La visione vietata ai minori di 14 anni scatena le polemiche
di Gilda Agosti e Anita Corsi, 3B
Dopo pochi giorni dall’uscita nelle sale, l’Italia è mossa da un caso che sta facendo discutere critica e istituzioni. “La più piccola”, l’ultimo film della regista Hafsia Herzi, è stato segnalato dalla Commissione per la Classificazione delle Opere Cinematografiche del Ministero della Cultura, mettendo un rigido divieto ai minori di 14 anni.
Una decisione che ha immediatamente fatto scattare una lunga discussione tra la distribuzione e gli organi di controllo. Al centro della pellicola c’è Fatima, una ragazza diciassettenne che vive il difficile passaggio all’età adulta in bilico tra due mondi. Da un lato, le tradizioni di una famiglia musulmana; dall’altro, i desideri personali e la ricerca di un’identità libera e senza etichette. È un viaggio intimo, tra i corridoi dell’università di filosofia a Parigi, dove Fatima cerca di trovare il giusto equilibrio tra il suo cuore e la devozione, che secondo la critica internazionale, viene raccontato con estrema sensibilità. Nonostante il valore artistico venga riconosciuto, la Commissione ministeriale è stata irremovibile. La motivazione ufficiale parla di “riferimenti sessuali dettagliati” che, nonostante non siano pornografici, potrebbero limitare lo sviluppo emotivo dei ragazzi più giovani. Ma ciò che ha lasciato più sconvolti coloro che si occupano dei lavori sono le tematiche aggiuntive: nel verbale si legge infatti di “turpiloquio” e di “incitamento all’odio”, ovvero accuse pesanti per un’opera che nasce con l’intento di abbattere barriere, non di costruirne. Il paradosso è chiaro guardando a livello internazionale il successo del film. l’Italia mette restrizioni ma il resto del mondo promuove l’opera di Hafsia Herzi. 
Il film ha ricevuto grandi riconoscimenti come il Queer Palm a Cannes, per il suo valore nel raccontare le tematiche LGBTQ+, il premio César 2026 alla protagonista Nadia Melliti come miglior attrice emergente e il premio per la miglior regia al BIF&ST di Bari. Questa differenza mette in evidenza una difficoltà del nostro sistema culturale nell’accettare temi legati all’identità di genere e alla religione quando si intrecciano in modo non convenzionale. La risposta della casa di distribuzione Fandango è stata immediata sostenendo che l’Italia sia un paese arretrato e definendo il provvedimento una forma di “censura preventiva”, la società ha annunciato ricorso d’urgenza. Secondo Fandango, vietare il film ai minori di 14 anni è il sintomo di un’Italia “arretrata quando si tratta di affrontare il tema dell’educazione sessuoaffettiva”. La regista Hafsia Herzi si è definita “profondamente rattristata” ricordando come il libro da cui è tratto il film non sia mai stato censurato in alcun Paese.


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