NOI MARE. Genova, città “de mâ”: opportunità e sfide del turismo marittimo

L’opinione di Laura Gazzolo sul futuro del turismo marittimo, balneare e sostenibile a Genova

di Magenta Verna 1B

 

Genova è una città di mare caratterizzata da una storia e una cultura molto importante, che si collega in maniera imprescindibile al turismo, in particolare a quello marittimo. Tuttavia, se da un lato crociere e traghetti contribuiscono alla visibilità della città, dall’altro pongono interrogativi importanti sul reale impatto economico e ambientale.

Laura Gazzolo

Ne parliamo con Laura Gazzolo, General Manager dell’AC Hotel Genova e vicepresidente e coordinatrice regionale turismo di Confindustria Genova, che offre una visione critica ma costruttiva sul futuro del settore.    

Come il turismo marittimo, per esempio navi da crociera, traghetti, influenza l’economia di Genova e come secondo lei può essere sviluppato?

Il turismo marittimo ha una ricaduta molto bassa sul territorio. Cosa significa? Significa che è uno di quei turismi in cui il turista lascia molto poco dal punto di vista di potere di spesa sulla città, perché alla fine una persona che va sulla nave da crociera o su un traghetto, praticamente a Genova non lascia niente, perché sale o  scende dal traghetto e va al massimo a fare le escursioni o a prendersi un gelato, però dal punto di vista della ricaduta non è un turismo che comunque apprezzo. Non credo che si debba sviluppare più di tanto, un po’ perché ha un impatto negativo sul mare e un po’ perché non ha una grossa ricaduta economica sulla città. Ci porta solo tanta coscienza, cioè il fatto che, quando una persona prende una nave da crociera a Genova, fa sì che la conosca parzialmente, così fa una piccola vista di Genova e poi magari torna perché vuole vederla. E’ forse  l’unica cosa buona che vedo  nel turismo marittimo, poi mi rendo conto che è importante perché comunque i trasporti dei traghetti sono importanti, però io non investirei più di tanto sulle navi da crociera e su questo tipo di turismo.

Nave da crociera Porto di Genova
Come si possono limitare le eventuali conseguenze negative del turismo, in particolare di quello marittimo?

Questo è sempre un po’ un discorso delicato perché è pieno di contraddizioni, ci vuole un equilibrio, ci vuole tanto rispetto del territorio, di chi ci abita principalmente, in modo che questo turismo non vada poi a peggiorare le condizioni generali del territorio. Quindi si deve fare una buona politica su come preservarlo al meglio, legata alle persone che ci abitano e ai turisti che arrivano. 

Il turismo balneare di Genova può essere rinnovato e reso più competitivo? In che modo?

Diciamo che il turismo balneare è cambiato molto negli ultimi anni, nel senso che le persone non vivono più la vacanza esclusivamente balneare: Genova è molto adatta, perché tu, quando vieni a Genova, puoi fare la tua giornata d’arte, la tua giornata di mare. Purtroppo adesso siamo in una situazione un po’ particolare perché le strutture dove si fa balneazione stanno subendo dei cambiamenti di tipo legislativo, quindi stiamo vivendo un po’ una situazione di stallo dove i balneari non stanno investendo molto in questa innovazione. Tuttavia intorno a noi, si stanno muovendo dei sistemi innovativi di balneazione che noi dovremmo assolutamente attuare e che sono la prenotazione online, disporre di un vero e proprio menù della balneazione, cioè sapere per esempio dov’è la spiaggia dove posso portare il bambino, la spiaggia dove posso portare il cane, la spiaggia più sabbiosa, la spiaggia più di sassi. Quindi  credo che ci voglia proprio tantissima innovazione tecnologica e digitale anche per le spiagge.

Stabilimento balneare Genova – Immagine: www.ilsecoloxix.it

 

Ci sono delle iniziative che gli hotel e Confindustria Genova stanno prendendo per promuovere la responsabilità ambientale nei confronti del nostro mare?

In Confindustria mi occupo solo di turismo, ma abbiamo notato che il turista ha sempre più sensibilità per la sostenibilità e quindi noi stiamo cominciando più che altro a essere strutture turistiche sostenibili, in cui il cliente quando arriva trova un’attenzione nel confronto dell’ambiente e del territorio. Cerchiamo quindi  anche di suggerire per esempio di non utilizzare la macchina, proponendo delle alternative, ed essendo noi specialisti dell’accoglienza dobbiamo essere preparati ad accogliere le persone con le loro nuove tendenze, le nuove idee che sono sicuramente tante, e quindi si può dire che queste siano delle iniziative che prendiamo nei confronti del turismo sostenibile.

Genova ha tutte le carte in regola per valorizzare il proprio rapporto con il mare in modo nuovo e più consapevole. Dalla diversificazione dell’offerta turistica all’innovazione nel settore balneare, fino a una crescente attenzione alla sostenibilità, il futuro passa da scelte mirate e condivise. Il turismo marittimo può essere solo un punto di partenza: il vero obiettivo resta quello di costruire un modello turistico capace di generare valore per la città, per chi la vive ogni giorno e per chi la sceglie come destinazione.

NOI MARE. La cucina genovese tra tradizione e innovazione, una storia da scoprire

Lo chef stellato Marco Visciola spiega come mare, tradizione e innovazione hanno plasmato l’identità gastronomica di Genova 

di Emma Zitta, 1B                 

Genova indubbiamente non sarebbe la stessa senza la sua tradizione culinaria, resa unica dallo scarso benché raffinato sfruttamento del pesce e dall’utilizzo principalmente di vegetali, ma negli anni questa particolarità è stata una scelta o una necessità?  e soprattutto ha reso migliore la nostra cucina? Per rispondere a queste domande abbiamo intervistato Marco Visciola chef del ristorante stellato “Il Marin” di Genova che, con la sua rinomata esperienza, è riuscito a renderci più chiara la questione e a farci veramente comprendere l’identità della cucina genovese e ligure.

Chef stellato Marco Visciola

Per lo chef Visciola, infatti, la maggior fonte di ispirazione in cucina “è il territorio nel quale viviamo”, che infatti comprende mare e terre che è perciò “suddiviso in produttori come contadini, pescatori e allevatori, i quali ci permettono di avere materie prime da tutto il territorio”.

Consumare un pasto nel suo ristorante è più che una semplice degustazione quasi un incontro con la forza del mare di Genova che lo chef è riuscito a portare nei piatti “attraverso la tradizione, il legame con il territorio e il mare, e con la conoscenza delle specie marine” dimostrando non solo la bravura nel suo mestiere ma anche la passione che utilizza per praticarlo, proprio per questo alla domanda su quale fosse l’elemento più importante nei suoi piatti ha risposto che” non c’è ne uno in particolare perché la cosa più importante di un piatto è che ci sia equilibrio tra gli ingredienti per soddisfare in pieno il palato dei clienti e far assaporare la vera identità ligure e genovese”.

Interno del ristorante “Il Marin”

Marco Visciola descrive il mare come “quella forza in più senza la quale non sarebbe mai riuscito a raggiungere gli obiettivi che si è posto” come se descrivesse il mare come un amico con il quale ha condiviso il suo percorso lavorativo traendone ispirazione e vantaggi.

Riguardo alla scarsa presenza del pesce nella tradizione culinaria genovese ha invece dato una risposta storica in quanto “Nel passato il pesce veniva venduto come merce di scambio sulla via del sale la quale collegava la Liguria al basso Piemonte. Lungo questa via avveniva uno scambio tra pescatori liguri e contadini piemontesi, perciò il pesce veniva trattato principalmente come merce di scambio da barattare con altre materie prime le quali venivano utilizzate maggiormente”. Infatti anche i piatti cardine della nostra tradizione sono principalmente a base vegetale (trofie, minestrone, pansoti). Tuttavia lo chef ritiene che “nonostante il mare non fosse sfruttato come fonte di pesce è stato comunque fondamentale nella tradizione in quanto a grazie al suo porto più grande d’Europa riceveva fondamentali materie prime da altri paesi e continenti, come spezie” . Perciò lo chef sottolinea il ruolo fondamentale che il mare ha avuto e continuerà ad avere nella nostra tradizione.

Inoltre, è stato fatto notare allo chef che nella tradizione genovese si utilizzano principalmente gli scarti del pesce. Tuttavia, per lui non è corretto chiamarli scarti,  in quanto, se preparati con una buona tecnica, possono essere molto più pregiati delle parti del pesce che vengono definite più nobili. Grazie a questi ingredienti, nei secoli è aumentato il prestigio della nostra tradizione.

Vista dal Marin

Inoltre, lo chef ha inventato sul momento una ricetta che, secondo lui rappresenta in pieno la nostra tradizione: cavolo navone (ortaggio antico che si sta riscoprendo, miccio e ravacou in dialetto genovese) in sfoglia con la pasta matta servito con un pesto delle sue foglie e un fondo vegetale.

Lo chef Visciola ha inoltre dimostrato le sue eccellenti doti nel rivisitare i piatti tipici liguri mostrando due piatti: cappon magro che al “Marin” non è servito come tradizione insegna (con salsa verde, le verdure bollite condite con  sale olio aceto e pesce bollito) ma utilizza per le verdure la tecnica di fermentazione coreana, rendendo un piatto tradizionale, moderno e accessibile a tutti; il tortello ripieno di pesto, invertendo i ruoli degli ingredienti nel piatto e giocando con i loro gusti ha reso una semplice pasta al pesto una vera e propria esperienza culinaria.

Inaugurazione di “Nonno Giuan”

Lo chef possiede altri due locali molto noti : “L’Ortica” e “Nonno Giuan” che si distinguono dal Marin per le loro proposte specifiche. Il Marin vuole valorizzare gli imprenditori del territorio e il mare, L’Ortica si concentra più sulla tradizione vegetale e tutti i piatti passano su una griglia, accomunati dal retrogusto di brace, mentre nonno Giuan è una bottega nella quale non solo si vendono prodotti tipici da degustare a casa ma si serve  una delle tradizioni più iconiche della Liguria, ovvero le focaccette al formaggio.

La nostra città è unica e speciale grazie alla sua storia e dobbiamo imparare a conservare le sue tradizioni e a rinnovarle così da renderle accessibili a tutti e durature nel tempo, proprio come fa lo chef Marco Visciola.

NOI MARE. Custodi del porto: i Rimorchiatori Riuniti tra le grandi navi di Genova

Dall’emozione del primo imbarco alla responsabilità della sicurezza della flotta: il racconto di 22 anni tra rimorchiatori, grandi manovre e passione per il mare.

di Andrea Bolioli, 1B

Da oltre un secolo i Rimorchiatori Riuniti rappresentano una presenza fondamentale nel Porto di Genova, garantendo sicurezza, efficienza e continuità operativa in uno degli scali più importanti d’Europa. In un contesto in costante trasformazione, segnato dal gigantismo navale, dall’aumento dei traffici e da infrastrutture sempre più complesse, il ruolo dei rimorchiatori si è evoluto senza mai perdere la propria centralità.

In questa intervista, attraverso il racconto diretto di chi vive il porto ogni giorno, emergono la passione per il mare, la responsabilità del lavoro svolto e l’orgoglio di far parte di una realtà che accompagna, spesso in silenzio, le grandi manovre che tengono in movimento Genova. A raccontarlo è il Comandante (CLC) per il Servizio di Rimorchio Portuale e d’Altura, Responsabile della Sicurezza della Navigazione Flotta Sociale e Responsabile della Sicurezza Antiterrorismo Mezzi Sociali (CSO) dei Rimorchiatori Riuniti, Maurizio Iannetti.

Qual è il suo ricordo più bello legato al mare e al suo lavoro?

“Il giorno che mi sono imbarcato per la prima volta. Ravenna, 13 settembre 1990, M/C ONDA AZZURRA,  in qualità di Allievo Ufficiale di Coperta. Avevo la certezza di aver iniziato a costruire il mio futuro. La mia determinazione aumentava per il raggiungimento del mio obbiettivo finale. Mi ritengo fortunato, sapevo dove volevo arrivare e sono arrivato”.

Come sono cambiati i quartieri portuali di Genova e i “Rimorchiatori Riuniti” nel corso degli anni?

Nave cargo nel Porto di Genova

“L’evoluzione del Porto di Genova è, da anni, in continuo sviluppo. Alcune calate sono state tombate e alcuni moli sono stati accorciati o allungati. Negli anni non si è mai arrestato l’adattamento al traffico ed alle nuove navi, sempre più grandi, che arrivavano e arrivano in porto. Di conseguenza, con l’aumento dei volumi di traffico merci e passeggeri, la viabilità ha condizionato, non poco, la fisionomia dei quartieri limitrofi al porto e la trasformazione è tutt’ora in corso”.

In che modo il Porto di Genova, essendo uno dei Porti più grandi d’Europa, influisce sul suo lavoro quotidiano?

“Costantemente. Come detto, le navi sono diventate sempre più grandi e il porto, di conseguenza, sempre più piccolo, nonostante gli adeguamenti. Oggi, con la nuova diga in costruzione, si è fatto un grosso passo avanti per le sovrastrutture portuali. Forse siamo indietro sul retroporto, ancora in affanno a ricevere l’incremento cospicuo di merci e passeggeri sempre in aumento. Da parte mia, cerco sempre di mantenere alto il livello di prontezza dei rimorchiatori a me affidati per la sicurezza della navigazione e la sicurezza antiterrorismo”.

Qual è il ruolo dei rimorchiatori oggi, nell’era delle navi sempre più grandi e delle moderne tecnologie?

“Le navi sono diventate più grandi. Di conseguenza, negli anni, ho visto aumentare la potenza dei rimorchiatori necessari per le manovre. E’ raddoppiata la forza di tiro, è incrementata la manovrabilità, è aumentato il numero di rimorchiatori necessari per portare a termine ed in sicurezza le manovre di arrivo e partenza. Fondamentale è l’assistenza dei rimorchiatori alle manovre in porto. Il gigantismo navale e l’aumento del traffico ci sottopone a giornate di lavoro veramente importanti”.

Da quanto tempo lavora nel Porto di Genova e come è cambiato il suo lavoro nel tempo?

Porto di Genova visto dall’alto

“Sono stato assunto alla Rimorchiatori Riuniti Porto di Genova Srl, il 4 marzo 2003. Sono ormai 22 anni. E’ stato una continua evoluzione, seguendo lo sviluppo del porto e del suo traffico. Dopo un periodo di tirocinio, ho comandato il mezzo antinquinamento, ho fatto le sostituzioni a bordo ed infine l’incarico attuale che svolgo da 17 anni, ovvero, la Sicurezza della Navigazione e la Sicurezza Antiterrorismo della Flotta Sociale, non dimenticando di andare a bordo a fare qualche rimorchio qua e là. Mi riferisco quotidianamente con la Capitaneria di Porto, il Rina, il Ministero delle Infrastrutture ed i vari provveditori tecnici, per il mantenimento in linea dei mezzi”.

 Come si svolge una giornata tipica di un rimorchiatore a Genova?

“Rimorchiando. I sette mezzi in turno, più tre, lavorano intensamente. La nostra Torretta Operativa organizza i rimorchi con i Piloti per tutta la giornata e la nottata, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno.

Nave cargo che viene trainata dai rimorchiatori

Alla chiamata, il rimorchiatore si presenta sotto la nave e il Comandante, coadiuvato dal Direttore di Macchina e dal Marinaio, all’ordine del Pilota, esegue la manovra richiesta per l’ormeggio o il disormeggio della nave. Il tutto si svolge via radio. Sembra semplice, ma in realtà è un po più complesso….le condizioni meteorologiche hanno un peso importante sulla manovra, che deve essere sempre svolta in sicurezza per il personale e per i mezzi coinvolti”.

Quali sono le prospettive future per il Porto e per i rimorchiatori di Genova?

“Sarà una continua evoluzione. Il porto sarà più grande, le navi saranno sempre di più e noi saremo sempre più presenti per la sicurezza delle navi e del porto. I rimorchiatori, a lungo termine, cambieranno, come sono cambiati da 22 anni ad oggi. E’ necessario per adeguarsi ai tempi. Vedremo come funzionerà il “nuovo” Porto di Genova”.

 Quali sono i suoi ricordi più importanti legati al mare di Genova?

Il relitto della Costa Concordia, naufragata all’Isola del Giglio nel 2012

“Sono tre. Il mio primo arrivo a Genova, di notte. Vedere Genova dal mare di notte, è straordinario. La Lanterna domina il porto con la sua sicura presenza. Il faro di Punta Vagno ti guida all’imboccatura…

La mareggiata del 30 ottobre 2008, in assistenza, con il rimorchiatore Giappone, al traghetto Fantastic in entrata durante la tempesta. Una manovra impegnativa non senza preoccupazioni.

Il rimorchio del relitto della Concordia da Voltri a Genova. Eravamo tre rimorchiatori: Messico, Genua e Norvegia, con i Piloti a bordo del Concordia. Per tutta la notte l’abbiamo rimorchiata. In silenzio. Con attenzione. Una manovra complessa ma perfettamente riuscita”.

Quali consigli darebbe ad un giovane che vuole intraprendere una carriera legata al mare?

“Di andare. Se sente dentro di sé determinazione, certezza, e passione, non si pentirà della scelta. Più andrà avanti e più si sentirà realizzato e sicuro di aver fatto bene. Sarà molto impegnativo e non facile, ma se certo di sé e dei suoi valori, arriverà”.

Il racconto di una carriera trascorsa nel Porto di Genova restituisce l’immagine di un lavoro poco visibile, ma essenziale, dove ogni manovra richiede attenzione, esperienza e spirito di squadra. I Rimorchiatori Riuniti operano ogni giorno, in ogni condizione, per garantire la sicurezza delle navi, delle persone e dell’intero scalo portuale.
In un porto che cambia, cresce e si rinnova, il ruolo dei rimorchiatori rimane centrale: un equilibrio costante tra tradizione e innovazione, tra forza e precisione. È una professione che non si improvvisa, ma si costruisce nel tempo, guidata dalla passione per il mare e dalla consapevolezza di svolgere un servizio fondamentale per Genova e per il suo porto.

 

NOI MARE. Il porto dietro le quinte

Un viaggio nella logistica marittima 

di Eleonora Birardi, 1B 

Alessandro Ferrari, direttore dell’ Assiterminal

C’è un porto che tutti conoscono, quello fatto di navi, gru e container che si muovono incessantemente. E poi ce n’è un altro, più silenzioso, quello dove si prendono decisioni, si gestiscono flussi, si risolvono problemi e si costruisce giorno dopo giorno il funzionamento di un sistema complesso. 

Assiterminal un’associazione portuaria

Questo “porto dietro le quinte” ce lo racconta Alessandro Ferrari, direttore di Assiterminal, l’associazione nazionale che rappresenta i terminalisti portuali italiani e che svolge un ruolo cruciale per l’intera filiera della logistica marittima.

Assiterminal, spiega il dott. Ferrari, è molto più che un‘associazione a carattere nazionale. Si occupa di aiutare le aziende per gli aspetti operativi, quindi per tutto ciò che riguarda l’attività che l’azienda svolge all’interno del porto, ma svolge anche consulenza nei rapporti tra lavoratori, sindacati e il territorio. L’ingresso di Ferrari nel settore non è stato programmato: per anni ha lavorato come direttore del personale, ed era per lui un bellissimo lavoro però l’azienda stava cambiando, e quindi ha iniziato a guardarsi intorno per cercare un’attività diversa: «Cercavano una figura come la mia, proprio nel momento in cui stavo guardando altrove» ricorda «Il mondo dello shipping mi ha sempre affascinato e così ho deciso di provarci. È stato un incontro felice».

Sfatiamo alcuni miti: ambiente e sostenibilità

Nave petrolifera, foto di mauticexpo.it

Ferrari affronta anche un tema spesso oggetto di pregiudizi: quello dell’impatto ambientale delle navi petrolifere. «Le navi che trasportano petrolio» dice «non inquinano il mare. Una nave può inquinare il mare nel momento in cui subisce un danno, quindi per esempio ha una falla, e allora c’è dispersione del carburante in mare.  Ma la nave, se è intatta, mentre viaggia, l’unica forma di inquinamento che può causare è quella dei fumi. Perché il processo di combustione è più o meno analogo a quello di un’auto.

Merci alla rinfusa, foto di ubestshipping.com

Va detto, però, che le navi costruite negli ultimi quindici anni sono dotate di avanzati sistemi di filtraggio che riducono drasticamente le sostanze nocive, come previsto dalle normative internazionali. Quando si parla di merci, il dott. Ferrari sfata un’altra idea comune: la presunta marginalità delle rinfuse. Ci spiega che per “merci alla rinfusa” si intendono tantissime cose. Le rinfuse possono essere liquide, per esempio il petrolio di cui noi abbiamo ancora tantissimo bisogno perché diversamente le auto non si muoverebbero, a volte non riscalderemo le case, non si muoverebbero gli autobus, non avremo la luce nelle case; o solide, come il carbone. Ci svela poi un segreto, dal porto di Genova passa quasi tutto l’olio di palma utilizzato dalla Ferrero.

Il porto del futuro: grandi opere in cantiere

Diga Foranea, foto di webuildgroup.com

Guardando ai prossimi due anni, Ferrari mantiene aspettative realistiche: «Tendenzialmente sarà poco diverso da oggi perché tutti i grandi cambiamenti avvengono in periodi medio lunghi. Nel nostro porto si stanno eseguendo grandissime opere come la Diga foranea, ossia lo spostamento di 50 metri verso il mare della Diga  dalla Foce fino a Sampierdarena e oltre, quasi a Cornigliano, che però difficilmente da qui ai prossimi due anni sarà realizzata. Un’altra opera importante sarà l’ampliamento del collegamento per le merci, via ferrovia, che da Genova si sposteranno in LombardiaQueste opere infrastrutturali rappresentano investimenti strategici per il futuro della logistica italiana ed europea, aumentando la capacità del porto e migliorando i collegamenti con l’entroterra.

Dopo 25 anni di esperienza con le navi, Ferrari ha un momento preferito della giornata portuale: «La sera, perché le luci sono completamente diverse». Un’osservazione poetica che rivela il legame profondo con un ambiente che molti vedono solo come luogo di lavoro e commercio. 

A conclusione della nostra intervista, abbiamo chiesto al dott. Ferrari dove porterebbe qualcuno per mostrargli l’anima del porto. Non ha dubbi: lo condurrebbe a Sampierdarena in un weekend estivo. «In quei giorni transitano decine di migliaia di passeggeri diretti in Sardegna, in Sicilia, in Tunisia, in Marocco e, magari, accanto c’è una nave portacontainer. Quindi stiamo parlando del bacino di Sampierdarena, dove arrivano merci dalla Cina, dall’India, dal Vietnam, oppure partono verso gli Stati Uniti o altri paesi. Nel porto si muovono cose che arrivano e vanno ovunque.»

Porto di Sampierdarena, foto di portsofgenoa.com

È in questa dimensione, dove l’umano e il mercantile si intrecciano, dove i viaggi delle persone si affiancano ai percorsi delle merci,  che il porto rivela la sua vera essenza: un crocevia globale che connette continenti, economie e destini.

NOI MARE: il mare che siamo

Un progetto giornalistico della Classe 1B sul legame tra Genova e il mare

Il mare di Genova non è solo acqua che lambisce il porto: è vita, storia, lavoro e sogni. È il filo invisibile che unisce la città, raccontato attraverso le voci di chi lo vive ogni giorno.

Con “Noi Mare“, un progetto nato tra i banchi di scuola, vi portiamo in un viaggio tra le onde della città: interviste e storie che svelano come il mare definisce l’identità genovese, tra tradizioni, mestieri, leggende, sport e luoghi che custodiscono secoli di vita portuale.

Abbiamo raccolto le voci di chi il mare lo vive davvero: chi ne porta i sapori sulle tavole, chi ne custodisce le spiagge, chi ne attraversa le rotte. Chi lo governa dalle istituzioni e chi lo trasforma in cura e speranza. Ogni storia è un pezzo di Genova che prende forma.

Ogni articolo è frutto della nostra curiosità di giovani reporter e delle storie che abbiamo raccolto sul campo: dal porto che pulsa di attività, alle spiagge che custodiscono ricordi, fino alle iniziative di chi reinterpreta il mare ogni giorno.

E’ un invito a guardare con occhi nuovi questa distesa blu che ci accompagna da sempre: gli occhi di una classe che ha deciso di raccontarne il ruolo nella nostra identità e di scoprire che, in fondo, il mare siamo anche noi.

➡️ Segui il nostro reportage “Noi Mare”.

Tutti gli articoli saranno pubblicati nella sezione La Redazione del D’Oria su Agoraliceodoria.it

Il Liceo D’Oria presenta “EDIPO RE” di Sofocle

Siamo lieti di invitarvi alla rappresentazione di EDIPO RE di Sofocle, capolavoro della tragedia attica sul tema del destino e della conoscenza di sé, interpretato dagli studenti del Liceo D’Oria nell’ambito del XIX Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani.

Qui il video con la rappresentazione del 21 maggio a Palazzolo Acreide

PRIMA RAPPRESENTAZIONE
📍 Luogo: Palazzolo Acreide (Siracusa)
📅 Data: Martedì 21 maggio 2025

REPLICA SPECIALE A GENOVA
📍 Luogo: Teatro della Tosse, Genova
📅 Data: Lunedì 26 maggio 2025
🕗 Orario: 20:30

La tragedia è presentata nella traduzione originale curata dalle professoresse Laura Dolcino e Ambra Tocco, con l’adattamento e la regia del maestro Enrico Campanati.

Il progetto teatrale è coordinato dalla professoressa Marina Terrana con la collaborazione della professoressa Paola Maria Di Stefano.

 

 

 

Le pietre d’inciampo: memoria e riflessione sull’Olocausto

di Camilla Carratù, Gilda Agosti, Maria Giovanna Lauria, Chiara Torazza, 2B

Il ricordo della Shoah non deve essere limitato solo al 27 gennaio, Giornata della Memoria, deve vivere in noi tutti i giorni, ma spesso la nostra mente è occupata da così tanti pensieri che, camminando e guardando a terra, non ci accorgiamo neanche di piccoli frammenti di storia che abbiamo nelle nostre strade.

La 5F del nostro Liceo Classico, seguita dalla professoressa Borello,  ha organizzato un percorso guidato sulle pietre d’inciampo nel centro di Genova per arrivare al cuore degli studenti del Liceo D’Oria.

Qui  e in videoteca il video realizzato dagli studenti di 2B, guidati dalla professoressa Dolcino

Ma cosa sono le “pietre d’inciampo” e perché si chiamano così? Le pietre d’inciampo sono dei  piccoli blocchi di pietra ricoperti da una lastra di ottone su cui sono incisi il nome e la data di deportazione di alcuni ebrei, come piccole targhe commemorative. Il loro nome è derivato dalla funzione che dovrebbero, o meglio, dovremmo fare loro assumere, ossia quella di farci proprio “inciampare” nella memoria di quel tempo per tenere sempre vivo nelle nostre anime il dramma vissuto da tanti uomini, donne e bambini.

La prima pietra ci è stata mostrata da Marco Vecchio; essa ricorda l’arresto di Giorgio Labò, uno studente di architettura che fu arruolato nel genio minatori e che, dopo l’armistizio, fu tradito da uno dei suoi compagni e in seguito catturato dalle SS tedesche. E’ stato prigioniero per 18 giorni; malgrado sia stato sottoposto a terribili torture, non rivelò mai niente negli interrogatori delle SS; venne fucilato con altri suoi nove compagni senza processo.

All’inizio di Galleria Mazzini abbiamo trovato la pietra di Riccardo Pacifici: laureato in Lettere Classiche all’Università di Venezia, divenne rabbino di Genova nel 1936 e venne arrestato nel 1943 dalle SS con la moglie e i suoi figli.

Percorsa Galleria Mazzini, ci siamo fermati in Largo Eros Lanfranco per  ascoltare da Elena Bisio, Petra Torrigiani e Agnese Dighero le storie di alcuni genovesi che hanno aiutato a nascondere degli ebrei: Francesco Repetto,  che nel 1943 ha guidato la delegazione ebraica, un’organizzazione che aiutava gli ebrei a emigrare e a stabilirsi in un nuovo paese; Pietro Boetto, cardinale e arcivescovo di Genova che forniva i beni necessari agli ebrei nascosti; Massimo Teglio, che  ha fatto parte dell’aviazione ed è riuscito a salvare circa 30.000 ebrei andando da Genova a Firenze e fornendo documenti falsi e denaro per i beni di prima necessità. Queste straordinarie persone hanno ricevuto una medaglia al valore per il coraggio dimostrato.

In via Bertola, accanto alla sinagoga di Genova,  sono situate le quattro pietre d’inciampo della famiglia Polacco: Camilla Icardi, Matilda Biasizzo e Claudia Tolomelli ci hanno raccontato la loro storia. Il padre, Albino Polacco, nel 1943 era il custode della sinagoga e venne arrestato con la moglie Linda e i due figli Carlo e Roberto. Molti persone che si trovavano all’interno della sinagoga si salvarono, invece,  grazie al gesto di una signora che dalla finestra sventolò un fazzoletto per avvisare dell’arrivo dei tedeschi.

Infine ci siamo recati davanti alla prefettura per ascoltare la storia di Ercole De Angelis, deportato al campo di Bolzano, assassinato il 18 aprile 1944; Italo Vitale, arrestato in corso Montegrappa il 10 dicembre del 1943 , fu recluso nel carcere di Milano fino alla sua deportazione ad Auschwitz, ma morì durante il terribile viaggio; Emanuele Cavaglione, gioielliere ebreo, si trasferì a Firenze per fuggire dalle deportazioni, ma fu ingannato e ucciso ad Auschwitz il 30 giugno 1944; Margherita Segre, moglie di Emanuele Cavaglione, fu arrestata col marito e portata al campo di Fossoli e morì lo stesso giorno del marito.

Le pietre d’inciampo rappresentano non solo un omaggio alle vittime delle persecuzioni naziste, ma anche un invito alla riflessione e alla memoria collettiva. Questi piccoli monumenti sparsi in tutta Europa, ci ricordano l’importanza di non dimenticare le ingiustizie del passato ed impegnarci per un futuro di rispetto e umanità.

Lezioni di Memoria: contro l’indifferenza di ieri e di oggi

di Filippo Lussana, Gabriele Coli, Riccardo Olivieri, Elena Lanza 5B

«Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall’inferno, dalla quale si pretendeva docilità e rassegnazione. Imparai ben presto a tenere per me i miei ricordi tragici e la mia profonda tristezza. Nessuno mi capiva, ero io che dovevo adeguarmi ad un mondo che voleva dimenticare gli eventi dolorosi appena passati, che voleva ricominciare, avido di divertimenti e spensieratezza.» Così Liliana Segre ricorda la tragica condizione di chi, come lei, negli anni successivi alla guerra, non trovò orecchie disposte ad ascoltarla.

La famiglia De Benedetti

Le dolorose storie di migliaia di famiglie ebree italiane rimasero confinate tra le mura domestiche, per il fatto che i protagonisti di queste erano stati segnati tremendamente dal dolore e da un paradossale senso di vergogna e inadeguatezza. Anche la storia di Franca De Benedetti e della sua famiglia non si conobbe fino al 2005, anno in cui decise di aprire il suo cuore al nipote, Filippo Biolè, raccontandogli per la prima volta dettagliatamente i travagliati anni vissuti tra il 1938 e il 1945.   Da questo racconto è iniziata la difficile ricostruzione della vicenda da parte dell’avvocato Filippo Biolè, presidente dell’ANED Genova (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti), che il 10 febbraio 2025 ha raccontato agli studenti del Liceo Andrea D’Oria la tragica storia della sua famiglia colpita dalla persecuzione nazifascista.

L’avvocato Biolè al Liceo D’Oria

Durante il racconto della fuga dall’Italia della famiglia De Benedetti verso una disperata salvezza in Svizzera, Biolè ha voluto mettere l’accento sui tanti piccoli gesti di aiuto compiuti da persone che, opponendosi alla diffusa indifferenza, rischiarono la loro vita per salvare quella di altri. E’ il caso del podestà di Levanto che nel settembre del 1943 sapendo che in pochi giorni sarebbero arrivati i nazisti a prenderli, invitò i De Benedetti a scappare. O dell’oste di Como che, di fronte a una famiglia segnata in volto dalla fame, consapevole si trattasse di ebrei, non ha esitato a mettere a disposizione uno spazio sicuro in cui avessero potuto sistemare le valigie con gli ultimi loro vestiti. Infine i guardiani sul confine svizzero che, pur avendo a poche centinaia di metri un presidio di nazisti, li fecero passare attraverso un buco nel filo spinato.

Bruno De Benedetti

A non riuscire a trovare la salvezza fu Bruno De Benedetti che venne deportato prima nel campo di Fossoli, dal quale tenne una commovente corrispondenza con la moglie, successivamente ad Auschwitz e Dachau. Con il suo commovente racconto, l’avvocato non ha solo rapito l’attenzione di tutti i presenti, ma ne ha anche condotto il cuore nella quotidianità di una delle troppe famiglie tuttora dilaniate da abominevoli eventi che noi definiamo “storici”, ma che sono più che mai attuali. La necessità e l’importanza di testimoni determinati e documentati come Filippo Biolè non è infatti da considerarsi esclusivamente finalizzata alla “memoria”, nel senso latino di “ricordo”; certo, esso è e deve rimanere un “peso gravoso sulla schiena” di tutta l’umanità in quanto ferita inguaribile ancora in cerca di una cicatrice, ma tali discorsi rivestono soprattutto un ruolo moderno di prevenzione ed accortezza verso indifferenza e discriminazioni, piaghe tutt’altro che superate. Non a caso Biolè sceglie, con grande efficacia e partecipazione, di concludere l’incontro citando ancora una volta Liliana Segre, rinnovando l’importante invito a scegliere con responsabilità e in nome della propria coscienza, affinché tutti “Siate la farfalla gialla che vola sopra il filo spinato.” che, nel caso dell’oste di Como o del podestà di Levanto, ha salvato la vita e il racconto della famiglia De Benedetti, e indirettamente anche noi.

CAMPBUS on TOUR 2024

Il progetto CampBus del Corriere della Sera,  dedicato alla relazione fra la scuola e l’innovazione tecnologica, ha scelto Genova e il liceo “D’Oria”, dopo Milano, Roma e Bari, come quarta tappa del suo viaggio in Italia per portare spunti di didattica digitale.

Il bus colorato e “intelligente”  da oggi fino al 25 ottobre 2024, in contemporanea con il Festival della Scienza, porterà molte attività che animeranno la nostra scuola dalla mattina al pomeriggio, con un unico filo conduttore: la tecnologia e il suo utilizzo nella didattica in presenza, del presente e del futuro.

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Storia del Liceo Classico Andrea d’Oria di Genova

Il Liceo Classico Andrea D’Oria di Genova nacque nel 1623 con le Scuole Pie. Trasformato in Scuole Civiche durante la Rivoluzione Francese, divenne un’istituzione pubblica di prestigio…

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