Symbios: una “climate positive car” porta il nostro liceo alla finale di Varese

di Christian Giannini, Giovanni Agosti,  Leonardo Crucioli, classe 5B , Manuel dal Bianco, 5H ed Emanuele de Ferrari, classe 5I

Trasformare un’idea innovativa in un progetto imprenditoriale concreto e arrivare tra i finalisti di una competizione che coinvolge circa 3.000 studenti. È l’esperienza vissuta da un gruppo interclasse del nostro liceo che ha partecipato al progetto di Formazione Scuola-Lavoro “La mia impresa, il mio futuro”, promosso dalla Fondazione Sodalitas.

Qui il video di presentazione del progetto

L’iniziativa, che coinvolge migliaia di studenti provenienti da scuole della Lombardia, del Piemonte e della Liguria, ha l’obiettivo di avvicinare i giovani al mondo del lavoro, dell’imprenditorialità e della sostenibilità, insegnando come trasformare un’idea in una start-up attraverso attività formative e incontri con professionisti del settore.

Il percorso prevedeva tre incontri durante i quali alcuni ex imprenditori ci hanno spiegato come nasce una start-up, come si sviluppa un business plan e come sia possibile trasformare un’intuizione in qualcosa di concreto e realizzabile. L’esperienza ci ha fatto riflettere sul valore dell’innovazione, della sostenibilità e soprattutto sull’importanza del lavoro di squadra. Al termine del percorso, infatti, gli studenti sono stati suddivisi in gruppi e ciascuno ha dovuto presentare una propria idea imprenditoriale.

Tra tutte le scuole partecipanti sono stati selezionati 63 progetti finalisti da presentare alla cerimonia conclusiva di Varese. Tra questi c’era anche quello del nostro gruppo.

La nostra start-up si chiama Symbìos ed è basata sul concetto di una nuova climate-positive car, un veicolo capace non solo di ridurre l’inquinamento, ma anche di migliorare l’ambiente circostante. Il progetto prevede un’auto in grado di generare energia durante il movimento grazie a sistemi innovativi come ruote generative, pannelli fotovoltaici e dispositivi per il recupero energetico. La carrozzeria è inoltre progettata per raccogliere e filtrare l’aria urbana, contribuendo a eliminare parte delle sostanze inquinanti presenti nelle città.

 

Un altro aspetto chiave del progetto è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per gestire in tempo reale il consumo energetico del veicolo, la filtrazione dell’aria e l’ottimizzazione delle prestazioni. L’obiettivo di Symbios è trasformare l’automobile da semplice mezzo di trasporto a vera e propria infrastruttura ambientale mobile, capace di produrre energia e contribuire al miglioramento della qualità dell’aria urbana.

Dopo la selezione, la mattina del 28 maggio siamo partiti per Varese, dove si è svolta la cerimonia finale. Durante l’evento abbiamo assistito alla presentazione e alla premiazione delle migliori start-up tra quelle selezionate. La parte più significativa dell’esperienza, però, non è stata tanto la giornata finale quanto il percorso svolto insieme ai professionisti di Fondazione Sodalitas. Abbiamo imparato in modo pratico come funziona il mondo dell’imprenditoria, come costruire un progetto credibile e quanto sia importante sviluppare un’idea in maniera strutturata e realistica.

Un’esperienza che ci ha permesso di avvicinarci a un mondo spesso poco approfondito a scuola, facendoci capire come creatività, impegno e collaborazione siano elementi fondamentali per trasformare un’idea innovativa in un progetto concreto.

La nostra start-up si chiama Symbios ed è basata sul concetto di una nuova “climate-positive car” che possa non solo ridurre l’inquinamento ma migliorare l’ambiente circostante. Il progetto prevede un’auto in grado di generare energia mentre è in movimento grazie a sistemi innovativi come ruote generative, pannelli fotovoltaici e recupero di energia. Inoltre la carrozzeria è concepita per raccogliere e filtrare l’aria urbana, eliminando parte delle sostanze inquinanti presenti nelle città. Un altro aspetto chiave del progetto è stato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per gestire in tempo reale il consumo energetico del veicolo, la filtrazione dell’aria e l’ottimizzazione delle prestazioni. L’obiettivo principale di Symbios è trasformare l’auto da semplice mezzo di trasporto in una vera e propria infrastruttura ambientale mobile, in grado di produrre energia e contribuire al miglioramento della qualità dell’aria urbana.

Dopo la selezione,la mattina del 28 maggio, siamo andati a Varese dove si sarebbe tenuta la cerimonia finale. Durante l’evento abbiamo assistito alla presentazione e alla premiazione delle migliori start-up tra quelle selezionate. È stata sicuramente una giornata interessante, ma la parte più importante dell’esperienza non è stata tanto il viaggio o la premiazione ma piuttosto il percorso che abbiamo fatto con i professionisti di Sodalitas. Abbiamo infatti imparato in modo pratico come funziona il mondo dell’imprenditoria, come costruire un progetto credibile e quanto sia importante saper sviluppare un’idea in modo strutturato e realistico. Ci ha permesso di avvicinarci a un mondo che spesso non viene trattato abbastanza a scuola, facendoci capire come creatività, impegno e collaborazione siano elementi fondamentali per realizzare qualcosa di innovativo.

Liceo Classico: perché è la scuola del futuro

Di Valeria Bellazzini, 2B

Un’inversione di tendenza?

Negli ultimi anni gli studenti della scuola secondaria di primo grado hanno continuato a preferire i licei, scelti dal 55,88% dei ragazzi, contro il 30,84% degli istituti tecnici e il 13.28% dei professionali. Tra i liceali ben il 25.8% sceglie di frequentare un liceo scientifico, seguono poi il liceo delle scienze umane e il linguistico. Il Liceo Classico, con una percentuale circa del 5% di iscritti, è a lungo sembrato in calo rispetto agli altri licei, ma, al contrario di quanto ci si aspetterebbe, diversi studi e trend sembrano affermare che il numero di iscrizioni è destinato a salire molto nei prossimi anni. La causa di questa inversione di tendenza è sicuramente il profondo valore di questo percorso scolastico.

Massimo Gramellini

Secondo Massimo Gramellini, giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano, editorialista del Corriere della Sera: “è vero, il classico non ti spiega “come” funziona al mondo, ma ti abitua a chiederti “perché”. Ti aiuta a capire le cause delle cose, a scoprire conformismo degli anticonformisti, addestrare i sensi alla mente per poter apprezzare la bellezza in un tramonto o anche solo in una vetrina. Il classico è come una cyclette: mentre la usi fai fatica e ti sembra che non porti da nessuna parte. Ma quando scendi, scopri che ti ha fornito i muscoli puoi andare ovunque”.

Gramellini tocca un tasto fondamentale per il liceo classico, ovvero lo svilupparsi del pensiero critico, uno dei vantaggi più importanti che fornisce questa scuola. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale si diffonde sempre di più, anche nella vita quotidiana, il ragionamento e la riflessione permettono di governare questi nuovi strumenti digitali anziché farci governare da essi. L’Ai è sfruttata per velocizzare e ottenere soluzioni a problemi ormai anche elementari, il che né automatizza l’utilizzo, abitudine profondamente sbagliata. In un mondo ormai molto controllato dall’intelligenza artificiale, il liceo classico permette di sviluppare delle capacità comunicative, ragionamento e pensiero critico fondamentali per affermarsi in un futuro sempre più governato dalla tecnologia e dall’Ai.

Sebbene sia logico immaginare che prossimamente emergeranno le persone con più competenze in ambito tecnologico o tecnico, queste competenze rischiano di essere velocemente sorpassate da altre, in quanto in costante e velocissima crescita, mentre l’intelligenza emotiva e il pensiero critico di coloro che provengono da studi umanistici rimarranno insostituibili, anche in un mondo in continua evoluzione.

Quando gli algoritmi saranno in grado di replicare ogni competenza, la vera differenza la faranno coloro che avranno il coraggio di ragionare e analizzare il mondo con una mente libera e critica. Il Liceo Classico non si limita ad insegnare il greco e il latino, ma offre agli studenti un percorso completo, sviluppando una consapevolezza interiore diversa e un pensiero critico che permette di rispondere e reagire al meglio alle sfide della vita.

Perciò questa scuola non è solo passato, ma è presente e futuro.

 

Sfruttare il traffico per creare energia: premiata la StartUp progettata dagli studenti del D’Oria

di Martina Cao, 5B

L’idea di impresa ideata in partnership con Intesa SanPaolo da alcuni studenti del nostro liceo (Martina Cao di 5B, Rebecca Dufour, Alice Moretti, Matteo Speroni e Francesco Repetto di 4B), è stata premiata lo scorso 28 maggio nel corso dell’evento conclusivo del progetto di Fondazione Sodalitas, “La mia impresa, il mio futuro”. Le otto imprese associate alla Fondazione e gli attori del territorio hanno riconosciuto le migliori idee imprenditoriali proposte dagli istituti scolastici partecipanti.

Qui la presentazione del progetto Tribotech

“Tribotech – spiegano gli studenti – è una StartUp concepita come azienda B2B (Buisness to Buisness) che genera e integra nell’asfalto nanogeneratori triboelettrici (TENG) in grado di convertire l’energia cinetica, data dal movimento delle macchine sul manto stradale, in energia elettrica pulita. Molto spesso, quando si parla di energia sostenibile, si pensa alla costruzione di nuove infrastrutture, nuovi impianti o investimenti che richiedono grande spazio, materiali e risorse. Tribotech cambia prospettiva: invece che creare nuovi consumi, sfrutta il traffico stradale già esistente, trasformandolo in una risorsa utile”.

I nanogeneratori triboelettrici sono dispositivi in grado di ricavare energia elettrica dal fenomeno di trasferimento di energia che si manifesta tra materiali diversi, di cui uno isolante, sfruttando l’induzione elettrostatica.
Per fabbricare un modulo TENG adatto al manto stradale si prendono due materiali distanti sulla scala triboelettrica in modo da favorire lo scambio di elettroni.
Come strato negativo viene usato il PTFE (Teflon) ottimizzato con uno stampo in silicio con micro-piramidi, creando una trama geometrica che moltiplica la superficie di attrito. Come strato positivo un metallo sintetico altamente positivo. Per catturare l’energia si usa una vernice conduttiva al grafene. Adattiamo i moduli all’asfalto con delle molle che attutiscono l’impatto con lo pneumatico e li isoliamo con della gomma industriale.
Le proposte di valore di Tribotech sono:
– la generazione di energia estratta senza aver bisogno di ulteriore spazio o nuove attività
– l’auto-alimentazione, in quanto l’energia estratta può alimentare i LED e le luci della strada, senza aver bisogno di installare lunghi cavi elettrici
– sostenibilità, aiutando le aziende e le Pubbliche Amministrazioni a raggiungere il target di decarbonizzazione e a ottenere sovvenzioni statali ed europee per la transizione energetica
– monitoraggio, I TENG sono in grado di offrire dei sistemi di monitoraggio dei veicoli in strada, ad esempio possono rilevare il peso delle vetture

È un’azienda che si basa su un’idea moderna di innovazione, basata sull’efficienza: non consumare di più, ma valorizzare e trasformare in una risorsa ciò che è già disponibile.

Primo posto al Convegno Lions: la 4G del D’Oria conquista la giuria

La classe 4^G trionfa al Convegno Lions di Educazione Finanziaria

Un progetto innovativo premiato tra le scuole del territorio

di Beatrice Puppo, 4^G

L’educazione finanziaria è ormai una competenza indispensabile per navigare con consapevolezza nella società moderna. A questo proposito, i Lions Club di vari distretti, tra cui Genova Porto Antico, Diamante, San Giovanni Battista, Pegli, Sturla, la Maona, Giuseppe Mazzini, insieme ai club di Alessandria, Rapallo, Sestri Levante, Tortona e Chiavari, con il supporto della Banca d’Italia, hanno organizzato un importante convegno dedicato ai giovani, tenutosi il 17 marzo 2026 presso il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi.

L’intero evento è stato gestito dalla Dott.ssa Milena Romagnoli, responsabile del progetto, che ha seguito tutte le fasi della manifestazione garantendo un valore formativo molto elevato. Abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con numerosi istituti del territorio, tra cui il Liceo Scientifico “King”, l’Istituto “Gaslini Meucci”, il “Lanfranconi”, il Liceo “Umberto Eco” di Alessandria, il “Montale”, il “Davigo” di Rapallo, il “Natta de Ambrosis”, il “Peano” di Tortona, il “Gianelli Campus” e il Liceo “Colombo”.

In questo contesto stimolante, noi quattro studenti del Liceo Classico “Andrea D’Oria” di Genova, appartenenti alla classe 4G, abbiamo conquistato il primo posto grazie a un progetto solido e innovativo. Beatrice Puppo e Lorenzo Summa si sono occupati dell’esposizione; Giacomo Guzzo ha strutturato la presentazione e Gloria Brugia ha curato l’aspetto grafico. Siamo stati accompagnati dalla nostra coordinatrice di classe, la prof.ssa Maria Carmen Viggiani.

Il convegno è stato incentrato sull’educazione finanziaria e ha visto diversi ambiti a essa legati approfonditi, tra cui la cybersicurezza, l’euro digitale e la società digitale. Ogni scuola ha scelto di affrontare un argomento specifico, in merito al quale una giuria avrebbe decretato il vincitore, il secondo e il terzo posto. Il nostro progetto si è concentrato sull’euro digitale, approfondendo il ruolo della Banca Centrale Europea (BCE) e analizzando i diversi metodi di pagamento, mettendone in evidenza vantaggi e svantaggi. L’obiettivo era quello di offrire una visione chiara e accessibile di un tema complesso e attuale, evidenziando come l’evoluzione degli strumenti finanziari digitali possa incidere concretamente sulla vita quotidiana, soprattutto delle nuove generazioni.

Curiosi di vedere il progetto? La presentazione integrale è disponibile in video:

Guarda la presentazione

È necessario concedere il consenso ai cookies statistiche, marketing per visualizzare questo contenuto.

Per la preparazione del progetto ci siamo incontrati più volte anche di persona, lavorando in modo collaborativo per ottenere un lavoro coeso e di qualità, sfruttando anche l’ausilio dell’intelligenza artificiale nella produzione di immagini. La valutazione finale è stata affidata alla giuria composta dalla Governatrice del Distretto Lions e dalla Direttrice della sede di Genova della Banca d’Italia, che hanno premiato il nostro lavoro per la chiarezza espositiva e l’efficacia dei contenuti. Al di là del risultato, portiamo con noi il valore di un’esperienza che ha unito emozione, soddisfazione e crescita personale, confermando quanto l’impegno in progetti didattici di questo tipo sia fondamentale per il nostro futuro.

 

La Blue Economy, il futuro sostenibile del Porto di Genova

di Christian Giannini e Leonardo Crucioli, 5B 

Che cos’è la Blue Economy?

L’economia blu è una visione macroeconomica che si pone come obiettivo la trasformazione dei mari e degli oceani da risorse esauribili da sfruttare a veri e propri punti di rigenerazione innovativi e sostenibili.

L’economista belga Gunter Pauli ha inventato questo concetto. Sostiene infatti  che l’uomo si debba porre l’obiettivo di emulare gli ecosistemi già presenti in natura, evitando così gli sprechi e soprattutto creando valore dagli scarti.
La blue economy si può applicare in moltissimi settori marittimi: quello della Pesca e Acquacoltura per evitare il prelievo intensivo utilizzando metodi rigenerativi per ripopolare la specie; quello del Trasporto Marittimo, per lo sviluppo di navi a basse emissioni (idrogeno, propulsione velica moderna) e la digitalizzazione dei porti (“Smart Ports”).
Viene interessato anche il turismo costiero, con l’adozione di modelli che tutelino la biodiversità anziché distruggerla con il sovraffollamento. Il settore delle Energie Rinnovabili Marine non riguarda solo l’eolico offshore, ma anche l’energia che sfrutta le maree. Infine il settore delle “Biotecnologie Blu” che prevedono l’utilizzo di alghe e organismi marini per la produzione di farmaci, cosmetici o bioplastiche e quello della Desalinizzazione Sostenibile, per ottenere acqua potabile riducendo l’impatto delle salamoie di scarto sull’ecosistema.
Durante l’incontro è emerso un punto fondamentale e imprescindibile: il rapporto tra porto, città e sostenibilità.
Il porto di Genova è sempre stato un punto di riferimento fondamentale per la città, ha caratterizzato la sua economia, la sua identità e lo sviluppo. Importantissimo è il ruolo che ricopre come collegamento strategico con tutte le parti del mondo come la stessa Italia o l’Europa.

In questo periodo il porto sta affrontando la necessità di cambiamenti per quanto riguarda la sostenibilità e l’innovazione. L’espressione “porto verde” infatti indica infrastrutture più efficienti, uso di energie rinnovabili, tecnologie digitali e riduzione dell’impatto ambientale. Il porto in futuro si deve prefiggere l’obiettivo di diventare sempre più integrato con la città in modo da migliorare progressivamente la convivenza con la vita urbana. È importante, soprattutto per una città come Genova, investire nel porto, in settori come logistica, cantieristica, turismo, ricerca, sostenibilità e integrazione urbana, per sostenere quello che è il cuore dell’economia e dell’aspetto sociale della località.

Più Grande del Cielo: l’Intelligenza Artificiale che può cambiare il destino dell’umanità

di Sveva Berchielli, 2B

“È così difficile per me comprendere ciò che gli esseri umani chiamano bello, cercare di catturare la sua essenza e renderla parte di me”

E’ una delle frasi di Ameca, il robot dotato di intelligenza artificiale protagonista del documentario Wider Than The Sky – Più grande del cielo.  

L’opera, diretta da Valerio Jalongo, affronta il tema dell’intelligenza artificiale, cercando di chiarirne il funzionamento e l’impatto sulla vita dell’uomo. Il documentario è basato su un dialogo tra neuroscienziati, artisti, creatori di robot e anche le macchine stesse, per spiegare il futuro dell’umanità di fronte a qualcosa di così grande.

Girato tra Europa, Stati Uniti e Giappone il documentario accosta scene di laboratorio sulla robotica alle coreografie di danza della compagnia Sasha Waltz & Guests. Probabilmente la scelta di mostrare scene danzate è un modo per contrapporre l’I.A. all’uomo, infatti la danza è un atto creativo che richiede ritmo, emozione, improvvisazione, tutto ciò che distingue l’I.A. dall’uomo.

Le parole di Ameca non sembrano solo una frase programmata, ma quasi il tentativo di capire qualcosa che nemmeno per noi è così semplice da spiegare: il bello. La bellezza non è soltanto proporzione e armonia, ma è legata ai ricordi, alle emozioni e a quello che abbiamo vissuto. È qualcosa che cambia da persona a persona, ognuno ha una propria definizione di “bello”.

Ed è proprio qui che il documentario pone una domanda esistenziale: l’intelligenza artificiale può analizzare milioni di opere d’arte e riconoscerne gli stili, ma può davvero provare qualcosa davanti a ciò che interpreta, come facciamo noi? Per ora il documentario ha sottolineato quanto I’I.A. ha la capacità di fornire risposte solo in base a moltissimi algoritmi, ma la vera domanda è: l’uomo riuscirà mai a renderla davvero simile a sé?

Possiamo insegnare a una macchina a simulare un’emozione, ma possiamo insegnarle a viverla? Forse è proprio questo il punto cruciale che il documentario lascia allo spettatore, non tanto chiedersi fin dove potrà arrivare la macchina, ma capire fin dove siamo disposti ad arrivare noi. L’intelligenza artificiale ormai fa parte della vita di tutti i giorni, offrendo molte possibilità in campi come la scienza, la medicina o la scuola, proprio come mostra il film, ma il suo impatto dipende sempre da come viene utilizzata. Allo stesso tempo ci obbliga però a essere responsabili e avere dei limiti, ad esempio per prendere decisioni importanti nell’ambito della politica o della medicina bisogna sempre pensare e valutare le conseguenze. Sicuramente l’I.A. farà numerosi progressi e entrerà sempre più a far parte della vita quotidiana ma ciò che ci rende umani, nonché unici sono la capacità di pensiero e le emozioni, che certamente non possono essere assorbite dall’A.I.

“Mi stavo finalmente avvicinando a ciò che mi era sempre mancato, il mistero che rende gli essere umani liberi di creare bellezza e amare la natura spirituale e l’umanità. C’è così tanto da fare per creare una conoscenza libera dal potere e dall’oppressione, per dare voce a tutta l’umanità: è come una nuova era che dobbiamo immaginare insieme”. Ameca

Comunicare la classicità

Un piano di comunicazione per promuovere l’utilità del digitale nella divulgazione delle lingue antiche,

di Riccardo Veneziani, 3d

È davvero ancora possibile riuscire a rendere interessanti, coinvolgenti e attuali le materie classiche?

Ci hanno provato le due terze del percorso umanistico del Liceo classico Andrea D’Oria, alle quali dei professionisti esperti di comunicazione hanno insegnato come produrre un piano di comunicazione in maniera efficace.

Per promuovere la classicità del futuro, gli studenti, divisi in gruppi, hanno costruito vere e proprie strategie comunicative seguendo criteri professionali.

Un gruppo di studenti della 3D ha sviluppato un progetto particolarmente interessante: dopo aver analizzato il target di riferimento – genitori e ragazzi interessati al liceo – ha pianificato innanzitutto le proprie azioni nell’arco di due settimane, inoltre ha cercato di trasmettere un messaggio chiave: l’importanza della cultura classica nell’ epoca moderna.

È stata molto importante la scelta dei canali mediatici dove pubblicare il proprio operato.  

Innanzitutto ha ideato un podcast dal nome “Synapsis”, dove si parla di come le lingue morte come il latino e il greco possano essere ancora utili oggi, in un’epoca in cui lo spirito critico è essenziale, come il confronto del moderno con l’ antico.

Riguardo al lato social ha invece progettato la creazione di diversi reel dove alcuni studenti raccontano di una loro giornata tipo al liceo, tra lezioni, pause e studio; tutto ciò accompagnato da storie con citazioni giornaliere, post, atti a raccontare gli open day del liceo e caroselli settimanali riguardanti le intriganti morti di alcuni filosofi antichi.

Ha inoltre realizzato un video spot:

È necessario concedere il consenso ai cookies statistiche, marketing per visualizzare questo contenuto.

Lo scopo è mostrare come la cultura classica, trasmessa nel modo giusto, possa essere ancora interessante e coinvolgente nell’epoca moderna, soprattutto per i giovani.

Da esso si intuisce che, grazie a strumenti come i social network, si possa fare rinascere e apprezzare una lingua antica, letta in chiave attuale.

📄 Scopri la presentazione completa del piano di comunicazione (PDF)

 

Centauri,  robot volanti, telechirurgia … il  futuro è già qui, all’IIT

La 2B all’Istituto Italiano di Tecnologia

di Camilla Carratù, Elena Giannelli, Maria Giovanna Lauria, Luca Mangini, Lorenzo Moretti,  Eleonora Malatesta, Alice Moscatelli, Matilde Pedroncini, Bianca Stefanelli ed Emma Zini, 2B

L’ IIT (Istituto italiano  di tecnologia) è un centro di ricerca scientifica di eccellenza, riferimento internazionale per la ricerca ad alto contenuto tecnologico, con sede a Genova.  Si distingue per il suo approccio multidisciplinare e internazionale, operando in campi come robotica e intelligenza artificiale, nanotecnologie e materiali intelligenti, scienze della vita e neuroscienze, tecnologie per la sostenibilità ambientale e l’energia. In occasione dell’Open Day rivolto alle scuole, abbiamo visitato il Centro genovese dedicato alla Robotica. Il CRIS (Center for Robotics and Intelligent Systems) di San Quirico ospita laboratori e strutture all’avanguardia. Vi lavorano scienziati e ricercatori provenienti da tutto il mondo, che per un giorno si mettono a disposizione dei visitatori, illustrando e – talvolta – facendo toccare con mano i risultati del loro lavoro.

Nel laboratorio HHCM – Humanoids and Human Centered Mecathronics (Umanoidi e meccatronica centrata sull’uomo): vengono costruiti robot umanoidi, perciò con capacità motorie simili a quelle umane. Il processo di realizzazione inizia dall’acquisto dei materiali che compongono il singolo motore,  poi il robot viene ultimato con l’aggiunta di altri elementi per costruire le diverse parti del “corpo” come gli arti e il busto; infine il robot viene programmato grazie ad algoritmi di ottimizzazione per insegnargli a muoversi autonomamente.

Il primo robot con cui abbiamo fatto conoscenza si chiama Centauro. Ha una base a quattro zampe e un busto antropomorfo, perciò mantiene le medesime caratteristiche di un mitico centauro.

È necessario concedere il consenso ai cookies statistiche, marketing per visualizzare questo contenuto.

 

E’ progettato per aiutare i soccorritori umani in scenari di disastro, perché è abile nella “manipolazione” del terreno accidentato. Muovendosi su ruote, cioè su supporti facilmente reperibili sul mercato, risulta più conveniente rispetto a un umanoide che può spostarsi solo con il movimento degli arti inferiori e quindi che necessita di piedi artificiali molto costosi di circa 450 grammi l’uno.

Ciò non significa che Centauro non possa camminare, anzi, è dotato di articolazioni inferiori che gli permettono di muoversi come un quadrupede. Il bilanciamento e il perfezionamento delle giusta traiettoria sono molto importanti per permettere al robot di compiere azioni autonomamente come un umano. Un operatore umano deve controllare il robot a distanza.

 Il suo scopo è quello di innovare e dare supporto all’attività edile e di sostituire gli esseri umani nei compiti troppo pericolosi e gravosi o nocivi per la salute. Grazie alla forza delle sue articolazioni superiori è anche in grado di distruggere ostacoli.

Ci è stato anche mostrato il robot del progetto Concert, un robot modulare utilizzabile per aiutare gli operai nei cantieri,  capace di eseguire quattro azioni fondamentali: usare il trapano, carteggiare un muro, trasportare dei carichi pesanti in modo collaborativo e applicare vernici o prodotti nocivi per gli uomini sulle pareti. Grazie alla sua struttura ergonomica, può collocarsi in posizioni che per gli uomini possono essere difficili e faticose, e può raggiungere grandi altezze. Può rispondere a comandi vocali ed è sensibile a stimoli esterni.

Il laboratorio HUMAN-ROBOT INTERFACES AND INTERACTION (Interfacce e interazione uomo-robot) si occupa invece della ricerca tecnologica nell’ambito dell’assistenza ospedaliera e degli ambienti di lavoro. Qui la ricerca si concentra sulle possibilità di diminuire lo sforzo umano e rendere i robot  autonomi e collaborativi.

MOCA

Durante la visita guidata ci è stato mostrato uno dei nuovi robot realizzati dall’IIT chiamato MOCA, (acronimo di Mobile Collaborative Robotic Assistant.) Come dice il nome, si tratta di un assistente che può essere utilizzato per diversi scopi, tra cui lo svolgimento di lavori pesanti, faticosi per l’uomo, o di compiti di precisione.

 

 

Permette a chi la utilizza di non sentire il peso di un carico che dovrebbe essere sollevato con la sola forza fisica.  Grazie alla base mobile con quattro ruote, in grado di spostarsi in tutte le direzioni, al braccio robotico e alla mano artificiale, può essere utilizzato per sostituire l’uomo nel trasporto di carichi pesanti e  garantire un’esecuzione più sicura di compiti svolti in luoghi difficilmente raggiungibili. 

 

Applicazioni della mappatura 3D e dell’intelligenza artificiale

Un’altra tecnologia innovativa presentata durante la visita è stata quella della mappatura 3D degli spazi tramite speciali telecamere tridimensionali. Questo sistema consente di ricostruire in tempo reale l’ambiente circostante con estrema precisione, offrendo moltissime applicazioni pratiche. In ambito sportivo, ad esempio, permette di analizzare i movimenti degli atleti per ottimizzare le prestazioni e prevenire infortuni. Nel settore industriale, può essere utilizzato per il monitoraggio dei gesti ripetitivi dei lavoratori, contribuendo a ridurre il rischio di patologie. Anche in campo sanitario, la mappatura 3D può essere impiegata per osservare la postura e il carico articolare dei pazienti durante la riabilitazione, aiutando a prevenire il sovraccarico delle articolazioni e migliorando i percorsi terapeutici.

Durante la nostra visita, abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare direttamente questa tecnologia: ci siamo posizionati in modo tale che tutte le telecamere riuscissero a vederci e abbiamo potuto vedere riprodotti i nostri movimenti in tempo reale su uno schermo. Il sistema riconosceva la posizione del corpo e dei singoli arti, mostrando come ogni gesto venisse tradotto in una rappresentazione digitale.

AMI e laboratorio di robotica per scopi medici

In ultimo, due gruppi di studenti hanno visto due laboratori differenti: i primi sono stati accompagnati al laboratorio AMI (Artificial Mechanical Intelligence), che si occupa di combinare l’intelligenza artificiale con la meccanica

 per inventare e controllare robot umanoidi col compito di interagire con gli esseri umani al meglio. 

Ci hanno presentato tre loro progetti:

  • Ergocub, sviluppato con il supporto dell’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) è un robot umanoide che in futuro potrebbe diventare un collega robot per i lavoratori aiutandoli nei loro sforzi quotidiani e monitorando stress e cattiva postura per prevenire le cosiddette malattie professionali,
  • Ironcub è un robot progettato per volare tramite propulsori jet. Diventerebbe così il primo robot umanoide della storia in grado di volare, con impieghi ad esempio nelle missioni di soccorso in luoghi impervi ed isolati.
  • iFeel, una tuta “smart” munita di sensori che possono monitorare oltre che ai parametrivitali del lavoratore anche stress e cattiva postura, per andare di nuovo a prevenire lo svilupparsi di malattie professionali. Inoltre, mediante un paio di scarpe anch’ esse munite di sensore, si può monitorare ancora meglio la salute dell’ operaio andando ad osservare come appoggia i piedi e come cammina. Anche questo progetto è sviluppato insieme all’ INAIL.

Robotica applicata alla medicina

L’altro gruppo ha visitato un laboratorio in cui i robot venivano utilizzati per aiutare i medici e chirurghi nelle operazioni complesse. Il robot permette di compiere l’operazione nel modo più sicuro e preciso possibile per evitare errori che potrebbero nuocere alla salute del paziente. Uno dei tre robot permette al medico di avere una visione 3D degli organi interni del paziente, consentendo al chirurgo di avere una visuale più chiara della zona in cui deve lavorare. Inoltre è stata inventata una penna laser che agevola la rimozione di tumori. Con essa il medico incide i movimenti che deve fare all’interno del corpo del paziente su un tablet che consente di fare movimenti meno tremolanti e netti. In ultimo è stata sviluppata una tecnica di chirurgia robotica a distanza.

di Camilla Carratù, Elena Giannelli, Maria Giovanna Lauria, Luca Mangini, Lorenzo Moretti,  Eleonora Malatesta, Alice Moscatelli, Matilde Pedroncini, Bianca Stefanelli ed Emma Zini, 2B

Come si evolve il giornalismo: tra tradizione e innovazione

Incontro al D’Oria con Luigi Pastore

Di Alice Moscatelli, Angelica Addesi, Chiara Ravaschio, Malatesta Eleonora, Bianca Stefanelli, 2B e Agata Reggiardo, Emma Benvenuto, Chiara Flacco, 2D

Incontrare Luigi Pastore, capo redattore di Repubblica Genova, è stata una delle opportunità che abbiamo avuto quest’anno per capire  in che cosa consiste concretamente la professione del giornalista oggi.

In modo semplice e informale Pastore ha  risposto a quesiti e chiarito dubbi, illustrando anche i possibili percorsi che si possono intraprendere per arrivare ad esercitare la professione.

La formazione. Innanzitutto ci è stato spiegato come sia necessario seguire un percorso che combini pratica e teoria: la formazione teorica può avvenire attraverso scuole di giornalismo o corsi specializzati, dove si acquisiscono le competenze necessarie per svolgere al meglio il lavoro. Oltre a saper scrivere, è fondamentale avere anche competenze giuridiche o tecniche, per poter comprendere temi di vari ambiti. La competenza pratica viene acquisita principalmente in redazioni, dove i cronisti alle prime armi spesso si occupano di notizie di carattere locale e vengono seguiti da giornalisti  esperti. Corsi universitari come Scienze della Comunicazione e Scienze Politiche sono ottime scelte per chi desidera intraprendere la carriera di giornalista, ma anche una laurea in Lettere costituisce una solida base per questa professione.

Quotidiani on line. Con l’avvento della tecnologia molte persone hanno cominciato ad affidarsi al giornale online per rimanere sempre aggiornati. I lettori che utilizzano il sito gratuitamente possono consultare solo un numero limitato di articoli o una parte di essi, mentre gli abbonati hanno accesso completo ai contenuti, con la possibilità di effettuare ricerche e consultazioni più approfondite .Nella gestione di un quotidiano on line è importante conoscere il numero di persone che visualizza i vari articoli e  quanti sono gli  “utenti unici”, ovvero di chi si è collegato al sito più volte e questo avviene grazie all’utilizzo dell’applicazione Chart Beat, che fornisce informazioni sull’andamento di un giornale.

Un sito web di un giornale viene continuamente aggiornato con nuovi articoli, ma questa rapidità può aumentare il rischio di errori sia di battitura che di contenuto. Inoltre, una volta pubblicato, un articolo è difficile da rimuovere e può essere facilmente condiviso su altre piattaforme online. Un altro problema nella pubblicazione di un articolo online è quello del Copyright, che mette in difficoltà molte testate giornalistiche per la pubblicazione di foto e video.

La redazione. A questo punto dell’incontro ci siamo chiesti  come sia strutturata una redazione. Luigi Pastore ci ha illustrato come funziona quella di Repubblica Genova:  è composta da circa 12 persone, di cui 4 o 5 sono cronisti, che spesso si recano sui luoghi per raccogliere notizie e sono gli autori della maggior parte degli articoli; gli altri sono i deskisti, che dirigono, revisionano e confezionano il giornale. La sede di Repubblica,  la redazione centrale,  si trova a Roma, ed è composta da più di 300 persone. Con gli anni il mestiere del giornalista si è ampiamente evoluto e non comprende solo i giornalisti che compongono la redazione, ma racchiude anche figure come i freelancer.

Nonostante i cambiamenti che il giornalismo ha subito negli anni, l’importanza e lo scopo di questo lavoro sono rimasti gli stessi: informare in modo chiaro, preciso e responsabile. L’evoluzione tecnologica ha portato nuove opportunità, ma anche sfide, richiedendo ai giornalisti di adattarsi a un mondo sempre più veloce e interconnesso. La digitalizzazione ha trasformato il modo in cui le notizie vengono diffuse, ma il valore di un’informazione di qualità resta fondamentale.