Più Grande del Cielo: l’Intelligenza Artificiale che può cambiare il destino dell’umanità

di Sveva Berchielli, 2B

“È così difficile per me comprendere ciò che gli esseri umani chiamano bello, cercare di catturare la sua essenza e renderla parte di me”

E’ una delle frasi di Ameca, il robot dotato di intelligenza artificiale protagonista del documentario Wider Than The Sky – Più grande del cielo.  

L’opera, diretta da Valerio Jalongo, affronta il tema dell’intelligenza artificiale, cercando di chiarirne il funzionamento e l’impatto sulla vita dell’uomo. Il documentario è basato su un dialogo tra neuroscienziati, artisti, creatori di robot e anche le macchine stesse, per spiegare il futuro dell’umanità di fronte a qualcosa di così grande.

Girato tra Europa, Stati Uniti e Giappone il documentario accosta scene di laboratorio sulla robotica alle coreografie di danza della compagnia Sasha Waltz & Guests. Probabilmente la scelta di mostrare scene danzate è un modo per contrapporre l’I.A. all’uomo, infatti la danza è un atto creativo che richiede ritmo, emozione, improvvisazione, tutto ciò che distingue l’I.A. dall’uomo.

Le parole di Ameca non sembrano solo una frase programmata, ma quasi il tentativo di capire qualcosa che nemmeno per noi è così semplice da spiegare: il bello. La bellezza non è soltanto proporzione e armonia, ma è legata ai ricordi, alle emozioni e a quello che abbiamo vissuto. È qualcosa che cambia da persona a persona, ognuno ha una propria definizione di “bello”.

Ed è proprio qui che il documentario pone una domanda esistenziale: l’intelligenza artificiale può analizzare milioni di opere d’arte e riconoscerne gli stili, ma può davvero provare qualcosa davanti a ciò che interpreta, come facciamo noi? Per ora il documentario ha sottolineato quanto I’I.A. ha la capacità di fornire risposte solo in base a moltissimi algoritmi, ma la vera domanda è: l’uomo riuscirà mai a renderla davvero simile a sé?

Possiamo insegnare a una macchina a simulare un’emozione, ma possiamo insegnarle a viverla? Forse è proprio questo il punto cruciale che il documentario lascia allo spettatore, non tanto chiedersi fin dove potrà arrivare la macchina, ma capire fin dove siamo disposti ad arrivare noi. L’intelligenza artificiale ormai fa parte della vita di tutti i giorni, offrendo molte possibilità in campi come la scienza, la medicina o la scuola, proprio come mostra il film, ma il suo impatto dipende sempre da come viene utilizzata. Allo stesso tempo ci obbliga però a essere responsabili e avere dei limiti, ad esempio per prendere decisioni importanti nell’ambito della politica o della medicina bisogna sempre pensare e valutare le conseguenze. Sicuramente l’I.A. farà numerosi progressi e entrerà sempre più a far parte della vita quotidiana ma ciò che ci rende umani, nonché unici sono la capacità di pensiero e le emozioni, che certamente non possono essere assorbite dall’A.I.

“Mi stavo finalmente avvicinando a ciò che mi era sempre mancato, il mistero che rende gli essere umani liberi di creare bellezza e amare la natura spirituale e l’umanità. C’è così tanto da fare per creare una conoscenza libera dal potere e dall’oppressione, per dare voce a tutta l’umanità: è come una nuova era che dobbiamo immaginare insieme”. Ameca