Igor Mitoraj alla Notte dei Licei: la brillante esposizione dei ragazzi della 4^B

di Valeria Bellazzini , Chiara Scalera Caserza, Maria Roccella, 1B

Venerdì 4 aprile 2025 si è svolta al Liceo D’oria “La notte dei licei classici”. È un evento che si svolge da molti anni in tutti i licei classici in contemporanea. Ha come scopo la promozione della cultura classica attraverso spettacoli teatrali, musica e varie esibizioni ispirate al mondo antico.

In particolare Elena Iannacchino e Pietro Barosso, della classe 4^B hanno illustrato la figura e alcune opere dello scultore contemporaneo Igor Mitoraj.

Igor Mitoraj | Futura Art Gallery

L’artista nasce il 26 marzo 1944 a Oederan, in Sassonia, da madre polacca e padre francese, trascorrendo la sua infanzia in Polonia. Dopo gli studi al liceo artistico si iscrive alla facoltà di pittura dell’accademia delle Belle Arti di Cracovia, spostandosi, però, nel 1968, a Parigi. Nello stesso anno si iscrive all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts. 

Le sue opere hanno un enorme successo già dalla sua prima mostra, e negli anni seguenti vengono installate a Milano, Roma, Londra, Parigi, Atlanta e Tokyo. Mitoraj, nelle sue sculture, si è sempre ispirato all’arte classica, e l’ha unita con diversi elementi contemporanei. Tutte le sue sculture, infatti, non si presentano mai intatte, ma frammentate e mutilate.

Abbiamo intervistato due dei ragazzi della 4^B che si sono occupati di questo progetto, Elena e Pietro. 

Che cosa vi ha portato a scegliere proprio questo argomento? 

Abbiamo scelto questo argomento perché il tema della notte bianca era il Mediterraneo. Infatti molte delle opere di Mitoraj sono state esposte in luoghi simbolo delle civiltà mediterranee, come Pompei e  Siracusa, che sono anche località  in cui avremo l’opportunità di andare prossimamente in gita.

Come si inseriscono le sculture e le opere di Mitoraj nel contesto delle rovine antiche? 

Le opere di Mitoraj sono in totale contrasto con  le rovine antiche. Se Mitoraj sicuramente prende ispirazione e si aggancia al tema della mitologia antica e della classicità, tuttavia c’è anche un forte senso di contrapposizione. Questa si ritrova soprattutto nell’incompletezza e nelle frammentazione delle opere  che realizza. Infatti, con l’uso di spaccature, mutilazioni e screpolature, l’artista rappresenta la rottura del legame con la classicità.

Ha senso accostare opere di arte moderna a un sito archeologico?

In questo caso  l’arte moderna valorizza il patrimonio dell’antichità, anche perché le opere di Mitoraj non ne sono mai completamente distaccate. Vengono ripresi gli stili greco e romano, il che va a rendere omaggio alle rovine classiche, con elementi contemporanei che esaltano il contrasto tra passato e presente. 

Quale opera di Mitoraj vi ha colpito maggiormente e perché? 

Sicuramente l’”Ikaria”. La scultura è un chiaro riferimento alla figura mitologica di Icaro. Ikaria è l’alter ego femminile di Ikaro, una  figura imponente e proporzionata, tuttavia decapitata e ferita.

Rappresenta un tema molto contemporaneo e attuale: come l’uomo nel corso della storia si sia sempre interposto fra la donna e il suo sviluppo, anche a livello sociale.

Come è stata per voi l’esperienza della “Notte”? 

Per Pietro l’esperienza è stata molto interessante, gli ha dato modo di osservare con curiosità e spirito critico anche le  altre esibizioni della “notte”.

Elena pensa sia stata un esperienza  molto utile e che sia interessante per i ragazzi che  in futuro vorranno iscriversi nella nostra scuola e che hanno assistito all’esposizione.

 

  Igor Mitoraj

 

Samuele Cornalba racconta ”Bagai”: un incontro tra realtà e immaginazione

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Gilda Agosti,Elena Giannelli,Matias Di Giacomo,Eleonora Malatesta,Federico Pellegrini e Chiara Torazza 2B

Grazie al progetto “Leggo e incontro l’autore”, la nostra classe ha avuto l’opportunità di incontrare dal vivo Samuele Cornalba, giovane scrittore esordiente, che ha da poco pubblicato  il suo primo libro intitolato “Bagai”.

Il titolo, che in dialetto cremonese significa “ragazzi”, assume una doppia valenza: si riferisce ad Elia, il protagonista del racconto, che si trova in una fase di passaggio cruciale, l’ultimo anno di liceo, ma rappresenta anche in modo più ampio un’intera generazione di ragazzi di provincia.

Le vicende narrate sono ambientate a Pandino, un paese di novemila abitanti in provincia di Cremona, che è anche luogo natale dell’autore. Cornalba descrive questo contesto in modo autentico e personale, restituendo un ritratto riconoscibile della quotidianità in una realtà di provincia.

Prima ancora di iniziare a scrivere il racconto e di dare forma ai personaggi, Cornalba sapeva che avrebbe voluto trattare il tema dell’indifferenza. Questo si riflette soprattutto nel protagonista, Elia,che appare apatico e distante agli occhi degli altri e che, allo stesso tempo, si percepisce estraneo al mondo che lo circonda. Elia vive in uno stato di disorientamento: pur essendo all’ultimo anno di scuola superiore, non ha ancora idea di cosa voglia fare nel futuro.Attraverso di lui, l’autore mette in scena le incertezze e le paure che affliggono la sua generazione.

Elia si sente come bloccato in un “quasi”: è come se qualcosa gli mancasse per riuscire a entrare davvero in connessione con gli altri e provare empatia. La sua difficoltà a esprimersi e ad aprirsi è anche legata al dolore per la perdita della madre, un evento che ha segnato profondamente la sua crescita.

Il rapporto con il padre è complesso: lui e il figlio fanno fatica a condividere il profondo dolore che provano  e questo contribuisce ad alimentare quel senso di vuoto che Elia si porta dentro. Dopo la morte della madre, infatti, si trasferisce per un periodo a casa della zia, segno del legame fragile con il genitore rimasto.

Accanto a Elia ci sono altri personaggi significativi, come Camilla, una ragazza vivace ed espansiva, che affronta la vita con più entusiasmo e fiducia. Il suo incontro con Elia rappresenta un punto di svolta: attraverso di lei, lui inizia a mettere in discussione il proprio atteggiamento e ad aprirsi, anche se con fatica, a un cambiamento. Camilla incarna una possibilità diversa di vivere l’adolescenza, più propositiva e meno chiusa in se stessa, e il suo impatto su Elia è fondamentale per il percorso del protagonista.

Durante l’incontro, Samuele Cornalba si è mostrato molto disponibile e aperto al dialogo, rispondendo con sincerità e attenzione alle nostre domande. È stato interessante potersi  confrontare con un autore così giovane, con cui abbiamo sentito un immediata vicinanza, sia per età che per tematiche affrontate nel libro.

Questo incontro ci ha permesso di avvicinarci alla lettura contemporanea in modo più diretto e coinvolgente e per alcuni di noi è stato anche un’occasione per riflettere sul proprio futuro e sul valore della scrittura come forma di espressione personale.

 

Villa Luxoro riapre le porte dopo il restauro con mostre e visite guidate.

L’opinione dei visitatori

di Elena Traverso, 1b

A Nervi, piccolo quartiere sul mare alla porte di Genova, il 1 novembre 2024 il museo  Giannettino Luxoro in via  Capolungo è stato finalmente aperto ai visitatori con mostre e visite guidate dopo una prima ristrutturazione, mentre alcuni lavori di risistemazione del secondo piano sono ancora in corso.

Il progetto di restauro, seguito dalla conservatrice Simona Parigi e reso possibile dall’intervento della fondazione nazionale Compagnia San Paolo, ha puntato a riportare la villa in sicurezza,  con un intervento sugli impianti e lavori  che hanno interessato tutte le parteti del piano terra, tutti gli orologi, alcuni tessili, il lampadario e gli arredi lignei.

I lavori di ristrutturazione sono stati ora momentaneamente sospesi  per riparare a danni urgenti che la pioggia ha provocato a Villa Grimaldi Fassio che ospita le Raccolte Frugone.

Il museo Luxoro ha comunque riaperto le sue porte e offre la possibilità di visite guidate per riscoprire la storia della famiglia Luxoro e della villa. 

Abbiamo chiesto a Davide, guida turistica dei Musei di Genova. perché fosse necessario intraprendere questo progetto di ristrutturazione.

Secondo Davide era necessario ristabilire la bellezza e l’eleganza di una villa che durante il Novecento era una tra le più importanti di Nervi e l’orgoglio della Famiglia Luxoro; infatti, oltre a  trascorrervi l’estate come residenza di campagna, i Luxoro vi esponevano  le loro collezioni e le loro più grandi ricchezze per mostrarle a tutti facendo risaltare la loro fama a quel tempo.

Per lui è un vero peccato non poter mostrare ancora oggi il vero aspetto della villa che, solo nei punti oggetto di ristrutturazione, è tornata all’antico splendore.  Infatti all’interno, oltre alla ricostruzione del soffitto e delle pareti, sono stati sistemati oggetti appartenenti alle collezioni dei proprietari  ed è stata attuata una ricomposizione delle stanze nel loro aspetto novecentesco, ristabilendo finalmente la sua vera imponenza.

La guida ci ha spiegato che è stato un furto avvenuto nel 2020 proprio a villa Luxoro a far comprendere l’urgenza di lavori di restauro; ha spiegato che alcuni ladri d’arte erano riusciti ad entrare, rubando vari reperti e dipinti e uscendo, nella concitazione,  li avevano sparsi per il giardino, sottraendo alle collezioni diversi pezzi: un danno importante per tutta la comunità.

Già da questo momento si era deciso di intervenire perché la villa non dovesse subire altri atti di vandalismo e furti. Il progetto prevedeva la messa in sicurezza e l’apertura anche del secondo piano, ma si è poi deciso di dare la precedenza a Villa Grimaldi Fassio.

Abbiamo posto qualche domanda anche ai visitatori della villa, per conoscere la loro opinione e il loro giudizio sull’allestimento.

Amelia Borzone è una visitatrice genovese residente a Quinto: le abbiamo chiesto cosa ne pensasse del nuovo allestimento della Villa,  cosa la avesse colpita di più e se avesse trovato aspetti da migliorare.

La signora ha risposto che la visita è stata interessante e istruttiva, e che è una fortuna poter usufruire di una visita guidata per comprendere meglio il valore degli arredi e dell’allestimento.

L’ha colpita molto l’eccletticità dell’architettura interna, dove molti stili diversi si combinavano l’uno con l’altro, dal Medioevo al Settecento, con mobili di varie epoche e dimensioni; l’hanno inoltre affascinata la grande collezione di orologi e specchi, l’ insieme di vetrinette con statuine del presepe e la storia delle marionette impreziosite da  abiti  fatti a mano con tessuti pregiati che però purtroppo non erano ancora visitabili essendo al piano superiore. Troverebbe interessante mettere in esposizione anche le opere del secondo piano per rendere la visita ancor più completa ì.

Secondo Cinzia Da Savona – visitatrice piemontese, appassionata d’arte e frequentatrice assidua di musei italiani – la parte visitabile è stata sicuramente resa interessante dalla guida, ma la visita è stata troppo limitata; per lei è sbagliato pubblicizzare la riapertura di un museo ma renderne  visitabile solamente una parte; ha quindi proposto o di rendere visitabile tutto, anche il secondo piano, o di portare al primo piano le opere del piano superiore. E’ stata per lei complessivamente una bella visita, ma per ora non c’era niente che non avesse già visto, invece al piano superiore ci sarebbero stati pezzi  più interessanti che avrebbero reso per lei più speciale l’esperienza. 

 

Nuova Basko a Quarto: promosso o bocciato?

di Ludovica Dufour, 1B

Nel 2023 i Salesiani dell’Istituto Don Bosco, in via Carrara a Genova Quarto, hanno venduto il terreno antistante all’oratorio, prima occupato da tre campi da calcio e ora destinato ad un nuovo supermercato Basko. Molte sono le proteste tra gli abitanti della zona.

La notizia infatti ha provocato molto malcontento tra i residenti, che sostengono di aver perso un importante punto di riferimento. Come afferma Barbara Bitossi, che risiede in zona, il luogo era un centro di aggregazione per i ragazzi della zona e un campo estivo durante le vacanze per i bambini.

Inoltre, a suo parere, il quartiere è ben servito, quindi non si sentiva la necessità di un nuovo supermercato. Un altro aspetto critico, secondo Bitossi, è il pericolo che aumenti il traffico, che è già molto intenso sul cavalcavia di Quarto durante le ore di punta. Nonostante ciò ella ammette che la struttura offrirà nuovi posti di lavoro, un beneficio per la popolazione, e fornirà comunque degli spazi aperti, ovvero due campi da calcio  sul tetto, in sostituzione di quelli precedenti.

Oltre agli abitanti della zona, coloro che più di tutti hanno risentito della risistemazione dell’area sono stati i membri del The Shire, la società che gestiva i campi sportivi e l’oratorio.  Jacopo Napoli, responsabile sportivo del The Shire, spiega che – dopo lo “sfratto” – l’associazione ha potuto continuare la sua attività affidandosi a una realtà amica, che ha accolto al suo interno ragazzi e istruttori. Per questo ad oggi la squadra dilettantistica The Shire è momentaneamente in “stop”, mentre gli allievi continuano a giocare nella nuova società. “Non appena sarà possibile ripartire, lo faremo sicuramente”, afferma Napoli, che ci tiene a sottolineare che il The Shire è nato per affiancare i Salesiani e per questo continuerà nel suo scopo. Napoli ribadisce che il The Shire non è solo una scuola di calcio, ma un centro di accoglienza, fondamentale in una zona che ospita il Gaslini e che inoltre ha visto arrivare molte famiglie dall’Ucraina. Infatti, citando le sue parole, “non siamo mai stati e non saremo mai solo una scuola calcio”, e la loro attività continuerà a prescindere dalla sede in cui si trova.

Fino ad adesso, quindi, il supermercato ha portato alcuni disagi che però solo il tempo potrà confermare o smentire. Il manager del gruppo Sogegross Giovanni D’Alessandro, da noi contattato, non ha per ora risposto alle nostre domande. Aspettiamo dunque  la conclusione dell’opera per rispondere alla domanda “promosso o bocciato?”.

Smartphone al volante: dati allarmanti e nuove sanzioni

La distrazione alla guida, causata dall’uso del cellulare, sta diventando una diffusa causa di incidenti. Ecco i numeri e l’opinione di un esperto.

di Viola Sofia Morando, 1d

Negli ultimi anni, l’uso dello smartphone mentre si guida è diventato una delle principali cause di incidenti stradali. I dati forniti dalla polizia stradale parlano chiaro: distrarsi con il cellulare durante la guida è estremamente pericoloso. Questo fenomeno, che sembra aumentare con l’avanzare della tecnologia, sta mettendo a rischio la vita di molti cittadini. Secondo le ultime statistiche, in Italia il 24% dei casi di incidenti è proprio causato da ciò. Molti automobilisti, infatti rispondono a messaggi e chiamate mentre sono al volante, ignorando i gravi rischi che questo comporta. Non solo le distrazioni visive e manuali ma anche cognitive contribuiscono ad aumentare in numero di incidenti.

Un ufficiale della polizia stradale ha confermato che Genova è una delle città con maggiori incidenti in Italia insieme a Bergamo e Firenze. “Il problema è molto serio. Negli ultimi anni abbiamo visto un aumento preoccupante di incidenti stradali causati dall’uso dello smartphone. Ogni anno sempre più casi che gestiamo sono legati a questo tipo di distrazione”.

Genova, Corso Italia

Alla domanda “Quali sono le sanzioni previste per chi viene sorpreso a usare il cellulare mentre guida?” Il nostro agente risponde:

Nuove regole nel Codice della strada 2024

Oggi il codice della strada è ancora più rigido e prevede una sanzione pecuniaria e la decurtazione dei punti della patente. La legge è molto chiara: il conducente deve essere completamente concentrato sulla strada. Se l’uso del telefono porta a una situazione di pericolo, le sanzioni possono diventare più severe, con la possibilità di sospensione della patente fino ai 15 giorni”.

 

L’agente ha anche parlato dell’importanza della sensibilizzazione su questi problemi per i più giovani, i prossimi adulti al volante; si stanno infatti mettendo in atto diverse procedure. Il Ministero, ad esempio, persegue questa priorità e lavora per promuovere tra i giovani la cultura della sicurezza in strada con il progetto nazionale Edustrada per l’educazione stradale nelle scuole, uno strumento operativo che utilizza metodologie nuove per aumentare il coinvolgimento degli studenti e dei docenti.

FUNICOLARE: l’aorta urbana di Castelletto

di Libero Maiani, 1D

La funicolare Zecca-Righi è un mezzo di trasporto storico e unico, che dal 1897 collega Largo Zecca al belvedere del Righi, servendo non solo gli abitanti delle zone collinari sopra Castelletto ma anche tanti genovesi e turisti che salgono a Righi per il panorama o per fare attività all’aperto. È nata grazie all’idea di Franz Josef Bucher, un albergatore svizzero che, vedendo una somiglianza tra Genova e il monte Rigi, (si pronuncia Righi)  nella sua città natale, ha pensato di creare una ferrovia a cremagliera simile a quella che collegava il suo hotel al Lago dei Quattro Cantoni in Svizzera. Questa funicolare è un simbolo importante per la città, ma purtroppo, negli ultimi anni, i problemi si sono accumulati e la situazione è diventata davvero insostenibile per chi la usa tutti i giorni.

Ma quali sono le problematiche della funicolare?

Senza dubbio, la funicolare è soggetta ad una lunga serie di problemi. Su tutti figurano i tempi di manutenzione, ritenuti esageratamente e inutilmente lunghi dagli utenti. A sostegno di questa tesi vi è la recente sospensione del servizio fino alla metà di giugno per delle operazioni di manutenzione. Inoltre, il servizio sostitutivo è ritenuto inefficace da molti residenti, a causa dei tempi più lunghi, della minore frequenza della corsa e delle minute dimensioni dei mezzi, dato che le vetture sono pressoché incapaci di raccogliere tutti i passeggeri delle ore di punta, soprattutto quando i ragazzi delle medie Colombo e Don Milani escono da scuola. Oltre ai problemi legati alla manutenzione, nella lista compaiono i frequenti guasti, i pochi fondi stanziati dal Comune, la continua evasione del pagamento del biglietto, complici uno scarso controllo e apparecchiature per l’emissione dei biglietti datate e molto difficili da utilizzare per i passeggeri non abituali, per di più presenti in due sole fermate, a cui si aggiunge una segnaletica quasi del tutto assente e controintuitiva. Nonostante i problemi, la funicolare è pur sempre un mezzo di trasporto utile, data la peculiare conformazione del nostro territorio, e amato perché i Genovesi le sono affezionati per la sua tipicità e la sua storia.

Manutenzione necessità imprescindibile secondo  AMT

Ho avuto modo di intervistare la responsabile all’ufficio per le relazioni con il pubblico che, pur non rispondendo direttamente a tutte le questioni proposte, ha comunque fornito indicazioni interessanti per capire il funzionamento della funicolare. Riguardo ad uno dei principali problemi della funicolare, ovvero la manutenzione, la dirigente ci ha tenuto a precisare che la manutenzione è un’attività fondamentale per l’impianto, anche se talvolta si prolunga per un lungo lasso di tempo. Senza di essa ci sarebbero molti più guasti e malfunzionamenti di quanti ce ne siano già. Inoltre ha menzionato il fatto che, nonostante all’apparenza sia un’infrastruttura datata e di natura molto semplice, la funicolare sia un mezzo di trasporto all’avanguardia:

“il titolo di viaggio può essere acquistato facilmente tramite l’App AMT, scaricabile gratuitamente da Google Play o App Store. Del resto, l’azienda sta investendo molto in tecnologie di pagamento elettronico, come la App stessa e il progetto ILA, Instant Lane Access. Inoltre la funicolare attraversa un tratto orograficamente complesso, rendendo accessibili alcune zone anche alla persone più deboli, incapaci di intraprendere la tratta a piedi. Inoltre ribadisce: un altro punto forte della funicolare è il fatto che sia completamente green e non necessiti di alcun tipo di sostanza inquinante per funzionare.”

La dirigente ha anche riferito che sono in corso degli ammodernamenti sull’impianto, che vanno a colpire specifici apparati degli impianti:  principali interventi riguardano aggiornamenti tecnologici, in particolare sui quadri elettrici, con lo scopo di porre fine ai numerosi guasti che caratterizzano i portelloni, e i circuiti di videosorveglianza.

La funicolare Zecca-Righi svolge un servizio di vitali importanza per i cittadini, oltre ad essere un elemento significativo del patrimonio storico genovese. Questi lunghi tempi di manutenzione non fanno altro che ricordarci quotidianamente quanto sia importante per noi. Gli interventi di ammodernamento avviati da AMT sono passi nella giusta direzione, ma si potrebbero migliorare i sistemi di pagamento, la segnaletica e ottimizzare i tempi di manutenzione. Una collaborazione costruttiva tra utenti, Amt e amministrazione locale potrebbe portare ad un parziale risoluzione delle criticità attuali e valorizzare questo storico mezzo di trasporto, divenuto ormai simbolo di unione tra due realtà completamente diverse, che dal 1897 collega il centro alle alture, a beneficio di residenti e visitatori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                            

 

                                                                                                                                                                     

 

 

Sori: un piccolo paese, un grande teatro.

di Margherita Manzone 1°B 

Il Teatro di Sori si trova nel cuore del piccolo centro situato nel Golfo del Paradiso, in provincia di Genova.  

La direzione artistica del teatro è affidata a Sergio Maifredi, regista, presidente e direttore artistico di Teatro Pubblico Ligure, da lui fondato nel 2007. Dirige teatri e festival. È ideatore di progetti di audience engagement e community development per Amministrazioni Pubbliche e Comuni, Fondazioni, Istituti Italiani di Cultura e Istituzioni internazionali. 

Sergio Maifredi 

Il teatro è gestito dalla Proloco di Sori, un’associazione senza scopo di lucro che sponsorizza il territorio realizzando manifestazioni estive e occupandosi della sala cinematografica per attirare i turisti e per far conoscere il paese. La segretaria è Federica Pagani, che si occupa anche dell’allestimento del teatro e della biglietteria. La sala è occuopata durante il fine settimana dalla programmazione cinematografica, mentre durante la settimana dal teatro.

    Federica Pagani 

La biglietteria 

 La sala  

La sala può occupare fino a 200 persone e, quando c’è il pienone, l’associazione cerca sempre volontari per l’allestimento del teatro.  

Programmazione teatrale

Durante questa stagione, la programmazione teatrale ha offerto spettacoli tratti da testi contemporanei, come “Fuochi”, drammatizzazione con accompagnamento musicale di un testo di Marguerite Yourcenar (con Amanda Sandrelli e al pianoforte Rocco Roca-Rey,) o “Novecento” di Alessandro Baricco e da testi classici come  “Due o tre cose che non so – Odissea” o  “Due o tre cose che non so – Eneide” , per la regia di Sergio Maifredi, ma anche spettacoli musicali e concerti. Il teatro è infatti ideale per rappresentazioni musicali, essendo dotato fra l’altro di un’ottima acustica.

In estate la stagione teatrale nel Golfo Paradiso prosegue con il “Pieve Ligure Art Festival”

Musica ispirata al mare in Aula Magna, durante la notte del D’Oria

di Ludovica Pedrazzi e Carolina Vassallo, 1B

L’Aula magna del Liceo D’Oria, durante la Notte Nazionale dei Licei classici risuonava di musica ispirata al mare. Dopo il brano  “Onde” di  Ludovico Einaudi, con cui è stata aperta la serata, Nicolò Bellotta, studente di 4H, ha incantato  al pianoforte gli spettatori

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con un brano di Nathan Evans, Wellerman. 

 

 “Wellerman” è un singolo del musicista scozzese Nathan Evans, in cui viene affrontato il tema della caccia alle balene in Nuova Zelanda.

La storia di Evans  è molto particolare: prima di intraprendere la carriera musicale, ha conseguito infatti una laurea in web design e lavorato per alcuni anni come postino. A partire dal 2020, ha acquisito  popolarità su TikTok postando una serie di video in cui eseguiva canti marinareschi, attirando così l’attenzione della stampa. Nel dicembre 2020 ha ottenuto  un forte riscontro mediatico grazie a una cover del classico folk Soon May the Wellerman Come, che nei mesi successivi viene quindi pubblicata come singolo discografico via Polydor Records con il titolo di Wellerman.

Il singolo ha ottenuto un notevole successo internazionale, raggiungendo la vetta in svariate classifiche nazionali e rientrando in varie classifiche di fine anno sia nel 2021 che nel 2022.

 

Bagai, l’esordio di Samuele Cornalba sul “quasi” vivere dell’adolescenza

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Agata Reggiardo, 2D

Samuele Cornalba, autore di “Bagai” è intervenuto nell’Aula Magna del Liceo D’Oria lo scorso 4 marzo per presentare il suo libro d’esordio. Gli abbiamo rivolto alcune domande sul percorso che lo ha portato a diventare scrittore: 

Quale è stato il tuo percorso di formazione per arrivare a scrivere il tuo primo libro e pubblicarlo con una casa editrice così rilevante come Einaudi? 

Durante le superiori scrivevo racconti e il mio obiettivo, dopo il termine della scuola, era diventare scrittore. Pensavo, però, di attraversare prima un percorso universitario. In quinta superiore ho mandato la mia applicazione per una borsa di studio in una scuola di scrittura a Milano, senza pensare al fatto che avrebbero potuto accettarmi, non dicendolo a nessuno. E invece è successo. È stata un’esperienza molto formativa per la mia carriera: mi ha permesso di avere un parere e di confrontarmi direttamente con persone nel mio stesso ambito riguardo a ciò che scrivevo, attività molto utile poiché proiettava i miei elaborati al fatto che qualcuno li avrebbe letti, altrimenti lo scrivere sarebbe rimasta un’attività solitaria. Ho iniziato a buttare giù “Bagai” durante questo anno, mentre affrontavo la scuola di scrittura. Ho avuto poi l’occasione di mandare la prima bozza del romanzo a Einaudi, che aveva annunciato l’uscita di una collana dedicata agli autori emergenti. 

 

Quando e come hai iniziato a scrivere? Ci sono delle letture che hanno influenzato la tua carriera e che consiglieresti a chi, come te, vuole scrivere nella vita? 

Il primo libro che ha scosso qualcosa in me è stato “Fahrenheit 451” dì Ray Bradbury. Mi è stato assegnato in prima superiore dalla mia insegnante di italiano che, in generale, è stata fondamentale per la mia formazione: è con lei che ho iniziato ad appassionarmi alla scrittura e alla lettura. Ci sono altri libri, come “4321” di Paul Auster, che sono stati molto importanti nella mia vita, che mi hanno portato ad aprire gli occhi su molte cose. Libri invece come “Lo straniero” di Albert Camus, “Chiedi alla polvere” di John Fante e “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald, alcuni dei quali menzionati nel mio romanzo, sono modelli a cui mi sono ispirato, soprattutto per ciò che riguarda la scrittura.

 

Come hai raggiunto questa semplicità ed efficacia nel tuo stile di scrittura? 

Sono partito già volendo comporre un romanzo breve, che non ricadesse in descrizioni inutili e che non si dilungasse, ma andasse direttamente al punto. La prima versione conclusa del libro, che ho scritto nel 2020, è molto diversa da quella definitiva. Ci sono voluti anni di lavoro per arrivare a quello che è il romanzo tutt’ora. Una tecnica che mi hanno insegnato mentre frequentavo la scuola di scrittura è quella di immaginare che ogni parola costi un euro.

 

Da cosa sei partito per scrivere questo libro? Riguarda anche esperienze personali, quindi è in parte autobiografico, oppure è tutto frutto della tua fantasia?

Quando dovevo scegliere su che cosa strutturare il romanzo, ho deciso di voler parlare del sentimento dell’indifferenza, se sentimento lo possiamo chiamare, poiché è qualcosa che sento vicino, che io stesso ho provato molto nel corso della mia adolescenza. 

Elia sembra non vivere, attraversa la sua vita con dolori mai affrontati, schivando emozioni, nella sua bolla di solitudine. Questo libro è volto a descrivere la paura e il disagio che si prova nel sentirsi prigioniero della vita in un piccolo centro. Rappresenta una fotografia della nostra generazione, del nostro spaesamento di fronte a un futuro che non ci rassicura, della nostra fragilità e della nostra incapacità a gestire le emozioni, la paura e la rabbia. Il rapporto di Elia con gli adulti può essere rappresentativo della sua distanza con il mondo: è orfano di madre e considera suo padre come poco più di un estraneo. Anche il suo legame con gli amici è immerso nell’indifferenza, l’unico spiraglio di luce è Camilla, che lo porta oltre il “quasi” e prova a reindirizzarlo nella sua strada.

 

Perché hai scelto questo titolo, “Bagai”? 

Nella scelta del titolo per il mio romanzo, mentre ne parlavo con la mia editrice, abbiamo pensato a “Bagai”, qualcosa di simbolico per racchiudere ciò di cui parla il mio libro e che può attirare, poiché è appunto una parola particolare in dialetto. Può rappresentare sia la situazione di Elia, un ragazzo non più bambino, non ancora adulto, intrappolato in una quasi-età, ma anche quella di moltissimi ragazzi che, come lui, si sentono rinchiusi in un mondo troppo piccolo per loro, ma non sono ancora pronti per avere a che fare con il futuro, un universo troppo adulto. 



Bagai, voce di una generazione: parla Samuele Cornalba

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Di Denise Carbone, 2D

Il 4 marzo 2025, il Liceo Classico Andrea D’Oria ha avuto il privilegio di ospitare l’autore Samuele Cornalba, in occasione della presentazione del suo libro “Bagai”. L’incontro si è tenuto nell’Aula Magna, dove l’autore ha parlato della sua opera e ha risposto alle domande degli studenti. Questa esperienza è stata un’opportunità unica per approfondire la conoscenza del libro e del suo autore, permettendoci di comprendere meglio i temi trattati nel romanzo e il percorso che ha portato alla sua scrittura.

Samuele, all’interno del tuo libro ci trascini nella storia di Elia con naturalezza, a colpi di immagini poetiche e dialoghi di un’autenticità spiazzante. Basta un attimo per specchiarci tutti, giovani o meno, nella tua scrittura. Cosa volevi esprimere con il titolo Bagai?

Bagai è un titolo che vuole dare voce a quei ragazzi che hanno tanto da dire, ma che il più delle volte rimangono in silenzio. Bagai sono i ragazzi di Pandino, della provincia, quelli che corrono senza una direzione, che scappano da un mondo incendiato, sono quei ragazzi che sentono una grande differenza tra quello che cercano e quello che viene offerto loro. Nel mio romanzo ho voluto raccontare ciò che conosco meglio: come funziona la testa di un ragazzo nato negli anni 2000. In questa storia io stesso ho scoperto la mia insopprimibile vocazione.

Soffermiamoci sul protagonista del libro, Elia, un personaggio difficile, spesso incompreso. Qual è la realtà in cui vive Elia? In che modo questa ha influenzato il suo modo di essere?

Ho da subito voluto che il protagonista del mio libro imparasse l’insensatezza del mondo e, con la mente di Elia, questo concetto viene totalmente messo in risalto. Vorrei soffermarmi un attimo sul luogo in cui Elia vive: Pandino non ha molte cose da offrire a un ragazzo di diciotto anni, ha novemila abitanti, pochi bar, un santuario, e nemmeno una libreria. Elia cresce sempre entro questo perimetro: la scuola e qualche festa, ha un migliore amico attivista e un padre che nemmeno considera tale. Non è molto bravo a provare sentimenti e finisce quasi sempre col ferire chi gli è vicino, inavvertitamente, dentro ha un dolore che non finisce mai.

Elia conosce una ragazza, Camilla, che sembra riportarlo nel presente e abbattere quella corazza che ha nel cuore. Come descriveresti il loro rapporto?

Camilla si avvicina ad Elia come se lui le dovesse una spiegazione, un posto vicino sul pullman, un po’ di affetto. Camilla nella vita di Elia può sembrare un lampo di luce, ma con lui, con la sua apatia, con le mura che ha di fronte al cuore, è tutto più difficile. Il protagonista vorrebbe aprirsi, ma non sa da dove iniziare, e Camilla, una ragazza con le unghie mangiate, con il suo sguardo che è come un’infezione, queste mura prova a demolirle, e ci riesce, anche se non del tutto. Ma nulla va mai come vogliamo realmente, dalla paura non ci si salva nemmeno con l’amore travolgente dei vent’anni, però, a volte, esistono persone, luoghi, pensieri che posso rendere tutto meno spaventoso.

Ti ringrazio per le tue risposte e per la tua premura, da questa intervista è emersa la tremenda semplicità del tuo esordio.

Samuele sorride e alzandosi guarda, quasi con le lacrime agli occhi, le persone attorno a lui.

Grazie, grazie a tutti voi, grazie a chi c’era da quando Bagai era un appunto di tre righe sulle note dell’iPhone, grazie a chiunque in questi tre anni ho inseguito alla ricerca di spunti, suggerimenti e rassicurazioni. Grazie a tutti i miei lettori, che sono la vera voce di questo libro.

Poi si alza regalandoci un ultimo sorriso.

Un saluto da un Bagai