Nervi: lavori in Via Oberdan, riqualificazione o disagio?

di Dorotea Dighero, 1D

Nervi è il quartiere più a levante del comune di Genova, caratterizzato dalla splendida passeggiata Anita Garibaldi e dai monumentali parchi. 

 

Nel mese di febbraio 2024 hanno avuto inizio i lavori di riqualificazione di Via Oberdan, la principale strada di Nervi. Il progetto prevede la realizzazione di aree verdi, spazi pedonali, installazione di panchine e fontanelle d’acqua e una nuova pavimentazione in porfido e arenaria.

Attualmente è stato realizzato il tratto di Via Oberdan tra Piazza Pittaluga e Viale Franchini con un investimento di 1,1 milioni di euro; i prossimi lavori fino a Via del Commercio avverranno successivamente con un costo stimato di 2,1 milioni di euro.

Ma come sono stati accolti i lavori da chi quotidianamente vive nel quartiere?

Per rispondere a questa domanda sono state intervistate una giovane abitante e la presidente Flavia Botto del C.I.V. (Consorzio Integrato di Via) di Nervi.

Per l’abitante, una giovane universitaria, i lavori hanno avuto una durata eccessiva e non sono ancora ultimati (ad esempio mancano la regolamentazione del funzionamento della telecamera e la segnaletica finalizzata a regolamentare gli accessi).

Gli abitanti (soprattutto gli anziani) hanno subito gravi disagi legati alla mobilità per difficoltà di circolazione dei veicoli ma anche per la soppressione e modifica della circolazione degli autobus.

La valutazione, anche nella tratta di lavori ultimata, resta comunque negativa in quanto i disagi superano il risultato estetico raggiunto.

La presidente del C.I.V. è il soggetto preposto a dialogare con l’amministrazione comunale in rappresentanza dei commercianti aderenti.

A suo modo di vedere la riqualificazione di Via Oberdan, che inizialmente era stata desiderata e richiesta dai negozianti, è stata realizzata senza il rispetto di un ordine di procedure adeguato per negozianti e abitanti. Ad esempio sarebbe stato opportuno programmare la circolazione alternativa degli autobus, il ritiro dei rifiuti ingombranti dei negozi, la definizione delle regole per la ZTL.

A lavori ultimati, tutti i negozianti (compresi quelli che, ad un sondaggio precedente erano risultati favorevoli al progetto di riqualificazione) si sono dichiarati scontenti di come sono stati realizzati e hanno lamentato un significativo danno economico. I negozianti chiedono che venga ripristinato un autobus che attraversi Via Oberdan per facilitare lo spostamento dei clienti.

 

 

Surpluse via Bologna: centro di riuso

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Laura Grimaldi, 1D

Continua ad operare a Genova il terzo centro di riuso Surpluse dell’Amiu.

Nel settembre del 2023 è stato inaugurato, nel quartiere di San Teodoro, il terzo centro di riuso Surpluse. Nato da un vecchio mercato comunale di Via Bologna, fatto ristrutturare dall’Amiu, il centro di riuso sta ottenendo il risultato desiderato. Esso è stato costruito per recuperare tutti gli oggetti (giocattoli, dvd, libri, oggetti per la casa) che le persone non utilizzavano e che non volevano buttare. C’è solo una cosa che il centro non prende: le enciclopedie. Con l’aiuto di Google ormai questi libri non vengono più usati e occuperebbero solo spazio.  Il centro invita anche  le persone ad entrare per prendere gli articoli,  in modo da offrirgli una nuova vita. Le persone  che frequentano principalmente il posto  sono gli abitanti della zona . Essendoci altri due centri di riuso (Small di Coronata e quello del Ducale), questo è solo utilizzato dalle persone che abitano in vicinanza. Il centro al suo interno ha una sala “multimediale”, utilizzata per fare riunioni e per fare corsi. Recentemente si è concluso un concorso di digitalizzazione fornito dall’Uniauser di San Teodoro. Il centro è aperto tutti giorni: in alcuni giorni fa orario continuato, in altri giorni l’orario è spezzato. I volontari sono sempre a disposizione delle persone e aiutano se si ha qualche curiosità. Durante la mattinata dei giorni lavorativi, il posto ospita le classi delle scuole materna e delle elementari per fare insieme a loro dei laboratori basati sull’educazione al riciclo e al riuso.    Una delle volontarie che operano in Surpluse ci ha detto:

Dentro il centro c’è molta affluenza: entrano tantissime cose, ne escono un po’ di meno, ma il nostro desiderio è quello che le persone comprino di più. Noi abbiamo in gestione questo posto, ma in collaborazione ci sono anche altre varie associazioni. Dobbiamo e vogliamo dimostrare che il centro funziona.  Le persone sono molto incuriosite quando passano per la strada, entrano e chiedono sempre informazioni su come funziona questo centro.    

 

Tennis sotto il cielo di Bogliasco: il successo della Coppa del Sindaco

         
Bogliasco –  La cittadina di mare in Liguria ha ospitato di nuovo un grande evento sportivo, la Coppa del Sindaco.

di Alice Crosa di Vergagni, 1D

Il grande torneo che ha visto la partecipazione di 346 giocatori si è svolto ancora una volta a gennaio a Bogliasco.  L’evento non solo ha messo in mostra le abilità dei tennisti presenti ma ha anche coinvolto i numerosi spettatori creando un’atmosfera di festa.

Il torneo è stato organizzato con il supporto dell’amministrazione comunale e della federazione italiana di tennis, oltre a quello del circolo in cui ha avuto luogo l’evento, e ha visto la partecipazione di molti atleti di diverse fasce di età, che spaziano dai giovanissimi promettenti ai giocatori esperti.  Oltre al tennis, la bellezza di Bogliasco con la sua vista sul mare ha reso l’evento ancora più piacevole per gli abitanti e soprattutto per i pochi turisti invernali.

Sui campi in terra rossa del TC Bogliasco si sono svolte le 231 partite dei tabelloni del singolare maschile e femminile e del doppio maschile, femminile e misto.

Il Sindaco di Bogliasco, l’On. Luca Pastorino, intervistato a riguardo si è dichiarato estremamente soddisfatto della partecipazione di numerosi atleti e spettatori nonostante l’evento si fosse tenuto durante il periodo delle festività natalizie.

Ha inoltre sottolineato, con orgoglio, la grande vocazione sportiva di Bogliasco. Infatti, nonostante le piccole dimensioni, il paese offre la possibilità di praticare numerose discipline e ospita società sportive di livello nazionale. Grazie a questo si è dimostrato assolutamente in grado di organizzare un evento di questa dimensione ed importanza.

Forte del successo dell’iniziativa, delle congratulazioni ricevute dalla Federazione Italiana Tennis per l’organizzazione e l’interesse dimostrato da diversi sponsor per il torneo, il Sindaco si è detto deciso a riproporre l’evento anche in futuro.

Per quanto riguarda i risultati sportivi, i tornei di singolare maschile e femminile sono stati vinti rispettivamente da Lorenzo Elia e Cristina Ferrando. Nel Doppio Misto ha trionfato la coppia Carlotta Droetto/Federico Cangemi mentre il Doppio Maschile ha visto la vittoria della coppia Guglieri/Motto.

Una menzione particolare merita il vincitore del Singolo Maschile Lorenzo Elia, giovane promessa sedicenne del Tennis Club Finale. La finale lo vedeva contrapposto al vincitore della precedente edizione, il più esperto sanremese Mirko Lagasio del TC Genova. Contro ogni pronostico, alla fine di una bellissima e combattuta partita il ragazzo del TC Finale si è aggiudicato la nona edizione del torneo.

La finale è stata il degno coronamento degli sforzi fatti e dell’impegno profuso dall’Amministrazione di Bogliasco, dal Tennis Club Bogliasco e ha ripagato l’entusiasmo di giocatori e tifosi. Ci uniamo quindi alla soddisfazione del Sindaco e gli auguriamo che Bogliasco riesca nell’intento di ospitare ancora in futuro eventi sportivi emozionanti e partecipati come è stata la nona edizione della Coppa del Sindaco.

 

Spazzapnea: una missione per il mare

di Lorenzo Verga, 1D

Paolo Acanti, responsabile per la Liguria dei corsi di Apnea Academy, nonché membro dei fondatori di Spazzapnea, ci racconta di un’iniziativa sempre più ambiziosa, che si propone di dare una svolta all’ inquinamento delle acque marine, coinvolgendo i ragazzi.

ocean dumping-totale inquinamento su una spiaggia tropicale - mare inquinato foto e immagini stock

Il mare e Paolo Acanti hanno sempre avuto un rapporto speciale: lui è apneista e istruttore di apnea dal 2002, ha avuto un’invidiabile carriera agonistica e un fulminante percorso lavorativo che lo hanno portato a fare l’aiuto istruttore dopo un solo anno di corso, e dopo due anni il corso istruttori con Umberto Pelizzari, ex pluricampione del mondo di apnea.

Da anni ha deciso di fare qualcosa di concreto per un posto che gli ha dato tanto, il mare.

Spazzapnea consiste in una gara tra giovani apneisti, con l’obiettivo di pulire il più possibile i nostri fondali.

L’idea della gara è nata nel 2018, avevamo già tentato di fare una manifestazione ma avevamo avuto pochissima partecipazione, mi ricordo che quell’ anno fu un successo

Come si è evoluta Spazzapnea dalla sua prima edizione?

Coinvolgendo altri istruttori  in varie località italiane, nelle quali oggi si svolgono le gare di Spazzapnea,  come la Marina di Pisa, Bari, Roma, fino alle Egadi, siamo riusciti a creare a Genova questo format per facilitare il lavoro a tutti gli altri, abbiamo creato un regolamento e un’organizzazione di volontario in modo tale che tutte le persone che vogliono organizzare in altri posti facciano esattamente come facciamo qui noi. Per loro è anche più semplice perché noi gli forniamo tutta l’attrezzatura gratuitamente e l’assicurazione anche se naturalmente nel regolamento possono esserci delle eccezioni da una località all’altra in base alla spiaggia.

2.000 + Immersioni Subacquee e Natura immagini gratis - Pixabay

Qual é il contributo ambientale di Spazzapnea e quali sono i risultati concreti che avete ottenuto finora? 

La notizia triste è che se ogni anno andiamo a pulire la stessa spiaggia, l’anno dopo la ritroviamo sempre uguale. Praticamente tutte le volte che arriva una mareggiata o una piena di un fiume si sporca di nuovo in modo uguale perché c’è tantissima plastica e la gente continua a buttarla in mare. A Genova che è una delle città in cui ci sono più partecipanti raccogliamo all’ incirca 800-1000 chilogrammi di spazzatura alla volta; in tutta Italia si arrivano a contare tonnellate di rifiuti.

E invece quali sono le difficoltà in cui si imbattete nell’organizzazione di un evento come Spazzapnea?

Nei primi tempi la difficoltà più grande è stata quella di trovare i soldi; fortunatamente abbiamo trovato delle aziende che ci finanziano e ci danno la possibilità di riproporre Spazzapnea tutti gli anni. Ora è la parte burocratica che è veramente impegnativa: fino a qualche anno fa era vietato prendere della spazzatura dal mare e buttarla nel cassonetto, ti denunciavano. Per questo motivo ci vuole il patrocinio del Comune di Genova o della Regione in modo tale che ti diano l’ autorizzazione e ti mettano a disposizione l’ente municipalizzato della raccolta rifiuti per differenziare i rifiuti. La parte più difficile è proprio ottenere i permessi della Capitaneria di Porto per andare in mare quel giorno, permessi dal Comune per occupare il suolo pubblico, dai Vigili Urbani per riservare i parcheggi dell’Ambulanza, tutto per fare un servizio che dovrebbe essere il Comune a pagare e invece non riusciamo neanche a farlo gratuitamente.

Quali sono gli obiettivi futuri?

Ovviamente aumentare sempre di più le località partecipanti anche se diventa sempre più difficile perché noi siamo solo volontari, ad esempio io partecipo perché voglio fare qualcosa per l’ambiente, ma sta diventando sempre più oneroso dal punto di vista del tempo, impiego ed è sempre più difficile trovare i soldi perché sia tutto gratuito. Però siamo determinati, abbiamo persone molto capaci e vorremmo che il nostro evento si allargasse anche all’estero, ci piacerebbe che diventasse internazionale. E’ un obiettivo che ci siamo proposti di raggiungere sarebbe veramente eccezionale.

C’è un messaggio che vorrebbe lanciare per i ragazzi e coinvolgere sempre più gente?

Quello che vorrei dire alle persone è più che pulire bisognerebbe evitare di sporcare, perché noi volontari possiamo anche pulire, ma non riusciremo mai a togliere tutto, purtroppo. Vedo tanta gente che butta la spazzatura nei bidoni in spiaggia ed è un bene, ma io vedo tanti rifiuti che arrivano dai corsi d’ acqua, dalle colline, ed è incredibile, buttano tutto nei fiumi. Anche negli stabilimenti balneari, lasciano le canoe, le barche, le cabine, tutto in riva al mare senza curarsi di una possibile mareggiata che trascinerebbe tutto in mare. I ragazzi dovrebbero avere la forza di denunciare quello che vedono. Secondo me è l’ unico modo per limitare il danno delle cose che vengono buttate in mare.

Evitare di buttare, non pulire, questo è il messaggio.

Auto storiche in Albaro

di Liliana Steneri, 1d 

Domenica 16 febbraio 2025 in piazza Leopardi in Albaro si è tenuto il diciottesimo raduno delle auto storiche organizzato dal Veteran Car Club.

Nonostante la fredda giornata invernale splendeva il sole sulla storica piazzetta del quartiere, che si è affollata di persone di tutte le età e famiglie con bambini. Il pubblico è stato incrementato dalla vicinanza alla chiesa di San Francesco di Albaro, da cui i passanti uscivano e si fermavano ad osservare le auto. Le persone che uscivano dalla messa hanno dichiarato che è stato divertente nonché piacevole, e qualcuno l’ha definita “Un esperienza un po’ diversa dal solito“. Anche gli abitanti della zona, in maggior parte, appoggiano la manifestazione: “Non è un problema, la manifestazione non intralcia particolarmente gli spostamenti in quanto il tratto è breve e facilmente aggirabile” ha detto un abitante di una delle vie interessate “Inoltre” ha aggiunto “è l’occasione per fare due passi ed assistere a qualcosa di nuovo“.

La manifestazione consiste nel percorrere un tragitto cronometrato prestabilito a bordo della propria vettura d’epoca, al termine del quale si tiene una premiazione. Questa giornata è stata occasione di aggregazione tra le persone e di profitto per le attività commerciali della zona. Infatti, al termine della gara, i partecipanti si sono riuniti nella storica trattoria “La Vegia Arbà” e “Le Cicale Bistrot” di piazza Leopardi.

I partecipanti erano ben ottantacinque, e fin dal primo mattino le strade interessate dalla manifestazione sono state chiuse ai mezzi. Le auto avevano dei motori particolarmente rumorosi, come spesso accade nelle auto d’epoca, le quali in questo caso dovevano essere più vecchie di vent’anni per partecipare. 

 

In Albaro il raduno annuale del Veteran Car Club: più di 80 auto storiche  in sfilata - Genova 24

Ciò fa sorgere spontanea una domanda: come possono delle auto altamente inquinanti come queste circolare per la città?

Essendo d’interesse culturale, la circolazione di queste auto è permessa con una distinzione: le auto d’epoca possono circolare in caso di manifestazione, mentre le auto storiche possono farlo sempre a seconda delle normative in materia di emissioni emanate dalle varie città.      

Il padel sembra creare scompiglio ad Albaro

Nel levante cittadino, l’ex calciatore Antonio Cassano, è promotore di un nuovo centro sportivo, ma i residenti dicono no al suo progetto     

di Alice Celada, 1D

Il padel è uno sport che è arrivato non molto tempo fa in Italia, ma che si è diffuso velocemente, soprattutto negli ultimi anni, persino a Genova. Nella regione non fanno che aumentare i centri sportivi che ospitano campi dedicati a questo sport e il quartiere di Albaro é da anni teatro di un’accesa discussione riguardante la realizzazione di un nuovo impianto sportivo con campi da padel. Il progetto promosso da Antonio Cassano, ex calciatore della Sampdoria, é stato fin dall’inizio contestato dai residenti dell’area interessata. Cassano vuole costruire un centro sportivo costituito da tre campi da padel coperti, di cui uno dotato di tribuna, uno spogliatoio e un’infermeria funzionali ai campi; tutto questo nell’area verde, attualmente abbandonata, compresa tra via Pisa e via Livorno, sopra il tombinamento del Rio Parroco, nel cuore di Albaro.

Il completamento dei lavori  è previsto al termine del 2025, ma l’approvazione del progetto ha subito innumerevoli rinvii, a causa dell’opposizione da parte dei residenti, preoccupati per l’impatto ambientale e acustico che subirebbe la zona e per il rischio idrogeologico annesso.

Come dicono i residenti:” La paura é di perdere la tranquillità che precedentemente caratterizzava questa zona, senza dimenticare dei parcheggi per le auto che diminuiranno esponenzialmente e il problema del Rio Parroco, appena la pioggia aumenta la zona inizia ad allagarsi e con i campi la situazione non potrà che peggiorare. Insomma non siamo convinti che questo progetto possa portare a qualcosa di buono”.

La figura che ha fatto da mediatore tra i cittadini e l’ex calciatore, é l’assessore all’urbanistica Mario Mascia, il quale ha cercato di illustrare ai cittadini gli aspetti positivi di questo progetto che come fini ha quelli di riqualificare una zona  al momento degradata e dare a quest’ultima un’utilità, fornendo un servizio aggiuntivo per i cittadini; d’altra parte ha cercato di venire incontro ai timori dei residenti chiedendo delle modifiche al progetto, rendendolo meno impattante per la zona.

Nonostante le variazioni al progetto, i cittadini hanno nuovamente presentato un ricorso al Tar e ad oggi i lavori sono fermi in attesa del verdetto finale.

Skymetro: il nodo della discordia

di Giulia Pedemonte, 1 D

Lo Skymetro è la nuova tratta della metropolitana, interamente a cielo aperto, finanziata dal Ministero dei Trasporti, che permetterebbe di attraversare la Valbisagno in soli 11 minuti, partendo da Molassana e arrivando a Brignole. La struttura, sopraelevata rispetto al piano stradale, dovrebbe avere una lunghezza di circa 7 Km, sei fermate ed essere alimentata tramite pannelli fotovoltaici. E’ stato stimato che una volta in funzione, potrebbe essere utilizzata da circa 60.000 persone al giorno.

Il costo del progetto è stimato in 398 milioni di euro e porterebbe a una svolta della viabilità nella Valbisagno, attualmente molto congestionata dal traffico.

Sin da subito, però, si sono evidenziati problemi di carattere strutturale, in quanto individuare il percorso più congeniale per la struttura e meno impattante per il territorio, non sembra facile.

Lo Skymetro, vista l’importanza dell’opera, andrebbe inevitabilmente a influenzare non solo l’ambiente circostante ma anche a creare una serie di ripercussioni su tutte le zone interessate.

Ben presto si sono creati, quindi, i comitati che appoggiano l’opera, perché trovandosi nelle zone periferiche, avrebbero i maggiori benefici nell’uso dello Skymetro e i comitati, che ne contestano la costruzione, perché trovandosi nei quartieri centrali, utilizzerebbero meno questo tipo di trasporto e ne subirebbero comunque le conseguenze.

I comitati del “NO” sostengono a gran voce che, non soltanto la struttura deturpa l’ambiente ma che essendo sopraelevata, con un’altezza di circa 12 metri, arriverebbe fino ai quarti piani delle case, limitando la luce e la vista delle abitazioni che si trovano affacciate al percorso. Si troverebbe inoltre, in un’area esondabile e la costruzione implicherebbe l’impegno non soltanto di risorse economiche ingenti ma anche il restringimento delle strade già esistenti con diversi cantinieri aperti lungo tutto il percorso cittadino. I cittadini che non vogliono l’attuazione dell’opera sostengono che la spesa sia è troppo elevata e vorrebbero che le finanze pubbliche fossero utilizzate meglio, ad esempio per il comparto sanitario che versa ormai da anni in una situazione di difficoltà o per la costruzione di aree verdi. Propongono quindi la costruzione di un tram al posto del cosiddetto “ecomostro”.

I comitati per il “SI” sostengono invece, che si tratterebbe di una vera rivoluzione per la Valbisagno che finalmente potrebbe sfruttare la metro per gli spostamenti con conseguente diminuzione del traffico, anche per chi sarà comunque costretto a utilizzare il trasporto su gomma.  La struttura inoltre, grazie ai pannelli fotovoltaici promette di limitare l’impatto ambientale e il consumo energetico. Si ridurrebbe inoltre l’inquinamento dovuto all’utilizzo delle auto con un notevole miglioramento sulla qualità dell’aria e della saluta pubblica.  Lo Skymetro migliorerebbe anche la vita di tutti gli studenti che dal quartiere di Molassana tutti i giorni raggiungono il centro cittadino per recarsi o in stazione o presso i vari istituti.

Il progetto dello Skymetro è stato revisionato più volte, cambiando il suo tragitto in vari punti e questo ha alimentato la convinzione che l’opera non fosse attuabile su un territorio fragile come quello genovese. Il mese scorso inoltre, il percorso nuovamente modificato, ha portato il transito così vicino all’Istituto Firpo che si è pensato al suo abbattimento.

Il progetto non è ancora definitivo e tanti nodi sono ancora da sciogliere.

I fondi stanziati non sono sufficienti per coprire le ultime modifiche fatte e questo comporterà una riduzione del percorso previsto. Sono slittate anche le date di consegna e lo Skymetro, che doveva vedere la sua attuazione nel 2027, vede la fine lavori spostarsi al 2030.

Ecco che cosa ci hanno detto gli abitanti dei quartieri interessati:

Marino abitante di Marassi: “Sono felice della realizzazione dello Skymetro, mi permetterà di muovermi più agevolmente e sono convinto che la gente che si oppone, una volta realizzato, lo troverà invece un ottimo mezzo di trasporto

Arianna abitante di Struppa: “Lo Skymetro almeno per ora non arriverà a Struppa e non sono convinta che il progetto sia fatto bene. Ho il timore che tutti i cantieri che verranno allestiti dureranno anni bloccando le strade. Quindi sarò comunque costretta a usare la mia auto con il rischio di trovarmi bloccata nel traffico per recarmi al lavoro.

Gianfranco abitante di Molassana: “Sono favorevole, perché potrò lasciare l’auto a casa e risparmiare tempo e soldi. Non penso si troverà un accordo con chi si oppone perché sono quelli che abitano già in centro e hanno solo il timore che le loro case perdano valore.

La partita è tutta da giocare e sembra ancora aperta e piena di sorprese.

Il Carlini: eventi, tornei e non solo

di Noa Braggio,1D

Da quando l’11 giugno 2013 il Consiglio comunale, su richiesta della consigliera Clizia Nicollella firmò la concessione al Cus della struttura Carlini, la società polisportiva si è sempre impegnata per la promozione dell’attività sportiva a favore anche delle categorie più fragili: scolari, disabili e anziani. 

Nel corso degli anni il CUS ha aderito a diverse iniziative improntate all’inclusione e alla solidarietà. Una tra le tante è iniziata nell’aprile del 2021, quando il CUS ha aderito all’iniziativa Spin Ability lanciando il suo progetto, denominato “CUSeS:Come unire Sport e Solidarietà”. Questo progetto si è poi concluso a giugno dopo ben ventiquattro incontri.   

Ad oggi il CUS non si ferma e continua la propria missione per diffondere la consapevolezza che praticare sport non è importante solo a livello fisico ma anche mentale e perciò diventa fondamentale permettere a tutti di praticarlo.

All’interno della società i progetti non finiscono mai, nel Dicembre del 2023 infatti è stato annunciato un nuovo progetto “Servizio…al centro” che si concluderà nel settembre 2025. Un nuovo progetto sociale che punta alla diffusione delle discipline sportive tra i più bisognosi. Con l’aiuto di diverse cooperative Sociali ad esempio Agorà il CUS sta organizzando molteplici attività sportive che come ci riporta il segretario Generale Marco Midoro: “sono state finanziate dalla società Sport e Salute SPA , la quale si occupa di fornire lo sport di base a tutti  i ragazzi bisognosi con una fascia di età tra i 14 e i 34 anni . “

Il progetto del CUS Genova è stato inserito infatti nel bando di Sport e Salute “Play District”.   Il bando si impegna a sostenere e finanziare progetti di innovazione sociale centrati sulla pratica sportiva . 

Nel corso di queste attività il CUS ha sempre cercato di istaurare un vero e proprio rapporto con i giovani partecipanti , iniziando anche percorsi individuali per tutti i ragazzi, che come ci ha spiegato Marco Midoro:  “dopo aver preso parte a questi progetti hanno deciso di continuare questo percorso iscrivendosi alla società polisportiva”.  

Essendo beneficiari la società si impegna, nel caso vogliano continuare per questa strada, a saldare la quota chiedendo all’interessato una percentuale molto più bassa”. 

simbolo Play District

Fra le pietre d’inciampo di Genova: la vita di Giorgio Labò

di Ludovica Dolcini, 1D

Dietro alle pietre d’inciampo di Genova si celano molte vite delle vittime della Shoah , ma la maggior parte di loro sono sconosciute a molti, come quella del partigiano Giorgio Labò.

Egli nacque a Modena il 29 maggio 1919. Di madre ebrea, dopo un periodo di permanenza a Genova, si trasferì a Milano. Lì, seguendo le orme del padre architetto, cominciò i suoi studi alla Facoltà di Architettura, che poi dovrà abbandonare a causa dell’inizio della seconda guerra mondiale. In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, entrò a far parte della Resistenza e dopo essere diventato membro dei Gruppi di Azione Patriottica di Roma, partecipò a molti sabotaggi mettendo in pratica le sue conoscenze nel campo degli esplosivi. 

 

Sebbene non sia stato mai catturato durante i boicottaggi, venne tradito da Giovanni Amidei e il primo febbraio 1944 venne arrestato dalle SS. Fu portato nel carcere di via Tasso, a Roma, dove rimase con mani e piedi legati per quasi venti giorni. Nonostante la tortura, non rivelò mai nulla e, per questo motivo, il 7 marzo 1944, venne fucilato insieme a 11 partigiani a Forte Bravetta, a Roma, dalle SS tedesche.

A distanza di quasi settant’anni dalla sua morte, il 7 marzo 2013, fu posta una pietra d’inciampo in suo onore in via Roma a Genova.

Come detto in precedenza, la sua vita e molte altre sono sconosciute a gran parte degli abitanti genovesi, siccome la piccola dimensione delle pietre d’inciampo sparse per la città non cattura sempre l’attenzione dei passanti. Per questa ragione, alcuni studenti della classe 5F del Liceo D’Oria hanno deciso di riportare alla luce la vita delle vittime delle sterminazioni attraverso il progetto “Stolpersteine”, con il fine di coinvolgere i propri compagni di scuola riguardo l’argomento. L’idea è nata dalla loro insegnante di religione, la professoressa Borello, che quest’anno per la prima volta ha scelto di proporre l’iniziativa per approfondire la questione.

Come ci ha riferito la docente, il progetto “Stolpersteine” :”Non è nato come progetto ma come attività della classe e per praticità è stato definito progetto“. La docente notando il gradimento e l’impegno dei ragazzi per realizzare il lavoro e la disponibilità di molti insegnanti del liceo per accompagnare le classi, ritiene che possa essere: ” bello poter riproporre questa opportunità di conoscenza e riflessione” anche negli anni futuri.

Il lavoro degli studenti si è sviluppato dalle basi seminate l’anno scorso dalla classe 5I, che partecipando al concorso “I giovani ricordano la Shoah”, ha dato inizio alle ricerche da cui i ragazzi della classe 5F hanno preso spunto. Gli alunni sono subito stati coinvolti dalla proposta della docente, dedicandosi al progetto con accuratezza, siccome a ognuno, citando le loro parole, “ la questione sta davvero a cuore”.

Ora come ora, le pietre d’inciampo vengono ricordate solo il Giorno della Memoria, ma si spera che il progetto “Stolpersteine” possa aumentare l’interesse per aiutarci a non dimenticare il passato.

L’Euroflora ritorna in città per la tredicesima edizione

La natura si fa spazio nel Waterfront di Genova

di Bianca Costa, 1 d

La manifestazione è notissima in Italia e all’estero, ma non tutti sanno che questo evento è nato da una geniale intuizione del genovese Carlo Pastorino, allora presidente della Fiera di Genova. Carlo Pastorino immaginava un’immensa rassegna dedicata ai fiori e alle piante che valorizzasse le competenze dei floricoltori e vivaisti italiani aspirando ad ottenere il riconoscimento dell’A.I.P.H. (Associazione Internazionale dei floricoltori) così da essere alla pari di altre importanti rassegne internazionali dette “Floralies” , tra cui quelle di Budapest, del Belgio e della Francia. Il 27 agosto del 1965 la presidentessa dell’A.I.P.H., Emille Debroise, autorizzò l’Euroflora Italiana a Genova.

La realizzazione del progetto venne affidata al Segretario generale dell’Ente Fiera, Giuseppino Roberto, e grazie soprattutto all’impegno dei floricoltori genovesi e liguri a quella prima manifestazione del 1966 ne sono seguite altre 11, realizzate nelle aree  della Fiera di Genova e due, quella del 2018 e del 2022 svoltesi presso i Parchi di Nervi.

Nonostante le attività introdotte da ognuna delle edizioni, l’Euroflora ha sempre rispettato le intenzioni del suo ispiratore e le sue caratteristiche originarie, prima tra tutte, il celebre logo che da sempre identifica la manifestazione. Quest’ultimo e il lettering sono nati dalla creatività dell’artista Emanuela Tenti. Due corolle astratte, volutamente imperfette,  che ancora oggi sono il simbolo della manifestazione stessa.

La tredicesima edizione, che verrà inaugurata il 24 aprile 2025 e che si concluderà il giorno 4 maggio, segna, per la gioia dei genovesi, il ritorno dell’esposizione  nella sua storica e originaria sede della Foce, rinnovata dal quartiere riqualificato Waterfront  di Levante, secondo il progetto dell’Architetto Renzo Piano (altro illustre genovese) e dal padiglione Jean Nouvel.

Come dichiarato dal responsabile divisone verde di Aster e collaboratore tecnico di Euroflora, Dott. Giorgio Costa:

“Il cambiamento di location è stato causato dalla necessità di spazi molto aperti per la manifestazione. Tale situazione sconsigliava la scelta dei Parchi di Nervi come il luogo della edizione 2025 che, a causa di questa necessità avrebbe sicuramente danneggiato il luogo stesso. Quest’anno i cittadini hanno molte aspettative nei confronti di Euroflora, ma molti non sanno che l’ambiente del Palasport è cambiato notevolmente e non presenta più gli spazi e le caratteristiche di un tempo. Tutte queste differenze potrebbero perciò generare il malcontento tra color che decideranno di visitare Euroflora 2025.

L’edizione di quest’anno intitolata: “La natura si fa spazio” prende spunto dal progetto, firmato dall’architetto Matteo Fraschini, ispirato ad un principio di riappropriazione dello spazio verde nel contesto urbano e realizzato attraverso percorsi narrativi che mettono in comunicazione arte e sensi. Con la scelta di opere significative, come il Cretto di Burri e il dripping di Pollock , si  richiama l’attenzione su le problematiche tra paesaggi naturali e antropizzati e sulla scarsità delle risorse idriche. Questi elementi artistici molto simbolici sono utilizzati per strutturare lo spazio espositivo. 

 La manifestazione, inoltre, sarà caratterizzata da “Origami” , vere e proprie forme artistiche floreali e da “Arene”, spazi destinati a condividere sapere utili alla crescita della comunità urbana.

Nell’ambito dell’edizione del 2025 si svolgerà, come nelle precedenti rassegne, un concorso, quest’anno nominato “Ars Urbana”, che premierà il progetto architettonico e paesaggistico che più di ogni altro è ispirato alla sostenibilità ambientale e al risparmio idro-energetico. 

Euroflora 2025 punta alla sostenibilità della manifestazione attraverso la gestione differenziata dei rifiuti, la modalità della mobilità in avvicinamento attraverso impiego quasi esclusivo di mezzi di trasporto pubblico e la riduzione dell’uso di plastiche.