di Federica Campi, 1d
Nel 2016, Napoli è diventata il teatro di un processo che ha attirato l’attenzione di molti. Al centro c’era Raffaele Imperiale uno dei nomi più conosciuti del narco traffico internazionale, noto anche per il suo coinvolgimento in un giro di opere d’arte rubate.
Dopo anni di latitanza Imperiale venne arrestato a Dubai e con lui venne alla luce un mondo oscuro di riciclaggio di denaro e traffico di sostanze stupefacenti in tutto il mondo.
Il contabile del boss Corrado Genovese era difeso da un avvocato del foro di Genova, Emiliano Salvarezza, che si è trovato a fare i conti con molte accuse. Grazie alla strategia processuale messa in campo sia dagli avvocati di Imperiale sia da quello di Genovese, entrambi gli imputati hanno potuto usufruire di importanti sconti di pena,
a fronte di restituzioni allo Stato italiano di ingenti somme di denaro, un’isola privata e i rinomati quadri di Van Gogh precedentemente trafugati dal museo di Amsterdam.
L’avvocato Salvarezza ha precisato come il procedimento non sia tutt’oggi definito, essendo pendente, davanti alla Corte d’Appello di Napoli, il secondo grado di giudizio con prossima udienza fissata per il 1° aprile 2025.
La scelta di un avvocato genovese per un caso napoletano
Non deve stupire come un imputato scelga un avvocato che non abbia legami con il territorio in cui si svolgerà il procedimento, l’avvocato Salvarezza infatti riferisce che talvolta, nei procedimenti penali di un certo rilievo è consigliabile per gli imputati essere rappresentati da avvocati d’un foro diverso da quello dove ha luogo il procedimento proprio –se così si può dire- per evidenziare una marcata distanza dalla situazione ambientale locale. Nello specifico l’avvocato Salvarezza ritiene che la scelta sia ricaduta su di lui per la sua frequentazione più che decennale, con varie posizioni, della scena internazionale circostanza che ha certamente avuto rilevanza, trattandosi di un caso in cui era necessario interfacciarsi con autorità di paesi diversi e con culture giuridiche e generali differenti tra loro. Il legale tiene anche a sottolineare come la difesa sia fondamentalmente tecnica e quindi non abbia particolare rilevanza la sede del processo o il foro di appartenenza dell’avvocato.
L’eco mediatica e le distorsioni giornalistiche
Il caso di Raffaele Imperiale, a cui è strettamente collegato quello di Corrado Genovese, è stato più volte trattato dagli organi di stampa, non solo italiani ma anche internazionali, anche con articoli non perfettamente aderenti alla realtà ma che miravano a porre in luce solo gli aspetti sensazionalistici quali il ritrovamento dei due famosi dipinti o l’offerta allo Stato italiano dell’isola privata di proprietà di Imperiale.

La vita del trafficante Imperiale, tra i principali in Europa e con un ruolo di spicco a livello mondiale, insieme con quella dei suoi collaboratori è stata raccontata nel libro “Il Narcos” scritto da Daniela De Crescenzo per anni giornalista de “Il Mattino” e Tommaso Montanino ispettore della guardia di finanza. Il nome del legale di Genovese non viene fortunatamente citato nel libro.
L’etica professionale nella comunicazione mediatica
L’avvocato Salvarezza ricorda infatti come la sua professione debba sempre e comunque rispettare il Codice Deontologico il cui art.18 disciplina nel dettaglio il comportamento da tenere nei rapporti con la stampa, potendo fornire nell’esclusivo interesse del proprio assistito, informazione dai mezzi di diffusione che non siano coperte da segreto di indagine. In nessun caso un avvocato può sfruttare il rapporto con i mezzi di informazioni per enfatizzare la propria capacità professionale.


