La redazione del Corriere della Sera, tra memoria e futuro
di Alice Johnston, 1B
Come può un palazzo che esiste da oltre cent’anni celare dei misteri?
Il palazzo di via Solferino 28 non è un semplice edificio storico, ma un’immensa struttura le cui mura celano agli occhi della maggioranza delle persone i suoi “misteri”: la storia intricata e affascinante trattenuta al suo interno e le sfide e i pesi di coloro che attualmente ci lavorano. Questo palazzo è il simbolo del giornalismo italiano.
Fu scelto da Luigi Albertini come sede per la redazione del Corriere della Sera. Qui sono stati ospitati i grandi nomi della cultura e della politica, come lo stesso Albertini, Dino Buzzati, Oriana Fallaci, Giovanni Spadolini, Indro Montanelli, Enzo Biagi… Ancora oggi Via Solferino 28 rimane un luogo identitario del giornalismo.

Il 27 febbraio 2026, la classe 1B del Liceo D’Oria ha visitato questo luogo straordinario accompagnata dai propri docenti. Grazie alla preparazione in merito e a diverse visite guidate, la classe è stata in grado di cogliere numerosi aspetti nascosti della vita del Corriere.

Lavorare al Corriere non è affatto una cosa semplice: oltre ai normali impegni del giornalista, scrittore o editore, si aggiunge la responsabilità data da oltre un secolo di storia racchiusa tra le sue mura. Quando si lavora in un luogo del genere è impossibile non voler onorare coloro che hanno preceduto, eseguendo ogni compito con grande cura, per rispetto dei grandi che si sono trovati in quel posto prima di noi. Stando negli stessi luoghi dove hanno lavorato i grandi del giornalismo del proprio paese, lavorando proprio su ciò che era stata la loro passione e a cui hanno dedicato la propria vita, è impossibile non provare un senso di reverenza il quale spingerà a dare il meglio di se stessi.
Ogni giorno i vari giornalisti ed editorialisti si radunano nel prestigioso luogo di riunione della direzione del Corriere, la “Sala Albertini”.

Chiamata così in onore del grande e storico direttore, la sala è il cuore pulsante del giornale, dove i giornalisti discutono e progettano ogni edizione del giornale. Entrando nella sala mi sono resa subito conto dell’importanza e della solennità del luogo in cui mi trovavo. Riuscivo ad immaginare le facce dei grandi giornalisti seduti in quell’esatto luogo e mi sono sentita onorata di trovarmi là ma anche molto piccola e inadeguata davanti all’importanza storica della sala e di coloro che vi sono passati.
Ho potuto riflettere sulla sfida che incontreranno gli aspiranti giornalisti: assicurarsi che il Corriere della Sera, insieme agli altri giornali, rimanga un luogo di cultura, di informazione affidabile, qualificato, competente e credibile, come lo è stato per decenni, non perdendo di vista coloro che hanno lottato perché fosse così. La fiducia nel giornalismo attuale è infatti fondamentale; la trasparenza, l’autenticità e la coerenza nel riportare i fatti sono il punto centrale di qualsiasi quotidiano.
La fiducia nel giornalismo contemporaneo viene purtroppo minacciata dalle nuove intelligenze artificiali. L’uso dell’AI generativa nel giornalismo comporta il rischio di amplificare pregiudizi e influenzare la scelta delle notizie, infatti l’AI, oltre alle fake news sul web, suscita emozioni negative come rabbia o paura rispetto alla verità, più complessa. Il mestiere del giornalista sta cambiando: egli deve saper distinguere le notizie vere da quelle false per poi presentare la verità al pubblico.
Il Corriere adotta un approccio basato sulla prudenza e sul controllo umano nel contesto dell’adozione dell’intelligenza artificiale in linea con l’AI Act europeo.

Sebbene le specifiche linee guida interne dettagliate non siano pubbliche, dai contenuti e dagli editoriali del giornale emergono dei principi chiave tra cui la supervisione umana centrale e la trasparenza con il lettore. Il Corriere usa talvolta l’AI per sintesi o riassunti di documenti lunghi, atti giudiziari o report tecnici.
Qualsiasi sintesi prodotta deve essere sottoposta a un fact-checking rigoroso. È infatti vietato dal Corriere pubblicare riassunti automatici senza che un giornalista abbia verificato la corrispondenza dei dati sintetizzati con le fonti originali per evitare “allucinazioni” (dati inventati dal modello). Inoltre, se la sintesi di dati è parte del pezzo finale, il quotidiano segue il principio di trasparenza, informando il lettore sull’uso di tecnologie assistive. Il ruolo del giornalista ora assume anche questo compito: proteggere il pubblico.
Stare al passo con il veloce avanzamento dei social e dell’AI in questi tempi è una sfida veramente difficile, ma alla portata dei professionisti del Corriere della Sera, i quali hanno dimostrato di avere una trasparenza e un metodo di lavoro straordinario per oltre 150 anni di storia della testata, messo in atto nel palazzo dei misteri.

