Nanga Parbat, la montagna che sfida la vita

di Ludovica Pedrazzi, 2B

Fin dove può spingersi l’uomo per inseguire un sogno? E fino a che punto è disposto a mettere in gioco se stesso per superare i propri limiti? È giusto rischiare di perdere ogni cosa, compresa la vita?

Domande come queste emergono con particolare forza nel mondo dell’alpinismo d’alta quota.

Tra tutte le montagne che mettono alla prova, da decenni, il coraggio, i limiti fisici e la resistenza mentale di coloro che decidono di accettare questa sfida, una in particolare incarna contemporaneamente fascino e timore: il Nanga Parbat. È veramente possibile per l’uomo raggiungere una vetta di tale altitudine (8125 m.)?

Il Nanga Parbat si trova nella parte ovest dell’Himalaya, in Pakistan. È soprannominata “montagna assassina” in quanto la più crudele tra le vette himalayane ed è considerata anche una vera ossessione per gli alpinisti di tutto il mondo. Numerosi sono stati i tentativi di scalare questa cima così affascinante, ma solamente nel 2016 Simone Moro insieme ad Alex Txikon riuscirono a completare l’ascesa nel periodo invernale senza l’ausilio di ossigeno.

Tra coloro che hanno deciso di intraprendere questa sfida figura l’italiano Daniele Nardi: il suo sogno e la sua visione erano di aprire un nuovo percorso, in inverno, attraverso lo Sperone Mummery; secondo l’alpinista era la via più diretta per raggiungere la cima. Questo tentativo, tuttavia, si rivela tragico e si conclude con la morte dell’uomo a 6100 m.

Le imprese sul Nanga Parbat e sui restanti 8000 mettono in luce il desiderio degli alpinisti di superare i propri limiti mettendosi alla prova in condizioni estreme, ma danno anche spazio ad un’importante riflessione: è giusto rischiare di perdere tutto, compresa la vita? Fin dove può spingersi l’uomo per inseguire un sogno? A questo interrogativo, lo stesso Daniele Nardi in un’intervista rilasciata a  “Le Iene”, nel dicembre del 2018, rispose affermando che il suo non era un tentativo di suicidio, ma il suo modo di cercare la vita.

Per questo motivo non esiste una risposta oggettiva: si tratta di un dilemma che contrappone il valore della vita umana e le responsabilità affettive contro la libertà individuale, la passione estrema e la ricerca del limite. Lo sport estremo spesso viene visto come un azzardo ingiustificato, molti infatti sostengono che mettere a rischio la propria vita sia un atto egoistico. D’altro canto, gli scalatori professionisti difendono l’alpinismo come forma di arte, in quanto vivere senza seguire le proprie passioni e sfidare i propri limiti sarebbe come negare l’essenza stessa dell’esistenza. Essi, inoltre, sottolineano che i professionisti di questo sport affrontano le scalate solo dopo anni di preparazione meticolosa, cercando quindi di ridurre il rischio che ne deriva, anche se bisogna considerare che esistono rischi che non si possono prevedere e pericoli che non possono essere controllati.

Non esiste quindi un’unica risposta, poiché ogni individuo ha una propria scala di valori e una personale idea di cosa significhi vivere davvero.  Il Nanga Parbat, quindi, non rappresenta soltanto una montagna: è il simbolo della sfida estrema tra uomo e natura, tra prudenza e desiderio di andare oltre.

Tutti gli alpinisti sanno che potrebbero morire. Eppure continuano a salire, perché desiderano essere ricordati come persone che hanno avuto il coraggio di tentare l’impossibile, senza arrendersi mai.

 

 

NOTTEDORIA: quando il liceo classico prende vita tra musica e talenti

Cosa ci hanno raccontato le canzoni della NotteDoria

di Margherita Giachero e Isabella Morando, 1B

La Notte Nazionale del Liceo Classico è un’iniziativa importante, ideata dal prof Rocco Schembra nel 2015, per tutti i licei classici, perché apre le porte a persone di tutte le età, offrendo l’occasione di trascorrere una serata piacevole e di riscoprire il valore di questo indirizzo, spesso evitato perché considerato troppo impegnativo. Al Liceo Classico Andrea D’Oria, la Notte Nazionale rappresenta un evento di grande importanza, atteso ogni anno con entusiasmo dagli studenti, docenti e visitatori. Il tema centrale dell’evento, quest’anno, era “l’humanitas“, alla quale si collegava la frase di Terenzio sono un essere umano, nulla di ciò che è umano ritengo estraneo a me” che ha fatto da bussola per tutta la serata. Guerra, relazioni tossiche, identità, libertà: ogni esibizione ha scelto un pezzo di umanità da raccontare, in musica, in danza o in scena.

Non sono mancate infatti rappresentazioni ispirate alla tradizione letteraria del passato, come scene tratte da “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni o diverse interpretazioni come ad esempio la “Scuola di Atene” ispirata al celebre affresco di Raffaello. Queste rappresentazioni dimostrano come i ragazzi sappiano unire creatività e conoscenze acquisite durante il loro percorso scolastico.

La serata è diventata così un’occasione unica per mostrare non solo i talenti degli studenti, ma anche il valore del liceo classico, capace di unire tradizione e conoscenza in un’esperienza coinvolgente e aperta a tutti.

Per questo motivo, gli studenti hanno scelto di cantare e suonare brani ispirati a questo concetto di umanità, come ”Behind the Wall”, “Zombie” e “Sola”, canzoni che affrontano temi come la sofferenza, la solidarietà e il desiderio di un mondo più giusto. Inoltre sulle note di “Mirò” e “Je Suis Musicè andata in scena una danza: se le canzoni avevano raccontato l’humanitas con le parole, il movimento l’ha espressa con il corpo, in un linguaggio che non ha bisogno di traduzione.

La canzone “Zombie” dei The Cranberries
“Zombie” dei The Cranberries

Questo brano, interpretato da Rebecca Vaccari, Ginevra Trigona, Giulio Auxilia e Max Lupo Wilkinson Lepore, è uno dei brani più ricordati degli anni ’90. La band voleva denunciare la guerra, in particolare il conflitto in Irlanda del Nord di quel periodo. Questa canzone denuncia proprio quei concetti che si oppongono a quello di “humanitas”, la guerra, l’odio e la morte, che annullano la nostra umanità facendoci diventare, appunto, “zombie”.

Behind the Wall” di Tracy Chapman

Cantata da Alice Villa (4D) la canzone ci regala un messaggio diverso, incentrato sulla violenza ma in un ambiente domestico. Il brano descrive dal punto di vista di una persona esterna l’indifferenza che le autorità avevano in queste situazioni e denuncia il silenzio delle persone che non intervengono alla vista di scene di violenza. Si collega all’humanitas mettendo in luce quanto sia importante non restare indifferenti e avere empatia verso chi soffre.

Alice Villa con “Behind the Wall”
Change” dei Deftones, “Mann Gegen Mann” dei Rammstein e “Sola” di Nina Zilli

I tre brani, i primi due suonati alla batteria da Max Lupo Wilkinson Lepore (1F) e il terzo cantato da Rebecca Farina (5F), affrontano questioni che ci toccano più da vicino. “Change”  tratta di come una persona, prima cara, all’improvviso cambi con il tempo fino a diventare quasi estranea, senza che ne capiamo il motivo, e di come possa farci del male senza che ce ne rendiamo conto.

Sola“, del 2015, è un inno all’indipendenza e alla riscoperta di se stessi che incoraggia a interrompere relazioni tossiche e sbagliate per ritrovare la libertà. Il testo suggerisce l’abbandono di una situazione evidenziando che è meglio restare soli piuttosto che in una relazione che nasconde la propria identità. Esprime il valore dell’umanità attraverso la fragilità dell’individuo: la protagonista, infatti, sceglie la solitudine per rispetto di se stessa.

Mann Gegen Mann” invece è un brano dei Rammstein del 2005. Significa letteralmente “uomo contro uomo” (il titolo è stato ispirato da “Mujer contra mujer“, “donna contro donna” dei Mecano) e tratta dell’omosessualità maschile. A differenza dei brani precedenti, che affrontavano temi riguardanti conflitti tra paesi o nei rapporti, questo parla, in modo quasi ironico, della scoperta e della comprensione di se stessi.

“Mann Gegen Mann” e “Change”
Your Power” di Billie Eilish

Interpretata da Aurora Sabbia (3F), denuncia l’abuso di potere all’interno di una relazione. In un rapporto capita spesso che una persona abbia più potere dell’altra: questa canzone si rivolge a chi approfitta di questa situazione per manipolare e controllare. Dovrebbe rendere consapevoli tutti coloro che abusano della propria posizione, invitandoli a riflettere sul danno che causano.

Labour” di Paris Paloma e “Don’t look back in anger” degli Oasis

Questi due brani spostano il punto di vista sulla rabbia. “Labour” interpreta la rabbia delle donne che spesso vengono “usate” per sostenere tutto il carico, di lavoro ed emotivo, di coppie o famiglie intere. Il brano si focalizza in particolare sull’esaurimento che troppo peso può causare in una persona. La seconda canzone invece è un suggerimento a lasciar andare il passato, non rimanere legati ad eventi o persone, e pensare al presente senza rabbia o rimpianti. 

In conclusione, la Notte del Liceo Classico ha mostrato quanto l’humanitas di Terenzio, concetto antico ma ancora attualissimo, sia importante nella vita di tutti i giorni. Ognuno di noi la sente in modo diverso, e grazie all’impegno di tutta la scuola durante la Notte Nazionale si è riusciti a esplorare l’humanitas in tutte le sue forme.