Valle Scrivia da riscoprire

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Uno sguardo diretto e approfondito con l’ aiuto di Laura Repetto

Di Luca Mangini, 1B 

La Valle Scrivia è un territorio rurale dell’ area della città metropolitana di Genova; di questa zona si possono recuperare poche informazioni esaustive e corrette: spesso ne vengono criticati molto i problemi, trascurandone i pregi e gli aspetti positivi e non considerando attentamente le oggettive difficoltà. Per questo ho intervistato Laura Repetto, assessore del comune di Busalla e delegata della città metropolitana di Genova. Attualmente possiede il mandato per la scuola, l’ edilizia scolastica, le pari opportunità ed il diritto allo studio. 

Int.: “Quali sono i problemi della Valle Scrivia?”

“I problemi del nostro entroterra sono diversi, in particolare lo spopolamento e il dissesto idrogeologico. La scuola e la tutela dei più piccoli incontrano molte difficoltà: gestire una scuola o un asilo in un paesino di pochi abitanti è molto costoso e spesso gli istituti vengono chiusi e spostati altrove. Problematica anche la situazione medica e dei servizi primari.”

Int.: “Reputa che i trasporti siano ben organizzati al fine di garantire un servizio costante ed efficiente per tutti?”

“Le corriere sono poco frequenti durante l’ arco della giornata. Negli ultimi anni abbiamo osservato la totale mancanza dei cosiddetti “servizi dedicati”, ovvero quelli che spostano fasce di popolazione delicate oppure persone che vivono in luoghi remoti, dove il mezzo andrebbe a percorrere una tratta particolare solo per servire un piccolo gruppo. Stiamo cercando, tramite accordi con le varie compagnie di trasporto pubblico che operano sul territorio, di garantire l’ intermodalità fra il trasporto stradale ed il trasporto ferroviario, cosa che aiuterebbe molto.”

Int.: “Cosa pensa riguardo allo spostamento dei servizi come banche ed uffici postali verso la città di Genova?”

“Certamente è un grande danno alla popolazione, che è costretta a spostarsi molto anche per  servizi primari; ne risentono soprattutto gli anziani, che sono in gran numero nei piccoli comuni. Due conseguenze molto gravi e spesso non considerate a sufficienza sono la perdita di socialità e della microeconomia paesana: le persone, dovendo percorrere lunghe distanze non scendono più in paese e le piccole attività come bar e negozi di alimentari  perdono clientela.

 Int.: “Cosa direbbe riguardo alla copertura e alla validità del servizio medico di queste zone?”

“Il servizio medico nelle zone della Valle Scrivia è molto  ridotto. I medici sono pochi e tutti quelli ancora operativi sono in via di pensionamento. Per quanto riguarda il servizio emergenziale, i comitati di soccorso contano poco personale, inoltre le distanze da coprire per arrivare al primo pronto soccorso sono molto elevate. L’ elisoccorso non è sempre possibile perché le elisuperfici sono poche e non operative di notte. Inoltre non abbiamo un punto medico avanzato nelle ore diurne e questo contribuisce certamente al sovraffollamento dei pronto soccorso e degli ospedali della città. In progetto abbiamo l’ istituzione di piccoli ospedali di comunità, oltre che alla creazione di superfici d’atterraggio con operatività garantita anche di notte.”

Int.: “Le zone rurali sono già aggiornate nell’ ottica della sostenibilità ambientale e dello sviluppo sostenibile ?”

“Le zone rurali sono già molto più avanti delle città, la qualità di vita è nettamente più alta, specialmente per i bambini. Siamo invece ancora indietro per ciò che riguarda la mobilità sostenibile perchè la maggior parte delle persone si sposta con il proprio veicolo. Siccome non sarà mai possibile servire tutte le località con un trasporto pubblico costante, ciò a cui abbiamo pensato è un programma di intermodalità, questa volta tramite parcheggi di interscambio che stiamo progettando.”

Int.: “Come è visto l’entroterra dai giovani abitanti?”

“Certamente l’ infanzia è splendida, il poter crescere all’ aria aperta e vivere distanti da tutti i pericoli della città è una grande cosa sia per i bambini sia per i genitori. Passato il periodo delle scuole medie, però, lo studente al mattino è costretto ad andare in città per frequentare la scuola superiore; una volta tornato a casa i modi per spendere il tempo libero sono pochi: con la chiusura dei luoghi di aggregazione nei piccoli paesi, i giovani rischiano di rimanere isolati e solitari.

Int.: “Come si potrebbero migliorare queste zone rurali?”

“Per migliorare le zone rurali e per garantire agli abitanti pari opportunità a quelle dei cittadini di Genova,  bisogna cercare di investire in questi territori.  Bisognerebbe poi convincere i giovani a mettersi in gioco a favore del proprio territorio, questo vale per tutti i giovani, anche quelli che magari non sono residenti nell’ entroterra ma vogliono dare un aiuto concreto.” 

Int: “Quali sono invece i pregi di questo territorio?”

“Innanzitutto la vita ha un ritmo più lento e meno stressante. Ciò significa che in queste zone la qualità della vita è più alta rispetto a quella della città. Dal punto di vista economico troviamo prezzi molto più bassi delle zone urbane, soprattutto nel settore immobiliare. Inoltre questi territori hanno un immenso patrimonio naturalistico e culturale, purtroppo poco conosciuto, da scoprire e conservare.” 

Cosa succede in città? Il giornalismo locale e l’intelligenza artificiale

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista a Emanuele Capone

di Federico Pellegrini, 1B

Emanuele Capone, classe 1975, ha lavorato a Quattroruote e a Il Secolo XIX; attualmente è giornalista   presso Italian Tech di Repubblica. Si occupa di nuovi media, riviste, scrittura e blog.

Quali sono le peculiarità del giornalismo locale?

Il giornalismo locale si differenzia da quello nazionale perché è presente un contatto tra il lettore e il fatto.  Chi ci legge spesso è stato testimone dell’evento raccontato e sa benissimo se quello che scriviamo è vero oppure no. Certamente un giornale locale deve fornire  le informazioni che sono utili per il cittadino come quelle relative ai servizi,  ma sicuramente le notizie di maggior interesse sono quelle di cronaca nera. L’attenzione del lettore per gli eventi vicini è sicuramente maggiore rispetto a quella per eventi più gravi, ma più distanti: ad esempio un articolo sui  furti nel quartiere di Albaro viene letto dai cittadini genovesi con più interesse rispetto ad quello relativo ad un  omicidio a Londra.

Nel tempo è cambiato il modo di fare giornalismo a livello locale?

C’è stato un forte incremento dell’UGC,  cioè di contenuti creati dagli utenti che talvolta i giornali riutilizzano per raccontare la notizia. Sempre più spesso video e foto realizzati dai cittadini vengono comprate per essere utilizzate dai giornali; in questo modo si crea un legame di collaborazione tra il lettore, che acquista visibilità, e il giornalista che non sempre può essere presente sul luogo dell’accaduto.

Uno degli argomenti più discussi in questo periodo è l’incremento dell’intelligenza artificiale nel giornalismo.Ciò accade anche a livello locale? Quali sono i rischi?

 La IA è in grado di scrivere in modo veloce, corretto e convincente;può rielaborare dei dati trasformandoli in un testo senza l’ausilio dei giornalisti. La minaccia potenzialmente è reale e a tutti i livelli.

Allora sarà presto la IA a scrivere articoli e libri?

Già oggi sono disponibili online molti libri anche in italiano scritti interamente dall’IA. Per scrivere un libro con Chat GPT bastano 4 ore. Il rischio della mediocrità dei testi prodotti è molto alto e questo può agevolare un bravo scrittore che può far emergere le proprie capacità, anche utilizzando la IA come spunto da cui partire per evitare il noto “blocco dello scrittore”.

Secondo lei quali sono gli aspetti positivi e negativi dell’IA in ambito giornalistico ?

Sempre più spesso sono messe in rete fake news create con IA. Inoltre attualmente non esiste una policy di trasparenza che obblighi gli autori a dichiarare un eventuale aiuto dell’IA durante la fase di scrittura. Tra i vantaggi abbiamo un minor spreco di energia e tempo, la possibilità di verificare l’utilizzo dell’IA in altri articoli e tradurre velocemente e in modo efficace articoli di giornali esteri.

 Ci può fornire un esempio pratico in cui la IA crea un vantaggio ?

L’IA può essere utilenella stesura del cosiddetto “coccodrillo”, un pezzo che racconta i momenti più importanti  della vita di una persona famosa e si pubblica quando questa viene a mancare. Il giornalista prepara questo articolo per persone di età avanzata, ma  in caso di morti improvvise, qualora l’articolo non sia pronto, l’utilizzo dell’IA per il giornalista è di cruciale importanza dovendo far uscire velocemente la notizia.

 

 

L’arte “irregolare” di Melina

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista a Melina Riccio, spirito libero che con la sua arte smuove gli animi      

  di Anita Corsi,1B

Ho incontrato una volta  Melina a Brignole, alla fermata degli autobus e mi ha regalato un fiore. Mi ha sorriso, dicendomi : “Amore e pace”. L’ho rivista  tante volte a Genova davanti a muri impreziositi dalle sue poesie in rima, dai disegni con i cuori, dalle composizioni floreali.  Ho riconosciuto i messaggi di Melina anche a Roma, la mia città di origine, e a Parigi, in uno spazio al Museo Pompidou. Sembra di seguire polvere di fata, che ti porta in un mondo di incredibile poesia. 

Melina solitamente non rilascia interviste e per me è un grande privilegio aver avuto l’opportunità di rivolgerle alcune domande per conoscere meglio la sua storia e la sua visione del mondo.

Con la sua  “arte irregolare” (o Art Brut o Outsider Art) Melina vuole esprimere il legame con il “divino” che risiede in ognuno di noi e con la Natura e i suoi elementi primari.

La sua espressione personale supera ogni canone e regola artistica, ma per questo per me è ancora più autentica ed originale. 

I suoi collage creativi, parole, fiori, foglie, ritagli, materiali di recupero  e le sue poesie sono comprensibili a tutti, grandi e piccoli,e regalano sempre una riflessione ed un sorriso. Sicuramente in molti conoscono e riconoscono le sue opere: soffermatevi qualche istante, quando le avrete di fronte agli occhi,e  potrete avvertire la magia di una piccola vibrazione nel vostro animo.

Melina  ha risposto con piacere alle mie domande, in piena libertà di concetti e di pensieri , che ho cercato di restituire sintetizzando, ma senza tradire il senso profondo delle sue parole.

Leggete con gli occhi privi di strutture e lasciatevi incantare dalle parole di un artista e poetessa fuori dall’ordinario: vi sentirete parte dell’Universo, creature uniche e meravigliose e sentirete anche soffiare tra le righe il vento della speranza dove un mondo più bello non solo è possibile, ma esiste già. 

I: Genova accoglie molte sue opere. Ha dei luoghi preferiti? Se si, perchè?

Genova è molto bella, dai monti al mare. Vivo nel centro storico in un piccolo appartamento di uno stretto carruggio, proprio nel cuore della città. Dove mi sento ispirata, lascio il segno con le mie creazioni artistiche.

I: Melina, lei partecipa alle manifestazioni per l’ambiente, come il “Friday for Future” ?

Le manifestazioni  per me sono solo un momento di condivisione di amore e affetto, sono l’occasione per onorare la Terra e per compiere piccoli gesti di gratitudine verso la natura.  In qualsiasi occasione io dono amore alle persone e cerco di dare affetto anche alla santa terra con fiori o pulendo dove trovo sporco.

I: Che messaggio vuole lasciare alla città?

Nessun messaggio in particolare, ma un invito a tutti a considerarsi parte del creato, non solo con le idee, ma con le buone azioni. Bisogna curare i rapporti umani con purezza e onorare la Madre Terra.

I: Lei utilizza materiali polimaterici e adotta una politica ecologica di riuso e riciclo. Dove trova il necessario per le sue opere?

A trentatrè anni ho capito che rinunciare alle cose materiali è la vera salvezza, sull’esempio di  San Francesco. Io lavoro per amore, sono attenta agli sprechi e tento di recuperare quello che gli altri sprecano, anche cercando tra i bidoni della spazzatura. 

I: Perchè ha scelto questi nuovi modi espressione artistica?

Ma non esistono nuovi modi: ognuno di noi deve esprimersi al meglio per vivere con arte. Ognuno di noi è l’arte del creato. Dare nuova vita ad uno scarto  è per me un atto di purificazione, che restituisce alla materia una nuova luce. 

I: Può dirci qualcosa che ci aiuti a capire meglio le sue opere?

A volte si fa fatica a capire le mie opere  perché sono un estratto della mia anima, ma ognuno puo’ trovare   qualche corrispondenza con il proprio.Vorrei che si comprendesse che tramite la mia arte esorto a non sprecare, a recuperare, a valorizzare il Creato e a proteggerlo per poter gioire tutti in libertà e condivisione, con rispetto e cura del mondo in cui viviamo.



Verso la Genova del futuro

Il tunnel subportuale di Genova.

di Matilde Pedroncini,1B

Ho deciso di approfondire il tema della Genova del futuro perchè sono interessata al cambiamento in corso della mia città grazie a nuove opere e nuovi progetti. L’ingegnere ambientale Andrea Pedroncini partecipa ad alcuni di questi progetti, tra cui quello del tunnel sotto il porto.

I.: Cosa cambierà per la nostra città grazie al nuovo tunnel?

Il tunnel subportuale di Genova collegherà la viabilità cittadina di Ponente (zona lungomare Canepa) con quella di Levante (zona viale Brigate Partigiane).”

I.:Quanto questo influirà sulla vita dei cittadini genovesi?

“Questo progetto in origine è stato pensato per sostituire la sopraelevata; costruita negli anni ’60 e utilizzata oggi da migliaia di cittadini che si muovono da Levante a Ponente e viceversa, la sopraelevata compie un percorso lungo poiché segue la forma della baia naturale del porto. Il tunnel taglierà direttamente il porto, abbattendo significativamente i tempi di transito e offrendo una maggiore sicurezza con una corsia di emergenza che la sopraelevata non ha.”

I.:Questa infrastruttura porterà anche vantaggi ambientali?

Il progetto potrebbe prevedere l’abbattimento di una parte della sopraelevata e ciò permetterebbe di riacquistare la vista mare e della zona del Porto antico con un miglioramento molto significativo dal punto di vista paesaggistico .Dovrebbe venire realizzata una rete di opere nella zona di imbocco del tunnel vicino alla Lanterna. In particolare, si prevede l’abbattimento di alcuni edifici non più utilizzati e la realizzazione di un grande parco urbano al posto di zone industriali dismesse.

I.: Che opinione hanno i cittadini di questo progetto?

L’ipotesi dell’abbattimento della sopraelevata ha negli ultimi anni acceso un intenso dibattito. Infatti, pur essendo un’infrastruttura vecchia e impattante sul territorio se vista dal basso,quando viene percorsa in auto la sopraelevata appare come una terrazza sulla città . Molti genovesi sono contrari al progetto di abbattimento e propongono che il tunnel non venga a sostituire la sopraelevata, ma costituisca un’alternativa.

I.: I costi previsti sono elevati?

Il costo della realizzazione del tunnel è pari a circa 1 miliardo di euro e sarà finanziato sa Società Autostrade.

I.:Un progetto di questo tipo prevede la necessità di studi particolari?

“Un progetto del genere è complesso e coinvolgerà varie discipline come strutture, impianti e geotecnica (disciplina che studia la stabilità dei terreni che verranno attraversati dal tunnel). Per procedere con maggiore velocità verranno usate delle frese o talpe, macchinari molto sofisticate e costosi che scavano molti metri sotto il fondo del mare.Saranno necessarie simulazioni navali, che mi hanno riguardato personalmente. Infatti il progetto del tunnel comporterà anche l’utilizzo, forse temporaneo, di una parte del porto che ne cambierà in parte la conformazione. Tale modifica potrebbe comportare una variazione della sicurezza delle navi nel canale di Sampierdarena. La Capitaneria di porto genovese (ente incaricato della sicurezza della navigazione in porto) ha richiesto che Società Autostrade si faccia carico di riprodurre su un vero e proprio simulatore navale il passaggio delle navi nella nuova configurazione che sarà necessaria per questo progetto.”

I.: I progetti di grandi opere a Genova sono numerosi? Da chi sono ideati e promossi?

Da un evento tragico, cioè il crollo del ponte Morandi, è nato un team che, partendo dalla ricostruzione del viadotto, ha potuto pianificare molti altri interventi di grande importanza per la città. Ovviamente i progetti non possono essere realizzati senza adeguati  finanziamenti, che in questo caso sono arrivati anche grazie ai fondi PNRR. Tra i progetti per Genova finanziati dal PNRR ci sono lo spostamento della diga e lo scolmatore del Bisagno.

Il D’Oria alla sesta rassegna dei prodotti digitali realizzati dalle scuole italiane

L’ esperienza conclude il progetto di educazione civica digitale della 1B 

di Luca Mangini e Bianca Stefanelli, 1B

Nella giornata del 10 Maggio gli alunni Angelica Addesi, Alexandra Delrio, Eleonora Malatesta, Bianca Stefanelli e Luca Mangini della classe 1B del liceo Andrea D’Oria hanno partecipato come relatori al webinar tenuto dalla associazione internazionale  Di Culther , parte del loro hackaton #hackcultura2024”.

Con la professoressa Alessandra Bertolotto sono intervenuti presentando il loro lavoro sul punto 4 dell’Agenda 2030 a undici  scuole provenienti da tutta Italia e ai relatori della rassegna.

Per i cinque  studenti è stato un momento di tensione e forti emozioni presentare il proprio elaborato durante una video conferenza on line davanti a tantissime scuole e docenti, in diretta youtube.  L’elaborato presentato deriva da un progetto che è stato svolto durante l’ anno scolastico 2023/2024 dall’ intera classe 1B. Il progetto, denominato “Educazione civica digitale” ha coinvolto cinque classi prime del liceo, grazie a una  collaborazione con gli ingegneri Stella Cannizzaro e Marco Penso dell’Associazione diGenova– Digital Urban Transformation.

Tra i temi trattati durante questi incontri vi sono stati  l’uso corretto dei principali strumenti informatici; la sicurezza in rete ed il benessere digitale; il team building ed il team working; l’intelligenza artificiale; lo storytelling ed infine la creatività digitale. Inoltre c’è stato un intervento riguardo alle fake news da parte del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze).

Durante questi incontri gli alunni hanno potuto apprendere delle importanti nozioni per diventare cittadini digitali, finalità del progetto. La presentazione che è stata esposta al convegno deriva dal lavoro conclusivo del progetto gli alunni, divisi in gruppi, hanno dovuto realizzare una presentazione multimediale, interattiva ed autoesplicativa su un goal della agenda 2030 a loro scelta.  

Grazie a questi incontri, gli alunni hanno imparato a lavorare in gruppo, realizzare una presentazione multimediale autoesplicativa, usare la IA generativa, link, QR code e immagini interattive.

Per tutti gli studenti della classe la realizzazione dell’ elaborato finale è stata difficile ma dall’ altra parte è stata un’occasione di sfida e di miglioramento, di conoscenza tra compagni e potenziamento delle proprie capacità digitali, facendo uso degli strumenti e delle conoscenze acquisiti durante gli incontri. Alla fine tutti gli studenti sono rimasti soddisfatti dei lavori sia del proprio gruppo sia degli altri.

Una sfida,, ma anche una grande soddisfazione!

 

  

 

 

La battaglia contro la mafia di Tiberio Bentivoglio nell’emozionante incontro al D’Oria

di Emanuela Gasperini e Alice Moretti 2B

Giovedì 18 gennaio abbiamo incontrato al Liceo Andrea D’Oria il testimone di  giustizia Tiberio Bentivoglio, che ci ha raccontato, trasmettendoci  grande emozione e forza, la sua battaglia contro la mafia.

La storia di Tiberio

Tiberio Bentivoglio è nato a Reggio Calabria nel 1953, in una famiglia numerosa e di modeste condizioni. Lui fu l’unico dei suoi fratelli a proseguire gli studi e a frequentare l’Università degli studi di Messina. Divenne farmacista e si sposò con Enza Falsone, con cui ebbe due figlie.

Nell’ottobre del 1979 Tiberio e la moglie aprirono sotto casa nel garage un negozio di articoli di puericultura. Sin da subito l’attività ebbe successo e tredici anni dopo nell’aprile del 1992, poco prima dell’inaugurazione del nuovo locale, venne fermato in macchina da un mafioso di nome Nino, che gli chiese il pizzo. La coppia si rifiutò e nei mesi successivi vennero più volte intimiditi con chiamate anonime nel bel mezzo della notte e lettere minacciose.

Tiberio denunciò le numerose intimidazioni, subite in quell’anno, ai carabinieri e nel ’93 avvenne il primo processo in un’ aula bunker sottoterra. Tiberio ci ha spiegato che il momento più difficile è stato indicare il mafioso Nino, su richiesta del giudice. 

Nel 2003 una signora si presentò al negozio e ritirò prodotti per circa duemila euro, dicendo che sarebbe passato a pagare il marito: fece il nome di  un noto latitante. Allora Bentivoglio respinse il pagamento e la fece uscire. Bentivoglio la osservò salire su una macchina e fare svariate telefonate. Sedici giorni dopo, il cinque aprile 2003, il negozio venne fatto saltare in aria da una bomba rudimentale, costruita da due fratelli collusi con la mafia che erano gli unici della provincia in grado di ideare quel tipo di esplosivo.

I due fratelli gemelli, Gianfranco e Sebastiano Musarella, vennero condannati, tuttavia uscirono dopo soli quattro anni, per la scadenza di una notifica. 

Due anni dopo la bomba, un incendio distrusse il negozio rovinando 432.000 euro di merce. Tiberio voleva chiudere, ma la moglie lo convinse a non mollare. Nel medesimo anno fondò insieme alla moglie e ad altri tre concittadini un’associazione socioculturale, Reggio libera – Reggio, contro la mafia.

Qualche tempo dopo il proprietario della struttura in cui si riunivano dichiarò che l’associazione  doveva chiudere perché provocava fastidio al boss mafioso Santo Crucitti e anche ad un’altra persona, che venne intercettata dalla polizia attraverso una chiamata e si rivelò un sacerdote di nome Nuccio Canizzaro presidente di un’altra associazione.

Il prete venne condannato secondo l’articolo 416 bis del codice penale che prevede una reclusione tra i dieci e i quindici anni per chiunque faccia parte di un’associazione di tipo mafioso composta da tre o più persone. Dopo la condanna del sacerdote, l’associazione venne chiusa.

Nel 2008,  la figlia di Tiberio verso l’una di notte notò delle fiamme provenire dal capannone. Tiberio uscì solo e in pigiama per controllare, vide il magazzino incendiato e si affrettò a chiamare i pompieri. Chiamati i soccorsi, sull’uscio Tiberio si sentì male. Dopo questo attentato la polizia dichiarò Bentivoglio un obiettivo sensibile e gli venne proposta la scorta, ma lui declinò l’offerta.

Oggi dichiara che questo rifiuto è stato il suo errore più grande. una mattina del 2011 si stava recando verso il suo frutteto, quando, dopo esser sceso dal suo furgone,  sentì sei spari e un dolore al polpaccio. Dopo le indagini della scientifica venne scoperto che i proiettili rinvenuti nel camion avevano colpito la lamiera ad altezza d’uomo. Chi aveva sparato, lo voleva uccidere. Tiberio si salvò perché l’arma del killer si era inceppata. Per il tentato omicidio vennero indagate cinque persone, tra cui un medico.

L’ultimo attentato subito dai Bentivoglio avvenne nel 2016: venne incendiato un altro magazzino. 

Dopo l’attentato del 2016, la coppia affittò un locale al centro della città che era un bene confiscato. I beni confiscati sono capitali mobili, immobili e aziende confiscate dallo Stato alla mafia. Tiberio afferma che secondo lui ad un mafioso dà fastidio se qualcosa che prima era una sua proprietà viene trasformata in qualcosa di positivo. In Liguria sono stati confiscati 444 beni appartenenti all’Ndrangheta, arrivata nella regione circa quarant’anni fa. 

Rita Atria

Durante la sua testimonianza, Tiberio ha parlato anche dei magistrati Falcone e Borsellino, due delle più importanti figure della lotta contro la mafia e di una giovane ragazza di nome Rita Atria che li ha aiutati in questa battaglia. Rita Atria nacque nel ’74 a Partanna in Sicilia, in una famiglia di mafiosi: suo padre Vito Atria era un pastore. Da quest’ultimo la ragazza venne a conoscenza degli affari e dell’attività mafiosa a Partanna. Dopo la morte del fratello, lei e sua cognata denunciarono gli assassini e decisero di collaborare con la giustizia, conoscendo così Borsellino. Le due permisero l’incarcerazione di molti mafiosi siciliani e un’indagine sull’allora sindaco della loro città.

Dopo la strage di via D’Amelio, in cui  Borsellino perse la vita, ella si suicidò buttandosi dalla finestra del suo appartamento di Roma.

Il messaggio di Tiberio: contro l’indiffernza

A seguito di una domanda posta dagli alunni, il signor Bentivoglio ha manifestato la sua opinione riguardo il sistema giuridico italiano, che ritiene il più rigido al mondo, ma senza una reale certezza della pena. Bentivoglio intende dire a causa della eccessiva specificità delle leggi è più difficile accusare  l’imputato di un determinato reato, quindi non c’è davvero certezza di pena. Sempre rispondendo a questa domanda ha citato  Nicola Gratteri , riferendosi a lui come uno dei magistrati più importanti nella lotta contro la mafia. Gratteri è un magistrato calabrese di fama internazionale per le sue operazioni antimafia.

Con questi interventi nelle scuole, Bentivoglio vuole trasmettere agli studenti alcuni concetti importanti: egli considera l’indifferenza la malattia più grave di questo paese, infatti, secondo lui bisogna parlare dei propri problemi e non tenerli per se stessi; la mafia conta su questa indifferenza per avere più potere sulle singole persone.  

 

 

Una nuova vita per la Colonia di Renesso

Di Agata Reggiardo, 1D

 

I luoghi abbandonati sono spazi costruiti, vissuti e successivamente dimenticati dagli uomini. Sono nascosti alla vista di chi passa, spesso rappresentano un dominio di totale disinteresse, sono diventati un componente della natura, che, libera, penetra tra i vetri frantumati e attraverso le fessure dei muri. 

All’interno del Comune di Savignone ci sono almeno due casi che rientrano in questa categoria, le colonie montane di Renesso e Montemaggio, entrambe strutture di epoca fascista che ospitavano giovani italiane genovesi. Tuttavia, grazie all’interesse dell’attuale amministrazione comunale, la Colonia di Renesso potrebbe avere una nuova vita. 

La Colonia di Renesso è stata costruita nel 1933 e lo stile utilizzato dall’architetto Camillo Nardi Greco aderisce al “razionalismo italiano”, che segue i principi del funzionalismo e sviluppatosi in Italia, durante il periodo tra gli anni ‘20 e ‘30. Infatti all’ingresso, sul pavimento a mosaico, è riportata la data di edificazione, espressa in anni dell’era fascista.

La colonia ospitava le “giovani italiane”, ragazzine dai 13 ai 18 anni, durante il periodo estivo, poiché costruita in un territorio ritenuto salubre. Le loro giornate erano rigidamente strutturate, con una funzione educativa di propaganda.

Il giorno 12 marzo 2024 sono stata ricevuta presso la sala consiliare del Comune di Savignone dal sindaco Mauro Tamagno e dall’assessore Daniela Gardella, che si sono prestati in maniera molto disponibile a rispondere alle mie domande. Conclusa l’intervista mi hanno permesso di fare un sopralluogo del sito. 

Quale è il motivo per cui sono state costruite due colonie in posizioni così ravvicinate?

Probabilmente il motivo principale è il luogo, il regime fascista valorizzava l’attività all’aria aperta. Per una costruzione di questo tipo c’era bisogno di molto spazio aperto e di terreno libero per edificare, assente a Genova a causa della sua conformazione. Inoltre Savignone non era molto lontano dalla città, era raggiungibile. Ovviamente c’era l’intenzione di coinvolgere più bambini e ragazzi possibile, anche perché il regime fascista incentivava le famiglie numerose, per aumentare la forza giovanile della nazione. Di conseguenza probabilmente hanno costruito due colonie anche perché c’era molta utenza, coinvolgendo ragazzi da tutta la provincia.

A seguito del decadimento del regime, le colonie hanno subito lo stesso destino di abbandono e oblio oppure sono state utilizzate anche nel dopoguerra?

Non sono state subito abbandonate, ma per alcuni decenni sono state utilizzate anche nel dopoguerra. La Colonia montana di Montemaggio è diventata luogo di soggiorno e villeggiatura per i figli dei dipendenti della ditta Ansaldo, un’azienda meccanica genovese, che inizialmente l’aveva acquistata e successivamente l’ha ceduta al Comune. Quella di Renesso, invece, ha costituito per molti anni la base per eventi e riunioni dei gruppi scout, attività che si sono protratte fino a tutti gli anni ‘90. Nel maggio del 2008, inoltre, la colonia montana di Renesso è stata selezionata per fare da sfondo all’evento “Lezioni di paesaggio”. Durante queste giornate diversi incontri, mostre e installazioni temporanee sono state organizzate dall’associazione culturale “Plug_in-laboratorio di architettura e arti multimediali” in collaborazione con il Comune di Savignone. L’iniziativa fa parte del progetto “Cantiere Sperimentale di Cultura Contemporanea”, che prevede la riqualificazione architettonica e culturale dell’edificio, con la finalità di trasformare la colonia in un centro di cultura contemporanea dedicato alle arti visive. L’obiettivo di queste giornate era quello di innescare la diffusione di una cultura condivisa, la conoscenza adeguata del paesaggio per instaurare una nuova e diversa relazione con esso. Inoltre la colonia è circondata da un ampio e spazioso parco, che è stato utilizzato in modi differenti anche negli ultimi anni. Per esempio recentemente hanno avuto luogo addestramenti di cani molecolari, campi estivi e battesimi.

In che stato si trova la Colonia montana di Renesso in questo momento?

Attualmente la colonia al suo interno conserva l’assetto originario, ma purtroppo ha subito danneggiamenti dovuti all’abbandono, gli atti dei vandali e la mancata manutenzione. 

Anche il parco che circonda l’edificio è rilevante dal punto di vista artistico e storico, poiché rappresentava un elemento funzionale alle attività svolte presso la colonia estiva. Comparando la situazione attuale con le foto e cartoline dell’epoca si può notare la differenza di vegetazione: in origine c’era un viale alberato che permetteva di raggiungere il piazzale, circondato da prati, mentre oggi il bosco ha preso piede.  

Attualmente ci sono progetti in corso per la riqualificazione delle colonie?

Bisogna considerare che le Colonie montane di Renesso e Montemaggio sono edifici che hanno un valore storico e che, però, sono inutilizzati, poiché hanno degli spazi giganteschi su cui è difficile intervenire, sia in termini economici, sia a causa dei vincoli della Soprintendenza, dato che le colonie sono state individuate come patrimonio culturale dello Stato italiano. E’ per questo che come amministrazione comunale ci siamo soffermati maggiormente sulla foresteria, un piccolo edificio nel parco circostante alla colonia, dentro cui c’erano alcuni locali di servizio. 

La foresteria è meno rilevante dal punto di vista architettonico, ma, essendo uno spazio più piccolo, si è potuto intervenire con 360 mila euro, costi nettamente minori rispetto a quelli che servirebbero per la colonia. L’obiettivo è quindi quello di passare dalla ristrutturazione e sistemazione della foresteria, alla possibilità di poter intervenire anche sulla colonia. Il progetto prevede la trasformazione delle due camerate e della grande cucina presenti adesso in sei camere con bagno e una cucina, quindi un insieme di camere da affittare, con sistemi tecnologici innovativi e un gestore telefonico attraverso il quale prenotarle. L’inaugurazione dovrebbe essere prevista per il 25 maggio. 

Ci sono anche stati diversi progetti in passato, purtroppo mai realizzati.

Ne è l’esempio il progetto “La Qualità dell’Abitare”, un piano ministeriale guidato dalla Città metropolitana di Genova, che ha offerto 15 milioni di euro alla Valle Scrivia, suddivisi su tutti e nove i comuni. Eravamo entrati in graduatoria per ricevere 2 milioni e 800 mila euro, che ci avrebbero permesso di sistemare tutta la parte esterna del parco e metà pian terreno. Purtroppo, successivamente, rimanendo comunque in graduatoria, hanno deciso di utilizzarlo per qualcosa di diverso da quello che era la nostra idea, cambiando le modalità in edificazione di case e appartamenti, che chiaramente non possono essere costruiti in questo tipo di edificio.

“Macbeth” alla Notte nazionale dei licei

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Alice Moscatelli, 1B

Venerdì 19 aprile si è svolta la Notte nazionale dei licei classici; il tema di quest’anno è stato la comunicazione. 

La classe 3E con l’insegnante di inglese professoressa Mantineo ha deciso di presentare un lavoro per evidenziare l’efficacia comunicativa del linguaggio teatrale; il teatro, infatti, viene utilizzato fin dai tempi della Grecia classica come mezzo di comunicazione, per trasmettere emozioni, concetti e insegnamenti.

I giovani attori hanno presentato l’opera di William Shakespeare “Macbeth”; capolavoro del teatro elisabettiano.

L’opera racconta la storia di Macbeth, un nobile scozzese ambizioso che, influenzato dalle profezie delle streghe e dalla moglie Lady Macbeth, uccide il re Duncan per ottenere il trono. Tuttavia, il senso di colpa e il rimorso tormentano Macbeth e sua moglie, portando alla loro rovina e alla loro morte. La tragedia esplora temi come l’ambizione, la colpa e il destino.

Gli alunni della 3E si sono impegnati per realizzare al meglio questo progetto; c’è chi si è occupato della parte tecnica, delle musiche e della sceneggiatura e chi invece si é adoperato sul versante artistico come attore o narratore.

La presentazione si è svolta alternando battute in inglese ed altre in italiano per far capire al meglio al pubblico la storia.

Alla fine dell’esibizione abbiamo posto delle domande alla professoressa Mantineo:

Cosa hanno imparato da questa esperienza gli alunni?

“Sicuramente hanno appreso molte nozioni sull’opera. Hanno anche imparato a conoscersi meglio e sono riusciti ad aiutarsi l’un l’altro dimostrandosi una classe molto legata ed entusiasta.”

Quali sono state le difficoltà più grandi durante la realizzazione del progetto?

“Due sono state le difficoltà che ci hanno penalizzato:  il poco tempo a disposizione per la preparazione del progettom e  la nostra inesperienza nel campo della regia.”

 

A Camogli, musica e spettacolo accompagnati dal rumore del mare

Intervista ad una volontaria del Teatro Sociale di Camogli

di Emma Benvenuto, 1D

Immaginate un piccolo teatro ottocentesco incastonato in uno di quei tipici paesi liguri di pescatori, ecco il Teatro Sociale di Camogli. Aperto nel 1876 per il volere di 60 famiglie locali, ha attraversato il suo lungo viaggio tra chiusure e ristrutturazioni durati quasi vent’anni. Nel 2016 riapre i battenti grazie alla Fondazione Teatro Sociale, nata nel 2002, costituita dai discendenti dei fondatori. Ho avuta la possibilità di intervistare Tiziana Tel, una delle volontarie del teatro.

Buongiorno e grazie per essere qui. Dopo la lunga chiusura dagli anni Ottanta il teatro ha riaperto nel 2016, raggiungendo un grande successo. Che cosa, secondo lei, ha reso il teatro così popolare?

Grazie a lei che mi ha dato questa possibilità. Il teatro era, ad è, uno dei pochi presenti nel Golfo Paradiso e nella zona del Tigullio, unico “concorrente” era stato il Teatro Cantero di Chiavari, ma essendo stato chiuso per lavori il Teatro Sociale sta prendendo sempre più piede.

Pensa che il teatro abbia aiutato il territorio, in particolare il comune di Camogli?

Assolutamente sì, il teatro fu fondato soprattutto per venire incontro alle esigenze di intrattenimento di Camogli e dei comuni limitrofi. Non mancano, tuttavia, problemi inerenti l’accessibilità e il trasporto, a causa del territorio poco conforme, le strade tortuose e strette; al termine degli spettacoli molte persone rimangono bloccate nei pressi del teatro, anche per la grande affluenza di pubblico proveniente dai comuni vicini, ma a parte questo direi che è stato un aiuto fondamentale per il territorio.

La gestione del pubblico viene affidata a volontari. Pensa che in futuro si possa passare a dipendenti fissi e pagati?

Il Comune di Camogli  usa i suoi impiegati per la biglietteria e per altre funzioni. Il ruolo dei volontari, che si sono costituiti con l’apertura del teatro in un’associazione di volontariato, è quello di attuare i servizi di apertura, chiusura ed accompagnamento in modo totalmente gratuito. C’è un numero fisso di spettacoli da realizzare in una stagione, ma non per questo, ora come ora, il teatro si può permettere dei dipendenti.

 

Quali spettacoli propone questo teatro e quale, secondo lei, può essere il pubblico più adatto? 

Il teatro copre tutte le arti: prosa, musica e danza. L’utenza è maggiore nei cabaret, nella prosa e nei concerti. Il pubblico è di tutte le età, anche grazie a spettacoli dedicati alle scolaresche.

Oltre alla vasta scelta di spettacoli proposti dal teatro, quali altri eventi vengono organizzati?

Il teatro è a disposizione per l’affitto ai privati: pagando una quota, chiunque può proporre spettacoli ed incontri, ma l’intero evento in questo caso viene gestito completamente dal privato.

Il Teatro Sociale di Camogli porta l’arte nel Golfo Paradiso, aprendo le sue porte a tutti.

Scalinata Borghese: il Municipio Medio Levante conta su un progetto a breve termine

di Gioia Bertuccini 1D

Sabato 16 marzo presso la Sede della Scuola Tennis di via Liri ho avuto l’opportunità di incontrare Stefano Falqui, consigliere comunale del Municipio Medio Levante. L’intervista ha toccato il tema della ristrutturazione, tanto attesa dai residenti del quartiere, della parte bassa di Scalinata Giorgio Borghese.

 

Da dove nasce l’idea della ristrutturazione del monumento?

Questo gioiello in stile Liberty è rimasto abbandonato a se stesso per un tempo interminabile. Nel 2004 ci fu una proposta di ristrutturazione ed un progetto rimasto fermo per circa 15 anni. Nel 2019 la famiglia Viziano ha investito circa due milioni di euro e in poco più di un anno ha restituito ai genovesi un importante monumento. È stata recuperata la struttura originaria dell’immobile, situato nella parte alta della scalinata, suddivisa in vari piani adibiti a funzioni diverse, trasformandola inizialmente in un bar e successivamente in un ristorante.

 

Quali sono allo stato attuale le criticità strutturali e architettoniche della Scalinata?

Le criticità, in quanto monumento storico, riguardano le varie parti in marmo e pietra, che ad oggi sono fortemente danneggiate e per questo sono state puntellate e poi rivestite da reti che impediscono la caduta di parti o calcinacci. Sicuramente la ristrutturazione avrà costi importanti.

 

Ci sono dei fondi dedicati?

Sono presenti dei fondi per la ristrutturazione di piazze e ville storiche. Inoltre possono essere utilizzati dei fondi stanziati per altri scopi ma che includono la ristrutturazione delle zone circostanti, nel caso specifico verranno utilizzati sicuramente una parte dei fondi destinati alla viabilità poiché è previsto per Piazza Tommaseo il totale rifacimento a causa del progetto dei 4 Assi di forza per il TPL, partito nell’ottobre scorso e che dovrà essere terminato entro il 2026.

 

 È stata presa in considerazione l’accessibilità per le persone con disabilità?

Per quanto concerne la parte alta di Scalinata Borghese, precedentemente ristrutturata, in essa è presente, sul lato sinistro, un accesso che permette ai disabili con carrozzina di raggiungere il ristorante. La parte sottostante, al di là della strada, non è ancora stata oggetto di ristrutturazione ma non è previsto un sistema per i disabili poiché è facilmente percorribile il marciapiede che circoscrive la scalinata.

 Esiste già una data di inizio lavori?

Non esiste ancora un progetto di ristrutturazione specifico pertanto neppure una data di inizio lavori ma, come anticipato, il contratto relativo al progetto 4 Assi di Forza per il TPL prevede anche la ristrutturazione delle opere civili nelle aree circostanti. Quando i lavori di tale progetto arriveranno in Piazza Tommaseo sicuramente verrà inclusa la tanto attesa ristrutturazione della parte bassa di Scalinata Borghese per proseguire nella valorizzazione e nel recupero architettonico dell’intera area.