Intervista al dottor Gianni Testino, Coordinatore Centro Alcologico Regionale Ligure ASL 3 Liguria
di Marta Tognoni, 1D
Frequento da molti anni un circolo del tennis dove mi alleno regolarmente e trascorrendoci molto tempo ho notato una, non regolare, ma numerosa quantità di eventi che spesso hanno l’alcol come presenza costante. Gli eventi in questione sono sei, quindi non troppi, e nel loro nome è sempre presente un riferimento alcolico, come per esempio la “Sangria Cup“. A queste manifestazioni partecipano molte persone, le quali tra una partita di tennis o paddle e l’altra, oppure alla fine del torneo, bevono un cocktail offerto dal club.
Questo mi ha fatto pensare a quanto effettivamente l’alcool sia presente nella società di oggi, ma soprattutto negli ambienti sportivi. Anche ragazzi molto giovani fanno uso frequente di alcool ed essendo impreparata sull’argomento ho deciso di fare qualche domanda al dottor Gianni Testino, coordinatore regionale e direttore del Centro Alcologico di Genova attivo da anni nella promozione di una Educazione a Corretti Stili di Vita tra i giovani.

Innanzitutto il dottore mi ha fatto una premessa:
“Indipendentemente dalla tipologia di bevanda alcolica, il vero problema è l’etanolo. Questo infatti è tossico, cancerogeno, teratogeno e psicoattivo.
È stimato che la popolazione sportiva consumi il 20-30% in più di alcol rispetto a quella non sportiva. Inoltre, la popolazione che segue lo sport consuma il 40% in più di alcol rispetto a quella non interessata.”
Le eventuali cause di quest’uso sono semplici ma purtroppo non si possono escludere. Infatti gli sportivi bevono alle cerimonie, alle premiazioni, agli eventi sociali organizzati dalle società sportive, insomma tutti luoghi dove l’alcol non è protagonista, ma è nel bicchiere di tutti.

Nelle società sportive infatti l’alcol viene servito normalmente, come potrebbe essere venduto in un pub, perciò le società dovrebbero “imporsi dei comportamenti etici”. Potrebbero evitare collaborazioni o sponsorizzazioni con produttori di alcolici, promuovere incontri con esperti per l’educazione a corretti stili di vita e insegnare ai ragazzi la responsabilità e metterli a conoscenza del mondo delle dipendenze.
Per responsabilizzare i giovani la dottoressa Patrizia Balbinot ha ideato un test chiamato “Glu Glu Test”.

“Al di sotto dei 20 anni i meccanismi di metabolizzazione non sono maturi. Per tale ragione anche bassi dosaggi rimangono nel circolo ematico per diverse ore causando notevoli
danni (soprattutto cerebrali).”
I giovani iniziano a bere intorno agli 11-12 anni, per lo più i maschi. Gli effetti negativi principali dopo due unità alcoliche sono la riduzione della performance psico-fisica, l’inizio della fibrosi epatica, la riduzione al 40% del testosterone maschile e l’alterazione della densità della mammella femminile.
Sui giovani agonisti sportivi però l’alcol ha più effetti perché oltre a danneggiare l’organismo nei modi sopra citati, provoca danni, alle cellule muscolari:
- Incremento della degradazione proteica
- Riduzione della rigenerazione muscolare
- Infiammazione cronica con maggiori probabilità di lesioni muscolari (soprattutto negli sport
da contatto);
all’apparato scheletrico:
- Riduzione di vitamina D con malassorbimento di calcio
- Aumento attività delle cellule che degradano la struttura ossea (osteoclasti)
- Aumentata probabilità di fratture (soprattutto negli sport da contatto);
e soprattutto anche danni cerebrali:
“Nei soggetti che praticano sport dove il consumo di alcol è utilizzato in modo rituale (il rugby per esempio) è stata dimostrata a lungo termine, in alcuni individui, una riduzione della performance cerebrale permanente.”
PENSIAMO A CIO CHE FACCIAMO, L’ALCOL SI COMPRA MA LA SALUTE NO


