Se il basket non è più solo un “gioco da ragazzi”

di Stella Medusei, 2B

Il basket femminile è nato solo cinque anni dopo quello maschile, nel 1896. Eppure, per decenni, i riflettori si sono accesi quasi solo per gli uomini. Oggi, però, le cose stanno cambiando. Tale sport permise agli studenti delle scuole del Massachusetts di tenersi in forma anche durante il periodo invernale, quando le temperature erano più rigide. Il basket, per entrambi i sessi, richiede dinamicità, attenzione, equilibrio, fluidità nei movimenti, precisione e la capacità di saper giocare in squadra, poiché un minimo errore può rompere il ritmo del gioco.

Il basket femminile: questione di dettagli

Dal punto di vista tecnico la pallacanestro femminile e quella maschile si differenziano in un minimo dettaglio: nella prima, la palla ha un peso e un diametro minore della palla da gioco che utilizzano i maschi. Il basket femminile è sempre più diffuso anche a livello internazionale: in Italia il campionato più importante è la Serie A1, gestita dalla Lega Basket Femminile (LBF), mentre i campionati minori sono la Serie B, C e la Promozione, gestiti dai comitati FIP, in Europa è la FIBA Women’s EuroBasket e nel mondo la WNBA.

Un po’ di teoria 

Durante le partite di pallacanestro femminile, le due squadre avversarie giocano con cinque giocatrici a testa in un campo indoor, ovvero situato all’interno di una struttura. La durata di ogni singola partita è di 40 minuti divisi in 4 tempi; l’obiettivo è fare punto nel canestro opposto. Ogni giocatore possiede un ruolo definito e che varia in base alla propria posizione nel campo: ala grande, ala piccola, guardia, centro, swingman o guardia-ala e molti altri.

Una situazione in evoluzione 
Nonostante il basket sia lo sport più seguito dopo il calcio, quello femminile è nettamente meno seguito, sia dai tifosi, sia dagli sponsor. Tuttavia, la situazione si sta evolvendo: infatti, negli ultimi tempi, la pallacanestro femminile ha raggiunto sempre più spettatori e spettatrici durante le partite. Nascono sempre più nuovi talenti che scalano le classifiche, come A’ja Wilson, ala dei Las Vegas Aces. Ella ha acquisito più volte il titolo di MVP e ha dimostrato di avere un’abilità difensiva eccellente. A’ja Wilson, assieme a molte altre atlete, è il chiaro esempio che, anche negli sport che sono sempre stati definiti prevalentemente maschili, le donne possono mostrare il loro valore e la loro validità, senza sentirsi inferiori.

Dove possono giocare le appassionate di basket a Genova?

A Genova le due squadre che promuovono la pallacanestro giovanile anche per le femmine sono la A.S.D. Ardita Juventus 1906 e il Basket Pegli. Entrambe garantiscono alle ragazze e ai ragazzi un ambiente sano e famigliare nel quale poter crescere. Attraverso qualsiasi sport di squadra nascono nuovi legami, dai quali sorgono diverse amicizie e conoscendo sempre più persone ci rendiamo conto di cosa sia davvero la realtà.

Come affrontare gli stereotipi nello sport?

Non solo negli sport ma anche in ambienti lavorativi e sociali, i pregiudizi di genere purtroppo resistono. Per questo le giovani atlete potrebbero essere spronate dall’esempio di tutte coloro che hanno raggiunto il successo o sono riuscite a realizzare le loro passioni, rimanendo se stesse e senza farsi distogliere dai propri obiettivi. Molte campionesse, nonostante nel loro passato abbiano subito derisioni per i loro valori, al giorno d’oggi sono riuscite a trasmettere gli stessi ideali e farli diventare la “normalità”.


 

 

Cinema e Identità di Genere

Incontro in aula magna per ascoltare una lezione riguardo il ruolo dei generi all’interno del mondo dello spettacolo

di Alice Crosa di Vergagni, 2D

Al giorno d’oggi è molto frequente sentire parlare di identità di genere e sempre di più si capisce come questo argomento stia diventando parte rilevante all’interno della società. Il mondo del cinema e dello spettacolo hanno sicuramente contribuito a rendere visibile ciò che per lungo tempo era rimasto ai margini.

Iniziamo a parlare di modifiche nell’ambito cinematografico concentrandoci particolarmente sulla figura della donna negli anni delle Guerre Mondiali, in cui è evidente la sua presenza come, però, oggetto per la promozione di prodotti o modello estetico volto al compiacimento degli uomini. Negli anni ’50, ad esempio, si afferma la star Marilyn Monroe all’interno del cinema di Hollywood diventando una figura molto rinomata soprattutto all’interno del pubblico maschile.Marilyn Monroe - Wikipedia

Con il passare degli anni la figura della donna si afferma sempre di più all’interno dei film, ricoprendo ruoli importanti e non più marginali come un tempo.

Tempo dopo, con la nascita delle comunità LGBTQ, compaiono all’interno dei film i primi personaggi omosessuali segnando così un periodo di cambiamenti all’interno della società di quegli anni. Il primo vero esempio di film, in cui si trovano all’interno esponenti della comunità LGBTQ, co-sceneggiato e diretto da Jim Sharman, fu “The Rocky Horror Picture Show” che dopo esser uscito nei cinema nel 1975 riuscì ad impressionare la gente e spingere i più insicuri a fare “coming out”, termine coniato proprio in quegli anni.The Rocky Horror Picture Show (1975) - Informazioni sull'uscita - IMDb

Nei primi anni ’90 esplode quello che viene definito il “New Queer Cinema“, in cui personaggi generalmente marginali o assenti prendono il sopravvento davanti agli schermi, portando un messaggio anche di condanna verso il patriarcato e la figura dell’uomo virile, da sempre idealizzata.

Negli anni 2000 il movimento continua a svilupparsi e vengono prodotti diversi altri film, come “I segreti di Brokeback Mountain“, che con i loro protagonisti omosessuali riescono a “rompere gli schemi” distruggendo la figura dell’uomo etero perfetto e virile.

Dopo l’avvento nelle sale dei cinema di questi film così “particolari” per il tempo, si riuscì a dimostrare definitivamente che i ruoli di genere non sono leggi di natura rigide, ma costrutti narrativi e sociali che possono essere riscritti e sfidati.

Il cambiamento che la società stava vivendo riuscì ad organizzarsi chiaramente all’interno degli schermi che sempre di più promuovevano l’ascesa di ruoli completamente differenti cancellando la parola “normale” dai dizionari comuni. La comunità LGBTQ+ aggiunge per l’appunto un “+” all’interno del suo nome evidenziando le diverse categorie che stavano crescendo tra la gente e che con lo sviluppo del cinema venivano promosse tra le persone.

Più recentemente sono stati prodotti film come “Chiamami col tuo nome” in cui è sempre presente la figura dell’uomo omosessuale che viene continuamente promossa a causa delle continue discriminazioni che avvengono all’interno della società anche al giorno d’oggi. Oltre all’omosessualità, sono stati trattati argomenti più complessi e che sono stati più difficili da accettare, nel 2024, esce al cinema il film “Emilia Perez” che affronta il tema della transessualità e si impone velocemente conquistando la vittoria di ben 4 Golden Globes.Emilia Pérez | Selena Gomez Wiki | Fandom

La società è in continuo sviluppo e con lei sempre anche il mondo del cinema che non si limita a registrare i cambiamenti della gente, ma li anticipa e li promuove. Infatti, basta uno schermo, a volte, per riuscire a capire il mondo e le persone che lo abitano.

Le immagini come specchio della realtà

di Alice Celada, 2D

Quelle che credevamo essere semplici immagini, sono in realtà un potentissimo specchio di ciò che siamo. È questo il pensiero sul quale si fonda il “Progetto cinema” presentato ad alcune delle classi del liceo D’Oria, martedì 22 aprile. Il percorso, tra cinema, identità e rappresentazione, è stato in grado di guidare lo sguardo dei ragazzi, invitandoli a non far passare nulla inosservato e quindi trasformando la semplice visione in consapevolezza, partendo proprio dall’idea che “il cinema serve a comprendere ciò che ci circonda”. Facendo ciò, si è andati a guardare dietro la macchina da presa quelle che sono le più semplici scelte narrative che però nascondono i più importanti messaggi culturali. Il centro del progetto è semplice, ma incisivo: le immagini non sono mai neutre; ricostruendo la realtà riescono ad influenzare gli spettatori e inevitabilmente a cambiare il loro sguardo sul mondo. Dalle prime riflessioni sulla visione eurocentrica, fino all’analisi del linguaggio cinematografico, emerge una verità chiara: guardare è anche un atto politico e sociale.

Uno dei passaggi più forti è stata sicuramente l’analisi della rappresentazione della donna, in particolare nella pubblicità degli anni ‘60, con il concetto di male gaze, ovvero la figura femminile che diventa oggetto di desiderio sotto lo sguardo maschile e nulla di più. Attraverso esempi iconici come Marilyn Monroe, simbolo sicuramente di fascino, ma soprattutto di un sistema che l’ha intrappolata, gli studenti capiscono come il cinema possa non solo riflettere ma anche diffondere e consolidare stereotipi.

Ma il progetto esplora anche il cambiamento. Dalla rivolta di Stonewall alla progressiva inclusione di personaggi LGBTQ+ nel cinema, si traccia un percorso di emancipazione. Film come Philadelphia di Jonathan Demme o Brokeback Mountain di Ang Lee diventano strumenti per raccontare storie prima invisibili, rompendo il silenzio e ridefinendo i modelli culturali.

Il risultato? Un progetto che allo stesso tempo stimola, provoca e coinvolge, rendendo gli studenti spettatori attivi e facendoli interrogare sui meccanismi della rappresentazione. Perché alla fine, capire le immagini significa capire noi stessi e solo così possiamo cambiarle o accettarle consapevolmente.

 

Dal podio al parcheggio: la storia della FIAT tra gloria e sopravvivenza

di Edoardo Messina, 2D

Cosa è rimasto della Torino che insegnava al mondo come si costruiscono le icone? Entrare nel Centro Storico FIAT oggi non è solo un omaggio alla meccanica, ma un bagno di realtà che mette a nudo una verità scomoda: la distanza abissale tra un passato di dominio globale e un presente fatto di pragmatismo e utilitarie.

Quando l’Italia dettava le regole

Le sale di Via Chiabrera sono lo specchio di un’epoca in cui il marchio non si limitava a produrre automobili, ma definiva lo standard tecnologico mondiale. Non si parla solo di numeri, ma di una rilevanza storica che vedeva Torino al centro di ogni innovazione: dai motori che solcavano i cieli alle carrozzerie che vincevano i concorsi d’eleganza. In quegli anni, la FIAT era il simbolo di una nazione che non aveva paura di competere con i giganti stranieri, superandoli spesso in audacia e stile.

Il divario: il mito della Delta e la realtà della Panda

Il punto di rottura appare chiaro quando si confrontano i simboli della gloria passata con il listino attuale. Basta

 soffermarsi sulla Lancia Delta., forte dei suoi sei titoli mondiali rally consecutivi conquistati tra il 1987 e il 1992, per ricordare un periodo in cui l’ingegneria italiana era sinonimo di invincibilità e desiderio. Era il tempo in cui si osava, si rischiava, si vinceva.

Oggi, quella spinta sembra essersi esaurita, almeno nel segmento di massa, nella rassicurante, ma modesta, sagoma di una Fiat Panda. Certo, il gruppo Stellantis mantiene marchi di prestigio come Alfa Romeo e Maserati; ma sono eccezioni che confermano la regola, non la smentiscono.

Si è passati dall’auto che faceva sognare le generazioni, all’auto che serve semplicemente a spostarsi nel traffico. Se da un lato la Panda è un successo di vendite, dall’altro rappresenta l’accettazione di un ruolo secondario: non più leader dell’innovazione, ma specialista della sopravvivenza urbana. Viene da chiedersi se non si tratti di una decadenza: il design si è fatto funzione, l’emozione si è trasformata in abitudine. O è semplicemente cambiato il mondo e con esso le ambizioni?

Un archivio che interroga il futuro

Uscendo dal museo, il contrasto tra i prototipi futuristici del passato e le auto standardizzate di oggi lascia un retrogusto amaro. La domanda che resta sospesa tra i corridoi è brutale: l’industria italiana ha smesso di puntare all’eccellenza o si è semplicemente arresa alle logiche del risparmio?

Il Centro Storico non è solo un cimitero di metallo lucido, ma un monito. Ci ricorda che per essere rilevanti non basta vendere migliaia di pezzi; bisogna tornare a produrre qualcosa che, una volta spento il motore, lasci ancora il segno nel cuore di chi guarda.

Papato nell’era dei social: il Vaticano tra caos mediatico e tensioni globali

Passato un anno dalla morte di papa Francesco e la successiva elezione del nuovo pontefice, non mancano le speculazioni online riguardo alle posizioni del papa e il confronto tra le due linee di pensiero.

Le polemiche sulla morte di Papa Francesco. Papa Francesco è morto il 21 aprile 2025. Quest’anno è stato commemorato il primo anniversario della sua dipartita con celebrazioni nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, dove è sepolto. Il decesso, avvenuto a causa di un ictus dopo una polmonite, si è verificato durante il Giubileo, proprio il giorno dopo Pasqua. Online sono sorte molte teorie del complotto riguardo alla data così particolare della morte: Papa Francesco infatti è scomparso durante l’Anno Santo, da lui stesso inaugurato il 24 dicembre 2024. La sua morte è avvenuta precisamente il Lunedì dell’Angelo, subito dopo le celebrazioni pasquali. Molte persone nella rete hanno avanzato ipotesi di teorie del complotto, che circolavano già da settimane riguardo al reale stato di salute del Pontefice. Alcune tra le fake news più note che circolavano sul web in quel periodo riguardavano in particolare i suoi problemi di salute e i ricoveri al Policlinico Gemelli tra febbraio e aprile 2025. Secondo alcune analisi una parte significativa dei contenuti falsi è stata diffusa da profili falsi o bot. La maggior parte dei complottisti sosteneva che il papa fosse già morto mesi prima dell’annuncio ufficiale. Persino dopo che il papa riapparì in pubblico dopo il ricovero, durante alcune apparizioni pasquali, molti cospirazionisti continuarono a sostenere questa tesi diffondendo la voce infondata che la persona affacciata dal balcone di Piazza San Pietro fosse un sosia del papa. Secondo molti la Chiesa ha nascosto la morte del pontefice per gestire la “sede vacante” e la scelta del successore lontano dagli occhi del pubblico. Alcune teorie proponevano addirittura la possibilità di una morte decisa a tavolino o di un prolungamento artificiale della vita. In seguito all’improvvisa popolarità sui social media in merito a queste notizie, numerosi Influencer e complottisti hanno tentato di fare irruzione al Policlinico Gemelli durante i ricoveri del Papa, diffondendo video virali su presunti insabbiamenti.

Il nuovo pontefice. L’8 maggio 2025 è stato ufficialmente eletto Papa Leone XIV come successore di Francesco. Ormai è passato un anno da quando è emerso il fumo bianco dal camino della cappella Sistina, simbolo della decisione del conclave, e non mancano certo sulla rete persone che tentano di confrontare i diversi approcci e atteggiamenti delle due figure religiose. Molti hanno notato come sia evidente una transizione tra uno stile pastorale e informale ad un approccio più istituzionale e tradizionale, pur mantenendo continuità su temi sociali e di dialogo. Leone XIV mantiene una apparenza più formale nell’abbigliamento, riscoprendo i paramenti tradizionali, rispetto alla semplicità di Bergoglio, avendo indossato ad esempio la mozzetta rossa e paramenti tradizionali fin dalla prima apparizione, distanziandosi dallo stile più sobrio di Francesco, che scelse una semplice veste bianca. Nonostante le differenze nel vestiario, Leone XIV si presenta come un continuatore del percorso di dialogo e apertura pastorale di Francesco, inclusa l’attenzione alle donne nella Chiesa. Leone XIV appare inoltre più orientato di Francesco verso un ruolo istituzionale e una maggiore centralità dei simboli tradizionali della fede. Entrambi hanno ribadito dai primi giorni in seguito alla loro elezione l’importanza della pace, soprattutto in questo periodo, sebbene Leone XIV abbia assunto posizioni più nette su questioni internazionali, come quelle sulla NATO.

Rapporto tra la Chiesa e gli Stati Uniti. Passato un anno, la maggior parte delle persone riconosce in Papa Leone stile e pensieri già apprezzati in Papa Francesco. Non è facile però dimenticare le preoccupazioni generali sorte un anno fa durante il periodo di decisione del Conclave: l’elezione di Papa Leone XIV, primo papa statunitense della storia, ha immediatamente suscitato nelle persone (fedeli e laiche) dubbi e preoccupazioni di natura geopolitica e simbolica: la sua origine americana, in un tempo in cui i rapporti tra l’America e il resto del mondo sono tesi e incrinati, avrebbe influito sulle sue azioni? Dentro e fuori il Vaticano è sempre esistita infatti una certa cautela verso l’idea di un pontefice americano. Per decenni si era ritenuto improbabile che la Chiesa eleggesse un papa proveniente dalla principale superpotenza mondiale, per evitare di ampliare il potere del continente americano anche in ambito religioso. Nel caso di Leone XIV, questa preoccupazione è stata un po’ attenuata dalla sua biografia “internazionale”: pur essendo nato a Chicago, ha vissuto come missionario per molti anni in Perù, con una forte esperienza latinoamericana e un profilo considerato più ecclesiale che politico. All’inizio, Trump ha accolto l’elezione con sorpresa ma anche con orgoglio nazionale, parlando di “grande onore” per gli Stati Uniti. Con il passare dei mesi, le tensioni sono diventate più esplicite. Leone XIV ha insistito pubblicamente sulla necessità di “costruire ponti”, dichiarando anche di non avere paura di sollevare questioni delicate con Trump se necessario. 

Il punto di rottura è arrivato nell’aprile 2026, quando Trump ha attaccato duramente il papa sui social, definendolo “debole” e “troppo liberale”, soprattutto dopo gli appelli del pontefice contro la guerra e contro l’uso della religione per giustificare conflitti internazionali.

Trump è arrivato persino a sostenere che l’elezione di Leone XIV fosse legata alla sua stessa presenza alla Casa Bianca, dichiarando: “Se non fossi presidente, Leone non sarebbe in Vaticano”. Dal canto suo, Leone XIV ha evitato in ogni modo uno scontro personale diretto, ma ha mantenuto una linea ferma: ha continuato a parlare in favore della pace, contro il “delirio di onnipotenza” e contro l’“idolatria della forza”. Anche parte dell’episcopato americano ha preso in merito al dibattito con il pontefice le distanze dagli attacchi di Trump, ricordando che “il Papa non è un rivale politico, ma il Vicario di Cristo”. Non bisogna dimenticare, inoltre, le foto controverse che Donald Trump aveva pubblicato sui siti ufficiali della casa bianca su Truth: immagini create con l’intelligenza artificiale ritraevano il presidente americano agghindato con le vesti papali. Queste foto sono state pubblicate un anno fa, durante il periodo tra la morte di Papa Francesco e le elezioni dell’attuale pontefice. A causa di questa mossa migliaia di persone sono insorte sui social a discutere: sebbene la maggior parte criticasse l’aspetto blasfemo e irrispettoso delle immagini, considerando anche il momento in cui sono state pubblicate, alcune persone hanno difeso il presidente definendo le foto “scherzi innocenti” o spiritose battute.

Papato nel mondo del cinema. Queste tensioni tra fede, comunicazione e potere ricordano molto anche il modo in cui il cinema contemporaneo ha iniziato a raccontare il Vaticano negli ultimi anni. Un esempio significativo è “Conclave”, thriller politico ambientato durante l’elezione di un nuovo pontefice e tratto dal romanzo di Robert Harris. Il film, il cui attore protagonista è Ralph Finnies, mostra un Vaticano attraversato da giochi di potere, divisioni ideologiche e pressione mediatica, mettendo in scena una Chiesa costretta a confrontarsi con il peso dell’opinione pubblica e delle tensioni globali. Pur essendo un’opera di finzione, molte delle dinamiche raccontate nel film richiamano le paure e le discussioni nate realmente dopo la morte di Papa Francesco e durante l’elezione di Leone XIV: il timore dell’influenza politica internazionale, il ruolo dei Social e la conseguente difficoltà della Chiesa nel mantenere un equilibrio tra tradizione e modernità nell’epoca dei social network.

Un nuovo capitolo nell’eterna storia dell’Uomo e della Luna

di Chiara Bottino, Giovanni Porceddu, Francesco Repetto, Emma Riciputi, 4B

 

C’è una tensione primitiva che lega l’uomo alla Luna. Fin dalle prime comunità di uomini, il nostro satellite non è stato solo una luce nel buio, ma l’orologio cosmico che scandiva il tempo, le maree e i cicli della vita. L’11 aprile 2026, con il rientro della navicella Orion, siamo tornati a guardare il cielo con la meraviglia e la curiosità che provavano i nostri antenati. Come riportato da Elena Dusi (Artemis, il ritorno dalla Luna – Repubblica), i quattro astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno superato indenni un rientro a 2.700 gradi, dopo dieci giorni di viaggio e un’orbita intorno alla Luna, spingendosi dove mai nessun essere umano era mai arrivato e aggiungendo un altro tassello nella ricerca primordiale di ciò che siamo e di ciò che ci circonda.

Anticamente, questa tensione si placava nella religione: i Greci la chiamavano Selene, una divinità d’argento che attraversava il cielo su un carro. La Luna era il confine tra l’umano e il divino. Per secoli poeti l’hanno celebrata e citata nei loro scritti:

«È tramontata la luna / insieme alle Pleiadi

la notte è al suo mezzo  il tempo passa / io dormo sola.»   Saffo

Si aprì un nuovo capitolo nel rapporto con il nostro satellite quando Galileo Galilei, puntando verso il cielo il proprio cannocchiale, descrisse un pianeta “scabro e diseguale”, fatto non di etere, ma di valli e montagne. Improvvisamente quel mondo lontano divenne molto più vicino a noi.

La Luna divenne poi uno specchio delle passioni umane, quando il Romanticismo cercava in essa  una risposta al dolore dell’esistenza. Caspar David Friedrich la dipinse come l’unica testimone della solitudine, come una lucUn uomo e una donna davanti alla luna - Wikipediae malinconica che eternizza l’eredità umana. In Italia, Giacomo Leopardi diede voce a questa stessa tensione: la sua Luna è distante, una confidente a cui rivolgere domande che non hanno risposta, che evoca nel poeta il ricordo del passato e della giovinezza.

Il primo a portarci sulla Luna fu, nel 1902, Georges Méliès. Il regista realizzò Le Voyage dans la lune, il primo film di fantascienza della storia, basato sui racconti di Jules Verne. Méliès immaginò una capsula sparata da un cannone

che si conficca nell’occhio di una Luna antropomorfa, ancora una volta personificata. Le voyage dans la lune - PressInBag - Testata GiornalisticaQuel fotogramma è diventato il simbolo dell’avanguardia umana. Il regista francese ci avvertiva che lo stesso progresso che lo aiutò a realizzare il film a breve ci avrebbe portato a conoscere da vicino la nostra “sorella” del cielo, come la chiamava San Francesco.

Nel XX secolo, la Luna divenne l’arena della Guerra Fredda. La tensione si trasformò in competizione geopolitica tra USA e URSS. Quello che innumerevoli artisti avevano sognato e rappresentato divenne realtà il 20 luglio 1969. Neil Armstrong descrisse la “magnifica desolazione” del suolo lunare e noi ci conoscemmo un po’ meglio.

Oggi, la missione Artemis II non è più solo una corsa per la bandiera, ma il risultato di uno studio profondo. I dati della cronaca del 2026 sono chiari, tra i traguardi principali spicca il record di distanza dalla Terra per un essere umano, con il raggiungimento di oltre 406.711 km durante il sorvolo del lato nascosto della Luna. Il successo della navicella Orion ha confermato l’efficacia dello scudo termico nel proteggere l’equipaggio durante un rientro atmosferico a 2.700 gradi e a una velocità di 38.000 km/h, validando inoltre l’integrazione con il modulo di servizio europeo dell’ESA e garantendo la sicurezza dei sistemi di supporto vitale per le future missioni di allunaggio previste dal 2028.

Nel frattempo, per la seconda metà del 2026, la Cina ha previsto un allunaggio per testare robot che, muovendosi con passi e salti, possano esplorare i crateri permanentemente in ombra del pianeta. Il direttore della NASA Jared Isaacman sostiene che “Siamo di nuovo nel business della Luna”, mentre Trump avverte che il prossimo passo sarà Marte.

La triste verità è che la civiltà umana, oggi come sempre nella propria storia, progredisce solo per guerre e per ottenere soldi e potere. La riuscita della missione Artemis II riguarda tutta l’umanità, presente e passata: dalla notte dei tempi guardiamo al cielo sopra di noi con curiosità mista a terrore, colti dall’insondabile fascino dei suoi astri. Purtroppo però non siamo e probabilmente mai saremo in grado di apprezzare questi traguardi, troppo intenti a contare e goderci i proventi dei nostri successi, o a invidiare e tentare di superare quelli degli altri.

 

Il film queer “La più piccola” subisce la censura.

La visione vietata ai minori di 14 anni scatena le polemiche

di Gilda Agosti e Anita Corsi, 3B

Dopo pochi giorni dall’uscita nelle sale, l’Italia è mossa da un caso che sta facendo discutere critica e istituzioni. “La più piccola”, l’ultimo film della regista Hafsia Herzi, è stato segnalato dalla Commissione per la Classificazione delle Opere Cinematografiche del Ministero della Cultura, mettendo un rigido divieto ai minori di 14 anni.

Una decisione che ha immediatamente fatto scattare una lunga discussione tra la distribuzione e gli organi di controllo. Al centro della pellicola c’è Fatima, una ragazza diciassettenne che vive il difficile passaggio all’età adulta in bilico tra due mondi. Da un lato, le tradizioni di una famiglia musulmana; dall’altro, i desideri personali e la ricerca di un’identità libera e senza etichette. È un viaggio intimo, tra i corridoi dell’università di filosofia a Parigi, dove Fatima cerca di trovare il giusto equilibrio tra il suo cuore e la devozione, che secondo la critica internazionale, viene raccontato con estrema sensibilità. Nonostante il valore artistico venga riconosciuto, la Commissione ministeriale è stata irremovibile. La motivazione ufficiale parla di “riferimenti sessuali dettagliati” che, nonostante non siano pornografici, potrebbero limitare lo sviluppo emotivo dei ragazzi più giovani. Ma ciò che ha lasciato più sconvolti coloro che si occupano dei lavori sono le tematiche aggiuntive: nel verbale si legge infatti di “turpiloquio” e di “incitamento all’odio”, ovvero accuse pesanti per un’opera che nasce con l’intento di abbattere barriere, non di costruirne. Il paradosso è chiaro guardando a livello internazionale il successo del film. l’Italia mette restrizioni ma il resto del mondo promuove l’opera di Hafsia Herzi.

Il film ha ricevuto grandi riconoscimenti come il Queer Palm a Cannes, per il suo valore nel raccontare le tematiche LGBTQ+, il premio César 2026 alla protagonista Nadia Melliti come miglior attrice emergente e il premio per la miglior regia al BIF&ST di Bari. Questa differenza mette in evidenza una difficoltà del nostro sistema culturale nell’accettare temi legati all’identità di genere e alla religione quando si intrecciano in modo non convenzionale. La risposta della casa di distribuzione Fandango è stata immediata sostenendo che l’Italia sia un paese arretrato e definendo il provvedimento una forma di “censura preventiva”, la società ha annunciato ricorso d’urgenza. Secondo Fandango, vietare il film ai minori di 14 anni è il sintomo di un’Italia “arretrata quando si tratta di affrontare il tema dell’educazione sessuoaffettiva”. La regista Hafsia Herzi si è definita “profondamente rattristata” ricordando come il libro da cui è tratto il film non sia mai stato censurato in alcun Paese.

C’è un tempo per tutto, e ora è tempo di parlare di educazione sessuale

di Laura Pezzotta, 2d

Tutti noi probabilmente pensiamo di sapere come funzionano i rapporti sessuali, quali sono i rischi e quali le precauzioni…Ma è davvero così?

In questi due incontri, avvenuti lunedì 20 e lunedì 27 aprile 2026 presso l’aula magna del liceo classico statale “Andrea D’Oria”, riguardanti l’educazione alla salute, abbiamo avuto la possibilità sia di approfondire il tema dell’amore come sentimento, sia dell’amore come atto sessuale. La psicologa dottoressa Cristina Villa è riuscita insieme alla dottoressa Valentina Crovari della ASL3, ad approfondire questi temi così sensibili con professionalità, ma allo stesso tempo con empatia, rendendo più facile fare domande senza paura del giudizio.

La maggior parte degli adolescenti pensa che l’amore come sentimento sia strettamente connesso all’amore dal punto di vista sessuale, ma ci è stato spiegato che non è così. Non è così perché dove c’è amore non c’è solo sesso, ma c’è affetto, c’è rispetto. Rispetto dei limiti del partner, rispetto delle loro decisioni e delle loro opinioni; e dove non c’è rispetto non c’è amore.

Come accennato, abbiamo approfondito anche l’amore dal punto di vista sessuale. E qui in molti pensano di sapere tutto, ma sicuramente non è così. Ci sono aspetti di questa realtà, che nessuno di noi ha mai affrontato. Temi come i sentimenti che prova una persona che rimane incinta e non ha nessuno con cui confidarsi, oppure come comportarsi durante il primo atto sessuale in sicurezza, o anche semplicemente tutti i metodi per evitare la gravidanza, che sono molti più di quello che crediamo e sappiamo.

Come deducibile da questi incontri, è importante che questi argomenti non siano più dei tabù per noi giovani, e che in casi di necessità non dobbiamo avere timore di chiedere aiuto, perché essere in difficoltà non è una cosa di cui vergognarsi, è una cosa normale e c’è sempre qualcuno disposto ad aiutarci.

Le parole di Silvia Salis alle giovani donne

di Camilla Danero, 2d

Uno tra i nuovi ed emergenti volti della politica italiana è quello dell’ex atleta olimpica e attuale sindaca di Genova Silvia Salis.

Quattro alunni del liceo “D’Oria” si sono recati presso palazzo Tursi per intervistare la sindaca. L’incontro aveva lo scopo di capire come procede il lavoro della sua amministrazione nell’ambito di un approfondimento del quarto articolo della Costituzione Italiana, articolo che tratta il tema del lavoro.

Durante l’intervista sono stati affrontati diversi temi, tutti riguardanti lo stesso argomento ma in ambiti differenti. In particolare si è trattato dell’argomento della figura della donna nel mondo del lavoro e della società.

Che cosa ne pensa Silvia Salis della condizione odierna della donna?

A questa domanda la sindaca risponde:

Le donne vivono in un mondo dove c’è un trattamento diverso per gli uomini rispetto alle donne. Quello che deve fare una donna, soprattutto quando arriva in una posizione di potere, è quello di non dimenticarsi di tutta la fatica che stanno facendo le altre donne per raggiungere i propri sogni e i propri obiettivi”.

La sindaca inoltre afferma di avere molta fiducia nei giovani e che questa battaglia a tutela delle donne deve diventare una battaglia degli uomini e dice:

Voi ragazzi non potete tollerare che dei vostri amici trattino le donne in un certo modo. Voi avete una grande responsabilità, potete interrompere una catena che va avanti da secoli. Voi insieme alle giovani donne potete cambiare questa società. Dovete intervenire e non lasciare correre altrimenti siete parte del problema, non basta dire ‘non lo farei’ e soprattutto bisogna sempre sostenere la solidarietà tra donne.

Insegnare alle donne ad autodifendersi può essere una soluzione alla violenza contro le donne?

A questa domanda la sindaca sostiene che l’autodifesa sia uno strumento con il quale le donne possano tutelarsi ma certamente non è una soluzione. Salis afferma che il cambiamento deve essere culturale e deve essere di tutta la società, nella consapevolezza delle donne che hanno il diritto di non essere trattate in un certo modo. Questo cambiamento sarà un percorso lungo ma necessario e nelle nostre generazioni c’è speranza.