NOTTEDORIA: quando il liceo classico prende vita tra musica e talenti

Cosa ci hanno raccontato le canzoni della NotteDoria

di Margherita Giachero e Isabella Morando, 1B

La Notte Nazionale del Liceo Classico è un’iniziativa importante, ideata dal prof Rocco Schembra nel 2015, per tutti i licei classici, perché apre le porte a persone di tutte le età, offrendo l’occasione di trascorrere una serata piacevole e di riscoprire il valore di questo indirizzo, spesso evitato perché considerato troppo impegnativo. Al Liceo Classico Andrea D’Oria, la Notte Nazionale rappresenta un evento di grande importanza, atteso ogni anno con entusiasmo dagli studenti, docenti e visitatori. Il tema centrale dell’evento, quest’anno, era “l’humanitas“, alla quale si collegava la frase di Terenzio sono un essere umano, nulla di ciò che è umano ritengo estraneo a me” che ha fatto da bussola per tutta la serata. Guerra, relazioni tossiche, identità, libertà: ogni esibizione ha scelto un pezzo di umanità da raccontare, in musica, in danza o in scena.

Non sono mancate infatti rappresentazioni ispirate alla tradizione letteraria del passato, come scene tratte da “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni o diverse interpretazioni come ad esempio la “Scuola di Atene” ispirata al celebre affresco di Raffaello. Queste rappresentazioni dimostrano come i ragazzi sappiano unire creatività e conoscenze acquisite durante il loro percorso scolastico.

La serata è diventata così un’occasione unica per mostrare non solo i talenti degli studenti, ma anche il valore del liceo classico, capace di unire tradizione e conoscenza in un’esperienza coinvolgente e aperta a tutti.

Per questo motivo, gli studenti hanno scelto di cantare e suonare brani ispirati a questo concetto di umanità, come ”Behind the Wall”, “Zombie” e “Sola”, canzoni che affrontano temi come la sofferenza, la solidarietà e il desiderio di un mondo più giusto. Inoltre sulle note di “Mirò” e “Je Suis Musicè andata in scena una danza: se le canzoni avevano raccontato l’humanitas con le parole, il movimento l’ha espressa con il corpo, in un linguaggio che non ha bisogno di traduzione.

La canzone “Zombie” dei The Cranberries
“Zombie” dei The Cranberries

Questo brano, interpretato da Rebecca Vaccari, Ginevra Trigona, Giulio Auxilia e Max Lupo Wilkinson Lepore, è uno dei brani più ricordati degli anni ’90. La band voleva denunciare la guerra, in particolare il conflitto in Irlanda del Nord di quel periodo. Questa canzone denuncia proprio quei concetti che si oppongono a quello di “humanitas”, la guerra, l’odio e la morte, che annullano la nostra umanità facendoci diventare, appunto, “zombie”.

Behind the Wall” di Tracy Chapman

Cantata da Alice Villa (4D) la canzone ci regala un messaggio diverso, incentrato sulla violenza ma in un ambiente domestico. Il brano descrive dal punto di vista di una persona esterna l’indifferenza che le autorità avevano in queste situazioni e denuncia il silenzio delle persone che non intervengono alla vista di scene di violenza. Si collega all’humanitas mettendo in luce quanto sia importante non restare indifferenti e avere empatia verso chi soffre.

Alice Villa con “Behind the Wall”
Change” dei Deftones, “Mann Gegen Mann” dei Rammstein e “Sola” di Nina Zilli

I tre brani, i primi due suonati alla batteria da Max Lupo Wilkinson Lepore (1F) e il terzo cantato da Rebecca Farina (5F), affrontano questioni che ci toccano più da vicino. “Change”  tratta di come una persona, prima cara, all’improvviso cambi con il tempo fino a diventare quasi estranea, senza che ne capiamo il motivo, e di come possa farci del male senza che ce ne rendiamo conto.

Sola“, del 2015, è un inno all’indipendenza e alla riscoperta di se stessi che incoraggia a interrompere relazioni tossiche e sbagliate per ritrovare la libertà. Il testo suggerisce l’abbandono di una situazione evidenziando che è meglio restare soli piuttosto che in una relazione che nasconde la propria identità. Esprime il valore dell’umanità attraverso la fragilità dell’individuo: la protagonista, infatti, sceglie la solitudine per rispetto di se stessa.

Mann Gegen Mann” invece è un brano dei Rammstein del 2005. Significa letteralmente “uomo contro uomo” (il titolo è stato ispirato da “Mujer contra mujer“, “donna contro donna” dei Mecano) e tratta dell’omosessualità maschile. A differenza dei brani precedenti, che affrontavano temi riguardanti conflitti tra paesi o nei rapporti, questo parla, in modo quasi ironico, della scoperta e della comprensione di se stessi.

“Mann Gegen Mann” e “Change”
Your Power” di Billie Eilish

Interpretata da Aurora Sabbia (3F), denuncia l’abuso di potere all’interno di una relazione. In un rapporto capita spesso che una persona abbia più potere dell’altra: questa canzone si rivolge a chi approfitta di questa situazione per manipolare e controllare. Dovrebbe rendere consapevoli tutti coloro che abusano della propria posizione, invitandoli a riflettere sul danno che causano.

Labour” di Paris Paloma e “Don’t look back in anger” degli Oasis

Questi due brani spostano il punto di vista sulla rabbia. “Labour” interpreta la rabbia delle donne che spesso vengono “usate” per sostenere tutto il carico, di lavoro ed emotivo, di coppie o famiglie intere. Il brano si focalizza in particolare sull’esaurimento che troppo peso può causare in una persona. La seconda canzone invece è un suggerimento a lasciar andare il passato, non rimanere legati ad eventi o persone, e pensare al presente senza rabbia o rimpianti. 

In conclusione, la Notte del Liceo Classico ha mostrato quanto l’humanitas di Terenzio, concetto antico ma ancora attualissimo, sia importante nella vita di tutti i giorni. Ognuno di noi la sente in modo diverso, e grazie all’impegno di tutta la scuola durante la Notte Nazionale si è riusciti a esplorare l’humanitas in tutte le sue forme.

NotteDoria: raccontare l’umanità attraverso pratiche universali

La notte in cui è permesso andare a letto tardi: pochi giorni dopo l’equinozio di primavera i talenti dei licei classici sbocciano.

di Pietro Enrico Barbieri, 1B

Il termine humanitas, nato dal Circolo degli Scipioni, indica tutto ciò che eleva il genere umano rispetto al regno animale. I Licei Classici di tutta Italia lo hanno incoronato come argomento centrale nella notte a loro dedicata. Il Liceo D’Oria – ispirandosi idealmente a Pericle, che durante la Pentecontaetia introdusse il diritto di andare a teatro – ha aperto le sue porte alla comunità genovese, offrendo esibizioni artistiche di vario genere, dalla musica al teatro, passando per performance miste. Parlando di musica, durante la notte del 27 marzo si sono alternati diversi generi, che vanno dal pop rock alla musica classica, fino all’heavy metal. Qualsiasi ascoltatore si sarebbe trovato a suo agio tra il pubblico dell’Aula Magna.

Le tracce, nonostante fossero tutte collegate al concetto di “Humanitas”, toccavano tematiche differenti. Per esempio la guerra: da un lato quella combattuta sul fronte, narrata dalle parole di Zombie (Auxilia-Vaccari-Trigona-Wilkinson) e dall’altro quella combattuta quotidianamente da tante donne all’interno delle mura domestiche, denunciata con Behind The Wall (Villa). Entrambe le canzoni, interpretate da voci femminili, erano molto differenti da un punto di vista musicale. Infatti “Behind the Wall” è stata cantata a cappella, proprio come fece la leggendaria Tracy Chapman, mentre “Zombie” è stata la traccia musicalmente più ricca, sottolineata da un accompagnamento di chitarra, basso e percussioni.

Durante la serata sono stati esplorati argomenti di natura psicologica ed emotiva, finalizzati a sondare il mistero della mente umana e dei sentimenti che proviamo. Le canzoni maggiormente rappresentative, da questo punto di vista, sono state Sola (Farina) e Don’t Look back in Anger (Vaccari, Salanitro). Entrambe raccontano storie di introspezione personale. “Sola” è un richiamo alla solitudine, però in maniera positiva: ci invita a vedere la solitudine come mezzo per scoprire noi stessi. “Don’t Look back in Anger“, canzone icona del Britpop anni ’90, è invece un inno a non guardarsi indietro e a non rimuginare, accettando quello che è stato e vivendo la vita con più leggerezza. E’ stato molto apprezzato l’arrangiamento in stile classico rispetto all’originale, che si sposava bene con la voce femminile.

La serata ha anche trattato di temi delicati come l’omosessualità, narrati attraverso le note di Mann gegen Mann (Wilkinson) – una tra le due canzoni heavy metal suonate – e in Take me to Church(Auxilia, Vaccari, Trigona). Sebbene il titolo tragga in inganno, la canzone difende l’amore omosessuale, definito sacro e naturale, opponendosi agli ideali tradizionali delle istituzioni religiose cattoliche. La performance heavy metal è stata particolare – perché ad esibirsi era effettivamente soltanto la batteria, senza ulteriori strumenti- e adrenalinica, in stretta successione a “Zombie“.

È stata quindi la volta di Hometown Glory (Sabbia), canzone che esprime il senso di appartenenza verso il luogo in cui si è nati e cresciuti. Nonostante sia stata scritta molti anni dopo, e in un contesto culturale totalmente diverso, trova delle similitudini con la celebre poesia di Ugo Foscolo “A Zacinto“. La melodia malinconica, resa ancor più efficace dalla voce del pianoforte solo, enfatizza il messaggio universale della nostalgia per la propria terra d’appartenenza. Labour (Auxilia, Vaccari, Villa) invece è un potente inno femminista che denuncia le dinamiche distorte di una relazione tossica: le pressioni psicologiche, l’ingiusto carico di lavoro e il generalizzato senso di impotenza provato dalla protagonista.  Si può arrivare addirittura ad immaginare la possibile vittima narrata nei versi di “Behind the Wall” canticchiare il motivetto di “Labour” prima di entrare in casa. Change (in the House of Flies) (Wilkinson) mostra, in maniera aperta e senza censura, una situazione ipotetica di ambiente tossico. Il punto di vista adottato è quello di un narratore interno che descrive il deterioramento psicologico del suo partner. Con l’avanzare del tempo il protagonista è sempre più vittima del suo senso di colpa che, probabilmente, lo porterà al suicidio.

Nonostante l’ascolto delle performance sia stato piacevole, sarebbe stato preferibile che una tale varietà di canzoni e generi venisse maggiormente valorizzata da una ampia varietà di voci e interpreti. Ma di questo non si può dare colpa agli artisti che hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco, anche a volte uscendo dalla comfort zone dei loro generi preferiti.

Tutto sommato la Notte dei Licei è riuscita a ricreare l’atmosfera di un teatro greco, ovvero un centro di aggregazione sociale, dove riflettere e discutere riguardo concetti universali che hanno a che fare con la nostra umanità.

 

 

Notte del Classico: lezione di Humanitas al Liceo D’Oria

I rappresentanti di istituto danno il benvenuto
Una serata per scoprire cosa significa essere umani.

di Asia Di Calogero, 1B

Venerdì 27 marzo 2026 centinaia di licei classici, in Italia e all’estero, hanno aperto le porte al pubblico dalle 18:00 fino a mezzanotte, tutti con un unico scopo: dimostrare l’importanza della cultura classica e soprattutto smentire l’idea che si tratti di un percorso di studi inutile. Molte persone infatti reputano irrilevanti materie come il latino, il greco, la filosofia e la letteratura, poiché pensano che non preparino gli studenti al mondo del lavoro; questo pensiero non è del tutto errato: le materie umanistiche non servono infatti a imparare un mestiere specifico, ma aiutano a sviluppare il pensiero critico, la comprensione della complessità umana, la propria capacità di attenzione, la conoscenza di tutto ciò che c’è stato prima di noi. In pratica lo scopo è dimostrare che l’antico non è inutile o “morto”, ma estremamente importante per capire chi siamo e da cosa deriva la complessità del nostro presente. Per trasmettere tutto questo studenti e studentesse, con l’aiuto dei professori, mettono in atto spettacoli teatrali, dibattiti, letture classiche, canti e balli. Ogni anno viene scelto un argomento intorno al quale verterà l’intera serata e per l’edizione di quest’anno è stato scelto il tema dell’Humanitas, accompagnato da una celebre frase del commediografo latino Terenzio: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” (“Sono un uomo, niente di ciò che è umano mi è estraneo”).

Saluti e ringraziamenti della Preside, Maria Aurelia Viotti

Nel Liceo Classico Andrea D’Oria di Genova la serata ha avuto inizio nell’Aula Magna, con la proiezione di un video dell’ideatore della Notte Nazionale, il docente Rocco Schembra, il quale ha spiegato cosa significa oggi essere umani: è umano “colui che sa di esistere e che è responsabile del significato che dà alla propria vita”. In seguito è intervenuta la Preside Maria Aurelia Viotti per porgere i suoi saluti e i vari ringraziamenti agli studenti, ai docenti e al pubblico stesso; ha lasciato poi la parola ai quattro Rappresentanti di Istituto (Carlotta Berni, Francesco Crosio, Alberto Gazzano e Francesco Chiavassa), che hanno dato il benvenuto ribadendo ancora una volta il concetto di Humanitas, spiegando che essa è la capacità di immedesimarsi negli altri e di comprendere la profondità dell’animo umano, e ricordando che studiare il passato è essenziale per un futuro giusto e consapevole. In seguito hanno dato il via agli spettacoli le studentesse Rebecca Farina e Marta Minetto, esibendosi con la canzone “Imagine” di John Lennon, un appello alla pace e alla fratellanza tra gli uomini.

Esibizione di “Imagine”
I Promessi Sposi

Per ribadire il concetto di Humanitas è stato scelto dagli studenti della 2C e della 5F il romanzo dei Promessi Sposi: Manzoni ha infatti intriso la sua opera di elementi dell’humanitas, come per esempio la solidarietà tra gli esseri umani, la pietà, la comprensione e l’amore. Per la rappresentazione teatrale i ragazzi hanno deciso di mettere in atto i dieci momenti del romanzo in cui il concetto di Humanitas prevale, ovvero i dialoghi tra Don Abbondio e Perpetua, Perpetua e Agnese, Azzeccagarbugli e Marianna, Lucia e Caterina, Fra Cristoforo e il suo servo, Don Rodrigo e conte Attilio, l’Innominato e la serva, Gertrude e Egidio, Renzo e Gertrude e infine Don Rodrigo e il Griso. Don Abbondio e Perpetua per esempio rappresentano due modi diversi di affrontare le situazioni: la serva Perpetua cerca di dire in faccia la verità e sprona il padrone ad essere coraggioso, mentre Don Abbondio, bloccato dalla paura, resta in silenzio di fronte alle ingiustizie.

Morte di Don Rodrigo

Don Rodrigo e il Griso dimostrano invece che nel male non si possono creare legami veri: i due erano infatti complici (Griso era il capo dei bravi), ma appena Don Rodrigo si ammalò di peste venne abbandonato dal suo “fedele” complice, il quale lo tradì per derubarlo dei suoi averi. La storia di Gertrude ed Egidio vuole mostrare invece cosa succede quando l’essere umano viene costretto a una vita che non gli appartiene; Gertrude infatti nonostante non abbia nessuna vocazione religiosa è costretta alla vita monastica dal padre: con il passare del tempo divenne la “signora” del convento di Monza, rispettata da tutti ma costantemente infelice. Un giorno accecata dalla passione e dal desiderio di un’altra vita, cadde nelle braccia di Egidio: la storia con il giovane rimase segreta fino a quando una suora minacciò di rivelare tutto quello che aveva scoperto sul loro rapporto. Ella venne poi uccisa da Egidio con la complicità di Gertrude, che da vittima divenne complice di un terribile crimine.

I figli della Superba

I ragazzi della 2C, 2F, 2H, 3C, 3F e 5F, guidati dalla professoressa Borello, hanno creato il progetto “I figli della Superba”: essi hanno individuato diversi personaggi genovesi e ne hanno scelti quattro, di cui hanno successivamente approfondito le vite. Gli studenti hanno suddiviso il loro lavoro in quattro fasi, ovvero: individuazione personaggi, elaborazione schede cenni biografici, condivisione personaggi, allestimento permanente di una parete della scuola dedicata ai genovesi (questa fase si concluderà ad ottobre 2026). I personaggi scelti sono stati Bianca Costa, Mirella Alloisio, Giacomo Boero e Nicolò Garaventa.

Bianca Costa iniziò fin da giovane a dare sostegno alle persone in difficoltà e addirittura fondò nel 1974 il Centro di Solidarietà di Genova (CEIS Genova) per aiutare donne e uomini con tossicodipendenze; Mirella Alloisio (o meglio Rossella, il suo nome di battaglia) fu una partigiana che si impegnò nella lotta contro il fascismo, rischiando la vita a soli 17 anni per contribuire alla liberazione di Genova, e che ancora oggi continua a battersi per i diritti delle donne e dei più deboli. Il genovese Giacomo Boero inventò durante gli anni del fascismo, insieme al fratello Angelo, il gelato pinguino: esso inizialmente venne chiamato da Boero “Macallè” per ricordare la guerra d’Abissinia, ma quando Angelo Motta decise di produrlo industrialmente prese il nome di “Gelato pinguino”. Infine Nicolò Garaventa fu un filantropo, un educatore e un docente di matematica presso il Liceo Andrea D’Oria, che nel 1883 fondò a bordo di una nave-scuola un istituto di recupero per giovani difficili.

Tra spettacoli teatrali, progetti e canzoni il Liceo “D’Oria” è riuscito a rivelare tutti i lati dell’Humanitas, celebrando nel migliore dei modi l’essere umano. È stata sicuramente una serata intensa, soprattutto per studenti e docenti, che ha però raggiunto il suo obiettivo: dimostrare a tutti che la cultura classica insegna a vivere, perché alla fine, come possiamo avere un futuro se siamo inconsapevoli del nostro passato?

Primo posto al Convegno Lions: la 4G del D’Oria conquista la giuria

La classe 4^G trionfa al Convegno Lions di Educazione Finanziaria

Un progetto innovativo premiato tra le scuole del territorio

di Beatrice Puppo, 4^G

L’educazione finanziaria è ormai una competenza indispensabile per navigare con consapevolezza nella società moderna. A questo proposito, i Lions Club di vari distretti, tra cui Genova Porto Antico, Diamante, San Giovanni Battista, Pegli, Sturla, la Maona, Giuseppe Mazzini, insieme ai club di Alessandria, Rapallo, Sestri Levante, Tortona e Chiavari, con il supporto della Banca d’Italia, hanno organizzato un importante convegno dedicato ai giovani, tenutosi il 17 marzo 2026 presso il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi.

L’intero evento è stato gestito dalla Dott.ssa Milena Romagnoli, responsabile del progetto, che ha seguito tutte le fasi della manifestazione garantendo un valore formativo molto elevato. Abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con numerosi istituti del territorio, tra cui il Liceo Scientifico “King”, l’Istituto “Gaslini Meucci”, il “Lanfranconi”, il Liceo “Umberto Eco” di Alessandria, il “Montale”, il “Davigo” di Rapallo, il “Natta de Ambrosis”, il “Peano” di Tortona, il “Gianelli Campus” e il Liceo “Colombo”.

In questo contesto stimolante, noi quattro studenti del Liceo Classico “Andrea D’Oria” di Genova, appartenenti alla classe 4G, abbiamo conquistato il primo posto grazie a un progetto solido e innovativo. Beatrice Puppo e Lorenzo Summa si sono occupati dell’esposizione; Giacomo Guzzo ha strutturato la presentazione e Gloria Brugia ha curato l’aspetto grafico. Siamo stati accompagnati dalla nostra coordinatrice di classe, la prof.ssa Maria Carmen Viggiani.

Il convegno è stato incentrato sull’educazione finanziaria e ha visto diversi ambiti a essa legati approfonditi, tra cui la cybersicurezza, l’euro digitale e la società digitale. Ogni scuola ha scelto di affrontare un argomento specifico, in merito al quale una giuria avrebbe decretato il vincitore, il secondo e il terzo posto. Il nostro progetto si è concentrato sull’euro digitale, approfondendo il ruolo della Banca Centrale Europea (BCE) e analizzando i diversi metodi di pagamento, mettendone in evidenza vantaggi e svantaggi. L’obiettivo era quello di offrire una visione chiara e accessibile di un tema complesso e attuale, evidenziando come l’evoluzione degli strumenti finanziari digitali possa incidere concretamente sulla vita quotidiana, soprattutto delle nuove generazioni.

Curiosi di vedere il progetto? La presentazione integrale è disponibile in video:

Guarda la presentazione

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Per la preparazione del progetto ci siamo incontrati più volte anche di persona, lavorando in modo collaborativo per ottenere un lavoro coeso e di qualità, sfruttando anche l’ausilio dell’intelligenza artificiale nella produzione di immagini. La valutazione finale è stata affidata alla giuria composta dalla Governatrice del Distretto Lions e dalla Direttrice della sede di Genova della Banca d’Italia, che hanno premiato il nostro lavoro per la chiarezza espositiva e l’efficacia dei contenuti. Al di là del risultato, portiamo con noi il valore di un’esperienza che ha unito emozione, soddisfazione e crescita personale, confermando quanto l’impegno in progetti didattici di questo tipo sia fondamentale per il nostro futuro.

 

Siamo tutti contro natura? Perché la cultura è la nostra vera biologia

Quando la storia incontra la scienza

di Jacopo Di Muzio e Tommaso Fioroni, 3d

Il 27 marzo si è tenuta a Palazzo Ducale la seconda giornata diLa Storia in Piazza”, con una mattinata tutta dedicata agli studenti. Durante questo evento è stata esplorata la storia attraverso la filosofia, le scienze e l’antropologia. L’obiettivo degli organizzatori era stimolare i giovani, mettendo in discussione le certezze che diamo per scontate. 

Naturale non significa giusto

L’argomento principale che è stato affrontato è lo smontaggio dei luoghi comuni. Per Telmo Pievani, il relatore della conferenza, troppo spesso utilizziamo la parola naturale per giustificare visioni politiche o morali, come la famiglia naturale o disastro naturale. Ha citato la fallacia naturalistica, concetto elaborato dal filosofo G.E. Moore nel 1903, ovvero l’errore di passare dalla descrizione di come il mondo è a come dovrebbe essere. La natura non è perfetta: è intrisa di infanticidi, violenza e discriminazione e perciò non sempre ciò che è naturale è giusto nel senso in cui lo intendiamo. Il termine normale infatti vuol dire che qualcosa in quanto naturale è la norma, e chi è diverso da quello standard è contro natura.

Cosa succede nel cervello quando incontriamo l’altro

La natura umana tuttavia, ricorda Pievani, non è una natura deterministica. Spesso si sente dire che abbiamo la guerra nel DNA, che siamo portati naturalmente a farla, ma nulla potrebbe essere più falso. La natura, infatti, non ci impone comportamenti fissi, come esseri umani, non abbiamo istinti animali. A supporto di questa tesi è stato presentato un esperimento neuroscientifico in cui a una persona viene mostrato un individuo di un fenotipo diverso. La percezione di un volto sconosciuto fa scattare subito l’amigdala, la zona del nostro cervello associata alla minaccia, alla paura. Subito dopo invece scattano le aree prefrontali, che analizzano la situazione e ci aiutano a capire che non c’è nessun pericolo. Si è evidenziata dunque una sorta di conflitto tra due aree del nostro cervello e quale delle due prevalga dipende solo dalla cultura e da come siamo stati educati. Lo dimostra il fatto che mostrando un personaggio famoso seppure di un fenotipo diverso, l’amigdala non scatta, perché riconosciamo già quella persona.

Nativi climatici e nativi IA: la doppia sfida della nostra generazione

In conclusione Pievani ha riflettuto sull’impatto dell’uomo sulla natura e come noi studenti siamo nativi climatici, eredi di un mondo ecologicamente più fragile e nativi IA.  L’Intelligenza Artificiale infatti è una delle tecnologie più recenti che sta trasformando il nostro modo di vivere. Il professor Pievani lancia un invito ad usare con responsabilità questa nuova tecnologia poiché in solo tre anni l’IA ha consumato l’1,5% di tutta l’energia terrestre. L’IA non va utilizzata per scopi inutili perché su di noi, in quanto nativi climatici, ricadranno le conseguenze. Il messaggio finale per noi studenti è un monito: l’IA manca di buon senso e spirito critico, qualità umane fondamentali per evitare decisioni disastrose, come dimostrato dal caso di Stanislav Petrov, il militare sovietico che nel 1983 scelse di non rispondere a un allarme missilistico rivelatosi poi falso, evitando così un attacco nucleare.  

In un breve arco di tempo il professor Telmo Pievani ha ridisegnato i confini tra ciò che siamo e ciò che scegliamo di essere. La natura ci vincola meno di quanto pensiamo; la cultura, invece, ci responsabilizza molto di più. In un’epoca di crisi climatica e intelligenza artificiale, questa responsabilità ricade esattamente su di noi.