Un dizionario conquistato: le parole hanno una memoria

di Mario Zingirian, 2 D

“Per voi dire suolo o sangue è normale, ma nel 1946 non lo era affatto”     
Demetrio Paolin
Demetrio Paolin
Lo scrittore Demetrio Paolin

La citazione non si riferisce all’evoluzione della lingua, nel dizionario del tempo queste parole esistevano ed erano ben conosciute. Eppure evitarle significava essere dalla parte dei “liberatori”, perché questi vocaboli erano adoperati dai fascisti, rappresentavano pienamente il loro ideale nazionalista e col tempo erano divenuti di fatto un identificativo. Era sufficiente pronunciarne uno per essere etichettato come uno di loro. Infatti proprio come ogni disciplina ha un linguaggio tecnico, ogni gruppo di individui ha un vocabolario specifico di cui si appropria. L’identità di qualsiasi persona, scienza e persino di qualsiasi tempo è contraddistinta da un codice linguistico diverso.

Dopo la liberazione, utilizzare il gergo degli oppressori sconfitti era visto come un atto di cattivo gusto, una rievocazione di un male sepolto. Dunque nell’immediato dopoguerra si sviluppò il fenomeno inverso all’identità di linguaggio.

Ma tra gli intellettuali del tempo c’era anche Cesare Pavese, che a causa del suo mestiere, non riusciva a sopportare che certe parole fossero evitate per non richiamare i ricordi del fascismo. Perciò nei suoi scritti di quel periodo, tra cui si ricorda la poesia “Tu non sai le colline” (1945) e l’articolo “Ritorno all’uomo” (1945) l’autore sottolineava volontariamente questi vocaboli, proprio come se tentasse di riconquistare una parte della lingua che un’enorme parte del popolo stava provando a seppellire.

All’inizio Pavese fu molto criticato, anche dai suoi stessi colleghi, che non capivano perché nel mezzo di quella nuova speranza egli stesse risvegliando di fatto la triste epoca appena conclusa. A ciò contribuì anche l’altra intenzione dello scrittore stesso di denunciare tutti coloro che non avevano fatto nulla per ostacolare il regime; anche Pavese si riconobbe in questo insieme e ne prese atto pubblicamente. Proprio dal debito che sentiva di avere con l’Italia, nacque il desiderio di aiutare in qualche maniera la ricostruzione del Paese e lo fece nel suo settore, adoperando parole disprezzate come terra, sangue, patria, nazione, stirpe, disciplina e molte altre. Le immise nelle sue opere come se avessero lo stesso peso degli altri vocaboli, il suo fine era ottenere questo risultato.

Così facendo, lo scrittore ha avviato un processo di recupero che ha gradualmente reintegrato i termini, proprio come se nulla fosse accaduto, esattamente come voleva lui. All’operazione piano piano aderirono altri autori che compresero l’importanza di conservare la lingua. Tra costoro si possono citare Beppe Fenoglio, Elio Vittorini e Vasco Pratolini. Progressivamente la gente smise di vedere il fascismo in quelle parole, gli intellettuali erano stati capaci di ricontestualizzarle e di pulire una macchia della storia che le corrompeva.   

Per cui se il vocabolario italiano dispone nuovamente di certe parole, libere dal loro ingombro ideologico, restituite alla lingua comune come se nulla le avesse mai contaminate, è soprattutto merito di un uomo incompreso da molti, ma con un obiettivo ben chiaro per se stesso: restituire alla nazione ciò che sentiva di non aver dato negli anni precedenti.

“Le parole sono tenere cose, intrattabili e vive, ma fatte per l’uomo e non l’uomo per loro”       

Cesare Pavese

“Lo siamo tutti” Corrado, Pavese e la colpa dell’indifferenza: incontro con Demetrio Paolin

Conversazione con Demetrio Paolin su Cesare Pavese e la figura di Corrado nel romanzo “La casa in collina”

di Alice Crosa di Vergagni, 2d

«Non sei mica fascista» mi disse. Era seria e rideva. Le presi la mano e sbuffai. «Lo siamo tutti, cara Cate» dissi piano. «Se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, tirare le bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s’accontenta, è già un fascista».

Nel racconto di Cesare Pavese il protagonista è Corrado, professore di Torino durante la Seconda Guerra Mondiale che scappa dai bombardamenti sulla città trasferendosi in collina. È un personaggio che  durante la narrazione riesce a colpire il lettore con i suoi atteggiamenti distaccati e freddi risultando agli occhi di molti come una figura antipatica ed egoista. Pavese ha infatti cercato di creare un personaggio, simile alla sua persona, lontano da ogni possibile comprensione da parte del pubblico, una figura che è indifferente davanti alla sofferenza di quel periodo.

Dopo la pubblicazione di questo romanzo, alla fine della guerra, Pavese venne criticato proprio per la principale connotazione del suo protagonista che rispecchiava indirettamente l’atteggiamento di tanti che hanno vissuto durante quell’epoca. In un momento in cui si cercava di dimenticare il dolore passato, Cesare Pavese con questo personaggio ricorda alle persone una delle più gravi colpe della gente davanti a tante ingiustizie, la grande indifferenza che sicuramente è nata in un primo momento a causa della paura che riempiva gli animi e che ha continuato però ad invadere le case di tutti.  Dopo il ’45 molta gente che si era salvata dopo aver fatto un sospiro di sollievo ha comunque dovuto far fronte ad un problema tutt’altro che semplice da ignorare, la propria coscienza: chiunque alla fine di tutto si sarà infatti chiesto cosa avrebbe potuto fare in più per salvare qualcun altro. Corrado apre gli occhi a tutti gli indifferenti durante il conflitto mostrando loro un atteggiamento che hanno avuto per tutta la durata dello scontro ma di cui solo ora si rendono conto e di cui si vergognano.

Possiamo, quindi, biasimare Corrado? Possiamo odiare una persona che rimarca gli atteggiamenti di molti in situazioni tanto difficili? La risposta è certamente affermativa, si può infatti, ma si deve essere consapevoli del fatto che probabilmente l’indifferenza è una delle più diffuse risposte dell’uomo al pericolo, a causa del timore o di un persistente sentimento di impotenza, e che solo in pochi riescono a non provare.

La scrittura e l'abisso. “Anatomia di un profeta” di Demetrio Paolin | Blog | Sul Romanzo
Demetrio Paolin

Demetrio Paolin, scrittore e professore, durante l’incontro avvenuto il 6 febbraio al Liceo Classico A. D’Oria di Genova ha condiviso con gli studenti delle classi seconde del percorso Umanistico la sua passione per Cesare Pavese descrivendo la sua scrittura come “pastosa” e capace di donare al pubblico tante emozioni. Si appassiona ai racconti dell’autore quando ancora aveva sedici anni trovando come protagonisti dei libri di Pavese i luoghi in cui è cresciuto, le parole all’interno dei componimenti lo accompagnano ancora oggi dopo avergli regalato una carriera da scrittore e un amore verso i significati e le riflessioni della letteratura.

Paolin riconosce infatti l’antipatia che noi proviamo verso Corrado mostrandoci però un altro punto di vista, quello della comprensione. Spesso preferiamo infatti personaggi eroici, fieri ed empatici che vivono con uno scopo o agiscono per un bene comune, ma quanti possono dire di assomigliare a qualcuno così? Solo pochi. Giudichiamo invece personaggi distaccati, freddi ed egoisti, ma chi invece è simile a questi? Tanti.

In un mondo caratterizzato da odio e antipatie nei confronti dell’altro, Paolin ci ricorda che non siamo così diversi dalle persone che ci circondano. Le cose vanno viste e capite da più punti, non solo da uno. Possiamo giudicare le persone, ma dovremmo sempre chiederci cosa avremmo fatto di diverso, e imparare a essere comprensivi riconoscendo le azioni degli altri e le nostre.

Pavese riesce quindi a descrivere tanto di una persona nell’atteggiamento di un uomo comune portando però la gente ad odiare il personaggio che spiega molto dei loro biasimevoli sentimenti.

Sorprende, infine, la capacità di Demetrio Paolin di appassionarsi a una figura che molti non apprezzano. Paolin non scarta la vergogna che Corrado ci provoca, ma la trasforma in uno spunto di riflessione: sulla coscienza, sulla comprensione, sul giudizio che spesso rivolgiamo agli altri. Un giudizio che a volte pronunciamo sapendo, in fondo, che avremmo agito allo stesso modo; ma confessarlo fa paura: è più facile vergognarsi di Corrado che riconoscerci in lui.

La scienza in Antartide

La vita alla stazione Concordia
Riccardo Scipinotti e Gabriele Carugati raccontano la quotidianità e la ricerca scientifica nella base più remota del pianeta

di Maddalena Pastorini, IIE

Il continente antartico rappresenta l’ultima frontiera dell’esplorazione scientifica terrestre, un laboratorio naturale dove condizioni estreme e isolamento totale permettono ricerche impossibili da realizzare in qualsiasi altro luogo del pianeta. Attraverso un webinar recentemente organizzato dal CICAP, abbiamo avuto l’opportunità di entrare virtualmente nella stazione Concordia, base di ricerca situata sul plateau antartico e gestita dal PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in  Antartide).     

       

 

 

 

 

A guidarci sono stati Riccardo Scipinotti e Gabriele Carugati, che hanno saputo trasmettere con passione e competenza la straordinarietà di questa esperienza umana e scientifica.

Scipinotti ha illustrato come la stazione, cogestita da Italia e Francia, ospiti fino a 32 persone durante l’estate antartica e solo 16 durante il lungo inverno polare quando le temperature percepite possono scendere fino a -96°C. Le tute rosse distinguono il personale italiano, quelle blu quello francese, in un esempio concreto di collaborazione internazionale.

La vita quotidiana alla base richiede un’organizzazione meticolosa. L’approvvigionamento idrico rappresenta una sfida costante, infatti la neve viene sciolta e sottoposta a complessi processi di trattamento e depurazione che permettono un elevato riutilizzo delle risorse idriche, riducendo al minimo gli sprechi; il cibo è conservato in container, mentre una serra idroponica permette di coltivare vegetali attraverso tecniche innovative che non prevedono l’utilizzo del terreno. Particolarmente toccante è il dettaglio del “Pizza Day” del sabato, raccontato con evidente affetto da Scipinotti: un appuntamento fisso che permette agli scienziati di scandire il tempo e mantenere un senso di normalità in un ambiente dove il sole scompare per mesi. La sala comune diventa il cuore pulsante della convivenza, dove si rafforzano i legami umani necessari per affrontare l’isolamento estremo. Questi dettagli rivelano quanto sia complessa la gestione dell’aspetto psicologico della missione, forse ancora più impegnativo di quello logistico o scientifico.

L’aspetto scientifico della missione, brillantemente esposto da Carugati e Scipinotti, è infatti straordinario. L’asterlab ospita una strumentazione astronomica che permette l’osservazione di corpi celesti lontani, tra cui pianeti extrasolari, sfruttando le condizioni atmosferiche uniche dell’Antartide, dove l’aria secca e l’assenza di inquinamento luminoso offrono una visibilità impareggiabile. L’Agenzia Spaziale Europea ha scelto Concordia come sito per analizzare gli effetti fisiologici e psicologici dell’isolamento prolungato sul corpo umano, con particolare riferimento al deterioramento muscolare che caratterizza le missioni spaziali di lunga durata. La stazione raccoglie anche dati sismologici per mezzo di apparecchiature sismografiche di altissima sensibilità che, grazie alla stabilità del substrato ghiacciato, registrano movimenti tellurici contribuendo allo studio globale dei terremoti e dei movimenti della crosta terrestre. La possibilità di condurre ricerche in un ambiente così remoto e incontaminato offre dati impossibili da ottenere altrove, rendendo Concordia un laboratorio naturale unico al mondo.

In un’epoca in cui spesso cerchiamo comfort e sicurezza, questi ricercatori scelgono deliberatamente l’estremo opposto, dimostrando una forma di coraggio che va ben oltre la semplice avventura. 

Quello che colpisce maggiormente è la dimensione  umana di questa impresa. Quando pensiamo alla ricerca scientifica, immaginiamo laboratori, strumenti sofisticati, dati e pubblicazioni. Raramente riflettiamo sul fatto che dietro ogni scoperta ci sono persone che vivono e cercano di mantenere la propria sanità mentale in condizioni proibitive. Il modo in cui Scipinotti ha descritto la serra idroponica non come un semplice esperimento scientifico, ma come un’ancora di normalità e speranza, rivela quanto sia profondo il legame tra scienza e umanità. Questi studiosi vivono quattro mesi senza sole, a temperature che possono uccidere in pochi minuti senza protezione adeguata, isolati dal resto del mondo, eppure continuano a lavorare, a fare ricerca, a mantenere vivo lo spirito di scoperta. Grazie a relatori come Riccardo Scipinotti e Gabriele Carugati, che con la loro testimonianza diretta ci hanno permesso di viaggiare virtualmente fino all’estremità del mondo, abbiamo potuto comprendere che la scienza non è solo teoria ed esperimenti, ma è anche e soprattutto passione, dedizione e un profondo desiderio di spingere oltre i confini della conoscenza umana, anche quando questo significa vivere ai confini stessi della sopravvivenza.​​​​​​​​​​​​​​​​

“Scrivo di ciò che mi fa arrabbiare”

Incontro al Book Pride con Simone Biundo, poeta contemporaneo

di Stella Medusei e Carolina Vassallo, 2B 

Il Book Pride è un evento organizzato con lo scopo di dare visibilità a piccoli e medi editori e stimolare i lettori attraverso incontri con scrittori contemporanei.

Tra le tante iniziative proposte dal Book Pride genovese, due classi del liceo D’Oria hanno approfittato, il 3 ottobre scorso, della possibilità di incontrare un poeta contemporaneo, Simone Biundo, e di  partecipare  alla presentazione del suo nuovo libro, intitolato “Così”. A introdurre e moderare l’incontro è stata Ilaria Crotti, dell’Associazione culturale FalsoDemetrio. 

La 2B e la 2D al Book Pride

Simone Biundo, nato a Genova nel 1990, oltre a essere un poeta, insegna lettere alle medie, si occupa di editing e di comunicazione in ambito letterario e artistico. E’ un poeta “vivo”,  come dice scherzando, per introdurre l’incontro, un poeta in carne ed ossa, diversamente da tutti i poeti che si studiano a scuola.  Il poeta vivo, però, di poesia non vive – aggiunge ironico – con un gioco di parole.  E’ un poeta giovane e irriverente.

Il poemetto “Così” è un testo che affronta temi che, secondo Biundo, provocano rabbia. Tra questi la maggior parte sono argomenti attuali: l’impressione del tempo che fugge e divora tutto ciò che ci sta più a cuore, l’indifferenza che proviamo verso guerre che non toccano il nostro Paese, anche se causano sofferenza e morte, lo stress con il quale affrontiamo quotidianamente la vita.

La vita – sostiene Biundo –  è priva di senso se non siamo noi stessi a conferirglielo, ecco perché  dobbiamo crearci un’idea di ciò che succede intorno a noi. Dobbiamo essere consapevoli e non farci catturare dalla “cancellazione”, non fare finta che le cose che ci disturbano o sono ingiuste non esistano. Siamo bombardati dalle immagini, da parole vuote. La poesia invece sceglie e pondera la parola.

L’incontro con Simone Biundo e Ilaria Crotti dell’Associazione culturale FalsoDemetrio

La poesia naturalmente  non vende o vende pochissimo, non ha una utilità pratica, ma – come quasi tutto quello che “non serve” è ciò che è più importante per vivere. La sua poesia non è poesia lirica, l’espressione di un sentimento interiore, ma piuttosto l’espressione di un disagio della civiltà.

Per realizzare “Così”, come per ogni opera, il poeta si è imposto delle regole: bisogna darsi dei limiti.  In questo caso l’uso di un ritmo caratterizzato da pause, versi endecasillabi, la scelta del non utilizzare aggettivi e di inserire il turpiloquio per avere un riscontro inatteso e, infine, l’adozione di tempi lunghi. All’interno del poemetto  tutti i  verbi sono stati usati al tempo presente per esprimere la contrazione del tempo: il poeta non vuole rievocare il passato e non ha alcuna idea su ciò che avverrà. Il titolo è stato scelto in base al significato della parola “così”, apparentemente una parola vuota, ma continuamente ricorrente, che può indicare qualcosa di doveroso (E’ così!), ma anche, come congiunzione conclusiva, la fine di un discorso.

Dall’Orestea ai Mannon: ritratto della violenza familiare

La prima nazionale dello spettacolo “Il lutto si addice ad Elettra”

di Alexandra Delrio, Giulia Portalupi, Bianca Stefanelli, Federica Tanca e Chiara Torazza, 3B

La prima nazionale dello spettacolo Il lutto si addice ad Elettra’ di Eugene O’Neill, con la regia di David Livermore, propone un racconto che racchiude in sé temi come il complesso di Edipo e la riflessione sull’inevitabilità del destino, rievocando le stesse emozioni che muovevano gli eroi antichi.

Non possiamo definire questo spettacolo un adattamento del mito nel senso stretto del termine: scenografia, ambientazione temporale e sottotrame sono state completamente rielaborate, al punto da trasformare la tragedia classica in una vicenda parallela, ambientata in un contesto moderno, ma carico dello stesso πάθος dell’antichità.Colpisce come il mito si rifletta in questa nuova narrazione, capace di fondere l’antico pensiero classico con le dinamiche della società moderna.

Trama Il racconto è incentrato sul tradimento di Christine Mannon nei confronti di Ezra Mannon, che muore assassinato dalla sua stessa moglie.

Lavinia, figlia di Christine ed Ezra, e la madre hanno sempre avuto un rapporto conflittuale dovuto principalmente a due ragioni: il complesso di Elettra da cui è affetta Lavinia e la repulsione che Christine prova nei confronti del marito Ezra. Lavinia è invidiosa della madre e non sopporta di vederla tradire il padre con il capitano Adam Brant, il quale finge di essere innamorato della figlia per rendere la relazione tra i due ancora più insospettabile.

Christine, innamorata di Ezra da giovane, comincia a provare ripugnanza per lui dopo il matrimonio e i gesti che il marito considerava affettuosi vengono percepiti da lei come oppressivi, in alcuni casi perfino violenti. Lei detesta Lavinia poiché la vede soltanto come frutto di una violenza. Predilige invece il fratello Orin, nato in assenza di Ezra, il quale ha un rapporto morboso con la madre, tanto da anteporre i suoi desideri alla propria felicità in molte situazioni. Orin, ignaro di quello che sta accadendo nella sua famiglia, non ascolta Lavinia, nonostante i suoi continui avvertimenti su chi fosse realmente sua madre, completamente soggiogato dalle parole manipolatorie di Christine, disposta a tutto pur di fargli credere che la sorella stia mentendo e proteggere la sua relazione segreta con Adam Brant.

Rappresentazione teatrale O’Neill illustra l’influenza di queste dinamiche familiari opprimenti sulle relazioni amorose dei due fratelli Mannon: Lavinia si rifiuta di sposare Peter, innamorato di lei da molto tempo, e Orin considera fondamentale l’opinione di sua madre su Hazel, giovane follemente innamorata di lui.

Questi due personaggi, che rappresentano il coro, sembrano essere gli unici a riconoscere il malsano rapporto tra i membri della famiglia. Infatti i figli dei Mannon, in particolar modo Lavinia, diventano sempre più come i genitori. Il regista David Livermore rappresenta scenograficamente questa trasformazione: alla morte di Christine, Lavinia indossa un vestito quasi identico a quello della madre e Orin manifesta gli stessi desideri di avventura e, in parte, di libertà del padre. In uno dei momenti di crollo di Orin, Lavinia prova a calmarlo ricordandogli la natura malvagia della madre ma il fratello sembra stare per rivelare tutto alla fidanzata Hazel: scatta tra i due un bacio, metafora che racchiude tutta la disperazione e la rabbia dei personaggi. In quel momento sembra essere presente tutta la famiglia Mannon sul palco ed è sicuramente una delle scene più intense di tutta l’opera. Ripensando all’accaduto, Orin scrive tutta la storia dei Mannon con lo scopo di pubblicarla e rendere nota la colpevolezza della sorella. Inizialmente affida la storia a Hazel Niles, ma Lavinia, rimasta sola, si appropria del fascicolo, ritrovandosi schiacciata dal peso della maledizione familiare e decidendo di rinchiudersi nella casa dei Mannon per il resto dei suoi giorni, accettando il lutto come un destino inevitabile.

La psiche dei protagonisti è stata notevolmente approfondita rispetto all’Orestea: nei personaggi creati da O’Neill è presente una complessità psicologica strutturata. E’ stato interessante trovare le corrispondenze tra i componenti della famiglia Mannon e i personaggi eschilei. Lavinia, la figlia prediletta del padre e la più grande rivale della madre, è ispirata ad Elettra, mentre Orin riprende la figura di Oreste, Ezra Mannon quella di Agamennone, Christine quella di Clitemnestra e il capitano Brant quella di Egisto.

Attori e recitazione I due ruoli principali, Christine ed Ezra Mannon, sono interpretati rispettivamente da Elisabetta Pozzi e Paolo Pierobon. Entrambi hanno recitato in maniera avvincente, coinvolgendo tutto il pubblico sia con le parole che con i gesti. La figura di Christine è forse quella che rimane più impressa, proprio perché non offre spiegazioni facili: si muove tra desiderio, colpa e solitudine senza mai risultare del tutto trasparente. La sua lotta interiore tra dolore, rabbia e desiderio di libertà la rende un personaggio complicato e indimenticabile.

Paolo Pierobon offre un’interpretazione di grande potenza drammatica quando, in punto di morte, indica Christine come sua assassina. La recitazione migliore è stata senza alcun dubbio quella di Linda Gennari, nel ruolo di Lavinia, il cuore tormentato della tragedia: a fine spettacolo ha interpretato in modo eccellente la trasformazione della protagonista nella persona che più odiava, sua madre, imitando in modo quasi perfetto i gesti e persino la risata del personaggio di Elisabetta Pozzi.

La recitazione meno autentica è stata quella di Marco Foschi nel ruolo di Orin, appena tornato dalla guerra. L’attore ha recitato il ruolo di Oreste con molta foga, ma poca espressività, spesso in modo troppo dinamico e con toni che sembravano inadeguati al contesto.

“Il lutto si addice a Elettra” presenta un’atmosfera tesa che si respira dall’inizio alla fine. Non si può non restarne coinvolti: gli attori non si limitano ad interpretare una tragedia, la vivono. I personaggi non sono mai semplici da comprendere, non si lasciano classificare come “giusti” o “sbagliati”: ognuno porta con sé un peso di cui non riesce a liberarsi e proprio questa complessità li rende realistici. Anche quando vengono urlati, il dolore, il rancore e le dinamiche familiari non trovano mai davvero sfogo: restano irrisolti, come se nessuna voce fosse abbastanza forte da liberarli davvero.

Quest’opera diventa quindi un ponte tra due mondi, quello classico e quello contemporaneo, perché certi conflitti, quelli che interessano le relazioni più intime, possono essere comuni a tutti.Il lutto, in questo caso, non è solo perdita, ma una trasformazione per chi lo affronta, che può addirittura cambiare una persona radicalmente. “Il lutto si addice ad Elettra” è uno spettacolo che fa riflettere anche dopo che il sipario è stato calato.

A Journey into the History of Genoa

Quest’articolo riassume ciò che quest’anno la nostra professoressa di inglese ci ha proposto:
una nuova e stimolante attività dove abbiamo preparato delle presentazioni su Genova, sul nostro stile di vita e sulla nostra scuola.
In questo modo abbiamo imparato molte nuove cose sulla nostra città, oltre a utilizzare nuove applicazioni e a collaborare in gruppo. Nel complesso toccare queste tematiche è stata una splendida esperienza che consigliamo a tutte le altre classi.

Continue reading

Il catalogo dell’edizione nazionale dei Rerum Italicarum Scriptores

a cura degli alunni di 3C

Nel corso di questo anno scolastico insieme con il professor Mele, che ci insegna storia e filosofia, abbiamo scoperto un patrimonio librario assai significativo, presente nella nostra biblioteca, che si scorge dalle vetrine del corridoio del primo piano: e pensare che tutti i giorni ci passavamo davanti, senza farci caso…

Si tratta dell’edizione nazionale dei Rerum Italicarum Scriptores, raccolti nel XVIII secolo da un importante illuminista italiano, Ludovico Antonio Muratori, e poi riordinati nel primo Novecento da Giosuè Carducci per l’editore Zanichelli di Bologna. La raccolta si compone di ben 74 volumi rilegati in folio, articolati in 34 tomi (quindi con più volumi facenti riferimento al medesimo tomo).

Il professore ci ha spiegato che è un’opera fondamentale per quanto riguarda le fonti della storia italiana; proprio per questo motivo, abbiamo deciso di mettere il catalogo a disposizione di docenti e studenti del nostro liceo, ed eventualmente di studiosi della materia, che in questo modo potranno attingere più facilmente al patrimonio della nostra biblioteca scolastica.

È previsto, infatti, un link attraverso il quale sarà possibile accedere alla catalogazione da noi realizzata. Abbiamo dato il via alla vera e propria catalogazione dei volumi partendo dalla enumerazione dei tomi e delle parti che li costituiscono; abbiamo scoperto così un fitto intreccio tra cronache locali e nazionali, che non avremmo avuto occasione di trovare nei nostri libri di testo.

È stato interessante cogliere alla fonte informazioni circa, per esempio il celebre Tumulto dei Ciompi, attraverso le Cronache di Firenze e quelle di Dino Compagni.

Nelle sedute in cui abbiamo lavorato alla catalogazione dei diversi tomi (il lavoro complessivamente è durato qualche mese) abbiamo riscontrato alcune difficoltà. In un primo momento, un lavoro di questo tipo, la catalogazione di volumi, è sembrato a molti di noi semplice, se non banale; in realtà si è trattato di un compito tutt’altro che semplice e banale. La prima difficoltà è stata addirittura comprendere ciò che il testo volesse comunicarci, considerando il fatto che i volumi appartengono a un’epoca molto distante da quella in cui viviamo (per esempio, la cronaca relativa a Matilde di Canossa, tomo V, II, che risale al secolo XII).

Infatti, in quanto questi tomi furono scritti quasi tutti in contemporanea con i fatti narrati, sono totalmente diversi dai libri di storia che adoperiamo a scuola: questi tomi sono gli “ingredienti”, la materia prima, per così dire, e i nostri manuali sono il “prodotto finale”. La seconda difficoltà è stata di carattere linguistico: la lingua utilizzata è il latino medievale, che presenta alcune differenze rispetto a quello che studiamo a scuola; inoltre, ci siamo spesso trovati davanti a titoli complessi da tradurre. Nonostante ciò, anche grazie all’aiuto del nostro professore, siamo riusciti a dare una traduzione (speriamo) soddisfacente…

Un’ultima problematica è stata l’organizzazione dei tempi; abbiamo dovuto conciliare, infatti, il programma di storia e quello di filosofia con questo lavoro. Tutto sommato, il lavoro di catalogazione dei tomi è stata un’esperienza coinvolgente e formativa che ci ha permesso di toccare con mano ciò che normalmente studiamo solo sui libri. Un’attività diversa dal solito, che ci ha fatto lavorare insieme in modo attivo.

Ecco la catalogazione completa:

Rerum Italicarum scriptores : raccolta degli storici italiani dal Cinquecento al Millecinquecento

Tomo Parte Titolo

originale e in traduzione

Sommario del contenuto pp.
I I Historiae Miscellae

Raccolte di storia

Sintesi medievale della storia di Roma dalla fondazione all’epoca carolingia. 208
I II Anonimi Mediolanensis: Libellus de situ civitatis Mediolani, de adventu Barnabe Apostoli et de vitis priorum pontificum Mediolanensium 

Piccolo libro sulla posizione di Milano, sull’avvento di San Barnaba e sulla vita dei primi pontefici di Milano

Elogio medievale di Milano con particolare attenzione all’importanza religiosa della città. ?
II I Veronae Rythmica Descriptio

Descrizione del poemetto di Verona

Poemetto in lode di Verona secondo il testo di Mabillon XLIII+18
II III Codex Pontificalis Ecclesiae Ravennatis

Codice pontificale della Chiesa di Ravenna

Storia di Ravenna nel primo Medioevo VIII + 256
III I Platynae Historici Liber De Vita Christi ac omnium Pontificum 

Libro sulla vita di Cristo e di tutti i Pontefici, scritta dal Platina, storico 

Narrazione dettagliata e documentata della vita di Gesù e di tutti i pontefici, scritta da Bartolomeo Sacchi, detto “il Platina”. 1109
III II

(1)

Diarium Romanum Urbis

Il Diario Romano 

Documento che racconta le esperienze e osservazioni di Gaspare Pontani durante il suo soggiorno a Roma LXVIII + 132
III II

(2)

Vita Pii II Pontificis Maximi

La Vita di Pio II 

Biografia di Enea Silvio Piccolomini, papa Pio II 183
III XVI Le Vite di Paolo II di Gaspare da Verona e Michele Canensi

Le Vite di Paolo II di Gaspare da Verona e Michele Canensi

Le vite di Paolo II di Gaspare da Verona e Michele Canensi 279
IV II Mediolanensis Historiae

Storie di Milano

Storie di Milano (I) 128
IV II

(2)

Landulphi Senioris – Mediolanensis Historiae

Storie dei milanesi

Storie di Milano (II) e dei milanesi XIX + 145
V II Vita Mathildis Celeberrimae Principis Italiae

Vita della celeberrima Matilde Principessa d’Italia

Elogio dei Signori di Canossa, con particolare attenzione alla vita di Matilde di Canossa LXIV + 217
VI II Annales Pisani 

Gli Annali di Pisa

Atti trionfali compiuti dai Pisani: la presa di Gerusalemme, di Maiorca e di altre città, il trionfo sul popolo di Janu. (pref.) XX + 223
VI III Liber De Obsidione Ancone

Libro sull’assedio di Ancona

Libro sull’assedio di Ancona LIX + 108
VI V Vitae quattuor Priorum Abbatum Cavensium Alferii, Leonis, Petri et Constabilis (probabilmente seguito della parte terza)

Le vite di quattro Abati di Cava […] scritte da Ugone abate venusino

Storia delle origini della Badia della SS. Trinità di Cava dei Tirreni, scritta dall’abate Ugone di Venosa (PZ). 60
VII I Romualdi Salernitani Chronicon

Cronaca di Romualdo Salernitano

Cronaca di Romualdo Salernitano. 441 + XLII
VII II Ryccardi de Sancto Germano notarii Chronica

La cronaca di Riccardo di San Germano

Cronaca di Riccardo di San Germano, notaro. 312
VIII I Rolandini Patavini Cronica in Factis et circa Facta Marchie Trivixane 

Rolandino da Padova: Cronaca dei fatti e degli eventi accaduti nella Marca Trevigiana

Serie epistolare di Padova e di Antino XX + 376
VIII II Cronaca di Antonio Godi Vicentino

Cronaca di Antonio Godi Vicentino

Cronaca riguardo alle vicende politiche e militari di Vicenza, con particolare attenzione alle lotte cittadine e ai rapporti con l’Impero 50
VIII III Chronicon Marchiae Tarvisinae et Lombardiae

Cronaca della Marca di Treviso e della Lombardia

Testo storico che narra le vicende della regione della Marca Tarvisina e della Lombardia 95
IX I Liber de Gestis in Civitate Mediolani

Libro sulle cose accadute nella città di Milano

Poema in versi che narra le vicende milanesi dal 1259 al 1277 95 + indice
IX  II La Cronica di Dino Compagni

La Cronaca scritta da Dino Compagni

Cronaca sulle tensioni politiche e sociali nella Firenze del primo Trecento, con particolare attenzione ai conflitti tra Guelfi e Ghibellini 455
IX III Synodus Provinciali Pergami Habita A Castono Sive Cassono

Sinodo provinciale di Pergamo tenuto da Castono a Cassono

Resoconto di un sinodo provinciale tenutosi a Pergamo, con analisi delle decisioni ecclesiastiche e delle dinamiche sociali del periodo 43
IX IX Chronicon Parmense – ab anno MXXXVIII usque ad annum MCCCXXXVIII

Cronaca di Parma – dall’anno 1308 all’anno 1338

Cronaca degli eventi politici e civili di Parma dal 1038 al 1338, con particolare attenzione alle lotte comunali e alle vicende locali. XXIII + 522
XI II De Proeliis Tusciae

Riguardo alle Battaglie della Toscana

Testo che tratta delle battaglie e delle guerre nella regione della Tuscia,area storica dell’Italia centrale 192
XII I Andreae Danduli Chronica

Cronaca di Andrea Dandolo

Cronaca degli eventi più importanti che hanno segnato il periodo in cui Andrea Dandulo fu duca di Venezia 405
XII I

(2)

Chronicon Venetum

Cronaca Veneta

Cronaca riguardante la città di Venezia, con particolare attenzione alle vicende locali 681
XII I

(3)

Chronica per Exstensum Descripta

Cronaca descritta per esteso

Visione complessa delle dinamiche politiche, sociali e militari che caratterizzano l’Italia medievale. 405
XII II Chronica dei Raphayni di Caresinis Cancellarii Venetiarum AA. 1343-1388

Cronaca di Rafaino Caresini, cancelliere di Venezia, anni dal 1343 al 1388

Cronaca degli eventi significativi della storia veneziana, tra cui la guerra di Chioggia, con particolare ostilità verso i Carrara
XIII II Matthei Palmeri – Vita Nicolai Acciaioli

Matteo Palmieri -Vita di Niccolò Acciaioli

Contiene: lettera di Niccolò Acciaioli ad Angelo Soderini; testamento olografo di Niccolò Acciaioli; testamento nuncupativo di Niccolò Acciaioli. 129 + XX
XV I Liber Inferni Aretii

Libro dell’inferno di Arezzo

Cronaca in terza rima sulla città di Arezzo e sul suo decadimento XXIX (intr.) + 81
XV II Cronaca Malatestiana 1295-1385

Cronaca Malatestiana 1295-1385

Cronaca sulla potente famiglia riminese dei Malatesta 192
XV III Chronicon Estense 328-1354

Cronaca Estense 328-1354

Testo storico riguardo le vicende della famiglia Estense 192
XV V Ephemerides Urbevetanae

Effemeridi Orvietane

Regesto degli atti originali per le giurisdizioni del Comune XII + 531
XV VI Cronache Senesi 1202-1351

Cronache Senesi 1202-1351

Cronache sui fatti di Siena XXXVI + 564
XVI I Chronicon Universale Sozomeni Pistoriensis Presbyteri

La cronaca universale di Sozomeno prete di Pistoia

Cronaca sulla vita di messer Zembino pistoiese, dotto e sacerdote di Pistoia 72 + LIII
XVI II Chronicon BergomenseLa Cronaca Bergamasca La Cronaca Bergamasca dall’anno 1378 all’anno 1407 CLVII + 208
XVI III Marcha di Marco Battagli da Rimini

Marca di Marco Battagli da Rimini

La storia reale dei più nobili eroi di illustre origine, i Malatesta LXXXII + 194
XVI IV Liber Gestorum in Lombardia

Libro delle gesta in Lombardia

Cronaca trecentesca che narra le vicende politiche e militari della Lombardia, con particolare attenzione alla dinastia Visconti 307 + XXXVIII
XVII I Cronaca Carrarese – Galeazzo Bartolomeo e Andrea Gatari

Cronaca Carrarese – Galeazzo Bartolomeo e Andrea Gatari

Cronaca Carrarese dell’anno 1318-1407 584 + indice e glossario (circa 410 pagine)
XVII I

(2)

Cronaca Carrarese 1372-1373

Cronaca Carrarese 1372-1373

Cronaca Carrarese dell’anno 1372-1373 XLV + 282
XVII I

(3)

Gesta Magnifica Domus Carrarinsis 

Le magnifiche imprese della famiglia dei Da Carrara

Cronaca quattrocentesca che celebra le imprese politiche e militari della famiglia Da Carrara, signori di Padova 266
XVII III Chronicon Parvum Ripaltae

Cronachetta di Rivalta

La piccola cronaca di Rivalta: le guerre civili tra Amedeo VI e Giacomo di Acaia 93
XVIII I Corpus Chronicorum Bononiensum

Raccolta delle Cronache di Bologna

Approfondimento sulla storia di Bologna dalle prime origini della città 204
XVIII II Matthaei De Griffonibus de Rebus Bononiensium

Matteo dei Griffoni sulle vicende dei Bolognesi

Cronaca annalistica che narra le vicende storiche di Bologna dall’VIII secolo al 1472 LXVII + 254
XVIII III Il Tumulto dei Ciompi Approfondimento sul Tumulto dei Ciompi 239 + XV
XIX II De Captivitate Pisarum Liber

Libro sulla presa di Pisa

Gli eventi che caratterizzarono la presa di Pisa nel 1406 XXXI + 57
XIX III Historiarum Florentini Populi e Rerum suo tempore gestarum commentarius

Commentario sulle storie del popolo fiorentino e sugli eventi accaduti ai suoi tempi

Narrazione storica che traccia le vicende di Firenze dalle sue origini al XIV/XV secolo 467
XIX VI Vita Caroli Zeni

Vita di Carlo Zeno

Biografia di Carlo Zeno che celebra le gesta del condottiero veneziano durante la guerra di Chioggia 167
XX I Petri Candidi Decembrii – Opuscula historica

Pier Candido Decembrio – Raccolte storiche

Opere storiche di Pier Candido Decembrio 1025
XX II Ex Annalius Libris – Marchionum Estensium

Dai libri degli annali – dei Marchesi d’Este

Documentazione di eventi significativi della politica degli Estensi dal XIV al XV secolo 106
XXI IV Cronaca di Ser Guerriero – da Gubbio (1350-1472)

Cronaca di Ser Guerriero – da Gubbio (1350-1472)

Cronaca di Ser Guerriero – da Gubbio (1350-1472) 213
XXII I Tristano Caracciolo – Opuscoli Storici

Tristano Caracciolo – Opuscoli Storici

Tristano Caracciolo – Opuscoli Storici. XXXVI (pref.) + 176
XXIII I Antonii Galli Commentarii – De Rebus Genuensium et De Navigatione Columbi

I Commentari di Antonio Gallo – Sulle vicende dei Genovesi e sulla navigazione di Colombo

I Genovesi e la navigazione di Colombo. 133
XXIII III Il Diario Romano – di Jacopo Gherardi Cronaca dettagliata degli eventi quotidiani a Roma tra il 1479 e il 1484. 432 + XCVII (pref.)
XXIV II La Mesticanza di Paolo di Lello Petrone

La Mesticanza di Paolo di Lello Petrone

Cronaca in volgare che racconta la vita politica e sociale della Roma del Quattrocento. LXXXIII + 133
XXIV III I Diari di Girolamo Priuli

I Diari di Girolamo Priuli

Cronaca dettagliata degli eventi quotidiani a Venezia tra il 1494 e il 1512. 332
XXIV V Il Diario Romano di Antonio di Pietro dello Schiavo – 1404-1417

Il Diario Romano di Antonio di Pietro dello Schiavo – 1404-1417

Il Diario Romano di Antonio di Pietro dello Schiavo – 1404-1417 XI + 169
XXIV VI Chronicon Sublacense

Cronaca Sublacense

XX + 66
XXIV VII Diario Ferrarese, di autori incerti (1409-1502)

Diario Ferrarese, di autori incerti (1409-1502)

Diario Ferrarese, di autori incerti (1409-1502) 893
XXIV XIV Juliani Canonici Civitatensis Chronica

Cronaca di Giuliano, Canonico di Civita

La cronaca della cittadinanza di Giuliano Canonici XXIII + 52
XXIV XV Libellus De Magnificis Ornamentis – Regie Civitatis Padue

Piccolo trattato sugli splendidi ornamenti della città regale di Padova

Libello riguardo i magnifici ornamenti della regia città di Padova X(pref.) + 69
XXV II Oratio In Laudem Francisci Sfortiae Vicecomitum

Discorso in lode di Francesco Sforza, Visconte

Orazione in laude di alcuni Visconti XII + 72
XXVI I Matthei Palmerii – Liber de Temporibus

Libro dei Tempi, di Matteo Palmieri

Libro sui tempi, di Matteo Palmeri XLIII + 394
XXVII I Ricordi di Firenze

Ricordi di Firenze

Ricordi di Firenze 45
XXVII III De Obsidione Tiphernatum Liber

Libro sull’assedio di Tiferno

L’assedio subito dagli abitanti della Città di Castello 35 + XXXVIII
XXVIII II Petri Cantinelli Chronicon

Cronaca di Pietro Cantinelli

Cronaca scritta da Pietro Cantinelli che narra la storia di Ravenna dal 1297 al 1405. LIX + 201
XXVIII III Il Tumulto dei Ciompi – Cronache e memorie 

Il Tumulto dei Ciompi – Cronache e memorie

Le cause economiche e sociali che portarono al tumulto dei Ciompi a Firenze nel 1378, la repressione della rivolta e le sue conseguenze politiche e sociali per Firenze. XIII + 231 + XV
XXVIII III

(2)

Bernardini Azzurrino Breviora Chronica Aliaquae Monumenta Faventina

Le Cronache Brevi di Bernardo Azzurrino e altre cose notevoli faventine.

La cronaca minore di Bernardino Azzurrino e altre cose notevoli della città di Fa(v)enza. CLXXII (pref.) + 395
XXVIII V Statuta Faventiae

Statuto di Fa(v)enza

Gli statuti e le leggi della città di Fa(v)enza nel periodo medievale. LXVIII + 412
XXXI I De Rebus Siculis Carmen

Carme sulla Sicilia

Poema sulla storia della Sicilia. 256
XXXII I Liber Notarum – Johannis Burckardi (ab anno 1473 usque ad annum 1506)

Note di Johann Buckard (dall’anno 1473 all’anno 1506)

Gli eventi e le osservazioni di Johann Burchard dal 1473 al 1506. 336
XXXIII I Della Historia di Bologna

Storia di Bologna

Narrazione della storia di Bologna. XL (pref.) + 352
XXXIV I Due Cronache Del Vespro in Volgare Siciliano del Secolo XIII

Due Cronache Del Vespro in Volgare Siciliano del Secolo XIII

Due cronache scritte in volgare siciliano che narrano gli eventi dei Vespri Siciliani. CLXXIX + 153
XXXV Appendice archivio Muratoriano