“Crollo Ponte Morandi: un’infermiera dell’ospedale Gaslini racconta quel 14 agosto.”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Alessia Gerini

 

Lina, un’infermiera pediatrica che il 14 agosto era in servizio presso l’ospedale pediatrico Giannina Gaslini, racconta come il personale ha reagito e si è organizzato dopo la notizia del crollo del viadotto.

A che ora hai iniziato il lavoro quel giorno?

Il 14 agosto ho iniziato il mio turno alle 6:45. In reparto la situazione era già abbastanza impegnativa, molto movimentata. Avrei dovuto terminare alle 13:30, ma a causa del crollo del ponte sono stata trattenuta fino a tardo pomeriggio.

 

Come e quando sei venuta a conoscenza della notizia del crollo del viadotto?

Verso le 11:45 ha iniziato a squillare il telefono del reparto, era l’ufficio del personale. Mi ha comunicato la terribile notizia e sono stata avvisata che sarebbe scattato il piano d’emergenza. Ero scioccata, senza parole non mi sarei mai aspetta di  ricevere una notizia del genere.

 

Cosa prevedeva il piano d’emergenza?

Una volta scattato il piano d’emergenza nessun membro del personale poteva abbandonare il lavoro all’ora di uscita ma doveva, con estrema urgenza, organizzarsi per l’arrivo di eventuali feriti, in questo caso bambini, essendo il Gaslini un ospedale pediatrico. Insieme ad altri membri del personale mi sono precipitata al pronto soccorso che era stato allestito per accogliere i feriti. Ogni persona che faceva parte del personale medico indossava una divisa di carta con l’indicazione della propria professione. Erano state preparate barelle e culle in modo che, se ci fossero stati neonati feriti, si potessero soccorrere con strumenti adatti all’età del paziente.  In quel momento era importante rimanere lucida, concentrata sul lavoro e su quello che si sarebbe potuto presentare. Le prime ore sono quelle cruciali, quando solitamente si presentano i casi più critici.

Quando ti è stata riferita la notizia della caduta del ponte qual è stato il tuo primo pensiero?

Come tutti ho subito pensato ai miei famigliari, specialmente a mio marito, che per lavoro passava ogni giorno su quel ponte. Appena ho avuto un momento libero ho chiamato la mia famiglia per accertarmi che stesse bene. E’ difficile lavorare e allo stesso tempo pensare ai propri cari, per questo è fondamentale saper mettere da parte le preoccupazioni e focalizzarsi sull’emergenza.

 

Com’era l’atmosfera in reparto?

Appena la notizia è stata diffusa si percepiva molto panico, tutti erano molto preoccupati per le loro famiglie. C’era molta confusione e tensione, ricevere una notizia di tale peso mentre si è in servizio al proprio posto di lavoro non è come riceverla in casa propria. Tutto è amplificato, non bisogna farsi sopraffare dalla tensione, anche se è molto difficile: ristabilire l’equilibrio è una cosa molto importante.

 

Cosa provi oggi ripensando a quel giorno?

Ripensandoci adesso sembra tutto un brutto sogno, non si riesce ancora a credere che si sia verificato un evento così traumatico. E’ davvero triste pensare a tutte quelle vite perdute, tra le quali quelle di bambini. Ancora adesso rimane lo shock di ricevere una notizia che non avresti mai pensato ti sarebbe giunta. Ma purtroppo la realtà, per quanto ingiusta e tragica sia, è questa.

 

 

 

 

 

 

Fonte immagine: www.noisiamopronti.it

A QUATTRO MESI DEL CROLLO DEL PONTE MORANDI: ”La mia vita quel giorno è cambiata”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista a Eleonora Alessi, 17 anni

di Anna Giacon

 

Il 14 agosto 2018 Genova è stata colpita al cuore: il ponte Morandi crolla, 43 vittime, i palazzi circostanti inagibili, centinaia gli sfollati.

Eleonora Alessi, 17 anni, ha vissuto “in diretta” il momento del crollo.

Dov’eri al momento del crollo?

Al momento della caduta ero in casa e stavo preparando il pranzo, ad un certo punto sento un rumore assordante, la mia famiglia ed io siamo subito corsi in strada per vedere cosa fosse accaduto.

Cosa hai visto?

Abbiamo visto una fitta nebbia, delle luci che andavano verso il basso, erano autovetture. Solo dopo abbiamo capito che era crollato una parte del ponte. Ho ancora la scena davanti ai miei occhi.

Cosa è successo nei giorni successivi alla caduta a te e alla tua famiglia?

Siamo stati allontanati immediatamente in quanto vi era ancora il rischio di caduta di altre parti del ponte.

Sono passati tre mesi da quel giorno, la vita dei genovesi è cambiata. In che modo è cambiata per te?

E’ da quel giorno che non torno nella mia casa, per fortuna la mia famiglia ed io siamo ospitati da alcuni parenti a Nervi e quindi per il momento abitiamo con loro.

Secondo te cosa rappresentava questo ponte per i genovesi?

Per i genovesi è sempre stato un simbolo della città. Collegava la parte est con la ovest. Era soprannominato;” il ponte di Brooklyn” per la sua struttura. Non esiste un genovese che non vi sia passato sopra almeno una volta.

Quali sono le tue aspettative sulla ricostruzione del ponte e per il futuro della tua famiglia?

Ho tante speranze circa la ricostruzione del ponte, ma penso che non avverrà in tempi brevi.

 

 

 

 

 

Fonte immagine: tpi.it

“Dovevo passare sul ponte venti minuti dopo il crollo: ora offro le mie competenze per costruirne uno nuovo”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Aurora Piccardi

 

Paolo Piccardi, cinquant’anni, parla di come vorrebbe offrire se stesso e le sue capacità, racconta le sue opinioni e le sue aspettative da cittadino di una città colpita da una tragedia.

Quale è stata la prima sensazione che ha provato, dopo aver realizzato che sarebbe passato venti minuti dopo sul ponte crollato?

La prima sensazione che ho provato è stata di nervosismo, perché mi sono reso conto come una cosa del genere potesse capitare a chiunque, con una facilità strabiliante. Inoltre sono rimasto piuttosto scosso, perché sarei potuto rimanere coinvolto, molte persone lo sono state, e svariate sono le vittime.

 

Nei giorni seguenti, l’episodio si è ripercosso sulla sua vita, o è riuscito ad affrontare l’avvenimento con una certa facilità?

Il primo impulso è stato quello di tenermi costantemente informato della situazione, tramite i giornali, la televisione. Non ha avuto grandi ripercussioni sulla mia vita, ma ho subito pensato a cosa avrei potuto fare offrendo le mie competenze, porgendo una mano.

 

A quali competenze si riferisce?

Io sono metallurgista, un ricercatore in metallurgia, quindi potevo essere utile, poiché sono proprio i cavi di acciaio ad essersi strappati.

 

Cosa intende con “essere utile”?

Dando la mia disponibilità alla commissione dell’Università di Genova. Sono infatti anche professore di metallurgia presso la facoltà di chimica, che si è riunita in assemblea per comprendere i problemi legati al ponte, e per capire come ricostruirne uno nuovo.

 

Qual è la sua opinione in merito ai colpevoli del disasttro, e come dovrebbe agire lo stato?

A parere mio ci sono colpevoli materiali e colpevoli generali. I colpevoli materiali sono tutte quelle persone che non hanno attuato i corretti controlli e la corretta manutenzione richiesta da più di dieci anni, mentre i colpevoli generali sono quelli che, attraverso la scusa del “non creare traffico”, volevano solo aumentare i profitti, nonché della società che gestiva il ponte Morandi, la quale non ha mai investito la somma necessaria non solo in questa struttura, ma anche in tutte le altre che ancora oggi sono a rischio. Lo Stato dovrebbe dare il via libera per la ricostruzione in tempi molto rapidi  e chiedere i soldi ai diretti colpevoli della vicenda.

 

Quali sono le sue previsioni sulle azioni dello Stato?

Prevedo una prolungata attività di ricostruzione, che durerà più del dovuto, per la ricostruzione del ponte e la messa in sicurezza della zona. Spero che questo avvenimento venga visto come un esempio da seguire in futuro per non commettere gli stessi errori. Sarebbe inoltre un’ottima decisione quella di verificare come altri paesi, che a loro volta hanno subito la stessa tragedia, abbiano reagito, per trovare la soluzione più rapida.

“Lavorare con  il massimo impegno è stato il nostro modo di partecipare al lutto”.

Ponte Morandi: intervista all’ingegnere ferroviario Igor Podestà.

 

di Giulia Marcianò

 

A quattro mesi dal crollo del ponte Morandi, Genova è ancora ferita. Il crollo ha causato un grande impatto sui trasporti cittadini. L’intervista all’ingegnere ferroviario Igor Podestà evidenzia le conseguenze del crollo sulla linea ferroviaria per la Valpolcevera.

 

 

In che modo il crollo ha creato problemi a livello ferroviario ? 

Tutti i treni regionali che fermano a Rivarolo, Bolzaneto, per poi ad arrivare a Busalla non potevano più transitare .In quel punto,la linea è composta da quattro binari facenti parte di quattro tracciati diversi: uno che arrivava dal porto, uno dal parco merci e altri due utilizzati per i treni regionali.

Le linee, con la caduta del ponte, hanno subito gravi danni strutturali. I lavori di ripristino hanno impegnato diverse ditte e, coinvolto in prima persona, il personale ferroviario.

Quando sono iniziati i lavori?

I lavori sono iniziati circa un mese dopo l’ avvenimento tragico perché la sede ferroviaria rimaneva in un punto denominato “zona rossa” considerata non sicura. Per fare in modo di lavorare e rendere sicura la zona, è stato costruito un muro alto 10 metri con la funzione di intercettare i possibili detriti causati dal crollo del resto del ponte. In contemporanea all’installazione del muro, sono stati posizionati dei sensori  per monitorare la struttura rimasta, con lo scopo di rilevare eventuali movimenti ed evacuare la zona in tempi rapidi.

Quanto tempo avete impiegato esattamente per riattivare la linea ?  

Per riattivarla circa venti giorni.

Avete speso molto per ricostruire ?

Non posso essere preciso sulle cifre-accenna un sorriso-basti pensare alla ricostruzioni di tutti i binari, tutte le linee elettriche, i muri portanti, i cavi di trasmissione, dati e fibra ottica, gli impianti di segnalazione e sicurezza. Con spese aggiuntive dovute ai lavori, svolti anche di notte.

Come è stato lavorare nella zona rossa dal punto di vista emotivo?

Che sensazioni mi ha suscitato lavorare nel luogo del crollo? –Podestà si ferma un attimo a ragionare-Quasi come andare a lavorare in un cimitero. Il silenzio, i negozi vuoti, case abbandonate dai proprietari… Si sentivano esclusivamente i rumori della ruspa. In più, per entrare nell’area, bisognava essere inseriti in un elenco. Forse simile ad entrare in una centrale nucleare ,anzi no… E’ molto difficile da spiegare …

Quali sensazioni hai provato nel prendere parte ai lavori?

In un certo senso riuscire ad attivare la linea il più presto possibile, era “il mio modo” per cercare di  alleviare le difficoltà e le sofferenze della cittadinanza in lutto. Insomma, lavorare per questo evento tragico con grande impegno è stata la priorità per tutti, non solo per me. Tutti quanti,infatti, hanno dato il massimo, come se avessero partecipato al lutto personalmente .

 

 

Il ponte Morandi: una tragedia genovese.

Intervista al parroco di Sturla, Don Valentino Porcile.

di Stefano Memore

 

La tragedia del crollo del ponte Morandi, avvenuta il quattordici agosto, ha colpito moltissima parte della popolazione genovese. C’è chi non ha più una casa, chi è costretto a compiere viaggi interminabili per andare a lavorare e soprattutto, purtroppo, chi ha perso qualcuno di caro in quel giorno funesto. Il parroco della chiesa “SS. Annunziata di Sturla”, Valentino Porcile, conosce persone che hanno subito un lutto in famiglia e a cui ha dato sostegno morale. Inoltre, assieme ad alcuni volontari, ha aiutato economicamente per quanto possibile le famiglie sfollate.

-Come hai reagito al crollo del ponte? Ti trovavi in città?

-Ero fuori Genova ed ero transitato poche ore prima sul ponte. A un certo punto, ho ricevuto una telefonata da cui ho appreso il crollo. Inizialmente ero incredulo perché mi pareva impossibile che una struttura così imponente potesse aver fatto quella fine. In seguito ho iniziato a ricevere innumerevoli messaggi e anche una foto e mi sono reso conto che il danno era enorme perché il ponte era crollato sulle case.

 

-Conosci della gente che è stata coinvolta nel crollo del ponte?

-Purtroppo sì. In particolare conoscevo una persona che lavorava all’AMIU che, al momento della tragedia, si trovava proprio sotto il ponte e non è riuscito a salvarsi. È anche rimasto vittima del crollo il padre di una famiglia deliziosa  di cui avevo fatto conoscenza quando ero parroco a Cornigliano. Conosco anche qualche sfollato perché ho collaborato con una parrocchia della zona quando andavo ad aiutare i terremotati di Amatrice.

 

Come hanno reagito i parenti e gli amici di queste vittime?

-I parenti e gli amici delle vittime sono rimaste, come me, increduli da questo fatto.
Perdere un parente in questo modo non sembra quasi possibile.

 

Come è cambiata la tua vita?

-La mia vita, come quella di molte altre persone, è diventata meno sicura. Sappiamo tutti che la tragedia del ponte Morandi è stata un caso che non si poteva prevedere, tuttavia le strade mi appaiono meno sicure. È questione di pochi secondi, ma l’immagine di quel giorno continua a tornarmi nella mente come un flash.

 

In che modo tu e gli altri volontari avete aiutato gli sfollati?

-Agli sfollati abbiamo dato soprattutto sostegno morale perché alla parte economica ha pensato lo Stato. Comunque un aiuto materiale lo abbiamo donato lasciando ai bar della zona dell’Ikea dei fondi che gli sfollati potevano utilizzare per mangiare qualcosa.

 

 

Il ponte del futuro

CROLLO PONTE MORANDI: UNA TRAGEDIA PER TUTTI.

INTERVISTA  AL PRESIDENTE DEL MUNICIPIO LEVANTE FRANCESCANTONIO CARLEO

di Alice Vassallo

 

Francescantonio Carleo, 64 anni, viene dalla gavetta: ha fatto il maresciallo dei carabinieri, l’allievo carabiniere, il carabiniere, l’allievo sottufficiale e il sottufficiale, fino al congedo, quando ha istituito la stazione dei carabinieri di Nervi, terminando la sua carriera, nel dicembre del 2006. Nel 2007 ha cercato di mettere a frutto l’esperienza maturata al servizio dei cittadini.

Candidatosi in Municipio come Presidente, è stato eletto ed afferma: “Sono un uomo di destra, facevo parte di Alleanza Nazionale all’epoca della mia candidatura e ho retto il mio mandato per cinque anni. Nel 2012 ho provato a ricandidarmi, ma eravamo divisi e quindi sono stato per cinque anni anche all’opposizione. Poi mi sono candidato un ultima volta, svolgendo l’ultimo ciclo amministrativo con candidato il sindaco Bucci e sono qui adesso ad amministrare il municipio del Levante”.

 

Cosa pensa della tragedia del “Ponte Morandi”?

La caduta del ponte Morandi è dovuta ad una sottovalutazione da parte dell’uomo e in particolare di chi era preposto alla vigilanza e alla manutenzione della struttura; è dovuta a  un’assenza totale da parte dei governanti che non hanno vigilato su chi doveva tutelare un bene di tutti, perché il ponte Morandi è dello stato, ma anche nostro, andava comunque controllato e le persone a cui era stato affidato dovevano compiere il proprio dovere come evidentemente non è avvenuto.

 

Quando pensa che realisticamente la ricostruzione del ponte possa avvenire?

Sono molto fiducioso per diverse ragioni: innanzitutto perché c’è un commissario straordinario per l’emergenza, il governatore Toti. A lui credo molto ed ho molta fiducia in lui per la sua serietà e la professionalità. Inoltre è stato incaricato come commissario anche il sindaco Bucci, persona non facile, ma molto seria  e testarda e penso che farà rispettare i tempi, le regole e controllerà in modo  puntuale  chi è preposto alla realizzazione del ponte. E’ una persona pragmatica e anche molto realista, dato che guarda l’aspetto, la sostanza e il risultato e sono convinto che il ponte si farà a breve, i tempi saranno di circa 15/16 mesi non di più, a partire dal momento in cui la magistratura libererà i due tronconi che devono essere abbattuti.

 

Passava spesso sul ponte Morandi? Quella mattina al momento del crollo era presente?

Al momento del crollo, mi trovavo presso il Matitone ed ero  ad una riunione con l’assessore Arturini. Di lì a poco ci è arrivato un messaggio che ci avvisava che il ponte era crollato. Facevamo fatica a  crederci, perché non avevamo sentito né il frastuono del crollo né le sirene delle ambulanze.  Allora abbiamo chiamato la protezione civile e non sapevano ancora nulla.

Dopo pochi secondi ho ricevuto una telefonata dall’assessore Arrighetti che mi ha comunicato che era bloccata sull’autostrada a causa della caduta del ponte Morandi. Ci siamo resi conto di ciò che era successo. Purtroppo non ho partecipato personalmente ai soccorsi, anche perché non era mia competenza. Successivamente, però, ci sono andato e mi sono reso conto di quante volte io e i miei familiari passavamo su quel ponte ogni giorno.

Non dimentichiamoci che, oltre al fatto che veniva attraversato da tutti, era diciamo, il nostro “fiore all’occhiello” per quanto riguarda  la sua struttura:  veniva anche preso d’esempio, da molti era considerato come il ponte di Brooklin. Possiamo dire che per i cittadini era un orgoglio e una grande opera dal punto di vista ingegneristico e architettonico.

 

Sono venuta a conoscenza, del fatto che il New York Times ha ricevuto il video integrale sul crollo del ponte registrato con un altra telecamera al di là di esso, che al momento del cedimento era ancora funzionante. Sia i giornalisti italiani che il Ministero dei trasporti non hanno potuto accedervi. Ne era al corrente? Cosa ne pensa ?

Ne ero al corrente, però sono intervenute le forze di Polizia e il Procuratore della Repubblica : si tratta della una telecamera di un privato, che ha fatto la ripresa del ponte ma  ora il video è secrecato, è in mano alla magistratura e perciò, dato che nessuno può vederlo, sono presenti sui fatti molte versioni sui fatti. Non credo a nessuna di esse, non dimentichiamoci che il ponte aveva anche dei cavi molto spessi che nello strappo hanno potuto provocare delle scintille.

Ovviamente questa è una mia supposizione, ma non una certezza.

 

Ha avuto modo di conoscere o conosceva già alcuni degli sfollati?

Sfollati ne abbiamo tredici qui nel nostro territorio, i quali sono stati ospitati all’interno dell’ospedale psichiatrico di Quarto  nelle cosiddette “case degli infermieri”. Rimarranno per 18 mesi a spese del Comune. Noi naturalmente, essendo un punto di riferimento nel quartiere, cerchiamo di essere al loro servizio per qualsiasi necessità.

 

Pensa che Genova si rialzerà?

Ovviamente sì. L’abbiamo dimostrato più volte, la gente si è sempre rimboccata le maniche, ci sono persone di un’umanità che molti non conoscono e anche molto solidali e disponibili nel momento del bisogno; i genovesi sono anche molto pazienti, nonostante i disagi causati dalla disgrazia.

 

Vuole aggiungere qualcos’altro?

Potrei aggiungere molto, ma mi limito a ringraziare tutte le forze dell’ordine che in una situazione di grande emergenza hanno lavorato duramente  non solo  nell’immediato,  intervenendo il più velocemente possibile per favorire il decongestionamento del traffico e il ritorno alla normalità,  in particolare sono stati eccezionali i vigili del fuoco che hanno provveduto a prestare soccorso ai superstiti nonché purtroppo al recupero delle 43 vittime del crollo.

 

 

Da tempo c’erano dubbi sulla solidità del ponte

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista a Washington Zambrano autotrasportatore, abituale frequentatore del ponte, su cui era passato poche ore prima.

di Giulia Zambrano

 

Che emozioni hai provato sapendo che per poche ore potevi essere tu quello a precipitare dal ponte?

Paura, angoscia, disperazione, stress.

Questo avvenimento ha avuto ripercussioni nella tua vita?

Danni no, però molte complicazioni per il mio lavoro: è aumentato il traffico e non c’erano agevolazioni per il trasporto pesante, essendo solo due le vie di accesso a Genova. Arrivare a casa è diventato molto più lungo, mi ci vuole molto più tempo.

Come hai saputo e da chi hai avuto la notizia?

Dai messaggi telefonici e da mia figlia Angelica che mi ha chiamato per sapere dove fossi.

La prima cosa a cui ha pensato?

Che la città di Genova era finita: il ponte era una via di comunicazione fondamentale. E alle vite mancate. Ovviamente mi sono informato sulla mia famiglia.

Hai mai pensato che potesse succedere qualcosa del genere?

Sì, si parlava con alcuni colleghi, già in pensione e presenti alla costruzione del ponte, si diceva che non c’erano stati molti controlli alla struttura, c’erano molti dubbi sulla sua solidità.

Secondo te qual è la causa del crollo?

Mancanza di manutenzione: non c’erano stati molti controlli e in quel giorno la pioggia e i fulmini hanno aggravato la situazione.

Dopo quanto accaduto hai paura di stare sulle strade?

L’ho sempre avuta perché in strada sono frequenti gli incidenti, ma l’ora e il giorno arriveranno per tutti, sono un destino.

Ci pensi ancora?

Sì, perché passo sempre da quelle parti e non hanno ancora concluso niente … la lentezza con cui si procede mi dà fastidio … per la sicurezza di tutti e in particolare per il mio lavoro.

 

 

 

 

 

Fonte immagine: tg24.sky.it

“Ore e ore nel traffico dopo il crollo”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista a Ylli Panavija , 43 anni , autotrasportatore .

di Stella Panavija

 

 

Cosa è cambiato con la caduta del ponte Morandi ?

Penso che la caduta del ponte sia stato un avvenimento terribile che, oltre ad aver causato diverse vittime, ha influenzato la vita di noi genovesi, provocando una “divisione” della città.

 

Quali ripercussioni ha avuto il crollo nella sua vita ?

Essendo un autotrasportatore, ogni giorno devo raggiungere i porti liguri per scaricare la merce da imbarcare e la via più semplice, fino a pochi mesi fa, era il ponte Morandi . Dopo la sua caduta molte cose sono diventate difficili. In primo luogo, soprattutto per chi ha dovuto abbandonare la propria abitazione a rischio e poi anche per tutti noi genovesi che dovevamo, spesso, svegliarci prima la mattina proprio perché eravamo a conoscenza del fatto che saremo rimasti bloccati nel traffico per molte ore. La sera finivamo di lavorare nel tardo pomeriggio, ma a causa del traffico capitava di tornare a casa nella tarda sera .

 

La situazione, rispetto alle prime settimane, è migliorata ?

Per fortuna sì; ovviamente il traffico non è scomparso, ma ora è molto più facile transitare per le strade e le ore che trascorrevamo nel traffico sono diminuite.

 

Cosa si aspetta dal futuro per il miglioramento della situazione ?

Ci aspettiamo naturalmente che il ponte venga ricostruito nel minor tempo possibile. L’argomento è molto complesso ma mi auguro che lo stato cominci a controllare e ad effettuare le opportune manutenzioni per tutti i ponti, in modo da evitare un’altra catastrofe.

 

 

 

 

 

 

Fonte immagine: rainews.it

PONTE MORANDI, LA VOCE DEI GENOVESI

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

CARMELO MULÈ, QUARANTENNE RESIDENTE DEL QUARTIERE DI RIVAROLO, DIPENDENTE DI AMT GENOVA, SPIEGA LE PROBLEMATICHE DI UNA CITTÀ DIVISA IN DUE.

 

-Innanzitutto, spiega come hai reagito quando sei venuto a conoscenza della disgrazia.

-Ero fuori Genova e mi inviarono su Facebook una foto del ponte; pensavo fosse una bufala, ma poco dopo capii che era successo veramente quando alcuni miei amici mi chiesero dov’ero e se stessi bene. Tutto ciò corredato dall’enorme quantità di fotografie che mi mandavano su Whatsapp i miei vicini di casa o gli amici.

Capii, allora, la gravità della situazione e, in men che non si dica, mi diressi verso il luogo dell’accaduto. La scena era da film fantascientifico; ho ancora oggi in mente la figura di un carabiniere che copriva con un telo bianco l’abitacolo di una vettura ridotta allo stato di vero e proprio rottame… agghiacciante.

Avevo inizialmente immaginato il numero di vittime, che cresceva giorno dopo giorno, ma non mi sarei mai immaginato l’enorme disagio che ha provocato alla città, ma anche all’economia della regione e del Paese.

 

-Hai temuto che qualche tuo conoscente fosse stato colpito direttamente da questa disgrazia?

-In realtà no. Io sono sempre stato, e sono tutt’ora, molto ottimista; ma basterebbe pensare che di lì ci siamo passati tutti e tutti saremmo potuti essere lì in quel tragico momento come quelle povere e soprattutto innocenti vittime.

 

-Questo evento ha segnato la tua vita?

-Certamente sì. Il numero di vittime, di sfollati, ma anche l’enorme danno che si ha provocato alla città. Di certo è uno dei più gravi disastri della storia genovese.  Penso ancora oggi le povere vittime insieme alle loro famiglie, alle persone che da un momento all’altro si sono trovate senza una casa e anche a me stesso, che potevo essere lì in quel momento. Ogni volta che apro le persiane di casa e vedo il vuoto dove fino a qualche mese fa c’era il ponte, mi fa davvero effetto e tristezza.

 

– Il crollo del ponte, ha coinvolto anche la tua vita da autista di mezzi pubblici?

– Certamente. L’Azienda Municipalizzata Trasporti sta svolgendo un ruolo fondamentale per la mobilità cittadina. Dopo l’aggiunta di nuove linee speciali e gratuite per i residenti della Val Polcevera, ha assegnato agli autisti della rimessa di Sampierdarena turni straordinari da effettuare da queste linee… Inoltre AMT ha chiamato al volante, come volontari, personale in pensione e, data la scarsità di mezzi, ha comprato a prezzo stracciato, dalla ATM Milano, una dozzina di bus, proprio per questi collegamenti gratuiti con il centro cittadino. La metropolitana è gratuita nel tratto Brin – Dinegro e anche lì le corse sono state aumentate notevolmente.

 

– Tu, dalla tua abitazione al luogo di lavoro, che strada devi fare ora che il Morandi è crollato?

– Lavorando presso la rimessa AMT di Sampierdarena, prendo il metrò da Brin a Dinegro; poi da Dinegro a Sampierdarena con l’autobus.

Qualora avessi dovuto utilizzare l’automobile, fino a poco tempo fa dovevo dapprima andare a Bolzaneto, prendere l’autostrada, che all’inizio era addirittura a pagamento per chi faceva il mio stesso tragitto, e uscire a Genova Ovest. Ora, fortunatamente, posso passare da Via 30 Giugno evitando di fare quello che era un vero e proprio “giro dell’oca”.

Tutti disagi ma, pensando a chi sta peggio di noi o a chi non c’è più, è niente.

 

 

 

 

 

Fonte immagine: genova.repubblica.it

 

 

 

“Come vivere in un incubo”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista a Carla Gatti, una residente in via Fillak, a Sampierdarena.

 di Alice Mosca

 

 

Il crollo del Ponte Morandi, il 14 Agosto  018 a Genova, non ha solo cancellato l’arteria principale che collegava il Levante e il centro città con il ponente, ma ha causato innumerevoli danni e disagi, soprattutto agli abitanti della zona. Tra questi Carla Gatti, residente in via Walter Fillak, a Sampierdarena.

 

Dove si trovava al momento del crollo del ponte Morandi?

Quella mattina stavo preparando il pranzo per me e mio marito, quando all’improvviso, ho sentito un rumore fortissimo come un tuono, anzi di più, un boato assordante. Subito mi sono precipitata alla finestra e ho visto che il ponte non c’era più.

 

Qual è stata la sua immediata reazione?

Ho iniziato ad urlare a squarciagola e a chiamare mio marito gridando: “Il ponte non c’è più, il ponte non c’è più!”.

 

Quali danni avete subito?

Essendo al limite della zona rossa, non siamo stati fisicamente colpiti, possiamo ancora abitare nella nostra casa, ma emotivamente sì, è impossibile dimenticare quella giornata.

 

Com’è cambiata la sua vita da quel giorno?

Subito dopo sembrava di essere in guerra, pompieri, forze dell’ordine, Protezione Civile, dappertutto. Una scena surreale, apocalittica. Era come vivere in un incubo, dal quale era ed è tutt’ora impossibile risvegliarsi.

 

Grazie per la sua disponibilità, le siamo vicini, non resterete soli. Continueremo a seguire gli eventi.

 

 

 

 

 

Fonte immagine: ilsecoloxix.it