Una vita spesa per la cura dei bambini

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista al dottor Piero Buffa

Di Chiara Torazza, 1B


Il dottor Piero Buffa ,  ex primario dell’ospedale pediatrico Giannina Gaslini, è stato nominato di recente Cavaliere della Repubblica Italiana. E’ stato più volte invitato presso la scuola media che ho frequentato. In quelle occasioni ha raccontato della sua professione e del suo impegno in Africa. Ho deciso di intervistarlo per far conoscere la sua esperienza, che potrebbe essere di stimolo ai giovani ad orientarsi alla professione medica e a impegnarsi nel volontariato.

“Qual è stato il motivo che l’ha portata a scegliere la facoltà di medicina?”

“Il motivo risale alla mia infanzia, poichè nella mia famiglia ci sono state persone malate e fin da bambino ho avuto sempre forte la volontà di curare i pazienti.”

“Ci può descrivere il suo percorso professionale? Ha incontrato delle difficoltà? Se si, quali?”

“Dopo aver preso la laurea in medicina, mi sono specializzato in Pediatria  e dopo poco sono stato assunto al Gaslini. Ho lavorato lì per ben quarant’anni e negli ultimi anni sono diventato primario. All’ospedale Gaslini  ho avuto difficoltà tecniche, legate alla complessità degli interventi di chirurgia pediatrica, soprattutto nell’ambito della chirurgia ricostruttiva. Negli ultimi 10 anni in cui  mi sono dedicato alla chirurgia dei tumori maligni dei bambini, le difficoltà maggiori sono state di tipo emotivo e relazionale: non è facile comunicare ai genitori dei piccoli pazienti la criticità di una situazione o i rischi di un intervento ed è importante riuscire ad essere chiari senza allarmare o togliere le speranze”.

Quando ha deciso di partire per l’Africa?

“Dopo i primi 5 anni al Gaslini, grazie anche ad un amico medico  che mi suggerì di fare esperienza in Africa,  andai  in Bénin. L’inizio del percorso  é stato piuttosto critico: la situazione in cui mi trovavo a lavorare era ben diversa da quella italiana, ma superare i molti ostacoli ha temprato il mio carattere. E valeva la pena lottare per curare e salvare la vita a molte persone. In Africa ho guidato giovani chirurghi  nella specializzazione e li ho seguiti in molti interventi. Ho  aiutato e curato sia adulti (90% in Bénin) sia bambini ed operato in situazioni davvero estreme.”

 “Ai giovani professionisti consiglia l’esperienza in Africa?”

“Non bisogna andare in Africa se non si ha una motivazione vera, certamente non si tratta di una vacanza o di un’avventura. Prima di partire bisogna analizzare tutti gli aspetti e  riflettere profondamente su ciò che porta a questa decisione;  si deve essere consapevoli che si dovranno affrontare situazioni molto complesse”.

Ha collaborato con qualche associazione in particolare?”

”Si, sono membro del Comitato Scientifico di Flying Angels Foundation che mi ha sostenuto negli ultimi anni.”

https://www.flyingangelsfoundation.org/chi-siamo/#:~:text=Il%20Comitato%20Scientifico%20di%20Flying,caso%2C%20bambino%2C%20storia%20clinica.

“Che consigli si sente di dare a coloro che vogliono intraprendere la professione di medico?”

“Consiglio  di essere pronti a uno studio molto approfondito e serio per acquisire una preparazione completa e di non dimenticare mai che le persone mettono la loro vita nelle mani dei medici. In secondo luogo esorto ad affrontare le delusioni e a non demordere quando non si ottengono  i risultati sperati: occorre continuare a studiare  per trovare sempre nuove possibilità di terapie”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Cara professoressa, lei non sa…”

La parola rende uguali per davvero? 

di Emma Benvenuto, 1D

E’ cominciato tutto da alcune lettere: ”Cara professoressa, lei non sa...”. E’ questo l’incipit dato ai ragazzi delle classi 5C, 5H e 5I per scrivere un messaggio ad una professoressa, che sta a simboleggiare il sistema scolastico, per esprimere le loro lamentele e punti di vista riguardo l’istruzione.

Nelle lettere dei ragazzi è ricorrente il concetto di uguaglianza nelle opportunità scolastiche ed educative.

“Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.” Lorenzo Milani

Don Milani, nato il 27 maggio 1923, dedica la sua vita a portare l’educazione a tutti, anche ai più poveri, figli di contadini nel piccolo comune di Barbiana, in provincia di Firenze. Arrivato come parroco in paese, si rende conto della scarsa, per non dire assente, istruzione della comunità. Fonda, allora, la scuola del paese, dove chi è stato bocciato frequenta la sua classe in base all’età e l’insegnamento avviene in modo innovativo e coinvolgente. Anche i ragazzi meno portati per lo studio imparano a leggere e a scrivere proprio grazie a Don Milani. E sono proprio gli studenti di Barbiana a scrivere delle lettere ad una professoressa, presentando le proprie lamentele.

Senza fare riferimenti a questo personaggio che ha rivoluzionato l’approccio all’educazione internazionale, i ragazzi del nostro liceo coinvolti nel progetto hanno scritto le lettere ed in seguito le hanno raccolte in un breve video in occasione dei cento anni dalla nascita di Don Milani. Il video, vincitore di un concorso, ha dato l’opportunità a queste classi di andare proprio a Barbiana, dove hanno potuto approfondire la storia del sacerdote.

Secondo Don Milani l’istruzione non serve per sapere la matematica o la storia in sé, ma serve per esprimere le proprie idee, pensieri e opinioni. Per esprimere se stessi servono degli strumenti, che non sono né vanghe, né martelli e nemmeno i soldi, ma la parola e la conoscenza. Don Milani voleva dare l’opportunità a tutti di poter comunicare senza distinzioni, come dice la nostra Costituzione.

Ancora oggi il sistema educativo italiano, e non solo, studia il metodo di Don Milani, una figura rivoluzionaria per l’epoca, che sta influenzando il presente e influenzerà anche il futuro della scuola dei nostri figli e nipoti.

Ed è così che, da alcune semplici lettere, siamo arrivati alla Notte dei Licei Classici, 19 aprile 2024, dove le classi 5C, 5H e 5I, con la partecipazione della professoressa M. L. Borello, ci hanno illustrato il loro progetto intitolato “La parola rende uguali”, partendo da dove tutto è iniziato: “Cara professoressa, lei non sa…

Passato o presente? Beatrice Salvioni ci racconta un’amicizia fuori dal tempo

 

di Luca Mangini, Alexandra Delrio, Eleonora Malatesta, Bianca Stefanelli, Giulia Portalupi , 1B

Beatrice Salvioni, giovanissima scrittrice esordiente, è l’autrice del libro “La Malnata” , che è già stato tradotto in più di trenta lingue. La sua avvincente storia, raccontata tramite gli occhi di una bambina  che vive l’ infanzia durante il periodo fascista, ha già coinvolto migliaia di lettori, nonostante questo sia stato il suo primo romanzo ad essere pubblicato. Beatrice ha sempre coltivato questa passione fin da quando era bambina, leggendo molti libri e non smettendo mai di credere nel suo sogno di diventare scrittrice. Malgrado la difficoltà nel rendere il proprio sogno realtà, Salvioni decide di frequentare la Scuola Holden , dove lavora duramente affinché il suo romanzo venga pubblicato.

Nel libro sono presenti molti riferimenti alla magia nera e alle credenze popolari, come quando Maddalena, la protagonista del romanzo, soprannominata Malnata, mette la lingua di un’oca sotto il cuscino della sorella convinta che così sarà costretta a dire la verità. L’autrice racconta di essere molto intrigata dalle superstizioni e da tutto ciò che riguarda il paranormale. 

Maddalena in realtà è la coprotagonista della storia; è una ragazza dal passato difficile che trova conforto nell’amicizia con l’ altro personaggio principale, Francesca. 

Leggendo il libro viene spontaneo chiedersi se il potere di Maddalena di influenzare gli eventi con la parola sia effettivamente una forma di magia oppure semplicemente un pretesto per coloro che cercavano una spiegazione alle sventure che da tempo colpivano le persone vicine alla Malnata. Beatrice spiega che inizialmente Maddalena è convinta davvero di avere questo “potere della voce” e ciò crea un’ ambiguità narrativa fortemente voluta dall’ autrice. A causa di questo suo “potere” Maddalena fatica a stringere amicizie o a guadagnarsi la fiducia altrui e diventa sempre più diffidente anche nei confronti delle poche persone a lei care. Fin dall’inizio del libro Francesca è affascinata da questa ragazzina che si ribella ai principi dalla società e desidera diventare sua amica, superando i pregiudizi che la gente ha su di lei. Come risultato le due diventeranno inseparabili. Questa amicizia si manifesta ai lettori pagina dopo pagina attraverso gli occhi di Francesca, la voce narrante.

Abbiamo avuto l’ occasione di incontrare direttamente Beatrice Salvioni e porle i nostri quesiti sia relativi al romanzo che alla sua professione di scrittrice. Lei è stata molto disponibile e questo confronto è stato istruttivo e arricchente per noi, ci ha insegnato anche ad affrontare più consapevolmente la lettura di un testo. Le abbiamo chiesto quale ritiene essere il fine della scrittura e lei ci ha risposto che, a suo parere, nessuno scrittore scrive, o dovrebbe scrivere, per il solo scopo di lasciare un messaggio: ogni lettore deve essere libero di interpretare la storia secondo la propria sensibilità. 

“La Malnata” illustra e trasmette in modo sensibile e diretto anche le emozioni e i sentimenti contrastanti di ogni personaggio riguardo al regime fascista. Salvioni dice che ha deciso di ambientare il racconto negli anni ‘30 perché il fascismo è il periodo storico che più contrasta il desiderio di far sentire la propria voce. “Ambientare una storia in un’epoca non tua dice molto sul periodo in cui vivi” constata la scrittrice. Il  romanzo di Salvioni può essere definito senza tempo, la storia di Francesca e Maddalena potrebbe essere ambientata in qualsiasi epoca senza che perda di significato perché l’amicizia non ha tempo, l’amicizia è sempre e ovunque. 

 

 

 

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“Pane, Pace, Lavoro” la Resistenza Ligure è anche donna

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Emanuele Bennati, Giulia Masullo, Martina Rosillo, Lidia Rossi, 2d

Lavoratori e casalinghe, vecchi e giovani, uomini e donne: la Resistenza fu di tutti.

è una foto che presenta la morfologia del territorio
Alta Via dei monti Liguri

Nella regione le agitazioni contadine erano praticamente inesistenti, a causa dello spezzamento di proprietà dovuto alla morfologia del territorio, e la Liguria si presentava come un mondo sostanzialmente chiuso dalle montagne e con un’agricoltura di pura sussistenza. D’altro canto grazie alla produzione d’armi durante la prima guerra mondiale, lo sviluppo industriale era stato senza precedenti. Ma quando migliaia di persone insoddisfatte si trovano ammassate nello stesso posto, con il pericolo costante di non servire più all’industria, si formò un ceto sociale che voleva esprimersi e far sentire la proprio voce.

Le donne aiutano in casa, in strada…

Nel giugno 1940, quando l’Italia entrò in guerra, i sentimenti del popolo erano, in generale, poco favorevoli al conflitto e alle sue distruttive e inevitabili conseguenze, memore della povertà e dei lutti subiti durante il primo conflitto.

Fin dall’ inizio del conflitto mondiale, le donne furono in prima linea nel collaborare al fenomeno di renitenza alla leva: escogitando strategie e trucchi, sottraevano gli uomini agli obblighi militari oppure li nascondevano in rifugi sicuri. Per agevolare il pericoloso rientro a casa dei militari, si fingevano loro mogli o parenti nell’accompagnarli alla stazione, insegnavano loro le vie più impervie attraverso cui evitare i controlli tedeschi, nascondevano le merci e i viveri loro necessari sotto le gonne. Nelle città le donne aprirono le loro case a riunioni cospirative a favore della Resistenza e le più formate culturalmente tenevano i rapporti con gli alleati e si occupavano di reclutare nuovi partigiani.

Usavano inoltre il luogo di lavoro per svariate attività di resistenza: le maestre, le insegnanti e le redattrici sensibilizzavano la popolazione alla lotta al nazifascismo, le infermiere, le dottoresse e le farmaciste, oltre a curare i partigiani, li rifornivano di medicinali, le impiegate del Comune falsificavano le tessere e i documenti a favore di ricercati o combattenti.

                                                         …e nelle fabbriche

volantino ritrovato a La Spezia riguardo la resistenza operaia
Volantino ritrovato a Migliarina, La Spezia- 24 febbraio 1944

Oltre a questo non bisogna dimenticare che le donne delle famiglie più umili subentrarono nelle fabbriche prendendo il posto dei loro mariti impegnati al fronte. In quegli anni erano loro a mandare avanti l’intera famiglia, con stipendi dimezzati rispetto ai loro colleghi uomini. Non smisero mai di farsi sentire, nemmeno il 15 maggio del 1938, quando a poca distanza dal comizio di Mussolini in Piazza della Vittoria, le donne scioperarono e non ebbero più paura.

 


In occasione della ricorrenza del 25 aprile vorremmo celebrare il ricordo delle donne liguri che non hanno mai smesso di lottare per la nostra libertà.

“Mimma cara, la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata, sii buona, studia ed ubbidisci sempre gli zii che t’allevano, amali come fossi io. Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo. Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandoti. La tua infelice mamma”.  

foto di Paola Garelli, donna che ha partecipato alla resistenza Ligure
Paola Garelli, nome di battaglia Mirka

Paola Garelli (Mirka) nacque a Mondovì il 14 maggio 1916. Faceva la pettinatrice, e nell’ottobre del 1943 entrò a far parte della Brigata SAP “Colombo” a Savona, dove assunse il ruolo di staffetta, rifornendo i partigiani di viveri e armi. Dopo solamente un anno venne arrestata, precisamente nella notte fra il 14 e il 15 ottobre, quando venne rapita nella notte dalle Brigate Nere

 

targa in memoria dei partigiani uccisi

Portata nella sede della Federazione Fascista di Savona, venne torturata e fucilata senza processo l’1 novembre 1944 nel fossato della Fortezza Priamar di Savona, insieme a cinque partigiani: Giuseppe Baldassarre, Pietro Casari, Luigia Comatto, Franca Lanzone e Stefano Peluffo. Morì così a ventotto anni, lasciando una figlia ancora troppo piccola per comprendere le grandi ingiustizie. Oggi, una targa la ricorda nel luogo in cui è stata uccisa.

Però dopo diversi anni nessuno ne sapeva più nulla, a differenza di tante altre donne non aveva chiesto il riconoscimento di partigiana e si era addirittura eclissata. Ora Guglielma nonostante i suoi 103 anni è ancora molto lucida e forte, ha deciso dopo svariati anni di uscire allo scoperto e di partecipare alla sua prima manifestazione proprio nella sua città. Spiega che dopo aver mantenuto un lungo silenzio, come ci ha raccontato il figlio, ha deciso di testimoniare l’orrore della guerra che ha vissuto in modo da tutelare i giovani d’oggi .


Alice Noli: una donna, una partigiana, una brigata

Felicita Agostina Noli fu una delle grandi donne partigiane che grazie alle proprie azioni contribuirono all’acquisizione della libertà contro l’occupazione Nazista.

Alice Noli

Nacque a Genova nei pressi di Campomorone nel 1906. All’età di 37 anni, in seguito all’Armistizio dell’8 Settembre del 1943, incominciò a collaborare con i partigiani liguri. Successivamente si unì lei stessa alla resistenza e venne introdotta sotto il nome di “Alice”. Il suo compito all’interno della resistenza non fu quello di agire sul campo di battaglia, bensì di fornire approvvigionamenti per il resto dei compagni poiché questi erano impegnati a fronteggiare le forze Nazifasciste sui monti. Felicita era una donna molto sensibile e altruista, ne è un esempio il fatto che avesse difeso un repubblichino dagli antifascisti, poiché padre di un bambino piccolo. 

Benché avesse compiuto buone azioni, la sua bontà non intenerì i Nazifascisti che la arrestarono più volte per diverse cause, tra cui quella di essersi fermata dinanzi ad un camion nazista che stava trasportando alcuni suoi compagni catturati e aver puntato una mitraglietta contro l’ufficiale alla guida.

Perché non va dimenticata la sua storia

Nonostante tutti gli arresti e le catture, grazie alla propria intelligenza, Felicita riuscì a cavarsela fino al 1944, anno in cui venne arrestata per l’ultima volta, portata all’interrogatorio, picchiata a sangue per tutta la notte e infine fucilata insieme ad altri 5 prigionieri nei pressi di Campomorone al fine di vendicare l’omicidio di due soldati fascisti.

la via in suo onore -Sampierdarena

Ciò che Felicita fece in nome della libertà e in nome del nostro paese non verrà mai dimenticato e tantomeno la sua tenacia, la sua bontà, la sua intelligenza e la dedizione che utilizzava in qualunque compito le venisse assegnato. In nome del proprio servizio alla lotta per la libertà il raggruppamento da lei organizzato assunse il nome di “Brigata Garibaldi SAP Alice Noli” l’unico composto solo da donne che presero parte a numerose operazioni contro il dominio Nazista.


Guglielma Bertini, oggi parla per i giovani 

Quest’anno il 25 aprile si è tenuto a Genova, come ogni anno, un corteo ove era presente anche una delle partigiane più anziane d’Italia. 

“ Sono qui oggi per lanciare un messaggio ai giovani contro le guerre, voglio uscire e raccontare tutto quello che ho passato perché sono molto preoccupata e non voglio che nessuno possa rivivere quello che abbiamo vissuto noi in quei terribili anni”.

Così inizia il suo discorso al corteo Guglielma Bertini, 103 anni, partigiana per una vita intera e con nome di battaglia “partigiana Gianna “.

Guglielma Bertini al corteo, donna che ha partecipato alla resistenza Ligure
Guglielma Bertini al corteo del 25 aprile 2024

Questa donna così coraggiosa e forte si trova in piazza per la prima volta accompagnata dal figlio e dal presidente dell’ ANPI Massimo Bisca. Il figlio racconta di non averla mai sentita parlare delle sue imprese: “io non ho mai saputo chi fosse e cosa facesse, non mi ha mai raccontato niente“ dice “solo tre anni fa sono venuto a conoscenza di certi fatti, prima sapevo che fosse partigiana ma niente più. Quando lavorava aveva l’ordine di non parlare e lo ha mantenuto anche una volta tornata a casa , mai sentito nulla sulle sue esperienze dopo la fine della guerra “. 

Una storia nell’ombra

Anche se per anni non ha mai detto nulla, oggi sappiamo che ha avuto davvero una vita travagliata: è stata arrestata, dopo un lungo periodo di reclusione fu mandata alla casa del fascio di Sampierdarena, ma suo fratello riuscì a farla evadere e così scappò e si nascose a lungo nell’Oltrepò pavese.  Per quanto riguarda la città natale di Guglielma, Genova, è molto importante citare la brigata partigiana femminile “Alice Noli“ di Sampierdarena; tra le partigiane che la componevano, secondo i documenti dell’epoca, c’era anche Guglielma Bertini .

Corteo 25 aprile-Genova

Però dopo diversi anni nessuno ne sapeva più nulla, a differenza di tante altre donne non aveva chiesto il riconoscimento di partigiana e si era addirittura eclissata. Ora Guglielma nonostante i suoi 103 anni è ancora molto lucida e forte, ha deciso dopo svariati anni di uscire allo scoperto e di partecipare alla sua prima manifestazione proprio nella sua città. Spiega che dopo aver mantenuto un lungo silenzio, come ci ha raccontato il figlio, ha deciso di testimoniare l’orrore della guerra che ha vissuto in modo da tutelare i giovani d’oggi .


 

 

Un’esperienza all’incrocio tra Arte e Tecnologia. Il Meet Center di Milano rivela i segreti dell’Intelligenza Artificiale

di Samuele Gavuglio, 2D

Nel contesto sempre più dinamico e interconnesso della società moderna, l’Intelligenza Artificiale emerge come una forza trainante di cambiamento e innovazione in diversi settori. Alla ricerca di un’esperienza educativa ed esplorativa, le classi 2B e 2D del liceo classico “D’Oria” di Genova hanno  avuto il privilegio di partecipare a un viaggio straordinario nel mondo dell’IA presso il  Meet Center di Milano.

Questo excursus, composto da due fasi similari ma differenti, ha offerto una panoramica avvincente e approfondita sulle potenzialità e le sfide legate all’Intelligenza Artificiale.Chi Siamo | MEET

La prima parte di questo viaggio è stata contrassegnata da un incontro diretto con due esperte nel settore dell’AI che hanno dialogato con noi studenti sfidando la nostra preconoscenza sull’argomento fino a stimolare riflessioni su temi etici e sociali, come l’etica dell’IA e le implicazioni della sua adozione su larga scala. Successivamente, è stata proposta un’attività di riconoscimento dell’Intelligenza Artificiale, un test di Turing che ci ci richiedeva di distinguere tra immagini e testi generati da un’IA e quelli di origine umana. Questa esperienza pratica ha aperto le porte a un nuovo modo di comprendere il potenziale e le sfide dell’IA, evidenziando la sua capacità di generare contenuti sempre più realistici e convincenti.

La seconda parte del nostro viaggio ci ha condotti in una stanza incantata, dove le pareti stesse sembravano prendere vita attraverso un’installazione artistica straordinaria. Abbiamo ammirato la Renaissance Dreams, opera permanente al MEET, dell’artista turco-americano Refik Anadol

In questa sala immersiva  abbiamo assistito ad una forma di arte generata grazie all’intelligenza artificiale. Un insieme di dati costituito da immagini e testi, prodotti tra il 1300 e il 1600 in Italia, elaborato e rivisitato da algoritmi che mutano forme, colori e creano suoni originali. Le immagini cambiano dinamicamente, senza transizioni nette, ma piuttosto mescolando colori e forme per creare nuove e affascinanti espressioni artistiche. Questa installazione ha incarnato il concetto stesso di creatività unita all’Milano ha una nuova casa della cultura digitale: apre Meet | Wired Italiaintelligenza artificiale, mostrandoci come la tecnologia possa trasformare il nostro ambiente in qualcosa di magico e sorprendente, come normalmente accade di fronte alla bellezza di un’opera d’arte.

Approfondendo l’argomento dell’IA, è fondamentale riconoscere il suo impatto trasversale su tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana. Dalla medicina alla finanza, dall’arte alla ricerca scientifica, l’IA sta rivoluzionando il modo in cui concepiamo e interagiamo con il mondo che ci circonda. Tuttavia, è altrettanto essenziale affrontare le sfide etiche e sociali connesse all’adozione diffusa di questa tecnologia, garantendo che il progresso nell’IA avvenga in modo equo, responsabile e inclusivo.

In conclusione, l’esperienza al Meet Center di Milano è stata un viaggio illuminante e stimolante nell’universo dell’Intelligenza Artificiale. Ha offerto una prospettiva unica e approfondita sulle potenzialità e le sfide di questa tecnologia rivoluzionaria, invitandoci a riflettere sulle implicazioni del suo sviluppo e sulla nostra responsabilità nell’indirizzarne il futuro. Che siate appassionati di tecnologia o semplici curiosi, sappiate che questa esperienza ha lasciato un’impronta indelebile nelle nostre menti, offrendoci un punto di partenza prezioso per continuare il nostro viaggio nell’era dell’IA.

 

 

 

 

 

Il Gaslini accoglie i bambini Palestinesi

di Alice Moscatelli 1B

Il 24 marzo 2024 l’Istituto Giannina Gaslini è stato contattato dal Ministero della Salute per coordinare la stabilizzazione ed il trasporto in Italia di bambini palestinesi affetti da ferite di guerra e malattie che non possono essere curate nella striscia di Gaza. A missione terminata, ho avuto la possibilità di intervistare il responsabile sanitario della missione dottor Andrea Moscatelli, direttore del Dipartimento Emergenza e Accettazioni e dell’Unità Operativa Complessa di Terapia Intensiva Neonatale e Pediatrica dell’Istituto Giannina Gaslini. 

Come avete agito durante la missione?

“Durante i dieci giorni di missione abbiamo organizzato il trasporto dei bambini dal confine egiziano con Gaza alla nave ospedale Vulcano della Marina Militare Italiana, ormeggiata nel porto di El Arish. Abbiamo poi identificato negli ospedali egiziani i bambini che potevano essere trasportati in Italia con l’aereo e abbiamo anche agito sul campo trattando pazienti e preparandoli per il trasporto verso l’italia.”

Chi è stato coinvolto nella missione?

“La missione ha coinvolto anche il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero della Difesa oltre a quello della Salute. Dopo aver raggiunto il Cairo, abbiamo affrontato un viaggio di 300 km nel deserto verso El Arish attraversando la penisola del Sinai. El Arish è la città egiziana più vicina al confine con Gaza (meno di 50 km). I profughi possono uscire da Gaza solo attraverso il varco egiziano di Rafah. Il processo è estremamente complesso ed è necessaria l’autorizzazione delle autorità egiziane ed israeliane. 

Dove sono stati portati i bambini una volta arrivati in italia?

“Alcuni bambini, quelli più stabili,  sono giunti al porto militare di  La Spezia  dopo quattro giorni di navigazione ;  i casi più delicati sono stati portati in Italia con due voli militari organizzati dalla 46a Brigata Aerea, che ha messo a disposizione due C130J. Una volta giunti nel nostro paese,  i bambini sono stati ricoverati in vari ospedali italiani,  tra cui il nostro istituto Gaslini. La Regione Liguria, come altre regioni, attraverso le associazioni di volontariato ha fornito l’assistenza alle famiglie al di fuori degli ospedali.”

Qual è l’obiettivo della missione?

“L’obiettivo della missione è quello di poter curare in Italia almeno 100 bambini. Dall’inizio del conflitto sono morti circa 30000 civili, per ogni civile deceduto nelle guerre moderne si stimano 4 feriti, quindi il numero di persone bisognose di cure è altissimo. All’interno di Gaza gli ospedali non hanno le risorse sufficienti per poter garantire a tutti i feriti cure efficaci. Nella striscia, il 42% della popolazione ha meno di 14 anni. I bambini stanno pagando un prezzo altissimo. In quelli da noi assistiti prevalgono gravi ferite di guerra: ustioni, fratture, traumi multipli, traumi cranici e amputazioni. Queste lesioni, oltre alle gravi sofferenze psicologiche, condizioneranno questi bambini per tutta la durata della loro vita.”

Il Gaslini sta contribuendo in altre maniere per aiutare altre vittime di guerra?

“Parallelamente a questa iniziativa il Gaslini sarà anche impegnato negli Emirati Arabi dove manderà equipes chirurgiche specializzate per aiutare i colleghi  a curare le vittime della guerra israelo-palestinese. Infatti, gli emirati sono stati tra i pochi paesi che si sono resi disponibili, come l’Italia, ad accogliere vittime di guerra palestinesi.”



“È anche Cosa Nostra: lettori ad alta voce per la legalità”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

La mafia non risparmia neanche i bambini.

 

di Alexandra Delrio, Eleonora Malatesta, Anita Corsi, 1B

 

Il 19 aprile 2024 si è svolta la decima edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico. Quest’anno il filo conduttore della serata è stata la comunicazione, in occasione di due anniversari importanti: i cento anni della radio e i settant’anni della televisione italiana. Molti studenti hanno preso parte a questa iniziativa mettendo a punto un ricco programma con esecuzioni musicali, letture di poesie e testi classici e rappresentazioni teatrali. 

Nel corso della serata i ragazzi delle classi 2B e 2D hanno presentato il progetto “È anche Cosa Nostra. Lettori ad alta voce per la legalità”, un lavoro realizzato durante l’anno sotto la guida delle  professoresse Alessandra Bertolotto e Cristina Frisone.  

“La classe dei banchi vuoti” di Don Luigi Ciotti

Ad iniziare sono stati gli alunni della classe 2B che hanno presentato la lettura drammatizzata del libro “La Classe dei Banchi Vuoti” di don Luigi Ciotti.  Ciascuno di loro ha interpretato il ruolo di uno dei protagonisti, nove ragazzi la cui vita è stata spezzata dalla mafia; siamo stati resi partecipi della loro triste storia, che ci è stata raccontata in prima persona per rendere la performance ancora più coinvolgente. La modalità con la quale è stato presentato il lavoro è stata scelta dai ragazzi stessi, come ci è stato detto nell’intervista che  ci hanno concesso:

Int: Da cosa è nata l’idea di raccontare inn prima persona le storie di questi ragazzi, vittime della mafia?

“Nel libro di don Ciotti le storie dei bambini sono raccontate in terza persona, però avendo riorganizzato la sceneggiatura con l’aiuto della prof.ssa Bertolotto, per renderla più coinvolgente a livello emotivo e perché andasse ad attirare l’attenzione dei visitatori abbiamo scelto di raccontarla in prima persona. Per questo lavoro  abbiamo partecipato  a tre incontri diversi, tra cui uno con Tiberio Bentivoglio e i genitori di Dodò, che era uno dei bambini di cui parlava il libro.”

Int: I genitori di Domenico Gabriele, il secondo ragazzo di cui tratta la vostra lettura, visitano spesso le scuole?

“Sì. Nonostante il dolore per la tragica perdita del loro figlio, ci hanno spiegato il motivo per il quale continuano ad andare nelle scuole di tutta Italia a raccontare ciò che è successo a Domenico: non dimenticare che la mafia fa vittime anche tra i bambini, i giovani e le donne.”

Int: Secondo voi siete riusciti a coinvolgere il pubblico?

“Secondo noi sì: abbiamo sentito la partecipazione del pubblico soprattutto quando a turno ci alzavamo per raccontare la storia dei vari bambini. La narrazione  in prima persona poi è stato ciò che ha aggiunto un tocco in più ”

“Io dentro gli spari” di Silvana Gandolfi

Di seguito i ragazzi della 2D hanno interpretato alcuni passi significativi della loro lettura, “Io dentro gli spari” di Silvana Gandolfi. Al pubblico è stato letto un passaggio che gli studenti hanno ritenuto essere tra i più importanti. Hanno drammatizzato permettendo agli ascoltatori di immergersi completamente nel loro racconto. A concludere è stata una ragazza che ha letto una delle storie trattate nel libro “La classe dei banchi vuoti”. 

Anche in questo caso la lettura ad alta voce è stata scelta dai ragazzi come ci è stato riferito alla fine dell’esibizione. 

Int:  Come vi siete organizzati per preparare il vostro lavoro?

 “Abbiamo letto dei passi ad alta voce in classe e poi abbiamo votato  i migliori lettori “

Int: Avete letto uno o più libri? 

“Abbiamo letto più libri nel corso dell’ anno e poi abbiamo scelto quello che ci aveva colpito di più.”

 Int: Vi è piaciuto partecipare a questo progetto?

“Sì, è stato molto interessante.”

 Int: Se doveste dare un consiglio ai futuri alunni di seconda, cosa direste loro?

“Consiglieremmo di coltivare la lettura ad alta voce anche su altre tematiche oltre a quelle della legalità”

La bellezza digitale dei musei

Un nuovo modo di visitare e vedere i musei grazie al progresso tecnologico 

Di Stella Napolitano, 3B

“Il godimento estetico davanti a un quadro è legittimo, perché il museo è un luogo di divertimento, non solo di apprendimento.”

Un’affermazione che certamente va in contrasto con la vecchia, se non antica concezione comune e popolare di museo, che prevede che i musei siano luoghi tediosi, statici. Ma ora certamente non lo sono più, principalmente grazie alla tecnologia che sta cambiando e rivoluzionando tutto.

Ed è proprio di musei che si occupa il gruppo ETT, che il 26 marzo alcune classi del Liceo D’Oria hanno incontrato in Aula Magna. A presentare i progetti dell’azienda sono stati Maria Emanuela Oddo e Andrea Campodonico.

Maria Oddo è un’archeologa, che dopo aver frequentato il Liceo Classico, ha studiato all’Università degli Studi di Pavia e poi presso la Scuola IMT Alti Studi Lucca; approcciandosi alle nuove tecnologie e al management, ha lavorato con varie associazioni locali e alla realizzazione di mostre nel sito archeologico di Paestum, dov’era stata mandata per il dottorato. Da settembre 2020 lavora presso ETT SpA. Andrea Campodonico ha studiato presso l’Università  degli Studi di Genova dove ha conseguito la laurea triennale in Scienze Umanistiche e in Conservazione dei beni culturali, e successivamente ha preso la laurea magistrale all’Università degli Studi di Milano; dal 2023, anche lui lavora come project manager presso ETT SpA.

 

L’azienda ETT, con sede a Genova, si occupa della valorizzazione della cultura dei luoghi, della produzione di infopoint e totem multimediali, della digitalizzazione del patrimonio culturale e della creazione di visite virtuali; quest’ultime si possono fare in VR (visore di realtà virtuale), ma dal momento che in pochi ne posseggono uno, sono usufruibili anche sul PC. Queste visite virtuali riguardano sia musei esistenti, inesistenti o impossibili, creati ex novo. In queste si illustrano spazi non accessibili (per restauro, ad esempio). Sono convenienti per persone con disabilità motorie (dal momento che non sempre i musei sono accessibili da persone in carrozzina), anziani in casa di riposo o incarcerati. 

Maria Oddo inoltre ha esposto un progetto che stanno cercando di realizzare a Gela, comune della Sicilia. Gela infatti ha un patrimonio archeologico molto importante, per questo stanno cercando di impostare uno dei primi percorsi partecipativi. Ciò prevede la partecipazione della comunità alla realizzazione del progetto, poiché i musei comunicano con la partecipazione delle comunità (dall’ICOM); visto che Gela ha subito una grave depressione economica, il turismo potrebbe rivelarsi una potenziale risorsa per la città, grazie all’aiuto dei suoi cittadini. 

Un’iniziativa più commerciale è “scopri la tua fragranza”, un percorso sensoriale al termine del quale si consiglia appunto la propria fragranza, che è un progetto simile che l’azienda sta tentando di compiere assieme a percorsi culturali. Prossimamente a Genova al Museo della Città alla Loggia dei Banchi potrà essere possibile provare queste esperienze, e verrà  delineato un percorso culturale nella città.


Nell’ambito del cosiddetto storytelling immersivo, è stato mostrato agli studenti il trailer dell’”Inferno” della “Divina Commedia” di Dante Alighieri, disponibile in versione VR su Rai Play. Grazie a questo sistema di narrazione è possibile valorizzare anche le insigni storie del nostro patrimonio culturale, rendendole al contempo più interessanti e intriganti agli occhi dei giovani.

Oltre a ciò l’azienda ha sviluppato numerose applicazioni tra cui dei giochi scaricabili  sul cellulare.  Infatti, alla fine dell’incontro, alcuni ragazzi  hanno provato a cimentarsi in un CulturGame a squadre, ossia “20.000 suoni sotto il mare”, dove gli studenti dovevano indovinare alcuni suoni marini, sia naturali che artificiali, come il verso di una foca o il rumore di un sottomarino.

Tra le applicazioni si trovano anche delle sorta di Lonely Planet digitali che si possono scaricare gratuitamente sul cellulare, dove offrono delle classiche guide per i musei e per la visita del territorio nazionale. 

Mobilità sostenibile: il futuro dei trasporti Genovesi

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Di Silvia Alicata, 1D 

Il 10 aprile alle ore 10:00 ho avuto il piacere di incontrare, ed intervistare, l’Ing. Alberto Bitossi presso il Matitone a Genova. Abbiamo parlato della mobilità sostenibile e dei progetti ad essa collegati, visto che è un argomento che sta interessando sempre di più la nostra città ed i nostri cittadini, specialmente coloro che usano quotidianamente i mezzi pubblici. 

La nostra città ha intrapreso un processo di cambiamento molto importante: il Sindaco ha presentato recentemente il progetto per la città del 2030. Ci può dire quali siano le azioni previste per la mobilità sostenibile? 

“Per prima cosa c’è un Pums, approvato nel 2019, che è il Piano Urbanistico della Mobilità Sostenibile che raggruppa i maggiori interventi previsti per la mobilità nella nostra città, come ad esempio i prolungamenti della metropolitana, lo Skymetro, ed il progetto di cui mi occupo principalmente ovvero i “4 Assi di Forza”,  che ha l’obiettivo di rivoluzionare il trasporto pubblico.”

Cosa sono gli Assi di Forza?

“Per assi si intendono le arterie principali dove scorrono gli autobus, l’Asse di Levante che passa per Corso Europa, l’Asse di Ponente, che va da Sampierdarena a Voltri, l’Asse della Val Bisagno e l’Asse del Centro. Grazie a questo intervento, finanziato nel 2020 per 471.000.000 di Euro, verranno acquistati 139 nuovi bus elettrici, ed è prevista la realizzazione delle nuove rimesse degli autobus di Gavette e di Staglieno in Val Bisagno sponda destra, che saranno completamente rinnovate per accogliere i nuovi mezzi elettrici, inoltre la rimessa di Staglieno avrà due piani destinati a parcheggi di interscambio.  E’ inoltre previsto un progetto ancora più vasto appaltato per 200.000.000 di Euro per realizzare infrastrutture filoviarie, 300 nuove strutture di attesa, che andranno a sostituire le fermate degli autobus già esistenti.”

Visto che ha menzionato il quartiere della Val Bisagno, ci può dire come sarà coinvolto?

“Ad oggi, è la prima area della città dove inizieranno i cantieri, sulla sponda destra del Bisagno ci saranno le linee del suo asse con gli autobus elettrici, mentre per la sponda sinistra è previsto il progetto dello Skymetro. Abbiamo appena dato il via al cantiere per la sponda destra, dove troviamo qualche fermata e le sottostazioni per le ricariche elettriche. Negli autobus in Val Bisagno sarà introdotta una nuova tecnologia, attualmente presente in Europa chiamata “Flash-charging” che permetterà di ricaricare in pochi secondi il mezzo, oltre che diminuire l’inquinamento ambientale. Negli altri assi principali (Levante, Ponente e Centro)  avremo invece una tecnologia “In Motion Charging”  di nuova generazione dove il bifilare è alternato a tratti di batteria pura. In entrambi i casi puntiamo alla dismissione di mezzi diesel a favore di nuovi mezzi moderni elettrici.

Come saranno coinvolte le periferie?

“Per quanto mi riguarda, sappiamo che ci sarà una rivisitazione di quello che è il piano delle linee collinari. Ad esempio dalla linea del centro degli assi, dove coinvolgiamo 3 linee attualmente in uso, portando così anche ad un cambiamento radicale nelle linee collinari per l’AMT

Secondo lei questi interventi valorizzeranno le periferie?

“Sicuramente ci saranno valorizzazioni anche per le periferie in termini di maggiori collegamenti e hub di interscambio con gli assi di forza. AMT ha studiato anche una revisione di rete delle linee collinari e ci sarà un beneficio per tutti gli utenti del servizio pubblico che sarà più efficiente ed efficace. In generale puntiamo ad una mobilita moderna che possa aiutare gli spostamenti su servizio pubblico sia sugli assi principali che per le periferie.”

Digital humanities e valorizzazione del mondo classico.

Incontro con Maria Emanuela Oddo, dell’azienda genovese ETT, leader nella trasformazione digitale. 

di Agnese Traverso, 3B

Il 26 marzo 2024 gli studenti del Liceo D’Oria hanno avuto l’occasione di comprendere il significato della formula “umanesimo digitale” grazie all’incontro con un’archeologa che oggi lavora con il metaverso, la realtà virtuale (VR) e la realtà aumentata (AR). 

 

Maria Emanuela Oddo, project manager per ETT Spa, azienda genovese leader nella trasformazione digitale ha raccontato in che modo il patrimonio di conoscenza e i contenuti di una formazione classica possono essere valorizzati, preservati e trasmessi da un uso innovativo della tecnologia e come tali competenze possano trasformarsi in un lavoro modernissimo e appassionante.

 

Nel corso dell’incontro ci ha parlato di come la tecnologia abbia modificato e talora stravolto totalmente le nostre vite, ma anche di come possa essere sorprendente e prezioso  l’utilizzo della tecnologia in ambito culturale. 

Maria Emanuela Oddo

 

Ma come applicare le proprie conoscenze umanistiche  in ambito tecnologico? Come trasformare tale passione in un lavoro?

Maria Emanuela Oddo ha raccontato la sua esperienza personale: la laurea in archeologia, poi un dottorato all’università IMT di Lucca in Analysis and Management of Cultural Heritage, successivamente un’esperienza di lavoro in ambito universitario, con associazioni culturali che si occupavano dell’organizzazione di mostre,  infine il colloquio e il lavoro in ETT,  l’azienda genovese per cui studia e segue progetti di valorizzazione del patrimonio culturale.

In particolare a Genova Oddo per ETT ha coordinato l’allestimento e la realizzazione dei contenuti multimediali del Museo nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI),  progetto museale innovativo, inaugurato a Genova, all’interno dei locali della Commenda di San Giovanni di Prè, nel maggio 2022.

Una delle sale del Museo nazionale dell’Immigrazione di Genova (MEI)

Ma che cos’è ETT? E’ una delle aziende leader per l’innovazione in ambito culturale e l’elemento che la contraddistingue è l’utilizzo efficace di tecnologie innovative per creare esperienze e percorsi particolari all’interno di musei, città, aree turistiche e archeologiche. Si occupa per esempio della creazione di parchi avventura e di Info Point, in cui vengono fornite informazioni turistiche; di digitalizzazione online, della creazione di siti specializzati, della progettazione di totem multimediali, in cui non solo si forniscono dettagli sui luoghi circostanti, ma anche percorsi ed esperienze interattive.

Una nuova attività in cui l’azienda si sta specializzando è l’utilizzo della realtà virtuale per ricostruire spazi ideali sia reali che insussistenti, attraverso l’uso della tecnologia per coinvolgere tutti i sensi, in particolare vista e udito, con lo scopo di far immergere completamente l’osservatore nel luogo ideato.

Come sottolineato da Maria Emanuela Oddo, la realtà virtuale si può considerare anche un ausilio per portare i luoghi culturali a coloro che non possono andare personalmente a visitarli, come anziani, disabili  o anche carcerati, accentuandone così l’aspetto inclusivo-sociale.

Durante l’incontro ci è stato anche mostrato un video, la Divina Commedia VR,   basato su un’applicazione di realtà virtuale, realizzato in occasione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri per ricreare la visione dell’Inferno dantesco, riviverne i momenti più significativi e aiutare di conseguenza gli studenti ad immaginarlo visivamente, immergendosi nel viaggio infernale.

Un’altra attività in continua espansione è la realizzazione di app. Sono applicazioni, ormai sempre più diffuse,  progettate per fornire visite virtuali e approfondimenti particolari  a chi li ricerca su musei e opere. Possono comprendere percorsi interattivi, con quiz o giochi, per coinvolgere maggiormente il visitatore.

La seconda parte dell’incontro infatti si è incentrata sull’attività di gioco. L’App di gioco proposta si chiama Ventimila suoni sotto il mare: lo scopo del gioco è quello di guidare il proprio  batiscafo in un viaggio negli abissi, acquisendo un suono sottomarino per ciascun livello di profondità, riconoscendone la fonte per imparare ad ascoltare l’ecosistema di suoni che esiste sotto il mare.

Questa attività di intrattenimento ha anche uno scopo educativo, infatti ha attivato la concentrazione e la collaborazione tra gli studenti, che unendo le loro conoscenze hanno completato il gioco.

La tecnologia – ha concluso Maria Emanuela Oddo – può essere nostra alleata nel far conoscere il nostro ricco patrimonio culturale, trasmettendolo alle generazioni future.