Una notte da ricordare

Canzoni, dialoghi, pensieri, emozioni e molto altro alla Notte Nazionale dei Licei Classici.

di Alessandro Ponte, 1B.

La Notte Nazionale dei Licei Classici (NNLC) è una serata, ideata dal professore Rocco Schembra nel 2015, che celebra e valorizza la cultura classica, è un’occasione nella quale gli studenti dei licei classici si esibiscono cantando, suonando, recitando o semplicemente esprimendo i propri pensieri con un unico intento: celebrare il tema scelto.

Il 27 marzo 2026 si è tenuta la dodicesima edizione della Notte Nazionale, ci sono state esibizioni e performance uniche nel loro genere, che hanno suscitato emozioni e riflessioni nel pubblico.

Il tema scelto per la notte di quest’anno è stato l’humanitas, secondo la famosa citazione del commediografo latino Terenzio: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo, nulla di ciò che è umano ritengo estraneo a me).

Tra le tante esibizioni apparse in Aula Magna si è segnalata: “Dialogo col tempo” una recitazione in forma di dialogo che aiuta a capire quanto sia importante il tempo per noi esseri umani e quanto sia breve la vita di ogni persona rispetto all’eternità, attraverso citazioni di frasi e pensieri dei più grandi filosofi di tutti i tempi.

Siamo solo un soffio di vento, un’ombra che passa” Salmo 144

Tempus tantum nostrum est” (Solo il tempo ci appartiene)  Seneca

 “Panta rei” (Tutto scorre), Eraclito

Il dialogo ha ispirato molte riflessioni nel pubblico ed oltre ad essere stato molto bello, è stato anche molto interessante e utile per comprendere che cosa sia il tempo e come non sprecarlo inutilmente, dato che la vita di tutti prima o poi finirà.

Questa esibizione creata da Lucilla Lisciotto della classe 1B, e recitata insieme ad Amelia Verdino di 2B, indaga il mistero e l’oscurità del tempo che passa e che scorre all’infinito, senza mai fermarsi. 

Ma il messaggio più profondo che il dialogo ha lasciato nel pubblico è forse proprio questo: essere pienamente umani è un compito arduo, forse il più difficile che ci sia. Il dialogo ci ha ricordato che l’esistenza ha un fine alto: il raggiungimento di una felicità vera, pura, che non dipenda dalle cose effimere del mondo, ma che per arrivarci occorre conquistare prima di tutto se stessi. Non basta obbedire passivamente al flusso del tempo e degli eventi: bisogna coltivare una ragione capace di guidarci, e avere il coraggio di scegliere il proprio cammino. La libertà, in questo senso, non è un dato di fatto, ma una conquista. Un obiettivo difficilissimo, come riconosce onestamente il dialogo stesso; eppure, proprio per questo, degno di essere perseguito.

Per essere immortali dobbiamo seminare la nostra sapienza in una terra fertile in modo tale che germogli il futuro” dal Simposio di Platone.

La serata ha dimostrato che il liceo classico non è solo un percorso di studio, ma un modo di guardare il mondo. Tra una citazione di Seneca e una di Eraclito, tra musica e parole recitate, il pubblico ha respirato qualcosa di raro: la sensazione che le domande antiche sul tempo, sulla libertà, su cosa significhi essere umani siano ancora vive, e ancora urgenti. Una notte, insomma, che vale la pena ricordare.