Capolavoro intramontabile o lettura ormai distante dagli studenti? I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni sono tornati al centro dell’attenzione dopo la proposta di modificare il loro ruolo all’interno del programma di letteratura italiana.
Negli ultimi mesi si è infatti aperto un dibattito sulla proposta avanzata dalla commissione tecnica del Ministero dell’Istruzione di modificare il programma di letteratura italiana, eliminando l’obbligo di studiare i Promessi Sposi nelle scuole superiori, oppure spostandone l’approfondimento dal secondo al quarto anno. La proposta ha attirato molta attenzione poiché il romanzo di Alessandro Manzoni è uno dei testi più rappresentativi del programma scolastico, ormai da decenni.
Chi approva la proposta sostiene che il romanzo sia molto complesso per la maggior parte degli studenti, sia per il linguaggio utilizzato che per la distanza storica. Per questo motivo, si ritiene che la scuola potrebbe offrire testi più vicini alla sensibilità e all’esperienza dei giovani, così da rendere il percorso di studio più coinvolgente e il rapporto con la letteratura più immediato. Molti docenti e studenti favorevoli alla proposta osservano inoltre che un programma flessibile, che si apra alla contemporeaneità, permetterebbe di affrontare autori moderni che parlano in modo diretto ai giovani.
Dall’altra parte, però, numerosi studiosi e insegnanti ritengono che I Promessi Sposi rappresentino una parte fondamentale del patrimonio culturale italiano e che non dovrebbero essere trascurati. Sebbene alcuni classici possano risultare impegnativi, essi offrono una comprensione più ampia della storia, della lingua e della società. Inoltre, molti dei temi affrontati da Manzoni continuano a essere attuali: la giustizia, la paura, la solidarietà, il rapporto con il potere e la responsabilità individuale. Secondo questa prospettiva, rinunciare ai Promessi Sposi significherebbe perdere un’opportunità importante di formazione, non solo dal punto di vista scolastico, culturale, ma anche personale.
Esiste poi una posizione intermedia, condivisa da chi non si schiera né a favore né contro la proposta. Secondo questi osservatori, il problema non risiede nel romanzo in sé, ma nel modo in cui viene presentato e affrontato nelle scuole. Più che eliminare il testo, sarebbe quindi necessario trovare nuove strategie per renderlo più accessibile e coinvolgente per gli studenti.
Anche se successivamente il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha preso le distanze da questa proposta, dichiarando che non intende ridimensionare il ruolo del romanzo nel programma scolastico, il dibattito rimane comunque significativo. La questione sui Promessi Sposi non riguarda infatti solo lo studio dei testi classici a scuola, ma anche il modo in cui vengono proposti. Il dibattito invita a riflettere su come conciliare tradizione e modernità, cercando un equilibrio che permetta agli studenti di imparare dal passato senza però, perdere il contatto con il presente.
La nascita dei fondi ESA (Empowerment Scholarship Account) per l’istruzione
Doug Doucey, governatore dell’Arizona dal 2015 al 2023.
Il problema si è posto per la prima volta nel 2022, quando Doug Doucey, governatore dell’Arizona, ha approvato l’estensione del progetto ESA a tutte le famiglie dello Stato che volessero usufruirne. ESA è l’acronimo di Empowerment Scholarship Account, un sistema gratuito che consiste nella distribuzione annuale di alcuni fondi ai genitori dei bambini in età scolare. Grazie a questi sussidi gli americani possono gestire personalmente l’istruzione dei propri figli, senza doverli necessariamente affidare alla scuola pubblica.
L’idea è nata nel 2011 per agevolare i ragazzini con bisogni educativi speciali, ma in alcuni Paesi federati si è allaragata a tutti gli studenti. Inizialmente la stampa non ha dato troppo peso all’argomento, ma l’enorme e improvvisa diffusione del progetto non può essere più ignorata.
Al giorno d’oggi gli ESA e iniziative simili servono oltre 75.000 alunni in dieci Stati della federazione: dall’Indiana al Mississippi, dalla North Carolina alla Florida. Così adesso l’educazione di migliaia di giovani statunitensi è completamente regolata dai loro genitori, che possono utilizzare il denaro in diversi modi. Molti scelgono di iscrivere i figli negli istituti privati, altri pagano insegnanti che forniscano lezioni aggiuntive a casa, oppure investono i fondi in attività extracurricolari.
Il dibattito internazionale sugli ESA, anche nelle scuole italiane.
Una protesta americana che richiede più cura nell’organizzazione della scuola pubblica.
La questione all’apparenza potrebbe apparire semplice e vantaggiosa, ma in realtà è decisamente controversa. Dall’entrata in vigore del progetto non mancano certo discussioni fra i sostenitori e gli americani che invece preferiscono l’istruzione pubblica. I cittadini che si oppongono al utilizzo di voucher e sussidi temono infatti che questo nuovo sistema possa portare alla chiusura definitiva della scuola statale.
Esperti, politici, genitori: tutti hanno la propria opinione e la esprimono confrontandosi online oppure con vere e proprie proteste. Sono infatti frequenti le manifestazioni contro gli ESA, specialmente da quando il presidente Donald Trump ha firmato un provvedimento per smantellare il dipartimento dell’ istruzione.
Il banco della giuria durante il dibattito della classe 2B.
La controversia ormai è talmente importante che adesso viene approfondita anche in altre nazioni, come l’Italia. Se infatti non esiste ancora un progetto simile all’ESA nel nostro Paese, non possiamo escludere che in futuro la stessa iniziativa possa svilupparsi anche qui. Per fare chiarezza sull’argomento la classe 2B del liceo Andrea D’Oria a Genova ha organizzato un dibattito.
Gli studenti si sono divisi in due gruppi: il primo favorevole all’utilizzo dei fondi ESA , il secondo a sostegno degli istituti pubblici. Sei alunni invece hanno svolto il ruolo di giudici, stilando una scheda di valutazione per assegnare un punteggio a ciascuna squadra.
I ragazzi hanno appreso le prime nozioni sul nuovo sistema educativo americano attraverso un articolo della rivista Internazionale. Il pezzo, scritto da un giornalista statunitense, riportava la sua esperienza personale come insegnante in una scuola cattolica dell’Arizona, presso Waddell. L’autore, Chandler Frizt, fornisce molti spunti interessanti sull’argomento, eppure non prende una vera e propria posizione, mostra aspetti positivi e negativi di un piccolo istituto privato, il Refresh Learnig Centre. Dopo aver raccolto ulteriori materiali da siti attendibili, venerdì 5 dicembre 2025, è andato in scena il dibattito, con tanto di oratori e banco della giuria.
I fondi ESA come simbolo di istruzione innovativa e migliore
Il gruppo a favore del progetto ESA.
Nel corso della discussione sono emerse argomentazioni particolarmente interessanti. Il gruppo a favore del sistema fondato sui voucher ha dimostrato come gli ESA permettano ai contribuenti di risparmiare più denaro rispetto a quello che impiegherebbero per pagare le tasse sulla scuola pubblica.
Secondo un’indagine del Goldenwater Institute per di più, le rette degli istituti privati sono generalmente più basse del tipico sussidio, che è di circa 7.500 dollari. In questo modo anche i ragazzini con famiglie meno abbienti possono accedere ad un’istruzione di qualità, e utilizzare il capitale rimasto per attività ricreative e sport. La formazione pubblica al contrario è molto diversificata per i bambini provenienti da contesti economici opposti. I ragazzini benestanti abitano nei quartieri con le scuole migliori, invece nelle zone più povere i programmi di studio pubblici appaiono scadenti e inadatti.
Il Refresh Learning Centre, piccola scuola cattolica dell’Arizona
Il nuovo progetto educativo favorisce anche l’homeschooling, cioè le lezioni a casa, per il 3% della popolazione studentesca che ha bisogno di impare con ritmi diversi. Anche le scuole private risultano più tranquille rispetto a quelle statali: le classi sono infatti più piccole e gli
insegnanti possono concentrarsi sull’apprendimento di ogni singolo bambino. Si approfondiscono temi di educazione civica che talvolta gli istituti pubblici omettono di introdurre,perchè troppo controversi. Si sviluppa il pensiero critico e la collaborazione. Inoltre in queste strutture i bambini sono meno stressati, perchè non svolgono molti test attitudinali per misurarne la performance. In definitiva, la libertà decisionale dei genitori, che conoscono le esigenze educative dei loro figli, permetterebbe ai ragazzi di sviluppare conoscenze maggiori all’interno delle scuole private oppure a casa propria, in ambienti rilassati ed educativi.
L’inadeguatezza del sistema voucher e la scomparsa della scuola pubblica
Il gruppo contro i sussidi statali per l’istruzione dei bambini americani.
Il secondo gruppo ha invece sollevato molti dubbi riguardo all’efficienza del progetto basato sui sussidi statali. In primo luogo, il diffondersi di istituti privati, lezioni online e micro-schools a carattere religioso sta comportando numerosi danni alle tradizionali scuole pubbliche, su cui la federazione investe di meno. Nei quartieri poveri e nell’ambito dei bisogni educativi speciali si verifica già un grande regresso. Il diffondersi del sistema ESA non aggiunge competitività al settore dell’istruzione, ma al contrario provoca la decadenza dell’educazione pubblica.
Greg Abbott, attuale governatore del Texas.
Dal punto di vista economico-sociale i vocher vengono spesso accordati alle famiglie di classe media piuttosto che ai poveri ed emarginati che ne necessitano maggiormente. I benefici per i bambini di colore o meno abbienti si vedono soprattutto nelle scuole pubbliche, che l’idea dei sussidi statali sta distruggendo. Il progetto ESA è legato principalmente alle battaglie politiche. Ad esempio in Texas, il governatore Greg Abbott, lo ha sfruttato per ridurre gli oppositori e ottenere il consenso dei cittadini.
Uno studio del 2025 ha dimostrato che i finanziamenti alle famiglie contribuiscono alla segregazione razziale e non migliorano affatto i risultati conseguiti dagli studenti. I ragazzini che frequentano le scuole private non sono sottoposti a test standarizzanti e hanno conoscenze ridotte. Nel 2019 l’Università dell’Arkansas ha spiegato che in Louisiana gli alunni che si avvalgono del progetto ESA hanno una preparazione inferiore ai loro compagni della scuola pubblica. La causa potrebbero essere le moltissime scuole cristiane, dove gli insegnanti sono incompetenti e non molto spesso non hanno veri titoli di studio. Alcuni di loro sfruttano le loro lezioni per fare pubblicità ad aziende e prodotti alimentari. Trasformano un’esperienza istruttiva come una lezione di cucina in una strategia di maketing, senza curarsi delle nozioni apprese dai ragazzi.
Perfino i genitori gestiscono male i fondi a loro affidati, acquistando biglietti per Disney World, costosi set lego, dispositivi informatici…tutti oggetti che hanno ben poco a che fare con l’educazione dei figli. Un’indagine dell’Oklahoma Watch ha dimostrato che in Florida sono stati acquistati 548 televisori del valore di quasi 191.000 dollari, interamente con i sussidi ESA. Parte di tutto il denaro speso in maniera impropria non viene rimborsato al governo degli USA. Vi sono anche alcuni casi di frode, rari ma eclatanti, che hanno causato danni economici assai gravi. Ad esempio nel 2024: due cittadini del Colorado si sono appropriati di circa 100.000 dollari, fingendo di richiederli per l’istruzione di 43 bambini inesistenti. Il progetto ESA dunque non rappresenterebbe la scelta educativa corretta, ma causerebbe la scomparsa di un sistema pubblico funzionante, a favore di uno che invece è malgestito e scadente.
La vera libertà educativa, da cui dipende il futuro dei giovani.
Donald Trump dopo aver firmato l’Education Act, con cui smantellerà il dipartimento dell’istruzione.
Valutando criteri come professionalità, capacità di confutazione e organizzazione del discorso i giudici hanno dato la vittoria alla squadra contro il progetto ESA. La questione è stata risolta in classe ma è ancora ampiamente discussa in America. Trump ha affermato “E’ l’ora della scelta scolastica universale” mentre firmava la legge con cui eliminare l’istruzione pubblica.
Con la scomparsa degli istituti statali efficienti non ci può essere alcuna libertà decisionale. Il governo degli USA deve evitare che si verifichi questa circostanza e risolvere le problematiche nell’iniziativa dei voucher, ad esempio controllando l’uso che ne fanno le famiglie.
Perché, al di là di ogni motivazione economica, a contare più di tutto è l’istruzione dei giovani. Devono poter crescere e apprendere sempre di più sul mondo circostante. Solo in un sistema scolastico adatto a loro possono sviluppare le competenze necessarie a diventare cittadini consapevoli e adulti responsabili. Il loro futuro è nelle mani del governo e dei genitori. C’è soltanto da sperare che non venga barattato con il consenso politico o con qualche costoso televisore.
Mercoledì 12 aprile siamo partiti da Genova per arrivare a Trieste, la città che ci avrebbe ospitato per tutta la permanenza della sessione nazionale del Parlamento Europeo Giovani (EYP).
La delegazione del nostro liceo era formata da me, da Livia Parodi, Anna Pastorino, Beatrice Piatti, Rita Saguato e dal professore di Storia e Filosofia Santino Mele.
Una volta raggiunta la stazione di Trieste, con tutti i nostri bagagli ci siamo diretti alla famosissima Piazza Unità d’Italia dove, una volta presentati agli Organizzatori, siamo stati distribuiti nei nostri rispettivi “committees”.
I “committees” sono gruppi di lavoro costituiti da ragazzi provenienti da tutta Europa con i quali si condivide e sviluppa un lavoro proposto dagli organizzatori.
Insieme ai nostri nuovi compagni, con i quali è obbligatorio parlare inglese, per tutto il primo pomeriggio ci siamo focalizzati su quella fase del progetto chiamata “team-building”, cioè una serie di giochi di gruppo che hanno il preciso scopo di rafforzare i rapporti tra i vari compagni.
Arrivata la sera del primo giorno, sotto un diluvio pazzesco, siamo andati a mangiare tutti insieme da Rosso Pomodoro, monopolizzando letteralmente tutto il locale, monopolio che durerà per tutta l’esperienza.
Nel pomeriggio del secondo giorno il mio gruppo era già riuscito a delineare quelle linee guida che avremmo dovuto sviluppare per riuscire ad affrontare la “General Assembly” più che dignitosamente.
La “General Assembly” è il momento culmine dell’esperienza, è infatti un’assemblea nella quale si riuniscono le varie delegazioni per discutere dei problemi che hanno dovuto affrontare (problemi di natura economica, sociale, politica, ecologica etc.). E’ in quest’occasione che si aprono dei veri dibattiti con tanto di giuria e telecamere. Insomma, partecipare ad una G.A. (come la chiamano i ragazzi dell’EYP) vuol dire partecipare ad una vera e propria simulazione di un’assemblea al Parlamento Europeo.
Il venerdì, l’ultimo giorno per lo sviluppo dei nostri elaborati, l’ansia era palpabile. Tutti quanti riguardavano i punti che solo dopo poche ore avremmo dovuto riferire durante la GA.
Ricordo precisamente le camerate: erano colme di ragazzi in fibrillazione, che scherzavano e discutevano su quale parte avrebbero dovuto omettere e quale parte del discorso avrebbero dovuto obbligatoriamente riportare, correggendo bozze e ricontrollando continuamente la grammatica.
Al mattino seguente, al suono della sveglia siamo scattati tutti in piedi come dei soldatini; l’emozione e l’agitazione ci hanno fatto preparare in pochissimo tempo. Eravamo tutti bellissimi.
Nell’attesa di arrivare al palazzo che avrebbe ospitato la General Assembly, abbiamo trascorso proprio dei bei momenti, sentendoci adulti e importanti.
Il tempo è passato velocissimo tra scambi di opinioni, interventi e approfondimenti, e in un batter d’ali di farfalla è arrivato il momento in cui, dopo l’ultima presentazione, quella del mio “committee”, la giuria ha proclamato la fine della General Assembly e della 53esima Sessione Nazionale del Parlamento Europeo dei Giovani Italia.
Fatta un po’ di baldoria la sera e la notte assieme a tutti i compagni di viaggio, la delegazione del Liceo Andrea D’Oria, ha preso il treno della domenica, portandosi dietro valigie e borsoni colme di nuove conoscenze, ma soprattutto piene di emozioni e nuove amicizie.