NotteDoria: raccontare l’umanità attraverso pratiche universali

La notte in cui è permesso andare a letto tardi: pochi giorni dopo l’equinozio di primavera i talenti dei licei classici sbocciano.

di Pietro Enrico Barbieri, 1B

Il termine humanitas, nato dal Circolo degli Scipioni, indica tutto ciò che eleva il genere umano rispetto al regno animale. I Licei Classici di tutta Italia lo hanno incoronato come argomento centrale nella notte a loro dedicata. Il Liceo D’Oria – ispirandosi idealmente a Pericle, che durante la Pentecontaetia introdusse il diritto di andare a teatro – ha aperto le sue porte alla comunità genovese, offrendo esibizioni artistiche di vario genere, dalla musica al teatro, passando per performance miste. Parlando di musica, durante la notte del 27 marzo si sono alternati diversi generi, che vanno dal pop rock alla musica classica, fino all’heavy metal. Qualsiasi ascoltatore si sarebbe trovato a suo agio tra il pubblico dell’Aula Magna.

Le tracce, nonostante fossero tutte collegate al concetto di “Humanitas”, toccavano tematiche differenti. Per esempio la guerra: da un lato quella combattuta sul fronte, narrata dalle parole di Zombie (Auxilia-Vaccari-Trigona-Wilkinson) e dall’altro quella combattuta quotidianamente da tante donne all’interno delle mura domestiche, denunciata con Behind The Wall (Villa). Entrambe le canzoni, interpretate da voci femminili, erano molto differenti da un punto di vista musicale. Infatti “Behind the Wall” è stata cantata a cappella, proprio come fece la leggendaria Tracy Chapman, mentre “Zombie” è stata la traccia musicalmente più ricca, sottolineata da un accompagnamento di chitarra, basso e percussioni.

Durante la serata sono stati esplorati argomenti di natura psicologica ed emotiva, finalizzati a sondare il mistero della mente umana e dei sentimenti che proviamo. Le canzoni maggiormente rappresentative, da questo punto di vista, sono state Sola (Farina) e Don’t Look back in Anger (Vaccari, Salanitro). Entrambe raccontano storie di introspezione personale. “Sola” è un richiamo alla solitudine, però in maniera positiva: ci invita a vedere la solitudine come mezzo per scoprire noi stessi. “Don’t Look back in Anger“, canzone icona del Britpop anni ’90, è invece un inno a non guardarsi indietro e a non rimuginare, accettando quello che è stato e vivendo la vita con più leggerezza. E’ stato molto apprezzato l’arrangiamento in stile classico rispetto all’originale, che si sposava bene con la voce femminile.

La serata ha anche trattato di temi delicati come l’omosessualità, narrati attraverso le note di Mann gegen Mann (Wilkinson) – una tra le due canzoni heavy metal suonate – e in Take me to Church(Auxilia, Vaccari, Trigona). Sebbene il titolo tragga in inganno, la canzone difende l’amore omosessuale, definito sacro e naturale, opponendosi agli ideali tradizionali delle istituzioni religiose cattoliche. La performance heavy metal è stata particolare – perché ad esibirsi era effettivamente soltanto la batteria, senza ulteriori strumenti- e adrenalinica, in stretta successione a “Zombie“.

È stata quindi la volta di Hometown Glory (Sabbia), canzone che esprime il senso di appartenenza verso il luogo in cui si è nati e cresciuti. Nonostante sia stata scritta molti anni dopo, e in un contesto culturale totalmente diverso, trova delle similitudini con la celebre poesia di Ugo Foscolo “A Zacinto“. La melodia malinconica, resa ancor più efficace dalla voce del pianoforte solo, enfatizza il messaggio universale della nostalgia per la propria terra d’appartenenza. Labour (Auxilia, Vaccari, Villa) invece è un potente inno femminista che denuncia le dinamiche distorte di una relazione tossica: le pressioni psicologiche, l’ingiusto carico di lavoro e il generalizzato senso di impotenza provato dalla protagonista.  Si può arrivare addirittura ad immaginare la possibile vittima narrata nei versi di “Behind the Wall” canticchiare il motivetto di “Labour” prima di entrare in casa. Change (in the House of Flies) (Wilkinson) mostra, in maniera aperta e senza censura, una situazione ipotetica di ambiente tossico. Il punto di vista adottato è quello di un narratore interno che descrive il deterioramento psicologico del suo partner. Con l’avanzare del tempo il protagonista è sempre più vittima del suo senso di colpa che, probabilmente, lo porterà al suicidio.

Nonostante l’ascolto delle performance sia stato piacevole, sarebbe stato preferibile che una tale varietà di canzoni e generi venisse maggiormente valorizzata da una ampia varietà di voci e interpreti. Ma di questo non si può dare colpa agli artisti che hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco, anche a volte uscendo dalla comfort zone dei loro generi preferiti.

Tutto sommato la Notte dei Licei è riuscita a ricreare l’atmosfera di un teatro greco, ovvero un centro di aggregazione sociale, dove riflettere e discutere riguardo concetti universali che hanno a che fare con la nostra umanità.

 

 

Notte del Classico: lezione di Humanitas al Liceo D’Oria

I rappresentanti di istituto danno il benvenuto
Una serata per scoprire cosa significa essere umani.

di Asia Di Calogero, 1B

Venerdì 27 marzo 2026 centinaia di licei classici, in Italia e all’estero, hanno aperto le porte al pubblico dalle 18:00 fino a mezzanotte, tutti con un unico scopo: dimostrare l’importanza della cultura classica e soprattutto smentire l’idea che si tratti di un percorso di studi inutile. Molte persone infatti reputano irrilevanti materie come il latino, il greco, la filosofia e la letteratura, poiché pensano che non preparino gli studenti al mondo del lavoro; questo pensiero non è del tutto errato: le materie umanistiche non servono infatti a imparare un mestiere specifico, ma aiutano a sviluppare il pensiero critico, la comprensione della complessità umana, la propria capacità di attenzione, la conoscenza di tutto ciò che c’è stato prima di noi. In pratica lo scopo è dimostrare che l’antico non è inutile o “morto”, ma estremamente importante per capire chi siamo e da cosa deriva la complessità del nostro presente. Per trasmettere tutto questo studenti e studentesse, con l’aiuto dei professori, mettono in atto spettacoli teatrali, dibattiti, letture classiche, canti e balli. Ogni anno viene scelto un argomento intorno al quale verterà l’intera serata e per l’edizione di quest’anno è stato scelto il tema dell’Humanitas, accompagnato da una celebre frase del commediografo latino Terenzio: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” (“Sono un uomo, niente di ciò che è umano mi è estraneo”).

Saluti e ringraziamenti della Preside, Maria Aurelia Viotti

Nel Liceo Classico Andrea D’Oria di Genova la serata ha avuto inizio nell’Aula Magna, con la proiezione di un video dell’ideatore della Notte Nazionale, il docente Rocco Schembra, il quale ha spiegato cosa significa oggi essere umani: è umano “colui che sa di esistere e che è responsabile del significato che dà alla propria vita”. In seguito è intervenuta la Preside Maria Aurelia Viotti per porgere i suoi saluti e i vari ringraziamenti agli studenti, ai docenti e al pubblico stesso; ha lasciato poi la parola ai quattro Rappresentanti di Istituto (Carlotta Berni, Francesco Crosio, Alberto Gazzano e Francesco Chiavassa), che hanno dato il benvenuto ribadendo ancora una volta il concetto di Humanitas, spiegando che essa è la capacità di immedesimarsi negli altri e di comprendere la profondità dell’animo umano, e ricordando che studiare il passato è essenziale per un futuro giusto e consapevole. In seguito hanno dato il via agli spettacoli le studentesse Rebecca Farina e Marta Minetto, esibendosi con la canzone “Imagine” di John Lennon, un appello alla pace e alla fratellanza tra gli uomini.

Esibizione di “Imagine”
I Promessi Sposi

Per ribadire il concetto di Humanitas è stato scelto dagli studenti della 2C e della 5F il romanzo dei Promessi Sposi: Manzoni ha infatti intriso la sua opera di elementi dell’humanitas, come per esempio la solidarietà tra gli esseri umani, la pietà, la comprensione e l’amore. Per la rappresentazione teatrale i ragazzi hanno deciso di mettere in atto i dieci momenti del romanzo in cui il concetto di Humanitas prevale, ovvero i dialoghi tra Don Abbondio e Perpetua, Perpetua e Agnese, Azzeccagarbugli e Marianna, Lucia e Caterina, Fra Cristoforo e il suo servo, Don Rodrigo e conte Attilio, l’Innominato e la serva, Gertrude e Egidio, Renzo e Gertrude e infine Don Rodrigo e il Griso. Don Abbondio e Perpetua per esempio rappresentano due modi diversi di affrontare le situazioni: la serva Perpetua cerca di dire in faccia la verità e sprona il padrone ad essere coraggioso, mentre Don Abbondio, bloccato dalla paura, resta in silenzio di fronte alle ingiustizie.

Morte di Don Rodrigo

Don Rodrigo e il Griso dimostrano invece che nel male non si possono creare legami veri: i due erano infatti complici (Griso era il capo dei bravi), ma appena Don Rodrigo si ammalò di peste venne abbandonato dal suo “fedele” complice, il quale lo tradì per derubarlo dei suoi averi. La storia di Gertrude ed Egidio vuole mostrare invece cosa succede quando l’essere umano viene costretto a una vita che non gli appartiene; Gertrude infatti nonostante non abbia nessuna vocazione religiosa è costretta alla vita monastica dal padre: con il passare del tempo divenne la “signora” del convento di Monza, rispettata da tutti ma costantemente infelice. Un giorno accecata dalla passione e dal desiderio di un’altra vita, cadde nelle braccia di Egidio: la storia con il giovane rimase segreta fino a quando una suora minacciò di rivelare tutto quello che aveva scoperto sul loro rapporto. Ella venne poi uccisa da Egidio con la complicità di Gertrude, che da vittima divenne complice di un terribile crimine.

I figli della Superba

I ragazzi della 2C, 2F, 2H, 3C, 3F e 5F, guidati dalla professoressa Borello, hanno creato il progetto “I figli della Superba”: essi hanno individuato diversi personaggi genovesi e ne hanno scelti quattro, di cui hanno successivamente approfondito le vite. Gli studenti hanno suddiviso il loro lavoro in quattro fasi, ovvero: individuazione personaggi, elaborazione schede cenni biografici, condivisione personaggi, allestimento permanente di una parete della scuola dedicata ai genovesi (questa fase si concluderà ad ottobre 2026). I personaggi scelti sono stati Bianca Costa, Mirella Alloisio, Giacomo Boero e Nicolò Garaventa.

Bianca Costa iniziò fin da giovane a dare sostegno alle persone in difficoltà e addirittura fondò nel 1974 il Centro di Solidarietà di Genova (CEIS Genova) per aiutare donne e uomini con tossicodipendenze; Mirella Alloisio (o meglio Rossella, il suo nome di battaglia) fu una partigiana che si impegnò nella lotta contro il fascismo, rischiando la vita a soli 17 anni per contribuire alla liberazione di Genova, e che ancora oggi continua a battersi per i diritti delle donne e dei più deboli. Il genovese Giacomo Boero inventò durante gli anni del fascismo, insieme al fratello Angelo, il gelato pinguino: esso inizialmente venne chiamato da Boero “Macallè” per ricordare la guerra d’Abissinia, ma quando Angelo Motta decise di produrlo industrialmente prese il nome di “Gelato pinguino”. Infine Nicolò Garaventa fu un filantropo, un educatore e un docente di matematica presso il Liceo Andrea D’Oria, che nel 1883 fondò a bordo di una nave-scuola un istituto di recupero per giovani difficili.

Tra spettacoli teatrali, progetti e canzoni il Liceo “D’Oria” è riuscito a rivelare tutti i lati dell’Humanitas, celebrando nel migliore dei modi l’essere umano. È stata sicuramente una serata intensa, soprattutto per studenti e docenti, che ha però raggiunto il suo obiettivo: dimostrare a tutti che la cultura classica insegna a vivere, perché alla fine, come possiamo avere un futuro se siamo inconsapevoli del nostro passato?