Tabù o solo disinformazione?

Sexting, preliminari, orgasmo, masturbazione… sesso. Parole che ancora oggi vengono oscurate dal termine “tabù”, con la conseguenza di una generazione disinformata.

L’opportunità di allagare le conoscenze in questo ambito per giovani e persone più mature, deve essere sfruttata. L’ iniziativa intrapresa dal liceo classico “Andrea D’Oria”, ha dato la possibilità agli studenti di confrontarsi, parlare e soprattutto ragionare su tematiche legate a questo ambito, tematiche molto sensibili quanto importanti, grazie all’intervento della Psicologa Cristina Villa e della Dottoressa Valentina Crovari.

Perché il problema non è parlare di sesso. Il problema è parlarne male, troppo poco o impararlo nei posti sbagliati. Oggi molti ragazzi scoprono la sessualità attraverso social, video online, amici o pornografia. Il risultato? Aspettative irrealistiche, confusione, insicurezze e spesso anche vergogna. Si cresce pensando che alcune domande siano “strane”, che certi argomenti siano proibiti o che il silenzio sia più sicuro del confronto.
Ed è proprio in questo spazio tra ciò che si vede e ciò che si vive davvero che si inseriscono anche molte rappresentazioni della vita adolescenziale. Una serie come “Sex Education”, lanciata da Netflix nel 2019, racconta con un linguaggio diretto e molto realistico proprio le difficoltà legate alla mancanza di informazioni corrette. La serie è nata infatti da un’esigenza molto comune nel Regno Unito: promuovere l’educazione sessuale nelle scuole. È, infatti, ambientata in un’immaginaria scuola superiore britannica dove ci si innamora, si fa sesso, talvolta senza le dovute precauzioni, e i sentimenti vengono feriti. Qui il protagonista Otis diventa un vero e proprio “consulente” per i propri coetanei, aiutandoli a sbrogliare le situazioni più complesse sia per quanto riguarda i problemi fisici sia, soprattutto, quando si parla di rispetto reciproco. Riesce quindi a mettere in evidenza alcuni aspetti cruciali nella vita di tanti adolescenti, e non solo, a partire dall’importanza di avere informazioni corrette sul proprio corpo e le sue caratteristiche, su come evitare una gravidanza, come gestire una relazione con la persona per cui si provano dei sentimenti, sull’importanza di fermarsi davanti ai “no”.

Tutti questi aspetti, che nella serie vengono messi in evidenza in modo diretto, nella realtà non sono affrontati ovunque allo stesso modo. Infatti varia molto da nazione a nazione il modo in cui il tema dell’educazione sessuale entra all’interno dei programmi scolastici. Sono 19 i Paesi dell’Unione europea in cui l’educazione sessuale è obbligatoria a scuola, e spesso non si limita soltanto agli aspetti biologici, ma include anche temi fondamentali come le relazioni, il consenso e i ruoli di genere. Nei Paesi Bassi, per esempio, viene introdotta già dalla scuola primaria attraverso programmi strutturati che accompagnano gradualmente la crescita degli studenti. In Italia, invece, la situazione è diversa: non esiste una normativa nazionale che renda obbligatoria l’educazione sessuale nelle scuole, e la sua presenza dipende spesso dalle singole iniziative degli istituti o da progetti esterni.

Il nostro liceo si è differenziato, offrendo agli studenti di seconda liceo un progetto indispensabile, perché non si è parlato soltanto della dimensione affettiva e relazionale, ma anche di tutto ciò che riguarda la sessualità in termini pratici: prevenzione, contraccezione, tutela della salute e conoscenza del proprio corpo. All’interno di questi incontri, il percorso si è poi concentrato su alcuni aspetti specifici particolarmente rilevanti per la vita degli adolescenti. Un’attenzione particolare è stata dedicata al ciclo mestruale, ai contraccettivi, al loro corretto utilizzo e al ruolo centrale che svolgono non solo nell’evitare gravidanze indesiderate, ma anche nella prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

Gli studenti sono stati inoltre informati dell’esistenza dei consultori familiari, servizi fondamentali presenti sul territorio che offrono ascolto, supporto e consulenza gratuita ai giovani anche in ambito sessuale e relazionale.

Grazie a questo, i ragazzi si sono avvicinati a una conoscenza più consapevole e concreta della sessualità, superando il tabù che la circonda.

C’è un tempo per tutto, e ora è tempo di parlare di educazione sessuale

di Laura Pezzotta, 2d

Tutti noi probabilmente pensiamo di sapere come funzionano i rapporti sessuali, quali sono i rischi e quali le precauzioni…Ma è davvero così?

In questi due incontri, avvenuti lunedì 20 e lunedì 27 aprile 2026 presso l’aula magna del liceo classico statale “Andrea D’Oria”, riguardanti l’educazione alla salute, abbiamo avuto la possibilità sia di approfondire il tema dell’amore come sentimento, sia dell’amore come atto sessuale. La psicologa dottoressa Cristina Villa è riuscita insieme alla dottoressa Valentina Crovari della ASL3, ad approfondire questi temi così sensibili con professionalità, ma allo stesso tempo con empatia, rendendo più facile fare domande senza paura del giudizio.

La maggior parte degli adolescenti pensa che l’amore come sentimento sia strettamente connesso all’amore dal punto di vista sessuale, ma ci è stato spiegato che non è così. Non è così perché dove c’è amore non c’è solo sesso, ma c’è affetto, c’è rispetto. Rispetto dei limiti del partner, rispetto delle loro decisioni e delle loro opinioni; e dove non c’è rispetto non c’è amore.

Come accennato, abbiamo approfondito anche l’amore dal punto di vista sessuale. E qui in molti pensano di sapere tutto, ma sicuramente non è così. Ci sono aspetti di questa realtà, che nessuno di noi ha mai affrontato. Temi come i sentimenti che prova una persona che rimane incinta e non ha nessuno con cui confidarsi, oppure come comportarsi durante il primo atto sessuale in sicurezza, o anche semplicemente tutti i metodi per evitare la gravidanza, che sono molti più di quello che crediamo e sappiamo.

Come deducibile da questi incontri, è importante che questi argomenti non siano più dei tabù per noi giovani, e che in casi di necessità non dobbiamo avere timore di chiedere aiuto, perché essere in difficoltà non è una cosa di cui vergognarsi, è una cosa normale e c’è sempre qualcuno disposto ad aiutarci.