NOI MARE. L’onda perfetta

Come l’ex meteorologo di Nervi racconta della fotografia della seconda onda più alta mai scattata in Liguria.

di Giulia Maria Campodonico, 1B

Il protagonista di questa storia è Vittorio Dentoni, nerviese, classe 1964, un esperto meteorologo che fin da bambino nutre una passione per le onde e per le mareggiate. 

Dal maggio 2020 ha aperto un profilo Facebook chiamato “Meteo Vitto in cui condivide molte fotografie di mareggiate e prevede il meteo della nostra città in maniera precisa e affidabile.

Durante il nostro incontro gli ho posto le seguenti domande: 

Che studi ha fatto da ragazzo?

Io mi sono diplomato in ragioneria, dopo sono andato in aeronautica militare e sono diventato meteorologo”. 

Da quanto tempo è appassionato di mareggiate?

Sono appassionato di mareggiate da quando avevo otto anni”.          

Le sue previsioni del tempo partono sempre dall’osservazione del mare?

No, la previsione del tempo è una cosa, la previsione del mare è un’altra. La previsione del mare e l’altezza delle onde sono molto più attendibili rispetto alle previsioni del tempo. Le previsioni delle onde si basano principalmente su questi tre fattori: il fetch, ovvero lo specchio di mare coperto dal vento, l’intensità del vento e la durata del vento”.

Il negozio di souvenir in passeggiata a Nervi racchiude tutte le sue passioni?

No, il negozio di Nervi mi piace molto perché è un lavoro bellissimo e perché ho a che fare con persone che vengono da tutto il mondo. Però la mia passione rimane la meteorologia”.

Ha qualche ricordo di lei da bambino legato al mare da condividere?

Ne ho tantissimi. Il mare è sempre stato il mio ambiente, sono canoista e ho fatto 20 anni di gare di kayak. Facevo anche surf e mi ricordo che andavo spesso con i miei amici a prendere le onde. La mia passione per tutti questi sport l’ho tramandata a mio figlio che adesso fa l’istruttore di surf”.

Ho scelto di intervistare Vittorio Dentoni perché mi ha colpito il fatto che lui abbia passioni molto diverse rispetto al lavoro che svolge tutt’oggi a Nervi. Infatti, sottolinea il fatto che le sue passioni siano rimaste le stesse di quando era un bambino e che non siano state condizionate o rivoluzionate dal suo lavoro. 

Il contributo al libro “Wave Watching”
WAVE WATCHING

Vittorio ha partecipato alla stesura del libro “Wave Watchingche tratta di mareggiate, contribuendo con informazioni tecniche e fotografie. Tra queste spicca in particolare una foto riferita alla storica mareggiata del 1989.

La mareggiata del 1989: un record ligure

In quell’anno la nostra riviera fu colpita da una violenta mareggiata. Vittorio riuscì a fotografare la seconda onda più alta mai ripresa in Liguria. Grazie al fatto di aver potuto indicare l’esatto punto di scatto, fu possibile calcolare la sua altezza in maniera piuttosto precisa utilizzando i calcoli trigonometrici. L’altezza calcolata fu di poco più di 13 metri.

Il record del 1955

La foto della più alta onda registrata in Liguria risale alla mareggiata del 1955 e fu scattata alle Cinque Terre. Non conoscendo l’esatto punto di scatto, non è stato possibile risalire con precisione all’altezza dell’onda, che venne comunque stimata tra i 17 e 18 metri.

Un dato impressionante che testimonia la potenza del mare Ligure durante le grandi mareggiate.

La scienza dietro le onde

Il lavoro di Vittorio Dentoni rappresenta un esempio perfetto di come la passione personale possa arricchire la conoscenza scientifica. Le sue fotografie non sono solo suggestive dal punto di vista estetico, ma costituiscono anche documenti scientifici preziosi per lo studio delle mareggiate e dei fenomeni meteorologici marini. La meteorologia marina, come ci spiega Vittorio, si basa su parametri precisi e misurabili, rendendo le previsioni sulle onde più affidabili rispetto a quelle meteorologiche generali.

E mentre le onde continuano a infrangersi sulla costa di Nervi, Vittorio rimane lì, con lo stesso sguardo del bambino di otto anni, sempre in attesa dell’onda perfetta.

NOI MARE. Un’identità millenaria

Intervista alla storica e archivista Giustina Olgiati sull’influenza del mare a Genova 

di Lucilla Lisciotto, 1B

L’indissolubilità del legame tra Genova e il mare permane nei secoli, riflettendosi nell’economia, nella cultura, nel commercio e nella società e si esprime in una storia costellata di maestà e dolore. L’ Archivio di Stato di Genova ne è eterno custode, ne porta al suo interno i secoli gloriosi, anche i suoi lati inediti, celati sotto il velo del tempo, che la dottoressa Giustina Olgiati ci racconta con passione e trasporto.

A Genova è sempre stato presente un porto naturale, senza il quale non sarebbe potuta esistere poiché rappresentava l’unico orizzonte di sviluppo per i Genovesi, un “mezzo di comunicazione liquido”, che consentì loro anche di entrare in contatto con altre popolazioni e culture. 

Reliquario del braccio di Sant’Anna.
Cristo Moro di Santa Maria di Castello

Il mare per i Genovesi rappresentava un elemento familiare che nei secoli “le ha dato e portato via qualcosa”. Il mare “evocava immagini di Santità”, poiché portò a Genova diverse reliquie, come il braccio di Sant’Anna e il Cristo di Santa Maria di Castello, contribuendo all’incremento della devozione religiosa. Purtroppo però attraverso il mare giunsero nei secoli i pirati, che con le loro scorrerie portarono via da Genova molte ricchezze e dignità.

L’influenza del mare sull’economia genovese

Dal punto di vista economico il mare, motore dell’economia genovese, data la scarsa produzione agricola, rappresentava l’unico mezzo di sostentamento. Questo portò i Genovesi ad affinare le abilità di mercanti e a sviluppare le competenze in materia di navigazione, dal momento che non erano ancora stati inventati i mezzi a vapore costituiva la principale via di comunicazione. Il porto di Genova  attualmente è gestito dalla Camera di Commercio, ma il suo funzionamento dipende anche dai movimenti interni dei sindacati , e ancora oggi assolve un ruolo cruciale nell’economia della città poiché deve garantirne la prosperità commerciale.

La mancanza di sicurezza nel lavoro al porto in epoca medievale

Il porto tuttavia in passato fu anche teatro di tragedie, poiché non era garantita la sicurezza delle persone che vi lavoravano, nonostante i consoli delle Corporazioni di Arti e Mestieri tentassero di limitare le sciagure. Questo è attestato dalla scarsa presenza di documenti che ne certificano l’avvenimento e dal fatto che a partire dal 1340 i “camalli”, i facchini storici del porto, godessero di una corsia riservata costituita da sette letti presso l’ospedale di Santa Maria Maddalena. Inoltre all’epoca non erano garantiti rimborsi alla famiglia della vittima, sebbene esistessero fondi per offrire sostegno alle vedove. 

A Genova in età medievale erano presenti anche altri lavori che comportavano rischi considerevoli per la vita delle persone.

Il rischio del lavoro dei marinai; le vite inghiottite dal mare

Il fatto che la prosperità economica di Genova fosse strettamente legata al mare portò molti uomini a praticare il mestiere di marinai o di mercanti, mettendo a rischio le loro vite, data l’imprevedibilità del mare. Infatti, nonostante le diverse precauzioni, come navigare soltanto in determinati periodi dell’anno per evitare venti contrari, o costruire navi la cui struttura fosse volta a prevenirne l’affondamento, spesso si verificavano dei naufragi. Inoltre, bisogna pensare che in molti casi le scialuppe di salvataggio non erano sufficienti a  salvare tutti coloro che si trovavano a bordo della nave , e molte volte ci si accorgeva di un naufragio vedendo pezzi della nave o anche cadaveri portati in braccio dalle onde, quando ormai era troppo tardi per poter prestare soccorso. Fu così che il mare avvolse tra le sue onde molte vite che la città sacrificò al suo splendore.

Le assenze dei marinai e le conseguenti modificazioni sociali e legali legate all’emancipazione femminile

La lunga assenza dei marinai provocò anche dei cambiamenti dal punto di vista sociale, poiché permise ai Genovesi, consapevoli del fatto che il ritorno di coloro che si imbarcavano non era assicurato, di organizzarsi dal punto di vista legale, ideando un sistema di leggi che permetteva alle mogli di coloro che erano partiti di disporre dei beni finanziari e materiali in caso di difficoltà economiche e provvedere a riguardo per il benessere della famiglia, ma l’indipendenza che assicuravano alle mogli dipendeva molto spesso dal tipo di rapporto che avevano instaurato. Questo perché all’epoca i matrimoni molto spesso non avvenivano per volontà degli interessati, ma erano il frutto delle macchinazioni ordite dalle rispettive famiglie allo scopo di assicurarsi prestigio, influenza politica e vantaggi economici. Inoltre la donna doveva sottostare all’autorità del marito, dopo essere stata sottomessa per tutta la vita a quella del padre o di un’altra figura maschile. Egli poteva disporne liberamente e lei non aveva potere sul suo destino, e veniva semplicemente costretta ad essere una semplice spettatrice dello spettacolo della sua vita. A testimonianza di ciò, la dottoressa Olgiati ci illustra dei documenti presenti all’interno dell’Archivio che custodiscono la storia del matrimonio del XVII secolo, avvenuto tra una Spinola e un D’Oria, durante il quale lei subì continuamente la sua ira, che spesso si manifestava con atti di violenza, e si concluse con un divorzio. Dal documento che lo testimonia ci giunge il respiro dell’oppressione che le donne dovettero subire in tali condizioni, portando alla luce storie intrise di dolore che ci implorano di essere raccontate. 

Tuttavia, a volte tra gli sposi si sviluppava un rapporto basato sul rispetto e sulla stima reciproca, che spesso poteva evolversi in amore, e in questi casi l’uomo poteva assicurare alla moglie una maggiore indipendenza economica poiché nutriva una maggiore fiducia nei suoi confronti, consegnandole lo scettro per governare sulla sua vita.

L'Archivio di Stato di Genova: un tesoro millenario minacciato dal declassamento - Polis SA Magazine
L’Archivio di Stato di Genova

Ad esempio è questo il caso di Buscarello Ghisolfi, considerato “la versione genovese di Marco Polo”, il quale viaggiava spesso per mare, nelle cui mani affidò la sua vita, sapendo che probabilmente l’avrebbe scagliata negli abissi oscuri o trasportato verso terre lontane. Egli concesse a sua moglie in sua assenza la piena custodia e la massima libertà di gestione dei beni finanziari e il documento che attesta la sua volontà in merito è attualmente custodito all’interno dell’Archivio di Stato di Genova.

Genova e gli scambi culturali e commerciali: apertura mentale e ricchezza culturale

Qui la dottoressa Olgiati ci racconta un’altra storia affascinante legata a Buscarello Ghisolfi, e i documenti che si riferiscono a essa ci permettono anche di comprendere come i Genovesi in età medievale fossero dotati di una particolare apertura mentale nei confronti di altre culture e religioni, abituati a viaggiare e ad interfacciarsi con persone appartenenti a civiltà aventi usi e costumi differenti dalle loro, con cui intrattenne estremamente moderna, poiché non rifiutano ciò che è diverso, ma lo accolgono. Dalle testimonianze di Jacopo D’Oria, ultimo annalista genovese, emerge il fatto che i Genovesi fossero abituati al contatto con gli stranieri, poiché quando l’ambasceria dei Tartari, guidata da Buscarello Ghisolfi, sostò a Genova, che all’epoca costituiva il punto d’incontro tra diversi fronti culturali,  prima di essere condotta dal Pontefice, dal re di Francia e dal re d’Inghilterra, lo storico nelle sue testimonianze non si soffermò sulla sua descrizione.

I Genovesi si sospinsero fino al Mar Nero, al Mar Egeo, navigarono per tutto il Mediterraneo, sospingendosi al confine del mondo conosciuto, e nella città si intrecciano in un mosaico complesso e variopinto elementi importati da altre nazioni con cui Genova intratteneva rapporti diplomatici e commerciali. Genova alla fine è come il mare, in essa sfociano  la gloria e lo splendore delle altre culture, che ne arricchiscono la corona di spuma.

L’influenza proveniente da altre culture si legge soprattutto nella lingua, poiché i Genovesi appresero durante i viaggi le lingue delle loro destinazioni, come la Turchia o l’Arabia, dal cui linguaggio derivarono alcuni vocaboli del dialetto parlato in Liguria. Anche i Genovesi esportarono in tutto il Mediterraneo termini relativi alla navigazione. A Genova furono particolarmente importanti le influenze dei paesi esteri dal punto di vista del costume e dell’artigianato. Si utilizzavano infatti anche stoffe provenienti dall’oriente, e i gusti dei cittadini in fatto di vasellame avevano subito l’influsso della Spagna islamica. Genova nel corso dei secoli intrattenne spesso rapporti pacifici con le altre civiltà, come fece anche a partire dalla Seconda Crociata, instaurando rapporti commerciali con i Turchi. 

Genova, il monopolio commerciale sul Mediterraneo e le colonie commerciali

I Genovesi fondarono diversi insediamenti nel corso dei secoli allo scopo di instaurare un monopolio commerciale sul Mediterraneo, i quali erano controllati dalla città attraverso varie forme di governo. Mentre in Corsica, data l’ostilità dei suoi abitanti, fu addirittura attuato un governo di tipo militare, nel Mar Nero, i Genovesi mantenevano un controllo diretto sul Sud della Crimea, dove intorno al 1300 sorse una colonia fortificata che in seguito assunse grande prestigio: Caffa. Alcune colonie dell’Egeo furono governate dalla dinastia dei Gattilusio, a cui erano state donate dall’imperatore bizantino, l’isola di Chio fu posta sotto il controllo di un Comitato di Investitori a cui veniva inviato un podestà proveniente direttamente da Genova.

Le colonie furono mezzi di importanti scambi culturali, che arricchirono enormemente l’identità di Genova, il che fu possibile anche grazie ai fenomeni di migrazione veicolati dallo Stato. Ad esempio se un mercante voleva andare ad abitare a Caffa, per pagare tasse inferiori, avrebbe dovuto sposare una donna indigena, il che favorì anche l’integrazione culturale tra Genova e gli abitanti delle colonie. Per Genova era vantaggioso avere mercanti originari della città all’interno delle colonie del Mar Nero per mantenere un’influenza della cultura latina a oriente e pertanto incoraggiavano l’emigrazione attraverso la prospettiva di tasse meno care. Viceversa, giunsero a Genova molti uomini provenienti da altre colonie, che spesso erano stati acquistati dai Genovesi come schiavi, che all’epoca rappresentavano simboli di ricchezza e potere, che però potevano acquisire la cittadinanza genovese e sposare persone originarie di Genova, e in tal modo entrare in possesso della piena libertà. Abbiamo testimonianza per esempio di un giovane schiavo cinese che sposò una ragazza genovese di 23 anni, e fu adottato dalla città come suo cittadino. Tutto ciò conferì alla società genovese un carattere multietnico.

Il mare come mezzo di diffusione della peste nera
Genova, peste, sotterranei e leggende - Genova Cultura
Domenico Fiasella, La peste di Genova. Pinacoteca della Fondazione Franzoni

Il mare tuttavia non fu sempre un mezzo attraverso cui Genova ottenne prosperità economica e ricchezza dal punto di vista culturale, infatti cavalcando le onde giunse nel 1348 la sciagura della peste nera, probabilmente attraverso gli scambi commerciali, che squarciò la quiete della città funestando le vite dei suoi abitanti, scatenando sentimenti di paura e atroce dolore che inflissero ferite cocenti alla città, il cui grido sofferente echeggia nei secoli di storia. Di questo periodo oscuro, della paura dei Genovesi a riguardo, abbiamo conservati all’interno dell’Archivio i testamenti risalenti all’epoca, che erano stati dettati da persone sotto l’effetto della paura della peste, che come un angelo dalle ali nere ogni giorno strappava e sfigurava vite umane, il che è testimoniato dalla presenza all’interno dei documenti della frase “metu pestis”, ossia “per paura della peste”. La città reagì istituendo un lazzaretto, dove i malati di peste venivano isolati, e istituì delle leggi che specificavano l’obbligo dei cittadini di denunciare un malato di peste affinché non diffondesse la malattia.

Genova al vertice dello splendore economico e culturale

Genova raggiunse l’apice dello splendore e della prosperità economica nel Medioevo, epoca in cui era immersa nel fulgore della gloria. Il suo splendore economico e culturale è ritratto in  un’ode scritta da un poeta anonimo intorno al 1200, custodita nell’Archivio Storico del Comune di Genova, che canta ad un mercante di Brescia che non ha mai visto Genova e la bellezza eterna della città, dove anche le donne appartenenti a ceti inferiori  rifulgevano di un nobile splendore, il che significava che Genova colmava ogni cosa della sua bellezza luminosa. Questo scritto racchiude in sé l’orgoglio di Genova, canta la forza del suo cuore pulsante, del suo spirito ardente, città eterna sposa del dio azzurro, da cui fu amata e tradita, benedetta e ferita, e che conserviamo ancora oggi nella nostra identità con orgoglio e passione.

«Zenoa è ben de tal poer                                                            «Genova ha una grande forza,
che no è da maraveiare                                                               non c’è da meravigliarsi
se voi no lo poei savere                                                               se voi non la potete valutare
per da loitam oir contar:                                                              sentendone parlare da lontano:
che e’ mesmo chi ne son nao                                                    io stesso che ci sono nato
no so ben dir pinnamente                                                           non saprei dire adeguatamente
ni distinguer lo so stao                                                                né descrivere la sua condizione
tanto è nobel e posente.»                                                            tanto è nobile e potente.»

 

 

NOI MARE. Porto Antico: custodire il Mediterraneo

Il  direttore generale racconta la sua visione per il Waterfront Genovese e lancia un appello per il Mediterraneo.

di Alice Johnston, 1B

Vincenzo Monaco è il direttore generale del Porto Antico di Genova. In questa intervista ci svela alcuni progetti per l’area del Waterfront genovese e richiama la nostra attenzione alla migliore tutela del Mediterraneo.

Può raccontarci il suo percorso professionale e come è arrivato a diventare direttore generale del Porto Antico?

Ho avuto la fortuna di lavorare sempre sul mare. Ho iniziato con dieci anni nel settore della navigazione: prima con TOREMAR, poi sono passato a Tirrenia a Napoli. Dopodiché è arrivata l’esperienza più lunga e formativa: sedici anni a Venezia con Vela, la società che si occupa di turismo e marketing della città. Lì vendevamo i biglietti per i vaporetti, eravamo proprietari delle aziende di trasporto pubblico e organizzavamo le grandi manifestazioni veneziane come il Carnevale. Gestivamo anche spazi per attività congressuali e fieristiche, un po’ come facciamo qui al Porto Antico. Dopo Venezia ho fatto cinque anni come direttore della Confcommercio di Treviso, poi è arrivata l’opportunità del Porto Antico. Stavano cercando un direttore generale, ho fatto la selezione, l’ho vinta e sono qui da un anno e mezzo. Oggi il mio ruolo è quello di coordinare l’attività degli uffici e fare da cuscinetto tra questi e il consiglio di amministrazione. Il Porto Antico è stato riqualificato da Renzo Piano nel 1992 e comprende l’area del padiglione turistico e delle darsene nel Waterfront di Levante. Gestiamo un’ampia gamma di attività: il centro congressi, l’affitto di posti barca, spazi per l’Acquario, eventi, realtà commerciali come Eataly, The Space Cinema, Old Wild West, e attività corporate come Iliad e Carstream. I ricavi da queste attività vengono reinvestiti nella manutenzione dell’area“.

Come ha plasmato la sua visione sul legame tra  Genova e il mare?

Io ho avuto la fortuna di essere sempre sul mare, quindi questo legame è comunque legato alla mia persona. Qui a Genova l’ho ritrovato, avendo la fortuna di gestire quest’area iconica e  bellissima. Uno dei miei obiettivi è farla conoscere di più, perché spesso si hanno delle sensazioni ma non delle certezze su quello che avviene dietro a queste aree. Questo legame è indissolubile e straordinariamente affascinante.”

Secondo lei, questo legame ha la stessa importanza oggi come in passato?

Sono qua da un anno e mezzo, quindi so poco del passato. Secondo me è un legame indissolubile, c’era ieri, c’è oggi e ci sarà per sempre. Genova è il primo porto d’Italia, questo rapporto è economico ma anche di vita. Indissolubile.”

C’è un modo in cui le persone di Genova potrebbero aiutare a dare vita al Porto e al legame tra Genova e il mare?

Il modo migliore è venire da noi. Il Porto Antico è un luogo che viene frequentato per  vari eventi, attività sportive, i giochi dei bambini, fare una passeggiata, prendere un aperitivo, leggere un libro… Tutte le volte che si viene al Porto Antico si riaccende vivo il rapporto con il mare e le emozioni che ti trasferisce! Vedendo le statistiche, il 70% dei nostri frequentatori è genovese, una buona percentuale.”

Quanto è importante l’Acquario di Genova?

Senz’altro è molto importante per la città  da un punto di vista economico e di promozione turistica. Tra l’altro è l’acquario con il maggiore volume d’acqua d’Europa. Però l’Acquario non è solo divertimento: è  anche studio, ricerca. È un piccolo sacrificio che viene chiesto a questi pesci per un progetto più ampio che è quello di salvare il mare e il pianeta. L’Acquario non è soltanto un  luogo di attrazione ma anche un luogo di studio, di crescita culturale, di crescita della sensibilità nei confronti del mare e del pianeta. Credo che il percorso scientifico sia indissolubile accanto al lato di meraviglia e stupore che crea”.

Secondo lei, dato che il Mar Mediterraneo viene ogni giorno inquinato come il resto dei mari e questo è un problema a livello sia genovese che nazionale, ci sono dei modi in cui potremmo  aiutare a diminuire l’inquinamento del Mediterraneo?

Ci sono tantissimi modi. C’è la famosa diminuzione della plastica con la  raccolta differenziata. L’abbiamo introdotta anche noi recentemente in Porto Antico. L’inquinamento dipende anche dal riscaldamento globale e da tutta una serie di azioni. Quindi ci sono tantissime cose da fare; dipendono dai paesi europei ma anche da ciò che facciamo tutti noi con gesti  quotidiani: consumo dell’acqua, uso della plastica, riciclo, corretto smaltimento dei mozziconi di sigaretta, delle lattine, della plastica stessa… insomma piccoli gesti quotidiani che però possono aiutare moltissimo. Quando vado in una spiaggia o vado sott’acqua con la maschera cerco di portare via qualsiasi spazzatura che trovo in giro. Potremmo organizzare più attività tramite le  associazioni di volontariato per la pulizia delle spiagge. Ci sono veramente tantissimi modi. Anche voi giovani avete una sensibilità maggiore rispetto a quella che avevamo noi alla vostra età. Purtroppo vi stiamo consegnando un pianeta che ha molti più problemi rispetto a quello che ci è stato consegnato a noi.

Ci sono delle nuove idee o nuovi modi in cui potremmo sfruttare la risorsa del mare e del Porto Antico negli anni futuri? Ci sono nuovi progetti per l’area del Porto Antico?

In generale dobbiamo affrontare e iniziare un percorso legato all ESG (Environmental, Social e Governance) mi riferisco ai criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di gestione di queste attività. Quindi stiamo provando a capire come misurare l’impatto che la società Porto Antico ha nei confronti dell’ambiente e della società. Stiamo facendo un piano investimenti che dovrà rispettare determinati parametri di sostenibilità ambientale come rendere gli eventi sempre più sostenibili. Vogliamo allargare il progetto della raccolta differenziata a tutti i nostri conduttori e stiamo introducendo dei sistemi per favorire la mobilità pubblica rispetto a quella privata.”

Se potesse lasciare un messaggio ai giovani del liceo D’Oria e di Genova, quale sarebbe?

Quello che dico ai miei figli: seguire le proprie passioni perché non c’è nulla di più bello, perché sono spesso legate a cose che ci riescono meglio; confrontarsi con il mondo, perché è molto arricchente. Io vedo purtroppo molte persone che nascono, vivono e rimangono nello stesso luogo creando un legame molto forte con il territorio ma anche perdendosi molte esperienze formative. Secondo me, è molto bello il confronto non solo nazionale ma anche internazionale. Bisogna cercare questo confronto e viverlo sempre come un’opportunità”.

NOI MARE. Maggie Pescetto, una donna da vento

Una grande atleta olimpica che insegue il suo sogno ci dimostra il suo amore per la città di Genova.
di Marta Cordone, 1B

Genova, oltre ad essere una città ricca di storia che la rende affascinante e motivo di orgoglio dei suoi abitanti, è anche un luogo che facilita la pratica degli sport acquatici grazie al suo affaccio sul Mar Ligure. 

Maggie Pescetto, atleta dello Yacht Club Italiano, ha partecipato alle Olimpiadi del 2024, gareggiando con il suo kitesurf, ed ogni giorno è sempre più orgogliosa e grata di essere potuta crescere a Genova e quindi di aver iniziato il suo percorso fin da piccola nella sua città.

Durante gli allenamenti Maggie ha la possibilità di vedere la città da un altro punto di vista che, secondo lei, la rende ancora più speciale. Le piace moltissimo quando passa davanti a Boccadasse con il suo kitefoil a tutta velocità, è “un’esperienza davvero unica, vedere le case colorate soprattutto durante le giornate soleggiate provoca molta allegria e felicità”.

Spiaggia di Boccadasse, Genova

L’atleta è entrata nella Nazionale Italiana di kitesurf all’età di 17 anni. Dopo essersi laureata all’Università IULM di Milano ha ottenuto la medaglia d’argento al Campionato Open in Africa nel 2022 e ha partecipato a campionati italiani, europei e mondiali avendo gloriosi successi. Nel 2024, ha rappresentato l’Italia ai Giochi Olimpici di Parigi.

Maggie Pescetto

Maggie Pescetto descrive il suo legame con il mare fondamentale per la sua vita. Ogni volta che non è a Genova, per partecipare a regate a livello internazionale, dentro di sé vorrebbe subito ritornare, perché la sua città è il suo luogo felice dove ha coltivato moltissime amicizie importanti per lei. Inoltre lei afferma che  “sicuramente crescere in una città di mare ha influenzato profondamente il mio rapporto con l’acqua. Sento di non riuscire a stare lontana dal mare”

“Una delle emozioni più importanti che ho provato”, dice Maggie, “è stato tornare a casa dopo un lungo periodo e vedere dopo tanto tempo la mia famiglia, il circolo e i miei amici, che mi hanno sempre sostenuta nei miei traguardi e obiettivi”.

Durante le Olimpiadi le mancava anche il gusto della vera focaccia e del pesto, che la fa sentire subito a casa ricordandole quelle piccole abitudini che la riportano subito nel suo posto del cuore.

Tuttavia rimane una “donna da vento” che ama la sfida del mare come racconta in questa intervista:

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Maggie Pescetto è una ragazza che simboleggia il grandissimo amore dei velisti genovesi per il proprio mare, che è un simbolo di divertimento ma anche di orgoglio per chi abita in questa meravigliosa e sorprendente città.

NOI MARE. Una vita tra le reti

Stefano Donati e il mestiere che sta scomparendo

di Isabella Morando, 1B

Il mare di Genova non è solo una via di commercio o un posto di lavoro: è un luogo che rappresenta parte della vita dei lavoratori e dei cittadini che vivono a contatto con esso. Il porto Antico, più precisamente vicino al Museo del Mare, è il luogo in cui l’ex pescatore Stefano Donati ha lavorato per un decennio, insieme a suo padre e suo zio che lo hanno introdotto nel mondo della pesca. Da subito ha voluto chiarire che il pescatore non è un lavoro semplice: richiede impegno, costanza, pazienza e molto studio.

Il rapporto tra un pescatore e il mare va oltre il semplice guadagno.

Che cosa le viene in mente quando pensa al mare e, in particolare, a Genova?

“Pensando al mare mi vengono in mente tanti ricordi piacevoli. Ricordo per esempio quando andavo a Monterosso con mio padre, vedevamo i delfini, passavamo intere giornate completamente circondati dal mare.” Il mestiere del pescatore non è caratterizzato solo da ricordi, ma anche dalle soddisfazioni che si possono ricavare. “Ricordo la soddisfazione di svolgere un lavoro così faticoso: una volta con mio padre abbiamo trascorso un’intera giornata provando a pescare delle ricciole che continuavano a scappare dalle reti. Dopo un giorno e una notte che continuavamo a fallire e aspettare,  siamo riusciti a catturarle. Il piacere di questi momenti è indescrivibile”.

La difficoltà del mestiere è ripagata da emozioni che non si possono esprimere a parole.

“Mentre stai pescando, sei a contatto con la natura, con l’acqua, con un mondo completamente diverso da quello terreno”

La pesca diventava ancora più particolare di notte, come ci racconta. Da aprile a maggio avveniva la pesca delle acciughe, da luglio ad ottobre la pesca sugli scogli, a dicembre la pesca delle orate. In questi mesi amava particolarmente pescare di notte. “Mi è sempre piaciuto vivere il mare di notte. La notte è magica, è scura, è strana… fa un certo effetto. Tutti dormono e tu sei lì, in mezzo al mare, a pescare, e ti senti come se fossi sopra le nuvole su un altro mondo”.

Il suo rapporto con il mare, come tutte le relazioni, non è sempre semplice. “Il mare è un amico, ma può diventare anche un nemico e per fare questo lavoro devi esserne consapevole”. Essere pescatori oggi richiede non solo di saper pescare, ma di saper rispettare il mare. Grazie alle nuove tecnologie la pesca sta cambiando sempre di più. Gli strumenti si sono rinnovati, e per questo è aumentata anche la quantità di pesce che si può pescare, causando anche una riduzione del pesce in mare. Molti pesci tipici di Genova, come le acciughe o le ricciole, vengono pescati in grandi quantità perciò non si ripopolano velocemente. “Essere pescatori oggi non richiede soltanto abilità, ma anche tanto impegno e soprattutto rispetto per il mare. È per questo che il progresso rende la pesca più efficiente ma allo stesso tempo più complicata di prima”.

Quali sono i valori più importanti che ha appreso da questo mestiere?

“Sicuramente ho imparato ad essere calmo, paziente, poco impulsivo. Questo è un lavoro destinato a scomparire. Un ragazzo non inizierà mai di sua spontanea volontà a pescare. Deve essere guidato, deve imparare questi valori. Gli si deve spiegare più che la tecnica, l’approccio che si deve avere. La pesca sarebbe un’esperienza meravigliosa per tutti e sarebbe bello poter diffondere di più l’idea di poter fare questo mestiere. La voglia di un ragazzo di pescare deve nascere dal cuore. Non si può iniziare nel modo corretto senza la più sincera volontà di farlo.

Più che un lavoro la pesca è una passione. Ci vuole passione. Se non ce l’hai,  non puoi fare il pescatore. Questa dedizione deve nascere da dentro la persona, deve essere più forte di ciò che potresti guadagnare. Se hai l’amore per questo mestiere poi puoi arrivare ad un guadagno. Non ha senso partire con il presupposto di farlo come un lavoro, perché non si ottiene nessun risultato.”

Oggi Stefano Donati gestisce la pescheria “La Lampara” a Genova. Nonostante abbia lasciato il mestiere di pescatore, continua a trasmettere i suoi valori di rispetto per il mare e per la pesca alle nuove generazioni che, forse, manterranno viva questa tradizione. 

 

NOI MARE. Il lungomare di Genova è la mia casa

Andrea Puccio otto mesi all’anno al Centro Surf Club

di Simone Repetto, 1B

 

Inizia la primavera e lui è già lì, al lavoro, perché Andrea Puccio è uno dei titolari, con il fratello Maurizio e le rispettive mogli, di uno stabilimento balneare e ristorante in Lungomare Lombardo (una strada parallela a Corso Italia), il Centro Surf Club.

Foto dello stabilimento balneare e ristorante Centro Surf Club e sullo sfondo l’Abbazia di San Giuliano
Il Centro Surf Club e sullo sfondo l’Abbazia di San Giuliano

E lì lo puoi trovare tutti i giorni, tutto il giorno, fino alla fine di ottobre, quando la stagione finisce e lui può godersi un “meritato” riposo. Ma il mare accompagna Andrea anche a stagione balneare conclusa, durante i suoi viaggi per il mondo.

Lo conosco da sempre e a lui ho pensato quando ho deciso di intervistare una persona che avesse con il mare un rapporto particolare. L’ho quindi contattato telefonicamente, siamo in inverno, e lui è fuori Genova, al caldo e ovviamente al mare! Lui mi ha risposto entusiasta: “Sull’argomento mare mi trovi particolarmente preparato!“. 

Foto di Andrea Puccio
Andrea Puccio

Innanzitutto gli chiedo se i genovesi amano il mare e lo rispettano. Mi risponde: “Quale genovese non ha mai fatto un bagno in mare? Ogni genovese ha con il mare un rapporto particolare: c’è chi ama passeggiare sul bagnasciuga, chi ama prendere il sole, chi adora praticare al mare attività sportiva e chi si ferma semplicemente ad osservarlo, magari e soprattutto durante delle belle mareggiate”

Gli domando se ritiene che il mare sia fruibile per tutti e quali modalità si potrebbero usare per migliorarne l’accessibilità. “A Genova non abbiamo molto spazio per le spiagge, lo sappiamo bene, e molte sono ricoperte di pietre o piene di scogli. Le spiagge di dimensioni più grandi sono quelle in prossimità di sbocchi di torrenti e di molte spiagge derivano da diverse azioni dell’uomo sull’ambiente. Le nostre spiagge quindi non sono facilmente raggiungibili da chiunque, proprio per via della loro conformazione. Oggigiorno c’è sempre più attenzione sul tema della disabilità, e recentemente nuove leggi sono state emanate perché tutti gli stabilimenti balneari siano obbligati ad adottare delle misure per permettere anche alle persone con disabilità di godersi il mare.” Sebbene lui parli da titolare, con tutto ciò che ne comporta dovendosi il suo stesso stabilimento adeguare a questa recente normativa, mi confida: “Queste nuove leggi sono giustissime.” 

Gli chiedo se ha mai temuto il mare durante un’emergenza. “Assolutamente sì!”. Ricorda da ragazzino, al largo di Quarto, una virata sbagliata e la barca a vela cappottata, con lui finito fuori bordo e la compagna di corso finita sotto lo scafo. La paura legata alla difficoltà di non poter aiutare l’amica perché il giubbotto di salvataggio non gli consentiva di immergersi nell’acqua per poterla liberare da quella situazione. 

Poi gli domando come ha imparato a leggere il mare e quali segnali osserva per capire se è pericoloso. “Ogni posto ha le sue caratteristiche”, mi dice. Certamente l’età e l’esperienza gli sono di aiuto. Il meteo genovese ormai non ha più segreti per lui. Al giorno d’oggi ognuno di noi è più avvantaggiato nel conoscere le previsioni atmosferiche ed Internet è sicuramente di aiuto in tutto questo.

Infine gli chiedo quale è stato il salvataggio più significativo della sua carriera. Qui si fa serio (ammetto che la chiacchierata fino ad ora è stata serena e molto divertente). Il soccorso che si è trovato a dover effettuare è stato causato da una sua imprudenza, per il fatto di aver sottovalutato il mare: giornata di mare calmo, esce in canoa con i suoi due nipoti, che porta alla boa, un po’ al largo. Purtroppo si alza il vento di Tramontana che spinge i suoi nipoti, che sono in acqua, ancora più al largo in direzioni opposte uno rispetto all’altro. Andrea deve scegliere rapidamente chi salvare per primo, consapevole che ogni secondo è prezioso. Riesce a portare in salvo entrambi, ma quella paura non l’ha mai dimenticata.

Quel giorno ho ricordato che il mare non perdona la superficialità“, mi confessa. “Anche quando sembra calmo, devi sempre rispettarlo. È questo che cerco di trasmettere a chi viene al Centro Surf Club: il mare è una cosa meravigliosa, dobbiamo goderne, ma dobbiamo rispettarlo. Sempre.

NOI MARE. Il legame indissolubile tra la Sindaca di Genova, Silvia Salis, e il mare

Una sportiva ai vertici della città: ricordi, progetti e sogni olimpici

di Beatrice Vacca Sita, 1B.

Silvia Salis, eletta Sindaca di Genova il 29 maggio 2025, conosce bene la sua città ed il mare che la costeggia.

Fin da piccola si allena nel campo sportivo di Villa Gentile, in cui è praticamente cresciuta e dove si ambientano numerosi ricordi d’infanzia: “Mi ricordo quando mi allenavo di mattina, il campo era vuoto, silenzioso e, se c’erano delle mareggiate, sentivo il rumore del mare”.

Alluvione 2011, l'insegnante del Montale scarica sui genitori: “Ragazzi fatti uscire perché volevano venirli a prendere" - Genova 24
Alluvione disastrosa avvenuta a Genova nel 2011.

Il mare di Genova ha però due facce: quella dei ricordi d’infanzia e quella delle emergenze. A Genova si presenta un grosso problema di protezione lato mare “che andrebbe affrontato in maniera organica, considerando l’esposizione totale della città al mare”.

Questi problemi vengono affrontati anche attraverso vari progetti importanti, tra cui “Genova Ocean Agorà” un consorzio che unisce oltre 30 organizzazioni per proteggere la costa ligure.

Maltempo autunnale in arrivo sulla Liguria, Arpal: "Piogge diffuse e innalzamenti dei corsi d'acqua" - Genova 24
Recente maltempo a Genova, 12/10/2025.

Riferendosi ai recenti eventi di maltempo afferma: “Durante questo mandato richiederò una presa in carico da parte dello stato di un’ operazione organica di protezione a mare” e rivolgendosi direttamente ai cittadini comunica: “Bisogna seguire le indicazioni, non si devono sottovalutare i rischi”.

 

Quali iniziative ha previsto per promuovere la cultura e la storia di Genova e del suo mare, anche attraverso eventi e manifestazioni?

La cultura di Genova e del suo mare viene continuamente tramandata attraverso varie tipologie di attività, come Le Regate delle Repubbliche Marinare”, il “Confeugo”,  il “Salone Nautico” e  portando avanti quella che era la realtà del “Doge”. Secondo me, fare un “Fuorisalone” del Salone Nautico, come quello del Mobile di Milano, può creare attrattiva per la città e cambiare la percezione di quello che è il Salone Nautico”.

 

Confeugo 2025 | Città Metropolitana di Genova
Confeugo 2025.
Salone Nautico 2025: we are made of sea - Urban Flora
Salone Nautico 2025.

 

 

 

 

 

Accetterebbe la proposta di organizzare le Olimpiadi estive a Genova?

“Non solo accetterei la proposta, una delle prime cose che ho fatto quando sono diventata Sindaca è stata dire a Giuseppe Sala e a Stefano Lo Russo di fare un triangolo di collaborazione tra Genova, Milano e Torino, riservando tutti gli sport d’acqua a Genova e non nascondo che, da sindaca che ha fatto le Olimpiadi, sarebbe un grandissimo sogno”.

Come vede Genova e le sue coste alla fine del suo mandato, quali sono le sue aspettative?

Al termine del mio mandato vorrei innanzitutto una città universitaria, attenta ai giovani nei suoi programmi, nelle proposte culturali, che pensi a dei servizi per i giovani, che presenti una grande metropolitana che possa collegare tutta la città, che produca sempre di più lavoro qualificato, con stipendi che siano all’altezza della possibilità di pensare a una vita qui, a Genova, non un lavoro che non permetta a un giovane di andare a vivere da solo”.

Riuscirebbe a vivere in una città senza mare? Perché?

Nella vita non si può dire: “Io non farei mai”, perché nella vita, purtroppo, devi prendere delle scelte anche in base a delle necessità, ma chi vive a Genova sa che privilegio si ha nel vivere in una città con una qualità di vita buona e con il mare a portata di mano. Spero di vivere sempre a Genova, perché quando non vivi più nella tua città o nella città che ami, le altre sono tutte uguali e non sono più la tua; ad esempio potrei andare a vivere a Barcellona, ma non sarebbe Genova, perché, aldilà del mare, la qualità di una città è legata alla tua famiglia, ai tuoi amori, ai tuoi affetti, alla tua storia e ai tuoi ricordi”.

NOI MARE. La visione di Marco Bucci per un futuro blu

Il presidente della Regione Liguria racconta il legame tra Genova e il mare: blue economy, Waterfront e nuove opportunità
di Lorenza Grillo, 1B

“Il mare coincide con l’identità di Genova e dei suoi abitanti”: è questo che pensa Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, intervistato per cercare di comprendere il rapporto tra Genova e il mare.

Liguria Oggi – Il quotidiano di Genova e Liguria
Marco Bucci

Marco Bucci ha trascorso molti anni all’estero, negli Stati Uniti, ma una parte di sé è sempre rimasta ancorata alla sua città dove ha voluto portare il suo contributo per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni. Infatti è stato sindaco di Genova dal 27 giugno 2017 al 9 dicembre 2024 per due mandati consecutivi. Dal  6 novembre 2024, invece, è presidente della Regione Liguria succedendo a Giovanni Toti indagato per corruzione. Nel tempo libero è un appassionato velista che vede il mare con ammirazione e rispetto.
Stiamo vivendo un momento storico particolare che in molti casi frena lo sviluppo, ma come ha voluto sottolineare Bucci, anche in queste circostanze  l’economia ligure mostra segnali di crescita, in particolare, grazie alla blue economy. Infatti “nel primo trimestre del 2025 i porti liguri hanno registrato un incremento del traffico passeggeri del 2,5% in particolare grazie al +4% delle crociere solo una lieve flessione dell’1,1% per il traffico commerciale in tonnellate anche se crescono di un buon 6% i container movimentati.”

Presentato il progetto del Waterfront al Municipio VIII Medio Levante - Lavocedigenova.it
Progetto del Waterfront

Anche dal punto di vista di possibili contrasti tra lo sviluppo urbano e la qualità di vita della città, il presidente sostiene che le nuove tecnologie e gli strumenti che abbiamo a disposizione rendono sempre più possibile la convivenza pacifica e fruttuosa. Opere che dimostrano questa tesi sono ad esempio il Waterfront di Levante, un grande lavoro che ha permesso di integrare alla città un luogo considerato a lungo marginale. Il Waterfront sarà anche molto utile per tutti coloro che vorranno avviare una start-up: infatti Bucci dice che c’è la volontà di realizzare delle scuole del mare in modo che le tante professioni legate al settore siano sempre più qualificate. Per questi progetti è necessario, però, che la tutela dell’ambiente e la crescita vadano di pari passo senza sovrapporsi fra loro. Infatti “Da un lato il mare, con la sua ricchezza di fauna e flora, la sua biodiversità, è un monito importante, perché rappresenta un patrimonio ambientale che dobbiamo difendere e tutelare per il futuro dell’umanità. Dall’altro, come la storia ci insegna, il mare per Genova è una straordinaria fonte di lavoro e ricchezza; queste due dimensioni oggi possono andare avanti insieme”.

La città di Genova continua e continuerà a essere influenzata dal mare che ne determina lo sviluppo economico, sociale e culturale. La gestione del mare e delle sue risorse è quindi un tema centrale per il futuro di Genova.

 

 

NOI MARE. L’Acquario di Genova: conservazione, ricerca e futuro del Mediterraneo

Dalla tutela dei coralli al recupero delle tartarughe: l’impegno dell’Acquario per il Mediterraneo.

di Cecilia Toma, 1B

Quando si parla di Genova, l’immagine che affiora subito alla mente è quella del mare. Fin dai tempi delle Repubbliche Marinare, la distesa blu ha rappresentato la sua ricchezza e identità, influenzandone cultura e tradizioni. Il mare rappresenta dunque il nucleo vivo della città. Luogo di fascino, l’Acquario non è soltanto una meta turistica ma un’icona di Genova e una fucina di progetti e obiettivi che gravitano attorno alla conservazione degli ecosistemi in via di estinzione. Un argomento che abbiamo approfondito durante l’Intervista con la dott.ssa Bruna Valettini, Responsabile dei progetti europei presso Costa Edutainment S.p.A.- Acquario di Genova.

I progetti di conservazione: un impegno concreto

L ’Acquario di Genova opera su molteplici fronti per la conservazione e la ricerca. Innanzitutto i progetti di ricerca sui mammiferi marini, che vanno avanti da molti anni e che consentono, anche attraverso un network internazionale, di disporre di un numero sempre maggiore di dati sulla presenza dei cetacei nel Mare Mediterraneo.

Fonte: https://www.acquariodigenova.it/i-coralli-tropicali-un-patrimonio-da-preservare

Un’altra tematica cruciale è il “Progetto Coralli”, una collaborazione tra l’Acquario e l’Università Bicocca di Milano per la tutela dei coralli tropicali. Questi organismi sono soggetti a numerosi rischi dovuti all’innalzamento della temperatura a causa dei cambiamenti climatici, che provoca il cosiddetto: “sbiancamento dei coralli”. Si stanno conducendo molti studi e i coralli vengono riprodotti direttamente all’Acquario. È stato creato un centro per questo progetto direttamente alle Maldive, per intervenire sul campo. Un altro fronte importante è la reintroduzione di specie che vengono allevate in cattività. Ne è un esempio la testuggine palustre, specie di acqua dolce che viene riprodotta in un centro ad Albenga; i piccoli vengono poi portati in Acquario, dove rimangono in stabulario per circa un anno, per poi essere riportati al centro di riproduzione e successivamente reintrodotti negli stagni intorno alla piana di Albenga. Questo progetto ha ottenuto un importante  finanziamento dall’Unione Europea.

Fonte: https://www.acquariodigenova.it/sos-tartarughe

Al centro dell’attenzione ci sono anche le tartarughe marine: da anni l’Acquario è centro di recupero autorizzato e riconosciuto per il salvataggio di questi animali. Quando viene avvistata una tartaruga marina, viene segnalata e la Capitaneria di Porto che la conduce all’Acquario, dove viene curata. Si tratta spesso di tartarughe rimaste impigliate nelle reti o che, purtroppo, hanno incontrato per loro sfortuna le eliche di qualche imbarcazione. Quando possibile, vengono poi rilasciate nuovamente in mare.

Innovazione tecnologica al servizio del mare

Fonte: https://www.acquariodigenova.it/i-cavallucci-marini

Sul fronte tecnologico, l’Acquario  sta portando avanti diverse ricerche innovative, il primo è lo studio sui bioattivatori, sostanze naturali utili per il risanamento delle acque del porto, in grado di degradare le sostanze nocive presenti nei fanghi dei fondali.

Alcuni studi prendono in considerazione il DNA ambientale, in particolare per individuare la presenza della foca monaca, di cui esistono veramente pochi individui, difficili da osservare direttamente. Quando se ne sospetta la presenza, vengono prelevati e analizzati campioni d’acqua, nei quali si verifica l’eventuale presenza attraverso il DNA. Questa tecnica innovativa viene portata avanti dalla Fondazione Acquario di Genova nell’ambito del progetto sulla foca monaca.

Un altro progetto concreto è stato quello che ha interessato i cavallucci marini, riprodotto in Acquario e grazie alla collaborazione con l’università, reintrodotti nel Mar Piccolo di Taranto.

Educare per conservare

L’Acquario di Genova ha come missione quella di sensibilizzare ed educare il grande pubblico alla conservazione, al rispetto e all’applicazione di comportamenti sostenibili. Questo avviene tramite attività di educazione, sensibilizzazione e laboratori educativi sia con le scuole sia con gli adulti perché è fondamentale far conoscere le diverse specie  in pericolo, gli habitat minacciati e l’importanza della conservazione dell’ambiente marino. Attraverso azioni concrete, come progetti di conservazione e di ricerca che prevedono anche attività con impatto diretto sul campo, l’Acquario dimostra che è possibile fare la differenza.

La dott.ssa Valettini conclude con una visione che unisce conservazione marina e inclusione sociale: “Se potessi avere ampie risorse e possibilità, mi piacerebbe provare a realizzare un progetto, in collaborazione con enti, università e associazioni che si occupano dell’assistenza a persone con bisogni speciali, per fare in modo che possano usufruire non solo dell’Acquario e delle attività che svolgiamo, ma anche di esperienze come, ad esempio, la nautica o la subacquea, in maniera più facile, accessibile e inclusiva, cercando gli strumenti e le tecniche migliori affinché tutto ciò possa avere un beneficio concreto su di loro e migliorare la loro qualità di vita.

Un messaggio di speranza che dimostra come la conservazione marina e l’inclusione sociale possano andare di pari passo.

NOI MARE. La musica di Genova raccontata da Andrea Incandela

Il liutaio e presidente dell’associazione culturale, musicale e museale A cá dö Dría, racconta il legame tra Genova, De André e la tradizione marinara.

di Daniele Ferro, 1B

Genova ha sempre avuto una forte tradizione musicale, profondamente legata al mare: dai canti popolari dei marinai fino ai grandi cantautori che hanno reso celebre la città in tutto il mondo. Tra questi, il nome più rappresentativo è senza dubbio Fabrizio De André, capace di raccontare Genova e il Mediterraneo come pochi altri.

Andrea Incandela

Andrea Incandela, musicista, liutaio ed esperto di strumenti, è il presidente dell’associazione culturale, musicale e museale A cá dö Dría, “A casa di Andrea” in genovese, una realtà attiva nel centro storico di Genova che si occupa di concerti, produzione musicale, riparazione di strumenti e corsi di musica e pittura. Andrea Incandela ha conosciuto personalmente Fabrizio De André e, in questa intervista, racconta il legame profondo tra Genova, il mare e la musica.

Cos’è per te Genova e il mare?

Tutto. E con “tutto” ti direi pochissimo. Io non vivrei mai in una città senza mare, non potrei farlo. Sono nato a contatto con il mare, nella città Superba, che per me è la più bella del mondo. Non ho bisogno di vederlo o di andarci, non ci vado quasi mai. Ma mi basta sapere che c’è.

Chi era per te Fabrizio De André?

Un grande amico. L’ho conosciuto quando ero ragazzino. All’inizio il nostro rapporto era soprattutto legato al lavoro: gli vendevo strumenti, prestavo attrezzi e mi occupavo delle riparazioni, e lui ne era contento. Con il tempo, però, è diventata una vera amicizia. Passava spesso, abbiamo parlato tante volte di Genova e di musica. Era una persona stupenda, molto comprensiva e un grande poeta. Secondo me, dovrebbero candidarlo al premio Nobel.

Hai mai suonato o cantato insieme a Fabrizio De André?

Cantato sì, suonato no. Una volta ci siamo trovati in piazza De Ferrari e ricordo che nacque spontaneamente un coro: cantavamo tutti insieme. C’era un bar sotto i portici, il Giavotto, frequentato da Paoli, da De André, da Manfredi e da tanti altri musicisti e personaggi famosi. Andammo lì a cantare con lui: è stato un momento molto bello e particolare, perché eravamo tutti insieme.

Perché De André scrive Crêuza de mä e cosa racconta questa canzone?

Crêuza de mä nasce dal desiderio di raccontare il mare di Genova e, allo stesso tempo, il Mediterraneo come spazio di incontro. De André sceglie il dialetto genovese perché è una lingua marinara, formata dal contatto tra molti popoli del Mediterraneo, quindi perfetta per rappresentare questa realtà. 
Attraverso il dialetto e una musica ispirata alle tradizioni mediterranee, racconta un Mediterraneo “prima della globalizzazione”, fatto di viaggi e scambi. È stata una scelta controcorrente per l’epoca, ma proprio questo rende la canzone straordinaria. Crêuza de mä guarda al passato per parlare in modo universale del presente ed è una delle opere più importanti di Fabrizio De André.

Di cosa parlano i canti dei marinai genovesi?

I canti dei marinai genovesi parlano soprattutto della vita sul mare: dei viaggi lunghi e faticosi, della nostalgia per la terra, delle donne lasciate a casa, del pericolo e, a volte, anche della povertà. Raccontano un’esistenza dura, fatta di lavoro e di attesa, spesso con un tono ironico o rassegnato. Parlano di uomini comuni, di fatica quotidiana e di ritorni incerti: molti non sapevano quando sarebbero tornati. Il mare non è mai idealizzato, è una presenza necessaria ma anche crudele

Quali strumenti usavano i marinai?

Gli strumenti erano pochi e semplici, facili da portare in viaggio. Si usavano soprattutto strumenti a corda come la chitarra o il mandolino, ma anche il violino. Non mancavano percussioni improvvisate, come tamburi rudimentali o semplicemente il battito delle mani e dei piedi. Spesso, però, il canto era soprattutto vocale e corale, perché serviva anche a tenere il ritmo del lavoro a bordo.

Esistono ancora musicisti che mantengono viva questa tradizione?

Sì, questa tradizione non è scomparsa. Oggi viene portata avanti da gruppi e musicisti che lavorano sulla musica popolare ligure e mediterranea, cercando di conservarne la lingua e lo spirito. Alcuni lo fanno in modo più tradizionale, altri in maniera moderna, mescolando strumenti antichi e contemporanei. Naturalmente Fabrizio De André, con Crêuza de mä, ha avuto un ruolo fondamentale nel far riscoprire e valorizzare questa tradizione, portandola a un pubblico molto più ampio e rendendola conosciuta in tutto il mondo.

Attraverso il racconto di Andrea Incandela emerge un’immagine di Genova profondamente legata al mare, non solo come spazio fisico ma come luogo culturale e musicale. Dai canti dei marinai fino a Crêuza de mä, la musica diventa memoria, identità e racconto collettivo di una città che continua, ancora oggi, a suonare.

Come cantava Fabrizio De André nei versi finali di Crêuza de mä:

bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä

che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na

creuza de mä

(padrone della corda marcia d’acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare.)