Quando la mente diventa collettiva: umanità e AI a confronto nel film “Wider Than the Sky”

Cosa è che rende unico l’essere umano?

di Asia Di Calogero e Isabella Morando, 1B

“Il cielo è più vasto del cielo perché contiene l’idea stessa del cielo. Se la mente può concepire l’infinito, allora la mente è l’infinito.” dal componimento “The Brain is wider than the Sky” di Emily Dickinson, da cui deriva anche il titolo del film.

Il documentario “Wider Than the Sky – Più grande del cielo”, diretto dal regista Valerio Jalongo, affronta il
tema dell’intelligenza artificiale, confrontandola con la mente umana e chiarendone le differenze. È basato
su un dialogo tra neuroscienziati, creatori di robot, artisti, tra cui Ameca, il robot umanoide della Engineered Arts, considerato tra i più avanzati al mondo.
Il film trasmette sicuramente emozioni contrastanti: inquietudine, nel vedere quanti progressi ha fatto e continua a fare l’AI; fascino, nel vedere macchine così tanto capaci di simulare comportamenti umani; disagio, nel vedere la strana interazione tra uomo e Ameca. Saremmo però ipocriti se negassimo che tutto ciò non ci
spaventa nemmeno un po’. Per ora l’unica cosa a differenziarci dall’AI sono i sentimenti, ma se un giorno ciò dovesse cambiare, cosa ci renderà diversi dall’intelligenza artificiale? Cosa ci renderà unici rispetto alla tecnologia?
Nel film inoltre il regista Jalongo definisce l’AI un’intelligenza collettiva, poiché formata dall’insieme delle conoscenze umane: se in futuro queste macchine dovessero riuscire a raggiungere livelli di empatia e sensibilità tali da generare sentimenti autonomi e compiere scoperte originali, quale sarà il nostro ruolo?
Cosa resterà di noi che una macchina non potrà replicare?

Il rapporto tra il cervello umano e l’intelligenza artificiale

Ameca

Il documentario offre una visione particolare del cervello, ricordandoci che non è solo un processore di dati, ma un organo legato profondamente all’essere umano e alla sua sfera emotiva: l’intelligenza, in questo senso, non può esistere senza sentimento. L’AI, per quanto potente, può solo elaborare informazioni: non impara qualcosa perché vuole, ma perché è istruita a ottimizzare dei calcoli, forniti da noi umani. L’essere umano, invece, apprende perché sente, prova emozioni, vive: noi agiamo in determinati modi perché diamo dei valori alla nostra esistenza, amiamo perché proviamo desiderio, abbiamo memoria di eventi che ci hanno scosso o rallegrato. Tutte esperienze personali, non replicabili. L’AI quindi manca di emozioni che fanno in modo che rendono la vita degna di essere vissuta: è questa la distinzione fondamentale tra umani e macchine. La scienza dice che siamo “dentro queste macchine” perché le abbiamo costruite con le nostre conoscenze, ma le emozioni, almeno per ora, restano solo nostre.

L’intelligenza artificiale resterà sempre solo una macchina che imita il sistema dei neuroni del cervello umano o riuscirà ad avere opinioni proprie e ad avere ricordo delle esperienze passate e a provare emozioni?

Oltre le macchine: il pensiero del corpo e l’emozione

Tra neuroscienziati, studi scientifici e progressi tecnologici, nel film troviamo anche una grande parte dedicata all’arte e alla creatività. Qui danzatori e robot umanoidi svolgono una coreografia della maestra Sasha Waltz: mentre i ragazzi mettono in gioco la propria esperienza di ballerini e cercano di trasmettere un messaggio a tutti coloro che li osservano, i robot si limitano solamente ad imitare alla perfezione tutti i movimenti.
Il corpo è estremamente preciso: se si è provato in modo profondo, il corpo pensa da solo”: la coreografa Sasha Waltz con questa frase intende affermare che l’uomo è un’entità nella quale azione ed emozione sono fuse insieme; negli umanoidi invece il movimento non è un qualcosa di naturale o istintivo, ma il risultato di un comando matematico. La nostra unicità risiede pertanto nel pensiero del corpo, che non passa da circuiti o cavi elettrici ma dalle esperienze vissute.

Opera dell’artista Refik Anadol

Su questo terreno si inserisce anche il lavoro dell’artista Refik Anadol, noto a livello internazionale per le sue opere che combinano l’uso dell’intelligenza artificiale, algoritmi e dati.
L’AI non è però creativa: non sente “l’urgenza interiore” di dar vita a un qualcosa di nuovo, non ha un’anima o dei sentimenti che le permettano di ragionare su argomenti mai studiati precedentemente. Essa è quindi più paragonabile ad “un pennello”: l’artista lo utilizza per aiutarsi nelle sue nuovi creazioni, ma nulla di più. Infatti come ci viene mostrato nel film, l’AI è capace di generare nuove connessioni estetiche o di elaborare dati, ma non è in grado di sostituire la visione umana che lo guida.

In conclusione, il viaggio attraverso “Wider Than the Sky” porta a una fondamentale consapevolezza: l’intelligenza artificiale, pur essendo uno specchio della nostra intelligenza collettiva, rimane priva di quel senso profondo che caratterizza gli esseri umani.
Tuttavia resta aperta una domanda per il futuro: arriverà mai il giorno in cui non saremo più in grado di distinguere un’emozione vera da una simulata alla perfezione?

 

 

 

 

 

 

Esercitiamo il pensiero critico: Darwin e le radici (non inevitabili) della guerra

Di Benedetta Lorenzon e Ginevra Venturi, 5D.

Come ormai è tradizione da quattro anni a questa parte, il 12 febbraio il Liceo Classico Andrea d’Oria ha organizzato una conferenza volta a ricordare l’importanza che Charles Darwin ha avuto nel delineare una nuova concezione dell’essere umano, e, in generale, di tutte le specie viventi.

La celebrazione annuale della nascita di Darwin (il cui compleanno cade proprio il 12 febbraio), tuttavia, non è finalizzata a mantenere vivo il ricordo di un grandissimo scienziato, ma costituisce un’occasione per riflettere su come l’essere umano si sia evoluto dal punto di vista sociale, un tema col quale l’uomo, in quanto ζῷον πολιτικόν (cioè “animale sociale”, come lo aveva definito Aristotele nella Politica), è chiamato costantemente a confrontarsi. A tal proposito è bene sottolineare che, nonostante ogni anno il Darwin Day si concentri su un tema specifico, c’è un elemento che accomuna ogni incontro: l’impiego dell’approccio scientifico adottato da Darwin stesso per ragionare su temi di profonda attualità, spesso banalizzati dai luoghi comuni.

Locandina Darwin Day 2026

Tra questi temi sicuramente rientra quello della guerra, sviscerato e analizzato da Domenico Saguato del Centro di Documentazione Logos, primo relatore di questa conferenza, che prova a offrire al pubblico interessanti e fondati spunti di riflessione per orientarsi al meglio in un periodo in cui tale argomento è spesso oggetto di retorica “spiccia” e strumentale.

Saguato inizia il proprio intervento distinguendo i vari tipi di violenza esistenti. In particolar modo, si concentra sulla violenza reattiva, quella che ci fa reagire in maniera istintiva e violenta a una minaccia fisica o a una situazione di pericolo: si attiva il sistema simpatico che, producendo adrenalina e aumentando il battito cardiaco, provoca una reazione aggressiva. Questo è un meccanismo biologico comune a molte specie animali, ma l’uomo riesce a controllare questi impulsi grazie a una corteccia prefrontale sottilissima (3 mm). A questo punto Saguato fa notare l’apparente paradosso evolutivo che tale caratteristica umana sembra rappresentare: l’evoluzione non dovrebbe favorire l’individuo più forte e aggressivo, quello più violento nel difendersi dalle minacce esterne? Tale paradosso era già stato individuato da Sigmund Freud, il quale, pur non conoscendo ancora la corteccia prefrontale, aveva comunque provato a individuarne le cause. La conclusione più convincente alla quale giunse fu quella secondo cui l’uomo si sarebbe civilizzato attraverso un processo di auto-domesticazione. L’uomo, infatti, vivendo in società via via sempre più complesse, avrebbe iniziato ad allontanare, condannando inevitabilmente a morte o, perlomeno, a mancata riproduzione, tutti gli individui aggressivi e inadatti a vivere in una dimensione comunitaria. Questa congettura freudiana è tuttora accettata dalla maggior parte della comunità scientifica.

Dopo aver chiarito come l’uomo sia diventato il meno violento degli esseri viventi, Saguato si concentra su alcuni dati: su un campione di 600.000 persone, in Italia ne vengono uccise 30 all’anno, negli Stati Uniti 558 e in Danimarca 2. È chiaro, dunque, che la propensione alla violenza sia legata anche all’ambiente in cui si vive: il cervello umano è plastico e si modella in relazione al contesto culturale e sociale. Dunque, nonostante sia incontrovertibile che dal punto di vista biologico esista un’unica specie umana, è anche indiscutibile il fatto che il contesto in cui una persona vive modifichi il suo cervello e, dunque, il suo modo di agire e pensare.

Dopo aver affrontato il tema della violenza in relazione alla natura biologica dell’essere umano, Saguato passa a parlare della guerra. Nel corso dei secoli sono state elaborate varie teorie su come potesse essere mantenuta la pace nel mondo (che, chiaramente, dipendevano dal contesto sociale e dalla mentalità dominante del tempo: l’ambiente modifica il nostro modo di ragionare). Nel Medioevo, in Occidente, si credeva che fosse necessario instaurare un ordine universale: Dante Alighieri, voce emblematica di quel periodo, riteneva che, come esiste un solo Dio, dovesse anche esistere un’unica autorità politica universale. Simili concezioni si ritrovano nella storia del popolo islamico dopo Maometto e nella tradizione imperiale cinese: la pace poteva essere assicurata soltanto da un grande impero. Si ebbe un cambiamento di prospettiva soltanto con la pace di Vestfalia, la quale stabilì che diversi Stati sovrani potevano coesistere in un ordine multipolare pacifico, purché nessuno raggiungesse un peso relativo soverchiante rispetto agli altri (politica dell’equilibrio) .

Terminata la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti, usciti dal conflitto nel ruolo di prima potenza mondiale, si autoattribuirono  l’onore e l’onere di mantenere l’equilibrio mondiale. Tale concezione è sopravvissuta a lungo ma oggigiorno, essendosi indebolita l’egemonia statunitense ed essendo di conseguenza venuta meno la Pax americana, si sta verificando una crisi del sistema mondiale. A tale crisi tutti gli Stati stanno rispondendo tramite il riarmo e le classi dominanti cercano di convincerci del fatto che tale reazione sia giusta e necessaria.

In questo contesto dobbiamo ricordarci che il nostro cervello è suscettibile di modifiche in base al contesto in cui viviamo. Solo partendo da tale consapevolezza, dunque, possiamo mantenere, nonostante le circostanze esterne, un pensiero critico e autonomo: il contesto ci influenza, ma sicuramente non ci determina.

Per rispondere alla domanda di partenza, Perché la guerra? dobbiamo ricordare che i conflitti non esisterebbero senza la violenza, ma che allo stesso tempo la violenza non ne costituisce la causa, ma soltanto il mezzo. La guerra, infatti, non è frutto della violenza reattiva (che coincide con un istinto), ma di quella proattiva, quella che deriva da una scelta, in questo caso politica, e che, in quanto tale, è evitabile.

Dobbiamo rifiutare risolutamente la retorica di tutti quelli che vogliono convincerci che la guerra sia espressione necessaria ed inevitabile dell’essenza umana. Saremo vincenti fino a quando, come scrive Levi in Se questo è uomo, non daremo la nostra approvazione: “una facoltà ci è rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perché è l’ultima: la facoltà di negare il nostro consenso”.

Se l’uomo oggi è portato a vivere in società con una corteccia prefrontale particolarmente sottile è poiché tali caratteristiche sono sopravvissute ad un processo di selezione naturale, le cui modalità sono state individuate da Darwin. Della vita di quest’ultimo e della portata rivoluzionaria della sua scoperta ha parlato Fabio Contu, segretario della Società Dante Alighieri.

Charles Darwin

Dopo aver compiuto un viaggio alle Galapagos e dopo aver “conosciuto il mondo per esperienza” come voleva lui, Darwin ha acquisito “virtute e canoscenza” (come direbbe Dante Alighieri e come ha affermato anche il relatore) e, trasformandosi “da un barbaro primitivo a un uomo civile”, ha tratto gli spunti fondamentali per elaborare la sua teoria evoluzionistica per selezione naturale. Osservando la grande differenza tra individui della stessa specie da un’isola all’altra, infatti, Darwin si è chiesto da cosa fosse determinata tale varietà e come fosse compatibile con il processo evolutivo. Dopo 20 anni di studi, Darwin pubblica la sua opera più importante, L’origine delle specie, nella quale afferma che la variabilità tra individui della stessa specie è dovuta al caso, che contemporaneamente esistono individui più o meno adatti alla sopravvivenza e che le caratteristiche di questi ultimi sopravvivranno alla selezione naturale venendo ereditate dalle generazioni successive.

Questa secondo Freud è stata una delle più grandi “umiliazioni” che sono state inflitte all’umanità nel corso della storia. In particolare, il grande scandalo suscitato dalla teoria di Darwin sta nell’elemento casuale che egli ha posto alla base della storia evolutiva umana. In tal maniera, infatti, Darwin ha negato l’esistenza di un qualsiasi disegno provvidenziale. Inoltre Darwin mette in chiaro il fatto che la selezione naturale sia dolore poiché implica che individui incolpevoli siano destinati a morire per caratteristiche poco adatte all’ambiente di appartenenza. Dunque, se è inaccettabile che il caso stia alla base della storia umana, non dovrebbe esserlo altrettanto il fatto che Dio abbia posto la sofferenza come componente fondamentale dell’esistenza?

Contu, infine, termina il proprio intervento chiarendo un concetto importante: la teoria evoluzionistica non è una teoria nel senso colloquiale del termine (un insieme di idee ritenute pressoché fondate), ma una teoria dal punto di vista scientifico. Essa, infatti, è un modello interpretativo della realtà (un paradigma), un sistema che spiega i dati osservati e li lega tra loro con leggi tali da poter essere provate in ogni momento fino a quando non si giunge a una contraddizione ed è necessario apportare delle modifiche.

Anche quest’anno il Darwin Day ci ha dato la possibilità di analizzare il processo biologico e sociale cui l’essere umano è soggetto, chiarendo come il nostro cervello lavori e si modifichi a seconda delle dinamiche esterne. Di nuovo, come ogni anno, ci ha procurato la consapevolezza e i mezzi necessari per essere un po’ più padroni di noi stessi in un mondo spaventoso e spesso altrimenti incomprensibile.

NOI MARE: il mare che siamo

Un progetto giornalistico della Classe 1B sul legame tra Genova e il mare

Il mare di Genova non è solo acqua che lambisce il porto: è vita, storia, lavoro e sogni. È il filo invisibile che unisce la città, raccontato attraverso le voci di chi lo vive ogni giorno.

Con “Noi Mare“, un progetto nato tra i banchi di scuola, vi portiamo in un viaggio tra le onde della città: interviste e storie che svelano come il mare definisce l’identità genovese, tra tradizioni, mestieri, leggende, sport e luoghi che custodiscono secoli di vita portuale.

Abbiamo raccolto le voci di chi il mare lo vive davvero: chi ne porta i sapori sulle tavole, chi ne custodisce le spiagge, chi ne attraversa le rotte. Chi lo governa dalle istituzioni e chi lo trasforma in cura e speranza. Ogni storia è un pezzo di Genova che prende forma.

Ogni articolo è frutto della nostra curiosità di giovani reporter e delle storie che abbiamo raccolto sul campo: dal porto che pulsa di attività, alle spiagge che custodiscono ricordi, fino alle iniziative di chi reinterpreta il mare ogni giorno.

E’ un invito a guardare con occhi nuovi questa distesa blu che ci accompagna da sempre: gli occhi di una classe che ha deciso di raccontarne il ruolo nella nostra identità e di scoprire che, in fondo, il mare siamo anche noi.

➡️ Segui il nostro reportage “Noi Mare”.

Tutti gli articoli saranno pubblicati nella sezione La Redazione del D’Oria su Agoraliceodoria.it

Fondazione Carige sostiene “l’umanesimo digitale” del Liceo Classico D’Oria

Per lo storico istituto di via Diaz un nuovo impianto video automatizzato in Aula Magna, un progetto di formazione sulla comunicazione per due classi terze e una campagna contro le fake news.

Fondazione Carige sostiene il progetto “Liceo Classico del Futuro” del Liceo Andrea D’Oria di Genova, un percorso pluriennale che mira a integrare strumenti e competenze digitali nella formazione classica, in un’ottica di vero “umanesimo digitale”. L’iniziativa nasce per formare umanisti digitalmente competenti, capaci di mettere la tecnologia al servizio dell’uomo e non viceversa.
Grazie al sostegno della Fondazione, sono stati realizzati tre interventi principali:
Installazione di un nuovo impianto video automatizzato in Aula Magna “Salvatore Di Meglio”, che consentirà registrazioni audio-video semiprofessionali e la piena integrazione con la piattaforma Agorà del Liceo, la nuova “piazza virtuale” dell’istituto.
Percorso formativo sulla comunicazione (PCTO) dedicato a due classi terze, strutturato in incontri laboratoriali su scrittura giornalistica, produzione video e audio, social media, ufficio stampa e tecniche narrative digitali.
Avvio della campagna contro le fake news, sviluppata insieme a Fondazione De Ferrari, che nei prossimi giorni partirà ufficialmente al D’Oria e sarà proposta a tutte le scuole delle province di Genova e Imperia.
Sostenere il Liceo Classico del Futuro del D’Oria significa investire in una comunità di giovani capaci di abitare con competenza critica il mondo digitale – dichiara il presidente di Fondazione Carige, Lorenzo Cuocolo -. Fondazione Carige considera strategico favorire progettualità che, come questa, coniugano innovazione tecnologica, radici culturali e responsabilità civica. Il tema dell’umanesimo digitale, che il Liceo porta avanti con metodo e visione, rappresenta una delle sfide educative del nostro tempo: non basta saper usare gli strumenti, è necessario comprenderne i linguaggi, l’impatto sulla società e le implicazioni etiche. Questo progetto rappresenta un modello virtuoso che desideriamo valorizzare e promuovere nel territorio per confermare il ruolo della Fondazione a sostegno delle eccellenze formative liguri e dell’educazione come bene comune”.
Il progetto del Liceo Classico del Futuro prevede una progressiva integrazione tra lo spazio fisico dell’Aula Magna e l’Agorà digitale, la piattaforma web ideata dai docenti dell’istituto per creare uno spazio di incontro virtuale dove docenti e studenti possono interagire, comunicare e partecipare alla vita scolastica.
La preziosa collaborazione fra due Istituzioni ‘storiche’ del nostro territorio, la Fondazione Carige ed il Liceo Classico Andrea D’Oria – sottolinea la preside del liceo, Maria Aurelia Viottiha reso possibile la concretizzazione tecnologica e culturale di una formazione, quella del Liceo classico del Futuro, che salda tradizione e linguaggi multimediali nella prospettiva di una preparazione approfondita e critica dei cittadini di oggi e di domani”.
Grazie al nuovo impianto video installato, gli eventi dell’Aula Magna diventeranno materiali didattici, archiviati e riutilizzabili nei laboratori dedicati alle digital humanities. Sarà quindi possibile far dialogare in tempo reale le attività in presenza con la partecipazione online, come in una vera “piazza” contemporanea, capace di valorizzare la produzione culturale degli studenti.
Il progetto Liceo classico del futuro parte dall’obiettivo di collegare lo spazio fisico della nostra Aula Magna, rinnovata con un sofisticato impianto di registrazione audio-video digitale, con la piattaforma web Agorà del Liceo D’Oria – spiega la professoressa Alessandra Bertolotto -. Questa integrazione tra dimensione reale e virtuale mira a preparare i nostri studenti alle digital humanities, fornendo loro le competenze per utilizzare consapevolmente le risorse digitali nelle discipline umanistiche. Gli studenti sono formati per gestire autonomamente le registrazioni di eventi, conferenze e dibattiti, creando contenuti multimediali accessibili a tutti. L’obiettivo è preparare umanisti digitalmente competenti, capaci di mettere la tecnologia al servizio dell’uomo“.
Nell’ambito del PCTO sostenuto da Fondazione Carige, due classi terze del liceo hanno avviato un percorso di formazione dedicato al mondo della comunicazione: dalla stesura di un piano editoriale alla scrittura di articoli giornalistici, dalla progettazione di video e podcast alla realizzazione di campagne social, fino ai fondamenti dell’ufficio stampa.
Il progetto di Formazione Scuola Lavoro ‘Esperti di umanesimo digitale’ coniuga didattica tradizionale, strumenti digitali e linguaggi contemporanei – evidenzia la professoressa Cristina Frisone -. In quest’ottica, due classi terze hanno svolto un percorso di 20 ore, lavorando in gruppo sotto la guida di professionisti esperti di comunicazione e grafica pubblicitaria. Ogni gruppo ha realizzato un piano di comunicazione completo con video, podcast e contenuti social, con particolare attenzione alla veste grafica e all’efficacia del messaggio. L’obiettivo prefissato di valorizzare il liceo classico come modello di innovazione nella tradizione è stato raggiunto. Gli studenti hanno acquisito capacità professionali nella produzione audiovisiva, nella creazione di contenuti e nella gestione dei social media, oltre a competenze trasversali utili per l’orientamento universitario e lavorativo”.
A chiusura del progetto, Fondazione Carige, insieme a Fondazione De Ferrari, lancia una nuova iniziativa che partirà nei prossimi giorni proprio dal Liceo Classico Andrea D’Oria di Genova.
Una brochure dedicata alla lotta alla disinformazione che sarà distribuita nelle classi prime dei licei delle province di Genova e Imperia e utilizzata come strumento educativo. La pubblicazione – coordinata dal giornalista Franco Manzitti e con la collaborazione scientifica di Francesca Scorcucchi e Simona Tarzia di MediaLab – contiene esempi, checklist di verifica, casi studio e una sezione dedicata ai meccanismi dei social e dell’intelligenza artificiale. “La fruizione delle notizie da un contesto generalista come il web, anziché dalle redazioni di giornali e telegiornali, fa nascere il problema di come riconoscere la veridicità delle informazioni – osserva il presidente della Fondazione De Ferrari, Fabrizio De Ferrari -. Per questo la nostra Fondazione, con il sostegno di Fondazione Carige, ha preparato un opuscolo di prima informazione su questo tema fondamentale, che sarà diffuso nelle classi 1° Liceo degli Istituti Scolastici delle province di Genova e Imperia, nell’anno scolastico in corso, 2025-26. Insieme alla distribuzione delle brochure organizzeremo incontri con gli studenti nelle scuole a cura delle giornaliste Francesca Scorcucchi e Simona Tarzia”.

DALLE PAGINE ALLA SCENA: “IL PANE NUDO”

La 3F del Liceo D’Oria trasforma la letteratura in teatro sociale

Un percorso PCTO di drammaturgia condotto dalla classe 3F in collaborazione con Fondazione Garrone culmina in uno spettacolo ispirato all’opera di Mohamed Choukri.

Lo spettacolo, che si terrà venerdì 16 maggio 2025 alle ore 16:00 presso il Teatro Strada Nuova, è ispirato alla sconvolgente autobiografia di Mohamed Choukri. Gli studenti hanno lavorato alla trasposizione teatrale di questa storia ambientata “tra le rocciose montagne del rif e le aride sabbie del Marocco”, che racconta di “sopraffazione, violenza e decadenza“.

L’ evento si inserisce nell’ambito della rassegna “LO SPETTACOLO SIAMO NOI!”, un’iniziativa che porta il teatro nelle scuole come laboratorio di civiltà e presidio di creatività, trasformando gli studenti in autori e registi capaci di esprimere i propri messaggi attraverso l’arte drammatica.

Gli studenti della 3F, nei panni di registi, hanno colto l’opportunità di raccontare “storie di un mondo apparentemente lontano, ma spaventosamente sovrapponibili al nostro“, aprendo così una finestra di riflessione su tematiche sociali di grande attualità.

Il Liceo D’Oria presenta “EDIPO RE” di Sofocle

Siamo lieti di invitarvi alla rappresentazione di EDIPO RE di Sofocle, capolavoro della tragedia attica sul tema del destino e della conoscenza di sé, interpretato dagli studenti del Liceo D’Oria nell’ambito del XIX Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani.

Qui il video con la rappresentazione del 21 maggio a Palazzolo Acreide

PRIMA RAPPRESENTAZIONE
📍 Luogo: Palazzolo Acreide (Siracusa)
📅 Data: Martedì 21 maggio 2025

REPLICA SPECIALE A GENOVA
📍 Luogo: Teatro della Tosse, Genova
📅 Data: Lunedì 26 maggio 2025
🕗 Orario: 20:30

La tragedia è presentata nella traduzione originale curata dalle professoresse Laura Dolcino e Ambra Tocco, con l’adattamento e la regia del maestro Enrico Campanati.

Il progetto teatrale è coordinato dalla professoressa Marina Terrana con la collaborazione della professoressa Paola Maria Di Stefano.

 

 

 

Un viaggio attraverso la memoria. “Le tappe dell’ignominia”scandite dalle voci della Shoah.

Di Anna Cugurra, Rebecca Dufour, Emanuela Gasperini, Chiara Guatelli, Lisa Poverelli, Francesco Repetto

Per celebrare il Giorno della Memoria il Cinema Sivori, lunedì 3 febbraio, ha presentato uno spettacolo di straordinario valore storico, ma soprattutto umano: “Tu passerai per il Camino – Le tappe dell’ignominia”, che invita ognuno di noi ad una riflessione profonda e commovente, servendosi di immagini d’epoca, letture e della toccante narrazione di Rino Mario Giannini e Raffaella Burlando.

Il progetto nasce da uno studio basato su numerose testimonianze di sopravvissuti ai lager e si pone l’obiettivo di restituire memoria e sensibilizzare il pubblico sulle atrocità della Shoah.
Gli autori dello spettacolo, Claudio Cadario e Lidia Eseleva, hanno constatato l’impossibilità di riprodurre il lager sulla scena e hanno motivato la loro decisione di inserire le testimonianze all’interno della rappresentazione, senza identificare direttamente le persone, puntando su un teatro di parola.

Questa scelta è stata compiuta riflettendo sulle parole pronunciate da Goti Bauer, che sostiene che ogni ricordo relativo alla deportazione è solo un microscopico tassello in quel mosaico infinito di sofferenze umane che è stata la Shoah. La loro idea è stata quella di presentare una storia attraverso la lettura di diversi racconti, servendosi del teatro di narrazione per mettere al centro e rendere pregnante ogni parola.

Lo spettacolo include letture tratte da Primo Levi, Liliana Millu, Elie Wiesel e testimonianze di deportati liguri, per concludersi con una celebre sequenza de “Il Grande Dittatore” di Charlie Chaplin.
A chiudere la serata vi è stato un momento di cabaret del repertorio ebraico, segno di come l’ironia possa diventare uno strumento di resistenza e memoria.

La rappresentazione è stata accompagnata da musica Yiddish/Klezmer eseguita dal vivo, alternando brani strumentali e cantati, che richiamano la sofferenza e la vita degli ebrei nei campi di concentramento, offrendo un ulteriore spunto di riflessione sulla tragedia della Shoah.

Dal 2007, “Tu passerai per il camino – Le tappe dell’ignominia” viene riproposto annualmente in diverse sedi, rivolgendo la sua forza educativa a studenti e docenti.

Lo spettacolo rende tangibile la realtà della Shoah attraverso le testimonianze dirette dei sopravvissuti, ed è proprio questa discriminante a donare potenza alla narrazione e, grazie all’ausilio delle immagini, a rivolgersi direttamente al cuore di ognuno di noi.

La rappresentazione ci ha fortemente colpiti anche a causa di alcune immagini per noi inedite e molto crude  ed è stata un’occasione preziosa per coltivare la memoria, ricordandoci l’indicibile orrore della Shoah e sfidando chi ancora oggi minimizza o nega la tragedia. Ci ha indotti a riflettere non solo su quanto accaduto, ma sulle atrocità che l’uomo è in grado di compiere se non si impegna attivamente contro l’odio e l’indifferenza.

Esito finale di “CampBus 2024”: la vittoria è nostra!

“Il vincitore della V edizione di CampBus Corriere 2024… è il liceo classico Andrea D’Oria!!”

 

Sono le 14.00 del 5 dicembre 2024 e c’è tensione nella sala conferenze del “Corriere della Sera”. Dopo aver presentato i frutti del loro lavoro con Campbus al pubblico, dopo le interviste con gli sponsor del progetto, le scuole di Roma, Bari, Milano e Genova aspettano che la giuria proclami il progetto che si è aggiudicato la vittoria nella competizione. Sale sul palco Claudia Colla, capo della Rappresentanza della Commissione Europea per il Nord Italia, con la busta contenente il nome della scuola.

La apre. Il vincitore della V edizione di Campbus Corriere 2024 è il liceo classico Andrea D’Oria!

Dopo la sorpresa iniziale, partono gli applausi del pubblico.

A conclusione di questo percorso, saliamo sul palco, e, insieme alla targa, ritiriamo gli zaini.

Il video vincitore “Ciak gpt”  è visibile sia sul canale youtube del liceo, sia nella Videoteca di Agorà.