NOI MARE. Aldo Spinelli: «Il porto, l’impresa e il futuro»

L’imprenditore si racconta: “Genova può raddoppiare i volumi, ma servono infrastrutture e coraggio

di Riccardo Viotti, 1B

 

Il Sig. Aldo Spinelli

Aldo Spinelli,  uno dei massimi esponenti della logistica italiana e figura storica del sistema portuale genovese, fondatore del Gruppo Spinelli, imprenditore al centro del dibattito pubblico degli ultimi anni, ci ha accolto per una conversazione a tutto campo sul presente e sul futuro del porto di Genova.

Fondato nel 1963 da Aldo Spinelli come azienda di trasporti, il Gruppo Spinelli è cresciuto negli anni fino a diventare uno dei principali operatori della logistica italiana. Le sue attività spaziano dal trasporto container alla gestione di terminal portuali, dai servizi di noleggio e riparazione container allo sviluppo di centri intermodali, con sedi operative a Genova, La Spezia, Livorno e Reggio Emilia.

Fin dall’inizio, Spinelli ci porta indietro nel tempo, ricordando l’enorme trasformazione vissuta dal settore marittimo. ‘’Si caricava e scaricava quasi all’aperto, senza tutti i controlli di oggi” racconta. Una rivoluzione, quella della containerizzazione, che ha cambiato per sempre la logistica: sigilli, tracciabilità, procedure standardizzate. ‘’Ha reso tutto più ordinato, ma anche più complesso. La sicurezza è diventata il cuore dell’operatività’’.

GPT Genoa Port Terminal del Gruppo Spinelli

Il suo sguardo si sposta poi sull’evoluzione dell’export italiano, che ha camminato di pari passo con quella dei porti. Impianti moderni, mezzi più sicuri, una logistica interna sempre più efficiente. ‘’Oggi la merce viaggia sigillata e il trasporto terrestre è cresciuto allo stesso ritmo del marittimo’’, sottolinea.

A cambiare, però, non è stata solo l’organizzazione a terra. Anche il mare è diventato un luogo di cambiamenti: le navi sono cresciute in modo esponenziale. I container restano gli stessi, da 20 o 40 piedi, ma le portacontainer superano ormai i 360 metri di lunghezza. ‘’Gli scali devono adeguarsi. Chi non lo fa resta fuori dal gioco’’, avverte Spinelli.

Nave_Cargo_Hapag-Lloyd_in_partenza_dal_porto_di_Genova

È qui che entra in scena Genova, al centro delle sue riflessioni. Con una visione insieme ottimista e realista, prevede: ‘’I traffici cresceranno almeno del 5% nei prossimi anni. Se l’economia tiene, Genova può raddoppiare i volumi. Ma per farlo servono infrastrutture, tecnologia, personale. Senza investimenti è impossibile competere’’.

La geopolitica è l’altro grande tema della conversazione, un fattore che oggi determina più che mai i flussi commerciali. ‘’I grandi esportatori di oggi, domani, possono non esserlo più. Lombardia, Veneto, Emilia: queste regioni industriali dipendono dal mare più di quanto non appaia’’, osserva.

A ricordare l’importanza del porto di Genova non sono solo i traffici, ma anche il suo impatto socioeconomico: una realtà che dà lavoro, tra diretto e indotto, a circa 64.000 persone. ‘’È una realtà enorme e rappresenta il futuro dei traffici italiani”, afferma Spinelli.

Sulle rotte globali e le prospettive di lungo periodo, sulla cosiddetta rotta artica, spesso dipinta come alternativa ai tradizionali corridoi marittimi, Spinelli non ha dubbi: ‘’Affascinante, sì, ma non sostituirà le rotte tradizionali. Non per costi, non per volumi, non per sicurezza. Al massimo potrà integrare in casi specifici’’.

Più concreta appare ai suoi occhi la partita del Mediterraneo, che secondo Spinelli può tornare competitivo rispetto ai grandi porti del Nord Europa, a una condizione, però: investimenti strutturali. ‘’I porti del nord Europa avrebbero dovuto fare il cambiamento radicale che stiamo facendo noi almeno 30 anni fa’’, ricorda con fermezza.

E poi c’è stato il COVID, la prova più dura degli ultimi decenni. Un passaggio che, per Spinelli, ha chiarito una volta per tutte la centralità del mare. ‘’È stato l’unico mezzo di trasporto che non si è fermato. Ha tenuto in piedi forniture e logistica’’.

Conclude dicendo: ‘’L’Italia non dovrebbe dimenticare: abbiamo quasi 8.000 km di costa. Nessun altro sistema garantisce questa continuità. E Genova, qui dentro, resta un punto centrale’’.

NOI MARE. Maggie Pescetto, una donna da vento

Una grande atleta olimpica che insegue il suo sogno ci dimostra il suo amore per la città di Genova.
di Marta Cordone, 1B

Genova, oltre ad essere una città ricca di storia che la rende affascinante e motivo di orgoglio dei suoi abitanti, è anche un luogo che facilita la pratica degli sport acquatici grazie al suo affaccio sul Mar Ligure. 

Maggie Pescetto, atleta dello Yacht Club Italiano, ha partecipato alle Olimpiadi del 2024, gareggiando con il suo kitesurf, ed ogni giorno è sempre più orgogliosa e grata di essere potuta crescere a Genova e quindi di aver iniziato il suo percorso fin da piccola nella sua città.

Durante gli allenamenti Maggie ha la possibilità di vedere la città da un altro punto di vista che, secondo lei, la rende ancora più speciale. Le piace moltissimo quando passa davanti a Boccadasse con il suo kitefoil a tutta velocità, è “un’esperienza davvero unica, vedere le case colorate soprattutto durante le giornate soleggiate provoca molta allegria e felicità”.

Spiaggia di Boccadasse, Genova

L’atleta è entrata nella Nazionale Italiana di kitesurf all’età di 17 anni. Dopo essersi laureata all’Università IULM di Milano ha ottenuto la medaglia d’argento al Campionato Open in Africa nel 2022 e ha partecipato a campionati italiani, europei e mondiali avendo gloriosi successi. Nel 2024, ha rappresentato l’Italia ai Giochi Olimpici di Parigi.

Maggie Pescetto

Maggie Pescetto descrive il suo legame con il mare fondamentale per la sua vita. Ogni volta che non è a Genova, per partecipare a regate a livello internazionale, dentro di sé vorrebbe subito ritornare, perché la sua città è il suo luogo felice dove ha coltivato moltissime amicizie importanti per lei. Inoltre lei afferma che  “sicuramente crescere in una città di mare ha influenzato profondamente il mio rapporto con l’acqua. Sento di non riuscire a stare lontana dal mare”

“Una delle emozioni più importanti che ho provato”, dice Maggie, “è stato tornare a casa dopo un lungo periodo e vedere dopo tanto tempo la mia famiglia, il circolo e i miei amici, che mi hanno sempre sostenuta nei miei traguardi e obiettivi”.

Durante le Olimpiadi le mancava anche il gusto della vera focaccia e del pesto, che la fa sentire subito a casa ricordandole quelle piccole abitudini che la riportano subito nel suo posto del cuore.

Tuttavia rimane una “donna da vento” che ama la sfida del mare come racconta in questa intervista:

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Maggie Pescetto è una ragazza che simboleggia il grandissimo amore dei velisti genovesi per il proprio mare, che è un simbolo di divertimento ma anche di orgoglio per chi abita in questa meravigliosa e sorprendente città.

NOI MARE. Una vita tra le reti

Stefano Donati e il mestiere che sta scomparendo

di Isabella Morando, 1B

Il mare di Genova non è solo una via di commercio o un posto di lavoro: è un luogo che rappresenta parte della vita dei lavoratori e dei cittadini che vivono a contatto con esso. Il porto Antico, più precisamente vicino al Museo del Mare, è il luogo in cui l’ex pescatore Stefano Donati ha lavorato per un decennio, insieme a suo padre e suo zio che lo hanno introdotto nel mondo della pesca. Da subito ha voluto chiarire che il pescatore non è un lavoro semplice: richiede impegno, costanza, pazienza e molto studio.

Il rapporto tra un pescatore e il mare va oltre il semplice guadagno.

Che cosa le viene in mente quando pensa al mare e, in particolare, a Genova?

“Pensando al mare mi vengono in mente tanti ricordi piacevoli. Ricordo per esempio quando andavo a Monterosso con mio padre, vedevamo i delfini, passavamo intere giornate completamente circondati dal mare.” Il mestiere del pescatore non è caratterizzato solo da ricordi, ma anche dalle soddisfazioni che si possono ricavare. “Ricordo la soddisfazione di svolgere un lavoro così faticoso: una volta con mio padre abbiamo trascorso un’intera giornata provando a pescare delle ricciole che continuavano a scappare dalle reti. Dopo un giorno e una notte che continuavamo a fallire e aspettare,  siamo riusciti a catturarle. Il piacere di questi momenti è indescrivibile”.

La difficoltà del mestiere è ripagata da emozioni che non si possono esprimere a parole.

“Mentre stai pescando, sei a contatto con la natura, con l’acqua, con un mondo completamente diverso da quello terreno”

La pesca diventava ancora più particolare di notte, come ci racconta. Da aprile a maggio avveniva la pesca delle acciughe, da luglio ad ottobre la pesca sugli scogli, a dicembre la pesca delle orate. In questi mesi amava particolarmente pescare di notte. “Mi è sempre piaciuto vivere il mare di notte. La notte è magica, è scura, è strana… fa un certo effetto. Tutti dormono e tu sei lì, in mezzo al mare, a pescare, e ti senti come se fossi sopra le nuvole su un altro mondo”.

Il suo rapporto con il mare, come tutte le relazioni, non è sempre semplice. “Il mare è un amico, ma può diventare anche un nemico e per fare questo lavoro devi esserne consapevole”. Essere pescatori oggi richiede non solo di saper pescare, ma di saper rispettare il mare. Grazie alle nuove tecnologie la pesca sta cambiando sempre di più. Gli strumenti si sono rinnovati, e per questo è aumentata anche la quantità di pesce che si può pescare, causando anche una riduzione del pesce in mare. Molti pesci tipici di Genova, come le acciughe o le ricciole, vengono pescati in grandi quantità perciò non si ripopolano velocemente. “Essere pescatori oggi non richiede soltanto abilità, ma anche tanto impegno e soprattutto rispetto per il mare. È per questo che il progresso rende la pesca più efficiente ma allo stesso tempo più complicata di prima”.

Quali sono i valori più importanti che ha appreso da questo mestiere?

“Sicuramente ho imparato ad essere calmo, paziente, poco impulsivo. Questo è un lavoro destinato a scomparire. Un ragazzo non inizierà mai di sua spontanea volontà a pescare. Deve essere guidato, deve imparare questi valori. Gli si deve spiegare più che la tecnica, l’approccio che si deve avere. La pesca sarebbe un’esperienza meravigliosa per tutti e sarebbe bello poter diffondere di più l’idea di poter fare questo mestiere. La voglia di un ragazzo di pescare deve nascere dal cuore. Non si può iniziare nel modo corretto senza la più sincera volontà di farlo.

Più che un lavoro la pesca è una passione. Ci vuole passione. Se non ce l’hai,  non puoi fare il pescatore. Questa dedizione deve nascere da dentro la persona, deve essere più forte di ciò che potresti guadagnare. Se hai l’amore per questo mestiere poi puoi arrivare ad un guadagno. Non ha senso partire con il presupposto di farlo come un lavoro, perché non si ottiene nessun risultato.”

Oggi Stefano Donati gestisce la pescheria “La Lampara” a Genova. Nonostante abbia lasciato il mestiere di pescatore, continua a trasmettere i suoi valori di rispetto per il mare e per la pesca alle nuove generazioni che, forse, manterranno viva questa tradizione. 

 

NOI MARE. Il lungomare di Genova è la mia casa

Andrea Puccio otto mesi all’anno al Centro Surf Club

di Simone Repetto, 1B

 

Inizia la primavera e lui è già lì, al lavoro, perché Andrea Puccio è uno dei titolari, con il fratello Maurizio e le rispettive mogli, di uno stabilimento balneare e ristorante in Lungomare Lombardo (una strada parallela a Corso Italia), il Centro Surf Club.

Foto dello stabilimento balneare e ristorante Centro Surf Club e sullo sfondo l’Abbazia di San Giuliano
Il Centro Surf Club e sullo sfondo l’Abbazia di San Giuliano

E lì lo puoi trovare tutti i giorni, tutto il giorno, fino alla fine di ottobre, quando la stagione finisce e lui può godersi un “meritato” riposo. Ma il mare accompagna Andrea anche a stagione balneare conclusa, durante i suoi viaggi per il mondo.

Lo conosco da sempre e a lui ho pensato quando ho deciso di intervistare una persona che avesse con il mare un rapporto particolare. L’ho quindi contattato telefonicamente, siamo in inverno, e lui è fuori Genova, al caldo e ovviamente al mare! Lui mi ha risposto entusiasta: “Sull’argomento mare mi trovi particolarmente preparato!“. 

Foto di Andrea Puccio
Andrea Puccio

Innanzitutto gli chiedo se i genovesi amano il mare e lo rispettano. Mi risponde: “Quale genovese non ha mai fatto un bagno in mare? Ogni genovese ha con il mare un rapporto particolare: c’è chi ama passeggiare sul bagnasciuga, chi ama prendere il sole, chi adora praticare al mare attività sportiva e chi si ferma semplicemente ad osservarlo, magari e soprattutto durante delle belle mareggiate”

Gli domando se ritiene che il mare sia fruibile per tutti e quali modalità si potrebbero usare per migliorarne l’accessibilità. “A Genova non abbiamo molto spazio per le spiagge, lo sappiamo bene, e molte sono ricoperte di pietre o piene di scogli. Le spiagge di dimensioni più grandi sono quelle in prossimità di sbocchi di torrenti e di molte spiagge derivano da diverse azioni dell’uomo sull’ambiente. Le nostre spiagge quindi non sono facilmente raggiungibili da chiunque, proprio per via della loro conformazione. Oggigiorno c’è sempre più attenzione sul tema della disabilità, e recentemente nuove leggi sono state emanate perché tutti gli stabilimenti balneari siano obbligati ad adottare delle misure per permettere anche alle persone con disabilità di godersi il mare.” Sebbene lui parli da titolare, con tutto ciò che ne comporta dovendosi il suo stesso stabilimento adeguare a questa recente normativa, mi confida: “Queste nuove leggi sono giustissime.” 

Gli chiedo se ha mai temuto il mare durante un’emergenza. “Assolutamente sì!”. Ricorda da ragazzino, al largo di Quarto, una virata sbagliata e la barca a vela cappottata, con lui finito fuori bordo e la compagna di corso finita sotto lo scafo. La paura legata alla difficoltà di non poter aiutare l’amica perché il giubbotto di salvataggio non gli consentiva di immergersi nell’acqua per poterla liberare da quella situazione. 

Poi gli domando come ha imparato a leggere il mare e quali segnali osserva per capire se è pericoloso. “Ogni posto ha le sue caratteristiche”, mi dice. Certamente l’età e l’esperienza gli sono di aiuto. Il meteo genovese ormai non ha più segreti per lui. Al giorno d’oggi ognuno di noi è più avvantaggiato nel conoscere le previsioni atmosferiche ed Internet è sicuramente di aiuto in tutto questo.

Infine gli chiedo quale è stato il salvataggio più significativo della sua carriera. Qui si fa serio (ammetto che la chiacchierata fino ad ora è stata serena e molto divertente). Il soccorso che si è trovato a dover effettuare è stato causato da una sua imprudenza, per il fatto di aver sottovalutato il mare: giornata di mare calmo, esce in canoa con i suoi due nipoti, che porta alla boa, un po’ al largo. Purtroppo si alza il vento di Tramontana che spinge i suoi nipoti, che sono in acqua, ancora più al largo in direzioni opposte uno rispetto all’altro. Andrea deve scegliere rapidamente chi salvare per primo, consapevole che ogni secondo è prezioso. Riesce a portare in salvo entrambi, ma quella paura non l’ha mai dimenticata.

Quel giorno ho ricordato che il mare non perdona la superficialità“, mi confessa. “Anche quando sembra calmo, devi sempre rispettarlo. È questo che cerco di trasmettere a chi viene al Centro Surf Club: il mare è una cosa meravigliosa, dobbiamo goderne, ma dobbiamo rispettarlo. Sempre.

NOI MARE. Il legame indissolubile tra la Sindaca di Genova, Silvia Salis, e il mare

Una sportiva ai vertici della città: ricordi, progetti e sogni olimpici

di Beatrice Vacca Sita, 1B.

Silvia Salis, eletta Sindaca di Genova il 29 maggio 2025, conosce bene la sua città ed il mare che la costeggia.

Fin da piccola si allena nel campo sportivo di Villa Gentile, in cui è praticamente cresciuta e dove si ambientano numerosi ricordi d’infanzia: “Mi ricordo quando mi allenavo di mattina, il campo era vuoto, silenzioso e, se c’erano delle mareggiate, sentivo il rumore del mare”.

Alluvione 2011, l'insegnante del Montale scarica sui genitori: “Ragazzi fatti uscire perché volevano venirli a prendere" - Genova 24
Alluvione disastrosa avvenuta a Genova nel 2011.

Il mare di Genova ha però due facce: quella dei ricordi d’infanzia e quella delle emergenze. A Genova si presenta un grosso problema di protezione lato mare “che andrebbe affrontato in maniera organica, considerando l’esposizione totale della città al mare”.

Questi problemi vengono affrontati anche attraverso vari progetti importanti, tra cui “Genova Ocean Agorà” un consorzio che unisce oltre 30 organizzazioni per proteggere la costa ligure.

Maltempo autunnale in arrivo sulla Liguria, Arpal: "Piogge diffuse e innalzamenti dei corsi d'acqua" - Genova 24
Recente maltempo a Genova, 12/10/2025.

Riferendosi ai recenti eventi di maltempo afferma: “Durante questo mandato richiederò una presa in carico da parte dello stato di un’ operazione organica di protezione a mare” e rivolgendosi direttamente ai cittadini comunica: “Bisogna seguire le indicazioni, non si devono sottovalutare i rischi”.

 

Quali iniziative ha previsto per promuovere la cultura e la storia di Genova e del suo mare, anche attraverso eventi e manifestazioni?

La cultura di Genova e del suo mare viene continuamente tramandata attraverso varie tipologie di attività, come Le Regate delle Repubbliche Marinare”, il “Confeugo”,  il “Salone Nautico” e  portando avanti quella che era la realtà del “Doge”. Secondo me, fare un “Fuorisalone” del Salone Nautico, come quello del Mobile di Milano, può creare attrattiva per la città e cambiare la percezione di quello che è il Salone Nautico”.

 

Confeugo 2025 | Città Metropolitana di Genova
Confeugo 2025.
Salone Nautico 2025: we are made of sea - Urban Flora
Salone Nautico 2025.

 

 

 

 

 

 

Accetterebbe la proposta di organizzare le Olimpiadi estive a Genova?

“Non solo accetterei la proposta, una delle prime cose che ho fatto quando sono diventata Sindaca è stata dire a Giuseppe Sala e a Stefano Lo Russo di fare un triangolo di collaborazione tra Genova, Milano e Torino, riservando tutti gli sport d’acqua a Genova e non nascondo che, da sindaca che ha fatto le Olimpiadi, sarebbe un grandissimo sogno”.

Come vede Genova e le sue coste alla fine del suo mandato, quali sono le sue aspettative?

Al termine del mio mandato vorrei innanzitutto una città universitaria, attenta ai giovani nei suoi programmi, nelle proposte culturali, che pensi a dei servizi per i giovani, che presenti una grande metropolitana che possa collegare tutta la città, che produca sempre di più lavoro qualificato, con stipendi che siano all’altezza della possibilità di pensare a una vita qui, a Genova, non un lavoro che non permetta a un giovane di andare a vivere da solo”.

Riuscirebbe a vivere in una città senza mare? Perché?

Nella vita non si può dire: “Io non farei mai”, perché nella vita, purtroppo, devi prendere delle scelte anche in base a delle necessità, ma chi vive a Genova sa che privilegio si ha nel vivere in una città con una qualità di vita buona e con il mare a portata di mano. Spero di vivere sempre a Genova, perché quando non vivi più nella tua città o nella città che ami, le altre sono tutte uguali e non sono più la tua; ad esempio potrei andare a vivere a Barcellona, ma non sarebbe Genova, perché, aldilà del mare, la qualità di una città è legata alla tua famiglia, ai tuoi amori, ai tuoi affetti, alla tua storia e ai tuoi ricordi”.

NOI MARE. La visione di Marco Bucci per un futuro blu

Il presidente della Regione Liguria racconta il legame tra Genova e il mare: blue economy, Waterfront e nuove opportunità
di Lorenza Grillo, 1B

“Il mare coincide con l’identità di Genova e dei suoi abitanti”: è questo che pensa Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, intervistato per cercare di comprendere il rapporto tra Genova e il mare.

Liguria Oggi – Il quotidiano di Genova e Liguria
Marco Bucci

Marco Bucci ha trascorso molti anni all’estero, negli Stati Uniti, ma una parte di sé è sempre rimasta ancorata alla sua città dove ha voluto portare il suo contributo per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni. Infatti è stato sindaco di Genova dal 27 giugno 2017 al 9 dicembre 2024 per due mandati consecutivi. Dal  6 novembre 2024, invece, è presidente della Regione Liguria succedendo a Giovanni Toti indagato per corruzione. Nel tempo libero è un appassionato velista che vede il mare con ammirazione e rispetto.
Stiamo vivendo un momento storico particolare che in molti casi frena lo sviluppo, ma come ha voluto sottolineare Bucci, anche in queste circostanze  l’economia ligure mostra segnali di crescita, in particolare, grazie alla blue economy. Infatti “nel primo trimestre del 2025 i porti liguri hanno registrato un incremento del traffico passeggeri del 2,5% in particolare grazie al +4% delle crociere solo una lieve flessione dell’1,1% per il traffico commerciale in tonnellate anche se crescono di un buon 6% i container movimentati.”

Presentato il progetto del Waterfront al Municipio VIII Medio Levante - Lavocedigenova.it
Progetto del Waterfront

Anche dal punto di vista di possibili contrasti tra lo sviluppo urbano e la qualità di vita della città, il presidente sostiene che le nuove tecnologie e gli strumenti che abbiamo a disposizione rendono sempre più possibile la convivenza pacifica e fruttuosa. Opere che dimostrano questa tesi sono ad esempio il Waterfront di Levante, un grande lavoro che ha permesso di integrare alla città un luogo considerato a lungo marginale. Il Waterfront sarà anche molto utile per tutti coloro che vorranno avviare una start-up: infatti Bucci dice che c’è la volontà di realizzare delle scuole del mare in modo che le tante professioni legate al settore siano sempre più qualificate. Per questi progetti è necessario, però, che la tutela dell’ambiente e la crescita vadano di pari passo senza sovrapporsi fra loro. Infatti “Da un lato il mare, con la sua ricchezza di fauna e flora, la sua biodiversità, è un monito importante, perché rappresenta un patrimonio ambientale che dobbiamo difendere e tutelare per il futuro dell’umanità. Dall’altro, come la storia ci insegna, il mare per Genova è una straordinaria fonte di lavoro e ricchezza; queste due dimensioni oggi possono andare avanti insieme”.

La città di Genova continua e continuerà a essere influenzata dal mare che ne determina lo sviluppo economico, sociale e culturale. La gestione del mare e delle sue risorse è quindi un tema centrale per il futuro di Genova.

 

 

NOI MARE. L’Acquario di Genova: conservazione, ricerca e futuro del Mediterraneo

Dalla tutela dei coralli al recupero delle tartarughe: l’impegno dell’Acquario per il Mediterraneo.

di Cecilia Toma, 1B

Quando si parla di Genova, l’immagine che affiora subito alla mente è quella del mare. Fin dai tempi delle Repubbliche Marinare, la distesa blu ha rappresentato la sua ricchezza e identità, influenzandone cultura e tradizioni. Il mare rappresenta dunque il nucleo vivo della città. Luogo di fascino, l’Acquario non è soltanto una meta turistica ma un’icona di Genova e una fucina di progetti e obiettivi che gravitano attorno alla conservazione degli ecosistemi in via di estinzione. Un argomento che abbiamo approfondito durante l’Intervista con la dott.ssa Bruna Valettini, Responsabile dei progetti europei presso Costa Edutainment S.p.A.- Acquario di Genova.

I progetti di conservazione: un impegno concreto

L ’Acquario di Genova opera su molteplici fronti per la conservazione e la ricerca. Innanzitutto i progetti di ricerca sui mammiferi marini, che vanno avanti da molti anni e che consentono, anche attraverso un network internazionale, di disporre di un numero sempre maggiore di dati sulla presenza dei cetacei nel Mare Mediterraneo.

Fonte: https://www.acquariodigenova.it/i-coralli-tropicali-un-patrimonio-da-preservare

Un’altra tematica cruciale è il “Progetto Coralli”, una collaborazione tra l’Acquario e l’Università Bicocca di Milano per la tutela dei coralli tropicali. Questi organismi sono soggetti a numerosi rischi dovuti all’innalzamento della temperatura a causa dei cambiamenti climatici, che provoca il cosiddetto: “sbiancamento dei coralli”. Si stanno conducendo molti studi e i coralli vengono riprodotti direttamente all’Acquario. È stato creato un centro per questo progetto direttamente alle Maldive, per intervenire sul campo. Un altro fronte importante è la reintroduzione di specie che vengono allevate in cattività. Ne è un esempio la testuggine palustre, specie di acqua dolce che viene riprodotta in un centro ad Albenga; i piccoli vengono poi portati in Acquario, dove rimangono in stabulario per circa un anno, per poi essere riportati al centro di riproduzione e successivamente reintrodotti negli stagni intorno alla piana di Albenga. Questo progetto ha ottenuto un importante  finanziamento dall’Unione Europea.

Fonte: https://www.acquariodigenova.it/sos-tartarughe

Al centro dell’attenzione ci sono anche le tartarughe marine: da anni l’Acquario è centro di recupero autorizzato e riconosciuto per il salvataggio di questi animali. Quando viene avvistata una tartaruga marina, viene segnalata e la Capitaneria di Porto che la conduce all’Acquario, dove viene curata. Si tratta spesso di tartarughe rimaste impigliate nelle reti o che, purtroppo, hanno incontrato per loro sfortuna le eliche di qualche imbarcazione. Quando possibile, vengono poi rilasciate nuovamente in mare.

Innovazione tecnologica al servizio del mare

Fonte: https://www.acquariodigenova.it/i-cavallucci-marini

Sul fronte tecnologico, l’Acquario  sta portando avanti diverse ricerche innovative, il primo è lo studio sui bioattivatori, sostanze naturali utili per il risanamento delle acque del porto, in grado di degradare le sostanze nocive presenti nei fanghi dei fondali.

Alcuni studi prendono in considerazione il DNA ambientale, in particolare per individuare la presenza della foca monaca, di cui esistono veramente pochi individui, difficili da osservare direttamente. Quando se ne sospetta la presenza, vengono prelevati e analizzati campioni d’acqua, nei quali si verifica l’eventuale presenza attraverso il DNA. Questa tecnica innovativa viene portata avanti dalla Fondazione Acquario di Genova nell’ambito del progetto sulla foca monaca.

Un altro progetto concreto è stato quello che ha interessato i cavallucci marini, riprodotto in Acquario e grazie alla collaborazione con l’università, reintrodotti nel Mar Piccolo di Taranto.

Educare per conservare

L’Acquario di Genova ha come missione quella di sensibilizzare ed educare il grande pubblico alla conservazione, al rispetto e all’applicazione di comportamenti sostenibili. Questo avviene tramite attività di educazione, sensibilizzazione e laboratori educativi sia con le scuole sia con gli adulti perché è fondamentale far conoscere le diverse specie  in pericolo, gli habitat minacciati e l’importanza della conservazione dell’ambiente marino. Attraverso azioni concrete, come progetti di conservazione e di ricerca che prevedono anche attività con impatto diretto sul campo, l’Acquario dimostra che è possibile fare la differenza.

La dott.ssa Valettini conclude con una visione che unisce conservazione marina e inclusione sociale: “Se potessi avere ampie risorse e possibilità, mi piacerebbe provare a realizzare un progetto, in collaborazione con enti, università e associazioni che si occupano dell’assistenza a persone con bisogni speciali, per fare in modo che possano usufruire non solo dell’Acquario e delle attività che svolgiamo, ma anche di esperienze come, ad esempio, la nautica o la subacquea, in maniera più facile, accessibile e inclusiva, cercando gli strumenti e le tecniche migliori affinché tutto ciò possa avere un beneficio concreto su di loro e migliorare la loro qualità di vita.

Un messaggio di speranza che dimostra come la conservazione marina e l’inclusione sociale possano andare di pari passo.

NOI MARE. La musica di Genova raccontata da Andrea Incandela

Il liutaio e presidente dell’associazione culturale, musicale e museale A cá dö Dría, racconta il legame tra Genova, De André e la tradizione marinara.

di Daniele Ferro, 1B

Genova ha sempre avuto una forte tradizione musicale, profondamente legata al mare: dai canti popolari dei marinai fino ai grandi cantautori che hanno reso celebre la città in tutto il mondo. Tra questi, il nome più rappresentativo è senza dubbio Fabrizio De André, capace di raccontare Genova e il Mediterraneo come pochi altri.

Andrea Incandela

Andrea Incandela, musicista, liutaio ed esperto di strumenti, è il presidente dell’associazione culturale, musicale e museale A cá dö Dría, “A casa di Andrea” in genovese, una realtà attiva nel centro storico di Genova che si occupa di concerti, produzione musicale, riparazione di strumenti e corsi di musica e pittura. Andrea Incandela ha conosciuto personalmente Fabrizio De André e, in questa intervista, racconta il legame profondo tra Genova, il mare e la musica.

Cos’è per te Genova e il mare?

Tutto. E con “tutto” ti direi pochissimo. Io non vivrei mai in una città senza mare, non potrei farlo. Sono nato a contatto con il mare, nella città Superba, che per me è la più bella del mondo. Non ho bisogno di vederlo o di andarci, non ci vado quasi mai. Ma mi basta sapere che c’è.

Chi era per te Fabrizio De André?

Un grande amico. L’ho conosciuto quando ero ragazzino. All’inizio il nostro rapporto era soprattutto legato al lavoro: gli vendevo strumenti, prestavo attrezzi e mi occupavo delle riparazioni, e lui ne era contento. Con il tempo, però, è diventata una vera amicizia. Passava spesso, abbiamo parlato tante volte di Genova e di musica. Era una persona stupenda, molto comprensiva e un grande poeta. Secondo me, dovrebbero candidarlo al premio Nobel.

Hai mai suonato o cantato insieme a Fabrizio De André?

Cantato sì, suonato no. Una volta ci siamo trovati in piazza De Ferrari e ricordo che nacque spontaneamente un coro: cantavamo tutti insieme. C’era un bar sotto i portici, il Giavotto, frequentato da Paoli, da De André, da Manfredi e da tanti altri musicisti e personaggi famosi. Andammo lì a cantare con lui: è stato un momento molto bello e particolare, perché eravamo tutti insieme.

Perché De André scrive Crêuza de mä e cosa racconta questa canzone?

Crêuza de mä nasce dal desiderio di raccontare il mare di Genova e, allo stesso tempo, il Mediterraneo come spazio di incontro. De André sceglie il dialetto genovese perché è una lingua marinara, formata dal contatto tra molti popoli del Mediterraneo, quindi perfetta per rappresentare questa realtà. 
Attraverso il dialetto e una musica ispirata alle tradizioni mediterranee, racconta un Mediterraneo “prima della globalizzazione”, fatto di viaggi e scambi. È stata una scelta controcorrente per l’epoca, ma proprio questo rende la canzone straordinaria. Crêuza de mä guarda al passato per parlare in modo universale del presente ed è una delle opere più importanti di Fabrizio De André.

Di cosa parlano i canti dei marinai genovesi?

I canti dei marinai genovesi parlano soprattutto della vita sul mare: dei viaggi lunghi e faticosi, della nostalgia per la terra, delle donne lasciate a casa, del pericolo e, a volte, anche della povertà. Raccontano un’esistenza dura, fatta di lavoro e di attesa, spesso con un tono ironico o rassegnato. Parlano di uomini comuni, di fatica quotidiana e di ritorni incerti: molti non sapevano quando sarebbero tornati. Il mare non è mai idealizzato, è una presenza necessaria ma anche crudele

Quali strumenti usavano i marinai?

Gli strumenti erano pochi e semplici, facili da portare in viaggio. Si usavano soprattutto strumenti a corda come la chitarra o il mandolino, ma anche il violino. Non mancavano percussioni improvvisate, come tamburi rudimentali o semplicemente il battito delle mani e dei piedi. Spesso, però, il canto era soprattutto vocale e corale, perché serviva anche a tenere il ritmo del lavoro a bordo.

Esistono ancora musicisti che mantengono viva questa tradizione?

Sì, questa tradizione non è scomparsa. Oggi viene portata avanti da gruppi e musicisti che lavorano sulla musica popolare ligure e mediterranea, cercando di conservarne la lingua e lo spirito. Alcuni lo fanno in modo più tradizionale, altri in maniera moderna, mescolando strumenti antichi e contemporanei. Naturalmente Fabrizio De André, con Crêuza de mä, ha avuto un ruolo fondamentale nel far riscoprire e valorizzare questa tradizione, portandola a un pubblico molto più ampio e rendendola conosciuta in tutto il mondo.

Attraverso il racconto di Andrea Incandela emerge un’immagine di Genova profondamente legata al mare, non solo come spazio fisico ma come luogo culturale e musicale. Dai canti dei marinai fino a Crêuza de mä, la musica diventa memoria, identità e racconto collettivo di una città che continua, ancora oggi, a suonare.

Come cantava Fabrizio De André nei versi finali di Crêuza de mä:

bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä

che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na

creuza de mä

(padrone della corda marcia d’acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare.)






 

NOI MARE. Da Quarto al Vespucci: il racconto di un genovese cresciuto guardando l’orizzonte.

Dal piccolo quartiere di Quarto ai porti internazionali: il percorso di Andrea Venturi, sottufficiale della Marina Militare italiana.

di Asia Di Calogero, 1B

Genova non è soltanto una città: per il marinaio Andrea Venturi è casa, identità. È cresciuto a Quarto respirando salsedine tutto il giorno e proprio per questo il mare non è stato per lui un semplice panorama, ma una presenza costante, un compagno di vita.

“Sono nato sul mare e sono sempre stato vicino all’acqua: dalla mattina alla sera respiravo aria di mare” racconta. È proprio lì che, grazie a suo padre, ha imparato ad amare tutti gli angoli di Genova: dai caruggi a tutto il centro storico, dalla storia fino alla cultura marittima. Venturi non ci ha messo infatti molto a comprendere che il suo legame con quella città era qualcosa di speciale, di intenso. Una volta cresciuto ha così deciso di realizzare il suo sogno d’infanzia, entrando nella Marina Militare Italiana: “Ancora non ci credo di aver realizzato il mio sogno…Ogni tanto pensandoci ho paura che sia tutto una finzione”.

Non finisce però qui: grazie alla sua determinazione Venturi è riuscito a diventare addirittura sottufficiale, iniziando così a ricoprire un ruolo molto importante; inoltre da ormai quattro anni naviga senza sosta da un porto all’altro sull’Amerigo Vespucci (nave scuola che simboleggia l’Italia all’estero). Svolge il suo lavoro con passione, contribuendo al mantenimento della nave in tutto il suo splendore: “Lavorare sul Vespucci è qualcosa di magico. Sapere di rappresentare il proprio paese su una delle navi più belle del mondo è una situazione impagabile, soprattutto per il me bambino; mi sento molto fortunato a riguardo”.

Tra uno scalo e un altro: lo scalo al porto di Genova

Venturi ha visto porti in ogni continente, ha visitato numerose località ed è entrato in contatto con culture lontane,  ma, nonostante ciò, le sensazioni che prova quando la nave sta per attraccare al porto di Genova sono imparagonabili a qualsiasi altra. “Qui è diverso…l’aria, la tramontana, il profumo della focaccia. Appena scendi senti qualcosa che nessun altro porto ti dà”.

Il Vespucci che fa rotta verso Genova.
Infatti tutti i rientri verso il porto della sua città gli regalano emozioni fortissime: “Quando il Vespucci entra a Genova, è come tornare dalla propria famiglia. Mi sembra sempre di essere aspettato, come se la città stessa mi abbracciasse”.

Ogni rientro a casa è speciale e unico e permette ad Andrea di “riconnettersi” al suo posto del cuore, dopo esserci stato lontano per svariato tempo, e di passare momenti in compagnia di parenti e amici di vecchia data. “Quando torno e mi metto sulla ringhiera a Priaruggia a guardare il mare, capisco che quello è il mio posto. È casa. Non posso fare a meno di pensare che la mia vita finirà lì, dove tutto è iniziato”.

 La nostalgia del mare

Celebre saluto militare del “Veliero”

Durante i periodi a casa però c’è sempre un vuoto difficile da colmare: manca l’odore del mare aperto, il ritmo della vita a bordo del vascello, la complicità con l’equipaggio, le guardie in plancia, le notti insonni, i raggi del sole sulla pelle…Tutte cose di cui Venturi non può fare a meno. “Adoro passare del tempo a casa con la mia famiglia, ma quando non sono in mare aperto mi manca tutto, anche i dettagli più insignificanti. Mi mancano i miei amici, tutte le risate e i sorrisi fatti con loro, le notti trascorse a osservare le stelle, le giornate passate con la nausea a causa delle troppe onde…So che è strano, ma solo chi vive il mare con passione può comprendere davvero”.

 Se non fosse nato a Genova… 

Deposizione del berretto sul Tricolore

Secondo Venturi, il suo legame tanto speciale con il mare è da attribuire alla sua città natale, Genova. “Se non fossi nato qui, forse non avrei preso questa strada: magari sarei un veterinario, un autista o chi lo sa, magari uno scrittore. Ma è merito di questa città se sono chi sono oggi e se ho trovato la mia strada. Qui i pescatori, gli amici, la vita sul mare ti trasmettono un amore profondo per quell’enorme cosa blu: questo amore incondizionato ti cambia per sempre.”

Questa non è una semplice storia: è la storia di un uomo che porta ovunque vada la sua città, con amore, ambizione e soprattutto passione. Genova non è solo la città che ha dato inizio al suo viaggio, ma è la luce che continua a dargli l’ispirazione per proseguirlo al meglio e il suo punto di riferimento: “Per me è come una specie di bussola…Mi aiuta a orientarmi e qualsiasi cosa succeda, so di poterci sempre tornare. È il mio porto sicuro”.

Oggi, mentre l’Amerigo Vespucci solca gli oceani, Andrea osserva l’orizzonte, con la consapevolezza che il mare prima o poi lo riporterà a casa: “Il mare è magico: è quella cosa che può allontanarti ma che allo stesso tempo ti lega a ciò che ami”.

Andrea ogni giorno con il suo lavoro e il suo viaggiare porta l’amore incondizionato per la sua terra in tutto il mondo, mostrandoci come è possibile trasformare la passione in professione. Una testimonianza di impegno, dedizione, amore per il mare e orgoglio per la Marina Italiana.

 

 

 

 

NOI MARE. Alcide Ezio Rosina: L’amore per il mare che ha influenzato le sue scelte di vita

“Con il mare è stato amore a prima vista”. La storia di un decano degli armatori italiani

di Pietro Barbieri, 1B

Alcide Ezio Rosina, classe 1931, attualmente Presidente Onorario di Premuda S.p.A. ha vissuto una vita ricca ed emozionante, di cui il mare è parte dominante. Genovese di nascita, cresce in una famiglia contadina che lo sprona a lavorare in banca per ottenere un lavoro stabile. Dopo gli studi in ragioneria, si laurea in economia nell’Università di Genova. Dal 1952 in poi Rosina occupa posizioni manageriali sempre più importanti: Presidente di Costa Crociere, Amministratore Delegato di Finmare (finanziaria dell’IRI), Amministratore Delegato e Azionista di riferimento di Premuda, fra le più rilevanti. Nel 2006 Rosina è stato insignito dal Presidente della Repubblica dell’Onorificenza di Cavaliere del Lavoro.

Cavalier Rosina, qual è il suo rapporto con il mare? C’è un ricordo particolarmente emozionante collegato al mare?

Con il mare è stato amore a prima vista. Ai tempi del liceo ogni tanto marinavo la scuola e andavo su a Carignano, dove c’era lo sbocco per il porto. Successivamente andavo sulle banchine, mi sedevo e guardavo le navi entrare e uscire”.

Quanto ha inciso l’essere nato a Genova, città di mare, nelle sue scelte professionali?

“Il legame con Genova è sempre stato molto forte, ancor più quando, durante i bombardamenti del ‘44,  fui allontanato con la mia famiglia e sfollato nelle campagne venete. Il ritorno in città ha rafforzato l’amore per il mare e il desiderio di fare un mestiere ad esso collegato”.

Quali sono le innovazioni tecnologiche che hanno contribuito maggiormente allo sviluppo dell’industria marittima?

Le innovazioni più significative riguardano i dettagli strutturali delle navi commerciali. Tutte le innovazioni sono sempre state finalizzate a rendere le navi adatte a nuovi traffici, nuovi carichi e nuovi mercati. Potrei ricordare l’ottimizzazione degli spazi: mezzo secolo fa le navi erano due o tre volte più grandi di oggi a parità di portata. Un altro enorme cambiamento è stata la costante riduzione degli equipaggi, dovuta prima alla motorizzazione e poi alla progressiva automatizzazione delle apparecchiature di bordo. Oggi su una nave commerciale da 50.000 tonnellate di portata lorda lavorano non più di 20 persone”. 

Quali sono state le intuizioni che hanno determinato il suo successo nella sua carriera?

“La più grande intuizione fu capire che il mondo si stava preparando a un grande cambiamento e che era necessario uscire dai confini non solo italiani ma anche europei. Già cinquant’anni fa mi prodigavo per fare affari e collegarmi con gli Stati Uniti e l’Asia. Oggi la globalizzazione è un fatto assodato e tutti sono al corrente di tutto, in tempo reale, ma cinquant’anni fa chi aveva previsto questa tendenza aveva un chiaro vantaggio competitivo”.

Premuda è stata fondata nel 1907 a Trieste. Come mai la sede è stata portata a Genova e cosa rappresenta per un’azienda la scelta della sede?

“Il cambio di sede avvenne per causa mia. Quando diventai azionista di Premuda decisi di tornare qui dove si trovava la mia famiglia e dove c’era ampia disponibilità di personale altamente specializzato nel business shipping”.

Cosa ne pensa sul futuro dell’industria marittima genovese? 

“Oggi penso che il mare sia una risorsa sottoutilizzata. Purtroppo le aziende armatoriali presenti a Genova sono molte meno rispetto a quando ho cominciato la mia attività. Tuttavia la città ha un grande potenziale inespresso e per esempio spero che i lavori che interesseranno la nuova diga foranea possano rimettere la città al centro di traffici che oggi non sono possibili per evidenti limiti strutturali. In ogni caso, Genova continua a esprimere importanti talenti nel settore shipping. Molti genovesi lavorano all’estero in grandi aziende di logistica e armamento, a riprova del fatto che la città continua ad essere una “capitale” dello shipping mondiale” 

Il Cav. Alcide Ezio Rosina è il decano degli armatori italiani e la sua esperienza di vita è un patrimonio inestimabile perché unisce competenze tecniche, qualità umane e successi professionali. Il suo legame con il mare e con la città di Genova è fortissimo. Cosa mi rimane di questa intervista? Una persona che, nonostante sia nata, cresciuta, e abbia sviluppato i suoi principali successi imprenditoriali in un’epoca molto diversa dalla mia, dimostra una grande comprensione del mondo di oggi. E soprattutto trasmette ai giovani una grande fiducia nel futuro.