Giuseppe Governale, direttore della Direzione investigativa antimafia ospite d’eccezione al Liceo D’Oria

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Chiara Zuanazzi

Saranno la scuola e i giovani  a  combattere la mafia

Il Generale Giuseppe Governale, comandante dei ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e attualmente direttore della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), nato a Palermo il 7 gennaio 1959, da tempo si impegna nel sensibilizzare i giovani sui rischi e sulle dinamiche delle organizzazioni illecite.

Martedì 28 maggio e’  stato ospite d’eccezione al Liceo Classico Andrea D’Oria di Genova, intrattenendo i giovani e spiegando i problemi che permettono l’infiltrarsi delle organizzazioni mafiose  all’interno di enti statali o, addirittura, nel governo stesso.

Il Generale fin da subito ha espresso il suo interesse nella formazione dell’opinione degli studenti e dei giovani, in modo da garantire una informazione adeguata per permettere l’annientamento di qualsiasi organizzazione mafiosa.

Si è sentito in dovere di giungere fino a Genova, poiché, insieme alla Liguria stessa, viene attentamente osservata dalla mafia, e perciò ogni cittadino dovrebbe comprendere che questa è ovunque e riesce ad infiltrarsi in ognuno luogo, se glielo si permette.

Da anni infatti, per natura della popolazione è per convenienza, vi era un forte negazionismo, movimento che portava chiunque, anche coloro che vivevano a strettissimo contatto con la mafia, a negarne l’esistenza, per mezzo della celebre frase “la mafia non esiste”.

Errore fatale che molti commettono, è affermare che le organizzazioni illecite si siano formate solamente a partire dallo sbarco degli americani sulle coste siciliane alla fine della Seconda Guerra mondiale; ciò è totalmente errato poiché già nel 1700 si erano insidiate a Napoli famiglie e classi sociali nettamente dominanti, che favorivano permessi ed agevolavano le richieste di chi si rivolgeva loro. Nonostante siano passati secoli da questa primordiale forma di mafia, il fattore scatenante che ha fatto proliferare ed ingrandire in modo esorbitante le organizzazioni, è stato l’incapacità dello Stato di detenere il monopolio del potere. Al contrario in molte occasioni, quest’ultimo si è servito (e si serve tutt’ora) dell’entita solida che si incarna nella mafia.

Insieme al negazionismo, un altro fenomeno che supporta questo “secondo stato” è l’individualismo siciliano e di altre popolazioni, che pensano più alla propria famiglia e a se stessi, rispetto a fondamentali principi morali che se applicato efficientemente farebbero sgretolare la mafia.  Sussite quindi un totale disinteresse verso l’esterno, e si preferisce “farsi da sè”.

Prima della sua morte, Giovanni Falcone venne denigrato da tutti i giornali, fu vittima di “veleni”,  perché ritenuto invadente nei confronti di molte famiglie mafiose o che si affidavano ad esse.

Inoltre, sempre a causa del negazionismo, si dovette aspettare fino al mega processo del Pool Antimafia, prima che si potesse capire che ormai, Cosa Nostra, la Camorra e ‘Ndrangheta erano giunte oltre Roma da molto tempo, e che la questione era assai grave.

L’omertà delle persone e degli stessi uomini d’onore, la pesante banalizzazione del problema, la troppa indulgenza da parte dello Stato, specialmente la rassegnazione dei cittadini che abitano nelle zone più colpite da questi fenomeni, ne hanno favorito la diffusione.

“E’ una  lotta senza se e senza ma, come quella di Roma contro Cartagine, ha affermato il Generale, davanti ad una platea attonita e silenziosa.

Tutte le organizzazioni illecite hanno una precisa costruzione gerarchica a piramide, ma quello che accomuna tutti gli elementi predominanti è il carattere da leader, la dinamicità, la voglia di fare, la devozione e il non fare troppe domande, ma compiere l’incarico dato; è infatti importante dimostrare di saper detenere il potere e non una ricchezza economica di partenza.

Ad oggi sappiamo che Cosa Nostra si è notevolmente indebolita, lasciando il primo posto all’Ndrangheta e alla Camorra, arricchite grazie al commercio di droga e armi con il Sud America.

Finché ci sarà uno Stato poco convincente la mafia continuerà ad espandere il suo controllo. Tocca a tutti noi però, e specialmente ai giovani, contrastarla, con i fatti e con un netto cambio di mentalità.

 

“La mafia teme più la scuola o la giustizia?” Conferenza-dibattito con gli studenti

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Al liceo D’Oria il generale Giuseppe Governale, Direttore della D.I.A (Direzione Investigativa Antimafia)

Martedì 28 maggio, alle 11.30, nell’aula magna del liceo D’Oria, il Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Generale di Divisione dei Carabinieri, Giuseppe Governale spiegherà agli studenti che cosa sia la mafia oggi e perché abbia senso combatterla a partire dalla scuola,
All’incontro, introdotto dal preside del liceo D’Oria, parteciperanno gli studenti dell’ultimo anno del liceo.
“Crediamo davvero che sia fondamentale educare i più giovani ad una cittadinanza attiva – commenta Mariaurelia Viotti, preside del D’Oria- : non a caso il nostro liceo ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica per l’impegno sul tema della legalità. E questa sarà per i ragazzi l’occasione eccezionale di parlare con qualcuno che la mafia la conosce molto bene, per averla combattuta da anni sul campo”.
Il generale Giuseppe Governale vanta quarant’anni di esperienza nell’Arma, dove ha ricoperto incarichi direttivi a partire dagli anni’80 .Prima di diventare Direttore della D.I.A è stato comandante dei R.O.S. (Raggruppamento Operativo Speciale) e Comandante della Legione Carabinieri Sicilia, riportando numerosi successi investigativi. All’impegno sul campo, Governale accompagna da anni un’attenzione particolare alla divulgazione sul territorio e alle scuole, convinto che per respingere la mentalità mafiosa sia necessaria una battaglia culturale che non può che cominciare dalle giovani generazioni.
”Del resto – chiosa la preside Viotti – come scriveva Sciascia nel suo “Candido” (1977): Tutto quello che vogliamo combattere fuori di noi è dentro di noi; e dentro di noi bisogna prima cercarlo e combatterlo.

Fridays for Future

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Venerdì 17 Maggio 2019 all’assemblea del Liceo Andrea D’Oria sono state invitate le ragazze

che hanno organizzato lo sciopero per il cambiamento climatico a Genova.

di Anna Giacon, Giulia Marcianò e Ilaria Penco 

Il clima è un tema importante che riguarda tutti: dai più anziani ai più giovani. Per questo tre ragazze Francesca, Irene e Elena di 25 anni circa hanno comunicato che il 24 Maggio 2019 si svolgerà un secondo sciopero globale, al quale parteciperà anche Genova. Il primo sciopero, avvenuto il 15 marzo, è stato un evento  cui i cittadini genovesi hanno partecipato numerosi. Benché l’evento sia arrivato in ritardo di qualche mese in Italia, ha avuto grande successo, perciò si è deciso di organizzarne un altro.

Queste proteste sono iniziate quando Greta Thunberg, nell’agosto del 2018, ha protestato davanti al Parlamento svedese per ridurre gli eccessi delle emissioni. Come dice Francesca: “Chiunque di noi può fare qualcosa per aiutare il mondo”, ad esempio riciclare, utilizzare il meno possibile i mezzi di trasporto privati, ridurre il consumo di carne, diminuire l’uso di plastica per scopi privati, ma questo non servirebbe ad annullare del tutto il riscaldamento globale.

Irene quindi spiega le proposte da loro ideate per migliorare Genova ed aiutare il mondo a bloccare il surriscaldamento, basate su alcuni punti fermi:

  1. Dichiarare lo stato di emergenza climatico
  2. Ridurre o azzerare le emissioni CO2 entro il 2030
  3. Inserire la Carbontax, tassa sui prodotti originati grazie all’emissione di CO2
  4. Accelerare la transazione energetica, tramite fonti non inquinati
  5. Fermare le deforestazioni, poiché gli alberi diminuiscono l’anidride carbonica presente nell’atmosfera
  6. Diminuire gli allevamenti intensivi, poiché produttori di gas serra
  7. Ridurre i finanziamenti alle multinazionali e alle compagnie petrolifere
  8. Motori spenti delle navi in porto

La scuola scende in campo con “Agàpe” contro la violenza di genere e contro ogni forma di discriminazione

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Il 22 maggio 2019 al Liceo D’Oria l’incontro conclusivo del progetto nazionale Agàpe

Tra i relatori l’ex senatrice Ferrara, promotrice della legge per la prevenzione del cyberbullismo del 2017

Si terrà il 22 maggio, alle 11.30, presso il liceo D’Oria, capofila del progetto per la Liguria, l’incontro conclusivo del progetto “Agàpe”, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero delle Pari Opportunità e sostenuto da UCIIM (Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori e Formatori), per sensibilizzare la comunità studentesca verso i temi della prevenzione della violenza di genere e l’inclusione sociale, dentro e fuori la scuola.
60 Dirigenti coinvolti, 12 regioni italiane, 120 tutor, 1200 peer educator, più di 30.000 famiglie informate, una salda rete di partenariato tra le istituzioni: queste le forze schierate dal mondo della scuola contro cyber bullismo, stereotipi, pregiudizi, discriminazione, violenza di genere. E un’idea ben chiara: devono essere i giovani stessi a trasmettere ai loro coetanei la volontà di cambiare una società che troppo spesso propone relazioni asimmetriche, sbilanciate, senza rispetto per le differenze.
Sono quindi gli studenti,nella veste di “peer educators” (“educatori da pari a pari”), a essere i protagonisti del progetto nazionale, a cui partecipano scuole di ogni ordine e grado di dodici Regioni italiane tra cui anche la Liguria.
“Agàpe in greco significa amore, protezione, cura dell’altro. Abbiamo scelto l’acronimo A.G.A.P.E. (Azioni Generative di Accoglienza per Progetti Educativi), spiega Laura Cornero docente di Lettere classiche al Liceo D’Oria, referente e tutor del progetto perché vogliamo combattere con la cura delle relazioni ogni tipo di pregiudizio e discriminazione, attraverso la partecipazione consapevole di gruppi di studenti formati attraverso la peer education da docenti a loro volta esperti di queste tematiche”.
“Si lavora e si studia meglio se si è consapevoli dell’importanza di contrastare pregiudizi e stereotipi”, commenta Maria Aurelia Viotti, preside del liceo D’Oria-: la scuola è un microcosmo e gli studenti possono diventare motori di un cambiamento di più vasta portata”.

Le corse del Corriere Della Sera: visita alla sede storica di via Solferino 28

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Si inizia all’alba , perchè tutto deve essere pronto al risveglio della città. L’edificio del Corriere Della Sera in via Solferino 28, a Milano è maestoso e austero. Già entrando si percepisce la serietà e la solidità del lavoro qui svolto. Il giornale volge lo sguardo al futuro con ambiziosi progetti, rispettando le tradizioni, infatti il Corriere è l’unico quotidiano il cui menabò, pagina per pagina, viene ancora disegnato a mano. Il primo articolo fu pubblicato nel 1866, ma solo dopo due numeri cessò le pubblicazioni per mancanza di fondi , ora nel 2019, a distanza di 153 anni, il Corriere è uno dei giornali più letti in Italia e nel mondo, grazie ai suoi corrispondenti all’estero e alle edizioni online. La storia del giornale ricomincia nel 1876 quando Eugenio Torelli e Riccardo Pavesi decisero di fondare un nuovo giornale. Il primo numero venne annunciato dagli strilloni in Piazza della Scala alle 21 di domenica 5 marzo 1876. La scelta del nome deriva dal fatto che i principali giornali del tempo venivano venduti nel pomeriggio invece il Corriere usciva nelle piazze alla sera: da questo deriva il nome completo IL CORRIERE DELLA SERA. Puo essere definito anche come ‘l’ombra degli italiani’, il giornale che ha accompagnato per decenni l’Italia e i suoi cittadini attraversando le Guerre Mondiali, il Fascismo, l’occupazione nazista, la lotta contro il terrorismo e la mafia, tenendo aggiornati i cittadini su ciò che succedeva nel mondo.

“Il campione”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Di Francesco Ricci

“Il campione “ è un film uscito quest ‘anno, che  racconta la storia, di fantasia ma molto realistica, di Christian Ferro (interpretato da un giovane attore non professionista ma molto bravo), bomber ventenne della Roma, proveniente dalle borgate romane, totalmente scapestrato , privo di cultura e all’ improvviso famoso come una rock star e ricco sfondato.

Il giovane si circonda di amici parassiti che in realta lo usano;  la fidanzata ė la classica bambolina anch’essa senza cultura , bella ma vuota; il padre, assente per tutta la vita vive ora alle spalle del figlio e gli ruba pure dei soldi col pretesto di fondare un’ associazione benefica per le donne malate di tumore, in ricordo della madre di Christian, morta di cancro anni prima, unica persona sincera nella sua vita.

Il ragazzo  ne combina di cotte e di crude finche la societá calcistica decide di porgli un freno poichė il suo comportamento danneggia l’immagine della squadra e non perché essa abbia a cuore il futuro del ragazzo. Viene così scelto un professore, Valerio, totalmente estraneo al mondo del calcio, che deve aiutarlo a prendere la maturitá.

Valerio, che soffre di sensi di colpa per la morte del figlio piccolo, trova il modo, con grande pazienza, di far studiare il ragazzo, allontanandolo dal quel mondo parassita e ignorante che lo circonda, portandolo a casa sua: ne conquista a fatica la fiducia insegnandogli un metodo pratico,  fatto di schemi,  per apprendere le lezioni: il ragazzo, che tutti reputavano stupido, infatti conosce solo il linguaggio calcistico ed ha anche alcuni problemi di dislessia. Il professore capisce che un campione del genere non può essere stupido e gli infonde fiducia ed autostima.

Entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro per superare le proprie paure: il professore trova nel ragazzo uno stimolo per ricominciare a vivere e si riavvicina alla moglie mentre il campione comprende il valore dell’affetto sincero e disinteressato, della fiducia oltre che dell’ importanza  dello studio: trova una ragazza seria, che studia medicina e che gli vuole bene e – nonostante  abbia ricevuto un super ingaggio in una squadra inglese – decide di non partire prima di aver dato la maturià.

La storia sembra quasi una favola moderna e mi ha commosso, ė un film che merita di essere visto.

Canti che ricostruiscono il Morandi

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Le “Choeur St-Michel” raggiunge Genova da Friburgo per cantare e aiutare le vittime del Ponte Morandi.

di Ilaria Penco

Il coro di Friburgo “Choeur St-Michel”, nel secondo fine settimana di maggio, dalla Svizzera raggiunge Genova per cantare in favore delle vittime del Ponte Morandi. Dopo il primo concerto nell’aula magna del Liceo Andrea D’Oria, i giovani coristi svizzeri ripetono la performance nella bella cornice barocca della Chiesa del Gesù, in piazza Matteotti, nella serata di sabato 11 maggio. La bravura dei giovani coristi ha portato in scena note musicali emozionanti: tra canti classici e tradizionali in diverse lingue, dal latino al patuà friburghese passando per il russo, il tedesco, il francese e l’inglese. Degno di nota “Spiritus”, cantato in onore della stessa compositrice svizzera recentemente scomparsa. Tra i canti tradizionali dei loro paesi montani, a conclusione del concerto, un canto nuovo del loro repertorio, la cui prima era avenuta il giorno prima al Liceo classico Andrea D’Oria. Questo canto narra di un giovane che, costruita la casa, la vede poi distrutta dalla neve e dalle intemperie avverse, ma non si rassegna e ricostruisce la casa ancora più bella. Un bel messaggio, non solo di solidarietà, ma anche di rinascita che i giovani coristi hanno voluto portare alla città colpita da una simile catastrofe il 14 agosto 2018. Alla fine del concerto i ragazzi di Friburgo, augurandosi di essere stati almeno di conforto ai genovesi, si sono esibiti in un’ultimo pezzo cantato proprio in mezzo alla piazza. Due concerti, quaranticinque ragazzi di tra i quindici e i venticinque anni che, con il loro entusiasmo e la loro melodia, hanno voluto aiutare Genova. Un gesto che dimostra quanto la tragedia abbia scosso non solo la Ligura, non solo l’Italia, ma tutto il mondo. Non so quanto i ragazzi del coro siano riusciti a raccogliere con questi concerti ma di certo ci auguriamo che Genova continui a lottare per risanare la ferita che l’ha divisa fisicamente in due con il crollo del ponte.

 

Il corriere della sera apre le porte

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Dopo una breve gita per il centro di Milano, il Corriere della sera apre le porte  alla classe 1B, il cosiddetto “ufficio stampa” del liceo classico Andrea D’Oria

di Ilaria Penco

Giovdì 4 aprile intorno alle 7.00 la classe 1B del liceo Andrea D’Oria parte per la capitale italiana della moda, benchè scoraggiata dal maltempo. Milano accoglie gli studenti con il cielo velato, ma per fortuna non piove all’inizio del tour per la città. Si parte dal Castello Sforzesco con una rapida spiegazione da parte della guida sulla storia del castello e delle famiglie che lo hanno abitato: i Visconti e gli Sforza.

Facendo il giro delle mura di questa meraviglia si arriva ad ammirare l’Arco della Pace, il “fratello gemello” dell’Arco di Trionfo di Parigi. L’arco della Pace fu voluto da Napoleone Bonaparte intorno al 1807, però i cavalli che lo sovrastano all’epoca guardavano verso la Francia. Dopo Waterloo e la reclusione di Napoleone a Sant’Elena gli Austriaci fecero girare i cavalli in modo tale che volgessero il loro posteriore alla Francia. Forse è solo una delle tante “leggende” milanesi. Un altro esempio sono i tre giri obbligatori sui “gioielli” del toro che si trova nella Galleria Vittorio Emanuele II, se si vuole avere fortuna, o le copie della Madonna del Duomo inserite in tutti i palazzi più alti del Duomo stesso, per scaramanzia.

Passando per via Dante si raggiunge il Duomo, realizzato in stile gotico e neoclassico con marmo bianco-rosato. La sua costruzione, partita nel 1386, terminò 354 anni dopo nel 1932. La cattedrale è stata consacrata a Santa Maria Nascente; infatti sulla facciata centrele reca la scritta “Mariae nascenti”. E’ composta da 135 guglie e da migliaia di statue tra cui la celeberrima “madonnina” rivestita d’oro, alta quattro metri e posta in cima al duomo, ma anche da statue di santi, sportivi, tra cui alcuni campioni e uomini politici recenti.  Non tutti sanno che ve n’è anche una di Mussolini.

Esssendo Milano la  capitale della moda non può mancare un giro nella Galleria Vittorio Emanuele II, costruita a partire nel 1865. Il centro della Galleria reca lo stemma dei Savoia circondato sia dai quattro continenti (Europa, Asia, Africa e America) sia dalle tre capitali d’Italia: Roma, Torino e Firenze con l’aggiunta di Milano.

Percorsa la Galleria e passati davanti al teatro dell’opera Alla Scala e all‘Accademia delle belle arti di Brera la classe ha raggiunto la sede del Corriere della sera, in via Solferino 28 . Qui abbiamo conosciuto meglio il giornale più venduto in Italia, grazie all’incontro con il giornalista e caporedattore di origine genovese Maurizio Donelli, anche lui studente del liceo classico e un tempo compagno del nostro prof. Mussini. Si parte con un rapido filmato che rappresenta la vita di un giornalista per poi passare a conoscere meglio anche alcuni particolari, come, ad esempio il nome della testata. Il nome “Corriere della sera” fa riferimento a due diverse componenti di un giornale: se la prima parola si riferisce ai giornalisti – visti appunto come dei “Corrieri di notizie”, la seconda fa riferimento alle abitudini di scrittura e lettura dei quotidiani nell’Ottocento; infatti il giornalista usciva di mattina presto per poter cercare notizie, poi tornava in sede per scrivere gli articoli. Il giornale veniva  stampato nel pomeriggio e verso le 18 gli strilloni uscivano a venderli. Spesso si trascorreva la serata leggendo e commentando le notizie del quotidiano.   Dopo aver scoperto alcuni dei segreti di un buon giornalista, si passa a visitare la sala storica, dove ogni giorno i capiredattori si incontrano con il direttore, per decidere come strutturare il nuovo quotidiano; saliamo poi la scalinata  dedicata ai numerosissimi poeti e scrittori italiani che hanno collaborato nel passato col “Corsera”  e osserviamo i busti di Walter Tobagi e Maria Grazia Cutuli, caduti nello svolgimento del loro lavoro, combattendo con la penna contro il terrorismo e le mafie.

E, dopo una foto di gruppo, salutiamo la metropoli italiana.

 

 

Oggi lezione di storia del giornalismo

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Incontro al liceo D’Oria con la professoressa Marina Milan, docente universitaria di storia del giornalismo.
Di Stefano Memore.

Venerdì 29 marzo, il liceo D’Oria ha ospitato per una lezione speciale, dedicata agli studenti di 1B,  Marina Milan, docente di Storia del giornalismo presso l’Università di Genova. Un incontro che si è rivelato molto utile, in particolare per il nostro indirizzo con potenziamento giornalistico.

All’origine del giornalismo?  La curiosità!
La professoressa Milan ha esordito spiegando che, da sempre, molto prima di giungere al moderno giornalismo, l’uomo ha dovuto imparare  a comunicare e ad informare. Anzi…alcune parole che ci sembrano nuovissime, come “newsletter” sono invece molto antiche: le “lettere di notizie” circolavano già nel Seicento!

La leva che fa nascere  il giornalismo è la naturale curiosità, il desiderio di conoscere ciò che lo circonda da sempre contraddistingue l’uomo. Non è un caso che anche un bimbo di pochi mesi provi subito a esplorare il territorio che circonda il suo tappetino: è  uno sforzo di conoscenza connaturato e  irrefrenabile… ed è per questo che nessuna censura potrà mai, in nessun tempo e in nessun luogo, ostacolare completamente il desiderio di informazione.

Dai “novellari” manoscritti ai libri “a scrittura artificiale”

Un antenato dell’attuale giornale, erano i “novellari” manoscritti,  una sorta di raccolta di “avvisi” e lettere che riguardavano le novità sui più disparati argomenti,  per informare gli abbonati.
Ovviamente, la svolta per il mondo del giornalismo avvenne nel 1450, quando il tedesco Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili, utilizzando il torchio, particolare strumento che consentiva di “stampare” (con una pressa) l’inchiostro su un foglio innumerevoli volte. Grazie alla creazione di Gutenberg nasce l’era tipografica e con essa le tipografie.

E’ curioso notare che i primi libri a stampa – per essere apprezzati – dovevano imitare i libri manoscritti e utilizzavano perciò un carattere molto simile a quello scritto a mano, il carattere “gotico”. Si chiamavano “libri a scrittura artificiale”. 

La necessità di risparmiare spazio e carta (allora preziosissima) portava a stampare in formati più piccoli, quasi tascabili e con un maggior numero di righe per pagina: ecco l’origine della famosa “Bibbia a trenta righe”.

Un “best seller” genovese del Cinquecento

Poi nel Cinquecento si capisce che è necessario allargare il pubblico dei lettori… ma i contenuti non sono accessibili a tutti: è il momento delle sintesi, delle riduzioni, dei “bignami”… a Genova va a ruba un libretto compilato da Giovanni Balbi, a cui è intitolata l’omonima via, oggi sede delle facoltà universitarie umanistiche. E’ il Catholicon.  Sarà un successo internazionale!

Prezziari, Avvisi, Quotidiani e…. odierna comunicazione in rete: un’invenzione stupenda

In seguito nacquero i veri antenati del giornale: i giornali commerciali, in formato arrotolabile, “a sigaretta”,  contenente informazioni preziose per i mercanti. Inizialmente sono elenchi di merci e di prezzi, ma poi viene inserita qualche annotazione e i “Prezziari”, indispensabile strumento di lavoro per i commercianti, diventano “Avivsi”, che riportano anche alcune notizie “assolutamente spaventevoli” e utili, come un terremoto o un’epidemia. Da qui al giornale pubblicitario (con particolare pubblicità sugli ultimi libri stampati), al giornale letterario (con informazioni sui prodotti pubblicizzati) e infine al  giornale settoriale, dedicato ad uno specifico argomento, il passo è breve. Il primo quotidiano ad uscire – nel 1785 – fu il “Times” di Londra, forse ancora il giornale più autorevole del mondo. Il primo giornale di cronaca locale, gratuito e finanziato da piccole inserzioni a pagamento, si deve invece al veneto Gaspare Gozzi (fondatore della “Gazzetta veneta”), che fu anche il primo a voler parlare di politica in barba alla censura.

La censura  da sempre tenta di limitare la libertà di stampa, ma secondo la professoressa Milan – nella lotta tra chi vuole sapere e chi non vuole far sapere saranno sempre i primi a vincere… guidati da quell’insopprimibile istinto alla curiosità che è già vivo nei bambini di pochi mesi…

Galilei e De Biase: dai venti caratteruzzi alla bellezza sfavillante della rete
La professoressa Milan ha concluso il suo discorso con due riflessioni, molto lontane nel tempo e nello spazio, ma molto simili nei contenuti: il grande scienziato Galileo Galilei aveva intuito l’importanza della carta stampata per la circolazione delle informazioni e nel 1632 scriveva: “Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza di mente fu quella di colui che s’immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? Parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni? E con qual facilità? Con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta”.

Nel 2015 un autorevole studioso ed esperto di innovazione come Luca De Biase invitava a non demonizzare Internet, ma a coglierne le infinite potenzialità : la bellezza sfavillante della rete sta proprio nella sua allusione incessante, irrinunciabile, alla realizzabilità di ciò che non si credeva possibile “

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Le problematiche di un mondo digitale: i siti pro-suicidio, anoressia e bulimia.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

[btx_image image_id=”36920″ link=”/” position=”center”][/btx_image]di Chiara Zuanazzi

All’interno del web sono ormai innumerevoli i siti pro-suicidio, pro-anoressia e bulimia, tutti consultati principalmente da ragazze adolescenti.

Alcuni siti promuovono il suicidio e l’autolesionismo

I siti pro-suicidio lo giustificano, consigliano atti di autolesionismo e sconsigliano le terapie mediche e psicologiche ai soggetti che soffrono di problemi psicopatologici. Una statistica del 2015 mostra che il suicidio e la morte accidentale durante atti di autolesionismo sono la terza causa di morte per gli adolescenti e la seconda per le ragazze in particolare.

Il fatto che nel web ci siano così tante informazioni  riguardanti diverse tecniche per la propria uccisione comporta un grave rischio di diffusione del fenomeno, ma specialmente di indebolimento di soggetti già fragili, come gli adolescenti. Infatti tutte queste informazioni, solitamente apprese da video amatoriali, orientano e promuovono l’autolesionismo.

Purtroppo la diffusione di contenuti così delicati è data dal fatto che manca un controllo in rete e – almeno in Italia – non esiste una legge che impedisca la diffusione di certi materiali e argomenti, mentre i motori di ricerca e i gestori dei siti  dovrebbero proteggere un’utenza che in larga parte è formata da personalità in via di sviluppo.

In Europa infatti il 29%, dei giovani, in una fascia d’età dagli 11 ai 16 anni, ha confermato di essere venuto a contatto di informazioni potenzialmente dannose caricate da altri utenti, incitanti a suicidio e ad atti autolesivi.  Si tratta quindi di un problema di origine sociale, che talora si verifica anche a causa di un incontrollabile desiderio del soggetto di  “uscire dagli schemi”, attrarre l’attenzione di altri o più semplicemente di seguire una “moda” nociva e assolutamente insensata.

L’unica strategia efficace per il controllo di situazioni di disagio è la consultazione delle strutture specializzate a fornire aiuti sociosanitari o-  in caso di emergenza –  la chiamata al 118 e successivamente alla Polizia Postale.

I siti pro-ana  e pro- bulimia

Una seconda categoria di siti fortemente dannosi, specialmente per le ragazze, è quella  che incita all’anoressia e alla bulimia, fenomeni che stravolgono il fisico e la psiche dei soggetti interessati.

Attraverso social, forum, blog e chat  – specializzati sull’argomento cibo –  si creano delle vere e proprie “piazze di scambio” di consigli su diete spaventose o allenamenti devastanti. Chi consulta questi siti ha in genere  problemi di peso o semplicemente non si accetta , o forse  non viene accettato  da una società ipercritica che impone modelli di bellezza irraggiungibili, a spese della stragrande parte della popolazione, avendo come obiettivo la perdita di peso o il mutamento della forma del corpo.

Tutte queste informazioni non sono generalmente diffuse dai medici, nonostante portino grandi danni all’organismo e compromettano notevolmente il funzionamento psicosociale.

L’ ambizione smodata verso “il corpo perfetto” fa ogni anno vittime e per questo motivo in Italia si sta riflettendo sull’introduzione di strumenti normativi in grado di arginare un  fenomeno dannosissimo e ormai molto diffuso. Tra i contenuti che si possono trovare all’interno di queste pagine web inneggianti all’anoressia, si può leggere che la perfezione viene raggiunta solamente con un peso di 40 kg, da raggiungere mediante un graduale percorso, differente a seconda del peso di partenza.

Un elemento che caratterizza fortemente i siti pro-anoressia (o pro-bulimia) è la descrizione di un diario alimentare in cui vengono elencati gli alimenti consumati in una giornata, con le rispettive calorie a fianco; tra essi viene anche conteggiato l’elemento “aria”, che sta a significare un raggiungimento dell’obbiettivo poichè non si è ingerito nulla, nonostante gli sfiancanti allenamenti e le attività motorie, anch’esse minuziosamente registrate.

Una statistica ha provato che su 180 siti controllati, l’ 84% parla di anoressia mentre il 64% di bulimia e, tra questi, parecchi inneggiano ad entrambe le soluzioni per i rispettivi problemi di peso. In più, vengono mostrate fotografie di presunti modelli estremamente sottopeso, per incitare a raggiungere una totale alterazione di sé, vengono diffusi consigli per poter dare di stomaco più velocemente e per coprire le tracce della malattia alle altre persone.

Purtroppo uscire realmente da queste problematiche non è semplice, se non rivolgendosi a strutture idonee  che offrano cure psicologiche e fisiche o iniziando un percorso di cura presso centri medici specializzati.