Dalla carità dei “figli della Superba” alla morale dei Promessi Sposi, gli studenti del D’Oria hanno portato in scena l’humanitas.
di Emma Zitta, 1b
Nella notte del 27 marzo, la Notte Nazionale dei Licei Classici, al D’Oria si è affrontato un valore più attuale che mai, quello dell’humanitas, l’essere umani nel mondo di oggi tra le strade di Genova e fra le pagine dei classici.
Progetto “I figli della Superba”
Il progetto realizzato dalle classi 2C, 2F, 2H, 3C, 3F, 5C, sotto la guida della professoressa di religione Maria Letizia Borello ha fatto riscoprire i volti di chi ha reso grande Genova attraverso l’altruismo. Sei studenti hanno esposto al pubblico della notte un viaggio tra figure fondamentali della nostra amata città: dalla dedizione di Bianca Costa e della partigiana Mirella Alloisio, fino all’ingegno di Giacomo Boero e all’intelligenza di Nicolò Garaventa, storico docente del nostro liceo.
Inoltre i ragazzi e la professoressa hanno anche annunciato che nell’ottobre 2026 i nomi di tutti i “figli della Superba” verranno incisi su un muro del liceo, trasformando la memoria in qualcosa di tangibile ed eterno che accompagnerà la nostra scuola negli anni che verranno.
Rivisitazione dei Promessi Sposi
Poco distante, nella classe adiacente, la letteratura si è trasformata in spettacolo grazie agli studenti di 2C e 5F i quali hanno messo in scena una reinterpretazione dei “Promessi Sposi“, dividendo il romanzo in dieci atti non cronologici. Al centro della rappresentazione, naturalmente l’humanitas e il contrasto tra chi nelle scene la incarna, come Fra Cristoforo e Lucia, e chi invece la ripudia, come Don Rodrigo e l’avvocato Azzeccagarbugli (anche se quest’ultimo viene rappresentato in un momento di pentimento).
Egidio e la Monaca di Monza
Attraverso queste rappresentazioni i ragazzi hanno dimostrato che il romanzo di Manzoni non è solamente un obbligo scolastico, ma piuttosto uno strumento fondamentale per portare l’humanitas nel mondo di oggi il quale sembra averne dimenticato il significato.
La serata ha infatti dimostrato che l’humanitas non è un concetto astratto ma continua a vivere nei secoli, nei gesti di chi ha fatto del bene e nelle scelte dei famosi personaggi della letteratura, con l’obiettivo di diventare un valore concreto per questo mondo e per quello che sarà.
Un cortometraggio che racconta il sottile confine tra realtà e fantasia, accompagnando lo spettatore in un percorso di crescita e consapevolezza, in cui il dolore diventa il punto di partenza per comprendere meglio se stessi.
di Martino Piana, 1B
La notte del 27 marzo il Liceo D’Oria ha tenuto aperte le porte, come molti altri licei classici non solo a Genova ma in tutta Italia in occasione della Notte ad essi dedicata (Notte Nazionale del Liceo Classico). Tra le varie performance di diverso genere degli studenti in aula magna è stato proiettato il cortometraggio “Anime gemelle“, prodotto da Cronenter films productions, sceneggiato e interpretato dagli studenti della 4F del percorso artistico espressivo.
Il cortometraggio si collega al tema dell’humanitas, scelto per la Notte Nazionale di quest’anno perché mette al centro la crescita interiore dell’individuo. Attraverso il dolore e il lutto, Emma, la protagonista, sviluppa consapevolezza di sé e della realtà.
La storia raccontata in questo cortometraggio parte da una situazione comune a molti ragazzi: una serata in discoteca. Emma si muove tra le luci e la musica finché non incontra un ragazzo. Tra i due l’intesa è immediata, passano molto tempo a parlare e sembra l’inizio di una normale storia d’amore. Lui sembra capirla come nessun altro, condividendo i suoi stessi gusti e il suo modo di vedere le cose. Eppure, fin dalle prime scene, si percepisce che qualcosa non torna nel modo in cui gli altri guardano Emma quando è con lui.
Andando avanti con il racconto, si scopre che questo legame ha radici molto più profonde e tristi. Emma ha subito un forte shock a causa di un incidente d’auto avvenuto mentre tornava da scuola. Da quel momento, la sua mente ha creato una sorta di meccanismo di difesa, portandola a vedere e parlare con una persona che in realtà non esiste. Il ragazzo misterioso della discoteca non è un estraneo, ma è la proiezione di suo fratello, morto quando era ancora molto piccolo. Emma lo immagina cresciuto, come se fosse un suo coetaneo, rendendolo il suo compagno costante nelle giornate.
Il rapporto con la realtà diventa ancora più complicato quando Emma si scontra con il mondo della scuola. Mentre lei è convinta di vivere dei momenti speciali con il fratello immaginario, alcune compagne di classe iniziano a notare il suo comportamento strano. In un corridoio della scuola, Emma viene ripresa di nascosto mentre parla e ride da sola. Il video finisce subito sui social network, accompagnato da commenti pesanti e prese in giro
Questo episodio mette in luce quanto possa essere ostile l’ambiente dei giovani quando non si comprende la sofferenza di qualcuno. Fortunatamente, Emma non è del tutto sola: le sue vere amiche cercano di proteggerla, restandole vicino e cercando di farle capire che deve affrontare quello che le sta succedendo.
Il cortometraggio si sposta poi verso la sua conclusione in un ambiente molto simbolico: il cimitero. Qui Emma decide di affrontare il suo dolore una volta per tutte. Si siede davanti alla tomba del fratello e ha un ultimo dialogo con lui. Inizialmente Emma non lo vuole ascoltare ma la ferma e fa un discorso importante:
”Tu hai la possibilità di vivere la vita che io non ho potuto avere. Non lasciare che delle persone così ti buttino giù, non lasciare che ti rendano come loro“.
Queste parole del fratello sono la parte più profonda espressa nel cortometraggio: vale la pena vivere pienamente la propria vita solo per il semplice fatto di averla.
Il finale mostra Emma che cammina da sola, ma con un’espressione diversa sul volto. Ha capito che non può farsi condizionare dai giudizi degli altri o dai video che girano su internet. La sua crescita passa proprio attraverso l’accettazione della perdita. Il messaggio che resta è che, nonostante le difficoltà e i traumi che la vita può presentare, esiste sempre un modo per superare il dolore, specialmente se si ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e se si può contare sull’appoggio delle persone che ci vogliono bene davvero. Emma sceglie di vivere il presente, portando con sé il ricordo del fratello ma senza lasciare che questo diventi un ostacolo per il suo futuro.
🎬 Il cortometraggio è visibile integralmente qui sotto ⬇️
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Una notte in cui gli studenti del liceo D’Oria hanno fatto loro il concetto di humanitas
di Alessandro Delaini Viscoli, 1B
L’humanitas, non solo una semplice parola latina, ma soprattutto una domanda: che cosa vuol dire essere umani?
Questo è il quesito a cui risponde il concetto di humanitas, ossia l’insieme dei principi filosofici e morali che rendono l’uomo degno di tale nome, distinguendolo dagli animali. L‘humanitas, inoltre, riconosce nell’incontro di opinioni contrastanti la vera essenza degli esseri umani.
Durante la “Notte Nazionale Dei Licei Classici” di venerdì 27 marzo 2026 gli studenti e le studentesse del Liceo Classico Andrea D’Oria hanno proposto una serie di spettacoli incentrati sull’humanitas, il tema nazionale di quest’anno, esibendosi in svariate performance: dal canto fino al teatro passando per il balletto.
Le prime esibizioni della serata si sono svolte nell’aula magna. Si è trattato principalmente di esibizioni musicali, alcune al pianoforte (che proprio grazie al costante utilizzo degli studenti rimane accordato e utilizzabile), altre con il violino oppure cantate. Due di queste esibizioni sono state arricchite da coreografie che, con i loro significati simbolici, hanno reso gli spettacoli ancora più completi. L’ultimo spettacolo che si è tenuto in aula magna è stato “Il dialogo sul tempo” che ha esplorato il concetto di humanitas mediante le più famose citazioni di Seneca e di altri filosofi dell’antica Grecia, messe in correlazione con i problemi della società moderna.
Nella seconda parte della serata, gli spettatori si sono spostati nelle aule della scuola dove alcune classi hanno messo in scena i loro spettacoli. Tra loro la 4B che si è esibita con lo spettacolo “La scuola di Atene” ispirato scenograficamente al celebre affresco di Raffaello Sanzio: La scuola di Atene.
In scena c’erano gli otto filosofi e intellettuali più famosi di tutto l’affresco. I protagonisti erano posizionati e abbigliati in modo estremamente preciso, con gli stessi abiti e colori del dipinto.
Gli otto protagonisti de La scuola di Atene. Da sinistra: Pitagora, Ipazia, Eraclito, Socrate, Platone, Aristotele, Zoroastro e Diogene.
Lo spettacolo iniziava con un discorso di Raffaello che introduceva il suo lavoro, illustrando come il suo affresco incarni perfettamente il concetto di humanitas, poiché celebra l’abilità dell’uomo di raggiungere la verità attraverso la ragione.
I personaggi quindi cominciavano a parlare uno alla volta. Ognuno illustrava la propria linea di pensiero e le proprie convinzioni, che spesso andavano a scontrarsi con quelle dei “colleghi”. Spesso ci sono state delle battute o delle piccole critiche rivolte agli altri personaggi. Ad esempio Platone affermava: “Eraclito scrive delle cose troppo deprimenti: se gli chiedi come sta ti risponde che non era lo stesso di due secondi fa. Simpatico proprio come la sabbia nel costume”. Oppure Aristotele, che contrastava il pensiero del maestro Platone dicendo: “Per lui la verità sta nelle idee perfette, nel modo oltre la realtà, per lui il mondo sensibile non corrisponde alla realtà e non è quindi degno di essere studiato. Io invece indico la terra, perché credo che la verità sia qui in basso, nei nostri sensi, che sono infallibili”. Le battute ironiche e il linguaggio moderno catalizzavano l’attenzione dello spettatore e spesso riuscivano a strappargli una risata.
La serata si è poi conclusa in aula magna con un finto processo inscenato dai ragazzi di quinta contro l’humanitas. In questo processo l’imputato veniva accusato di trattare gli uomini come automi per amore del progresso. Il testimone principale era una ragazza del liceo classico che ha parlato della gioia della scoperta, dello studio della storia antica e della bellezza di identificarsi nei poemi classici. L’umanità è stata quindi dichiarata colpevole e condannata a tornare a scuola per riscoprire la bellezza di imparare e di conoscere come si è arrivati dove siamo.
Una parola, una notte, tanti modi espressivi possibili per uno stesso significato. Possiamo scegliere il nostro, ma prima dobbiamo ricordarci cosa vuole dire essere umani.
Cosa ci hanno raccontato le canzoni della NotteDoria
di Margherita Giachero e Isabella Morando, 1B
La Notte Nazionale del Liceo Classico è un’iniziativa importante, ideata dal prof Rocco Schembra nel 2015, per tutti i licei classici, perché apre le porte a persone di tutte le età, offrendo l’occasione di trascorrere una serata piacevole e di riscoprire il valore di questo indirizzo, spesso evitato perché considerato troppo impegnativo. Al Liceo Classico Andrea D’Oria, la Notte Nazionale rappresenta un evento di grande importanza, atteso ogni anno con entusiasmo dagli studenti, docenti e visitatori. Il tema centrale dell’evento, quest’anno, era “l’humanitas“, alla quale si collegava la frase di Terenzio “sono un essere umano, nulla di ciò che è umano ritengo estraneo a me” che ha fatto da bussola per tutta la serata. Guerra, relazioni tossiche, identità, libertà: ogni esibizione ha scelto un pezzo di umanità da raccontare, in musica, in danza o in scena.
Non sono mancate infatti rappresentazioni ispirate alla tradizione letteraria del passato, come scene tratte da “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni o diverse interpretazioni come ad esempio la “Scuola di Atene” ispirata al celebre affresco di Raffaello. Queste rappresentazioni dimostrano come i ragazzi sappiano unire creatività e conoscenze acquisite durante il loro percorso scolastico.
La serata è diventata così un’occasione unica per mostrare non solo i talenti degli studenti, ma anche il valore del liceo classico, capace di unire tradizione e conoscenza in un’esperienza coinvolgente e aperta a tutti.
Per questo motivo, gli studenti hanno scelto di cantare e suonare brani ispirati a questo concetto di umanità, come ”Behind the Wall”, “Zombie” e “Sola”, canzoni che affrontano temi come la sofferenza, la solidarietà e il desiderio di un mondo più giusto. Inoltre sulle note di “Mirò” e “Je Suis Music” è andata in scena una danza: se le canzoni avevano raccontato l’humanitas con le parole, il movimento l’ha espressa con il corpo, in un linguaggio che non ha bisogno di traduzione.
La canzone “Zombie” dei The Cranberries
“Zombie” dei The Cranberries
Questo brano, interpretato da Rebecca Vaccari, Ginevra Trigona, Giulio Auxilia e Max Lupo Wilkinson Lepore, è uno dei brani più ricordati degli anni ’90. La band voleva denunciare la guerra, in particolare il conflitto in Irlanda del Nord di quel periodo. Questa canzone denuncia proprio quei concetti che si oppongono a quello di “humanitas”, la guerra, l’odio e la morte, che annullano la nostra umanità facendoci diventare, appunto, “zombie”.
“Behind the Wall” di Tracy Chapman
Cantata da Alice Villa (4D) la canzone ci regala un messaggio diverso, incentrato sulla violenza ma in un ambiente domestico. Il brano descrive dal punto di vista di una persona esterna l’indifferenza che le autorità avevano in queste situazioni e denuncia il silenzio delle persone che non intervengono alla vista di scene di violenza. Si collega all’humanitas mettendo in luce quanto sia importante non restare indifferenti e avere empatia verso chi soffre.
Alice Villa con “Behind the Wall”
“Change” dei Deftones, “Mann Gegen Mann” dei Rammstein e “Sola” di Nina Zilli
I tre brani, i primi due suonati alla batteria da Max Lupo Wilkinson Lepore (1F) e il terzo cantato da Rebecca Farina (5F), affrontano questioni che ci toccano più da vicino. “Change” tratta di come una persona, prima cara, all’improvviso cambi con il tempo fino a diventare quasi estranea, senza che ne capiamo il motivo, e di come possa farci del male senza che ce ne rendiamo conto.
“Sola“, del 2015, è un inno all’indipendenza e alla riscoperta di se stessi che incoraggia a interrompere relazioni tossiche e sbagliate per ritrovare la libertà. Il testo suggerisce l’abbandono di una situazione evidenziando che è meglio restare soli piuttosto che in una relazione che nasconde la propria identità. Esprime il valore dell’umanità attraverso la fragilità dell’individuo: la protagonista, infatti, sceglie la solitudine per rispetto di se stessa.
“Mann Gegen Mann” invece è un brano dei Rammstein del 2005. Significa letteralmente “uomo contro uomo” (il titolo è stato ispirato da “Mujer contra mujer“, “donna contro donna” dei Mecano) e tratta dell’omosessualità maschile. A differenza dei brani precedenti, che affrontavano temi riguardanti conflitti tra paesi o nei rapporti, questo parla, in modo quasi ironico, della scoperta e della comprensione di se stessi.
“Mann Gegen Mann” e “Change”
“Your Power” di Billie Eilish
Interpretata da Aurora Sabbia (3F), denuncia l’abuso di potere all’interno di una relazione. In un rapporto capita spesso che una persona abbia più potere dell’altra: questa canzone si rivolge a chi approfitta di questa situazione per manipolare e controllare. Dovrebbe rendere consapevoli tutti coloro che abusano della propria posizione, invitandoli a riflettere sul danno che causano.
“Labour” di Paris Paloma e “Don’t look back in anger” degli Oasis
Questi due brani spostano il punto di vista sulla rabbia. “Labour” interpreta la rabbia delle donne che spesso vengono “usate” per sostenere tutto il carico, di lavoro ed emotivo, di coppie o famiglie intere. Il brano si focalizza in particolare sull’esaurimento che troppo peso può causare in una persona. La seconda canzone invece è un suggerimento a lasciar andare il passato, non rimanere legati ad eventi o persone, e pensare al presente senza rabbia o rimpianti.
In conclusione, la Notte del Liceo Classico ha mostrato quanto l’humanitas di Terenzio, concetto antico ma ancora attualissimo, sia importante nella vita di tutti i giorni. Ognuno di noi la sente in modo diverso, e grazie all’impegno di tutta la scuola durante la Notte Nazionale si è riusciti a esplorare l’humanitas in tutte le sue forme.
La notte in cui è permesso andare a letto tardi: pochi giorni dopo l’equinozio di primavera i talenti dei licei classici sbocciano.
di Pietro Enrico Barbieri, 1B
Il termine humanitas, nato dal Circolo degli Scipioni, indica tutto ciò che eleva il genere umano rispetto al regno animale. I Licei Classici di tutta Italia lo hanno incoronato come argomento centrale nella notte a loro dedicata. Il Liceo D’Oria – ispirandosi idealmente a Pericle, che durante la Pentecontaetia introdusse il diritto di andare a teatro – ha aperto le sue porte alla comunità genovese, offrendo esibizioni artistiche di vario genere, dalla musica al teatro, passando per performance miste. Parlando di musica, durante la notte del 27 marzo si sono alternati diversi generi, che vanno dal pop rock alla musica classica, fino all’heavy metal. Qualsiasi ascoltatore si sarebbe trovato a suo agio tra il pubblico dell’Aula Magna.
Le tracce, nonostante fossero tutte collegate al concetto di “Humanitas”, toccavano tematiche differenti. Per esempio la guerra: da un lato quella combattuta sul fronte, narrata dalle parole di “Zombie“ (Auxilia-Vaccari-Trigona-Wilkinson) e dall’altro quella combattuta quotidianamente da tante donne all’interno delle mura domestiche, denunciata con “Behind The Wall“ (Villa). Entrambe le canzoni, interpretate da voci femminili, erano molto differenti da un punto di vista musicale. Infatti “Behind the Wall” è stata cantata a cappella, proprio come fece la leggendaria Tracy Chapman, mentre “Zombie” è stata la traccia musicalmente più ricca, sottolineata da un accompagnamento di chitarra, basso e percussioni.
Durante la serata sono stati esplorati argomenti di natura psicologica ed emotiva, finalizzati a sondare il mistero della mente umana e dei sentimenti che proviamo. Le canzoni maggiormente rappresentative, da questo punto di vista, sono state “Sola“ (Farina) e “Don’t Look back in Anger“ (Vaccari, Salanitro). Entrambe raccontano storie di introspezione personale. “Sola” è un richiamo alla solitudine, però in maniera positiva: ci invita a vedere la solitudine come mezzo per scoprire noi stessi. “Don’t Look back in Anger“, canzone icona del Britpop anni ’90, è invece un inno a non guardarsi indietro e a non rimuginare, accettando quello che è stato e vivendo la vita con più leggerezza. E’ stato molto apprezzato l’arrangiamento in stile classico rispetto all’originale, che si sposava bene con la voce femminile.
La serata ha anche trattato di temi delicati come l’omosessualità, narrati attraverso le note di “Mann gegen Mann“ (Wilkinson) – una tra le due canzoni heavy metal suonate – e in “Take me to Church” (Auxilia, Vaccari, Trigona). Sebbene il titolo tragga in inganno, la canzone difende l’amore omosessuale, definito sacro e naturale, opponendosi agli ideali tradizionali delle istituzioni religiose cattoliche. La performance heavy metal è stata particolare – perché ad esibirsi era effettivamente soltanto la batteria, senza ulteriori strumenti- e adrenalinica, in stretta successione a “Zombie“.
È stata quindi la volta di “Hometown Glory“ (Sabbia), canzone che esprime il senso di appartenenza verso il luogo in cui si è nati e cresciuti. Nonostante sia stata scritta molti anni dopo, e in un contesto culturale totalmente diverso, trova delle similitudini con la celebre poesia di Ugo Foscolo “A Zacinto“. La melodia malinconica, resa ancor più efficace dalla voce del pianoforte solo, enfatizza il messaggio universale della nostalgia per la propria terra d’appartenenza. “Labour“ (Auxilia, Vaccari, Villa) invece è un potente inno femminista che denuncia le dinamiche distorte di una relazione tossica: le pressioni psicologiche, l’ingiusto carico di lavoro e il generalizzato senso di impotenza provato dalla protagonista. Si può arrivare addirittura ad immaginare la possibile vittima narrata nei versi di “Behind the Wall” canticchiare il motivetto di “Labour” prima di entrare in casa. “Change(in the House of Flies)“ (Wilkinson) mostra, in maniera aperta e senza censura, una situazione ipotetica di ambiente tossico. Il punto di vista adottato è quello di un narratore interno che descrive il deterioramento psicologico del suo partner. Con l’avanzare del tempo il protagonista è sempre più vittima del suo senso di colpa che, probabilmente, lo porterà al suicidio.
Nonostante l’ascolto delle performancesia stato piacevole, sarebbe stato preferibile che una tale varietà di canzoni e generi venisse maggiormente valorizzata da una ampia varietà di voci e interpreti. Ma di questo non si può dare colpa agli artisti che hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco, anche a volte uscendo dalla comfort zone dei loro generi preferiti.
Tutto sommato la Notte dei Licei è riuscita a ricreare l’atmosfera di un teatro greco, ovvero un centro di aggregazione sociale, dove riflettere e discutere riguardo concetti universali che hanno a che fare con la nostra umanità.