“A stare fermi non succede niente”: Alex Zanardi, la forza di vivere due volte

La storia di Alex Zanardi inizia da un kart messo in vendita nell’officina di paese a Castel Maggiore (provincia di Bologna), dove un ragazzino magro e determinato sognava la velocità guardando con suo padre Dino le gare del suo idolo Ayrton Senna. Già da giovanissimo Alex mostra di che pasta era fatto: nel 1982, a 16 anni, Zanardi è terzo nel campionato italiano di kart, l’anno successivo debutta all’estero e nel 1985 domina la stagione nazionale, vincendo quasi tutte le gare. In pista si confronta con i migliori talenti della sua generazione, tra cui Michael Schumacher, che poi ritroverà in Formula 1. Non aveva i mezzi dei suoi rivali, ma aveva una fame diversa. Quella fame lo portò a 25 anni, dopo qualche anno di gavetta, in Formula 1, dove esordì nel 1991 con la Jordan, passando poi per scuderie come Lotus e Williams. Tuttavia, il suo vero regno furono gli Stati Uniti. Nel campionato CART, Alex divenne un fenomeno globale: vinse due titoli mondiali nel 1997 e nel 1998, incantando l’America con sorpassi che sembravano violare le leggi della fisica. Il più celebre, al Cavatappi di Laguna Seca, resta ancora oggi il sorpasso più folle della storia dell’automobilismo: un tuffo nel vuoto fuori pista che dimostrò il suo credo assoluto: “Se un buco non c’è, io me lo creo”.

Ma la vita di Alex è stata un’altalena tra il trionfo e la tragedia. Il 15 settembre 2001, sul circuito del Lausitzring, la sua carriera di pilota subì un colpo che avrebbe ucciso chiunque altro. Un impatto a 300 km/h gli tranciò le gambe, lasciandolo con meno di un litro di sangue in corpo. Eppure, in quell’ospedale di Berlino dove lottò tra la vita e la morte, Alex compì il suo primo vero miracolo. Invece di piangere la fine del pilota, celebrò la nascita dell’uomo nuovo. Con una forza d’animo sovrumana e un filo di ironia, dichiarò: “Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato quel che era rimasto, non quel che era andato perduto”. Da quella tragedia nacque una seconda carriera sportiva ancora più incredibile. Alex salì sulla handbike e, con la stessa tenacia e forza di volontà con cui pennellava le curve a 300 all’ora, iniziò a macinare chilometri. Il risultato fu leggendario: quattro medaglie d’oro olimpiche tra Londra 2012 e Rio 2016 e ben dodici titoli mondiali. Zanardi non era più solo un campione di sport; era diventato l’ambasciatore della speranza, l’uomo che ricordava a tutti che “i limiti, come le paure, spesso sono solo un’illusione” e che ha sempre spinto se stesso e gli altri a superarli (“Quando in una gara ti accorgi di avere dato tutto, ma proprio tutto, tieni duro ancora cinque secondi, perché è lì che gli altri non ce la fanno più”)

Il destino, però, tornò a bussare alla sua porta con una ferocia inaudita. Il 19 giugno 2020, durante una staffetta solidale in Toscana, un nuovo schianto contro un tir gli procurò gravissime lesioni cerebrali. Da quel momento è iniziata la sua gara più lunga e silenziosa: anni di interventi, riabilitazione estrema e una lotta quotidiana combattuta lontano dai riflettori, protetto dall’amore della moglie Daniela e del figlio Niccolò. Alex ha lottato con la dignità di un leone, riprendendo a comunicare con gli occhi e a muovere i primi, faticosi passi verso la vita, dimostrando ancora una volta che “la vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi far diventare dolce devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente.”

Oggi, a pochi giorni dalla sua scomparsa avvenuta il 1° maggio 2026 all’età di 59 anni, il mondo intero si inchina davanti a un’eredità che non ha eguali. Se n’è andato nello stesso giorno che nel 1994 portò via il suo idolo Senna, quasi a voler riunire sotto lo stesso cielo due dei piloti più amati e sfortunati di sempre. Ma Alex ci lascia qualcosa di diverso: non solo il ricordo di un motore ruggente o di una medaglia d’oro al collo, ma la prova vivente che l’essere umano può essere più forte della sfortuna, del dolore e della disabilità stessa. Piangiamo la perdita di un campione infinito, ma celebriamo il traguardo di un uomo che ha vinto la gara più importante: quella contro l’impossibile.

Il tricolore torna in Formula 1: Andrea Kimi Antonelli sul gradino più alto del podio!

Kimi Antonelli a 18 anni cambia la storia della Formula 1 italiana.

Nella storia della Formula 1, la bandiera italiana è sempre stata presente sia con leggende come Giuseppe “Nino” Farina, vincitore del mondiale piloti 1950, e Alberto Ascari, campione del mondo nel 1952 e nel 1953, sia per le due storiche scuderie italiane Ferrari e Alfa Romeo. La Ferrari è la scuderia che ha realizzato più vittorie in Formula 1, la Alfa Romeo è pure essa storica, ma ormai dal 2023 non fa più parte del campionato. Purtroppo però, per 73 anni nessun pilota italiano ha più vinto  il campionato mondiale piloti: dal Gran Premio di Malesia, vinto nel 2006 da Giancarlo Fisichella il 19 marzo, la bandiera italiana non si è più vista più sul gradino più alto del podio.

La storia però cambia con l’arrivo del giovane e promettente pilota italiano Andrea Kimi Antonelli, nato il 25 agosto 2006.

Infatti Kimi Antonelli dimostra fin da subito di avere grandi capacità al volante e molti sponsor e scuderie lo tengono d’occhio capendo che sarebbe potuto diventare in poco tempo una stella della Formula 1. Kimi Antonelli inizia il suo percorso verso l’apice del motorsport  a 6 anni, guidando i kart. Intraprende le gare agonistiche a 8 anni, vincendo già da subito.. A 15 anni vince il Campionato Nazionale e approda in Formula 4,  dove vince il campionato assoluto con 13 vittorie, più un campionato tedesco con 9 vittorie, entrambi correndo con la scuderia Prema Racing, scuderia corse italiana.

Grazie alle molteplici vittorie in F4, molti sponsor iniziarono a sostenere lui e la sua scuderia e il team tedesco Mercedes Petronas AMG One lo fece entrare nella scuderia, promuovendolo in Formula 2 nel 2024, ma facendolo gareggiare sempre sotto la guida della scuderia Prema a soli 17 anni.

Nonostante non sia riuscito a vincere il titolo, ma “solo” due gare, ottiene ufficialmente, a inizio 2025, all’età di 18 anni, il posto di secondo pilota del team Mercedes. Il suo debutto lo fa diventare subito un pilota a cui prestare attenzione, date le sue grandi doti al volante. Infatti nella sua prima stagione tra i 20 migliori piloti al mondo porta la bandiera italiana sul gradino più alto del podio per ben tre  gare, dopo 20 anni di assenza.

Kimi Antonelli in questa stagione non solo ha ottenuto la sua prima vittoria, ma ne ha aggiunto altre tre consecutive.

L’ultimo traguardo? E’ ancora da ottenere definitivamente, ma Kimi ora è in testa al campionato piloti:  non accadeva da più di 70 anni!