Oggi lezione di storia del giornalismo

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Incontro al liceo D’Oria con la professoressa Marina Milan, docente universitaria di storia del giornalismo.
Di Stefano Memore.

Venerdì 29 marzo, il liceo D’Oria ha ospitato per una lezione speciale, dedicata agli studenti di 1B,  Marina Milan, docente di Storia del giornalismo presso l’Università di Genova. Un incontro che si è rivelato molto utile, in particolare per il nostro indirizzo con potenziamento giornalistico.

All’origine del giornalismo?  La curiosità!
La professoressa Milan ha esordito spiegando che, da sempre, molto prima di giungere al moderno giornalismo, l’uomo ha dovuto imparare  a comunicare e ad informare. Anzi…alcune parole che ci sembrano nuovissime, come “newsletter” sono invece molto antiche: le “lettere di notizie” circolavano già nel Seicento!

La leva che fa nascere  il giornalismo è la naturale curiosità, il desiderio di conoscere ciò che lo circonda da sempre contraddistingue l’uomo. Non è un caso che anche un bimbo di pochi mesi provi subito a esplorare il territorio che circonda il suo tappetino: è  uno sforzo di conoscenza connaturato e  irrefrenabile… ed è per questo che nessuna censura potrà mai, in nessun tempo e in nessun luogo, ostacolare completamente il desiderio di informazione.

Dai “novellari” manoscritti ai libri “a scrittura artificiale”

Un antenato dell’attuale giornale, erano i “novellari” manoscritti,  una sorta di raccolta di “avvisi” e lettere che riguardavano le novità sui più disparati argomenti,  per informare gli abbonati.
Ovviamente, la svolta per il mondo del giornalismo avvenne nel 1450, quando il tedesco Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili, utilizzando il torchio, particolare strumento che consentiva di “stampare” (con una pressa) l’inchiostro su un foglio innumerevoli volte. Grazie alla creazione di Gutenberg nasce l’era tipografica e con essa le tipografie.

E’ curioso notare che i primi libri a stampa – per essere apprezzati – dovevano imitare i libri manoscritti e utilizzavano perciò un carattere molto simile a quello scritto a mano, il carattere “gotico”. Si chiamavano “libri a scrittura artificiale”. 

La necessità di risparmiare spazio e carta (allora preziosissima) portava a stampare in formati più piccoli, quasi tascabili e con un maggior numero di righe per pagina: ecco l’origine della famosa “Bibbia a trenta righe”.

Un “best seller” genovese del Cinquecento

Poi nel Cinquecento si capisce che è necessario allargare il pubblico dei lettori… ma i contenuti non sono accessibili a tutti: è il momento delle sintesi, delle riduzioni, dei “bignami”… a Genova va a ruba un libretto compilato da Giovanni Balbi, a cui è intitolata l’omonima via, oggi sede delle facoltà universitarie umanistiche. E’ il Catholicon.  Sarà un successo internazionale!

Prezziari, Avvisi, Quotidiani e…. odierna comunicazione in rete: un’invenzione stupenda

In seguito nacquero i veri antenati del giornale: i giornali commerciali, in formato arrotolabile, “a sigaretta”,  contenente informazioni preziose per i mercanti. Inizialmente sono elenchi di merci e di prezzi, ma poi viene inserita qualche annotazione e i “Prezziari”, indispensabile strumento di lavoro per i commercianti, diventano “Avivsi”, che riportano anche alcune notizie “assolutamente spaventevoli” e utili, come un terremoto o un’epidemia. Da qui al giornale pubblicitario (con particolare pubblicità sugli ultimi libri stampati), al giornale letterario (con informazioni sui prodotti pubblicizzati) e infine al  giornale settoriale, dedicato ad uno specifico argomento, il passo è breve. Il primo quotidiano ad uscire – nel 1785 – fu il “Times” di Londra, forse ancora il giornale più autorevole del mondo. Il primo giornale di cronaca locale, gratuito e finanziato da piccole inserzioni a pagamento, si deve invece al veneto Gaspare Gozzi (fondatore della “Gazzetta veneta”), che fu anche il primo a voler parlare di politica in barba alla censura.

La censura  da sempre tenta di limitare la libertà di stampa, ma secondo la professoressa Milan – nella lotta tra chi vuole sapere e chi non vuole far sapere saranno sempre i primi a vincere… guidati da quell’insopprimibile istinto alla curiosità che è già vivo nei bambini di pochi mesi…

Galilei e De Biase: dai venti caratteruzzi alla bellezza sfavillante della rete
La professoressa Milan ha concluso il suo discorso con due riflessioni, molto lontane nel tempo e nello spazio, ma molto simili nei contenuti: il grande scienziato Galileo Galilei aveva intuito l’importanza della carta stampata per la circolazione delle informazioni e nel 1632 scriveva: “Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza di mente fu quella di colui che s’immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? Parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni? E con qual facilità? Con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta”.

Nel 2015 un autorevole studioso ed esperto di innovazione come Luca De Biase invitava a non demonizzare Internet, ma a coglierne le infinite potenzialità : la bellezza sfavillante della rete sta proprio nella sua allusione incessante, irrinunciabile, alla realizzabilità di ciò che non si credeva possibile “

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Le problematiche di un mondo digitale: i siti pro-suicidio, anoressia e bulimia.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

[btx_image image_id=”36920″ link=”/” position=”center”][/btx_image]di Chiara Zuanazzi

All’interno del web sono ormai innumerevoli i siti pro-suicidio, pro-anoressia e bulimia, tutti consultati principalmente da ragazze adolescenti.

Alcuni siti promuovono il suicidio e l’autolesionismo

I siti pro-suicidio lo giustificano, consigliano atti di autolesionismo e sconsigliano le terapie mediche e psicologiche ai soggetti che soffrono di problemi psicopatologici. Una statistica del 2015 mostra che il suicidio e la morte accidentale durante atti di autolesionismo sono la terza causa di morte per gli adolescenti e la seconda per le ragazze in particolare.

Il fatto che nel web ci siano così tante informazioni  riguardanti diverse tecniche per la propria uccisione comporta un grave rischio di diffusione del fenomeno, ma specialmente di indebolimento di soggetti già fragili, come gli adolescenti. Infatti tutte queste informazioni, solitamente apprese da video amatoriali, orientano e promuovono l’autolesionismo.

Purtroppo la diffusione di contenuti così delicati è data dal fatto che manca un controllo in rete e – almeno in Italia – non esiste una legge che impedisca la diffusione di certi materiali e argomenti, mentre i motori di ricerca e i gestori dei siti  dovrebbero proteggere un’utenza che in larga parte è formata da personalità in via di sviluppo.

In Europa infatti il 29%, dei giovani, in una fascia d’età dagli 11 ai 16 anni, ha confermato di essere venuto a contatto di informazioni potenzialmente dannose caricate da altri utenti, incitanti a suicidio e ad atti autolesivi.  Si tratta quindi di un problema di origine sociale, che talora si verifica anche a causa di un incontrollabile desiderio del soggetto di  “uscire dagli schemi”, attrarre l’attenzione di altri o più semplicemente di seguire una “moda” nociva e assolutamente insensata.

L’unica strategia efficace per il controllo di situazioni di disagio è la consultazione delle strutture specializzate a fornire aiuti sociosanitari o-  in caso di emergenza –  la chiamata al 118 e successivamente alla Polizia Postale.

I siti pro-ana  e pro- bulimia

Una seconda categoria di siti fortemente dannosi, specialmente per le ragazze, è quella  che incita all’anoressia e alla bulimia, fenomeni che stravolgono il fisico e la psiche dei soggetti interessati.

Attraverso social, forum, blog e chat  – specializzati sull’argomento cibo –  si creano delle vere e proprie “piazze di scambio” di consigli su diete spaventose o allenamenti devastanti. Chi consulta questi siti ha in genere  problemi di peso o semplicemente non si accetta , o forse  non viene accettato  da una società ipercritica che impone modelli di bellezza irraggiungibili, a spese della stragrande parte della popolazione, avendo come obiettivo la perdita di peso o il mutamento della forma del corpo.

Tutte queste informazioni non sono generalmente diffuse dai medici, nonostante portino grandi danni all’organismo e compromettano notevolmente il funzionamento psicosociale.

L’ ambizione smodata verso “il corpo perfetto” fa ogni anno vittime e per questo motivo in Italia si sta riflettendo sull’introduzione di strumenti normativi in grado di arginare un  fenomeno dannosissimo e ormai molto diffuso. Tra i contenuti che si possono trovare all’interno di queste pagine web inneggianti all’anoressia, si può leggere che la perfezione viene raggiunta solamente con un peso di 40 kg, da raggiungere mediante un graduale percorso, differente a seconda del peso di partenza.

Un elemento che caratterizza fortemente i siti pro-anoressia (o pro-bulimia) è la descrizione di un diario alimentare in cui vengono elencati gli alimenti consumati in una giornata, con le rispettive calorie a fianco; tra essi viene anche conteggiato l’elemento “aria”, che sta a significare un raggiungimento dell’obbiettivo poichè non si è ingerito nulla, nonostante gli sfiancanti allenamenti e le attività motorie, anch’esse minuziosamente registrate.

Una statistica ha provato che su 180 siti controllati, l’ 84% parla di anoressia mentre il 64% di bulimia e, tra questi, parecchi inneggiano ad entrambe le soluzioni per i rispettivi problemi di peso. In più, vengono mostrate fotografie di presunti modelli estremamente sottopeso, per incitare a raggiungere una totale alterazione di sé, vengono diffusi consigli per poter dare di stomaco più velocemente e per coprire le tracce della malattia alle altre persone.

Purtroppo uscire realmente da queste problematiche non è semplice, se non rivolgendosi a strutture idonee  che offrano cure psicologiche e fisiche o iniziando un percorso di cura presso centri medici specializzati.

Un pacco di pasta può salvare una vita?

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Jacopo Di Leo

L’associazione Music For Peace è un’associazione di volontariato non a scopo di lucro formatasi per aiutare i deboli e gli oppressi.
La sua unica sede è a Genova sampierdarena, in via Balleidyer, dove tutti i weekend raccoglie cibo, medicine, materiale scolastico, giocattoli, giochi elettronici e beni di prima necessità che periodicamente dona alle popolazioni del mondo in difficoltà, ma anche a famiglie italiane, in casi di emergenza, come è accaduto ad esempio per le popolazioni terremotate. A Genova i pacchi di Music for Peace aiutano ogni settimana circa duecento famiglie di “nuovi poveri”  in difficoltà.

La filosofia di “Music for peace” è proprio questa: non chiedere un contributo in denaro, ma piuttosto un pacco di pasta, una confezione di tonno, giocattoli, quaderni… anche per costringere chi dona a pensare al reale valore del suo gesto, per dare concretezza al rapporto di solidarietà che si instaura.

Anche gli studenti – che ogni giorno numerosi visitano la sede genovese di Music for peace – sono invitati a portare un piccolo dono, un pacco di zucchero, di farina, di biscotti… che poi collaboreranno a impacchettare e confezionare in “pacchi” personalizzati con messaggi e scritte, che verranno posizionati nei container, pronti per essere consegnati a chi ne ha più bisogno.

Con un pacco da 20 kg  di generi alimentari non deperibili una famiglia palestinese va avanti anche per un mese. Forse un pacco di pasta o di zucchero non salverà una vita, ma porterà affetto e solidarietà, aiuterà a dare speranza.

I beni vengono trasportati tramite container non più in uso, destinati ad un ultimo viaggio e poi – spesso – ad una nuova vita. “Alcuni container- spiega infatti Raffaella Lariccia, volontaria a tempo pieno per l’Associazione – sono diventati magazzini, spartane abitazioni, o addirittura …scuole!” Le forniture  di cibo, giocattoli e materiale didattico vengono consegnate direttamente dai volontari alle famiglie indicate dagli enti locali come più bisognose   e le medicine direttamente agli ospedali.
Le missioni più importanti  di “Music for peace” negli ultimi anni hanno raggiunto dal 2008 la Striscia di Gaza, dove sono tuttora l’unica associazione con il permesso di entrare, il Nord Sudan, la Bosnia (dove è stata svolta la prima missione).
L’obiettivo di tutte le missioni è anche quello di far arrivare i diritti fondamentali dell’uomo in posti in cui non sono ancora presenti, come ad esempio a Gaza, dove anche i pochi bambini che vanno a scuola possono essere obiettivo di bombardamenti.  Ma mirare ai bambini significa uccidere il futuro di un paese.
E’ anche per sensibilizzare i più giovani alla solidarietà, alla pace e all’accoglienza che è nato il “Che Festival”, l’evento musicale che a giugno vedrà  susseguirsi sul palco di via Ballaydier concerti e spettacoli serali di famosi artisti e quest’anno anche tornei sportivi. Il costo del biglietto?

Un pacco di pasta, o di zucchero…

Le problematiche di un mondo digitale: il cyberbullismo

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

[btx_image image_id=”36904″ link=”/” position=”center”][/btx_image]di Chiara Zuanazzi

I social media e in particolare i social network sono da tempo sotto accusa. L’utilizzo scorretto delle nuove tecnologie è infatti all’origine di nuovi problemi.

Che cosa è il cyberbullismo

Il problema all’ordine del giorno è il cyberbullismo, ovvero una forma di prevaricazione mirata su una persona (o più raramente un gruppo) ritenuta più debole. Tale comportamento ha come scopo quello di danneggiare la vittima.

A tutti gli effetti questi fenomeno è una questione sociale e porta, nel soggetto indifeso, una serie di mutamenti nei propri comportamenti abituali poiché si verifica un’oppressione in primo luogo di tipo psicologico e, talvolta, anche fisico. La vita della vittima cambia radicalmente, a partire da un ritiro più o meno totale dalle relazioni, i suoi sentimenti diventano cupi e solitamente il rendimento scolastico muta negativamente.

Questo “bullismo digitale” è molto più difficile da trattare rispetto ad un atto puramente fisico poichè non lascia segni visibili e soprattutto perchè il bullo adotta particolari strategie che proteggono la sua identità, quali la creazione di uno pseudonimo, l’assenza di contatto diretto e la creazione di profili fake.

Come riconoscerlo:

E’ bene quindi saper riconoscere questo fenomeno che solitamente ha caratteristiche ben identificabili come, ad esempio, il suo sviluppo in età pre o adolescenziale e unicamente tra coetanei (o tra soggetti con poca differenza di età), la sua massima espansione all’interno dell’ambiente scolastico, l’utilizzo di un linguaggio offensivo nei confronti del soggetto oppresso e talvolta, la diffusione di immagini o video che ritraggono quest’ultimo in momenti imbarazzanti o durante uno scontro diretto tra lui e il bullo.

Tanti tipi di cyberbullismo:

Purtroppo a causa dell’espansione continua negli anni dei social insieme alle piattaforme web, non si può più definire il fenomeno con un solo nome, perchè ormai esistono ben otto tipologie nettamente suddivise di cyberbullismo, ovvero: flaming l’invio di messaggi violenti con lo scopo di creare uno scontro verbale, harassment ripetuto invio di messaggi con obbiettivo di ferire la persona, denigration che punta specialmente a danneggiare la dignità di qualcuno, impersonation ovvero spacciarsi per qualcuno che non si è per poter inviare in sicurezza contenuti poco piacevoli, exposure che implica la diffusione di contenuti e informazioni riservati, trickery cioè stabilire un certo legame con la vittima per poi pubblicare informazioni che precendentemente erano state confidate, exclusion che porta ad una esclusione totale del soggetto preso di mira da qualsiasi gruppo ed in fine il cyberstalking molestie e minacce che si ripetono nel tempo.

Come agire per difendersi:

Fortunatamente è oggi possibile chiedere ai gestori del sito internet di intervenire: si può pretendere l’oscuramento dei contenuti delicati, diffusi da altri, ritraenti la vittima. La richiesta può essere inviata direttamente dal minore coinvolto, purchè abbia compiuto 14 anni, o dal genitore in caso contrario, oppure può essere effettuata direttamente dall’ente della polizia postale che monitora il web e attua progetti di informazione e sensibilizzazione nelle scuole, oltre a sanzionare e punire, attraverso l’esercizio di attività socialmente utili, i minori autori di cyberbullismo.

 

 

In visita a Music for Peace

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

[btx_image image_id=”36144″ link=”/” position=”center”][/btx_image]di Ludovico Carpaneto e Francesco Ricci

Il 22 marzo la classe 1 B del liceo D’Oria si ė recata in visita all’ associazione no profit Music  for Peace, per prendere parte ad un laboratorio organizzato dalla professoressa Bertolotto in collaborazione con l’associazione che ha sede in zona porto, in uno spazio di circa 4000 mq. Questo spazio era in abbandono ma grazie al lavoro di volontari ė stato riqualificato e oggi offre anche spazi di svago a disposizione di tutti; ogni cosa che si trova qui ė stata realizzata con materiale di riciclo. Vi ė un magazzino dove vengono stoccate le donazioni che l’ associazione riceve. Music for Peace opera sul territorio nazionale ma anche in varie parti del mondo, persino nella striscia di Gaza, attraverso missioni umanitarie, distribuendo derrate alimentari e generi di prima necessita come per esempio prodotti per l’igiene. Music for Peace nacque negli anni Novanta da un’intuizione: il fondatore era un organizzatore di eventi musicali e pensò che poteva raccogliere generi alimentari utilizzando ciò che sapeva fare: organizzò una serata di concerti e divertimento. Per partecipare non era richiesto il pagamento di un biglietto, bisognava offrire generi alimentari.

Su Genova, l ‘associazione distribuisce prodotti alimentari ai cittadini che si trovano in un momento magari  transitorio di difficoltà, perche magari hanno perso il lavoro. I volontari preparano dei kit studiati per le esigenze delle famiglie e noi studenti, in questa occasione, li abbiamo aiutati. I volontari hanno spiegato che bisogna fare molta attenzione alle scadenze dei cibi che ovviamente consistono non in cibi freschi, ma in alimenti confezionati a lunga durata come la pasta , lo zucchero o lo scatolame, tutti donati dai cittadini attraverso la raccolta di generi alimentari organizzata periodicamente all’ uscita dei supermercati.

Con questa visita ci è stata offerta un’esperienza del tutto nuova:  abbiamo capito la grande importanza del volontariato, quanto possiamo fare per chi ha bisogno, con un piccolo impegno da parte nostra. Abbiamo compreso il valore di una spesa, il valore che ha il cibo. Dobbiamo imparare a rispettarlo e non sprecarlo: sono principi che a casa ci vengono spiegati, ma non ci siamo mai resi conto veramente che ci sono persone anche molto vicine a noi, nella nostra città, che hanno difficoltà a mettere un piatto in tavola. Abbiamo anche compreso il valore del tempo: il nostro tempo libero possiamo utilizzarlo in parte per aiutare chi ha bisogno e allo stesso tempo aiutare noi stessi perchė sentirsi utili puó essere molto gratificante.

Difendiamo il nostro pianeta: il corteo di Fridays for future il 15 marzo a Genova

 

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Di Paolo Di Bella

Venerdì 15 marzo lo sciopero per il “global warming” ispirato dalla sedicenne svedese Greta Thunberg e indetta da Fridays for future, ha coinvolto molte scuole di Genova e addirittura alcuni bambini della scuola elementare. Lo sciopero era infatti indirizzato a un pubblico di giovani piuttosto che ad un pubblico adulto.

La manifestazione a Genova è iniziata alle 9:30 in Piazza De Ferrari ed è proseguita attraverso via San Lorenzo fino al Porto Antico dove si è fermata.

I manifestanti erano “armati” di cartelloni con frasi, anche simpatiche come “La Terra è come la birra, calda fa schifo” in difesa della salute dell’ambiente, contro i grandi della Terra che si rifiutano di prendere provvedimenti contro ogni forma di inquinamento, ma anche per chiedere ai governi di tutto il mondo di dare la prova del loro impegno per la giustizia sociale e climatica.

Quando i manifestanti hanno raggiunto il “traguardo” del corteo, si è usata la statua di Ghandi come palchetto ed è stata letta, da una bambina, una lettera destinata agli adulti che diceva: “Ci amate abbastanza da fermare il riscaldamento globale?”. Purtroppo, però, non si è riuscito a realizzare il flash mob per il quale tutti si sarebbero dovuti sdraiare per terra simulando la vita futura se il nostro stile di vita rimarrà questo.

I partecipanti al corteo avevano età differenti , dai bambini più piccoli, anche nel marsupio delle madri, a persone anziane o molto anziane.

La manifestazione ha coinvolto principalmente gli studenti, a Genova, in Italia e in  tutto il mondo: le manifestazioni infatti si sono tenute in 1600 città, di cui 150 solo in Italia

Greta Thunberg è considerata un’ attivista nel campo del clima: a partire dal 20 Agosto 2018, tutti i venerdì, si reca davanti al parlamento svedese munita di un cartellone, il cui slogan è Skolstrejk för klimatet (Sciopero della scuola per il clima), facendo semplicemente un sit-in.

A lungo andare a lei si sono unite sempre più persone fino a diventare un gruppo di persone considerevole.

Il 4 Dicembre 2018 Greta ha parlato alla COP24, vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, svolto a Katowice in Polonia.

Infine il 25 Gennaio 2019 si è esibita con un discorso molto duro al forum economico mondiale di Davos in Svizzera.

Greta inoltre è stata nominata per il premio Nobel per la pace.

Questa volta gli studenti si sono presi una responsabilità non da poco, ossia quella di salvare il nostro pianeta.

Risultati immagini per greta thunberg

Scuole in piazza per l’ambiente!

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Francesco Ricci

[btx_image image_id=”35771″ link=”/” position=”center”][/btx_image] Venerdi 15 marzo anche a Genova si ė svolta la manifestazione Fridays for Future, lo sciopero organizzato a livello mondiale sulle orme della quindicenne svedese Greta Thunberg, contro il surriscaldamento globale,  a cui hanno aderito anche numerosissime città italiane. Ho partecipato alla manifestazione, è stato il mio primo sciopero e, in un certo senso, ero emozionato; con me la maggior parte degli studenti del liceo D’Oria e la stragrande maggioranza degli studenti delle scuole genovesi: la partecipazione è stata massiccia e comunque non c’erano solo ragazzi, ma anche molti adulti e famiglie. Il concentramento era in piazza de Ferrari, dove, davanti alla sede della regione Liguria, i manifestanti hanno innalzato cori di protesta.

Sinceramente, mi è parso che ci sia stato qualche momento di tensione, sembrava che gli studenti volessero entrare dentro il palazzo.

La manifestazione è poi proseguita lungo il centro storico, verso il porto antico, in maniera pacifica con sbandieramenti, cartelloni, cori , una vera fiumana di gente: non avevo mai visto cosi tante persone insieme. Penso che questo sia un bel segnale. I ragazzi come me hanno dato risposta al grido di aiuto della Terra, uniti per qualcosa che ci riguarda tutti da vicino. Il mio intento era quello ci capire e di sentirmi parte di qualcosa con un obbiettivo che non riguarda solo me ma il mondo intero.

Ospite del liceo D’Oria, Gianluca Pasini: “La ricetta per diventare giornalisti? Passione, determinazione e un pizzico di fortuna!”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Francesco Ricci

Per la prima volta, lo scorso 11 marzo, grazie ad un incontro organizzato a scuola dal mio professore  di Scienze Motorie, ho avuto occasione di conoscere un vero giornalista, per giunta un giornalista sportivo:  ospite della nostra scuola infatti è stato Gianluca Pasini, della Gazzetta dello Sport.

Si occupa di scrivere articoli sulla pallavolo, in particolare segue le trasferte della Nazionale, cosa che gli ha dato l’opportunita di viaggiare molto in giro per il mondo. Si è occupato anche dei giochi paraolimpici, di vela e sci. Ha la grande fortuna di fare un lavoro che gli piace così tan[btx_image image_id=”35768″ link=”/” position=”center”][/btx_image]to che neppure lo considera un lavoro, è pagato per seguire le proprie passioni e fare cio che gli piace.

Era un tifoso di pallavolo ma non è mai stato uno sportivo. Pasini ci ha spiegato in un certo senso internet ha sì causato una grande rivoluzione poiche ormai il flusso di informazioni è continuo, ma ha anche dato la possibilita ai piu bravi di distinguersi.  Il giornalismo sportivo, ha affermato,  ė bello perche si ha a che fare coi giovani. Essere determinati e avere passione è fondamentale, ma anche la fortuna ha la sua importanza.  Alcuni studenti hanno fatto domande, io sinceramente ero in soggezione e ho evitato, ma lui si ė dimostrato disponibile e simpatico. Ė stata una bella esperienza.

“L’adolescenza raccontata dagli adolescenti” mercoledì 20 marzo alle 16 al Liceo D’Oria

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

[btx_image image_id=”35481″ link=”/” position=”center”][/btx_image]Gli “studenti – attori” del liceo D’Oria a confronto con lo psichiatra Giorgio Schiappacasse in un incontro rivolto ai genitori

Emergenza adolescenza? Sono i giovani studenti- attori del Liceo D’Oria, gli alunni delle classi I,II e III E (liceo classico con potenziamento scientifico), a lanciare un salvagente ai genitori in crisi.

Lo faranno mercoledì 20 marzo alle ore 16, nell’Aula Magna del Liceo D’Oria, con un incontro dedicato ai genitori, che  proporrà un’importante occasione di riflessione sul mondo degli adolescenti.Si parlerà di autostima, di dipendenze, di disagi, di solitudine – spiega la professoressa Ornella Raineri, organizzatrice dell’iniziativa –  attraverso due momenti tra loro complementari: una prima parte sarà costituita da una performance teatrale in cui i nostri studenti  attori, interpretando testi da loro stessi ideati, affronteranno le problematiche più diffuse della loro età. Sarà un percorso di parole, musica e immagini per sottolineare emozioni, sensibilità e sentimenti. Seguirà un momento di dialogo con i genitori, guidato dal Dott. Giorgio Schiappacasse, Psichiatra, a lungo Direttore del SerT della Asl 3 genovese, che – facendo ricorso alla sua grande esperienza – svilupperà i temi fatti emergere dai ragazzi.

L’obiettivo dell’evento – chiarisce Schiappacasse – consiste nell’offrire, in un clima di “emergenza educativa”, un momento di dialogo serio  e profondo tra il mondo dei giovani e quello degli adulti.

La rivista Limes si presenta al Liceo D’Oria

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Andrea Catzeddu

[btx_image image_id=”35701″ link=”/” position=”center”][/btx_image]Nella giornata di venerdì 8 marzo 2019, Lucio Caracciolo, direttore della prestigiosa rivista geopolitica Limes e alcuni redattori e collaboratori della rivista hanno incontrato gli studenti del Liceo D’Oria per illustrare, in particolare ai maturandi, quali sono le problematiche e le strategie che i governi mondiali si trovano quotidianamente ad affrontare.
Un tema su cui si è diffusamente dibattuto è quello della sfera d’influenza americana che da anni condiziona molte nazioni del mondo, tra cui l’Italia. Il dibattito è stato introdotto e diretto da Dario Fabbri, giornalista, consigliere scientifico e coordinatore America di Limes.
Interessante è stato anche l’intervento della cartografa Laura Canali, che si è occupata di spiegare agli studenti in che modo cerca di rendere visibile, attraverso mappe e cartine, quello che i colleghi giornalisti intendono comunicare. La Canali ha anche spiegato il significato della cartina che è stata scelta come icona pubblicitaria per la mostra che si è tenuta a Genova: “All’interno della carta geografica italiana, ho voluto inserire diverse linee colorate che ricordano “l’intreccio” che si viene a formare quando si crea la maglia di lana. Ciò significa che a noi, come popolo italiano, conviene rimanere uniti”.

L’incontro presso il nostro liceo ha inaugurato il “Festival di Limes” in programma al Ducale dall’8 al 10 marzo: tre giorni di incontri pubblici con esperti italiani e internazionali di geopolitica, economia, società, strategia, criminalità, energia, demografia, storia, cultura e con protagonisti della vita politica Il filo conduttore del Festival è stata la riflessione su come recuperare all’Italia una dimensione geopolitica autonoma che le restituisse spazi di manovra, senza negare la complessa realtà che ci circonda, con i suoi vincoli e i suoi condizionamenti.