NotteDoria: raccontare l’umanità attraverso pratiche universali

La notte in cui è permesso andare a letto tardi: pochi giorni dopo l’equinozio di primavera i talenti dei licei classici sbocciano.

di Pietro Enrico Barbieri, 1B

Il termine humanitas, nato dal Circolo degli Scipioni, indica tutto ciò che eleva il genere umano rispetto al regno animale. I Licei Classici di tutta Italia lo hanno incoronato come argomento centrale nella notte a loro dedicata. Il Liceo D’Oria – ispirandosi idealmente a Pericle, che durante la Pentecontaetia introdusse il diritto di andare a teatro – ha aperto le sue porte alla comunità genovese, offrendo esibizioni artistiche di vario genere, dalla musica al teatro, passando per performance miste. Parlando di musica, durante la notte del 27 marzo si sono alternati diversi generi, che vanno dal pop rock alla musica classica, fino all’heavy metal. Qualsiasi ascoltatore si sarebbe trovato a suo agio tra il pubblico dell’Aula Magna.

Le tracce, nonostante fossero tutte collegate al concetto di “Humanitas”, toccavano tematiche differenti. Per esempio la guerra: da un lato quella combattuta sul fronte, narrata dalle parole di Zombie (Auxilia-Vaccari-Trigona-Wilkinson) e dall’altro quella combattuta quotidianamente da tante donne all’interno delle mura domestiche, denunciata con Behind The Wall (Villa). Entrambe le canzoni, interpretate da voci femminili, erano molto differenti da un punto di vista musicale. Infatti “Behind the Wall” è stata cantata a cappella, proprio come fece la leggendaria Tracy Chapman, mentre “Zombie” è stata la traccia musicalmente più ricca, sottolineata da un accompagnamento di chitarra, basso e percussioni.

Durante la serata sono stati esplorati argomenti di natura psicologica ed emotiva, finalizzati a sondare il mistero della mente umana e dei sentimenti che proviamo. Le canzoni maggiormente rappresentative, da questo punto di vista, sono state Sola (Farina) e Don’t Look back in Anger (Vaccari, Salanitro). Entrambe raccontano storie di introspezione personale. “Sola” è un richiamo alla solitudine, però in maniera positiva: ci invita a vedere la solitudine come mezzo per scoprire noi stessi. “Don’t Look back in Anger“, canzone icona del Britpop anni ’90, è invece un inno a non guardarsi indietro e a non rimuginare, accettando quello che è stato e vivendo la vita con più leggerezza. E’ stato molto apprezzato l’arrangiamento in stile classico rispetto all’originale, che si sposava bene con la voce femminile.

La serata ha anche trattato di temi delicati come l’omosessualità, narrati attraverso le note di Mann gegen Mann (Wilkinson) – una tra le due canzoni heavy metal suonate – e in Take me to Church(Auxilia, Vaccari, Trigona). Sebbene il titolo tragga in inganno, la canzone difende l’amore omosessuale, definito sacro e naturale, opponendosi agli ideali tradizionali delle istituzioni religiose cattoliche. La performance heavy metal è stata particolare – perché ad esibirsi era effettivamente soltanto la batteria, senza ulteriori strumenti- e adrenalinica, in stretta successione a “Zombie“.

È stata quindi la volta di Hometown Glory (Sabbia), canzone che esprime il senso di appartenenza verso il luogo in cui si è nati e cresciuti. Nonostante sia stata scritta molti anni dopo, e in un contesto culturale totalmente diverso, trova delle similitudini con la celebre poesia di Ugo Foscolo “A Zacinto“. La melodia malinconica, resa ancor più efficace dalla voce del pianoforte solo, enfatizza il messaggio universale della nostalgia per la propria terra d’appartenenza. Labour (Auxilia, Vaccari, Villa) invece è un potente inno femminista che denuncia le dinamiche distorte di una relazione tossica: le pressioni psicologiche, l’ingiusto carico di lavoro e il generalizzato senso di impotenza provato dalla protagonista.  Si può arrivare addirittura ad immaginare la possibile vittima narrata nei versi di “Behind the Wall” canticchiare il motivetto di “Labour” prima di entrare in casa. Change (in the House of Flies) (Wilkinson) mostra, in maniera aperta e senza censura, una situazione ipotetica di ambiente tossico. Il punto di vista adottato è quello di un narratore interno che descrive il deterioramento psicologico del suo partner. Con l’avanzare del tempo il protagonista è sempre più vittima del suo senso di colpa che, probabilmente, lo porterà al suicidio.

Nonostante l’ascolto delle performance sia stato piacevole, sarebbe stato preferibile che una tale varietà di canzoni e generi venisse maggiormente valorizzata da una ampia varietà di voci e interpreti. Ma di questo non si può dare colpa agli artisti che hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco, anche a volte uscendo dalla comfort zone dei loro generi preferiti.

Tutto sommato la Notte dei Licei è riuscita a ricreare l’atmosfera di un teatro greco, ovvero un centro di aggregazione sociale, dove riflettere e discutere riguardo concetti universali che hanno a che fare con la nostra umanità.

 

 

Notte del Classico: lezione di Humanitas al Liceo D’Oria

I rappresentanti di istituto danno il benvenuto
Una serata per scoprire cosa significa essere umani.

di Asia Di Calogero, 1B

Venerdì 27 marzo 2026 centinaia di licei classici, in Italia e all’estero, hanno aperto le porte al pubblico dalle 18:00 fino a mezzanotte, tutti con un unico scopo: dimostrare l’importanza della cultura classica e soprattutto smentire l’idea che si tratti di un percorso di studi inutile. Molte persone infatti reputano irrilevanti materie come il latino, il greco, la filosofia e la letteratura, poiché pensano che non preparino gli studenti al mondo del lavoro; questo pensiero non è del tutto errato: le materie umanistiche non servono infatti a imparare un mestiere specifico, ma aiutano a sviluppare il pensiero critico, la comprensione della complessità umana, la propria capacità di attenzione, la conoscenza di tutto ciò che c’è stato prima di noi. In pratica lo scopo è dimostrare che l’antico non è inutile o “morto”, ma estremamente importante per capire chi siamo e da cosa deriva la complessità del nostro presente. Per trasmettere tutto questo studenti e studentesse, con l’aiuto dei professori, mettono in atto spettacoli teatrali, dibattiti, letture classiche, canti e balli. Ogni anno viene scelto un argomento intorno al quale verterà l’intera serata e per l’edizione di quest’anno è stato scelto il tema dell’Humanitas, accompagnato da una celebre frase del commediografo latino Terenzio: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” (“Sono un uomo, niente di ciò che è umano mi è estraneo”).

Saluti e ringraziamenti della Preside, Maria Aurelia Viotti

Nel Liceo Classico Andrea D’Oria di Genova la serata ha avuto inizio nell’Aula Magna, con la proiezione di un video dell’ideatore della Notte Nazionale, il docente Rocco Schembra, il quale ha spiegato cosa significa oggi essere umani: è umano “colui che sa di esistere e che è responsabile del significato che dà alla propria vita”. In seguito è intervenuta la Preside Maria Aurelia Viotti per porgere i suoi saluti e i vari ringraziamenti agli studenti, ai docenti e al pubblico stesso; ha lasciato poi la parola ai quattro Rappresentanti di Istituto (Carlotta Berni, Francesco Crosio, Alberto Gazzano e Francesco Chiavassa), che hanno dato il benvenuto ribadendo ancora una volta il concetto di Humanitas, spiegando che essa è la capacità di immedesimarsi negli altri e di comprendere la profondità dell’animo umano, e ricordando che studiare il passato è essenziale per un futuro giusto e consapevole. In seguito hanno dato il via agli spettacoli le studentesse Rebecca Farina e Marta Minetto, esibendosi con la canzone “Imagine” di John Lennon, un appello alla pace e alla fratellanza tra gli uomini.

Esibizione di “Imagine”
I Promessi Sposi

Per ribadire il concetto di Humanitas è stato scelto dagli studenti della 2C e della 5F il romanzo dei Promessi Sposi: Manzoni ha infatti intriso la sua opera di elementi dell’humanitas, come per esempio la solidarietà tra gli esseri umani, la pietà, la comprensione e l’amore. Per la rappresentazione teatrale i ragazzi hanno deciso di mettere in atto i dieci momenti del romanzo in cui il concetto di Humanitas prevale, ovvero i dialoghi tra Don Abbondio e Perpetua, Perpetua e Agnese, Azzeccagarbugli e Marianna, Lucia e Caterina, Fra Cristoforo e il suo servo, Don Rodrigo e conte Attilio, l’Innominato e la serva, Gertrude e Egidio, Renzo e Gertrude e infine Don Rodrigo e il Griso. Don Abbondio e Perpetua per esempio rappresentano due modi diversi di affrontare le situazioni: la serva Perpetua cerca di dire in faccia la verità e sprona il padrone ad essere coraggioso, mentre Don Abbondio, bloccato dalla paura, resta in silenzio di fronte alle ingiustizie.

Morte di Don Rodrigo

Don Rodrigo e il Griso dimostrano invece che nel male non si possono creare legami veri: i due erano infatti complici (Griso era il capo dei bravi), ma appena Don Rodrigo si ammalò di peste venne abbandonato dal suo “fedele” complice, il quale lo tradì per derubarlo dei suoi averi. La storia di Gertrude ed Egidio vuole mostrare invece cosa succede quando l’essere umano viene costretto a una vita che non gli appartiene; Gertrude infatti nonostante non abbia nessuna vocazione religiosa è costretta alla vita monastica dal padre: con il passare del tempo divenne la “signora” del convento di Monza, rispettata da tutti ma costantemente infelice. Un giorno accecata dalla passione e dal desiderio di un’altra vita, cadde nelle braccia di Egidio: la storia con il giovane rimase segreta fino a quando una suora minacciò di rivelare tutto quello che aveva scoperto sul loro rapporto. Ella venne poi uccisa da Egidio con la complicità di Gertrude, che da vittima divenne complice di un terribile crimine.

I figli della Superba

I ragazzi della 2C, 2F, 2H, 3C, 3F e 5F, guidati dalla professoressa Borello, hanno creato il progetto “I figli della Superba”: essi hanno individuato diversi personaggi genovesi e ne hanno scelti quattro, di cui hanno successivamente approfondito le vite. Gli studenti hanno suddiviso il loro lavoro in quattro fasi, ovvero: individuazione personaggi, elaborazione schede cenni biografici, condivisione personaggi, allestimento permanente di una parete della scuola dedicata ai genovesi (questa fase si concluderà ad ottobre 2026). I personaggi scelti sono stati Bianca Costa, Mirella Alloisio, Giacomo Boero e Nicolò Garaventa.

Bianca Costa iniziò fin da giovane a dare sostegno alle persone in difficoltà e addirittura fondò nel 1974 il Centro di Solidarietà di Genova (CEIS Genova) per aiutare donne e uomini con tossicodipendenze; Mirella Alloisio (o meglio Rossella, il suo nome di battaglia) fu una partigiana che si impegnò nella lotta contro il fascismo, rischiando la vita a soli 17 anni per contribuire alla liberazione di Genova, e che ancora oggi continua a battersi per i diritti delle donne e dei più deboli. Il genovese Giacomo Boero inventò durante gli anni del fascismo, insieme al fratello Angelo, il gelato pinguino: esso inizialmente venne chiamato da Boero “Macallè” per ricordare la guerra d’Abissinia, ma quando Angelo Motta decise di produrlo industrialmente prese il nome di “Gelato pinguino”. Infine Nicolò Garaventa fu un filantropo, un educatore e un docente di matematica presso il Liceo Andrea D’Oria, che nel 1883 fondò a bordo di una nave-scuola un istituto di recupero per giovani difficili.

Tra spettacoli teatrali, progetti e canzoni il Liceo “D’Oria” è riuscito a rivelare tutti i lati dell’Humanitas, celebrando nel migliore dei modi l’essere umano. È stata sicuramente una serata intensa, soprattutto per studenti e docenti, che ha però raggiunto il suo obiettivo: dimostrare a tutti che la cultura classica insegna a vivere, perché alla fine, come possiamo avere un futuro se siamo inconsapevoli del nostro passato?

Siamo tutti contro natura? Perché la cultura è la nostra vera biologia

Quando la storia incontra la scienza

di Jacopo Di Muzio e Tommaso Fioroni, 3d

Il 27 marzo si è tenuta a Palazzo Ducale la seconda giornata diLa Storia in Piazza”, con una mattinata tutta dedicata agli studenti. Durante questo evento è stata esplorata la storia attraverso la filosofia, le scienze e l’antropologia. L’obiettivo degli organizzatori era stimolare i giovani, mettendo in discussione le certezze che diamo per scontate. 

Naturale non significa giusto

L’argomento principale che è stato affrontato è lo smontaggio dei luoghi comuni. Per Telmo Pievani, il relatore della conferenza, troppo spesso utilizziamo la parola naturale per giustificare visioni politiche o morali, come la famiglia naturale o disastro naturale. Ha citato la fallacia naturalistica, concetto elaborato dal filosofo G.E. Moore nel 1903, ovvero l’errore di passare dalla descrizione di come il mondo è a come dovrebbe essere. La natura non è perfetta: è intrisa di infanticidi, violenza e discriminazione e perciò non sempre ciò che è naturale è giusto nel senso in cui lo intendiamo. Il termine normale infatti vuol dire che qualcosa in quanto naturale è la norma, e chi è diverso da quello standard è contro natura.

Cosa succede nel cervello quando incontriamo l’altro

La natura umana tuttavia, ricorda Pievani, non è una natura deterministica. Spesso si sente dire che abbiamo la guerra nel DNA, che siamo portati naturalmente a farla, ma nulla potrebbe essere più falso. La natura, infatti, non ci impone comportamenti fissi, come esseri umani, non abbiamo istinti animali. A supporto di questa tesi è stato presentato un esperimento neuroscientifico in cui a una persona viene mostrato un individuo di un fenotipo diverso. La percezione di un volto sconosciuto fa scattare subito l’amigdala, la zona del nostro cervello associata alla minaccia, alla paura. Subito dopo invece scattano le aree prefrontali, che analizzano la situazione e ci aiutano a capire che non c’è nessun pericolo. Si è evidenziata dunque una sorta di conflitto tra due aree del nostro cervello e quale delle due prevalga dipende solo dalla cultura e da come siamo stati educati. Lo dimostra il fatto che mostrando un personaggio famoso seppure di un fenotipo diverso, l’amigdala non scatta, perché riconosciamo già quella persona.

Nativi climatici e nativi IA: la doppia sfida della nostra generazione

In conclusione Pievani ha riflettuto sull’impatto dell’uomo sulla natura e come noi studenti siamo nativi climatici, eredi di un mondo ecologicamente più fragile e nativi IA.  L’Intelligenza Artificiale infatti è una delle tecnologie più recenti che sta trasformando il nostro modo di vivere. Il professor Pievani lancia un invito ad usare con responsabilità questa nuova tecnologia poiché in solo tre anni l’IA ha consumato l’1,5% di tutta l’energia terrestre. L’IA non va utilizzata per scopi inutili perché su di noi, in quanto nativi climatici, ricadranno le conseguenze. Il messaggio finale per noi studenti è un monito: l’IA manca di buon senso e spirito critico, qualità umane fondamentali per evitare decisioni disastrose, come dimostrato dal caso di Stanislav Petrov, il militare sovietico che nel 1983 scelse di non rispondere a un allarme missilistico rivelatosi poi falso, evitando così un attacco nucleare.  

In un breve arco di tempo il professor Telmo Pievani ha ridisegnato i confini tra ciò che siamo e ciò che scegliamo di essere. La natura ci vincola meno di quanto pensiamo; la cultura, invece, ci responsabilizza molto di più. In un’epoca di crisi climatica e intelligenza artificiale, questa responsabilità ricade esattamente su di noi.

DIRITTI IN AZIONE | Art. 9 – Tutela dell’ambiente: la voce di Edoardo Brodasca sul territorio e il Posidonia Green Festival

Sotto la superficie: chi difende il Mar Ligure quando nessuno guarda

Edoardo Brodasca, fondatore del Posidonia Green Festival, racconta chi protegge il Mar Ligure ogni giorno e perché anche le istituzioni devono fare la loro parte.

di Alice Celada, Alice Crosa di Vergagni, Giulia Pedemonte, Laura Pezzotta, 2d

In un periodo storico caratterizzato da inquinamento, cambiamento climatico e sfruttamento eccessivo delle risorse naturali,  la fragilità degli ecosistemi marini diventa sempre più evidente. Vivendo in una città che si affaccia sul mare e che ha proprio in questo una delle sue principali risorse, ci siamo chiesti quali conseguenze possano avere le strutture e le attività umane su un ambiente così delicato come quello della Riviera Ligure.

L’articolo 9 della Costituzione italiana ci richiama direttamente a queste responsabilità:

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica […] Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.”

Questo principio assume oggi un valore fondamentale e ci invita a riflettere sull’importanza del territorio in cui viviamo e sulla necessità di proteggerlo.

Un esempio concreto di impegno è rappresentato dal Posidonia Green Festival, un eco-festival internazionale dedicato all’importanza della protezione del Mar Ligure, che promuove la responsabilità verso l’ecosistema marino.

Durante il nostro lavoro abbiamo scoperto il contributo di numerosi cittadini e associazioni che, anche lontano dai riflettori, si dedicano alla tutela del mare e alla sensibilizzazione attraverso iniziative come questo festival. È emerso inoltre che, per ottenere risultati efficaci, è indispensabile anche il coinvolgimento attivo dello Stato e degli enti pubblici.

Il nostro gruppo ha deciso di approfondire il tema della tutela dell’ambiente marino concentrandosi sul mare della Riviera Ligure. A tal fine abbiamo intervistato Edoardo Brodasca, divulgatore scientifico e fondatore del Posidonia Green Festival e del Posidonian Green Project, scelto per il suo forte impegno nella difesa dell’ecosistema.

Dall’intervista sono emersi aspetti fondamentali, tra cui i principali problemi legati all’inquinamento e l’importanza di azioni concrete, sia individuali che istituzionali.

Questa esperienza ci ha permesso di comprendere come l’articolo 9 non sia solo una norma, ma un invito ad agire. Ne usciamo con una maggiore consapevolezza dell’importanza del mare per le nostre vite e con lo stimolo a contribuire attivamente alla sua tutela.

 Guarda la videointervista 

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DIRITTI IN AZIONE | Art. 4 Intervista alla sindaca Salis: c’è necessità di cambiare, ma manca la volontà politica

Salis: i salari sono troppo bassi e le morti sul lavoro sono ancora troppe. “Il problema? Non è tecnico, è politico

di Giacomo Bertelli, Camilla Danero, Dorotea Dighero, Libero Maiani, 2d

L’articolo 4 della Costituzione italiana:La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

Al giorno d’oggi è più importante che mai ricordare l’importanza di questo principio, poiché troppo spesso sentiamo parlare di persone che, nonostante lavorino a tempo pieno, fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Inoltre, in questi ultimi anni sono purtroppo aumentate significativamente gli incidenti che conducono alla morte sul luogo di lavoro, rendendo quest’ultimo un posto spesso insicuro nel nostro Paese.

La scelta dell’intervista

Per parlare dell’articolo 4 abbiamo scelto di rivolgerci direttamente alla Sindaca di Genova Silvia Salis. Abbiamo pensato a lei, poiché la sua amministrazione sta lavorando molto in questo ambito, cercando di rendere le condizioni di lavoro dei cittadini più dignitose possibili. 

Il percorso per arrivare a lei non è stato molto difficile, vista la grande disponibilità della sindaca e del suo staff. Siamo entrati in contatto con la segreteria, che ci ha poi fornito i recapiti del suo portavoce e del suo segretario. Tramite questi abbiamo poi organizzato l’intervista. L’intero procedimento è durato circa una settimana.

La scelta dell’articolo è dovuta alla notevole attenzione mediatica che sta ricevendo il tema del lavoro, utile a mettere in luce le lacune del nostro sistema. Abbiamo poi raccolto numerosi dati (le morti sul lavoro sono cresciute del 12% nel 2025) su più siti di informazione, su Istat e stampa web locale come ad esempio GenovaToday e facendo un’analisi accurata del problema, senza accusare nessuna forza o esponente politico, ci siamo focalizzati sui fatti e sui dati. All’inizio pensavamo che la Sindaca avrebbe cercato di mettere principalmente in luce gli sforzi della sua amministrazione, ma al contrario, si è espressa mantenendo una posizione piuttosto imparziale e facendo un’analisi accurata del problema, fornendoci anche possibili soluzioni concrete pur mettendo in risalto le difficoltà che ostacolano l’applicazione delle norme a tutela dei lavoratori.

Volete sentire le parole della sindaca Silvia Salis?

Guardate l’intervista completa qui sotto

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DIRITTI IN AZIONE | Una testimonianza della Costituzione: vivere l’Articolo 3 all’Istituto Gaslini-Meucci

“La crescita personale è più importante del risultato finale”  –  il preside Gabriele Baroni

di Federica Campi, Ludovica Dolcini, Edoardo Messina, Mario Zingirian, 2d

L’Articolo 3 della Costituzione dichiara che tutti i cittadini hanno diritto a una pari dignità sociale e di conseguenza anche a un’istruzione che riesca a trasmettere a chiunque la migliore conoscenza possibile, affinché ognuno capisca in che maniera può aiutare la società a progredire.

I protagonisti                                                                  
Gabriele Baroni

Per capire meglio il concetto di “buona istruzione”, il gruppo si è  recato alla sede situata nel quartiere di Marassi dell’Istituto Professionale di Stato per l’Istruzione Superiore (I.P.S.I.S.) Gaslini-Meucci per intervistare Gabriele Baroni, il preside del plesso. Dopodiché l’intervista si è allargata ad altri membri della scuola che si sono mostrati disponibili ad esporre come vivano questo principio nella loro quotidianità; questo momento ha coinvolto la professoressa Lucy Principato e gli alunni Luigi Graziano e Mattia Morelli. L’istituto è stato scelto per questa indagine perché attualmente ha un gran numero di studenti stranieri tra gli iscritti e ciò è certamente un ottimo spunto da cui partire se si vuole comprendere come sia affrontato il tema di fornire a tutti una valida istruzione, iniziando da basi differenti.

Dietro le quinte                                                                                                                              

Inizialmente si voleva denunciare un’applicazione non ideale del principio costituzionale; il gruppo ha reperito l’indirizzo email del preside dell’Istituto Gaslini-Meucci, presente sul sito web della scuola. La risposta è arrivata subito ed è stata seguita dalla mail della professoressa Principato che ha gentilmente messo a disposizione alcune attrezzature utili all’intervista. I pregiudizi che il gruppo poteva avere a causa delle maldicenze purtroppo frequenti sul plesso sono stati fugati dall’accoglienza del preside e del personale che in modo cordiale hanno aiutato a disporre l’attrezzatura e ad impostare il lavoro sul posto. A riprese concluse, lo staff dell’Istituto si è reso disponibile per un’ulteriore conversazione, nella quale il gruppo ha spiegato in modo più preciso il tema dell’intervista, ringraziando per la collaborazione.

Dentro una scuola che affronta le difficoltà

“La scuola è l’Articolo 3, il luogo dove si possono appianare le differenze […]
Lo stereotipo è il punto di partenza […]
Non bisogna guardare la prestazione finale, ma il passaggio che la scuola permette di fare”

In queste parole e più approfonditamente nell’intervista intera, il Dirigente Scolastico, Gabriele Baroni, spiega come lui e il personale si impegnino per far valere il concetto costituzionale di istruzione, partendo da una situazione non facile, per consentire agli studenti di compiere il “passaggio” permesso dall’istituto. Perciò il suo obiettivo quotidiano è contribuire a rendere questo cammino il più formativo possibile assieme ai docenti e ai collaboratori scolastici.

Mai fermarsi alla prima impressione

L’esperienza ha insegnato che talora, dove si crede che ci sia una forma di disagio educativo e sociale, ci sono delle persone che lavorano sodo per migliorare la situazione. Spesso non ne parliamo perché ognuno di noi tende a pensare in modo estremamente superficiale, quasi non rendendoci conto che nulla è ben definito e chiaro alla prima impressione. Ragion per cui è fondamentale comprendere a fondo una situazione prima di giudicarla o parlare di come viene trattata. Incontrare il preside, i professori e gli alunni dell’Istituto Gaslini-Meucci è stata un’esperienza molto formativa e arricchente. Inoltre è stata di grande aiuto per capire che, anche se la Costituzione sembra essere considerata sempre meno, ci sia ancora chi si impegna sul serio per promuoverne il rispetto, anche indirettamente e in contesti impegnativi.

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA

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DIRITTI IN AZIONE | Art. 3 – Nessuno resti indietro: come i corsi di recupero combattono l’abbandono scolastico

Art. 3 – Uguaglianza: abbandono scolastico, inclusione e diritto allo studio
Quando il diritto all’uguaglianza si scontra con le barriere invisibili della burocrazia.

di Francesco Canepa, Bianca Costa, Annie Lei Miranda, Marta Tognoni, 2d.

L’articolo 3 della Costituzione italiana afferma il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli sociali ed economici che limitano questa uguaglianza. Questo principio è molto importante anche nel mondo della scuola, dove non tutti gli studenti partono dalle stesse condizioni.

Il fenomeno dell’abbandono scolastico, soprattutto in Liguria, dove le stime indicano picchi di abbandono che possono superare i 10.000 ragazzi l’anno (con tassi di dispersione più elevati a Genova), dimostra quanto sia difficile garantire davvero pari opportunità. Per questo diventano fondamentali progetti e corsi di recupero che aiutano gli studenti a non interrompere il proprio percorso di studi.

La scelta dell’intervista. Chi abbiamo intervistato e perché

Abbiamo deciso di intervistare Giovanna Rossi, insegnante e amministratrice dei corsi all’istituto Gastaldi. Il suo ruolo è molto importante perché lavora a stretto contatto con gli studenti che partecipano ai corsi di recupero e conosce bene le difficoltà che possono portare all’abbandono scolastico.

Entrata dell’istituto Gastaldi

Come siamo arrivati a questa intervista

L’articolo 3 della Costituzione garantisce l’uguaglianza a tutti i cittadini. Ma nella pratica, dentro un’aula scolastica, quella parola —uguaglianza— quanto vale davvero?

Per questo abbiamo contattato Giovanna Rossi, che si è resa subito disponibile a raccontarci il lavoro svolto dall’istituto e l’importanza di creare un ambiente scolastico accogliente. Durante l’incontro abbiamo capito che studiare è importante, ma lo è anche sentirsi bene a scuola.

Cosa abbiamo scoperto

Durante l’intervista ci ha colpito in particolare la storia di un ragazzo che beneficia della Legge 104, che tutela i diritti delle persone con disabilità.

All’inizio il ragazzo aveva difficoltà ad ambientarsi, ma grazie a una diversa organizzazione del percorso scolastico e al supporto degli insegnanti è riuscito gradualmente a trovare il suo equilibrio.

Come ha spiegato Giovanna Rossi:

A volte basta comprendere lo studente e cercare di farlo esprimere il più possibile, così da trovare poi un’alternativa piacevole per lui.”

Questa esperienza dimostra come il principio di uguaglianza previsto dall’articolo 3 non sia solo teorico, ma possa diventare concreto nella vita degli studenti. Da ammirare sicuramente è la forza di volontà da parte del ragazzo, che, nonostante la sua dispersione scolastica e le sue disabilità, con un percorso mirato è riuscito a realizzarsi con fatica e grazie anche al contributo dei suoi professori. Giovanna ci ha fatto comprendere che il loro obiettivo è mettersi al 100% della disponibilità per ogni esigenza del singolo studente.

La Legge 104

La Legge 104 del 1992 tutela i diritti delle persone con disabilità e promuove la loro integrazione nella società. In ambito scolastico prevede strumenti importanti, come ad esempio sono stati utilizzati anche dal ragazzo, ossia la presenza dell’insegnante di sostegno, i percorsi didattici pomeridiani (personalizzati) e la collaborazione tra scuola, famiglia e specialisti. L’obiettivo è garantire a tutti gli studenti la possibilità di partecipare pienamente alla vita scolastica. In questo senso la legge rappresenta un’applicazione concreta dell’articolo 3 della Costituzione, perché aiuta a rimuovere gli ostacoli che possono limitare l’uguaglianza.

Cosa abbiamo imparato

Questa esperienza ci ha fatto capire che l’abbandono scolastico è un problema reale e complesso. Parlare con Giovanna Rossi ci ha aiutato a vedere come l’uguaglianza non sia solo un principio scritto nella Costituzione, ma qualcosa che richiede impegno quotidiano da parte della scuola.

Come ci è stato ricordato durante l’intervista:

La scuola deve aiutare ogni studente a realizzarsi, trovando il proprio posto nel sistema scolastico.


Per questo, in riferimento all’articolo 3 che dice che tutti i cittadini sono uguali, possiamo stare certi che nell’aula di Giovanna Rossi, l’uguaglianza si conquista un giorno alla volta.

Trasformare i valori della Costituzione in azioni concrete non è automatico: richiede insegnanti, risorse e una scuola disposta a rimettersi in discussione ogni giorno.

▶️ Guarda l’intervista completa

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DIRITTI IN AZIONE | Art. 2 – Il diritto alla vita: la voce del primario Lorella Mazzarello sul territorio genovese

La culla per la vita e il rispetto dei diritti dell’uomo 

di Noa Braggio, Laura Grimaldi, Grazia Raito, Ludovica Zocchi, 2d.

Una bambina, un nome e la scelta della madre: è questo il caso della dottoressa Lorella Mazzarello, primario di pediatria dell’ospedale Villa Scassi di Genova, che ci ricorda l’importanza di parlare delle culle per la vita. Le culle per la vita tutelano i diritti inviolabili del neonato, promuovendo anche la solidarietà sociale attuando l’articolo 2 della Costituzione italiana che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo. L’articolo della Costituzione  è rilevante poiché oggi più che mai si tende a dimenticare il valore della dignità, del diritto e della solidarietà che sono elementi  importantissimi per il mantenimento della società. La scelta di intervistare Lorella Mazzarello è motivata dalla presenza della culla per la vita che a Genova è attiva solamente in due ospedali: Villa Scassi e Galliera. Abbiamo svolto l’intervista dopo che la dottoressa ci ha dato la sua disponibilità  e per questo la ringraziamo per il suo contributo e il suo tempo prezioso. 

▶️ Qui la nostra videointervista

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Meno abbandoni del previsto: i dati ci sorprendono

Grazie a questa intervista abbiamo potuto approfondire alcuni elementi importanti sul funzionamento e mantenimento delle culle per la vita. Attribuiamo grande importanza non solo al funzionamento e al mantenimento della culla ma anche a quello successivo ovvero il processo di affidamento del bambino e il senso di responsabilità che tutti i collaboratori sanitari offrono dal momento in cui il bambino viene accolto. Durante questa esperienza i dati che ci hanno maggiormente colpito sono stati  sicuramente quelli legati alla Culla per la vita, che ha registrato un unico ritrovamento avvenuto nel 2021. Inoltre, la dottoressa ci ha voluto raccontare un episodio che l’ha colpita particolarmente e che ha catturato la nostra attenzione ovvero un caso di una bambina trovata in  determinate circostanze: con sé  aveva  tutto ciò che le era stato dato dalla madre insieme a  un foglietto di carta in cui era segnato il suo nome che ovviamente i medici hanno mantenuto per il rispetto della madre. Non siamo solo rimaste colpite dalle parole della dottoressa ma ci siamo accorte anche che le nostre attese erano diverse rispetto a ciò che abbiamo scoperto nel corso di questa esperienza: ci aspettavamo infatti molti più abbandoni all’interno della culla. Abbiamo scoperto anche che molto spesso le mamme preferiscono partorire direttamente in ospedale in incognito se sanno di non potersi prendere cura del neonato.

Un gesto d’amore: comprendere la Culla per la vita 

Il principio costituzionale si ricollega al territorio grazie al lavoro che ogni giorno la dottoressa Lorella Mazzarello svolge, offrendo assistenza sanitaria a soggetti più fragili: i bambini. 

A seguito di questa esperienza abbiamo imparato non solo come funziona una culla per la vita ma anche il suo valore umano. Abbiamo compreso tramite le parole della dottoressa quanto sia importante questo servizio e soprattutto, come ha voluto specificare lei stessa, come questa scelta non debba  essere vista come un abbandono bensì come un gesto di amore incondizionato, la speranza di dare al proprio figlio un futuro migliore o semplicemente la possibilità di vivere, di vedere la bellezza di questo mondo, di provare emozioni, di innamorarsi e tutto quello che la vita ci regala ogni giorno. Tramite questa intervista, la nostra comprensione dell’articolo costituzionale è cambiata: non lo abbiamo visto solo come un principio teorico, ma lo abbiamo vissuto e osservato negli occhi della dottoressa Lorella Mazzarello, nella gioia con cui raccontava il proprio lavoro, nel modo in cui ci ha accolte e ci ha ringraziato di porre la nostra attenzione su questo tema.

Cosa rimane dopo l’intervista

Al termine dell’intervista, durante il viaggio di ritorno, abbiamo avuto la possibilità di riflettere su ciò che avevamo vissuto e  ci siamo poste nuove domande.

Qual è il futuro del bambino accolto nella culla per la vita?

Come affronterà un giorno la scelta della madre?

Come si combatte il giudizio di chi vede l’abbandono dove c’è invece amore?

e soprattutto: come si insegna a una società intera a fare lo stesso?

Non abbiamo risposte. Ma forse, per ora, bastano le domande.

“Accrescere la consapevolezza attraverso la conoscenza”, la Fondazione Carige lancia il suo nuovo progetto

Nella mattinata del 19 marzo la Fondazione Carige ha presentato il suo nuovo progetto “Accrescere la consapevolezza attraverso la conoscenza” in collaborazione con la Camera di Commercio, con il fine di sensibilizzare i giovani nei confronti della sicurezza a seguito della tragedia di Crans-Montana.

di Virginia Sabatini e Riccardo Veneziani, 3D.

Lorenzo Cuocolo, presidente della Fondazione, ha ospitato Maurizio Caviglia, Segretario Generale della Camera di Commercio di Genova, e l’ingegnere Roberto Orvieto, specializzato in sicurezza antincendio, per il lancio del progetto rivolto alle scuole secondarie di secondo grado, che si basa sulla collaborazione tra gli enti accomunati dal desiderio di agire in prevenzione di eventi terribili come quello avvenuto nel locale “Le Costellation” il primo gennaio del 2026. È proprio durante la riunione straordinaria indetta due giorni dopo l’incendio che sono stati presi due provvedimenti inerenti ad esso. Il primo consiste nell’investimento di 30.000 euro nell’acquisto della bromelina, farmaco utilizzato per la cura di gravi ustioni, donata all’ospedale genovese “Villa Scassi”; il secondo invece riguarda l’iniziativa indirizzata agli studenti, vera protagonista della conferenza.

Ad illustrare più dettagliatamente gli argomenti e le modalità della proposta è stato l’ingegner Orvieto, che innanzitutto ha tenuto a specificare che non si tratterà di lezioni, ma di un trasferimento di esperienze da parte di autorità quali vigili del fuoco, psicologi e tecnici professionisti del settore. Il progetto “Accrescere la consapevolezza attraverso la conoscenza” prevederà degli incontri, svolti in orario curricolare, dove sarà approfondita la regolamentazione della sicurezza aiutando così i ragazzi a riconoscere situazioni di pericolo all’interno dei locali in modo tale da saperle prevenire. Inoltre verranno fornite le indicazioni per contattare i soccorsi qualora necessario. Orvieto segnala l’utilità dell’applicazione Where Are U, che geolocalizza il dispositivo al momento della chiamata. Gli altri principali aspetti che verranno trattati saranno il comportamento dei materiali soggetti alla combustione e il triangolo del fuoco, i quali saranno esposti dai pompieri, e la reazione emotiva delle persone coinvolte, della quale si occuperanno degli psicologi selezionati.

Il progetto, prima di essere divulgato nelle scuole di Genova e di Imperia, si rivolgerà al Liceo Classico Andrea D’Oria, con il quale la Fondazione collabora da tempo e del quale sono stati invitati degli studenti ad assistere alla presentazione. È infatti intervenuta la preside, Maria Aurelia Viotti, per ringraziare e rimarcare l’importanza della trasmissione di competenze pratiche alle nuove generazioni al fine di fornire loro gli strumenti per proteggersi da eventuali pericoli. Si tratta di un percorso che nasce già come concreto, un provvedimento necessario a seguito di un disastro che ha scosso non solo la Svizzera, ma tutta l’Europa ed anche la stessa città di Genova.

Erano presenti anche altri esponenti delle principali istituzioni a dimostrare il loro sostegno nei confronti dell’iniziativa, come Stefano Balleari, Presidente del Consiglio Regionale della Liguria, che ha portato i saluti del Presidente della Regione Marco Bucci, ed Erica Venturini in rappresentanza del Comune di Genova e della Sindaca Silvia Salis.

Accrescere la consapevolezza attraverso la conoscenza” arriverà nelle scuole a partire da mercoledì 8 aprile al ritorno dalle vacanze pasquali.