“Siete la parola sul mondo che non è mai stata detta e che mai verrà ripetuta”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Di Chiara Bottino, Giovanni Porceddu e Linda Simonotto 2B

Lo scrittore Alessandro D’Avenia incontra alcune classi delle scuole di Genova al Teatro Ivo Chiesa in un evento organizzato dalla Feltrinelli. 

“Dovrei parlarvi del libro, ma non lo faccio. Ciò che è scritto è fatto per non essere detto”.

Alessandro D’Avenia pronuncia queste parole poco dopo l’inizio dell’incontro del 30 Maggio al Teatro della Corte di Genova, rendendosi conto della piega che esso ha preso. Ormai però ciò che è fatto è fatto. L’atmosfera sta iniziando a prendere forma e identità, ed è giusto cavalcare quell’onda che sta venendo verso di noi. Quest’onda ha travolto il giovane pubblico di liceali presente in sala trasmettendo la visione dello scrittore sulla vita di ogni essere umano.

Il sottotitolo dello spettacolo recita: “L’Odissea e l’arte di essere mortali”.

Il termine “odissea” si riferisce al percorso della vita di ognuno di noi, D’Avenia infatti nel libro affianca il suo passato al presente eterno del poema omerico.

Il suo intervento è stato uno stimolo per orientarci a vedere la nostra vita da altre prospettive, con altri metri di pensiero e di giudizio. Per saper apprezzare la nostra essenza e la sua unicità. L’arte di sapere morire è dunque l’arte di saper nascere tutti i giorni, di saper crescere e diventare maturi, cioè di trovare il giusto equilibrio “tra essere acerbi ed essere marci”.

Indelebile è stata, tra le riflessioni che ci ha proposto D’Avenia, quella  relativa al nostro futuro. Come afferma anche nel libro, il destino di ognuno è già scritto e sta all’individuo decidere se portarlo a compimento o meno. La luce che illuminerà la stanza del nostro destino deve soltanto essere sollecitata da un evento che abbatta gli ostacoli della vita e della società, le quali limitano l’uomo nell’espressione di sé stesso.

L’evento che ha rotto i freni che lo tenevano inchiodato alla decisione più comoda e conveniente di entrare a lavorare in futuro nello studio dentistico del padre, è avvenuto in quarta superiore; quando il suo professore di italiano gli ha prestato per due settimane il proprio libro preferito di poesie. D’Avenia afferma di  non aver saputo cogliere e apprezzare i messaggi di quelle poesie. Tuttavia, grazie a questa esperienza, D’Avenia riconosce la propria vocazione per l’insegnamento piuttosto che quella per gli studi odontoiatrici.

Attraverso questo incontro lo scrittore ha voluto ricordare che l’Odissea, spesso ritenuta solamente “moderna per la sua epoca”, è invece contemporanea a tutta la storia dell’esistenza umana.  La sua lettura ed interpretazione devono essere un tuffo nel passato, tenendo sempre presente lo scoglio da cui ci si è lanciati, nella spiaggia dell’umanità che, come il poema omerico, è senza tempo, insieme ai rispettivi sentimenti, emozioni e relazioni.    

“Non basta estirpare la mala erba in superficie, il male va estirpato dalla radice”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Chiara Guatelli, Linda Manni e Lisa Poverelli, 2B

Don Ciotti durante l’incontro del 31 maggio con i liceali genovesi al Liceo M.L.King lo ha ribadito: la lotta alle mafie, alla criminalità e alla corruzione deve essere un impegno costante. 

E’ per questo che ha fondato l’associazione “Libera”, a sua volta una rete di associazioni, cooperative sociali, scuole, sindacati, e parrocchie coinvolte in questa lotta.

Bari, il presidente dell'associazione ''Libera'' Don Luigi Ciotti ospite al  Redentore | Barinedita - Testata giornalistica online

All’inizio dell’incontro Don Ciotti invita gli studenti a porre delle domande. Alcune domande sono personali e Don Ciotti racconta quale sia stato nella sua vita l’incontro che l’ha portato a una svolta.

Da ragazzo si era trasferito a Torino e viveva  in una baracca, nel cantiere in cui lavorava il padre.

Un giorno, mentre va a scuola, notò  un senzatetto intento a leggere, decise quindi di raggiungerlo e di offrirgli un caffè: non ottenendo risposta decise di sedersi vicino a lui cercando di creare un rapporto di amicizia.

Non ottenendo risposta, pensava che l’uomo fosse sordo, ma un giorno – a causa di una brusca frenata – l’uomo alzò lo sguardo per capire da dove provenisse il rumore: Don Ciotti capì allora che non lo era. 

Per molti giorni l’uomo continuò a non parlare, finché, dopo diverse settimane, gli confidò di essere un medico.

Dopo questa prima confidenza il clochard  inizia a fidarsi di Don Ciotti e gli fa notare un gruppo di ragazzi che entrano in un bar e che dopo diverse ore ne escono alterati perché mischiano dei farmaci ai superalcolici che acquistano. Il medico clochard si è reso conto  che si tratta di tossicodipendenze… a fine anni’50 un mondo ancora poco noto.

Qualche settimana l’uomo gli dice di essere ormai troppo vecchio per poter aiutare i ragazzi e gli chiede di occuparsene lui.

Il giorno seguente, tornando da scuola , Don Ciotti non vide più il suo amico. Ma tenne fede al suo impegno. 

Grazie a questo incontro Don Ciotti inizia ad avere una prospettiva diversa del mondo e nota dettagli  a cui prima non faceva caso. Parte da qui la sua lotta alle tossicodipendenze, accanto agli ultimi, con la fondazione del Gruppo Abele

 

“Communication technology ” alla Notte dei Licei classici

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Matias Di Giacomo e Elena Demuru 1B

 

Venerdì 19 Aprile 2024 presso il liceo  Andrea D’oria, durante la Notte Nazionale dei licei classici, sono stati eseguiti spettacoli musicali, esibizioni riguardanti la storia della Tv e della Radio e moltissime altre attività.

Noi, come indirizzo giornalistico, abbiamo seguito un progetto ( Communication technology and its effects in our lives) organizzato da alcune alunne della classe 3A seguite dalla professoressa Silvestro.

Questo progetto trattava un argomento molto discusso tra i giovani ovvero le tecnologie moderne e i pericoli provocati dai social. 

La presentazione si è concentrata sul tema delle fake news. 

Le fake news puntano soprattutto sulle paure delle persone, ad esempio, nel periodo dell’emergenza sanitaria del Covid-19 le notizie false erano molto diffuse perché inizialmente vi era molta disinformazione: i truffatori se ne approfittavanoe alimentavano la preoccupazione nelle persone. Si stima che il 63% degli europei si imbatte in fake news più d’una volta a settimana; come proteggersi rimane una domanda a cui viene difficile rispondere perché per farlo è necessario adoperare “servizi speciali” che controllino l’autenticità delle news, questi contribuiscono anche ad evitare le numerose attività illegali che vengono classificate come online scam, le principali sono:

 -Romance scam: sono gli inganni che avvengono nei siti di incontri, in cui spesso vengono usati account fake

-Rental scam: quando si finge di acquistare una proprietà altrui

-Lottery scam: quando alla vittima viene comunicata la vincita di un premio in denaro

I ragazzi di 3 A ci hanno aiutato a  riflettere sui vantaggi dei social networks, quali la connessione continua al mondo online, la facilità di reperire informazioni e aggiornamenti in tempo reale da tutto il mondo.; poi hanno sottolineato i problemi che possono derivare da un uso smodato e poco consapevole dei social, come l’isolamento, il condizionamento e l’ansia.

Alla fine dell’esposizione abbiamo posto alcune domande alle ragazze che hanno presentato questo progetto.

I: Quali consigli dareste ai giovani riguardo agli usi della tecnologia moderna?

Sicuramente consigliamo di fare attenzione alle persone con cui si interagisce o si creano rapporti sui social; è bene non postare immagini o dati personali e soprattutto saper usare con moderazione il cellulare.

I: Quanto é stato difficile organizzare questo lavoro?   

Abbiamo svolto individualmente la prima parte del lavoro, poi abbiamo lavorato in gruppo portando ciascuno il proprio contributo. Organizzarci per fare le prove è stata la cosa più complicata mentre esporlo non è stato affatto difficile perché ci siamo trovate subito a nostro agio.

I: Cosa ne pensate di questa Notte Nazionale dei licei classici?

Questa è un’idea molto bella per far conoscere alle persone e anche ai ragazzi più piccoli che cosa facciamo nel nostro liceo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esposizione della presentazione

 

 

                                                                

                                                         

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Progetto POLO R.E.S : una Liguria più inclusiva

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Di Chiara Ravaschio, 1B

La parola inclusione al giorno d’oggi è al centro di molte discussioni; il luogo dove si dovrebbe parlarne di più, secondo me,  è  la scuola.

In Liguria c’è la possibilità di attivare il POLO R.E.S (Risorse Educative Speciali), ovvero un progetto di rete a cui le scuole possono decidere di aderire per permettere ad alunni con disabilità gravi (ad esempio autismo o altri disturbi) di integrarsi, con l’aiuto degli insegnanti, e vivere serenamente la scuola.

Ho avuto l’opportunità di intervistare Serena Mariotto, un’insegnante che lavora con questi ragazzi e che mi ha spiegato meglio in che cosa consiste il progetto e come mai questo è al momento poco diffuso.

Int: “Di cosa ti occupi e qual è il tuo ruolo nel POLO?”

S: “Mi occupo di garantire l’istruzione a tutti gli alunni, compresi quelli con disabilità; il nostro lavoro consiste nell’organizzare l’attività didattica in modo prevalentemente laboratoriale con tutti i gradi di scuola del nostro istituto comprensivo in modo che gli alunni con disabilità  riescano a partecipare a progetti insieme ad alunni di pari età.”

Int: “Quale obiettivo vuole raggiungere il POLO?”

S: “Il progetto POLO vuole raggiungere l’obiettivo di favorire l’inclusione e permettere a tutti di stare “dentro alla scuola”.

Int: “Che tipo di laboratori sono quelli che organizzate?”

S: “Sono laboratori prevalentemente di tipo pratico, artistici oppure di cucina; si prevedono anche l’ attività motoria o ancora la cura dell’orto.Tra i laboratori di manipolazione, ne abbiamo uno nella scuola dell’infanzia che ha molto successo: lo abbiamo chiamato “I mostruosetti” perchè i bambini si impegnano a creare  dadi con  più occhi, mani , gambe e a riprodurre su un muro preposto della scuola questi “piccoli mostri”.

Int: “Secondo te per quale motivo il POLO è poco diffuso in Liguria?”

S: “Sicuramente è un progetto che per essere sostenuto ha bisogno di una forte connotazione inclusiva della scuola. Non tutte le scuole hanno strutture adeguate o docenti formati a questo tipo di attività ; questo fa sì che non sia facile diffondere questa tipologia di progettazione, la quale dovrebbe essere, invece, presente in tutte le scuole.

Int: “C’è un percorso di studi specifico che gli insegnanti di questi ragazzi devono seguire?”

S: “Coloro che collaborano al POLO sono per lo più docenti specializzati di sostegno, ma ci sono anche insegnanti che vengono chiamati dalle graduatorie annuali e che hanno una predisposizione a lavorare con questi ragazzi”.

Int: “Secondo te cosa si potrebbe fare per diffondere il messaggio del POLO?

S: “Si dovrebbe lavorare per ampliare le adesioni delle scuole superiori e dare vita anche lì ad un numero maggiore di progetti di inclusione. Sarebbe necessario che tutte le scuole si attrezzassero con degli spazi laboratoriali nei quali proporre attività che consentano ai ragazzi con disabilità di stare con gli altri”

 Int: “Sai quante scuole hanno già nel loro programma il progetto POLO R.E.S?”

S: “Attualmente a Genova ci sono sette scuole, principalmente istituti comprensivi, che hanno nel loro programma il progetto POLO di primaria o di secondaria oppure POLO verticale, che comprende entrambi.”

 

 

 

 

L’associazionismo in Liguria

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

“Speciale normalità”

di Federica Tanca 1B

Oggi sono in presenza del signor Tanca per parlare di alcune associazioni, attive sul territorio ligure, che tutelano i diritti delle persone  con disabilità. Esse  promuovono iniziative finalizzate allo svago e al tempo libero  su cui vorrei soffermarmi per sensibilizzare l’argomento di cui, a mio parere, si parla troppo poco.

I.:Ci potrebbe descrivere a quali attività possono accedere le persone disabili nel nostro territorio?

 “Generalmente i ragazzi svolgono lavori di restauro di panchine e pulizia dei quartieri della città. Partecipano a laboratori di cucina o di pittura per la realizzazione di oggetti da regalare ai familiari. Vengono anche organizzati soggiorni settimanali in case vacanze al mare o in campagna per favorire lo sviluppo delle autonomie di base.” 

I.:Quando si svolgono le attività?

”Le attività si svolgono il fine settimana. Hanno inizio a ottobre e terminano a maggio. I soggiorni settimanali sono organizzati d’estate, nei mesi di giugno e luglio. I ragazzi trascorrono giornate insieme, talvolta anche in spiaggia.

I.:Queste iniziative offrono opportunità di lavoro ai giovani?

“Sì, certo!” Sono una grande opportunità di lavoro per i giovani educatori che supportano i ragazzi  nell’acquisizione delle autonomie di base. Spesso gli educatori sono iscritti all’ Università e hanno la necessità di impegnarsi in esperienze lavorative di breve durata o saltuarie. Ci sono anche ragazzi che scelgono di intraprendere questa carriera lavorativa come impiego per la vita.” 

I.:Secondo lei sono poche le associazioni in Liguria impegnate in queste attività? 

“No, affatto! La  Liguria è molto sensibile a questo tema : sono diverse le associazioni del territorio impegnate nella tutela dei diritti delle persone con disabilità. Particolarmente importanti sono le associazioni, come quella di cui faccio partte, che si occupano di autismo. L’autismo presenta difficoltà nell’interazione reciproca, nella comunicazione e nelle attività di gioco. Esistono vari livelli di gravità, da forme più sfumate ad altre a cui spesso si accompagna un quadro di ritardo mentale. Per questo l’impegno delle associazioni è fondamentale per supportare le famiglie.

I.:Qual è secondo lei la finalità principale di queste iniziative?

 “ Come genitore penso sia importante  non solo strutturare  più momenti della vita di persone con disabilità, come la routine quotidiana, lo svago e il tempo libero, ma promuovere anche l’educazione specializzata, l’assistenza sanitaria e sociale e  la tutela dei diritti civili a favore delle persone autistiche”.

 

Musica e Carosello nella Notte del Liceo D’Oria

Di Beatrice Pincelli e Emma Zini 1B.

Il 19  aprile si è tenuta presso il Liceo D’Oria la X edizione  della “Notte Nazionale del Liceo Classico”. Si tratta di un evento internazionale nel vero senso della parola in quanto si festeggia in tutto il mondo,  quest’anno anche in Australia. Inoltre sono stati onorati i cento anni della radio e i settanta anni della televisione. La serata è stata presentata da Beatrice Papei Allori della classe 5F, che con la sua energia è stata capace di tenere il pubblico attento.

La notte è iniziata con il “Medley per i 100 anni della radio”. Le voci di Rebecca Vaccari (1E), Eleonora Brigante (1E), Margherita Sciutti (5F) ed Edoardo Lanza (5F) hanno emozionato il pubblico, ricordando ai genitori ed agli adulti le canzoni della loro gioventù, fino ad arrivare ai brani dei giorni nostri.

Di seguito si è esibita Adriana Brandinelli della 4A con il brano Radio Gaga dei Queen, pubblicato nell’album The Works nel 1984. Il pubblico è stato  incantato dalla voce di Adriana.

Successivamente  Beatrice Papei Allori ha presentato lo spettacolo del Laboratorio teatrale del Liceo guidato da Mauro Pirovano. In occasione del settantesimo compleanno della TV gli alunni hanno rappresentato “I jingle del Carosello” .Il Carosello è un programma pubblicitario nato il 3 febbraio 1957, mandato in onda fino al 1977, esattamente per 20 anni. Ogni sera venivano presentate quattro scenette create da celebri registri e interpretate da noti attori. I bambini attendevano questo momento per tutto il giorno e restavano incollati alla tv per tutta la durata della trasmissione, ma anche gli adulti lo seguivano con attenzione e dopo il Carosello mandavano i bambini a dormire.

 

 

 

 

 

 

 

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A.M.B.: stop alla violenza

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

L’Associazione Madri e Bambini tutela le madri e i bambini violentati in famiglia.

di Elena Giannelli e Matilde Pedroncini,1B

Durante la Notte Nazionale dei licei classici , che si é svolta il 19 aprile 2024, abbiamo avuto l’occasione di intervistare la professoressa Morello e alcuni dei ragazzi di 4G, che hanno creato un video per partecipare a un progetto scolastico riguardante l’A.M.B. ,Associazione Madri e Bambine.

Di cosa si occupa l’A.M.B.?

L’A.M.B., Associazione Madri e Bambine, si occupa di sensibilizzare la società attuale riguardo alla violenza in famiglia, in particolare sui bambini e sulle donne . Inoltre sostiene i soggetti vittime di violenza dal punto di vista sia fisico che psicologico.”

In che modo la vostra classe ha partecipato a questo progetto?

“All’inizio abbiamo parlato dell’argomento in classe, attraverso un dibattito in cui sono stati coinvolti gli alunni e la professoressa Morello. In seguito, nel corso di una settimana scolastica, abbiamo girato un video per sensibilizzare tutti noi a situazioni familiari complicate che spesso vengono trascurate.”

In che cosa consiste il video che avete girato?

Nel video alcuni dei nostri compagni indossano delle maschere bianche e si immedesimano nei personaggi di bambini, ragazze o donne violentate.”

Vi è piaciuto partecipare a questo progetto? Se sì, cosa vi ha lasciato?

“Sì, il progetto che ci ha proposto la nostra professoressa ci ha interessato fin da subito, perchè ci ha permesso di immedesimarci in chi soffre o è in difficoltà. Ci siamo accorti di quanto sia importante parlare di queste tematiche in classe, per sapere come agire in situazioni problematiche che possono riguardarci in prima persona o che possiamo osservare da lontana.”

 

La lotta della comunità di Sant’Egidio contro la povertà a Genova

di Elena Giannelli, 1B

Maurizio Angelo Scala , una delle principali figure all’interno della Comunità di Sant’Egidio, ci spiega come agisce la comunità per affrontare il problema della povertà a Genova.

Int: “Quanti sono i poveri a Genova?”

  “Da un’ indagine italiana risulta che un genovese su dieci vive sotto la soglia di povertà; si tratta di persone che non si possono permettere le cose fondamentali per vivere, come  le medicine, che non riescono più  a pagare le bollette e vivono al freddo e al buio per tutto l’inverno.”

Int: “Chi sono i poveri a Genova?”

“Una buona parte dei poveri a Genova è costituita da  persone che si sono trovate senza lavoro o senza una famiglia che li potesse aiutare economicamente. Poi ci sono anche gli stranieri o immigrati che non sono autorizzati a lavorare perchè non hanno il permesso di soggiorno. Molti sono gli anziani  che ricevono una pensione troppo bassa rispetto ai costi della vita. In questi ultimi tempi si contano anche molte mamme  con bambini piccoli, che si ritrovano in povertà perché sole e impossibilitate a lavorare.”

Int: “Cosa fa la Comunità di Sant’Egidio per aiutarli?”

“A chi ha una casa dove dormire, prepariamo due volte al mese una borsa spesa; sono  circa 2500 le famiglie che ne hanno bisogno, quasi 7000 persone. Per chi vive per strada o ha una casa, ma non ha modo di cucinare è stata attivata una mensa  che quattro volte alla settimana offre cibi caldi. Offriamo la possibilità di lavarsi e luoghi dove riposare a chi non ha dove andare. Per gli stranieri teniamo  corsi di italiano Raccogliamo vestiti dismessi che poi vengono distribuiti.” 

Int: “Chi può entrare a far  parte della Comunità di Sant’Egidio qui a Genova?”

“Nella Comunità di Sant’Egidio può entrare chi lo desidera, è un’attività che viene portata avanti  solo da volontari, che sono circa 800 alla settimana. Vi sono molti giovani che dopo la scuola vengono ad offrire il loro aiuto e seguono nei compiti al servizio di doposcuola i bambini bisognosi.”


Int: “In che modo il comune di Genova sostiene la Comunità?
“Purtroppo le risorse che riceviamo dall’ente pubblico sono molto scarse; il vero aiuto economico  viene   dalle persone che fanno beneficenza. Nonostante ciò non abbiamo problemi economici per sostenere la comunità perchè le donazioni che giornalmente riceviamo sono tante e molto generose .”

 

 

Sostenibilità ambientale e sociale a Genova

Progetti e sfide educative

 

 

di Beatrice Pincelli, 1B

Lo sviluppo sostenibile è uno degli obiettivi fissati dell’agenda 2030 a livello globale, dove si riconosce lo stretto legame tra il benessere umano e le sfide comuni che tutti i paesi devono affrontare. Il professor Lorenzo Cuocolo, presidente della FILSE, Finanziaria Ligure per lo Sviluppo sostenibile ed economico FILSE, si è reso disponibile a rispondere ad alcune domande per aiutarci ad approfondire questo tema, soprattutto in relazione alla nostra regione .

I : Di che cosa si occupa la società FILSE ?

 FILSE è la Società Finanziaria della Regione Liguria, una società per azioni pubblica che serve come braccio operativo per gran parte degli investimenti effettuati dalla Regione.

I: Che rapporto avete con i temi della sostenibilità e soprattutto che cosa si intende per sviluppo sostenibile?

Scegliere quali progetti finanziare ha un forte impatto sulla sostenibilità. Il concetto di sviluppo sostenibile nasce nel 1987 con il Rapporto Brundtland commissionato dall’ ONU. In sintesi, sostenibilità significa che le generazioni presenti possono soddisfare i propri bisogni senza pregiudicare questa possibilità alle generazioni future.

I: Possiamo quindi dire che Filse è una società attenta alla sviluppo sostenibile?

FILSE negli ultimi anni ha dato un rilievo sempre più importante ai temi della sostenibilità sia ambientale che sociale.Ci stiamo trasformando in una società “Benefit”. Si tratta di una forma sempre più diffusa di società, che mira a coniugare il profitto con obiettivi di interesse comune. Si sono trasformate in società BENEFIT per esempio  Ferrarelle, Illy e Plenitude.

I: Quali iniziative avete messo in campo per il problema della gestione delle risorse?

Da pochi mesi è iniziato il nuovo settennato di programmazione europea, quasi interamente incentrato sui temi dell’economia circolare e della sostenibilità. Vi sono quindi numerosi bandi in uscita su queste tematiche, tutti destinati alle imprese, anche di piccole dimensioni.In particolare, abbiamo promosso un bando in relazione all’economia circolare e su come questa possa supportare le imprese in un uso più razionale delle risorse.

I: Il passaggio da un’attività prevalentemente lineare ad una circolare comporta una riduzione del consumo delle risorse, ma determina comunque un sufficiente incremento della produzione ?

Vi sono ormai numerosissimi studi che dimostrano scientificamente come il paradigma circolare non comporti una decrescita né un calo della produzione. Ovviamente la produzione si deve riorientare verso le nuove necessità, che non sono più quelle della logica “usa e getta” .

Con quali enti collabora Filse?

Con AMIU abbiamo un dialogo continuo. In particolare, stiamo collaborando sul progetto BIC Zero Waste. Si tratta di un progetto volto a garantire una piena circolarità all’interno del nostro incubatore di imprese, il BIC, che si trova sugli argini del Polcevera. Si tratta del primo incubatore in Italia che non produrrà rifiuti.

I: Lo sviluppo sostenibile trova applicazioni anche nel campo della logistica ?

Certo. Su questo avrà un’importanza centrale il progetto della Green Logistic Valley, che vedrà una completa trasformazione della Valpolcevera. Ancora una volta Genova è una città paradigmatica, perché nel suo territorio si somma la logistica urbana con la logistica portuale.

I: La sostenibilità ambientale e sociale sarà, secondo Lei, uno dei temi sui quali dovremmo concentrarci maggiormente nei prossimi anni, per allinearci agli altri Stati europei ?

Senza dubbio. Ed è un tema sul quale molti dei giovani che oggi stanno ancora studiando troveranno un impiego. Proprio per questo è molto importante che le scuole e le università aumentino radicalmente le proposte formative in queste materie. 

I: Promuove delle attività, anche con i giovani, sul tema della sostenibilità?

Da qualche anno abbiamo fondato all’ Università di Genova un centro-studi su sostenibilità e diritto che, tra le altre attività, ogni anno organizza una summer school gratuita per sensibilizzare i giovani studenti sul tema della sostenibilità. Abbiamo attivato un corso di Diritto dello sviluppo sostenibile. La lezione conclusiva ogni anno è tenuta dal Ministro dell’Ambiente.

I: Quali riscontri avete ottenuto in merito al corso di Diritto dello sviluppo sostenibile ?

Sono molto soddisfatto: è un corso unico in Italia e ancora in crescita. Le fornisco anche una notizia in anteprima: quest’anno lanceremo a Genova la “Genova Sustainability Week”, nella seconda metà di luglio. Si tratterà di una settimana intera di incontri sulla sostenibilità, sia per gli studenti universitari, sia per la popolazione

“Il muro delle bambole”contro la violenza

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

La linea sottile che fa la differenza tra amore e possesso

Il “Wall of Dolls” in piazza De Ferrari a Genova

 

Di Alexandra Delrio, 1B

Il femminicidio è una tematica di grande importanza di cui si parla tanto, ma mai abbastanza. In  Liguria si stima che ci siano mediamente cinquanta chiamate di emergenza al mese da parte di donne in pericolo.Fondamentale è il ruolo dei centri antiviolenza presenti sul territorio per la prevenzione e la tutela delle donne e dei minori vittime di violenza. Solo attraverso una giusta educazione possiamo sconfiggere la violenza. A tal proposito, ho avuto l’occasione di porre alcune domande a un esponente dell’associazione  “Wall of Dolls” che aiuta moltissime vittime di violenza di genere.

Int.: Genova può essere considerata una città sicura per una donna?

“A Genova non ci sono ancora stati femminicidi nel 2024, tuttavia nel resto dell’Italia si stima che una donna venga uccisa dal compagno o ex compagno ogni quarantott’ore: un dato estremamente preoccupante considerando che i femminicidi stanno aumentando esponenzialmente di anno in anno. È compito di tutti noi impegnarci perché il numero di violenze subite dalle donne diminuisca. Roma e Milano sono le città più pericolose per una donna.” 

Int.:Quali sono le motivazioni per le quali un uomo compie gesti di violenza nei confronti di una donna?

“Un uomo è violento con una donna quando non vuole lasciarla andare per nessun motivo. Non esiste solo la violenza fisica, ma anche quella psicologica. Un uomo violento è quasi sempre anche un manipolatore che non si rivela subito per quello che è; all’inizio della relazione sembra solo un po’ geloso o possessivo, costringe una donna a isolarsi. La manipolazione si infiltra nelle crepe dell’anima, fa sentire la vittima colpevole facendo leva sulle sue insicurezze.”

Int.:Quali sono i primi segnali di rischio da cogliere nel comportamento del partner?

Di solito il primo segnale di violenza è l’eccessiva gelosia: bisogna diffidare di un uomo che diventa troppo possessivo e cerca di isolare una donna dal resto del mondo o di privarla della sua indipendenza. A volte gli uomini arrivano a richiedere di rompere i rapporti con gli amici,di smettere di lavorare fino a non consentire che la donna esca di casa da sola o senza il suo permesso. Questi passaggi avvengono gradualmente e in modo subdolo cosicché la donna non si rende conto del rischio che corre.

Int.:Perché una donna talvolta non prende le distanze da un uomo violento già dopo i primi segnali?

“Non sempre è facile uscire da questo tipo di situazioni. Nella maggior parte dei casi un uomo violento costringe la donna a essere completamente dipendente da lui sia dal punto di vista economico che da quello emotivo.  Un manipolatore fa crescere nella sua compagna il senso di colpa e azzera la sua autostima, perciò la vittima sente di non valere nulla senza lui al suo fianco.Le donne vittime di violenza sono anche afflitte da un forte senso di vergogna quando decidono di denunciare o di parlare dell’accaduto con qualcuno e questo è un grande ostacolo che devono superare insieme alla paura.”

Int.:Quali sono le prime cose da fare se si è vittima di violenza? 

“Il primo passo è chiedere aiuto, chiamare un centro antiviolenza o parlare della propria situazione a qualcuno di cui ci si fida. Bisogna cercare di superare i sentimenti di colpa o di vergogna e farsi valere perché la propria voce sia ascoltata. Una volta che se ne parla si scopre di non essere sole, si comprende che ci sono molte persone disposte ad aiutare.

Int.: Quali comportamenti può adottare una dnna per la propria sicurezza personale?

Non bisogna fidarsi troppo di qualcuno appena conosciuto; si può scaricare l’app del 112 sul proprio cellularee fare sempre sapere a qualcuno dove si va e con chi.

Int.: Cosa si può fare in termini di prevenzione

“I ragazzi sono il nostro futuro: perché non diventino violenti bisogna assicurarsi che crescano in una famiglia che dia loro affetto e che non sia insegnato  loro a risolvere i problemi con la violenza. È inoltre fondamentale che si parli spesso di argomenti come quello del femminicidio a scuola.  Se i ragazzi imparano da giovani le vere conseguenze della violenza capiranno che non è mai la soluzione e che non provoca nient’altro che dolore. È giusto che gli insegnanti affrontino queste tematiche perché le generazioni future possano essere migliori di quelle precedenti. La violenza si può sconfiggere solo attraverso la giusta educazione sentimentale.”