Da tempo c’erano dubbi sulla solidità del ponte

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista a Washington Zambrano autotrasportatore, abituale frequentatore del ponte, su cui era passato poche ore prima.

di Giulia Zambrano

 

Che emozioni hai provato sapendo che per poche ore potevi essere tu quello a precipitare dal ponte?

Paura, angoscia, disperazione, stress.

Questo avvenimento ha avuto ripercussioni nella tua vita?

Danni no, però molte complicazioni per il mio lavoro: è aumentato il traffico e non c’erano agevolazioni per il trasporto pesante, essendo solo due le vie di accesso a Genova. Arrivare a casa è diventato molto più lungo, mi ci vuole molto più tempo.

Come hai saputo e da chi hai avuto la notizia?

Dai messaggi telefonici e da mia figlia Angelica che mi ha chiamato per sapere dove fossi.

La prima cosa a cui ha pensato?

Che la città di Genova era finita: il ponte era una via di comunicazione fondamentale. E alle vite mancate. Ovviamente mi sono informato sulla mia famiglia.

Hai mai pensato che potesse succedere qualcosa del genere?

Sì, si parlava con alcuni colleghi, già in pensione e presenti alla costruzione del ponte, si diceva che non c’erano stati molti controlli alla struttura, c’erano molti dubbi sulla sua solidità.

Secondo te qual è la causa del crollo?

Mancanza di manutenzione: non c’erano stati molti controlli e in quel giorno la pioggia e i fulmini hanno aggravato la situazione.

Dopo quanto accaduto hai paura di stare sulle strade?

L’ho sempre avuta perché in strada sono frequenti gli incidenti, ma l’ora e il giorno arriveranno per tutti, sono un destino.

Ci pensi ancora?

Sì, perché passo sempre da quelle parti e non hanno ancora concluso niente … la lentezza con cui si procede mi dà fastidio … per la sicurezza di tutti e in particolare per il mio lavoro.

 

 

 

 

 

Fonte immagine: tg24.sky.it

“Ore e ore nel traffico dopo il crollo”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista a Ylli Panavija , 43 anni , autotrasportatore .

di Stella Panavija

 

 

Cosa è cambiato con la caduta del ponte Morandi ?

Penso che la caduta del ponte sia stato un avvenimento terribile che, oltre ad aver causato diverse vittime, ha influenzato la vita di noi genovesi, provocando una “divisione” della città.

 

Quali ripercussioni ha avuto il crollo nella sua vita ?

Essendo un autotrasportatore, ogni giorno devo raggiungere i porti liguri per scaricare la merce da imbarcare e la via più semplice, fino a pochi mesi fa, era il ponte Morandi . Dopo la sua caduta molte cose sono diventate difficili. In primo luogo, soprattutto per chi ha dovuto abbandonare la propria abitazione a rischio e poi anche per tutti noi genovesi che dovevamo, spesso, svegliarci prima la mattina proprio perché eravamo a conoscenza del fatto che saremo rimasti bloccati nel traffico per molte ore. La sera finivamo di lavorare nel tardo pomeriggio, ma a causa del traffico capitava di tornare a casa nella tarda sera .

 

La situazione, rispetto alle prime settimane, è migliorata ?

Per fortuna sì; ovviamente il traffico non è scomparso, ma ora è molto più facile transitare per le strade e le ore che trascorrevamo nel traffico sono diminuite.

 

Cosa si aspetta dal futuro per il miglioramento della situazione ?

Ci aspettiamo naturalmente che il ponte venga ricostruito nel minor tempo possibile. L’argomento è molto complesso ma mi auguro che lo stato cominci a controllare e ad effettuare le opportune manutenzioni per tutti i ponti, in modo da evitare un’altra catastrofe.

 

 

 

 

 

 

Fonte immagine: rainews.it

PONTE MORANDI, LA VOCE DEI GENOVESI

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

CARMELO MULÈ, QUARANTENNE RESIDENTE DEL QUARTIERE DI RIVAROLO, DIPENDENTE DI AMT GENOVA, SPIEGA LE PROBLEMATICHE DI UNA CITTÀ DIVISA IN DUE.

 

-Innanzitutto, spiega come hai reagito quando sei venuto a conoscenza della disgrazia.

-Ero fuori Genova e mi inviarono su Facebook una foto del ponte; pensavo fosse una bufala, ma poco dopo capii che era successo veramente quando alcuni miei amici mi chiesero dov’ero e se stessi bene. Tutto ciò corredato dall’enorme quantità di fotografie che mi mandavano su Whatsapp i miei vicini di casa o gli amici.

Capii, allora, la gravità della situazione e, in men che non si dica, mi diressi verso il luogo dell’accaduto. La scena era da film fantascientifico; ho ancora oggi in mente la figura di un carabiniere che copriva con un telo bianco l’abitacolo di una vettura ridotta allo stato di vero e proprio rottame… agghiacciante.

Avevo inizialmente immaginato il numero di vittime, che cresceva giorno dopo giorno, ma non mi sarei mai immaginato l’enorme disagio che ha provocato alla città, ma anche all’economia della regione e del Paese.

 

-Hai temuto che qualche tuo conoscente fosse stato colpito direttamente da questa disgrazia?

-In realtà no. Io sono sempre stato, e sono tutt’ora, molto ottimista; ma basterebbe pensare che di lì ci siamo passati tutti e tutti saremmo potuti essere lì in quel tragico momento come quelle povere e soprattutto innocenti vittime.

 

-Questo evento ha segnato la tua vita?

-Certamente sì. Il numero di vittime, di sfollati, ma anche l’enorme danno che si ha provocato alla città. Di certo è uno dei più gravi disastri della storia genovese.  Penso ancora oggi le povere vittime insieme alle loro famiglie, alle persone che da un momento all’altro si sono trovate senza una casa e anche a me stesso, che potevo essere lì in quel momento. Ogni volta che apro le persiane di casa e vedo il vuoto dove fino a qualche mese fa c’era il ponte, mi fa davvero effetto e tristezza.

 

– Il crollo del ponte, ha coinvolto anche la tua vita da autista di mezzi pubblici?

– Certamente. L’Azienda Municipalizzata Trasporti sta svolgendo un ruolo fondamentale per la mobilità cittadina. Dopo l’aggiunta di nuove linee speciali e gratuite per i residenti della Val Polcevera, ha assegnato agli autisti della rimessa di Sampierdarena turni straordinari da effettuare da queste linee… Inoltre AMT ha chiamato al volante, come volontari, personale in pensione e, data la scarsità di mezzi, ha comprato a prezzo stracciato, dalla ATM Milano, una dozzina di bus, proprio per questi collegamenti gratuiti con il centro cittadino. La metropolitana è gratuita nel tratto Brin – Dinegro e anche lì le corse sono state aumentate notevolmente.

 

– Tu, dalla tua abitazione al luogo di lavoro, che strada devi fare ora che il Morandi è crollato?

– Lavorando presso la rimessa AMT di Sampierdarena, prendo il metrò da Brin a Dinegro; poi da Dinegro a Sampierdarena con l’autobus.

Qualora avessi dovuto utilizzare l’automobile, fino a poco tempo fa dovevo dapprima andare a Bolzaneto, prendere l’autostrada, che all’inizio era addirittura a pagamento per chi faceva il mio stesso tragitto, e uscire a Genova Ovest. Ora, fortunatamente, posso passare da Via 30 Giugno evitando di fare quello che era un vero e proprio “giro dell’oca”.

Tutti disagi ma, pensando a chi sta peggio di noi o a chi non c’è più, è niente.

 

 

 

 

 

Fonte immagine: genova.repubblica.it

 

 

 

“Come vivere in un incubo”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista a Carla Gatti, una residente in via Fillak, a Sampierdarena.

 di Alice Mosca

 

 

Il crollo del Ponte Morandi, il 14 Agosto  018 a Genova, non ha solo cancellato l’arteria principale che collegava il Levante e il centro città con il ponente, ma ha causato innumerevoli danni e disagi, soprattutto agli abitanti della zona. Tra questi Carla Gatti, residente in via Walter Fillak, a Sampierdarena.

 

Dove si trovava al momento del crollo del ponte Morandi?

Quella mattina stavo preparando il pranzo per me e mio marito, quando all’improvviso, ho sentito un rumore fortissimo come un tuono, anzi di più, un boato assordante. Subito mi sono precipitata alla finestra e ho visto che il ponte non c’era più.

 

Qual è stata la sua immediata reazione?

Ho iniziato ad urlare a squarciagola e a chiamare mio marito gridando: “Il ponte non c’è più, il ponte non c’è più!”.

 

Quali danni avete subito?

Essendo al limite della zona rossa, non siamo stati fisicamente colpiti, possiamo ancora abitare nella nostra casa, ma emotivamente sì, è impossibile dimenticare quella giornata.

 

Com’è cambiata la sua vita da quel giorno?

Subito dopo sembrava di essere in guerra, pompieri, forze dell’ordine, Protezione Civile, dappertutto. Una scena surreale, apocalittica. Era come vivere in un incubo, dal quale era ed è tutt’ora impossibile risvegliarsi.

 

Grazie per la sua disponibilità, le siamo vicini, non resterete soli. Continueremo a seguire gli eventi.

 

 

 

 

 

Fonte immagine: ilsecoloxix.it