“La giustizia non è certezza, ma una ricerca ostinata di senso”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Laura Grimaldi, Cecilia Leonetti e Ludovica Zocchi, 1d

Non capita spesso che il volto della giustizia entri in un liceo, si sieda davanti a te, ti guardi negli occhi e inizi a raccontarsi. È successo al Liceo “D’Oria”, dove il dottor Giuseppe Longo, Sostituto Procuratore della Repubblica di Genova, ci ha incontrati ponendosi con umiltà ed estrema disponibilità.

Lontano dall’immagine rigida e distaccata che spesso si cela dietro le toghe, Longo ha spiegato con parole chiare cosa significa essere un magistrato: non dare per scontata la condanna, ma ricercare la verità, anche se quella verità porta ad una assoluzione.

Longo ci ha guidati dentro le fasi del processo penale: dalla notizia di reato alle indagini, fino alla sentenza. Ci ha spiegato che dietro ogni decisione ci sono storie, vite reali e che la giustizia richiede equilibrio, pazienza, umiltà. Non è una macchina fredda, ma un meccanismo delicato, fatto di regole ma anche di coscienza.

Ha descritto l’aula di tribunale ed i ruoli dei singoli attori: giudice, pubblico ministero (che gli siede proprio di fronte), avvocati e imputati. Ma più che i ruoli, ha sottolineato il significato: lì dentro si gioca una parte della dignità di una persona. Anche per questo, occorre ricordarsi sempre dell’umanità di chi si ha di fronte.

Infine, ha descritto come si arriva alla sentenza; il momento in cui il giudice, dopo aver ascoltato tutte le parti, prende una decisione con senso di responsabilità e con la consapevolezza che ogni parola pronunciata in aula può cambiare una vita.

Ha toccato temi complessi come: il fermo di un sospettato quando c’è pericolo di fuga o di reiterazione del reato; i reati gravi come l’omicidio, che finiscono davanti alla Corte d’Assise, dove i cittadini, in qualità di giudici popolari, siedono accanto ai togati.

Quando gli abbiamo chiesto se il sistema giudiziario italiano fosse adeguato nel trattare la violenza di genere, ha voluto evidenziare come la giustizia arrivi tardi e che quando si entra in tribunale, qualcosa di grave sia già successo. È qui che ha parlato della necessità di fare prevenzione, educare, formare nelle scuole, in famiglia, tra i media; facendoci capire come il cambiamento cominci da noi.

Ne  L’orizzonte della notte, Carofiglio scrive che la giustizia non è mai un terreno di certezze assolute, ma una ricerca ostinata di senso in mezzo all’oscurità. In questo incontro abbiamo capito che anche nella realtà la giustizia è fatta di domande, dubbi, attese. Non è mai perfetta, ma può essere umana, se chi la esercita sa ascoltare, riflettere e mettersi in discussione.

La giustizia, quella vera, non si trova solo nei codici ma vive nelle scelte difficili, nelle domande senza risposta e nel dubbio che non smette di cercare un senso.

L’ orizzonte della notte” di Gianrico Carofiglio, narra di Guido Guerrieri, un avvocato barese malinconico e riflessivo, che affronta una crisi personale e professionale. Il caso che lo coinvolge riguarda Elvira Castell, una donna accusata di aver ucciso l’ex cognato violento. Lei sostiene di aver agito per legittima difesa, per proteggere se stessa e la memoria della sorella, vittima di abusi e suicida.

Su questo punto, si crea un collegamento con ciò che Giuseppe Longo ci ha raccontato: anche nella realtà, la valutazione della legittima difesa non è mai semplice o automatica, ma richiede un’analisi profonda del contesto, delle intenzioni, della proporzionalità della reazione.

Entrambi – libro e realtà – mostrano quanto il processo sia una ricerca complessa, in cui la verità giuridica deve fare i conti con il dolore, la paura e i vissuti delle persone.

Prima di salutarci, ci è rimasta una domanda che avremmo voluto porre al dottor Longo:

C’è spazio per l’empatia nel lavoro di un magistrato?”

A questa domanda vorremmo dare noi una risposta. Speriamo in una giustizia che abbia rispetto per chi subisce e per chi sbaglia e che l’empatia, se accompagnata dal rigore e dalla coscienza del proprio ruolo, non sia una minaccia ma ciò che la rende davvero tale.

L’orizzonte della notte tra omicidio premeditato e legittima difesa

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Francesco Canepa, Alice Costa e Ludovica Dolcini, 1d

Il romanzo intitolato L’orizzonte della notte, scritto da Gianrico Carofiglio, narra la storia di un omicidio: la signora Elvira Castel ha ucciso a colpi di pistola Giovanni Petacci, ex compagno della sorella gemella, Elena Castel. Quest’ultima si era suicidata qualche settimana prima in enigmatiche circostanze. Spetterà all’avvocato Guido Guerrieri trovare la verità e far valere la giustizia, nonostante le sue prime impressioni e i suoi pensieri glielo impediscano. La mancanza di prove non aiuta l’avvocato in primo luogo a trovare una linea difensiva per la sua cliente, in secondo luogo a capire se si tratti di omicidio premeditato o di legittima difesa. 

Le principali distinzioni giuridiche nel romanzo

Ma qual è la vera differenza tra queste due tipologie giuridiche?

Si parla di legittima difesa quando chi commette un omicidio lo fa per difendersi dall’aggressore questo è un diritto della vittima approvato dalla legge, ovviamente prima che un caso sia ritenuto tale ci devono essere molti accertamenti.

Si parla di omicidio premeditato quando una persona uccide la sua vittima dopo aver pianificato con calma e lucidità l’atto da compiere. L’omicida non agisce mai d’impulso ma pensa e programma in anticipo il delitto. Chi decide di compiere un omicidio doloso, detto anche volontario, va incontro a pene gravi, fino anche a raggiungere l’ergastolo. Oltre a queste due tipologie nel romanzo vengono trattate altre situazioni giuridiche come: la facoltà di non rispondere, quando la persona ha diritto di non rispondere a domande poste in interrogatorio, senza essere punito; il fermo che serve per trattenere temporaneamente una persona sospettata di un reato molto grave, prima che possa fuggire, inquinare le prove o commettere altri reati.

I procedimenti investigativi

Nell’opera le indagini vengono spiegate in modo chiaro: l’avvocato Guido Guerrieri viene aiutato dal suo amico e collega investigatore Tancredi per costruire la linea difensiva. Spetterà a quest’ultimo ritornare sul luogo del delitto, trovare qualche dettaglio sfuggito alla scientifica che possa essere utile come prova di legittima difesa e indagare sul passato di Petacci. I processi sono narrati in maniera verosimile, infatti rendono partecipe il lettore della procedura che si sta svolgendo. Il romanzo è ricco di termini legali che non sono noti a tutti i lettori che decidono di intraprendere questa lettura.

Dal punto di vista narrativo il romanzo è coerente con il funzionamento e le pratiche reali del sistema giuridico. Come in ogni omicidio: l’imputato viene interrogato dalla polizia e può decidere di rispondere alle domande poste oppure di avvalersi della facoltà di non rispondere; la scientifica si reca sul luogo del delitto, poi si procede con l’udienza dove il caso viene discusso in presenza di giudice, avvocati, pubblico ministero, testimoni e parte civile; infine la sentenza dove si decide la pena dell’imputato e la cauzione da pagare. Queste pratiche sono accurate e rigorose nel romanzo dato che è un legal thriller e soprattutto perché Gianrico Carofiglio ha esercitato la carica di magistrato.

Una visione complessa della giustizia

Lo scrittore Gianrico Carofiglio elabora una versione della giustizia che non sempre è nota agli occhi dei lettori. Infatti per coloro che non sono a conoscenza dei procedimenti e del linguaggio giuridico, è difficile venire a conoscenza di cosa si cela dietro al lavoro dell’avvocato. Nel romanzo l’avvocato Guido Guerrieri si scontrerà più volte con la sua idea di giustizia, fino ad arrivare a una conclusione inaspettata e che non soddisferà completamente la sua percezione di giustizia. Ricordiamoci che l’accuratezza della giustizia non è netta, infatti la storia è narrata in prima persona e perciò comprende molto spesso pensieri e riflessioni dell’avvocato sia nell’ambiente lavorativo sia nella sua vita privata.

L’omicidio narrato nella storia potrebbe trattarsi di legittima difesa e purtroppo ogni giorno si ritrovano omicidi di questo tipo anche in Italia. Ne è un esempio, un omicidio avvenuto in Trentino, il 4 aprile di quest’anno. Il caso riguarda un ragazzo diciannovenne, che per difendere la madre vittima di violenze da parte del padre, avrebbe accoltellato quest’ultimo con un coltello da cucina. Dall’interrogatorio è emerso  che il giovane aveva reagito d’impulso e che dopo aver ferito mortalmente il padre, aveva cercato inutilmente di rianimarlo. Dopo aver capito che non ci fosse più nulla da fare, il ragazzo ha chiamato i carabinieri e si è recato in questura per confessare. Questo caso colpisce maggiormente perché riguarda un giovane e spinge ad interrogarsi sulle reazioni possibili di un nostro quasi coetaneo.

Ora come ora, tutto ciò che si legge oppure si sente nei canali di informazione influenza le nostre idee. L’orizzonte della notte, con le sue pagine di riflessione durante le sedute dell’avvocato Guerrieri con lo psicologo e nelle pagine più tese, durante l’udienza e la sentenza, mostra un nuovo aspetto della giustizia che non sempre si riesce a comprendere fuori dalle aule di un tribunale. Coloro che hanno letto o leggeranno questo romanzo comprenderanno che molto spesso si deve andare contro le proprie idee e di conseguenza non far valere solo ciò che si pensa sia giusto.

 

Dentro l’ombra della legge

Riflessioni su L’orizzonte della notte di Gianrico Carofiglio e l’idea di giustizia

di Marta Tognoni, Alice Celada e Alice Crosa di Vergagni, 1d

 

L’orizzonte della notte di Gianrico Carofiglio è un romanzo che fa immedesimare il lettore nei panni di Guido Guerrieri, avvocato che si trova a dover difendere una donna accusata di omicidio. Nel corso della narrazione il legale deve far fronte ad un’accusa sostenuta da numerose prove contro la sua cliente che sembra essere palesemente colpevole. Nel libro troviamo esclusivamente il punto di vista della difesa e quindi dell’avvocato che basa la sua tesi sulla legittima difesa, eventualità molto difficile da provare nel campo giuridico.

L’autore del libro, Gianrico Carofiglio, prima di dedicarsi alla scrittura è stato un magistrato, infatti la terminologia usata, la trascrizione fedele degli interrogatori e dello svolgimento del processo, rendono il legal thriller talvolta difficile da comprendere per i non addetti ai lavori, come dichiarato dal sostituto procuratore della Procura di Genova,  Giuseppe Longo, durante l’incontro avvenuto nel nostro liceo.

Il concetto di verità nel sistema giudiziario 

Nell’ambito di un’attività di lettura e legalità abbiamo discusso riguardo l’idea di giustizia con il magistrato Giuseppe Longo che ci ha spiegato la difficoltà di venire a conoscenza di una verità assoluta in tribunale.

Il Pm Longo ci ha spiegato l’importanza delle testimonianze dei presenti sulla scena di un crimine che sono fondamentali nel processo, ma soprattutto determinano la sentenza finale; non esiste infatti una verità assoluta, ma racconti di persone che riescono ad incastrarsi tra di loro come pezzi di un puzzle e il tentativo di ricostruire una verità il più possibile attendibile sulla base dei fatti ricostruiti grazie alle testimonianze. Questo si evince anche dal romanzo di Carofiglio in cui un’ambiguità sul movente rimane nonostante le ottime capacità legali dell’avvocato Guerrieri e di tutti gli attori dell’inchiesta.

Il romanzo è un alternarsi di capitoli nei quali è scritto lo sviluppo del caso ad altri nei quali l’avvocato frequenta diverse sedute con uno psicanalista; Guerrieri ci appare perfetto nell’ambito lavorativo, ma negli incontri con lo psicoterapeuta riusciamo a scoprire le sue grandi fragilità emotive, causate da una personale ricerca della felicità che ognuno di noi affronta ogni giorno. Un altro aspetto sicuramente incisivo nel carattere del legale è la non accettazione dell’errore che lo porta ad un’incessante frustrazione. Questa sua aspirazione alla perfezione gli nega infatti la possibilità di raggiungere la felicità.

Una rappresentazione realistica della giustizia 

Il modo in cui viene rappresentata la giustizia nel romanzo è accurato perché fa vedere che non è infallibile, poiché Elvira Castel, la donna colpevole di omicidio, uccide l’ex fidanzato della sua defunta gemella, nonostante ciò, grazie alla difesa priva di fondamenti sostenuta dall’avvocato Guido Guerrieri sulla legittima difesa, riesce ad ottenere la minima pena. 

Quando rammentiamo un evento, se abbiamo questa inclinazione, lo riorganizziamo mentalmente, anzi riorganizziamo mentalmente le informazioni per fornire anche solo a noi stessi una storia coerente.”  

Questa citazione è fondamentale per comprendere  il comportamento di Guerrieri che trovatosi in difficoltà nel cercare di difendere la cliente ha dovuto “immaginare” prove a favore dell’imputata andando a sostenere l’ipotesi di una legittima difesa, nonostante la cliente non avesse neanche accennato alla possibilità di un simile evento.

Lo scrittore, ex magistrato, Gianrico Carofiglio.

Negli ultimi anni, la sensibilità pubblica verso il tema dei femminicidi è cresciuta notevolmente. Sempre più persone riconoscono che si tratta di una grave emergenza sociale e anche in questo romanzo è presente indirettamente  questa tematica. Infatti il lettore condanna Petacci e “giustifica” Elvira riguardo l’omicidio, questo accade a causa della sensibilità che si ha verso l’argomento dei femminicidi e della violenza domestica, sia fisica che psicologica. Elvira Castel viene compresa per il reato che commette a causa del passato di Petacci con la sorella dell’imputata, che si è tolta la vita per colpa delle violenze che Petacci esercitava su di lei. 

La ricostruzione della verità processuale è complessa e rischia di essere influenzata da pregiudizi ed emozioni, portando a conclusioni affrettate. I giudizi superficiali, alimentati da sentimenti come rabbia o paura, possono distorcere la percezione dei fatti e compromettere la giustizia. È fondamentale, quindi, che i temi legati alla giustizia e alla metodologia processuale vengano trattati a scuola, per educare le nuove generazioni a riconoscere i propri pregiudizi, sviluppare un pensiero critico e formarsi come cittadini consapevoli. Questo aiuta a costruire una società più giusta e a proteggere la democrazia.

La ex studentessa Alessia Garbugino ospite della “Notte”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Alessia è una ragazza solare e motivata, crede nei suoi sogni e non vede l’ora di realizzarli. Si è diplomata l’anno scorso, ma è tornata come ospite per la “Notte nazionale dei licei classici”, esibendosi in Aula Magna con la canzone “ Bella d’estate” di Mango, scritta originariamente da Lucio Dalla.

La canzone parla di un addio, di una storia giunta al capolinea. Alessia è riuscita ad esprimere la tristezza e il dolore provato da Dalla scrivendo il testo e a darne un’interpretazione struggente quasi come quella di Mango.

 

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Alessia ha dichiarato di essere voluta tornare al liceo D’Oria per esibirsi perché il nostro liceo  ha accompagnato la sua crescita, in momenti piacevoli , ma anche in momenti difficili.

Per questo ci teneva a condividere la sua passione per la musica. Infatti la musica per lei è espressione, è il  modo per rilasciare i pensieri.

Alessia ama, conosce e pratica la musica da tutta la vita, ancora prima di camminare. Grazie alle sue capacità, qualche anno fa ha partecipato al Genoa Vision una competizione tra i licei delle città liguri e questa esperienza le ha permesso di intraprendere un percorso formativo che l’ha portata a prendere consapevolezza sul mondo della musica; ora è parte dello staff.

 

 

Il mare ieri e oggi: il “Diario di bordo” dei giovani navigatori del D’Oria

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

I segreti del Mediterraneo attraverso gli occhi delle classi 1E e 2E.

Di Lisa Ferrari, 1B

Il titolo dello spettacolo della 1E e 2E.

Che cos’è il Mediterraneo? Per gli alunni della 1E, al Liceo D’Oria di Genova, è molto più di una distesa d’acqua: il mare custodisce innumerevoli miti e segreti. Proprio cercando di dare voce a queste storie, gli studenti hanno realizzato uno spettacolo travolgente, in cui sono riusciti a unire le loro conoscenze con moltissimo entusiasmo e creatività. La rappresentazione, dal titolo “Diario di Bordo”, è andata in scena il 4 aprile 2025, in occasione dell’undicesima Notte Nazionale dei Licei Classici. L’esibizione ha avuto luogo nella seconda parte della serata, in un’ampia aula del liceo.

Con tre seguitissime repliche, gli alunni del primo anno, in collaborazione con due ragazze di 2E, hanno mostrato a tutti il fascino e i misteri della navigazione. In poco meno di venti minuti sono stati in grado di illustrare come il Mediterraneo, secondo una citazione dello studioso Fernand Braudel, “abbia scompigliato e arricchito la storia”.

Durante lo spettacolo gli alunni hanno messo in scena un dialogo fra un moderno marinaio genovese e un navigatore dell’antichità che ha raccontato l’orientamento con le costellazioni e il mito dell’Orsa Maggiore. In seguito, l’esibizione ha evidenziato le condizioni di vita terribili degli schiavi nelle galee del 1300, anche attraverso la storia di Cicala, un marinaio ligure catturato dagli ottomani. La vita di questo personaggio si conclude con un lieto fine: infatti riesce a liberarsi e grazie alle sue conoscenze marittime, si arricchisce fino a diventare pascià. All’inzio e alla fine della recitazione le alunne Corrina Qualich e Margherita Radif hanno eseguito con la tastiera il brano “Onde” di Ludovico Einaudi. Lo spettacolo si è poi interrottao un paio di volte per lasciare spazio alle coreografie, ideate e danzate da due studentesse. Le ballerine Lucrezia Carrara Cagni e Margherita Fabrizi si sono esibite sulle note di Menomale che c’è il mare”  di Olly e “Sinàn Capudàn Pascià” di Fabrizio de Andrè. 

La coreografia di Margherita Fabrizi e Lucrezia Carrara Cagni.
La locandina dello spettacolo

Come racconta la professoressa Lorenza De Caro, che ha guidato gli alunni nell’organizzazione dello spettacolo, tutto è partito da due viaggi d’istruzione della classe 1E. L’ispirazione è nata con una visita guidata dal professor Valter Bennucci, al Galata, il museo del mare, dove gli studenti hanno appreso molte nozioni sulla navigazione del 1300. In seguito, con una gita all’osservatorio astronomico del Righi, si sono aggiunte le curiosità sulle costellazioni e l’orientamento notturno. Ma il copione vero e proprio ha preso vita dalle parole dei ragazzi: sono stati loro a realizzarlo, attraverso un lavoro di scrittura creativa. C’è stata chiaramente una revisione di tutti questi testi e un gruppo di studentesse, aiutate un minimo dall’insegnante, ha costruito la sceneggiatura definitiva. Pian piano così l’esibizione ha incominciato a prendere forma: gli alunni si sono divisi i compiti, iniziando a capire chi fosse disposto a suonare, chi a recitare… Grazie a prove pomeridiane, fuori dall’orario scolastico, tutti sono riusciti a prepararsi alla perfezione per il gran giorno. “Abbiamo provato lo spettacolo per intero lo stesso giorno della Notte Bianca, alle quattro del pomeriggio” rivela la professoressa De Caro “Però, anche assemblando le ultime parti quasi all’ultimo, tutto ha funzionato bene per merito dei ragazzi: sono stati bravissimi e molto disponibili.”

La scenografia dello spettacolo.

Anche la scenografia è stata inventata dai liceali, che hanno creato un palco improvvisato ma ricco di dettagli, trasformando l’aula della rappresentazione in una vera e propria “finestra sul mare”. “Procurarsi il materiale è stata una sfida” afferma Ester Valente, una studentessa della 1E “ma l’unione fa la forza e insieme siamo riusciti a pianificare tutto.” Anche incastrando le riunioni di classe tra una versione di greco e l’altra, gli alunni hanno trovato le immagini, gli oggetti di scena e alla fine hanno completato il lavoro. “Sempre noi abbiamo scelto anche il titolo: Diario di Bordo” continua Ester. “Ci è sembrato un buon modo di sintetizzare la storia dei personaggi che abbiamo approfondito, in particolare degli schiavi che erano a bordo delle galee. Nel nostro spettacolo raccontiamo in prima persona la loro storia al pubblico, fingendoci anche noi dei prigionieri.” Infatti con la loro esibizione i ragazzi non solo hanno rappresentato il trattamento di questi servi ma hanno anche trasmesso le emozioni di fatica, disperazione e speranza.

Bianca Percivale recita nelle vesti del marinaio moderno con Sonia Migliore, una studentessa di 1E.

L’emozione del momento, mettere in scena lo spettacolo davanti a tutti è stata forse la difficoltà maggiore che hanno incontrato gli studenti. “L’agitazione è tanta, ma se uno studia e si prepara, proprio come per un’interrogazione, tutto andrà sicuramente per il meglio” sostiene Carola Caruso, una delle attrici della 1E. Come spiega Bianca Percivale, una ragazza di 2E, per ridurre al minimo l’ansia è molto importante fidarsi pienamente dei propri compagni di scena e soprattutto assaporare ogni momento che il palcoscenico sa regalare, spegnendo gli altri pensieri. “E’ stata un’esperienza interessantissima lavorare con la 1E: ho scoperto tante informazioni che non conoscevo sull’orientamento e la storia del Mediterraneo” prosegue Bianca. “Sono molto contenta di aver partecipato a questo progetto, anche se inizialmente, nella nostra classe avevamo in mente tutta un’altra idea per la Notte Bianca” Attraverso il suo ruolo da marinaio genovese, la studentessa ha potuto percepire l’amore sconfinato che lui aveva per la navigazione e si è riconosciuta in lui. “Proprio questo è il bello del teatro: diventando per poco qualcun altro si viene a conoscenza di caratteristiche di sé stessi che, a volte, non si immaginano neanche.”

Alcuni studenti della 1E travestiti impersonano degli schiavi.

La seduzione va in scena al liceo classico Andrea D’Oria.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Chiara Scalera Caserza, 1B

 

 

Venerdì 4 aprile si è svolta la Notte Nazionale dei licei classici e anche il D’Oria ha partecipato. Si tratta di un evento, durante il quale la scuola rimane aperta dalle 18 circa fino a mezzanotte. In questa occasione gli studenti possono omaggiare il valore degli studi classici esibendosi con esibizioni, dibattiti e discussioni.

Tra i diversi eventi della serata al D’Oria, c’è stato uno spettacolo teatrale come saggio di fine anno del corso extracurricolare di teatro, organizzato dalla professoressa Marina Terrana. Si sono esibiti ragazzi e ragazze di tutte classi,  dai 15 ai 18 anni. Hanno deciso di portare in scena pezzi teatrali con un focus sulla seduzione.

Nel dettaglio, abbiamo visto in aula magna brani tratti da opere di epoche molto differenti, con un contesto altrettanto diverso. Sono stati portati sul palco il famoso monologo di Mirandolina, tratto da “La locandiera” di Carlo Goldoni, ma anche il “Il gatto e la volpe” e “Il serpente” della Bibbia.

Proprio con “La locandiera” si è aperto lo spettacolo, in cui abbiamo visto la grinta di Mirandolina nel saper tenere a distanza tutti gli uomini che la corteggiavano, abilmente interpretata da una ragazza di quarta. 

Da qui si è passati ad una seduzione totalmente differente. Si è potuto vedere l’arte della persuasione esercitata dal serpente che ha convinto nelle Sacre Scritture Eva a mangiare il frutto proibito.

Altra messa in scena, altro tipo di seduzione. Dobbiamo tornare in dietro al 1300 e discendere verso l’Inferno dantesco con il celeberrimo incontro con Paolo e Francesca, durante il quale l’attenzione è sulla passione della donna nei confronti dell’amante, passione che li ha portati ad essere condannati per sempre a pene terribili.

Passiamo poi all’interpretazione dell’antefatto che causerà una delle guerre più cruente dell’epica classica, la seduzione delle tre dee,  Era, Afrodite e Atena, che cercheranno di convincere Paride a decidere chi fra di loro riceverà il pomo d’oro, che decreterà quale fra loro sia la più bella.

La quinta messa in scena è tratta da “La bisbetica domata” di William Shakespeare, nella quale vediamo il tentativo di un uomo viscido di sedurre quella che sarà presto sua moglie.

La rappresentazione è subito seguita  dall’episodio de “Il gatto e l volpe”, in cui i due personaggi tentano di convincere Pinocchio a firmare un contratto ingannevole, con l’unico scopo di rubargli dei soldi.

A chiudere le esibizioni, c’è proprio la rappresentazione di uno degli emblemi della seduzione, “Don Giovanni”, che spiega le motivazioni alla base del suo stile di vita lussurioso.

Lo spettacolo è il frutto di duro lavoro dei ragazzi, ma non solo. Dietro, oltre alla professoressa Terrana, ci sono gli insegnanti di teatro, gli attori professionisti, Mauro Pirovano e Tommaso Garrè. Quest’ultimo è un ex studente del D’Oria e abbiamo avuto la fortuna di intervistarlo.

Ci ha spiegato come questo liceo abbia segnato la sua vita, facendolo appassionare a quello che è poi diventato il suo lavoro: fare l’attore. Tommaso ha infatti scoperto il mondo del teatro grazie prima al corso di Mauro Pirovano al D’Oria e al progetto Siracusa di Enrico Campanati. Ci ha inoltre detto che, secondo lui, recitare è un modo per relazionarsi e creare connessioni autentiche con i propri coetanei, andando a contrastare una difficoltà comunicativa assai presente nei giovani.

La Notte Nazionale dei licei classici è quindi il punto di arrivo di un percorso di maturazione che riguarda sia la recitazione, ma soprattutto l’interiorità.        

Prigionieri delle abitudini: a Palazzo Ducale si discute di dipendenze

Venerdì 11 Aprile, presso il  Palazzo Ducale di Genova, si è tenuto un incontro dedicato alla prevenzione delle dipendenze. L’incontro ha trattato argomenti molto delicati, quali: la dipendenza all’alcol, al fumo,  alle sostanze stupefacenti e alla tecnologia.

L’iniziativa è stata introdotta da Gianni Testino, coordinatore del Centro Alcologico Regione Liguria, e da Patrizia Balbinot, referente associazioni caregiver e plessi scolastici per il Centro Alcologico ASL 3 Liguria. L’obiettivo è stato quello di informare e sensibilizzare i giovani, alcuni dei quali erano studenti del Liceo Classico Andrea D’Oria.

Durante l’incontro i due specialisti hanno messo alla luce un argomento molto importante, di cui spesso si parla poco: “Scientificamente, qualsiasi sostanza tossica non può mai rientrare nella categoria dell’abuso, ma semplicemente dell’uso.” Secondo quanto spiegato da Balbinot e Testino quando si parla di tossici, cancerogeni o teratogeni, bisogna parlare solo di uso, poiché il danno è dose dipendente: più se ne consuma peggio è, per la salute sia mentale che fisica. “Ma il vero vantaggio per l’individuo – hanno ribadito – si ha nel non consumo.”

L’importanza dello stile di vita

Inizialmente Patrizia Balbinot ha Proiettato su una lavagna digitale una statistica dei fattori da cui dipende la nostra salute: per il 20% da genetica, per il 10-20% dall’ ambiente circostante, per il 10% dal sistema sanitario, per il 50-60% dallo stile di vita.

Collegandosi ai nostri stili di vita, Testino, ha citato una frase del filosofo greco Ippocrate di Coo: “il corpo umano è un tempio e come tale va curato e rispettato, sempre.”

“Noi non siamo soltanto un corpo, poiché il corpo di ognuno racchiude qualcosa di importante – spiega Testino – ognuno di noi ha una luce, un’anima che attira, non è l’aspetto esteriore ad attirare, ma se non ce ne prendiamo cura questa luce si spegne.”

Successivamente si è parlato dell’attività fisica e della corretta alimentazione,  fattori determinanti per il mantenimento della salute. Bisogna fare una colazione abbondante e corretta, con frutta. A metà mattinata è consigliata una merenda, la verdura è fondamentale a pranzo e a cena, ma non bisogna superare due porzioni a settimana di carne. 

Inoltre bisognerebbe limitare il consumo di sale per i seguenti motivi: per abbassare la pressione arteriosa e diminuire l’insorgenza di infarti e ictus, per migliorare la funzionalità del cuore, dei vasi sanguigni e dei reni e infine per aumentare la resistenza delle ossa.

L’esercizio fisico è fondamentale, bisogna evitare di restare fermi più di un’ora soprattuto al telefono e al computer, è consigliabile scegliere uno sport, almeno tre volte a settimana.

Il fumo: una dipendenza sottovalutata

Un’attenzione particolare è stata rivolta anche verso il fumo, una delle dipendenze più diffuse e anche sottovalutate, soprattutto tra i giovani. Ormai si stanno diffondendo sempre di più le sigarette elettroniche, molte persone infatti, stanno accantonando le sigarette classiche, pensando che le elettroniche siano una valida alternativa meno tossica e pericolosa, ma non è così: infatti provocano conseguenze tali e quali alle classiche. E’ stato specificato anche, che il fumo passivo, ovvero respirare il fumo di un altro fumatore vicino, è ancora più dannoso che fumare direttamente.

Successivamente è stato proiettato il  video relativo a un esperimento cinese, nel quale dei medici specialisti hanno utilizzato dei polmoni di un maiale per simulare l’atto del fumare, mostrandone l’effetto.

I polmoni in questione sono stati sottoposti all’utilizzo di sigarette: dopo vari pacchetti, i polmoni sono diventati neri, la trachea era colma di catrame, mentre gli organi di un altro maiale “sano” messi a confronto, risultano totalmente puliti.

Anche bere moderatamente è dannoso.

Durante l’incontro sono stati approfonditi i rischi sull’abuso di alcol e i suoi effetti. “L’alcol e in particolare il vino, rientrano nella cultura italiana:  è chiaro che si tratta di una tradizione, ma un evidente problema è che gran parte della popolazione non solo non accetta che bere alcool in modo moderato non faccia male, ma nega l’evidenza scientifica.” afferma Gianni Testino.

Nell’alcol è presente l’etanolo, una molecola piccola ma estremamente pericolosa per la salute. È in grado di attraversare le membrane cellulari, la placenta e la barriera emato-encefalica, caratteristica che causa effetti dannosi a livello dell’embrione-feto e del sistema nervoso centrale.

L’etanolo non è un nutriente, ma una sostanza di interesse nutrizionale, poiché causa l’aumento del peso: 1 g corrisponde a sette kcal. Inoltre, quando si assume dell’alcol, come si è scoperto  grazie a studi effettuati con la risonanza magnetica funzionale, si verifica una riduzione di volumi di alcune zone cerebrali, in particolare la corteccia prefrontale e l’ippocampo (una delle regioni della memoria). Successivamente è stata mostrata un’immagine che mostra alterazioni della vascolarizzazione e dei segnali che appaiono come veri e propri buchi nel cervello.

Le dipendenze: una trappola da cui non si esce. 

Un’ulteriore argomento delicato trattato durante la mattinata, ha riguardato le dipendenze, in particolare da stupefacenti e social media.

Durante l’incontro, alcuni ragazzi che in passato hanno avuto problemi di dipendenza hanno raccontato la loro esperienza, spiegando che chi è dipendente da una determinata sostanza non riesce a capirlo, in quanto cerca sempre la cosa da cui è dipendente, per soddisfare il proprio corpo e sottoporlo a uno stato di relax. Oltre ad essere illegale la dipendenza da stupefacenti, è estremamente pericolosa: infatti, le droghe, possono ridurre il livello di intelligenza , soprattutto se in adolescenza.

Quando si diventa dipendenti, non si guarisce più: non esiste nessun farmaco in grado di eliminare del tutto le dipendenze, perché appena si entra di nuovo in contatto , anche solo una volta, con la sostanza di cui si è stati dipendenti, si ritorna al punto di partenza.

Si può diventare dipendenti anche dagli psicofarmaci e da pasticche, le quali assumono colori diversi, in base al neurotrasmettitore su cui agiscono.

Hanno offerto la loro testimonianza Giulio e Giacomo, entrambi in prossimità dei 22 anni.

Giulio è un ex alcolista, racconta che la sua dipendenza, cominciata all’età di circa 14 anni, prima era basata su sigarette, poi crescendo, è passato ad alcol e droghe; nel suo discorso ha espresso tutta la solitudine e la depressione che si è portato dietro negli anni, le quali lo hanno spinto ad azioni involontarie, Giulio dice: « E’ la dipendenza che ti guida».

Il cyberbullismo e la dipendenza da social

Un’ulteriore argomento affrontato è stato anche il cyberbullismo, una forma «moderna» di bullismo, presente soprattutto sugli smartphone e sui social media. Esso è un reato e qualsiasi contenuto anche involontario, un “mi piace” messo per sbaglio a un video, una condivisione tra amici, possono essere passibili di denuncia.

I ragazzi, oggigiorno sono sempre più dipendenti dai social, ci costruiscono la propria vita sociale sopra, ma questa abitudine può avere effetti indesiderati: in rete, è presente qualsiasi contenuto e ogni cosa che si pubblica è soggetta a commenti, molto spesso negativi. I ragazzi sono fragili, e se prima il bullismo era presente solo in determinate zone, come a scuola; ora, anche quando cercano la tranquillità a casa, possono soffrirne attraverso la tecnologia: nel peggiore dei casi alcuni adolescenti ricorrono al suicidio.

Riguardo a questo argomento, è stato proiettato un cortometraggio, tratto da una storia vera: quella di Carolina Picchio. Carolina era una studentessa di 14 anni che nel 2013 si tolse la vita, a causa di un video a sfondo sessuale, registrato a sua insaputa e divulgato in rete da alcuni ragazzi, scatenando molti insulti e commenti negativi online nei suoi confronti.

L’incontro a Palazzo Ducale è stato un momento di informazione, ma anche di consapevolezza, guidato da medici specialisti.

Un messaggio forte è arrivato ai ragazzi: la salute riguarda la cura quotidiana di sé, rispetto per il proprio corpo e per la propria mente.  E come dice Testino “Ognuno di noi ha una luce, ma, se non ce ne prendiamo cura, questa luce si spegne.”

 



Il mar Mediterraneo arriva al Liceo classico: lo spettacolo “Ispirazioni marittime” ne è la prova!

di Amelia Verrini, Chiara Scalera Caserza e Stella Medusei, 1B

Durante la “Notte Nazionale dei licei classici”, la serata di promozione della cultura classica che si è tenuta il 4 aprile scorso nei licei classici di tutta Italia,  gli studenti hanno la possibilità di sperimentarsi in  spettacoli, coreografie e interpretazioni. Il tema di quest’anno era “il Mediterraneo” e molte classi del D’Oria hanno allestito spettacoli o allestimenti a tema:  da “Ispirazioni marittime” della 2D, 4C e 4H, a “Bergeggi” della 3E o ” Diario di bordo” della 1E e 2E per chiudere con la celebre canzone “ Bella d’estate” di Alessia Garbugino.

Dopo le prime esibizioni, si è svolto in Aula Magna lo spettacolo “ Ispirazioni marittime”, preparato da alcuni allievi della classe II^D, IV^C e IV^H. Questa rappresentazione mostrava i compagni che si esibivano in una danza, accompagnati dalla lettura di poesie che lodano la figura del mare: “ Ode al mare” di P. Neruda, “ S’ode ancora il mare” di S. Quasimodo, “ Sabbia e spuma” di K. Gibran, “ Mare al mattino” di C. Kavafis, “ Mare” di G. Pascoli, “ Mare lontano” di P. Solinas ed infine “ Mediteraneo” di E. Montale.

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I passi di danza che accompagnavano la lettura sono stati ideati dalle studentesse per esprimere le emozioni che il mare trasmette ai poeti sopra elencati. Emma Benvenuto, una delle studentesse impegnate nella danza,  ci ha raccontato che pratica danza dall’età di soli quattro anni e ci ha rivelato che esibirsi davanti a un pubblico diverso da quello a cui era abituata, è stato interessante, ma anche difficile perché il rapporto è differente. Spiega infatti che, quando si esibisce nei teatri, riconosce solo poche persone, invece mostrarsi nella propria scuola, ai propri compagni e professori è più impegnativo.

 

E’ stata sicuramente una prova difficile, ma  è contenta del risultato. Dichiara anche che, malgrado l’ansia e l’imbarazzo ad esibirsi davanti al pubblico della scuola, è stata orgogliosa di riuscire a portare proprio la sua grande passione sul palco. Infine ammette che la poesia “Mare al mattino” di C. Kavafis è stata quella che l’ha coinvolta ed emozionata di più perché si è immedesimata nel personaggio narrato e quindi si è espressa in modo molto articolato. 

 

Sulle onde della conoscenza insieme a Odisseo!

 Il ritorno a Itaca raccontato dalla classe 1F.  

di Lisa Ferrari, 1B

Non c’è alcun dubbio: la Notte Bianca dei Licei classici è il momento migliore per riportare in vita l’Odissea. Si tratta di un poema epico che è stato scritto secoli fa, ma che ancora si riflette nella vita di tutti i giorni. Il 4 aprile 2025 la classe 1F del Liceo D’Oria, a Genova, ha raccontato a molti ospiti della serata il viaggio di Ulisse, analizzando soprattutto i valori che l’opera vuole trasmettere. L’esibizione si è svolta nell’aula della 4A e si è presentata come la lettura, da parte degli alunni, di un testo approfondito scritto alcuni anni fa dalla professoressa Terrana.

Gli studenti hanno scelto di raccontare l’Odissea perché in quest’opera il mare, con tutte le sue insidie, non è soltanto un’ambientazione, ma un vero e proprio protagonista. Ci viene descritto attraverso mostri marini e la sua potenza incontrollata viene giustificata con l’ira di Poseidone. Proprio dei luoghi hanno parlato i liceali nella prima parte della loro esibizione, concentrandosi sulla rappresentazione dell’isola che distoglie Odisseo dal suo obbiettivo: raggiungere Itaca. “Il vero tema dell’opera” spiega Greta Barrasso, un’alunna della 1F “è il nostos, cioè la il ritorno, la nostalgia verso la casa e la famiglia che spingono Ulisse ad andare avanti contro le difficoltà”

Ulisse, naufrago nella Terra dei Feaci
Odisseo alla corte dei Feaci.

Nel testo letto dai ragazzi si descrivono anche diverse figure femminili, che di solito vengono trascurate o considerate meno importanti. Tuttavia in realtà hanno un ruolo fondamentale nella trama. Calipso e Circe ad esempio sono le tentatrici di Odisseo, che però non riescono a strappare il suo cuore dalla patria. Nausicaa invece incarna il valore dell’ospitalità, importantissimo nel mondo greco. Infine Penelope simboleggia la fedeltà di una buona moglie, che non cede alle insidie dei malvagi pretendenti, i Proci. Infatti“Per molti aspetti la moglie di Ulisse è il doppio femminile dell’eroe: anche lei è molto astuta e ha imparato a soffrire e ad attendere”

“Poter raccontare queste informazioni al pubblico è stato davvero interessante” prosegue Greta “abbiamo dedicato molto tempo a prepararci: nell’ultimo mese io e alcuni miei compagni abbiamo fatto pratica nella lettura tutti i giovedì.” Nonostante le numerose citazioni dell’Odissea in italiano colto e una parte del testo scritta in latino, gli alunni non si sono confusi nemmeno una volta e hanno proceduto spediti, alternandosi con precisione.

Non tutti gli studenti hanno però partecipato, diversi erano impegnati nello spettacolo comico del corso di teatro. “L’insegnante ha diviso i diversi paragrafi del testo tra gli studenti che non partecipavano al progetto di recitazione, in base a come abbiamo letto durante la prima prova” – ci ha spiegato Giacomo Lunardi, un altro alunno della 1F.

Con il loro spettacolo gli studenti della 1F hanno dimostrato che l’Odissea è un testo antico, ancora capace di parlare e di essere amato dai giovani.

Gli alunni di 1F, impegnati nella lettura.