Una mostra per ricordarlo, da un’idea dell’attore Mauro Pirovano
Di Maria Roccella, 1B
Una mostra per non dimenticare un maestro che ha lasciato il segno in generazioni di alunni.
Nella zona di Montesignano, a Staglieno, tutti parlano dell’iniziativa del Laboratorio di quartiere “Il Leccio” che ha voluto esporre testimonianze e memorie degli anni di insegnamento del maestro Raciti.
Infatti alla Biblioteca di quartiere dal 10 gennaio al 31 marzo è stata allestita una mostra; dove si possono trovare foto, documenti e articoli di giornale raccolti dal maestro durante i suoi anni di insegnamento.
Il maestro Salvatore Raciti era nato in Sicilia il 13 dicembre del 1926 ed è venuto a mancare il 28 settembre del 2024. Ha insegnato a partire dal 1958 fino al 1984, alla Scuola primaria di Montesignano, che nel mio quartiere rappresentava una delle poche fonti di istruzione. Infatti il maestro Raciti è stato insegnante della maggior parte degli abitanti della zona.
Per saperne di più ho intervistato Anna Sessarego, segretaria dell’associazione “Il Leccio” e moglie di Fiorenzo Laboccetta, vicepresidente dell’associazione.
La Biblioteca di quartiere
“Chi era il maestro Raciti?”
“E’ stato un insegnante della scuola primaria molto noto e molto amato, molti suoi ex studenti dicevano che “aveva lasciato il segno”. Aveva una grandissima passione per la musica, infattiuna volta in pensione continuò a dare lezioni, recandosi a scuola e facendo cantare i bambini.”
“Come vi è venuta l’idea di realizzare la mostra? Perché?”
“L’idea è venuta a Mauro Pirovano, un attore genovese originario di questo quartiere, al quale i familiari di Raciti avevano ceduto il materiale, accumulato dal maestro in persona nel corso degli anni. Allora Pirovano, con l’intenzione di condividere con la comunità i magnifici ricordi del maestro, ci ha contattato e insieme abbiamo organizzato l’esposizione. Quindi abbiamo stabilito una data e abbiamo inaugurato la mostra con un incontro in ricordo del maestro Raciti, al quale hanno partecipato anche la figlia e il nipote di Raciti. Durante l’incontro ognuno ha raccontato un ricordo del maestro, è stato un momento molto toccante, che si è chiuso con un video del maestro che cantava.”
“Cosa comprende il memoriale?”
” Il memoriale comprende tutto il materiale raccolto dal maestro Raciti negli anni di insegnamento; foto, documenti, verbali e articoli di giornale. I volumi sono stati composti dal maestro in persona e le prime fonti sono molto datate; infatti risalgono al 1958. Per questo motivo ritengo che con l’associazione dovremmo scannerizzare tutto e creare un archivio digitale, così da preservarlo nel tempo e mettere tutto in ordine.”
La raccolta dei ricordi del maestro
“Sono venute molte persone a visitare la mostra?”
“Sono venute moltissime persone, molti erano commossi e hanno lasciato un pensiero scritto, alcuni sono venuti da soli, ma hanno preferito tornare con amici o parenti per visionarlo insieme per fare un viaggio nei ricordi. Inoltre è venuta una scuola per osservare la mostra.”
“Pensate di fare altre iniziativedel genere?”
“Certamente, per il 25 aprile abbiamo già in programma di organizzare una mostra sulla biografia di Ezio Lucarno, che aveva incitato i partigiani a combattere in Piazza Sant’Eusebio , inoltre per il 28 aprile faremo una conferenza con riflessioni e video d’epoca.”
Intervista a Federico Bogliolo, Presidente del Municipio Levante
di Agostino Ferretti, 1b
Era un lunedì pomeriggio come un altro a Genova ma non in via Fabrizi, Quarto, dove una quattordicenne è stata trovata svenuta nell’area giochi del parco. La ragazza aveva fatto uso eccessivo di ketamina e cannabis e insieme a lei è stato trovato un ragazzo, anche lui visibilmente sotto effetto di sostanze stupefacenti, che ha rifiutato le cure mediche.
La ragazza invece successivamente è stata portata al San Martino ed è lì che si è scoperto che lo svenimento non era avvenuto per l’uso di cannabis ma per l’assunzione di ketamina, una droga molto potente che causa allucinazioni, e che, se usata spesso, può aumentare l’incidenza di tumori. Non è stato un avvenimento isolato, visto che ormai Quarto e Quinto, soprattutto in via Fabrizi e nei giardini di Quinto, sono diventati luoghi di spaccio.
E’ necessario capire le ragioni di quanto è successo, e, soprattutto, prevenirle
«Vorrei iniziare l’intervista con un suo commento sulla notizia della ragazza intossicata dalla ketamina nel parco di via Fabrizi: una riflessione sui motivi per cui secondo lei c’è questa diffusione della droga tra adolescenti.»
“Credo siano due le ragioni principali per cui è aumentata la diffusione della droga tra adolescenti: la prima è la mancanza di educazione civica e di capacità di relazione tra i giovani, che crescono confrontandosi con un mondo sempre più complicato e spesso per sfuggire dalle criticità cadono in situazioni in cui fanno uso di stupefacenti, senza rendersi conto della gravità di quello che stanno facendo. La seconda è che le droghe, al giorno d’oggi, costano sempre meno ed è quindi più facile acquistarle. Il compito delle istituzioni è quello di educare i ragazzi, di fare loro capire che c’è tanto altro nella vita, dalla famiglia, agli amici, allo sport e al divertimento.
«Cosa crede che dovrebbe fare il Municipio per porre rimedio a questa situazione?»
“Un’azione per porre rimedio a questa situazione è la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e soprattutto dei giovani, quindi far conoscere, già partendo dalle scuole, gli effetti, le conseguenze negative delle droghe e quella che può diventare la vita di un ragazzo se va a finire in una dipendenza, Un’altra azione che possono mettere in pratica le istituzioni è creare manifestazioni, momenti di condivisione, eventi che possono far capire ai ragazzi quanto sia bello il mondo e la vita, se vissuta correttamente nel rispetto di se stessi e del prossimo.”
«So che lei è stato uno sportivo. Crede che lo sport possa aiutare i ragazzi a restare lontani dalle droghe?»
“Certamente, penso che lo sport ci dia e insegni dei valori: il primo è la salute, sia fisica che mentale, infatti l’attività sportiva aiuta a liberarsi da tossine che fanno stare male, poi lo sport ci insegna a stare in gruppo, ad aiutarsi l’uno con l’altro, ma soprattutto dà la possibilità ai ragazzi di socializzare e di divertirsi e ovviamente il tempo che passano a divertirsi non lo usano per fare cose più spiacevoli.”
«Crede che sia possibile dare un aiuto economico alle famiglie che non possono permettersi di iscrivere i figli a società sportive?»
“Sono molto favorevole a questa idea: il ruolo delle istituzioni, in questo caso, è quello di contribuire attivamente ed economicamente per far sì che ogni ragazzo abbia la possibilità di praticare uno sport, infatti, sto cercando di convincere la Giunta Regionale a stanziare un aiuto economico in favore delle famiglie più bisognose per aiutare i loro figli a fare sport.”
«Ha un consiglio per i giovani che sono attratti dalle droghe?»
“La vita non è semplice, ma è bella, cadere nelle dipendenze delle droghe è una scelta che condiziona tutta la vita; quello che posso dire io ai giovani è pensare alle cose straordinarie che ci offre la vita, anche le più piccole, ognuno a seconda della propria età, e cercarne anche altre, di guardare al futuro, allo studio, al lavoro, agli amici, per stare bene e vivere serenamente, cosa che non succede con le droghe.
Si può sbagliare, fa parte dell’essere umano, tutti possiamo sbagliare, ma una grande capacità per un giovane è capire di avere sbagliato. Lo si può capire proprio attraverso un’opera di sensibilizzazione, ma soprattutto parlando, affidandosi a chi vuole loro bene, i genitori, gli amici, gli adulti che li hanno a cuore.”
La Ferrovia Genova–Casella, sospesa dal 6 settembre per lavori di manutenzione, avrebbe dovuto riaprire in poche settimane, ma a sei mesi di distanza il servizio non è ancora ripreso. Un imprevisto che sta causando disagi per pendolari, turisti e per tutte le attività locali. La ferrovia, che collega Genova all’entroterra, è un importante punto di riferimento sia per chi viaggia ogni giorno che per chi visita la zona. Al momento, il servizio è stato sostituito da un autobus che parte da Piazza Manin, ma molti utenti lamentano la perdita della comodità e puntualità del trenino.
Gli autisti del servizio sostitutivo, intervistati in Piazza Manin, non hanno informazioni precise su quando il trenino tornerà in funzione. Alcuni sono ottimisti e sperano che il servizio riprenda per Pasqua, ma al momento non ci sono conferme ufficiali.
Gli studenti e i lavoratori sono i più colpiti dalla sospensione. Una studentessa residente a Casella, che negli ultimi mesi ha vissuto quotidianamente i disagi legati a la sospensione del trinino racconta: “Il bus è meno puntuale e spesso troppo pieno. Il trenino era più preciso e mi permetteva di arrivare a Genova senza problemi.”
” Spero davvero che riprenda le corse a Pasqua ma ormai non mi fido più delle date che ci annunciano. Ci hanno detto tante volte che era questione di poco tempo, invece siamo ancora qui ad aspettare.”
L’AMT ha introdotto un servizio sostitutivo, “GenovaRent“, che segue lo stesso percorso del trenino. Tuttavia, molti abitanti e turisti ritengono che il fascino del trenino, che attraversa paesaggi naturali, non possa essere sostituito. “C’è stato un lieve calo del turismo, ma speriamo che la stagione delle gite porti buone notizie” aggiunge qualcuno tra i residenti.
Il trenino non era solo un mezzo di trasporto, ma anche una grande attrazione turistica, con eventi per famiglie e gruppi di escursionisti. La speranza è che il servizio possa riprendere in primavera, riportando il trenino al suo ruolo centrale per il territorio.
Un intreccio inestricabile di miti, un intero mondo di eroi e di divinità che ruotano intorno al mistero del Labirinto viene esplorato dal professor Giorgio Ieranò nel suo ultimo libro.
Venerdì 21 Marzo lo scrittore è venuto al Liceo Classico D’oria a commentare “Il racconto del labirinto” e ha risposto ai quesiti posti dagli studenti che ne hanno affrontato la lettura.
Giorgio Ieranò attualmente insegna letteratura greca all’Università di Trento dove ha fondato e dirige Dionysos, un laboratorio di ricerca sul teatro antico. Ha lavorato a molte traduzioni e adattamenti teatrali di classici e ha collaborato per anni con il Teatro della Tosse di Genova. È membro del consiglio artistico del Teatro pubblico ligure per il quale ha scritto anche il testo teatrale “Il grande racconto del labirinto”, spettacolo da cui nasce l’idea per il libro. In passato ha lavorato per diversi periodici e quotidiani nazionali.
Durante l’incontro parla poco della sua vita, ma grazie a un paio di domande capiamo molto. Quando chiediamo come è nato il suo interesse per il mito, ci racconta che i miti che il fratello, studente al liceo classico, ripassava ad alta voce avevano sostituito le favole che solitamente vengono raccontate ai bambini, per cui, fin da piccolo, sapeva molte più cose di Ulisse che di Cappuccetto Rosso.
La sue esperienza di ragazzino, ci confida, non è stata sempre semplice: era minuto e timido, in alcune occasioni anche bullizzato e deriso dai compagni più corpulenti e apparentemente sicuri di sé. I miti in quei momenti lo hanno divertito, aiutato ad evadere, ma anche a sperare ad una forma di riscatto: un giorno, se non con la forza, certamente con l’intelligenza e l’astuzia, come Ulisse avrebbe potuto sconfiggere gli arroganti, grandi e grossi come Polifemo.
Il professore continua spiegandoci di aver voluto intraprendere questo viaggio nel mito del Labirinto perché per lui ha avuto un effetto ipnotico e travolgente; su di lui ha esercitato un grande fascino la figura di Teseo: sconsiderato, impulsivo e folle, l’eroe si dimostra coraggioso nell’affrontare il Minotauro, ”smemorato” nel non mantenere la promessa fatta al padre Egeo di cambiare le vele in caso di vittoria, sbadato ( o traditore?) nel ” dimenticare” Arianna a Nasso, volubile nell’innamorarsi della sorella di quest’ultima, Fedra, e persino di divinità come Persefone.
“Il viaggio del Labirinto è stato talvolta interpretato anche come una discesa nei misteri della propria mente, una catabasi nell’oscurità dell’inconscio”. In una visione metaforica del mito si può considerare il Labirinto come uno specchio dell’anima e Teseo come l’eroe che accetta il rischio di addentrarsi nei meandri del proprio inconscio per uccidere i mostri creati dalle sue profondità .
Un filo invisibile che parte dall’isola di Creta collega tutte le vicende dei diversi protagonisti che, a modo loro, hanno vissuto un’avventura e possono narrarne solo un frammento che però fa parte di un disegno più grande componendo un puzzle di storie che ci porta in una realtà antica e leggendaria come quella del Mediterraneo, palcoscenico nel quale si fondono mito e storia. In questo contesto, Creta, con la sua posizione strategica emerge come un luogo che ospiterà la nascita di Zeus, il mito di Europa, in cui l’unione di Zeus ed Europa darà vita a Minosse e infine all’intricato mito del Labirinto.
Molte persone, quando pensano a Sampierdarena, immaginano un quartiere degradato, malfamato e pieno di persone poco raccomandabili. Un luogo da cui tenere alla larga i propri figli. Siamo veramente sicuri sia così? O forse bisogna solo allungare lo sguardo e saper andare oltre gli stereotipi?
Intervistando alcuni cittadini, residenti da anni nel quartiere, ci rendiamo conto di come fosse diversa la percezione di Sampierdarena negli anni ’80: tutti ricordano un quartiere molto vivo, pieno di opportunità per il futuro e con un commercio fiorente.
Secondo Sandro Avvenente, residente a Sampierdarena dalla nascita, il problema principale è dovuto all’impoverimento delle persone e alla modifica del tessuto sociale. Molti giovani, infatti, tendono a preferire altri quartieri come nido per creare una nuova famiglia. Certamente, come ci spiega Michele Colnaghi, presidente del Municipio Centro-Ovest, la diversa percezione di Sampierdarena oggi è dovuta a problemi di sicurezza, decoro e pulizia. Problemi che però affliggono tutto il capoluogo negli ultimi anni.
Adesso – aggiunge Colnaghi – si sta discutendo sul posizionamento nel quartiere di 80 mila metri quadri di depositi chimici e sulla costruzione di un nuovo nodo ferroviario che passerà sul territorio, implicando la modifica di viabilità e costruzioni. Decisioni come queste rischiano di penalizzare ulteriormente un quartiere che in passato è già stato sacrificato alle esigenze della città.
I progetti avviati con i fondi del PNRR: ville, roseti, ninfei, restauri nel centro storico.
Tuttavia, grazie ai fondi del PNRR, il municipio ha acquisito alcuni immobili di pregio, tra cui villa Carpaneto, in cui sono stati rinvenuti alcuni affreschi dello Strozzi, patrimonio da aggiungere alle 70 ville già presenti nel quartiere, accessibili durante le giornate dei Rolli a testimonianza della bellezza ed eleganza della Sampierdarena del passato.
Sempre grazie a questi fondi, si stanno recuperando i voltini della ferrovia in via Buranello e sono in via di rifacimento le strade del centro storico; si stanno inoltre costruendo nuovi parcheggi. Ci sono dei lavori in corso per riaprire Salita Mille Lire, una creuza storica, e per restaurare Villa Fortezza e Villa Scassi, dove verranno riaperti roseti e ninfei storici.
Un quartiere ricco di associazioni e realtà culturali
A Sampierdarena esiste anche il CIV, cioè il Centro Integrato di Via, chiamato “Il Rolandone”. Gianfranco Medone ci spiega che è un’associazione fondata dai commercianti Sampierdarenesi nel 2012, mirata all’organizzazione di eventi, feste e manifestazioni per valorizzare il quartiere. È inoltre uno strumento dei proprietari di piccoli negozi per combattere il nuovo mercato dei centri commerciali.
Ci sono anche molte realtà poco conosciute, che offrono servizi alla persona e alla cultura. Tra questi ci sono il teatro Modena, il cinema, l’ospedale di Villa Scassi, la biblioteca, il Centro Civico Buranello. Quest’ultimo organizza eventi per valorizzare il quartiere, come mostre sulla storia di Sampierdarena o spettacoli, conferenze e incontri di grande richiamo culturale.
L’importanza di creare una comunità: il ruolo fondamentale della scuola
In un quartiere difficile come Sampierdarena è fondamentale creare una comunità anche all’interno delle scuola, come ci spiega Suor Domenica, insegnante in una classe della scuola primaria paritaria parificata Don Daste. Per lei l’insegnamento è una vocazione, nutrita dall’amore per i bambini, con lo scopo di trasmettere dei messaggi e insegnamenti di vita. Molto importante è anche essere un punto di riferimento per le famiglie, una persona su cui contare. Suor Domenica non è l’unica a impegnarsi attivamente nella scuola. Questa è infatti completamente gestita dalle suore, che si occupano dell’organizzazione della struttura, della chiesa, di un oratorio e di campi estivi a Busalla.
Sofia Provenzano, alunna del Mazzini linguistico, conferma che gli insegnanti sono molto preparati e che ci sono docenti di conversazione inglese, francese e tedesca. A suo vedere è una scuola che offre un’ottima base per il mondo del lavoro e alcuni interessanti progetti specifici di PCTO (Percorsi e competenze trasversali per l’Orientamento) nella facoltà di Giurisprudenza e sulle grandi navi da crociera, con Compagnie come Costa e MSC.
I giovani che risiedono a Sampierdarena sono contenti del luogo in cui abitano. Riescono a trovare attività che li soddisfino, come nel caso di Gaia Triolo. Gaia è una ballerina che frequenta i corsi di danza classica e contemporanea nella scuola Universale Danza. Ci dice che l’insegnamento è di alta qualità, le maestre sono severe ma permettono di apprendere efficacemente. I risultati sono tangibili, infatti la scuola è andata più volte in televisione con un proprio spettacolo. Nonostante non sia particolarmente competitiva, la scuola partecipa a innumerevoli concorsi.
Sampierdarena si rivela una realtà ricca di possibilità, nascoste solo a occhi poco attenti.
E’ prevista per metà 2026 l’apertura di una nuova fermata della metropolitana di Genova, situata nei pressi di Piazza Corvetto, all’ inizio di Via dei Santi Giacomo e Filippo, in una posizione intermedia fra le fermate De Ferrari e Brignole. L’ architetto Jacopo Baccani, 43 anni, è il presidente di Associazione MetroGenova, un’ organizzazione che si occupa del trasporto pubblico di Genova e in particolare della metropolitana della nostra città. La data vera e propria di inaugurazione della nuova fermata, spiega l’ architetto, è ancora da definire, ma a grandi linee si presume possa essere a metà 2026: la data esatta è ancora incerta a causa di alcuni ritardi nel corso dei lavori.
La fermata in realtà è stata progettata già negli anni 2000, ma – trattandosi di una stazione intermedia – si è preferito dare la priorità al capolinea della metropolitana; essa pertanto è stata realizzata “al grezzo”, una specie di scatola senza alcuna finitura, fino ad ora. Durante la progettazione della fermata – specifica l’architetto – non ci sono stati problemi particolari, ma l’orografia genovese non aiuta, in quanto il dislivello varia da area ad area e può essere notevole. Sicuramente la nuova fermata inciderà positivamente sul traffico cittadino. Essendo vicino a molti uffici pubblici e privati e a quartieri densamente popolati, essa riuscirà ad assorbire una notevole quota di traffico privato.
Le prossime fermate della metro genovese Baccani riferisce anche che, restando nell’ambito della metropolitana genovese, ci saranno nuovi sviluppi nel prossimo futuro: infatti, sta andando avanti, malgrado qualche incertezza, il prolungamento della linea oltre Brignole, verso levante: il prossimo obbiettivo sarà la costruzione di una fermata in Piazza Martinez. Successivamente si intende prolungare ulteriormente la linea fino all’ Ospedale di San Martino: sarebbe un traguardo considerevole per favorire il trasporto pubblico genovese il fatto che la metro arrivi a servire un ospedale così grande e così affollato. In Val Polcevera, invece, è in corso di costruzione il prolungamento fino a Canepari e la prospettiva è quella di arrivare all’interscambio con la ferrovia presso la stazione di Genova Rivarolo.
Migliorare il mondo un passo alla volta, illuminando il cammino degli altri
di Lisa Ferrari, 1B
Negli ultimi tempi, la Band degli Orsi, fondazione che da più di venticinque anni si occupa di aiutare le famiglie dei bambini ricoverati all’ospedale Gaslini di Genova, cerca volontari che possano portare avanti questo magnifico percorso.
“I nostri progetti si stanno ampliando-sostiene il presidente Pierluigi Bruschettini-abbiamo bisogno di tutte le mani possibili.”
Ma anche per il momento la Band riesce comunque a dimostrare perfettamente che la loro è una splendida opera umana. Un volontario lavora nell’ombra senza chiedere nulla, eppure riceve moltissimo in cambio del suo gesto buono: l’amicizia delle persone in difficoltà e l’affetto incondizionato di tanti bambini.
Alcuni membri dell’associazione spiegano che cosa significhi intraprenderne il percorso.
Come si fa a diventare volontari e perché ha scelto di intraprendere questo percorso?
Ho scelto di tuffarmi nell’esperienza del volontariato per mettermi in gioco e per aiutare i piccoli pazienti del Gaslini-spiega Roberta Ferieri, volontaria da nove anni-Entrare della Band è un’esperienza bellissima e aperta a tutti: basta iscriversi al corso d’inserimento, contattando telefonicamente la Tana degli Orsi oppure un’altra struttura. Durante questo periodo di preparazione, volontari più esperti insegnano come muoversi con cautela in tutte le situazioni. Nella nostra organizzazione ci sono mille e più compiti che un volontario può eseguire: dall’animazione nei reparti ospedalieri alla gestione delle varie strutture. Ognuno può scegliere con tranquillità a cosa dedicarsi, a seconda della propria disponibilità, fra lavoro e famiglia.
Come avviene l’animazione all’interno dei reparti del Gaslini e delle strutture della Band?
Il volontario Aldo Bruzo prima di dedicarsi all’animazione.
L’animazione è il settore in cui mi sono specializzato ed è di certo quello che preferisco tra tutte le possibilità offerte dalla Band-prosegue Aldo Bruzo– Non c’è niente che mi renda più felice di far ridere un bambino in difficoltà. Mettere di buon umore i piccoli pazienti è un grande aiuto, dopotutto la nostra organizzazione è partita proprio da questo: scherzi e giochi fra i letti d’ospedale.
Io ho imparato a divertire i bambini frequentando con un amico la scuola di magia e adesso ogni volta entro nelle camere del Gaslini con un mazzo di carte, un naso da clown o una parrucca arcobaleno. Basta poco per donare un istante di gioia, che per quanto piccolo, può smuovere le montagne. La parte più bella della giornata è sicuramente quando i bambini mi chiedono “Quando torni la prossima volta?”. Una domanda che è un dono, e mi ricorda quanto i volontari della Band siano importanti per loro, così come i piccoli pazienti per noi.
Per voi sostenere le famiglie di questi bambini è senza alcun dubbio una missione importante. Che tipo di aiuti fornite a queste persone, che si trovano in situazioni così complicate?
Le famiglie che arrivano qui molto spesso non hanno niente: nemmeno lo spazzolino da denti -aggiunge Cristiana Mazzinino-
A volte alcuni bambini si ammalano così improvvisamente che i genitori hanno soltanto il tempo di portarli in ospedale, affrontando viaggi anche da altri Paesi. Quando arrivano a Genova però non sanno dove soggiornare, per stare vicino al figlio nella fase di guarigione. Ed è qui che entriamo in gioco noi. Nelle nostre strutture in questo momento ospitiamo famiglie dall’Italia del sud, ma anche dai Balcani e dall’Africa.
Ad esempio nel Covo degli Orsi vi sono adesso due mamme provenienti dalla Costa d’Avorio, i cui figli cardiopatici devono essere sottoposti a lunghe terapie. Come avrebbero fatto a trovare un alloggio senza conoscere la lingua? Ma nella casetta rossa, le accogliamo gratuitamente, le seguiamo durante il processo di guarigione dei loro bambini, supportandoli come possiamo.
Il compito di un volontario non è sempre facile: a volte si va incontro a realtà frustranti, che provocano momenti di sconforto. La risposta, in questo caso, sono i bambini stessi, che a volte tengono ai volontari come se facessimo parte della stessa famiglia. Ma alla fine non è così? La Band degli Orsi è una grande famiglia sempre in movimento, c’è chi parte e torna a casa e chi rimane per degli anni…ma alla fine contano i ricordi. E quello che tutti i bambini, in ogni misura, riescono a dare.
Contatti della Band degli Orsi:
La Tana dell’Orso Via Redipuglia 125R 16147 Genova
Il nuovo furgoncino aiuterà i volontari a “portare i sogni a destinazione”.
Di Lisa Ferrari, 1B
Martedì 11 Marzo 2025: un giorno come un altro, ma non per la Band degli Orsi. La nota associazione di volontariato, che accoglie le famiglie dei bimbi ricoverati al Gaslini, ha ricevuto una consegna molto speciale. Per l’occasione il Covo, l’edificio di legno in Via del Tritone 2, a Genova, si è adornato di palloncini colorati: si è festeggiata la donazione di un veicolo commerciale Ford Transit Courier. Il furgoncino, soprannominato “Ercolina” dai volontari della fondazione, è stato donato dal Gruppo GE, una importante concessionaria di auto di Genova.
Il mezzo è stato recapitato alla casetta rossa della Band, in riva al mare, dove si è svolta una vivace inaugurazione del veicolo, con tanto di rinfresco, a cui hanno partecipato anche i bambini, ospiti della struttura.
Era presente alla manifestazione anche il presidente di Gruppo GE, Michele Montanella, che ha illustrato le motivazioni e l’importanza della consegna del furgoncino per i volontari della “Band”
Michele Montanella davanti a Ercolina.
Qual è significato della donazione del veicolo per la sua azienda?
Per noi è un piacere collaborare con la Band degli Orsi: supportiamo ormai da diversi anni la loro attività di sostegno ai bambini del Gaslini. Oggi abbiamo donato un mezzo commerciale, in sostituzione del vecchio furgone rosso “Ercolino”, che ha prestato servizio per 15 anni. La mobilità è essenziale per il lavoro quotidiano dei volontari e il veicolo consentirà loro di trasportare più efficientemente le merci di cui hanno bisogno.
L’occasione di oggi però è molto importante anche per la nostra concessionaria: infatti con la consegna, apriamo una nuova sede commerciale per veicoli industriali in via Adamoli, nel Lungobisagno. Non c’è migliore attività inaugurale che compiere una buona azione.
Gruppo GE ha fatto un importante regalo all’associazione, supportando, insieme a molte altre aziende, l’opera preziosa dei volontari, come ci spiega il pediatra Pierluigi Bruschettini, presidente della Band.
Michele Montananella e Pierluigi Bruschettini brindano in onore della loro collaborazione.
Quali sono le iniziative future della Band degli Orsi e quelle che sono in corso di svolgimento?
Fra i nostri progetti c’è sicuramente quello di ampliarci, ora più che mai. La costruzione del nuovo padiglione del Gaslini, infatti, comporterà probabilmente un aumento di richieste d’alloggio. Noi della Band vogliamo poter garantire il sostegno a tutti coloro che ne hanno bisogno, ma per farlo necessitiamo di più rifugi.
Inoltre vorremmo occuparci anche di altre categorie di persone fragili: ad esempio desideriamo dare il via a un progetto per le ragazze molto giovani che affrontano gravidanze indesiderate.
Volantino della Band Junior
Ci sta molto a cuore un’altra iniziativa: proteggere gli adolescenti più insicuri, che non dispongono di una buona formazione o di un appoggio familiare solido. Crediamo che sia nostro ruolo anche far sapere ai giovani che c’è qualcuno di noi disposto ad ascoltarli.
Infine stiamo lavorando per dare il nostro sostegno ai ragazzini che hanno perso alcune funzionalità del corpo per malattia o per incidente e con esse anche la speranza. Stiamo provando ad accompagnarli, ma sarebbe fondamentale anche l’aiuto dei più giovani. Voi potete far capire alle persone in difficoltà che c’è qualcuno pronto a mettersi in gioco per loro. E perciò abbiamo attivato un programma per volontari junior fra i quindici e i diciotto anni.
Quindi lei vede i giovani come il futuro della fondazione, ma non bisogna dimenticarne nemmeno la storia. La Band degli Orsi è nata proprio da una sua idea: che cosa può dirci in proposito?
La Band è una realtà incominciata nei reparti del Gaslini, quando lavoravo ancora lì come pediatra. E’ partito tutto da un progetto coraggioso, la “Gaslini Band Band” che ha coinvolto una trentina di medici e infermieri. Tentavamo di strappare un sorriso ai bambini che attraversavano la sofferenza di un ricovero ospedaliero.
Poi però mi sono accorto che tutto questo, per quanto utile, non bastava. E’ successo una sera, quando uscendo a fine turno ho visto una famiglia dormire in macchina davanti all’ospedale: da qui ho deciso di portare avanti un’iniziativa più grande, che comprendesse anche le famiglie dei piccoli pazienti. La nostra associazione ha acquistato diversi rifugi e ha cambiato nome in “Band degli Orsi” perché in genere abbracciare un orsetto di peluche dona conforto ai bimbi in difficoltà. E io continuo ad entrare nell’ospedale tutti i giorni, non più come medico ma come presidente della Band che ho fondato ben venticinque anni fa.
Maja Dudic, responsabile del Covo degli Orsi, la struttura più importante della fondazione, ci descrive l’organizzazione dei diversi edifici.
Maja Dudic, responsabile della casetta rossa sul mare.
Quanti appartamenti avete in tutto al momento?
Abbiamo diversi appartamenti per più nuclei familiari. Il rifugio numero uno, due, tre in Via Redipuglia, proprio dietro l’ospedale. Il quattro qui vicino in Via Tabarca. Il cinque a Quinto nell’ex canonica di S. Erasmo e il sei a Quarto nell’ex canonica di S. Bartolomeo.
Infine questo, la casetta rossa, ottenuta ristrutturando uno storico cantiere navale costruito nel 1899. E’ una struttura prefabbricata realizzata integralmente in abete rosso proveniente dall’Alto Adige ed è il rifugio numero 7 che riesce ad accogliere dodici famiglie contemporaneamente. Negli anni abbiamo ospitato più di 22 mila parenti dei bimbi malati. Le persone ci contattano attraverso il passaparola o ricevono informazioni direttamente nei reparti ospedalieri, dove di solito stanno vivendo un dramma e hanno preoccupazioni enormi. Noi offriamo supporto e cerchiamo soluzioni ai problemi per quanto riguarda l’alloggio.
Il Covo degli Orsi
Quali sono gli sponsor più importanti che sostengono la vostra associazione?
I principali sostenitori della Band degli Orsi.
Sicuramente la nostra è una fondazione che sta affrontando diversi progetti e sta lavorando molto bene, ma non ce l’avremmo mai fatta ad arrivare fin qui senza l’aiuto di tanti amici generosi che ci hanno sostenuto nel corso degli anni. Sto parlando dei supermercati Basko, che periodicamente ci forniscono vari generi alimentari per le famiglie che ospitiamo, di Ikea , che ha arredato gratuitamente tutto il Covo degli orsi. Altre aziende sono ad esempio Balocco, Leroy Merlin, MSC Crociere e banche come Passadore e Fineco. Senza il loro contributo la casetta rossa sul mare sarebbe ancora l’abbozzo di un sogno lontano.
Oltre ai rifugi che tipi di strutture gestite?
Tutto parte dalla Tana degli Orsi: il nostro primo punto di riferimento per le famiglie in difficoltà. Si trova in Via Redipuglia 125, proprio dietro l’ospedale Gaslini, ed è la nostra sede centrale, dove si dirigono i genitori dei piccoli pazienti. Possono lavarsi, cucinare un pasto caldo o fare una lavatrice. Tutti gesti minimi, che però hanno una grande importanza nelle loro vite trasformate dalla preoccupazione. Di qui, le famiglie provenienti da fuori Genova vengono indirizzate verso il Covo o uno dei Rifugi. La storia della nostra sede è un po’ particolare: infatti è stata il primo locale ad essere acquistato dall’associazione nel 2010. Il professor Bruschettini non ha resistito davanti al cartello “Vendesi” del locale e così abbiamo compiuto il nostro primo grande passo come Band.
Poco distante c’è anche l’asilo nido, la Tana degli Orsetti, che permette di ospitare bambini sottoposti a terapie e controlli con i loro fratellini. E’ uno spazio gratuito dove i bimbi possono giocare e trovarsi degli amici, sotto la guida di maestre professioniste. Si tratta di un luogo fuori dal comune, aperto a tutte le età: qui si possono trovare sia neonati sia bambini fino agli otto anni.
Attraverso tutte queste istituzioni i volontari della Band ce la stanno mettendo davvero tutta per aiutare le famiglie in difficoltà. E, come aggiunge Maja: “Vogliamo fare sempre di più. Certo a volte può essere difficile trovarsi a contatto con determinate realtà. Ma i sorrisi dei bambini riescono sempre a illuminarci e a convincerci che stiamo facendo la cosa giusta.”
Contatti della Band degli Orsi:
La Tana dell’Orso
Via Redipuglia 125R
16147 Genova
A questa domanda ha risposto il Vicesindaco e Assessore al riciclo dei rifiuti Alessandro Luigi Parodi, che ha spiegato che questo macchinario ha lo scopo di compattare le bottiglie di plastica, che andranno inserite al suo interno. Dopo aver deposto al suo interno una buona quantità di plastica si riceverà uno sconto da utilizzare in diversi supermercati della zona: un vantaggio economico per il depositario ma soprattutto un aiuto all’ambiente.
E’ importante immettere nell’eco-compattatore unicamente bottiglie di plastica, più semplici da riciclare rispetto ad altri prodotti, come confezioni di detersivo o anche bottiglie di vetro, che non sono facilmente riciclabili a causa delle lavorazioni a cui sono sottoposti i materiali che le compongono.
Il macchinario è stato installato grazie all’ aiuto di Corepla, (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica) che insieme all’Amiu è il gestore del riciclaggio .
Corepla, che gestisce diverse iniziative di riciclo in un’ottica nazionale, oltre che comunale, si sta occupando anche del sistema di premialità di questi “mangiaplastica”
Negli ultimi anni il Comune e l’Assessore si sono impegnati molto per cercare di far effettuare a tutti i cittadini una buona raccolta differenziata.
L’Assessore Parodi ha ribadito infatti come nel 2019 la percentuale della raccolta differenziata a Serra Riccò era circa del 20%, e in seguito sono state collocate in tutto il territorio, che comprende 80 chilometri di strade carrabili più una decina di chilometri di mulattiere, circa 220 isole ecologiche stradali che hanno nel loro posizionamento vetro ,carta, plastica e umido. Il residuo secco invece viene smaltito diversamente: le case singole hanno un mastello che viene svuotato settimanalmente mentre i condomini (dalle 6 abitazioni in su) un bidone carrellato anch’esso destinato al residuo secco. Oltre a queste utenze domestica ci sono anche quelle non domestiche ( panifici, supermercati ecc…), che hanno singoli contenitori specifici per la loro attività.
L’insieme di tutte queste iniziative ha portato la raccolta differenziata ad una percentuale dell’80%, superando anche gli obiettivi prefissati negli anni precedenti.
Infatti una volta superato il 65% i cittadini del comune non devono più pagare l’ecotassa regionale, un premio che quindi aiuta la comunità, oltre ad aiutare l’ambiente.
Infine L’Assessore Parodi ha voluto evidenziare l’importanza del servizio dell’ Ecovan, che aiuta gratuitamente a smaltire rifiuti come vecchi frigoriferi o televisori che non devono essere lasciati in prossimità delle isole stradali.
I cittadini aspettano adesso che l’eco-compattatore sia messo in funzione, così da poter avere un nuovo modo per aiutare l’ambiente, perché no, con un piccolo incentivo.
Bogliasco, un’incantevole paesino della riviera ligure è nel pieno di una crisi economica: la maggior parte dei negozi sta chiudendo, uno dopo l’altro. Secondo quanto riportato da un anziano abitante locale, la crisi ha avuto inizio in seguito all’apertura del primo supermercato nel 2003. Anni dopo, con l’apertura di un grosso negozio di cinesi e di un secondo supermercato, il calo dei profitti di alcuni negozi è stato inesorabile.
A questo si aggiunge il fatto che oggi l’ e-commerce, ovvero la vendita online, sta sorpassando la tradizionale vendita nei negozi fisici, pertanto sta scomparendo il contatto umano con la clientela e tra le persone.
Un tempo le persone si incontravano in piazza, ossia il fulcro del paese, dove si trovavano anche la maggior parte dei negozi e tra una chiacchiera e l’altra si osservavano le vetrine e si facevano gli acquisti.
Oggi invece la piazza è deserta, la maggior parte delle saracinesche dei negozi sono abbassate. Infatti hanno chiuso il tabacchino, il bar, due negozi di abbigliamento, un negozio di scarpe ed un’erboristeria. Al loro posto sono stati realizzati degli appartamenti in affitto e nessuna attività commerciale è stata riaperta.
Questo percorso di chiusura che con grande tristezza sta avvenendo pare irreversibile e Bogliasco si sta trasformando sempre di più in un paese “fantasma“ dove verso il tardo pomeriggio non si incontra più nessuno.
”Bogliasco è un paese che sta morendo”afferma il parroco, Don Silvio, intervistato che si augura che le autorità ed il Sindaco possano trovare delle soluzioni per risollevare il paese.
Le storiche proprietarie di un negozio di alimentari “Mini Market Lino” in piazza, raccontano quali strategie adottino per salvaguardare la loro attività dalla grande concorrenza dei due supermercati. Scelgono con cura e personalmente prodotti di prima qualità comprando da piccoli produttori artigianali come ad esempio il miele, confetture, vini e prodotti dolciari che al supermercato sono invece industriali. Cercano di puntare sulla relazione con il cliente ascoltandolo e consigliandolo in base alle esigenze o preferenze.
Questa cura del cliente è sicuramente un valore aggiunto rispetto al supermercato dove le persone possono trovare di tutto ma senza nessuno che le consigli o commessi impreparati e senza esperienza.
Un altro aspetto sul quale puntano è quello di tenere il negozio aperto più ore possibile in modo da offrire un migliore servizio alla cittadinanza e aumentare le vendite. Inoltre per ampliare i loro servizi hanno deciso di offrire servizio a domicilio soprattutto per gli storici clienti anziani che hanno difficoltà a muoversi.