di Denise Carbone, 2D
Quest’estate ho avuto l’opportunità di partecipare a un’esperienza che ha cambiato la mia vita: il Cammino di Santiago. Con il gruppo scout abbiamo percorso il Cammino Inglese, lungo 113 km, in 9 giorni. Non è stata una decisione facile per me; inizialmente ero piena di dubbi e paure. Temevo di non farcela, soprattutto perché non avevo legato molto con i miei compagni di quest’anno. Tuttavia, ho capito che non potevo lasciarmi frenare dalla paura e che dovevo affrontare questa sfida.
Siamo partiti sabato 27 luglio da Genova, diretti verso Madrid con una breve sosta a Bergamo. Dopo una notte in aeroporto, siamo arrivati a La Coruña e da lì abbiamo preso un bus per Ferrol, il punto di inizio del nostro cammino. Ferrol è un porto naturale protetto dall’oceano Atlantico, e il primo giorno di cammino è stato relativamente semplice e pieno di paesaggi incantevoli. Nonostante un imprevisto con l’ostello, abbiamo dormito sotto le stelle, un’esperienza che ci ha uniti ancora di più.

La seconda tappa ci ha portato a Pontedeume, dopo 20 km di cammino. È stato un giorno difficile per me; mi sentivo stanca e scoraggiata. Ma i miei compagni mi hanno supportata, e una volta arrivati abbiamo potuto godere di una casa con vista sull’oceano, docce e camere private. Questo mi ha dato la forza di continuare.

Il terzo giorno abbiamo percorso circa 25 km fino a Betanzos, dove abbiamo incontrato un gruppo di scout di Bologna. La loro compagnia ha reso il cammino più sopportabile e la musica nelle mie cuffiette mi ha aiutato a superare i momenti di solitudine. Betanzos, con la sua posizione unica tra due fiumi, è stata una tappa rigenerante.

Da Betanzos siamo arrivati a Bruma, un piccolo villaggio dove una gentile signora ci ha ospitati e offerto dei biscotti. Anche se non avevamo letti, la solidarietà e l’accoglienza ci hanno dato la carica per continuare. Quel giorno, camminando da sola con le gambe doloranti, ho riflettuto molto e, nonostante qualche lacrima, sono riuscita a ritrovare la forza per andare avanti.
L’ultimo giorno di cammino verso Santiago è stato emozionante. Mancavano solo 15 km e l’euforia era palpabile. Abbiamo camminato mano nella mano per gli ultimi 500 metri, e quando siamo arrivati alla cattedrale di Santiago, l’emozione è stata indescrivibile. Ci siamo abbracciati, ridendo e piangendo di gioia. Incontrare di nuovo gli scout di Bologna e scambiare contatti è stato un ulteriore regalo di questa avventura.
L’ultimo giorno l’abbiamo passato a Capo Finisterre, sulla Costa della Morte. Prima di partire, i capi scout ci avevano chiesto di portare con noi una pietra simbolica. Io avevo scelto una pietra a forma di cuore con dei graffi, simbolo delle mie paure e dei miei pesi. A Finisterre abbiamo lasciato le nostre pietre, liberandoci simbolicamente dei nostri timori. Sentii davvero di aver tolto un peso dalla mia vita.
Questa esperienza mi ha insegnato che affrontare le paure porta a scoprire nuove risorse dentro di sé e che, per quanto difficile possa essere il cammino, il finale ripaga sempre degli sforzi. Aprirsi a nuove esperienze e persone è fondamentale per crescere e vivere pienamente.



La costruzione è di proprietà del 
















allevano cammelli e ovini. Vagando per il Gobi si possono vedere gruppi di antilopi, ma anche capre di montagna che si affacciano sulle dune, situate al di sotto di una catena montuosa per una lunghezza di ben 180 km. Le 
millenni i pastori hanno vissuto spostandosi continuamente lungo i grandi spazi verdi per garantire un pascolo e un riparo dal gelo invernale al loro bestiame e un terzo della popolazione ancora oggi vive in questo modo. I nomadi vivono nelle “ger”, tende ampie e circolari, fatte di feltro con sostegni di legni intrecciati, ma facilmente smontabili. Sono il simbolo della Mongolia e abbiamo avuto la fortuna di dormirvi durante il viaggio.
perché legato alle tradizioni nomadi, ma anche a causa della dittatura sovietica finita nel ’90. E così che nel paese che 
