di Ludovica Dufour, 2B
Fin dall’inizio della sua storia il cinema ha avuto un ruolo chiave nel veicolare messaggi e guidare i punti di vista : anche quando l’immagine che ci viene proposta sembra semplice e elementare, in realtà nasconde qualcosa di più. Si è discusso proprio riguardo a questo tema lo scorso 22 aprile nell’aula magna del Liceo D’Oria, insieme al professor Pier Maria Bocchi, docente all’Università di Pavia e critico cinematografico.
Durante l’incontro ci siamo soprattutto soffermati su come il cinema sia e sia stato uno strumento di potere, capace di influenzare intere generazioni. Ne è un esempio il “male gaze“, lo sguardo maschile: dagli anni ’50 del Novecento, in ambito pubblicitario e cinematografico, la figura femminile è stata posta al centro dell’inquadratura, per essere osservata e desiderata dall’occhio dell’uomo bianco eterosessuale, e non per trasmettere una sua storia. La donna divenne un oggetto visivo atto a vendere un prodotto, come una doccia o un film: il professor Bocchi ha preso come riferimento il lungometraggio “Niagara” di Henry Hathaway, in cui la celeberrima attrice Marilyn Monroe, famosa per la sua bellezza, venne posta al centro della locandina, in un atteggiamento sensuale e ammiccante verso l’osservatore. Anche nelle riprese si evidenzia la bellezza del personaggio interpretato da Marilyn, attraverso colori accesi o inquadrature studiate a rendere desiderabile la sua figura.

Locandina del film “Niagara”
Col tempo però il cinema ha anche saputo far fronte a nuove idee e orientamenti, dimostrandosi portavoce delle minoranze emergenti. Alla fine degli anni ’60 infatti iniziò il processo di rivendicazione dei propri diritti da parte della comunità LGBT, che fu accompagnato da un conseguente cambiamento della cinematografia. I personaggi gay e non conformi all’idea etero-normativa, un tempo ridicolizzate e patologizzati, ottennero ruoli da protagonisti positivi. Tra i film appartenenti a questa rivoluzione troviamo “The Rocky Horror Picture Show” di Jim Sharman, “Paris is burning” di Jennie Livingston, “Emilia Perez” di Jacques Audiard…
“The Rocky Horror Picture Show”
Quello dell’identità di genere è un tema delicato e gli stereotipi e le discriminazioni sono sfortunatamente all’ordine del giorno; sebbene indubbiamente da solo non possa fare la differenza, il cinema, grazie all’immenso potere che hanno le immagini, ha l’opportunità di contribuire nel processo di superamento dei pregiudizi e delle barriere culturali che alimentano le discriminazioni.
