Di Valeria Bellazzini, 2B
Videointerviste di Valeria Bellazzini, Maria Roccella e Chiara Scalera Caserza, 2B

Quanto la tutela prevista dalla legge riesce davvero a tradursi nella vita quotidiana?
Uno degli articoli della Costituzione Italiana che più si applica alla vita di tutti i giorni è sicuramente l’articolo 6, spesso considerato di minore importanza rispetto agli altri solamente perché riguarda un numero di regioni ristrette: la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige e il Südtirol.
L’articolo in questione cita: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”: ma è davvero così?
Dalle diverse interviste che abbiamo rivolto agli abitanti di queste regioni a statuto speciale emergono diverse opinioni, spesso in contrasto tra di loro, il che sottolinea come il bilinguismo possa influenzare in modi differenti se non addirittura opposti le vite degli stessi abitanti.

Dal Südtirol, il giovane studente locale di diciassette anni, Paolo Marino, ha chiarito la storia della regione sottolineando come l’attuale convivenza sia pacifica, aiutata anche dalla concessione dell’autonomia all’Alto Adige, nonostante le tensioni terroristiche degli anni Sessanta e Settanta.
Ha inoltre spiegato che durante il fascismo la minoranza germanofona è stata duramente repressa, con l’aiuto anche di rigide leggi che comportavano, per esempio, il divieto di parlare la lingua tedesca, che veniva insegnata di nascosto nelle “Katakombenschule”, catacombe, utilizzate come vere e proprie scuole sottoterra.
Nonostante Paolo abbia parlato di una convivenza pacifica e serena, ci sono purtroppo numerosi esempi di razzismo: l’esempio più eclatante è sicuramente il caso di Sinner, il tennista che ha guadagnato sempre più l’ammirazione di gran parte degli italiani, ma anche l’odio ostinato da parte di una minoranza della popolazione.
Molto recententemente il giornalista Bruno Vespa ha pubblicato su X un post molto offensivo nei confronti dell’atleta, proseguendo poi con un elogio al tennista spagnolo Alcaraz, che gioca: “per la sua Spagna”, sbagliando però il nome di quest’ultimo e ignorando che l’atleta denigrato abbia vinto ben due coppe Davis.
Un’altra voce, questa volta proveniente dalla Valle D’Aosta, offre un’altro dato per analizzare meglio la situazione: Matteo Bal, maestro di sci, afferma di aver seguito a scuola solamente due ore di inglese a settimana e quattro di francese, mostrando come a questa venga data preminenza rispetto all’inglese.
Dalla sua testimonianza emerge un vero e proprio bisogno di dare più importanza all’inglese, lingua ormai universale, che si rivela essere molto più utile, anche per gli abitanti del Südtirol e della Valle d’Aosta. In Valle da Aosta, infatti, non si parla francese tra locali, bensì il Patois, dialetto locale misto tra italiano e francese, come sottolinea il proprietario di un negozio di artigianato tipico valdostano, Mattia Cretier. Non sempre il bilinguismo è apprezzato dagli autoctoni: per esempio Adelina Chatel, proprietaria di un albergo, esprime la difficoltà per gli esterni a queste regioni di inserirsi all’interno, anche per il fatto che chi ha un impiego pubblico ha un’indennità di bilinguismo. Per concludere Alessandra,
proprietaria di una gioielleria in Valle d’Aosta, ne ha evidenziato i non pochi svantaggi: soprattutto il fatto di non avere alcune professionalità qualificate, per esempio medici competenti, a causa dell’obbligo di sapere il francese, che elimina dai possibili candidati tutti coloro che non lo parlano correntemente.
Il bilinguismo, quindi, può essere un’arma a doppio taglio, sia con agevolazioni per gli autoctoni sia con svantaggi, come ci sottolineano i nostri testimoni.


