L’unione fa la forza: cosa ci insegna la scoperta della gomma sintetica durante la Seconda guerra mondiale

Di  Francesco Ricci

Sono stato invitato ad ascoltare una lezione di storia tenuta presso un circolo operaio da un professore di storia contemporanea: la lezione (e il relativo invito alla riflessione) riguardava la scoperta della gomma sintetica e le conseguenze che tale scoperta ebbe sull’ esito della II guerra mondiale.

Prima della guerra, la gomma era di origine vegetale, ricavata dal caucciù; americani e tedeschi lavoravano insieme per scoprire come realizzare gomma di sintesi. Quando scoppiò la guerra, gli americani si impossessarono delle ricerche e non entrarono in guerra se non nel 1941, poco prima appunto della scoperta della gomma sintetica; essi ritenevano infatti che la gomma sintetica sarebbe stata una materia prima fondamentale per vincere la guerra al punto che la sua sintesi avvenne nell’arco di quattro anni di intense ricerche: si reputa che per realizzare tale progetto, in tempo di pace sarebbero stati necessari almeno dodici anni. Il governo americano coinvolse in pratica tutta la popolazione: tutte le universita’ dovettero orientare le loro ricerche in tal senso, così come fisici, chimici e ricercatori delle grandi e piccole aziende ed industrie; addirittura le fabbriche che producevano distillati  iniziarono a produrre solo alcool etilico indispensabile per la gomma sintetica. L ‘obbiettivo di vincere era un obbiettivo condiviso da una intera popolazione che mandava in guerra i suoi figli, per tanto era nell’ interesse di tutti che la guerra fosse vinta velocemente.

La riflessione quindi che deriva da questi fatti ė che quando un popolo, o l’umanità intera, o una classe sociale (come il terzo stato durante la rivoluzione francese) è consapevole e viene chiamata a compiere uno sforzo per raggiungere un obbiettivo comune, con la giusta guida, essa è capace di conquistare risultati straordinari.

Forse noi oggi siamo troppo egoisti ed egocentrici per porci un obbiettivo comune . Ecco a cosa serve la storia: a ricordarci cosa siamo stati e cosa potremmo essere.

Reporter per un giorno Professionisti Asl 3 : l’Assistente Sanitario spiegato da Roberto Rosselli

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

 

di Alessia Gerini e  Giulia Zambrano

Il 12 novembre, presso il Salone dell’Orientamento allestito ai Magazzini del Cotone, Roberto Rosselli, Responsabile Area Professionisti della Prevenzione Asl3, ha presentato  agli studenti presenti la professione dell’Assistente Sanitario, che proprio quest’anno compie un secolo di vita e che costituisce solo una delle ventidue professioni sanitarie.

Questa professione, come ha spiegato Rosselli, nasce infatti nel 1919, in seguito alla fine della prima guerra mondiale in conseguenza alla criticità delle condizioni di salute della popolazione. Di fatto, poiché la sanità era incentrata sull’ospedale, presente solo nelle grandi città, e sul ruolo del medico condotto, lo Stato italiano volle istituire una figura professionale che si occupasse di fornire informazioni agli abitanti di piccoli centri abitati sull’igiene, sulla promozione della salute e la tutela delle madri, sia durante il pre parto, che durante il post parto, prendendo così esempio da una professione già esistente nei Paesi anglosassoni chiamata Health Visitor.

Questa professione, secondo Roberto Rosselli è ancora attuale anche dopo un secolo, ma si è comunque ovviamente evoluta in base al mutamento dei bisogni. La transizione epidemiologica, che  è stata mostrata agli studenti attraverso un grafico, descrive appunto come le malattie si siano evolute nel corso degli anni. Fino a metà del ‘900, la maggior parte dei problemi sanitari erano legati alle malattie infettive: tra le più diffuse vi erano la malaria, la tubercolosi e l’influenza, ma anche la malnutrizione e la carenza di igiene rappresentavano due importanti cause di morte.

Rosselli, in seguito, confrontando questi dati con quelli più recenti, ha mostrato che oggi le principali cause di morte sono le malattie cardio vascolari e i tumori, i quali sono tutt’ora in grande crescita.

L’Assistente Sanitario è una delle poche professioni che si occupa delle persone in tutte le fasi della vita, partendo ancora prima della nascita, fino alla morte. Questo mestiere richiede principalmente tre abilità: saper ascoltare, saper analizzare e saper comunicare. Queste qualità sono fondamentali per la cura del paziente.
La figura dell’Assistente Sanitario, è ormai diventata una professione moderna, che si può anche chiamare “4.0”. Roberto Rosselli ha infatti spiegato, come la tecnologia rappresenti la base della quarta rivoluzione industriale, e sostiene inoltre che l’estrema modernità, derivante dagli strumenti digitali, avrà un’importante ricaduta sulla sanità del futuro, oltre che su quella attuale.

Il sistema sanitario italiano, spesso molto criticato, insieme a quello francese e inglese, è uno dei tre più universalistici al mondo. Rosselli ha ribadito che il nostro sistema è quello socialmente più evoluto e che cerca di limitare al massimo le disuguaglianze, a differenza di altri.
La grande sfida per la sanità è oggi la qualità di vita. La speranza di vita, salita a circa 80 anni, ha aumentato la presenza  di soggetti fragili. Si sta inoltre verificando un aumento della disuguaglianza di condizioni che si riflette sulle aspettative di vita. “E’ stato provato – ha affermato Rosselli – che una persona con uno stile di vita elevato ha accesso a cure migliori, ha meno problemi di salute e una speranza di vita molto più lunga rispetto a chi non beneficia delle stesse condizioni.”

Un’ulteriore seria preoccupazione è rappresentata dai cambiamenti climatici, a causa dei quali sono aumentati i vettori portatori di malattie, provenienti dall’Africa, dall’Asia e dal Sud America. Grazie alla tecnologia sono però, già in sviluppo centinaia di vaccini, tra i quali 101 contro i tumori e 4 contro l’Alzheimer. Stiamo andando dunque, verso una vaccinazione personalizzata, tarata quindi sul peso, il sesso e l’età di ogni singolo individuo.

Infine Rosselli, terminando la presentazione ha mostrato diversi “medical wearable”, ovvero dei nuovi dispositivi elettronici indossabili, che monitorano e percepiscono la condizione del corpo, offrendo anche supporto in caso di incidenti, come una particolare cintura munita di air bag.

 

Reporter per un giorno – L’assistente sanitario: un mestiere antico proiettato verso il futuro

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Chiara Zuanazzi

Il mestiere dell’assistente sanitario, anche se non troppo conosciuto, è fondamentale sia per il singolo individuo che per l’intera comunità. All’inizio  infatti, e parliamo di circa un secolo fa, le persone potevano curarsi solamente negli ospedali, poco diffusi, non molto attrezzati e spesso lontani dai centri abitati, o dai medici condotti, simili agli attuali medici di famiglia poichè si occupavano di medicina generale, ma occupati dalla cura di moltissime persone.

Questo tipo di medico nasce però dopo la fine della prima guerra mondiale, grazie alla collaborazione tra la Croce Rossa Italiana e la Croce Rossa Americana; tale progetto viene particolarmente promosso da miss Mary Garden la quale incita all’apertura delle “scuole di medicina, pubblica igiene e assistenza sociale”.

I primi istituti ad essere fondati sono quelli di Roma, nel 1919, Bologna, Firenze, Milano e Torino nel 1920 e Napoli nel 1924, dando così inizio ad un progetto che si rivelerà utile specialmente durante l’epidemia della spagnola del 1920, che ucciderà milioni di persone sia in Europa che, soprattutto, in America.

Oltre alla spagnola, altre malattie molto diffuse all’epoca erano ad esempio la pellagra, la malnutrizione, la malaria, nelle zone non ancora bonificate, come quelle dell’Agro Pontino, e la carenza di igiene, causata dalla vita promiscua che si conduceva all’epoca, poichè famiglie molto numerose vivevano in spazi molto stretti e spesso non salubri, fattore che portava poi ad un contagio progressivo e rapido.

Oggi come allora il compito dell’assistente sanitario è proprio quello di fare prevenzione in ogni ambito della salute e vita umana in ogni momento della vita, dal bambino all’anziano senza alcun tipo di discriminazione. Per svolgere questo lavoro bisogna avere particolari doti e competenze, come ad esempio saper ascoltare, analizzare e comunicare, senza giudicare la persona che si ha di fronte.

Purtroppo le disuguaglianze sociali, in aumento negli ultimi anni, specialmente in luoghi dove la sanità non è gratuita, risultano essere un grave problema per le persone che non possono permettersi le cure necessarie o anche solo un consulto del medico. Proprio per tale motivo questo tipo di occupazione è fondamentale per la prevenzione e l’illustrazione dei rischi che si possono correre seguendo certi stili di vita.

Oggi è particolarmente importante promuovere la vaccinazione. In questo campo negli ultimi anni – grazie alla ricerca e la tecnologia – sono stati sviluppati numerosissimi vaccini: 280 in tutto, 101 dei quali mirati alla cura del cancro. Un altro aspetto che è cambiato molto nell’ambito della vaccinologia è il fatto di creare prodotti mirati e specifici per il singolo, piuttosto che un prodotto meno efficace da applicare su larga scala.

Grande rivoluzione della medicina è poi costituita dai Big Data, ovvero da tutte quelle informazioni che tramite i social e gli apparecchi elettronici ognuno di noi fornisce, e che – in un futuro non troppo lontano – ad esempio con l’espansione dei 5g, potranno essere raccolti dalle istituzioni sanitarie, al fine di avere delle cartelle digitali dettagliate sul nostro profilo medico.

Per verificare la funzionalità di tale metodo, Google ha lanciato un progetto mirato all’innovazione, chiamato “Project Baseline”, monitorando tramite dispositivi elettronici, come ad esempio gli orologi digitali, costantemente 10 mila volontari per un periodo di quattro anni e raccogliendo i loro dati in modo tale da studiare il funzionamento corporeo di ognuno.

Se il futuro è puntato all’utilizzo della tecnologia in ogni settore ed ambito, sono comunque importanti la prevenzione e l’informazione diretta da persona a persona, proprio quelle attività cioè che caratterizzano la professionalità dell’assistente sanitario.

Droghe, alcool e dipendenze tecnologiche: cosa sono?

Di Anna Giacon, Sergio Bolog e Andrea Catzeddu

Presso il Salone dell’Orientamento di Genova il giorno martedì 12 novembre, presso lo stand di Asl3 Cinzia Colombani, assistente sociale,  spiega ai giovani rischi e pericoli circa la dipendenza da tecnologie e la somministrazione di alcool e droghe.

Alcool

“Quali sono gli effetti dell’assunzione di alcool?”.

“L’alcool rappresenta un grande pericolo per la propria salute: infatti, è una sostanza tossica che viene metabolizzata dal fegato tramite un processo molto lungo e dispendioso, durante il quale continua a circolare attraverso i vasi sanguigni, raggiungendo tutti gli organi”.

“Inoltre questa sostanza comporta anche un pericolo per la vita altrui, infatti: esso riduce la coordinazione dei movimenti, riduce il campo visivo, riduce la concentrazione, modifica il comportamento, porta ad agire inconsapevolmente e riduce il tempo di reazione; ciò è dimostrato dai dati riguardanti gli omicidi stradali causati da automobilisti in stato di ebrezza”.

“Quali sono le motivazioni che portano i giovani a consumare alcool?”.

“I giovani tendono a consumare alcool per divertimento, per stare bene e sembrare più estroversi e alla moda, per sentirsi adulti e per trasgredire”.

Droghe

“cosa sono le droghe?”.

“Sono sostanze psicoattive e psicotrope che modificano che modificano il funzionamento del sistema nervoso centrale, sono tossiche e danno dipendenza e assuefazione”.

“Esiste realmente la differenza tra “droghe leggere e pesanti”?.

“No, infatti si tratta sempre di uso di sostanze stupefacenti, le espressioni droga leggera e droga pesante non sono corrette dal punto di vista scientifico e vengono usate solo in ambiti giornalistici e popolari;è anche stato abolito il temine abuso, che implicherebbe l’esistenza di dosi consentite.L’unica differenza tra droghe leggere e pesanti si ha in ambito penale, infatti, il possesso di droghe considerate”pesanti” porta a pene maggiori.tipologie più diffuse: al giorno d’oggi, oltre ai cannabis, alla cocaina e all’eroina, vengono molto utilizzati i cannabinoidi sintetici, il cui utilizzo provoca un forte stato di agitazione, allucinazioni e percezione alterata”.

Tecnologia

“Le cause e gli effetti della dipendenza da tecnologia sono simili a quelli legati alle dipendenze da sostanze?”.

“Negli ultimi anni la tecnologia è entrata a far parte della nostra quotidianità, però in alcuni casi l’uso può trasformarsi in abuso; infatti, la dipendenza da tecnologia rientra nella categoria delle cosiddette dipendenze senza sostanza e porta seri danni in ambito sociale e psicologico, accompagnati da un totale cambiamento delle abitudini e del comportamento in generale; per esempio possono condurre ad un auto-isolamento dell’individuo e all’allontanamento dall’ambiente scolastico”.

“Secondo lei, nell’ambito della prevenzione, si lavora abbastanza sui giovani o c’è un margine di miglioramento?”.

“E’ difficile bloccare i fenomeni di spaccio, ma si può aumentare il livello di prevenzione tramite la cultura generale e l’informazione.Il processo di prevenzione deve però cominciare molto presto, sin dall’infanzia.Un’ esempio di mancata prevenzione in famiglia si riscontra nell’uso della tecnologia, consentito sin dai primi anni di vita, elemento che può portare in seguito ad un’educazione scorretta”.

 

Intervista a una studentessa in confusione

Di F.E Ricci

In occasione del XXIV Salone dell’orientamento svoltosi a Genova presso i Magazzini del Cotone, ho avuto occasione di vedere molti studenti e ho colto l’opportunità di intervistare una studentessa che tentava appunto di orientarsi all’interno del salone, con aria smarrita. La studentessa si chiama Marta L. , ha  13 anni , frequenta la classe III della scuola media Cambiaso di Genova Marassi.

F:” Cosa speri di trovare qui al salone?”

M:” Sono venuta con la mia scuola per conoscere le offerte scolastiche nella nostra citta”

F: ” Quale stand hai visitato?”

M: ” Sono stata presso lo stand del liceo artistico Paul Klee , quello del Pertini e ho accompagnato un’amica a quello del D’Oria”

F : ” Sei soddisfatta delle informazioni che hai trovato? Cosa in particolare ti è piaciuto?”

M:” Ora in veritá sono più confusa di prima, mi piaceva il liceo artistico, ma dopo aver visitato lo stand mi sono spaventata: tante tante ore a scuola e forse ci sono delle materie per le quali non mi sento portata, tipo scultura… alcuni professori mi hanno un po intimorita….cosi ho visitato lo stand del Pertini e ho scoperto una scuola che neppure conoscevo, ci sono materie che mi interessano e la possibilita di studiare due lingue”.

F:” Hai preso parte a qualche laboratorio o seminario?”

M: ” Mi piacerebbe fare quello di trucco e parrucco,  comunque tutto cio che ė creativo mi interessa”

F:” Nel complesso come valuti questa esperienza?”

M: “Bene, è stata utile e interessante.”

F:”Ti senti comunque ancora confusa?”

M:” Sì, ma anche se mi sento confusa ho la fortuna di avere dei genitori che non spingono e non mi influenzano, mi lasciano libera di scegliere: è la cosa piu importante

F:” Grazie Marta, in bocca al lupo”

 

Reporter per un giorno – L’Etilometro spiegato dagli esperti della ASL

Come si usa l’etilometro? In qualità di “reporter per un giorno” abbiamo avuto l’occasione di provarlo al Salone dell’Orientamento, presso lo stand allestito da Asl3.

La ASl3 si occupa della salute della cittadinanza  operando in diversi settori. Uno di questi è la sensibilizzazione, rivolta soprattutto ai giovani, su argomenti come l’alcool e le droghe. È proprio per questo motivo che abbiamo potuto utilizzare un etilometro, l’attrezzo che usano le forze dell’ordine per misurare il tasso alcolico dei conducenti.

Il tasso alcolico è la quantità di alcool nell’organismo: una persona, quando fa uso di alcool,  impiega circa un’ora a metabolizzarlo.

Se il conducente di un veicolo ha un tasso alcolico troppo alto, nella migliore delle ipotesi viene multato. Invece se il tasso misurato è davvero alto si può anche arrivare al ritiro del veicolo e ad una causa penale, con un eventuale sconto di pena tramite lavori socialmente utili o, nel peggiore dei casi, la galera.

Abbiamo potuto osservare anche il cosiddetto “palloncino”, un altro oggetto con la finalità di rilevare il tasso alcolemico. Abbiamo avuto la possibilità di intervistare due studenti delle medie e abbiamo scoperto che non è scontato sapere che cosa sia l’etilometro e quali siano le sue funzioni. Milena – 14 anni e non ancora in possesso del patentino – non è ben sicura di sapere come funzioni e non ha idea di quale sia il tasso alcolemico a rischio. Edoardo, 13 anni, è più informato, ma non lo ha mai visto in azione e non ha chiari i limiti consentiti, anche perché l’alcol – fortunatamente – non sa neanche cosa sia!

P.S. II tasso alcolemico consentito  per i neopatentati, per i primi tre anni è zero!

 

Il format teatrale della Comunità di San Patrignano in scena il 4 ottobre.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Al Carlo Felice, davanti a mille studenti il “BackUp” di Elisa che si è persa nella droga

di Anna Sartini

A Genova chi va al Carlo Felice lo fa per assistere ad un’opera o ad un balletto. Noi della 2 B ci siamo andati per ascoltare un’incredibile testimonianza di vita vissuta: la storia di Elisa, una ragazza genovese di 25 anni, che aveva perso se stessa e abbandonato la propria famiglia dopo aver provato ogni genere di droga e che oggi – dopo essersi disintossicata e aver trascorso quattro anni in Comunità –  ha deciso di “donare” a noi spettatori un pezzo di se stessa, per farci capire come certe scelte possano radicalmente cambiare la vita di una persona.

È difficile ammettere i propri errori, accettarli e provare a cambiare, per questo Elisa è stata molto coraggiosa, perché è riuscita a raccontare la sua storia, senza temere i giudizi e le critiche degli ascoltatori.

All’apparenza Elisa sembra una ragazza molto forte, trasgressiva e determinata, ma in realtà è fragile ed il fatto che si faccia condizionare dagli altri sottolinea le sue debolezze.

Stupisce il fatto che Elisa, nonostante abbia una famiglia assolutamente nella norma, si sia rifugiata in sostanze stupefacenti, solo per noia o per dimostrare agli altri che era una ragazza forte, libera e che desiderava solo divertirsi.

Già nei primi anni del liceo, per fuggire dalla realtà, Elisa inizia a dire bugie ai suoi genitori e si allontana sempre di più da loro e le sue condizioni peggiorano, fino al definitivo allontanamento da casa, ai furti, ad una vita di espedienti nel centro storico di Genova.

Oggi si inizia con la droga per divertirsi e non si riesce più ad opporsi a questa dipendenza. I giovani sono i più convolti dal fascino dell’illegalità: più un’azione è sbagliata o trasgressiva, più attira la loro attenzione.

Ecco perché l’intervento e la presenza dei genitori è fondamentale: è giusto lasciare libertà ai propri figli ma non troppa, perché è facilissimo perderli se capitano nel vortice della droga, come è successo ad Elisa.

È incredibile come una dipendenza possa condizionare la vita di una persona e come possa cambiarla in negativo: dalla voce tremante di Elisa  si percepisce quanto sia importante stare accanto a chi ne è vittima.  Attraverso i disegni che proietta sullo schermo la protagonista di questo dramma ci fa comprendere come la droga diventi a poco a poco una gabbia dalla quale è quasi impossibile uscire.

Dalle foto che vengono proiettate,  colpisce la complicità che lega Elisa a sua sorella, anche se dal racconto non sembra che la sorella le sia stata di aiuto per uscire dal tunnel della droga; forse per difesa le persone tendono ad allontanarsi e ad un certo punto della storia Elisa si è trovata con il vuoto intorno e il buio dentro di sé.

Proprio questo senso di abbandono l’ha indotta alla fine a tornare a casa e a chiedere aiuto. La possibilità le è stata offerta dalla comunità di San Patrignano.  Non deve essere facile superare crisi di astinenza, ma probabilmente il sentirsi amata e sostenuta è stato determinante per effettuare un “back up” della propria esistenza, per riaprire gli occhi alla vita e cambiare.

E il suo racconto resterà nella nostra memoria, nel nostro “backup”.

Perché ė giusto partecipare ai Fridays for Future

Di J.Dileo e F.  Ricci.

Venerdi 27 settembre si è svolta la manifestazione Fridays for Future, lo sciopero  mondiale contro il surriscaldamento globale indetto dall’ attivista svedese Greta Thunberg. Moltissime le scuole genovesi che hanno preso parte al corteo,  anche grazie al fatto che lo stesso Ministro dell’Istruzione  aveva consigliato di giustificare gli studenti partecipanti.

Anche il Rettore dell’ Universita di Genova ha firmato, in occasione della manifestazione, una dichiarazione di emergenza climatica.

La manifestazione è partita dalla stazione Principe e si è conclusa presso Palazzo Tursi dove una rappresentanza dei partecipanti ha incontrato il Sindaco Bucci. Il corteo si è svolto in modo del tutto pacifico, molti i simpatici slogan che facevano riferimento al surriscaldamento globale: “C’ è più ghiaccio nei vostri spritz che sul monte bianco!” o ” Il clima è come la birra, caldo fa schifo!”.

In questi giorni forte è stata e continua ad esserlo la polemica che riguarda sia la figura di Greta che tutti noi giovani: fino a ieri eravamo giovani manipolati dal consumismo e dalle mode imposte dai mass media, sfaccendati che non si preoccupano di nulla….ora siamo diventati manipolati dai movimenti ambientalisti, dalle mode vegane, ugualmente sfaccendati che vogliono solo perdere un giorno di scuola, e siamo passati da annoiati a casinisti, per giunta non corenti perche parliamo di ambiente… ma usiamo i cellulari!

Sinceramente non si comprende perche la gente parli tanto e agisca poco: che importanza ha tutto questo se il fine ė quello di svegliare le coscienze e tenere alta l’ attenzione su un problema che riguarda tutti? Noi ragazzi forse non ci poniamo molte domande, ma ci muoviamo con entusiasmo, pieni di sogni e voglia di fare. Non criticateci e che ognuno partecipi come meglio crede al cambiamento, in base alle proprie capacità ! Il tempo delle parole ė finito!

La mafia non esiste?

Giuseppe Governale, comandante dei ROS, ha discusso della criminalità organizzata davanti ad alcune classi del liceo Andrea D’Oria di Genova: sradichiamo insieme la mafia!

di Ilaria Penco

Perchè è nata la mafia?  Giuseppe Governale, il comandante dei ROS, ha raccontato alle quinte del liceo Andrea D’Oria l’evoluzione della mafia, partendo dalle origini. Dimostrando che ormai la mafia sta risalendo la penisola italiana, instaurando basi in tutta Italia. Spiegando che – per un desiderio di ottenere quella giustizia spesso non garantita dalla politica e dalle istituzioni – sentimento molto diffuso nel Sud Italia, ormai la guerra contro la mafia è una guerra asimetrica, poichè le due parti non combattono con gli stessi mezzi.

Incriminare la mafia è molto complicato poichè la mafia “non si sporca le mani”, uccidendo solo come ultima possibilità, ma minacciando credibilmente per poter ottenere sempre ciò che vuole, rimanendo comunque incriminabile. Altra complicazione  è il negazionismo, a cui i capi mafiosi ricorrono durante i processi e gli interrogatori: ad esempio, durante un intervista di Enzo Biagi, il capo mafioso Luciano Liccio disse che la mafia non esisteva, che “mafia” non significa “criminalità organizzata”,  bensì “bellezza”, infatti una ragazza mafiosa, in siciliano, è una ragazza bella.  Anche non aver reagito fin dagli albori della mafia per combatterla, rende oggi sempre più complicato incriminare le famiglie mafiose.  “Ma così, spiega Giuseppe Governale, muore la speranza dei palermitani onesti di poter vedere finalmente il sud della penisola italica libero della criminalità organizzata.”

Non solo Palermo risente della presenza della mafia, ma anche il mondo intero, perché le famiglie mafiose possono alterare la concorrenza e gestire l’economia. Motivo in più per contrastare questo nemico che nell’ombra continua a crescere. Benchè le origini di questo problema siano molto antiche, tanto che la mafia già nella Seconda guerra mondiale aveva aiutato gli Americani a sbarcare tranquillamente in Sicilia, con impegno si può sradicare dalle radici un germoglio ormai cresciuto troppo.

“L’Aulularia” di Plauto messa in scena dagli studenti del D’Oria: anche quest’anno il “progetto Siracusa” suscita emozione, passione, ricordi preziosi

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista a Paola Maria Di Stefano, collaboratrice del progetto Siracusa, responsabile della musica e dei costumi per la messa in scena dell’Aulularia di Plauto.

di Aurora Piccardo

Reduce dal successo delle rappresentazioni dell’Aulularia di Plauto, a Siracusa, a Luni e al Teatro della Tosse di Genova, incontriamo Paola Maria Di Stefano che, insieme alla  professoressa Marina Terrana – responsabile del progetto – e al regista Enrico Campanati, è da anni una delle anime del “Progetto Siracusa”.

Il “Progetto Siracusa”, fiore all’occhiello del nostro liceo, che da anni coinvolge e appassiona decine di studenti, avvicinandoli alla magia del teatro, consiste  nella messa in scena di uno spettacolo di teatro classico: una commedia quindi, o una tragedia. La messa in scena, interamente curata da studenti e docenti del liceo, con la supervisione e la  regia di Enrico Campanati,  è in primo luogo destinata al Festival Internazionale del teatro classico dei giovani, che si svolge a Palazzolo Acreide in provincia di Siracusa, dove è presente un teatro greco. Il regista esige sempre che il testo integrale sia tradotto da un professore di latino o di greco del liceo, per poterlo successivamente adattare, accorciare o modificare, a causa della durata dello spettacolo, limitato a un’ora.

Come viene scelta l’opera?
Gli insegnati di latino e di greco si riuniscono e vengono presentati, con opportune motivazioni, vari progetti. Spetta poi al regista la decisione e la scelta finale. In questa edizione la traduzione è stata curata dalla Professoressa Giulia Del Giudice.

Quest’anno qual è stata l’opera prescelta e per quali ragioni?
Quest’anno abbiamo optato per l’Aulularia di Plauto, la famosa commedia “sull’avaro”, anche per alleggerire la tensione dopo l’episodio del ponte Morandi e giocare sul difetto più noto dei genovesi: l’avidità. Trattandosi di una commedia, si prestava anche a diventare una sorta di “grande festa”, in cui inserire battute, canzoni, intermezzi musicali per coinvolgere il publico e farlo sorridere.

Quest’anno come è stato allestito lo spettacolo?
Abbiamo iniziato a vederci con il gruppo di studenti coinvolti, già dai primi di ottobre, con cadenza settimanale:  gli incontri sono poi aumentati con l’avvicinarsi della partenza per Siracusa, a maggio.  Il regista ha montato lo spettacolo sulla base del lavoro svolto con gli studenti e sono state effettuate molte modifiche in corso d’opera, proprio perché la creazione delle scene si basa su intuizioni, talora estemporanee.

C’è qualche novità quest’anno nella messa in scena?
La vera novità di quest’anno, grazie anche al tema dell’opera scelta, è stata l’integrazione della cultura ligure con il teatro classico.  Abbiamo deciso di  allestire l’Aulularia come una festa in stile ligure, con canti ed abiti genovesi. In particolare i canti sono stati scelti da una repertorio appartenente ad alcuni musicisti itineranti liguri, i “cantastorie” Cereghino, risalenti all’Ottocento. Questa ricerca è stata approfondita dal Gruppo di Chiavari guidato da Giorgio Getto Viarengo. I vestiti invece sono stati scelti ispirandosi ai quadri di pittori  operanti a partire dal XIX secolo, come la Scuola “dei Grigi,” Antonio Varni, Giuseppe Pennasilico, Alfredo Luxoro, e tutti quegli artisti che hanno dipinto lavandaie, pescatori e paesani della nostra Liguria.

Lo spettacolo partecipa a qualche concorso?
In genere prepariamo questo progetto entro febbraio,  data di scadenza, proprio per inviarlo al Festival Internazionale del teatro classico di Siracusa ed il nostro principale obbiettivo è quello di essere selezionati dall’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico). Se si viene scelti, ci si esibisce al Palazzolo Acreide, come ho già accennato, ma non ci sono premi e non viene nemmeno stilata una graduatoria. Quest’anno ci siamo esibiti anche a Luni, in occasione del Festival del Teatro Classico Ligure, ed infine al Teatro della Tosse a Genova, lo scorso 9 giugno. Tre grandi successi!

Qual è la risposta degli studenti a questa iniziativa?
Molto positiva, la maggior parte degli studenti che hanno aderito sono rimasti fino in fondo,  formando un gruppo affiatato: sono entusiasti dell’esperienza

Alcuni di loro, grazie anche a questa iniziativa, proseguono sulla strada della recitazione?
Il progetto non ha come obiettivo quello di formare attori professionisti, ma di creare una sinergia tra lo studio delle lingue antiche ed la recitazione. Si vuole lasciare un passione ed un ricordo prezioso di questa esperienza, cercando di far amare il teatro. Attualmente ben due ex studenti sono rimasti a Siracusa per studiare alla scuola dell’INDA ed anche altri hanno continuato a studiare tecnica teatrale.

Qual è  il pubblico di questo tipo di spettacolo?
Oltre ai ragazzi delle altre scuole che partecipano al Festival, vengono molti turisti, proprio perché le località sono mete di viaggi e lo spettacolo è aperto.