Dal podio al parcheggio: la storia della FIAT tra gloria e sopravvivenza

di Edoardo Messina, 2D

Cosa è rimasto della Torino che insegnava al mondo come si costruiscono le icone? Entrare nel Centro Storico FIAT oggi non è solo un omaggio alla meccanica, ma un bagno di realtà che mette a nudo una verità scomoda: la distanza abissale tra un passato di dominio globale e un presente fatto di pragmatismo e utilitarie.

Quando l’Italia dettava le regole

Le sale di Via Chiabrera sono lo specchio di un’epoca in cui il marchio non si limitava a produrre automobili, ma definiva lo standard tecnologico mondiale. Non si parla solo di numeri, ma di una rilevanza storica che vedeva Torino al centro di ogni innovazione: dai motori che solcavano i cieli alle carrozzerie che vincevano i concorsi d’eleganza. In quegli anni, la FIAT era il simbolo di una nazione che non aveva paura di competere con i giganti stranieri, superandoli spesso in audacia e stile.

Il divario: il mito della Delta e la realtà della Panda

Il punto di rottura appare chiaro quando si confrontano i simboli della gloria passata con il listino attuale. Basta

 soffermarsi sulla Lancia Delta., forte dei suoi sei titoli mondiali rally consecutivi conquistati tra il 1987 e il 1992, per ricordare un periodo in cui l’ingegneria italiana era sinonimo di invincibilità e desiderio. Era il tempo in cui si osava, si rischiava, si vinceva.

Oggi, quella spinta sembra essersi esaurita, almeno nel segmento di massa, nella rassicurante, ma modesta, sagoma di una Fiat Panda. Certo, il gruppo Stellantis mantiene marchi di prestigio come Alfa Romeo e Maserati; ma sono eccezioni che confermano la regola, non la smentiscono.

Si è passati dall’auto che faceva sognare le generazioni, all’auto che serve semplicemente a spostarsi nel traffico. Se da un lato la Panda è un successo di vendite, dall’altro rappresenta l’accettazione di un ruolo secondario: non più leader dell’innovazione, ma specialista della sopravvivenza urbana. Viene da chiedersi se non si tratti di una decadenza: il design si è fatto funzione, l’emozione si è trasformata in abitudine. O è semplicemente cambiato il mondo e con esso le ambizioni?

Un archivio che interroga il futuro

Uscendo dal museo, il contrasto tra i prototipi futuristici del passato e le auto standardizzate di oggi lascia un retrogusto amaro. La domanda che resta sospesa tra i corridoi è brutale: l’industria italiana ha smesso di puntare all’eccellenza o si è semplicemente arresa alle logiche del risparmio?

Il Centro Storico non è solo un cimitero di metallo lucido, ma un monito. Ci ricorda che per essere rilevanti non basta vendere migliaia di pezzi; bisogna tornare a produrre qualcosa che, una volta spento il motore, lasci ancora il segno nel cuore di chi guarda.

Papato nell’era dei social: il Vaticano tra caos mediatico e tensioni globali

Passato un anno dalla morte di papa Francesco e la successiva elezione del nuovo pontefice, non mancano le speculazioni online riguardo alle posizioni del papa e il confronto tra le due linee di pensiero.

Le polemiche sulla morte di Papa Francesco. Papa Francesco è morto il 21 aprile 2025. Quest’anno è stato commemorato il primo anniversario della sua dipartita con celebrazioni nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, dove è sepolto. Il decesso, avvenuto a causa di un ictus dopo una polmonite, si è verificato durante il Giubileo, proprio il giorno dopo Pasqua. Online sono sorte molte teorie del complotto riguardo alla data così particolare della morte: Papa Francesco infatti è scomparso durante l’Anno Santo, da lui stesso inaugurato il 24 dicembre 2024. La sua morte è avvenuta precisamente il Lunedì dell’Angelo, subito dopo le celebrazioni pasquali. Molte persone nella rete hanno avanzato ipotesi di teorie del complotto, che circolavano già da settimane riguardo al reale stato di salute del Pontefice. Alcune tra le fake news più note che circolavano sul web in quel periodo riguardavano in particolare i suoi problemi di salute e i ricoveri al Policlinico Gemelli tra febbraio e aprile 2025. Secondo alcune analisi una parte significativa dei contenuti falsi è stata diffusa da profili falsi o bot. La maggior parte dei complottisti sosteneva che il papa fosse già morto mesi prima dell’annuncio ufficiale. Persino dopo che il papa riapparì in pubblico dopo il ricovero, durante alcune apparizioni pasquali, molti cospirazionisti continuarono a sostenere questa tesi diffondendo la voce infondata che la persona affacciata dal balcone di Piazza San Pietro fosse un sosia del papa. Secondo molti la Chiesa ha nascosto la morte del pontefice per gestire la “sede vacante” e la scelta del successore lontano dagli occhi del pubblico. Alcune teorie proponevano addirittura la possibilità di una morte decisa a tavolino o di un prolungamento artificiale della vita. In seguito all’improvvisa popolarità sui social media in merito a queste notizie, numerosi Influencer e complottisti hanno tentato di fare irruzione al Policlinico Gemelli durante i ricoveri del Papa, diffondendo video virali su presunti insabbiamenti.

Il nuovo pontefice. L’8 maggio 2025 è stato ufficialmente eletto Papa Leone XIV come successore di Francesco. Ormai è passato un anno da quando è emerso il fumo bianco dal camino della cappella Sistina, simbolo della decisione del conclave, e non mancano certo sulla rete persone che tentano di confrontare i diversi approcci e atteggiamenti delle due figure religiose. Molti hanno notato come sia evidente una transizione tra uno stile pastorale e informale ad un approccio più istituzionale e tradizionale, pur mantenendo continuità su temi sociali e di dialogo. Leone XIV mantiene una apparenza più formale nell’abbigliamento, riscoprendo i paramenti tradizionali, rispetto alla semplicità di Bergoglio, avendo indossato ad esempio la mozzetta rossa e paramenti tradizionali fin dalla prima apparizione, distanziandosi dallo stile più sobrio di Francesco, che scelse una semplice veste bianca. Nonostante le differenze nel vestiario, Leone XIV si presenta come un continuatore del percorso di dialogo e apertura pastorale di Francesco, inclusa l’attenzione alle donne nella Chiesa. Leone XIV appare inoltre più orientato di Francesco verso un ruolo istituzionale e una maggiore centralità dei simboli tradizionali della fede. Entrambi hanno ribadito dai primi giorni in seguito alla loro elezione l’importanza della pace, soprattutto in questo periodo, sebbene Leone XIV abbia assunto posizioni più nette su questioni internazionali, come quelle sulla NATO.

Rapporto tra la Chiesa e gli Stati Uniti. Passato un anno, la maggior parte delle persone riconosce in Papa Leone stile e pensieri già apprezzati in Papa Francesco. Non è facile però dimenticare le preoccupazioni generali sorte un anno fa durante il periodo di decisione del Conclave: l’elezione di Papa Leone XIV, primo papa statunitense della storia, ha immediatamente suscitato nelle persone (fedeli e laiche) dubbi e preoccupazioni di natura geopolitica e simbolica: la sua origine americana, in un tempo in cui i rapporti tra l’America e il resto del mondo sono tesi e incrinati, avrebbe influito sulle sue azioni? Dentro e fuori il Vaticano è sempre esistita infatti una certa cautela verso l’idea di un pontefice americano. Per decenni si era ritenuto improbabile che la Chiesa eleggesse un papa proveniente dalla principale superpotenza mondiale, per evitare di ampliare il potere del continente americano anche in ambito religioso. Nel caso di Leone XIV, questa preoccupazione è stata un po’ attenuata dalla sua biografia “internazionale”: pur essendo nato a Chicago, ha vissuto come missionario per molti anni in Perù, con una forte esperienza latinoamericana e un profilo considerato più ecclesiale che politico. All’inizio, Trump ha accolto l’elezione con sorpresa ma anche con orgoglio nazionale, parlando di “grande onore” per gli Stati Uniti. Con il passare dei mesi, le tensioni sono diventate più esplicite. Leone XIV ha insistito pubblicamente sulla necessità di “costruire ponti”, dichiarando anche di non avere paura di sollevare questioni delicate con Trump se necessario. 

Il punto di rottura è arrivato nell’aprile 2026, quando Trump ha attaccato duramente il papa sui social, definendolo “debole” e “troppo liberale”, soprattutto dopo gli appelli del pontefice contro la guerra e contro l’uso della religione per giustificare conflitti internazionali.

Trump è arrivato persino a sostenere che l’elezione di Leone XIV fosse legata alla sua stessa presenza alla Casa Bianca, dichiarando: “Se non fossi presidente, Leone non sarebbe in Vaticano”. Dal canto suo, Leone XIV ha evitato in ogni modo uno scontro personale diretto, ma ha mantenuto una linea ferma: ha continuato a parlare in favore della pace, contro il “delirio di onnipotenza” e contro l’“idolatria della forza”. Anche parte dell’episcopato americano ha preso in merito al dibattito con il pontefice le distanze dagli attacchi di Trump, ricordando che “il Papa non è un rivale politico, ma il Vicario di Cristo”. Non bisogna dimenticare, inoltre, le foto controverse che Donald Trump aveva pubblicato sui siti ufficiali della casa bianca su Truth: immagini create con l’intelligenza artificiale ritraevano il presidente americano agghindato con le vesti papali. Queste foto sono state pubblicate un anno fa, durante il periodo tra la morte di Papa Francesco e le elezioni dell’attuale pontefice. A causa di questa mossa migliaia di persone sono insorte sui social a discutere: sebbene la maggior parte criticasse l’aspetto blasfemo e irrispettoso delle immagini, considerando anche il momento in cui sono state pubblicate, alcune persone hanno difeso il presidente definendo le foto “scherzi innocenti” o spiritose battute.

Papato nel mondo del cinema. Queste tensioni tra fede, comunicazione e potere ricordano molto anche il modo in cui il cinema contemporaneo ha iniziato a raccontare il Vaticano negli ultimi anni. Un esempio significativo è “Conclave”, thriller politico ambientato durante l’elezione di un nuovo pontefice e tratto dal romanzo di Robert Harris. Il film, il cui attore protagonista è Ralph Finnies, mostra un Vaticano attraversato da giochi di potere, divisioni ideologiche e pressione mediatica, mettendo in scena una Chiesa costretta a confrontarsi con il peso dell’opinione pubblica e delle tensioni globali. Pur essendo un’opera di finzione, molte delle dinamiche raccontate nel film richiamano le paure e le discussioni nate realmente dopo la morte di Papa Francesco e durante l’elezione di Leone XIV: il timore dell’influenza politica internazionale, il ruolo dei Social e la conseguente difficoltà della Chiesa nel mantenere un equilibrio tra tradizione e modernità nell’epoca dei social network.

Un nuovo capitolo nell’eterna storia dell’Uomo e della Luna

di Chiara Bottino, Giovanni Porceddu, Francesco Repetto, Emma Riciputi, 4B

 

C’è una tensione primitiva che lega l’uomo alla Luna. Fin dalle prime comunità di uomini, il nostro satellite non è stato solo una luce nel buio, ma l’orologio cosmico che scandiva il tempo, le maree e i cicli della vita. L’11 aprile 2026, con il rientro della navicella Orion, siamo tornati a guardare il cielo con la meraviglia e la curiosità che provavano i nostri antenati. Come riportato da Elena Dusi (Artemis, il ritorno dalla Luna – Repubblica), i quattro astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno superato indenni un rientro a 2.700 gradi, dopo dieci giorni di viaggio e un’orbita intorno alla Luna, spingendosi dove mai nessun essere umano era mai arrivato e aggiungendo un altro tassello nella ricerca primordiale di ciò che siamo e di ciò che ci circonda.

Anticamente, questa tensione si placava nella religione: i Greci la chiamavano Selene, una divinità d’argento che attraversava il cielo su un carro. La Luna era il confine tra l’umano e il divino. Per secoli poeti l’hanno celebrata e citata nei loro scritti:

«È tramontata la luna / insieme alle Pleiadi

la notte è al suo mezzo  il tempo passa / io dormo sola.»   Saffo

Si aprì un nuovo capitolo nel rapporto con il nostro satellite quando Galileo Galilei, puntando verso il cielo il proprio cannocchiale, descrisse un pianeta “scabro e diseguale”, fatto non di etere, ma di valli e montagne. Improvvisamente quel mondo lontano divenne molto più vicino a noi.

La Luna divenne poi uno specchio delle passioni umane, quando il Romanticismo cercava in essa  una risposta al dolore dell’esistenza. Caspar David Friedrich la dipinse come l’unica testimone della solitudine, come una lucUn uomo e una donna davanti alla luna - Wikipediae malinconica che eternizza l’eredità umana. In Italia, Giacomo Leopardi diede voce a questa stessa tensione: la sua Luna è distante, una confidente a cui rivolgere domande che non hanno risposta, che evoca nel poeta il ricordo del passato e della giovinezza.

Il primo a portarci sulla Luna fu, nel 1902, Georges Méliès. Il regista realizzò Le Voyage dans la lune, il primo film di fantascienza della storia, basato sui racconti di Jules Verne. Méliès immaginò una capsula sparata da un cannone

che si conficca nell’occhio di una Luna antropomorfa, ancora una volta personificata. Le voyage dans la lune - PressInBag - Testata GiornalisticaQuel fotogramma è diventato il simbolo dell’avanguardia umana. Il regista francese ci avvertiva che lo stesso progresso che lo aiutò a realizzare il film a breve ci avrebbe portato a conoscere da vicino la nostra “sorella” del cielo, come la chiamava San Francesco.

Nel XX secolo, la Luna divenne l’arena della Guerra Fredda. La tensione si trasformò in competizione geopolitica tra USA e URSS. Quello che innumerevoli artisti avevano sognato e rappresentato divenne realtà il 20 luglio 1969. Neil Armstrong descrisse la “magnifica desolazione” del suolo lunare e noi ci conoscemmo un po’ meglio.

Oggi, la missione Artemis II non è più solo una corsa per la bandiera, ma il risultato di uno studio profondo. I dati della cronaca del 2026 sono chiari, tra i traguardi principali spicca il record di distanza dalla Terra per un essere umano, con il raggiungimento di oltre 406.711 km durante il sorvolo del lato nascosto della Luna. Il successo della navicella Orion ha confermato l’efficacia dello scudo termico nel proteggere l’equipaggio durante un rientro atmosferico a 2.700 gradi e a una velocità di 38.000 km/h, validando inoltre l’integrazione con il modulo di servizio europeo dell’ESA e garantendo la sicurezza dei sistemi di supporto vitale per le future missioni di allunaggio previste dal 2028.

Nel frattempo, per la seconda metà del 2026, la Cina ha previsto un allunaggio per testare robot che, muovendosi con passi e salti, possano esplorare i crateri permanentemente in ombra del pianeta. Il direttore della NASA Jared Isaacman sostiene che “Siamo di nuovo nel business della Luna”, mentre Trump avverte che il prossimo passo sarà Marte.

La triste verità è che la civiltà umana, oggi come sempre nella propria storia, progredisce solo per guerre e per ottenere soldi e potere. La riuscita della missione Artemis II riguarda tutta l’umanità, presente e passata: dalla notte dei tempi guardiamo al cielo sopra di noi con curiosità mista a terrore, colti dall’insondabile fascino dei suoi astri. Purtroppo però non siamo e probabilmente mai saremo in grado di apprezzare questi traguardi, troppo intenti a contare e goderci i proventi dei nostri successi, o a invidiare e tentare di superare quelli degli altri.

 

Il film queer “La più piccola” subisce la censura.

La visione vietata ai minori di 14 anni scatena le polemiche

di Gilda Agosti e Anita Corsi, 3B

Dopo pochi giorni dall’uscita nelle sale, l’Italia è mossa da un caso che sta facendo discutere critica e istituzioni. “La più piccola”, l’ultimo film della regista Hafsia Herzi, è stato segnalato dalla Commissione per la Classificazione delle Opere Cinematografiche del Ministero della Cultura, mettendo un rigido divieto ai minori di 14 anni.

Una decisione che ha immediatamente fatto scattare una lunga discussione tra la distribuzione e gli organi di controllo. Al centro della pellicola c’è Fatima, una ragazza diciassettenne che vive il difficile passaggio all’età adulta in bilico tra due mondi. Da un lato, le tradizioni di una famiglia musulmana; dall’altro, i desideri personali e la ricerca di un’identità libera e senza etichette. È un viaggio intimo, tra i corridoi dell’università di filosofia a Parigi, dove Fatima cerca di trovare il giusto equilibrio tra il suo cuore e la devozione, che secondo la critica internazionale, viene raccontato con estrema sensibilità. Nonostante il valore artistico venga riconosciuto, la Commissione ministeriale è stata irremovibile. La motivazione ufficiale parla di “riferimenti sessuali dettagliati” che, nonostante non siano pornografici, potrebbero limitare lo sviluppo emotivo dei ragazzi più giovani. Ma ciò che ha lasciato più sconvolti coloro che si occupano dei lavori sono le tematiche aggiuntive: nel verbale si legge infatti di “turpiloquio” e di “incitamento all’odio”, ovvero accuse pesanti per un’opera che nasce con l’intento di abbattere barriere, non di costruirne. Il paradosso è chiaro guardando a livello internazionale il successo del film. l’Italia mette restrizioni ma il resto del mondo promuove l’opera di Hafsia Herzi.

Il film ha ricevuto grandi riconoscimenti come il Queer Palm a Cannes, per il suo valore nel raccontare le tematiche LGBTQ+, il premio César 2026 alla protagonista Nadia Melliti come miglior attrice emergente e il premio per la miglior regia al BIF&ST di Bari. Questa differenza mette in evidenza una difficoltà del nostro sistema culturale nell’accettare temi legati all’identità di genere e alla religione quando si intrecciano in modo non convenzionale. La risposta della casa di distribuzione Fandango è stata immediata sostenendo che l’Italia sia un paese arretrato e definendo il provvedimento una forma di “censura preventiva”, la società ha annunciato ricorso d’urgenza. Secondo Fandango, vietare il film ai minori di 14 anni è il sintomo di un’Italia “arretrata quando si tratta di affrontare il tema dell’educazione sessuoaffettiva”. La regista Hafsia Herzi si è definita “profondamente rattristata” ricordando come il libro da cui è tratto il film non sia mai stato censurato in alcun Paese.

C’è un tempo per tutto, e ora è tempo di parlare di educazione sessuale

di Laura Pezzotta, 2d

Tutti noi probabilmente pensiamo di sapere come funzionano i rapporti sessuali, quali sono i rischi e quali le precauzioni…Ma è davvero così?

In questi due incontri, avvenuti lunedì 20 e lunedì 27 aprile 2026 presso l’aula magna del liceo classico statale “Andrea D’Oria”, riguardanti l’educazione alla salute, abbiamo avuto la possibilità sia di approfondire il tema dell’amore come sentimento, sia dell’amore come atto sessuale. La psicologa dottoressa Cristina Villa è riuscita insieme alla dottoressa Valentina Crovari della ASL3, ad approfondire questi temi così sensibili con professionalità, ma allo stesso tempo con empatia, rendendo più facile fare domande senza paura del giudizio.

La maggior parte degli adolescenti pensa che l’amore come sentimento sia strettamente connesso all’amore dal punto di vista sessuale, ma ci è stato spiegato che non è così. Non è così perché dove c’è amore non c’è solo sesso, ma c’è affetto, c’è rispetto. Rispetto dei limiti del partner, rispetto delle loro decisioni e delle loro opinioni; e dove non c’è rispetto non c’è amore.

Come accennato, abbiamo approfondito anche l’amore dal punto di vista sessuale. E qui in molti pensano di sapere tutto, ma sicuramente non è così. Ci sono aspetti di questa realtà, che nessuno di noi ha mai affrontato. Temi come i sentimenti che prova una persona che rimane incinta e non ha nessuno con cui confidarsi, oppure come comportarsi durante il primo atto sessuale in sicurezza, o anche semplicemente tutti i metodi per evitare la gravidanza, che sono molti più di quello che crediamo e sappiamo.

Come deducibile da questi incontri, è importante che questi argomenti non siano più dei tabù per noi giovani, e che in casi di necessità non dobbiamo avere timore di chiedere aiuto, perché essere in difficoltà non è una cosa di cui vergognarsi, è una cosa normale e c’è sempre qualcuno disposto ad aiutarci.

Le parole di Silvia Salis alle giovani donne

di Camilla Danero, 2d

Uno tra i nuovi ed emergenti volti della politica italiana è quello dell’ex atleta olimpica e attuale sindaca di Genova Silvia Salis.

Quattro alunni del liceo “D’Oria” si sono recati presso palazzo Tursi per intervistare la sindaca. L’incontro aveva lo scopo di capire come procede il lavoro della sua amministrazione nell’ambito di un approfondimento del quarto articolo della Costituzione Italiana, articolo che tratta il tema del lavoro.

Durante l’intervista sono stati affrontati diversi temi, tutti riguardanti lo stesso argomento ma in ambiti differenti. In particolare si è trattato dell’argomento della figura della donna nel mondo del lavoro e della società.

Che cosa ne pensa Silvia Salis della condizione odierna della donna?

A questa domanda la sindaca risponde:

Le donne vivono in un mondo dove c’è un trattamento diverso per gli uomini rispetto alle donne. Quello che deve fare una donna, soprattutto quando arriva in una posizione di potere, è quello di non dimenticarsi di tutta la fatica che stanno facendo le altre donne per raggiungere i propri sogni e i propri obiettivi”.

La sindaca inoltre afferma di avere molta fiducia nei giovani e che questa battaglia a tutela delle donne deve diventare una battaglia degli uomini e dice:

Voi ragazzi non potete tollerare che dei vostri amici trattino le donne in un certo modo. Voi avete una grande responsabilità, potete interrompere una catena che va avanti da secoli. Voi insieme alle giovani donne potete cambiare questa società. Dovete intervenire e non lasciare correre altrimenti siete parte del problema, non basta dire ‘non lo farei’ e soprattutto bisogna sempre sostenere la solidarietà tra donne.

Insegnare alle donne ad autodifendersi può essere una soluzione alla violenza contro le donne?

A questa domanda la sindaca sostiene che l’autodifesa sia uno strumento con il quale le donne possano tutelarsi ma certamente non è una soluzione. Salis afferma che il cambiamento deve essere culturale e deve essere di tutta la società, nella consapevolezza delle donne che hanno il diritto di non essere trattate in un certo modo. Questo cambiamento sarà un percorso lungo ma necessario e nelle nostre generazioni c’è speranza.

Il lato oscuro di Telegram

di Chiara Bottino, Giovanni Porceddu,Francesco Repetto, Emma Riciputi , 4B

Il 30 marzo 2026 a Perugia è stato arrestato un ragazzo di diciassette anni con l’accusa d’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Lo studente stava progettando una strage che avrebbe compiuto in un liceo artistico di Pescara.

Il ragazzo frequentava gruppi web neonazisti e odiatori e aveva contatti con il vertice del gruppo Telegram
Werwolf Division“. Dall’ispezione del contenuto della memoria del cellulare da parte delle forze di polizia, oltre al materiale terroristico e alla ricerca di potenziali armi, è risalito che il giovane non fosse solo ma avesse contatti con altri ragazzi del centro-nord Italia. L’indagine, avviata nel mese di ottobre 2025 dalla Sezione Anticrimine di L’Aquila, originata dalla pregressa attività antiterrorismo (indagine “IMPERIUM”) conclusa nel luglio 2025 dalla Sezione Anticrimine
Carabinieri di Brescia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo è una delle ultime strategie attuate per contrastare il fenomeno di diffusione dell’odio, di fanatismo e di incitazioni alla violenza da parte di forum e comunità online estremiste e indottrinanti.
Telegram è uno dei principali veicoli per questo tipo di criminalità, e non solo: l’app è diventata I’hub principale per la diffusione di materiale pornografico non controllato e per il narcotraffico 2.0.

Grazie a sistemi di messaggistica criptata, canali a tempo e ľuso di criptovalute, i vendor operano in un semi anonimo quasi totale, la droga viene ordinata tramite semplici bot e consegnata direttamente a domicilio o tramite “dead drop” (punti di ritiro nascosti). Telegram si promuove come libero dai controlli delle chat, per questo viene utilizzata da milioni
di utenti che si sentono più protetti nell’uso rispetto ad altre app di messaggistica come Whatsapp. Ma questa “libertà” lascia spazio all’utilizzo da parte di criminali in totale anonimato, per questo Pavel Durov, fondatore e CEO di Telegram, è stato arrestato la sera del 24 agosto 2024 all’aeroporto di Le Bourget, nei pressi di Parigi, appena sbarcato dal suo jet privato proveniente dall’Azerbaigian. L’arresto è scaturito da un mandato di ricerca emesso dalle autorità francesi nell’ambito di un’indagine preliminare gestita dall’ufficio per la violenza sui minori (OFMIN). Le accuse principali riguardano la mancata moderazione dei contenuti sulla piattaforma e la scarsa collaborazione con le forze dell’ordine: secondo la magistratura francese, Telegram sarebbe diventato un porto sicuro per attività criminali quali pedopornografia, traffico di stupefacenti
frode e apologia di terrorismo, proprio a causa del rifiuto di Durov di fornire dati o intercettazioni
previste dalla legge. Dopo alcuni giorni di custodia cautelare, I miliardario è stato incriminato e rilasciato sotto cauzione di 5 milioni di euro, con l’obbligo di risiedere in Francia e di presentarsi periodicamente in commissariato. Telegram è attualmente sotto indagine nell Unione Europea per sospette violazioni del Digital Services Act (DSA). Le autorità di Bruxelles sospettano che la piattaforma abbia sottostimato ili numero di utenti (dichiarando meno di 45 milioni) per evitare i
rigidi controlli previsti per le grandi piattaforme. Inoltre, Ila Commissione contesta a Telegram l’insufficienza dei sistemi di moderazione dei contenuti illegali e la mancata cooperazione con i regolatori, inadempienze che potrebbero costare alla società multe fino al 6% del fatturato globale.

L’inquietante vicenda dello studente di Perugia dimostra come il radicalismo digitale possa trasformarsi in minaccia reale per la comunità. Il caso evidenzia l’urgenza di colmare il vuoto normativo che ha permesso a Telegram di operare per anni al di fuori dei radar istituzionali: senza una moderazione incisiva e una cooperazione diretta con le forze dell’ordine, la promessa di libertà della piattaforma rischia di rimanere un pericoloso paravento per il fanatismo e la pianificazione del terrore tra i giovanissimi.

Specchi sullo schermo: il cinema come riflesso dell’identità di genere

Riflessioni nate dall’incontro con il Prof.Bocchi (Università di Pavia) nell’ambito del Progetto Cinema

di Francesco Canepa, 2d

L’incontro in Aula Magna con il Prof. Bocchi, che all’Università di Pavia insegna “Scrittura critica nei media contemporanei”, ci ha invitati a guardare il cinema con occhi diversi: non solo come intrattenimento, ma come specchio — e a volte come gabbia — dell’identità di genere. Da quella conversazione è nata la riflessione che provo a condividere qui. Già prima degli anni ‘70 si partì nel cinema con un’idea di “gabbia tradizionale”. Nella scena il soggetto che compiva l’azione e la volontà era l’uomo.
La figura della donna invece era una figura passiva, spogliata della sua volontà e soprattutto non era libera di scegliere, aveva il compito di essere solo guardata dallo spettatore, non poteva agire.

Ne è un esempio la testimonianza del caso di Marilyn Monroe  nel film “Niagara”  (1953), in cui l’attrice oltre ad essere una forza della natura, è anche un evento visivo. La regia si sofferma sul suo corpo, perché conta la sua esibizione visiva per il piacere dello sguardo esterno.

Niagara (1953)

Nel corso degli anni, specialmente nei ‘70, erano presenti persone che si identificavano al di fuori della gabbia eteronormativa. Queste venivano completamente emarginate, trattate come figure eccentriche e pericolose o addirittura messe in una scena per essere derise. Perché come ci ha ricordato il Prof.Bocchi: ”Il corpo era una prigione, l’immagine una condanna.”

Per fortuna verso la fine degli anni ‘70 ci furono i primi atti di sovversione, anche grazie a manifestazioni, alla nascita del Pride e del Coming Out. Alcune persone hanno il coraggio di uscire allo scoperto senza aver paura di essere giudicate e soprattutto nel cinema inizia una sovversione culturale.

Ad esempio in “The Rocky Horror Picture Show “( 1975) e in “Il Vizietto” (1978) l’omosessualità viene portata al centro dello schermo. Si nota anche un cambiamento sul fatto che la virilità tradizionale non è più vera, ma comicizzata o usata come maschera.

Vizietto (1978)

Finalmente nei primi anni ‘90 esplode il New Queer, ossia i personaggi che venivano emarginati diventano i protagonisti della loro storia. Un film interessante che, pur essendo successivo a quella stagione, ne raccoglie l’eredità  è  “Brokeback Mountain(2005)” , in cui due Cowboy applicano una tecnica di narrazione diversa. Dimostrano che i ruoli di genere non sono leggi o costrutti rigidi, ma possono essere riscritti o sfidati.

Brokeback Mountain (2005)

Riguardo ai giorni nostri invece, purtroppo ci sono ancora persone che non hanno il coraggio di esternare la propria identità per la paura di essere prese in giro. Per questo ci sono associazioni disposte per far interagire tra di loro queste persone e far costruire una corazza che serva per un contesto sociale ancora non sempre accogliente. Ad esempio lo stesso cinema è diventato una forma di comunità e riconoscimento per chi fatica a trovare il proprio spazio.

Perciò è importante ancora porci questa domanda:

In che modo le rappresentazioni dell’identità di genere nel cinema contribuiscono a ridefinire i confini tra norma sociale e libertà individuale?”.

 

UICI: L’Unione che fa la forza

di Mario Zingirian, 2D

Leggere un libro o fare sport, azioni spesso date per scontate, sono traguardi impegnativi per chi non vede e richiedono supporti specifici e soprattutto il sostegno di un gruppo. Infatti la collaborazione permette molto spesso di arrivare a risultati che individualmente sarebbero irraggiungibili. Questo è il caso dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), fondata a Genova nel 1920 come iniziativa indipendente. Oggi è diventata un vero baluardo per le persone con difficoltà visive, che l’associazione sostiene assiduamente e coinvolge in attività differenti e stimolanti. Infatti l’Unione si impegna a garantire agevolazioni finanziarie e aiuti di ogni genere, ad esempio i Cani Guida, agli associati. Allo stesso tempo, offre a membri e volontari la possibilità di usufruire di iniziative di vario genere e parteciparvi, tra cui la stesura di un giornale online e di più riviste e la messa in onda di una radio (SlashRadio) con annesso canale youtube.

Queste sono autentiche sfide rese decisamente più complicate dalla cecità, ma proprio per un desiderio di rivalsa, la soddisfazione nel momento della riuscita è ancora più grande.

Inoltre alcune delle 107 sezioni dell’UICI presenti in tutta Italia organizzano concorsi per le scuole di ogni grado e indirizzo, per esempio le sezioni liguri bandiscono il concorso “Ascoltami: ti racconto una storia” che consiste nel produrre un elaborato audio che racconti parola per parola un testo precedentemente prodotto dall’alunno stesso. La composizione deve contenere tre parole che l’Unione sceglie ogni anno. Tra i partecipanti ricorrenti ci sono anche alcune classi del Liceo Andrea D’Oria.

I progetti dell’associazione hanno origine dal sentimento di resilienza e dallo spirito di collaborazione tra persone con le stesse difficoltà, aiutate da volontari. Questo può essere uno spunto di riflessione, infatti le grandi imprese nascono da rivincite, un esempio è il Servizio Civile Universale adibito dall’UICI, che include la partecipazione di volontari per un aiuto nell’accompagnamento e più in generale nel supporto degli associati. Abbattersi è umano e comprensibile, ma è rialzandosi che si arriva ai traguardi, in qualsiasi ambito, proprio come hanno fatto i ciechi e gli ipovedenti italiani nella storia e soprattutto come fanno adesso.