di Margherita Manzone, 2B

Il mese scorso nelle sale di tutto il mondo è uscito il film “Michael”, la biografia del cantante Michael Jackson. Solo dopo pochi giorni sono sorte alcune perplessità, se non addirittura una sorta di sgomento riguardo alla pellicola. Il pubblico si divide: chi dice che è un film spettacolare e celebrativo; chi dice che non parla del vero Jackson.

locandina del film

Con un punteggio di 7,7/10 (con oltre 95mila voti) su IMDb, uno dei siti più noti riguardo alle recensioni cinematografiche, Michael sembra essersi meritato un posto nella top 100 dei film più popolari del momento, ma anche nei cuori di molti fan. È Jaafar Jackson (nipote del cantante) a interpretare il Re del pop. Negli ultimi anni è diventato una figura emergente nel panorama musicale e cinematografico, attirando crescente attenzione mediatica.

La trama della pellicola 

Michael è un bambino pieno di sogni e di talento. Balla e canta in modo unico, si esibisce con i fratelli nel gruppo Jackson 5 e interpreta la musica come un meraviglioso strumento per cambiare il mondo. Cresce con il mito di Peter Pan e sogna di fare del bene attraverso la musica, ma si trova a crescere con un padre opprimente, che non esita a tirare fuori la cinta per imporre il suo volere. Ma Michael è destinato a diventare un’icona, la sua ascesa da solista va di pari passo con l’intima urgenza di avere sempre maggiore emancipazione dalla figura paterna, fino al “divorzio professionale” decretato via fax dal suo nuovo avvocato Branca, che gli starà accanto tutta la vita e oltre. Nel frattempo, tra un animale esotico e l’altro nella sua villa, il suo successo non si arresta, anzi spicca il volo: Off the Wall, Thriller e Bad, il resto è storia.    

Jaafar Jackson

Il commento dei critici 

Tuttavia, il film ha ricevuto non poche critiche: riguardano la mancanza di approfondimento sulle reali lotte e la complessità di Michael Jackson, risultando a tratti simile a una santificazione piuttosto che a un documentario veritiero. Molti ritengono che il film si concentri troppo sulla somiglianza fisica e sui movimenti di Jaafar Jackson, quasi come uno spettacolo di Las Vegas, piuttosto che esplorare la profondità del personaggio. La narrazione è vista come una semplificazione estrema, che evita di approfondire i lati oscuri, le pressioni e le complesse vicende personali. La critica nota una mancanza di coraggio nel mostrare la vera storia, preferendo una versione edulcorata che non soddisfa chi cercava un ritratto intimo del genio e della fatica di Michael. 

Tuttavia, il problema più grande secondo la critica riguarda la mancanza di riferimenti e eventi molto rilevanti nella vita del cantante: i capi di accusa per pedofilia, in particolare relativamente al caso di Jordan Chandler.

L’opinione dei fan 

Numerose sono state le persone a ribattere alle accuse dei critici, specialmente sui social, dove coloro che non hanno rilievo nell’ambito della critica possono esporre le loro idee. Si rivolgono ai fatti: nel 1993 il padre di Jordan è stato registrato mentre diceva, testuali parole, “Vincerò contro Michael e avrò tutto ciò che voglio, la sua carriera sarà finita”. Successivamente, con un accordo di 23 milioni di dollari pagato dall’assicurazione di Michael, trenta bambini sono stati interrogati e hanno tutti quanti negato un qualsiasi tipo di abuso e Chandler ha rifiutato di presentarsi a testimoniare al processo penale. Nel 2005, il cantante è stato assolto da tutti e quattordici i capi di accusa e si è scoperto che la famiglia che lo accusava aveva una storia documentata di frodi e cause false intentate a personaggi milionari. L’FBI ha indagato sulla questione per tredici anni, ma nulla che lo potesse mettere in una situazione di colpevolezza è mai stati trovato.

 

“Non si diventa Michael Jackson solo perché si è talentuosi, come vuol far credere il film. Lo si diventa perché quel tipo di successo è l’unica cosa che può lavar via l’angoscia esistenziale di essere una nullità.”  

 

Michael Jackson

 

Michael nel 2002 ha accusato pubblicamente Sony e Tommy Mottola di cospirare contro gli artisti, definendoli cattivi, razzisti e molto diabolici. La sera prima della morte del cantante hanno intercettato una sua chiamata col figlio Prince in cui diceva che molte persone lo volevano morto. Il giorno dopo è deceduto per mano del suo stesso medico personale (che ha avuto come pena solo quattro anni di carcere, di cui solo due scontati). Dopo la sua morte, la Sony ha comprato tutto il catalogo musicale, dal valore di miliardi di dollari.  

La domanda sorge quindi spontanea: quali accuse avrebbero dovuto introdurre nel film, se non ci sono mai state delle accuse fondate?  

Il “critico-fan”: Alessio de Santa 

Alessio de Santa

Critico cinematografico che espone il suo parere sui social, Alessio de Santa trova un compromesso tra l’idea dei critici e del pubblico. In un video, dice di essere stato da ragazzo un fan di Michael, di conseguenza per lui il film è perfetto: ci sono le canzoni, Jaafar Jackson è molto credibile; il film conferma la sua idea che il Re del Pop fosse una leggenda.  Tuttavia, se deve dare un giudizio più critico, afferma che questo non è il film adatto per raccontare il vero Michael. Questo ce lo dice anche la figlia del cantante, dove in un video esorta il pubblico ad andare a vedere la pellicola, ma che quello non è suo padre. Questo perché nel film mancano molte cose controverse della vita del cantante, ma de Santa giustifica tale assenza dicendo che non si possono raccontare trent’anni di vita in due ore di film. Questo problema si riscontra spesso nelle biografie di personaggi importanti (si è visto nel film dedicati a Bob Marley e Freddie Mercury). Vedere cosa decide di tagliare il regista della vita del personaggio è importante per capire l’intento del film.

 

La prima pagina di giornale col soprannome dispregiativo di Jackson

Il regista trova il tempo di mostrare duecento canzoni cantate dal vivo, ma decide di non raccontare i lati negativi del cantante: se durante un concerto Michael  non riusciva a stare sulle punte lo si vedeva piangere dietro le quinte; ha deciso di sottoporsi a decine di interventi chirurgici al viso, dovute sicuramente al Lupus, ma anche alla sua insicurezza. I giornali all’epoca lo chiamavano “Wacko Jacko” (Michael lo strambo). Secondo de Santa, dopo vent’anni dalla morte del cantante ci meritavamo di sapere di più di queste tematiche. Era una persona estremamente sola, quindi ossessionato dall’idea di piacere agli altri. Auto costretto ad essere sempre performante, timido ma egomaniaco, egoista e drammaticamente insicuro. Alessio De Manca avrebbe voluto vedere questo.  Il regista infatti trova il tempo di mostrare duecento canzoni cantate dal vivo, ma decide di non raccontare i lati negativi del cantante: se durante un concerto Michael  non riusciva a stare sulle punte, lo si vedeva piangere dietro le quinte; ha deciso di sottoporsi a decine di interventi chirurgici al viso,

“Non si diventa Michael Jackson solo perché si è talentuosi, come vuol far credere il film. Lo si diventa perché quel tipo di successo è l’unica cosa che può lavar via l’angoscia esistenziale di essere una nullità.”