Un percorso di educazione civica sulle parole che usiamo, dentro e fuori dalla rete

di Emma Zitta, 1b

In questo anno, durante le ore di religione ed educazione civica con la professoressa Maria Letizia Borello, abbiamo iniziato a conoscere il Manifesto della comunicazione non ostile. È stato interessante scoprire come questo Manifesto aiuti a usare le parole in modo più civile, soprattutto quando siamo online.

Per lavorarci meglio, ci siamo divisi in piccoli gruppi e abbiamo analizzato i vari articoli. Ognuno di noi ha espresso il proprio punto di vista, rendendo il lavoro più personale e più vicino alla nostra vita di tutti i giorni, infine unendo tutti i commenti in un’unica presentazione. Questo ci ha fatto sentire anche più uniti, perché abbiamo imparato ad ascoltarci e a comunicare con più rispetto.

Il Manifesto è utile perché ci ricorda che le parole ci rappresentano e che la comunicazione è alla base di ogni relazione virtuale e reale.

È anche un esempio di inclusività, in quanto è tradotto in quasi ogni lingua conosciuta compreso latino e greco. Inoltre si può applicare ovunque: a scuola, nello sport, in politica e in qualsiasi situazione in cui dobbiamo parlare e confrontarci con gli altri.

Tra i commenti di noi studenti è emersa una cosa importante: dobbiamo fare attenzione a come usiamo le parole, perché possono ferire più delle armi stesse.

La rete può essere un posto pieno di cattiveria, ma noi possiamo scegliere di renderlo un ambiente inclusivo e rispettoso, rendendolo utile e sfruttando ogni sua funzione.

Questo percorso ci ha fatto capire che comunicare rispettosamente non è solo una questione di educazione, ma un modo per vivere meglio con gli altri in ogni fascia di età e in ogni luogo.