piano di comunicazione (PDF)