L’alloro poetico come simbolo di humanitas, parola, arte e realizzazione nel mondo moderno.

Quando la parola diventa radice: dall’inseguimento di Apollo alla gloria eterna

di Beatrice Puppo, Cecilia Toma e Beatrice Vacca Sita, 1B

Tre alunni di 5F, relatori della lezione sull’eziologia dell’alloro poetico

Durante la XII edizione della Notte Nazionale  del Liceo Classico, al liceo “Andrea D’Oria”, la classe 5F, guidata dalla prof.ssa Pansardi, ha tenuto una bellissima lezione su come riscoprire il valore dell’alloro poetico nel mondo moderno, viaggiando tra passato e presente.

Il discorso di Sofia, che ha coordinato l’esibizione, è iniziato con un’ avvincente domanda:

Che cosa ci rende davvero umani? 

I classicisti risponderebbero senza esitazione: la parola!

La parola è ciò che abilita la nostra humanitas, il concetto chiave che indica l’insieme dei valori che nobilitano l’uomo. È il parlare che ci distingue dagli animali e che ci porta alla vera natura umana e all’educazione, come disse Cicerone. Aristotele ha invece proclamato il grado massimo, più raffinato e perfetto dell’humanitas: la poesia, che diventa un mezzo per esplorare l’anima e l’universo.

Ovidio

È in questo orizzonte che si colloca il mito di Apollo e Dafne, narrato da Ovidio nel primo libro delle Metamorfosi. Ovidio racconta la storia con una potenza che ancora oggi vibra: il mito nasce da un sentimento di passione incontrollabile e fortissimo, appartenente al dio greco Apollo.

Quest’ultimo, infatti, si innamorò della bellissima e innocente ninfa Dafne, tanto da inseguirla “affamato” senza tregua. Dafne, incalzata da Apollo e spinta dal terrore, invoca Peneo, suo padre, implorando di renderla libera. Peneo ascoltò e i piedi della ninfa iniziarono ad affondare nel terreno e le sue braccia ad allungarsi sempre di più. Dafne è diventata un albero di alloro: Non scompare, ma diventa parte del paesaggio, unendo l’umanità alla libertà della natura. Apollo continuerà ad abbracciare il tronco e a sentire il cuore di Dafne battere sotto il legno, quindi il mito diventa un messaggio sulla sfida della vita e l’eternità: “L’alloro è sempreverde: non conosce inverno e non perde la sua vitalità, per questo diventa, già nell’antichità, il simbolo della gloria che non sfiorisce”. 

L’eziologia dell’alloro poetico quindi affonda le sue radici nella cultura classica, è antica e si intreccia con le tradizioni e il linguaggio dell’humanitas, offrendoci un viaggio straordinario tra mito e arte, tra passato e presente.

Non è un caso che proprio l’alloro incoronasse i vincitori nell’antichità e oggi dia il nome alla laurea: quel momento in cui lo studente porta a compimento il proprio percorso verso l’humanitas, contribuendo così alla trasmissione viva della cultura.

Per completare il ricco discorso di Sofia, altri due studenti hanno letto dei versi

Apollo e Dafne

latini da “Le Metamorfosi” di Ovidio e hanno mostrato un video sulla stupefacente opera di Bernini, esposta a Galleria Borghese a Roma. La teatralità a tratti epica e a tratti struggente di Gian Lorenzo Bernini non poteva che scolpire una perfetta rappresentazione del mito. In questa scena, Ovidio e Bernini sembrano essere lì, tra i rami che si trasformano, testimoni della nascita dell’alloro poetico. Dafne è già legata al terreno, le dita si trasformano in foglie, il corpo si slancia in un ultimo gesto di fuga. Apollo, colto nello stupore, allunga la mano verso ciò che non potrà mai avere.

Bernini mescola naturale e umano, come Ovidio: la metamorfosi è un istante eterno, sospeso tra desiderio e rifiuto. L’alloro non è solo una pianta. È un destino: quello della parola che salva, della poesia che resiste, dell’humanitas che si fa eterna. Dafne non muore: diventa simbolo. Apollo non conquista: sublima. E l’uomo, attraverso l’arte, vince il tempo.

 

Le Heroides in scena al teatro greco di Palazzolo Acreide

In scena, sul palco del teatro greco di Palazzolo Acreide

 

Il progetto Siracusa – la messa in scena di un testo della classicità, da rappresentare al Festival  del Teatro Classico – è un’iniziativa amatissima, proposta da anni dalla nostra scuola e coordinata da sempre dalla prof.ssa Marina Terrana e dal regista-attore del Teatro della Tosse Enrico Campanati. Vi possono aderire tutti gli studenti del triennio che abbiano voglia di mettersi in gioco, affrontare i propri limiti e conoscere le proprie potenzialità. Infatti, oltre a essere una splendida occasione per relazionarsi con studenti di altri corsi è un’ottima possibilità di crescita interiore e conoscenza di sé.
Sono ben ventinove gli studenti che quest’anno hanno scelto di dedicare almeno un pomeriggio alla settimana, nonostante i numerosi impegni – non solo  scolastici – a mettere in scena le “Heroides” del poeta latino Ovidio.
Si tratta di un’opera abbastanza complessa da rappresentare,  poiché non è un testo unico ma una raccolta di splendide lettere (immaginarie) scritte da donne famose, eroine del mito greco.

Il regista dello spettacolo, Enrico Campanati

Arianna, Ipsipile, Medea, Canace, Elena, Laodamia, Ero… queste le donne la cui lettera – espressione d’intenso amore o di dolore  – verrà messa in scena dai nostri attori giovedì 18 maggio al Teatro greco di Palazzolo Acreide,  sede del Festival del Teatro Classico Giovani.

Le prove in Aula Magna, prima della partenza per la Sicilia

Quattro classi quarte del liceo li accompagnano, cogliendo l’occasione di uno splendido viaggio in Sicilia che li conduce ad ammirare alcuni dei luoghi più suggestivi della Magna Grecia.
Alice Bettuelli ha voluto lasciarci una testimonianza del significato di questo progetto per lei:
Quest’anno ho deciso di partecipare al Progetto Siracusa. Non mi ero mai impegnata in un progetto simile e non pensavo che il mondo della recitazione mi sarebbe piaciuto così tanto. In tutta sincerità è un’esperienza veramente coinvolgente e significativa. 
Sia Enrico, il nostro regista, sia le professoresse che ci seguono, sin da subito ci hanno fatto sentire parte del gruppo e ci hanno spronato a far uscire il nostro lato più creativo. Con i compagni si è creata immediatamente sintonia, nonostante fossimo tutti alunni di classi diverse. Anche per questo motivo trovo il progetto importante: unisce ragazzi che probabilmente non si sarebbero mai incontrati permettendo di conoscere nuove persone e fare nuove amicizie. 
Durante gli incontri il clima nell’aria è sempre unico: voglia di divertirsi, a volte anche troppa, e tanto desiderio di far uscire qualcosa di bello, proponendo sempre idee e impegnandosi. Purtroppo non sono potuta partire per Siracusa per problemi di salute, ma avendo fatto parte del gruppo per tutto l’anno posso dire che di questa esperienza mi rimarrà tutto ciò che ho imparato, settimana dopo settimana.
Il progetto è veramente un’occasione unica, per mettersi in gioco, provare nuove emozioni e avere l’opportunità di fare un viaggio pazzesco. Ringrazio tutte le professoresse ed Enrico, anche per la pazienza!

Alice Bettuelli, 5D