Alla Notte del D’Oria Santorelli ribadisce l’importanza dello studio delle lingue classiche

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Riflessioni dalla  Notte Nazionale del Liceo Classico 2024

di Bianca Stefanelli,  1B

Biagio Santorelli | Rubrica UniGe

Alla Notte Nazionale del Liceo Classico Andrea D’Oria non poteva mancare la “questione” più discussa tra le nuove e le vecchie generazioni di classicisti: “Perché studiare le lingue antiche?”

A parlarcene è stato il professor Biagio Santorelli, docente di Lingua e letteratura latina presso l’Università degli Studi di Genova.

Il professore inizia il suo discorso con la premessa che l’argomento è una questione complicata, difficile da esporre in breve e che nel tempo ha coinvolto in accesi dibattiti generazioni di popoli sin dall’antichità fino anche alla Grecia antica.

Prima di tutto per comprendere le lingue antiche bisogna leggere i classici, ci informa il professor Santorelli, ma che cosa c’entrano i classici?

I primi a leggere i “classici” sono stati gli antichi Greci che usavano quest’ultimi come mezzo di insegnamento e apprendimento del mondo circostante, della letteratura, della lingua, della storia, della geografia e di molte altre materie umanistiche che studiamo ancora noi oggi a scuola.  

Cosa possiamo fare noi oggi a studiare le lingue antiche?  “Ovviamente – puntualizza il professore – non possiamo rimetterci a studiare come i Greci e i Latini che avevano unificato popoli diversi per mezzo della loro lingua perché il mondo è andato avanti!”. È importante fare riferimento agli antichi ma adattando i loro metodi di studio alla nostra generazione e all’epoca in cui viviamo.

Pochissimi nel mondo antico continuavano con il loro percorso di studi (differentemente da quanto accade nel mondo moderno) e la scuola era un bene riservato a poche persone.

Le lingue classiche, servono a creare una “civitas” consapevole della propria importanza e dei propri doveri.  Le lingue servono a parlare bene e a imparare a discutere – ci informa inoltre  il professore – spiegando che nell’antichità gli studenti erano obbligati a frequentare la scuola di retorica, ma solo dopo aver completato i tre cicli di istruzione, per imparare a risolvere i problemi “scomponendo la realtà per trovare soluzioni”.

Più volte nella storia la scuola di retorica, per la sua importanza, si è sviluppata lasciandoci importanti facoltà ancora frequentate dagli studenti contemporanei come negli Stati Uniti dove dalle colonie del ‘500 fondate dai Gesuiti, nacquero i collegi dove oggi è rinato il modello d’istruzione umanistico: alcuni studenti si pongono un problema e si “battono” con le armi della retorica per la sua risoluzione. 

In che modo dovremmo studiare le lingue antiche? E qual è l’obiettivo da raggiungere?

Secondo Santorelli, si impara per tutta la vita e quindi il nostro legame con queste materie dovrebbe essere ininterrotto. Sarebbe necessario investire sull’apprendimento delle competenze linguistiche fornendo sostegno per la comunicazione, requisito indispensabile per l’esistenza stessa di una lingua.

Gli antichi imparavano a leggere e a scrivere commentando i classici e studiando la grammatica con il gioco, come ci suggerisce il nome della scuola latina “ludus”. Studiare è un gioco, studiare è un piacere, una passione.

Con lo studio delle lingue antiche, scrive Quintiliano, scrittore latino: “Io intendo formare quel perfetto oratore che non può darsi se non in un uomo retto (vir bonus) e perciò esigo che esso possegga una straordinaria eloquenza e anche ogni virtù morale…” un uomo onesto e capace, idoneo quindi ad amministrare gli affari pubblici e privati.

In 15 minuti il professor Biagio Santorelli è riuscito con  “capacità oratoria” ad ammaliare il pubblico, farlo incuriosire e interessare a un argomento complesso e difficile, mostrandoci le lingue antiche vive e attive anche nel mondo moderno, fondamentali per la comunicazione, madri della  comunità, sfatando il mito  delle lingue “morte” e utili solo per le traduzioni.

Una nuova piattaforma per tutti: Agorà

Presentata al D’Oria durante la Notte Nazionale del Liceo Classico

di Eleonora Malatesta, 1B

 

Al passo con la tecnologia, per dare visibilità al Liceo e ai lavori dei suoi alunni.

Durante la Notte Nazionale del Liceo Classico è stata presentata ufficialmente dallo staff di docenti che ha seguito l’iniziativa e dall’ingegnere Marco Penso,  dell’Associazione diGenova,, che ne è stato promotore e fautore, la nuova piattaforma digitale della scuola: Agorà Liceo D’Oria.

L’attuale versione di Agorà Liceo D’Oria è organizzata come un blog diviso per categorie dove vi sono aree dedicate a notizie e post relativi ad argomenti inerenti alla vita del Liceo e la segnalazione di contenuti del web funzionali alla sua missione.

Inoltre è disponibile una videoteca dove sono contenuti video, realizzati dagli studenti, relativi agli incontri che si sono svolti in Aula Magna durante le assemblee d’Istituto , in presenza di giornalisti e personaggi dello spettacolo.

Questo progetto permetterà a tutti gli studenti di esprimersi e condividere i propri lavori non solo con tutta la scuola ma con un pubblico più vasto ed esterno all’istituto: questo avverrà attraverso articoli, video, podcast e quanto prodotto dalle varie classi durante l’anno. Tutti i lavori saranno esposti e consultabili  in una bacheca suddivisa in quattro grandi aree tematiche: conoscere, partecipare, creare, verso il futuro 

Come nell’Antica Grecia l’Agorà era la piazza  dove tutti i cittadini si incontravano, discutevano di politica e dove avvenivano i maggiori scambi commerciali, per il liceo classico Andrea D’oria Agorà diventerà un luogo d’incontro, dove interazione e comunicazione saranno due valori indispensabili e necessari per la riuscita di questo progetto, oltre che la partecipazione attiva da parte degli studenti e dei professori. 

 

Il progetto diverrà pienamente operativo a partire dal prossimo anno scolastico, come ci conferma  Alessandra Bertolotto, docente del liceo, nella seguente intervista.

Cosa pensa che andrebbe migliorato per rendere la piattaforma più efficace?

“Penso che ci vorrebbe una partecipazione molto forte da parte degli studenti. Agorà è uno strumento di alto livello che consente di lavorare sui contenuti del nostro liceo. L’importante è che i ragazzi partecipino con podcast, video e articoli, con entusiasmo, sentendo che si tratta di un “loro” strumento.”

In che modo pensate di dare visibilità alla piattaforma all’infuori del nostro liceo?

“Cercheremo di dare visibilità ad Agorà comunicandolo alla stampa, per fare conoscere la piattaforma alla città; vorremmo che gli articoli non venissero letti  solo da studenti e docenti del nostro liceo,  ma anche da un pubblico esterno alla nostra scuola.”

Quando sarà attiva Agorà Liceo D’Oria?

“Agorà Liceo D’Oria sarà pienamente attiva a partire dal prossimo anno:  lavoreremo per potenziarla e garantire a tutti l’accesso, ma gli alunni che lo desiderano possono già iniziare a collaborare con i loro articoli.”

 

 

 

Una settimana da giornalisti

Di Elena Iannacchino e Anna Moscatelli, 3B

La classe 3B dall’11 al 15 marzo 2024 ha trascorso –  secondo quanto previsto dall’omonimo progetto  –  “Una settimana in redazione”. L’attività, prevista dalla scuola come programma di alternanza scuola lavoro (PCTO), consisteva in un tirocinio presso il quotidiano storico di Genova: il Secolo XIX”.

Il compito dei liceali durante la settimana è stato imparare come funziona una redazione e scrivere un articolo su “Libri e libertà”, uno dei grandi temi proposti alla riflessione della città  da  “La Storia in Piazza”, la rassegna, tenutasi per quattro giorni, che ha l’obiettivo di portare la storia al grande pubblico.

Nel corso della settimana i ragazzi hanno incontrato Ferdinando Fasce, professore di Storia Contemporanea all’Università di Genova e relatore della rassegna.  Durante l’incontro, il professore ha illustrato gli obiettivi della manifestazione e in particolare del suo intervento: “Liberare la storia americana con i libri”, mostrandosi convinto dell’importanza di coinvolgere un pubblico maggiore nella riflessione storica e condividere conoscenze su avvenimenti che hanno condizionato passato e presente.

Inoltre, gli studenti, per ottenere un’opinione comune sulla rilevanza della scrittura e la libertà di stampa, si sono cimentati nell’intervistare i passanti sotto l’osservazione del cronista e tutor per il tirocinio, Bruno Viani.

Le interviste sono state poi incorporate nel lavoro finale della settimana.

Durante la settimana, gli studenti hanno avuto l’occasione di venire a contatto con la realtà all’interno di una redazione, partecipando alle quotidiane riunioni di staff per la stesura del giornale e incontrando le figure di riferimento dei diversi settori del giornale.

Grazie a questi incontri hanno potuto comprendere la suddivisione dei compiti in redazione, i ritmi di lavoro, come si struttura il giornale nel corso della giornata e come è costruito pagina per pagina sia in formato cartaceo che digitale. Inoltre hanno partecipato a una conferenza stampa riguardo alla riqualificazione della zona di Sarzano e delle mura del Barbarossa seguendo l’assessore alle manutenzioni Mauro Avvenente. In seguito alla conferenza è stato affidato agli studenti il compito di scrivere un articolo.

Al termine del tirocinio i ragazzi hanno avuto l’occasione di partecipare alla composizione serale della prima pagina del giornale del giorno dopo, guidati dal caporedattore Giovanni Mari.

Nel corso delle attività sono stati seguiti dal vicedirettore Andrea Castanini e dal cronista Bruno Viani. I diversi incontri con le linee della testata hanno contribuito alla realizzazione del prodotto finale dei ragazzi su “Libri e Libertà”.

La mafia teme la scuola più che la giustizia

di Aurora Borriello, Eleonora Capone, Alessia Grandicelli, 2B

Due incontri preziosi

“La mafia teme la scuola più che la giustizia e l’istruzione toglie l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. 

Ne era convinto Antonino Caponnetto, il noto magistrato italiano alla guida del Pool antimafia ideato da Rocco Chinnici: è necessario riflettere e lavorare nelle scuole sul concetto di legalità, cioè sulla consapevolezza che un  comportamento corretto e rispettoso delle leggi è un valore. Anche e soprattutto quando tutto intorno a noi sembra negarlo.

Come ci spiegano le persone che hanno avuto a che fare con la mafia, è fondamentale discutere della mafia e della sua iniquità. La vera arma per combattere questo genere di criminalità sono infatti  la conoscenza e la denuncia dei fatti.

Quest’anno, sono stati due gli incontri che ci hanno permesso di comprenderlo molto bene: quello  con Tiberio Bentivoglio, testimone di giustizia, ci ha raccontato la sua vicenda con la mafia e quello con Giovanni e Francesca Gabriele, genitori di una vittima innocente, che sono venuti a tener viva la memoria di loro figlio ucciso nel 2009, Domenico Gabriele.

Un percorso di letture … ad alta voce

Prima degli incontri abbiamo deciso di approfondire l’argomento leggendo ad alta voce un libro curato da Don Ciotti, fondatore di Libera, “La classe dei banchi vuoti”.

Si tratta di una raccolta di storie che parla delle vittime innocenti della mafia. L’autore ha immaginato di rappresentare in un’aula nove bambini , vittime innocenti di mafia: i banchi dell’aula alla fine della lettura rimanevano vuoti e  nessuno più rispondeva all’appello,  a rappresentare simbolicamente la fine delle brevi vite di ciascun bambino. 

Per arricchire le nostre conoscenze riguardo al tema, in classe abbiamo letto, suddivisi in gruppi,  quattro libri: “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia un romanzo giallo in cui l’autore indaga le caratteristiche della mafia, l’omertà dei siciliani ed il ruolo della politica, spesso complice della criminalità organizzata. Sciascia attraverso questo libro si schiera contro i politici che, spesso, sono complici della mafia, ma anche contro l’omertà dei siciliani che attraverso il silenzio finiscono per dare sostegno alla mafia.

“La mafia spiegata ai ragazzi”  di A. Nicaso  si apre invece con un’ esperienza personale dell’autore, la conoscenza di un bambino vittima della mafia, a cui era stato ucciso il padre che si era rifiutato di comprare il ferro dai mafiosi della zona.

Nicaso subito spiega lo scopo della mafia: il guadagno. Non solo di soldi, ma anche di potere, di prestigio, raggiungibile con qualsiasi mezzo, violenza inclusa. 

 

“Non chiamateli eroi” di N. Gratteri e A. Nicaso, racconta delle vittime innocenti di mafia: ci ha particolarmente colpito la figura di Santino Di Matteo.

Il nostro progetto

Ogni gruppo ha poi preparato una lezione in cui leggere brani significativi dei libri letti, spiegarne il contenuto e coinvolgere gli ascoltatori sollecitandone la partecipazione, secondo le indicazioni che ci sono state fornite nell’incontro di lettura ad alta voce con Panagiota Dimopolou, coordinatrice del circolo  della LaAV di Genova.

Infine abbiamo esposto il lavoro che ha riscosso più successo a una classe del nostro liceo. Il libro prescelto è stato “Io dentro gli spari” che narra la vicenda di Santino, un ragazzino siciliano di circa nove anni che assiste all’omicidio del padre e del nonno da parte della mafia con cui erano entrati in contatto viste le difficoltà economiche. Proseguendo con la storia Santino sarà costretto a trasferirsi e a cambiare identità.

 

Grazie alle numerose testimonianze che abbiamo ricevuto in questi mesi abbiamo compreso il significato della giustizia e del valore della vita. Un concreto esempio sono stati i genitori di Dodó che, commossi e addolorati, hanno trasmesso un messaggio significativo a noi ragazzi guardandoci con la forte speranza di poter cambiare il futuro in meglio.

La mafia teme la scuola più che la giustizia

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Aurora Borriello, Eleonora Capone, Alessia Grandicelli, 2B

Due incontri preziosi

“La mafia teme la scuola più che la giustizia e l’istruzione toglie l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. 

Ne era convinto Antonino Caponnetto, il noto magistrato italiano alla guida del Pool antimafia ideato da Rocco Chinnici: è necessario riflettere e lavorare nelle scuole sul concetto di legalità, cioè sulla consapevolezza che un  comportamento corretto e rispettoso delle leggi è un valore. Anche e soprattutto quando tutto intorno a noi sembra negarlo.

Come ci spiegano le persone che hanno avuto a che fare con la mafia, è fondamentale discutere della mafia e della sua iniquità. La vera arma per combattere questo genere di criminalità sono infatti  la conoscenza e la denuncia dei fatti.

Quest’anno, sono stati due gli incontri che ci hanno permesso di comprenderlo molto bene: quello  con Tiberio Bentivoglio, testimone di giustizia, ci ha raccontato la sua vicenda con la mafia e quello con Giovanni e Francesca Gabriele, genitori di una vittima innocente, che sono venuti a tener viva la memoria di loro figlio ucciso nel 2009, Domenico Gabriele.

Un percorso di letture … ad alta voce

Prima degli incontri abbiamo deciso di approfondire l’argomento leggendo ad alta voce un libro curato da Don Ciotti, fondatore di Libera, “La classe dei banchi vuoti”.

Si tratta di una raccolta di storie che parla delle vittime innocenti della mafia. L’autore ha immaginato di rappresentare in un’aula nove bambini , vittime innocenti di mafia: i banchi dell’aula alla fine della lettura rimanevano vuoti e  nessuno più rispondeva all’appello,  a rappresentare simbolicamente la fine delle brevi vite di ciascun bambino. 

Per arricchire le nostre conoscenze riguardo al tema, in classe abbiamo letto, suddivisi in gruppi,  quattro libri: “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia un romanzo giallo in cui l’autore indaga le caratteristiche della mafia, l’omertà dei siciliani ed il ruolo della politica, spesso complice della criminalità organizzata. Sciascia attraverso questo libro si schiera contro i politici che, spesso, sono complici della mafia, ma anche contro l’omertà dei siciliani che attraverso il silenzio finiscono per dare sostegno alla mafia.

“La mafia spiegata ai ragazzi”  di A. Nicaso  si apre invece con un’ esperienza personale dell’autore, la conoscenza di un bambino vittima della mafia, a cui era stato ucciso il padre che si era rifiutato di comprare il ferro dai mafiosi della zona.

Nicaso subito spiega lo scopo della mafia: il guadagno. Non solo di soldi, ma anche di potere, di prestigio, raggiungibile con qualsiasi mezzo, violenza inclusa. 

 

“Non chiamateli eroi” di N. Gratteri e A. Nicaso, racconta delle vittime innocenti di mafia: ci ha particolarmente colpito la figura di Santino Di Matteo.

Il nostro progetto

Ogni gruppo ha poi preparato una lezione in cui leggere brani significativi dei libri letti, spiegarne il contenuto e coinvolgere gli ascoltatori sollecitandone la partecipazione, secondo le indicazioni che ci sono state fornite nell’incontro di lettura ad alta voce con Panagiota Dimopolou, coordinatrice del circolo  della LaAV di Genova.

Infine abbiamo esposto il lavoro che ha riscosso più successo a una classe del nostro liceo. Il libro prescelto è stato “Io dentro gli spari” che narra la vicenda di Santino, un ragazzino siciliano di circa nove anni che assiste all’omicidio del padre e del nonno da parte della mafia con cui erano entrati in contatto viste le difficoltà economiche. Proseguendo con la storia Santino sarà costretto a trasferirsi e a cambiare identità.

 

Grazie alle numerose testimonianze che abbiamo ricevuto in questi mesi abbiamo compreso il significato della giustizia e del valore della vita. Un concreto esempio sono stati i genitori di Dodó che, commossi e addolorati, hanno trasmesso un messaggio significativo a noi ragazzi guardandoci con la forte speranza di poter cambiare il futuro in meglio.

IA: progresso o regresso?

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

A colloquio con Erica Manna per comprendere se sono giustificati i timori dovuti all’avvento dell’intelligenza artificiale.

Di Sabrina Pieralisi e Leonardo Crucioli, 3B

Erica Manna, giornalista di Repubblica, ha incontrato gli alunni del Liceo Classico Andrea Doria per parlare dell’Intelligenza Artificiale, dei suoi rischi, ma anche delle sue potenzialità.

Innovazione e allucinazione

L’Intelligenza Artificiale è una tra le più significative innovazioni tecnologiche del XXI secolo. Tramite algoritmi molto sofisticati e l’apprendimento automatico, le macchine riescono ad imparare dati, a adattarsi alle nuove informazioni e a eseguire dei compiti che richiedono un intelligenza umana. Questo fenomeno ha un forte impatto su numerosi settori tra cui la sanità, l’assistenza, l’industria e molti altri.

Basandosi su algoritmi progettati per simulare la mente umana, l’IA deve   essere “addestrata”, ciò accade tramite una quantità immensa di dati che vengono utilizzati per rilevare i modelli e le tendenze e per consentire alle   macchine di prendere decisioni informate. Infatti può capitare di ricevere risposte non completamente pertinenti alle domande poste e ciò potrebbe essere causato dal mancato aggiornamento della piattaforma con le nuove notizie o dalle cosiddette “allucinazioni“.

 

Complessità e problematiche legate all’IA

Ci sono numerosi pregiudizi e preoccupazioni riguardanti l’IA e lo stesso fondatore di ChatGPT Samuel Altman ha dichiarato che “in pochi anni l’AI sarà inarrestabile, serve un agenzia per controllarla, come per l’energia atomica”.

I timori  più diffusi sono svariati, da quello di essere controllati da un’intelligenza non umana, a quello relativi  ai pregiudizi (bias) che l’intelligenza artificiale può apprendere dai dati e poi replicare all’infinito,  a quello di perdere il lavoro, di essere sostituiti dalla macchina.

Infatti, dato che le intelligenze artificiali apprendono tramite dati,  si presentano svariate problematiche inerenti al copyright delle informazioni e alla privacy che spesso viene meno, infatti potrebbero essere divulgate risposte diffamatorie o comunque basate sul lavoro e la ricerca di altre persone, non consenzienti.

Anche la creazione di immagini e video grazie all’IA si sta perfezionando sempre di più e sta diventando sempre più difficile riuscire a distinguere un immagine reale da una creata artificialmente: in alcuni casi, chiamati Deep Fake, queste immagini vengono sovrapposte ad immagini reali e divulgate, diffondendo falsità, odio, confusione e danneggiando ad esempio personaggi famosi.

Nel 2023 Goldman Sachs ha pubblicato un report “The potentially large effects of artificial intelligence on economic growth” in cui viene spiegato che l’intelligenza artificiale aumenterà l’efficienza, la produzione e di conseguenza il PIL globale, che si pensa crescerà del 7% nei prossimi 10 anni.

Alcuni lavori potranno essere effettuati  interamente dalle macchine e di conseguenza, non essendoci più bisogno dello sforzo dell’uomo, circa 300 milioni di posti di lavoro potranno essere perduti perduti nel settore amministrativo, legale, finanziario e bancario. Un rapporto del World economic forum pubblicato nel 2023 afferma che dopo 5 anni il 23% dei lavori muteranno, adattandosi alle diverse esigenze, data la presenza dell’ AI.

Non si parla dunque di una perdita  di posti di lavoro ma di un mutamento che tenderà sempre di più verso la tecnologia, la scienza e l’informatica. 

Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, si crede anzi, che la richiesta di lavoro aumenterà molto (con tipologie di impieghi diverse rispetto a quelli che oggi conosciamo). Nell’Ottocento, con l’invenzione del telaio meccanico, la produttività del lavoro aumentò di circa 50 volte, riducendo negli Stati Uniti il fabbisogno di manodopera del 98%. Al contrario di quello che si sarebbe potuto immaginare, questa invenzione causò un’inaspettata esplosione della domanda, portando alla creazione di nuove attività lavorative. Spesso i timori si rivelano infondati.

Terremoto AI

Se in campagna elettorale arriva Ashley

di Giovanni Agosti e Tommaso Agostini, 3B

La scienza si evolve tanto velocemente da poter sviluppare nuove tecnologie in grado ormai persino  di definire, riassumere, esprimersi con registri e stili diversi, inventare con creatività. E tutto in  pochissimi secondi.  E’ qualcosa che ci intimorisce.

L’Intelligenza Artificiale (AI) è un ramo dell’informatica che simula il ragionamento umano e può essere sfruttato in moltissimi campi, emulando le capacità cognitive di un cervello umano attraverso un corpus di testi pre forniti.

L’intelligenza artificiale è stata un terremoto, che ha colpito in ogni settore: dalla politica al mondo dell’informazione, dalla medicina alla scuola.

In politica: dai deepfake  a Ashley

La politica moderna ha iniziato a confrontarsi con le nuove tecnologie.

La campagna elettorale americana è stato forse  il primo grande teatro in cui l’AI si è dimostrata strumento fondamentale a livello politico. Mediante il chat-bot Ashley, Shamaine Daniels (candidata democratica al Congresso) ha potuto contattare indirettamente migliaia di elettori.

Ashley permette, attraverso una profilazione dell’utente chiamato, una conversazione mirata allo schieramento politico dell’interpellato. Questo è stato uno dei primi campanelli dall’allarme sulle potenzialità dell’AI nel suddetto campo.

Per quanto riguarda il partito repubblicano Ma anche tra i repubblicani molti seguaci di Trump si sono serviti dell’intelligenza artificiale per cercare di ottenere l’appoggio della comunità afroamericana. Essi hanno generato delle immagini in cui  l’ex presidente è ritratto fra persone di colore. 

La BBC ha riconosciuto le foto come false a causa della presenza di mani con dita mancanti o in eccesso e per delle sfumature innaturali del colore della pelle.

La foto prodotta dai seguaci di Trump, dove il politico viene raffigurato in mezzo a persone di colore.

Inoltre in seguito a una robocall, nella quale Joe Biden affermava di non volere i voti degli elettori dichiarandosi non all’altezza della carica di presidente, lo stato americano ha deciso di intervenire. 

La camera dei rappresentati degli Stati Uniti ha formato una task force atta a delineare i confini dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. 

In ambito giornalistico l’AI è già centralizzante nel ruolo di sintesi, permettendo la scrematura di migliaia di informazioni e facilitando la ricerca delle fonti. 

Ha poi anche un importante ruolo nella pubblicazione delle notizie, profilando e indirizzando gli articoli in base al target, in modo da permetterne la diffusione ad un pubblico più vasto e interessato. 

L’AI è davvero creativa? 

Al centro del dibattito sono le “IA generative”: può un algoritmo sostituire la creatività umana?”

Molti esponenti del mondo del giornalismo affermano che (per ora) non può, poiché i testi generati da AI risultano caratterizzati da un appiattimento rispetto a testi creativi generati da esseri umani.

Non vi è una risposta certa, ma sicuramente le capacità delle IA generative hanno un’evoluzione talmente veloce che tra poco il problema  potrebbe non sussistere più.  

L’utilità dell’AI in campo medico e farmaceutico

L’intelligenza artificiale sta diventando fondamentale anche nel mondo della medicina. Nella realizzazione di diagnosi è spesso efficace , grazie alla sua capacità di  leggere e tradurre i risultati di molteplici esami in tempi ristrettissimi  (TAC, ecografia , età…) spesso con ottimi risultati.

Sempre attraverso la decifrazione dei risultati delle visite dei pazienti, l’AI dimostra una crescita esponenziale nelle proprie capacità di intuizione di future problematiche riscontrabili.

Infine nel mondo farmaceutico l’IA può essere fondamentale per accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci e terapie.

AI nel mondo della medicina
L’AI si sta espandendo sempre più rapidamente in tutti i settori della società moderna.

 

 

Si può dunque parlare di rivoluzione dell’intelligenza artificiale in quasi tutti i settori, considerando quanto essa si sviluppi velocemente è impossibile prevedere fino a che punto arriverà.

Uno sguardo su una Bogliasco sostenibile

Iniziative, progetti e obiettivi del comune di Bogliasco.

di Giulia Portalupi, 1B

Il giorno 16 marzo ho avuto l’opportunità di intervistare Michela Malacarne, consigliera comunale di Bogliasco con delega al decoro, al riuso, allo spreco alimentare e all’arredo urbano. Nell’intervista la consigliera illustra le sfide e i progetti per rendere il comune di Bogliasco sensibile al tema della sostenibilità e del riuso e alla lotta allo spreco, in relazione anche alle attività svolte nelle scuole con i ragazzi.

Int.: La sostenibilità e la cura dell’ambiente sono sentite come priorità a Bogliasco?

«Per Bogliasco, il Comune dove sono Consigliera, la sostenibilità e la cura dell’ambiente sono fattori molto importanti. Il nostro Comune è capofila del CEA (Centro di Educazione Ambientale), che realizza iniziative di comunicazione, formazione e informazione sui temi dell’ambiente, della sostenibilità e dell’economia circolare. Alcuni progetti vengono pensati proprio per affrontare argomenti specifici che riguardano la mia attività, ma che coinvolgono anche l’ambiente come, ad esempio, il progetto “marine litter” che coinvolge la scuola e che riguarda il contrasto all’inquinamento marino da rifiuti plastici in un’ottica di economia circolare per una riduzione del consumo di plastica.»

Int.: Ci sono delle aziende o degli enti esterni che collaborano nella lotta contro lo spreco alimentare? Se si, in quali iniziative?

«Si, abbiamo coinvolto un ente esterno al Comune chiamato “Ricibo”. Ricibo è una rete nata a Genova nel 2017 che ha come obiettivo principale la lotta contro lo spreco alimentare. Questa rete di associazioni, sia laiche che religiose, raccoglie le eccedenze alimentari per poi distribuirle alle persone in difficoltà economica. Questo risponde concretamente a due esigenze: quella di ridurre lo spreco  e quella di assicurare un pasto alle persone in difficoltà. Inoltre, si occupa della divulgazione nelle scuole e qui nasce la nostra collaborazione con un progetto che si chiama “Buon appetito piatto pulito”. Questo progetto coinvolge insegnanti e studenti e focalizza l’attenzione e la riflessione sullo spreco alimentare nelle mense scolastiche, anche con attività pratiche e proposte pensate dai ragazzi.»

Int.: Cosa possono fare secondo lei i ragazzi per contribuire  alla lotta contro lo spreco alimentare?

«Secondo me i ragazzi hanno un grande potere, ovvero quello di coinvolgere le famiglie . Il maggior spreco, infatti, è quello che avviene nelle nostre case ed è per questo importante una buona educazione scolastica , che poi diventa “contagiosa” in famiglia. I ragazzi possono assumere comportamenti virtuosi in casa, ad esempio mettendo in pratica l’ “osserva, annusa e assaggia” per capire se il prodotto è ancora commestibile senza basarsi solo sulla data di scadenza presente sull’etichetta. I ragazzi, poi,  dovrebbero iniziare a chiedere di portar via quello che avanzano nelle mense, nei locali, nei fast food utilizzando la “doggy bag”. La reticenza degli adulti dovrebbe essere superata dalla buona pratica messa in campo dai giovani e questo porterebbe a compiere  il cambiamento sociale che fino ad oggi non siamo riusciti a fare.»

Int.: Ci sono iniziative, manifestazioni o eventi organizzati dal Comune per sensibilizzare l’opinione pubblica?

«Vengono organizzati vari eventi, come l’iniziativa “Using Less, Doing More” che prevede sia la pulizia della spiaggia sia occasioni di approfondimento di  temi come il riciclo e il corretto utilizzo dell’acquaoppure il “Posidonia Green Festival” , un eco-evento che sponsorizza  azioni concrete, tra cui quelle che afferiscono al mio campo ovvero il riuso di scenografie e la creazione delle stesse con materiali raccolti durante la  pulizie delle spiagge, in modo da ridurre il consumo di carta.»

Int.: Quali  obiettivi ulteriori si è prefissata di perseguire nel medio-lungo termine nelle  attività di lotta allo spreco e al riuso?

«Per quanto riguarda lo spreco alimentare,  spero di poter far collaborare la mensa scolastica con l’Associazione Ricibo per la distribuzione delle eccedenze alimentari.   Per il riuso di oggetti e vestiti,  ho pensato di organizzare uno Swap-party per lo scambio ed il baratto di abiti usati in buono stato. In questi eventi i vestiti che non vengono barattati vengono donati ad un Ente benefico. Il Centro per il riuso rimane, però, un mio obiettivo per il medio-lungo termine.»

 

 

La ricerca in ambito medico a Genova

Sfide e opportunità

di Eleonora Malatesta, 1B

Il 25 febbraio  ho avuto la possibilità di intervistare  il dott. Giorgio Gatti, medico ricercatore  che ha avuto una carriera molto interessante . Laureato in Biologia all’Università di Pavia,  si è occupato per circa 5 anni di Microbiologia presso l’Istituto di Malattie Infettive dell’Ospedale San Matteo , poi ha lavorato negli Stati Uniti presso la University of California – San Francisco (UCSF) per 5 anni e di seguito all’ospedale San Martino, a Genova, dove si è impegnato nella direzione di un laboratorio di ricerca presso la Clinica di Malattie Infettive. Negli ultimi vent’anni ha svolto il ruolo di Direttore medico in  due industrie farmaceutiche.

Mi sono interessata a questo argomento perchè è un campo di studio fondamentale per l’uomo, in quanto consente di sconfiggere malattie gravi e di migliorare le  aspettative di vita .

Int.:La città di Genova ha un ruolo di rilievo nella ricerca in ambito medico?

Genova è una città molto importante per quanto riguarda la ricerca in ambito medico perché è sede di due centri , il Policlinico San Martino, clinica universitaria, e l’ospedale pediatrico G. Gaslini,  che sono accreditati e che possono  occuparsi di ricerca clinica ad alto livello con collaborazioni con gli ospedali Galliera e Villa Scassi”

Int.:Cosa sono esattamente le cliniche universitarie?

Le cliniche universitarie sono ospedali in cui, oltre al personale che si occupa principalmente della diagnosi e cura dei pazienti, operano medici che conducono ricerche per conto dell’università.”

Int.:Gli ospedali di Genova possiedono tutte le risorse per poter condurre ricerche di fondamentale importanza come quelle sul cancro?

 “Senz’altro le cliniche universitarie, ed in parte anche gli altri ospedali genovesi, ricevono fondi da quelle che sono le fonti più usuali di finanziamento delle ricerche. Una tra queste  è il Ministero della Sanità, che emette  bandi sulle varie patologie circa ogni due anni. Le cliniche  propongono le proprie idee di ricerca e il Ministero decide quali sono quelle più significative e meritevoli di finanziamento. Genova è una città  importante poichè con i suoi ospedali fornisce alla comunità scientifica internazionale  un valido apporto, contribuendo a studi di grande valore sia sul cancro che su altre patologie ”.

Int.:Invece quali sono i maggiori ostacoli alla ricerca scientifica in ambito medico ?

Certamente uno dei problemi è la carenza di personale. Col passare degli anni la regolamentazione sullo sviluppo dei farmaci è diventata sempre più complessa  e necessita pertanto di molti ricercatori altamente qualificati. Anche per questo la ricerca clinica viene condotta principalmente nelle cliniche universitarie che possono avvalersi di personale adeguato sia in qualità che in quantità”

Int.:Quale consiglio darebbe ai giovani interessati ad una carriera nella ricerca in ambito medico?

Per fare ricerca in ambito medico non bisogna  necessariamente essere laureati  in Medicina: una parte fondamentale della ricerca  è costituita dalle valutazioni laboratoristiche e dall’analisi statistica dei risultati e per questi aspetti sono molto validi anche altri corsi di studio in discipline scientifiche quali, ad esempio,  Biologia, Farmacia, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche (CTF), Matematica e Statistica. Probabilmente la Robotica in applicazione alla Medicina diventerà sempre più importante nei prossimi anni.”

Int.:Per lavorare in ambito farmaceutico è necessario trasferirsi in altre città? A Genova ci sono industrie farmaceutiche?

A Genova non ci sono industrie farmaceutiche, circa il 99% dello loro sedi si trova a Roma e Milano. Il personale di sede è generalmente il 20-30% di un’industria multinazionale che ha una filiale in Italia, il resto è costituito da personale che mantiene i contatti con gli  ospedali. Ci sono figure professionali, soprattutto in ambito commerciale, che generalmente vanno poco in sede e lavorano prevalentemente da casa o sul territorio. Quindi anche i genovesi possono operare nelle industrie farmaceutiche, pur continuando ad abitare nella propria città.”

Int.:Perché i giovani dovrebbero interessarsi all’industria farmaceutica?

In un’industria farmaceutica è possibile seguire lo sviluppo di un farmaco attraverso le indagini di laboratorio e la sperimentazione clinica: a partire da una molecola si lavora per ottenere un prodotto farmaceutico che, risultando efficace,  raggiunga il traguardo dell’approvazione da parte dell’AIFA e possa diventare accessibile a tutti i pazienti che ne hanno bisogno .  Questo costituisce un’opportunità entusiasmante di contribuire a   scoperte in grado di salvare migliaia di vite umane e donare ad alcuni la guarigione, ad altri il controllo della malattia e una migliore qualità della vita.”

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 






 

 Entrando nel mondo del turismo sostenibile.

Genova, tourism friendly city

di Matias Di Giacomo,1B 

In questi anni si sta parlando molto del turismo sostenibile, ma siamo sicuri di sapere cosa significa davvero ”sostenibile”? Per capirne di più, mi sono rivolto a Gianluca Saba, responsabile dell’Ufficio relazioni internazionali del Comune di Genova.

INT: In cosa consistono il turismo sostenibile e i progetti correlati?

G.S.: Il turismo sostenibile va interpretato in una chiave legata non solo alla necessità di attrarre sul territorio più turisti possibile, ma di saper gestire i flussi turistici. E’ importante, infatti, che il turista venga e visiti, ma nel pieno rispetto dei luoghi a cui ha accesso; il turista deve fare esperienza del territorio, ma con attenzione alla conservazione dell’ambiente e non deve avere un impatto negativo sul tessuto sociale

INT: In che modo e da quando vi occupate di sviluppo sostenibile sul nostro territorio?

G.S.: Il primo progetto a cui abbiamo lavorato un paio di anni fa era finanziato dal programma europeo MED e denominato AlterEco. Si è trattato di un’esperienza pilota che ha avuto lo scopo di valorizzare e promuovere la splendida zona di Nervi, che spesso il turista che si concentra sulla città trascura.Le proposte sono state varie , dal percorso dei limoni a quello delle rose fino alla possibilità di assistere alla lavorazione delle acciughe, grazie alla collaborazione di un’associazione di pescatori. In seguito abbiamo partecipato a Tourism-Friendly-City, un progetto finanziato da URBACT che aveva l’intento di capire come le città possano essere accoglienti, ma anche responsabili nei confronti dei flussi turistici. Attualmente siamo coordinatori a livello europeo dell’ Agenda urbana europea, iniziativa della Commissione Europea per lavorare congiuntamente a diversi livelli (città, regioni, governi dei paesi membri e Direzioni della Commissione europea). Lavoreremo presumibilmente su questa linea fino al 2025.

INT: A quali progetti vi state dedicando per risolvere le criticità cittadine?

G.S.: Da sette anni ci occupiamo di turismo sostenibile con una serie di progetti in ambito cittadino. Genova ha conosciuto un’evoluzione in chiave turistica negli ultimi 25 anni con un afflusso di turisti in crescita costante ; molti dei flussi si concentrano nell’area del Centro storico e del Porto antico, luoghi che rischiano a lungo andare di finire in condizioni di Overtourism. Quindi la logica che stiamo seguendo è quella di diversificare l’offerta, ovvero proporre luoghi e centri di attrazione turistica alternativi a quelli classici e più conosciuti come il centro storico, Palazzo Ducale, l’acquario. Comunque, nonostante alcune criticità, la nostra situazione in merito alla sostenibilità non desta le stesse preoccupazioni che invece riguardano città come Venezia, Firenze e Roma. Anche a livello regionale l’attenzione è alta in alcune zone: le Cinque terre, ad esempio, sono meta di un turismo che rischia di diventare insostenibile tanto da rendere necessari provvedimenti restrittivi per la gestione dei flussi.

INT: Le piattaforme come Airbnb e Booking influiscono sulla sostenibilità del turismo?

G.S.: Ormai il mondo è cambiato: il viaggiatore non utilizza quasi più le agenzie di viaggio, le piattaforme in una certa misura sono indispensabili ; quando, però, la piattaforma “cannibalizza” l’edilizia privata , il rischio è che i centri storici di alcune città così sfruttate perdano i residenti.

INT: Oltre a questi progetti, secondo lei si potrebbe intervenire in altro modo e ad altri livelli?

G.S.:Sicuramente bisogna cercare di avere un costante dialogo con la comunità e coinvolgerla nelle scelte. Il dialogo e la progettazione condivisa sono importanti, insieme all’educazione al rispetto dell’ambiente. Io penso che la cultura dell’accoglienza debba partire dalla formazione e sensibilizzazione dei giovani e auspico che diventino sempre maggiori la vostra conoscenza del territorio e il vostro interesse per la valorizzazione e la tutela della nostra bellissima città.