Dalla critica del codice eroico nell’Iliade all’opposizione alla guerra nella Resistenza
Gli alunni della 5C
“… Non potevo stare a guardare come i popoli
venivano mandati sui campi di battaglia, come
erano aizzati gli uni contro gli altri finché, sotto
la pressione dei generali, si sbranavano a vicenda.
… mi sosteneva un solo pensiero: la lotta contro
la guerra e contro chi l’aveva originata …”
Dall’ultima lettera di Franz Reingruber, 22 anni, Austria
(da Lettere di condannati a morte della Resistenza europea,
1a ed. a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, Einaudi 1954)
Lo scorso giovedì 23 aprile, insieme alle classi 1E e 2G, la nostra classe ha partecipato a una visita guidata della Casa dello Studente di Corso Gastaldi che ospita il Museo della Resistenza Europea.

Appena arrivati, Giacomo Lertora, del Centro di Documentazione Logos, ci ha raccontato la storia dell’edificio, dalle sue origini fino ai giorni nostri. La struttura nacque come “Casa del fascista universitario” nel 1935; durante la guerra, nel 1943, fu occupata dalle SS, che la adibirono a loro quartier generale e luogo di tortura di prigionieri politici, presunti partigiani e antifascisti, e che, prima della fuga nella notte del 23 aprile 1945, appiccarono un incendio nel tentativo di cancellare ogni traccia delle proprie brutalità. Nell’immediato dopoguerra, le celle – dove i prigionieri venivano reclusi in attesa di essere sottoposti a interrogatorio e i cui muri erano ricoperti dalle scritte con cui queste persone avevano tentato di lasciare un estremo ricordo di sé – furono piastrellate e adibite a magazzino della mensa, e il rifugio antiaereo – dove i prigionieri venivano torturati – fu murato: si impediva così la memoria di ciò che era avvenuto in quei luoghi.
Le celle, situate dietro la mensa, erano gli angusti luoghi dove i prigionieri venivano reclusi in attesa del loro tragico destino: la tortura, la deportazione e in molti casi infine la morte. Le loro ultime parole incise sui muri, un tempo occultate, sono in parte tornate visibili grazie all’opera di recupero e ci forniscono un’importante testimonianza dell’atroce condizione di queste persone. Gli studenti del “Comitato Direttivo” della Casa dello Studente che nel 1972 durante l’occupazione della casa ripristinarono la memoria di questi luoghi – rendendoli nuovamente visibili e visitabili – decisero di dedicarli a Rudolf Seiffert (1908-1945), proprio un operaio tedesco, esponente della Resistenza in Germania arrestato dalla Gestapo nel 1944 e ghigliottinato a Berlino il 29 gennaio 1945, quale simbolo dello spirito internazionalista della Resistenza europea, in quanto lotta contro il nazifascismo e contro la barbarie della guerra in sé, al di là di ogni bandiera nazionale. Sulla parete all’ingresso delle celle, è stata posta una copia della sua lettera d’addio, in cui, rivolgendosi alla propria famiglia, dichiara che la lotta a cui ha dedicato la vita e il suo sacrificio non sono stati vani, ma hanno contribuito a porre le basi perché i suoi figli e i posteri costruissero un mondo migliore.

Il sotterraneo, nato come rifugio antiaereo, luogo più nascosto, dove avvenivano le vere e proprie torture, ospita oggi una serie di pannelli con le traduzioni di alcune delle lettere di altri giovani resistenti europei – tra cui quella del ventiduenne austriaco Franz Reingruber con cui abbiamo voluto aprire questo articolo –, che volevano lasciare un messaggio non solo ai propri cari, ma anche a noi.

Al termine della visita, abbiamo partecipato alla conferenza “La moderna guerra di ieri”, tenuta dalla prof.ssa Lara Pagani, docente di Greco dell’Università di Genova. La prof.ssa Pagani, leggendo e analizzando alcuni passi scelti dell’Iliade, tradizionalmente considerato il poema “di guerra” per eccellenza, ci ha mostrato come da questi passi, letti alla luce della complessiva struttura narrativa del poema, il codice eroico risulti progressivamente entrare in crisi e la guerra, ancor più o piuttosto che come la migliore circostanza in cui conquistarsi la gloria, emerga quale sommo male dell’umanità, ancora più tragico perché voluto e operato dagli uomini stessi. A colpirci in particolare è stata proprio l’osservazione conclusiva della professoressa, su come in effetti il poema non termini con “parate vittoriose” o celebrazioni della gloria dei Greci, ma con il compianto funebre e la disperazione per la morte del troiano Ettore, l’eroe “del nemico”.

