Siamo tutti contro natura? Perché la cultura è la nostra vera biologia

Quando la storia incontra la scienza

di Jacopo Di Muzio e Tommaso Fioroni, 3d

Il 27 marzo si è tenuta a Palazzo Ducale la seconda giornata diLa Storia in Piazza”, con una mattinata tutta dedicata agli studenti. Durante questo evento è stata esplorata la storia attraverso la filosofia, le scienze e l’antropologia. L’obiettivo degli organizzatori era stimolare i giovani, mettendo in discussione le certezze che diamo per scontate. 

Naturale non significa giusto

L’argomento principale che è stato affrontato è lo smontaggio dei luoghi comuni. Per Telmo Pievani, il relatore della conferenza, troppo spesso utilizziamo la parola naturale per giustificare visioni politiche o morali, come la famiglia naturale o disastro naturale. Ha citato la fallacia naturalistica, concetto elaborato dal filosofo G.E. Moore nel 1903, ovvero l’errore di passare dalla descrizione di come il mondo è a come dovrebbe essere. La natura non è perfetta: è intrisa di infanticidi, violenza e discriminazione e perciò non sempre ciò che è naturale è giusto nel senso in cui lo intendiamo. Il termine normale infatti vuol dire che qualcosa in quanto naturale è la norma, e chi è diverso da quello standard è contro natura.

Cosa succede nel cervello quando incontriamo l’altro

La natura umana tuttavia, ricorda Pievani, non è una natura deterministica. Spesso si sente dire che abbiamo la guerra nel DNA, che siamo portati naturalmente a farla, ma nulla potrebbe essere più falso. La natura, infatti, non ci impone comportamenti fissi, come esseri umani, non abbiamo istinti animali. A supporto di questa tesi è stato presentato un esperimento neuroscientifico in cui a una persona viene mostrato un individuo di un fenotipo diverso. La percezione di un volto sconosciuto fa scattare subito l’amigdala, la zona del nostro cervello associata alla minaccia, alla paura. Subito dopo invece scattano le aree prefrontali, che analizzano la situazione e ci aiutano a capire che non c’è nessun pericolo. Si è evidenziata dunque una sorta di conflitto tra due aree del nostro cervello e quale delle due prevalga dipende solo dalla cultura e da come siamo stati educati. Lo dimostra il fatto che mostrando un personaggio famoso seppure di un fenotipo diverso, l’amigdala non scatta, perché riconosciamo già quella persona.

Nativi climatici e nativi IA: la doppia sfida della nostra generazione

In conclusione Pievani ha riflettuto sull’impatto dell’uomo sulla natura e come noi studenti siamo nativi climatici, eredi di un mondo ecologicamente più fragile e nativi IA.  L’Intelligenza Artificiale infatti è una delle tecnologie più recenti che sta trasformando il nostro modo di vivere. Il professor Pievani lancia un invito ad usare con responsabilità questa nuova tecnologia poiché in solo tre anni l’IA ha consumato l’1,5% di tutta l’energia terrestre. L’IA non va utilizzata per scopi inutili perché su di noi, in quanto nativi climatici, ricadranno le conseguenze. Il messaggio finale per noi studenti è un monito: l’IA manca di buon senso e spirito critico, qualità umane fondamentali per evitare decisioni disastrose, come dimostrato dal caso di Stanislav Petrov, il militare sovietico che nel 1983 scelse di non rispondere a un allarme missilistico rivelatosi poi falso, evitando così un attacco nucleare.  

In un breve arco di tempo il professor Telmo Pievani ha ridisegnato i confini tra ciò che siamo e ciò che scegliamo di essere. La natura ci vincola meno di quanto pensiamo; la cultura, invece, ci responsabilizza molto di più. In un’epoca di crisi climatica e intelligenza artificiale, questa responsabilità ricade esattamente su di noi.

False credenze e fake news. Un mondo inarrestabile?

https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=27853

Liceo classico D’Oria: con Massimo Polidoro riunione in streaming sulla scienza dell’incredibile

di Carola Caruso, 1E

Al giorno d’oggi, nonostante tutti i grandi progressi compiuti nel mondo del sapere e della conoscenza, sta emergendo, in modo impetuoso, il problema delle fake news.

Sono notizie false, che si diffondono velocemente e in grandi quantità attraverso i nuovi affermati canali di comunicazione: i social e, in generale, tutte le piattaforme digitali.

Sono articoli spesso corredati da immagini curiose e titoli appariscenti, che catturano abilmente la nostra attenzione e ci spingono a condividere immediatamente la notizia con altri, innescando una reazione a catena.

https://www.wittenberg.edu/news/05-28-20/what-fake-newsAd una prima lettura sembrano contenere informazioni vere ma il più delle volte presentano dati che, a livello scientifico, non sono per nulla credibili. Sempre più persone si affidano a queste notizie, credendo di aver trovato risposte alle proprie domande, chiarimenti ai propri dubbi,   spiegazioni valide alla osservazione dei fenomeni che accadono nella vita quotidiana.

Tutto ciò avviene anche perché, oggigiorno, si è sempre “di fretta”. La “fretta” è una delle caratteristiche principali della nostra società. Ogni faccenda e ogni impegno viene svolto velocemente, di corsa, quasi senza pensare. Controllare la veridicità dei fatti contenuti in un articolo (il cosiddetto “fact-checking”) sembra difficile, in quanto verificare le informazioni è un compito che richiede tempo. E di tempo ne abbiamo poco.

https://www.cypherlearning.com/blog/k-20/teach-your-students-how-to-spot-fake-news

Ma perchè vengono create le fake news? Alla loro base può esserci un motivo economico, politico, propagandistico oppure, semplicemente, perché si vuole ottenere dei click o delle visualizzazioni in più.

Chiunque può creare fake news ed in qualunque momento. Molto spesso, i periodi di maggiore difficoltà, di insicurezza e di debolezza generale sono quelli in cui vengono prodotte maggiormente. Basta pensare solamente a tutte le “bufale” che sono state diffuse durante il periodo della pandemia da Covid, come quelle riguardanti i possibili rimedi di guarigione a cui molte persone si sono affidate, sopraffatte dalla paura e dalla disperazione.

Cercare sicurezza e certezze a tutti i costi è un modo per placare la nostra ansia e per trovare protezione dagli eventi imprevedibili che possono capitare ad ognuno di noi. Questo è lo stesso motivo che ha alimentato da sempre le false credenze e le superstizioni. Non passare sotto una scala, non aprire un ombrello in luoghi chiusi, evitare che un gatto nero ci attraversi la strada, toccare ferro è un modo che abbiamo per sentirci più forti, invulnerabili e al sicuro dalle situazioni negative e spiacevoli. Come se, compiendo ogni volta gli stessi gesti, potessimo controllare e, in qualche modo prevedere, quello che ci accadrà in futuro.

https://gerardoneil.blogspot.com/2018/08/some-common-superstitions-intermediate.html

E’ da tutto ciò che nasce la scienza dell’incredibile ossia una scienza che, avvalendosi di concetti presi da varie discipline quali la biologia, le neuroscienze, la psicologia, la storia, la sociologia, l’antropologia, cerca di capire quali sono i possibili meccanismi che portano l’uomo a “credere’’. Se un tempo queste credenze aiutavano l’uomo a sopravvivere, ora alcune credenze e false convinzioni sono diventate pericolose e rischiano di diventare vere e proprie “fabbriche di illusioni’’.

Abbiamo trattato questo tema attraverso un webinar condotto da Massimo Polidoro, uno dei maggiori esperti in questo ambito e cofondatore del Cicap, ovvero il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze. Quest’ultimo, nato nel 1989 per volontà di Piero Angela, propone di indagare i cosiddetti fenomeni paranormali, insoliti, misteriosi e “inspiegabili”, cercando di diffondere la mentalità scientifica e lo spirito critico.

https://www.ufopedia.it/CICAP.html

E’ proprio grazie a Piero Angela e alla sua rubrica “Quark” che Massimo Polidoro si appassiona al mondo del paranormale e alle tecniche che usa l’illusionista canadese James Randi, il quale applica un metodo scientifico nell’interpretazione di fenomeni misteriosi e insoliti.  Così, scrive una lettera a entrambi e i due lo invitano a trascorrere una giornata con loro. Piero Angela decide di offrire una borsa di studio a Massimo per trasferirsi negli Stati Uniti dove verrà  istruito personalmente da James Randi sul come studiare e analizzare gli eventi paranormali.

Dopo averci raccontato la sua storia, in seguito, Massimo Polidoro ha fatto una riflessione su come la nostra attenzione sia limitata e su come per il nostro cervello sia impossibile ricordare molti dettagli. Siamo stati coinvolti in un esperimento: dovevamo contare i passaggi che facevano vari giocatori con una palla. Nell’intento di contare, solo in pochi si sono accorti che dietro di loro passava addirittura un gorilla: questo per farci capire che, quando siamo concentrati su qualcosa, spesso ci sfuggono dettagli importanti.

Una delle cose, inoltre, che più mi ha colpito durante il webinar è stata l’analisi del significato che diamo a certe situazioni, come ad esempio ciò che riusciamo a vedere nelle nuvole o la capacità che ci porta a riconoscere facce e volti nelle cose, mentre invece sono il semplice risultato del gioco di luci e ombre. Quindi molto spesso non vediamo le cose in modo oggettivo e razionale. Ci facciamo influenzare da “pensieri veloci”, istintivi, invece di riflettere e ragionare con calma per mezzo dei “pensieri lenti”.

Pertanto, sviluppare il pensiero critico, la razionalità e allargare le nostre conoscenze scientifiche sono il mezzo attraverso il quale possiamo comprendere meglio il mondo che ci circonda. In tal modo, possiamo non lasciarci influenzare e condizionare da false credenze e notizie non veritiere.

Di fronte a quello che non conosciamo, quindi, come dice Massimo Polidoro, è bene avere la mente aperta, ma non così tanto da permettere al nostro cervello di essere ingannato.