La mafia non esiste?

Giuseppe Governale, comandante dei ROS, ha discusso della criminalità organizzata davanti ad alcune classi del liceo Andrea D’Oria di Genova: sradichiamo insieme la mafia!

di Ilaria Penco

Perchè è nata la mafia?  Giuseppe Governale, il comandante dei ROS, ha raccontato alle quinte del liceo Andrea D’Oria l’evoluzione della mafia, partendo dalle origini. Dimostrando che ormai la mafia sta risalendo la penisola italiana, instaurando basi in tutta Italia. Spiegando che – per un desiderio di ottenere quella giustizia spesso non garantita dalla politica e dalle istituzioni – sentimento molto diffuso nel Sud Italia, ormai la guerra contro la mafia è una guerra asimetrica, poichè le due parti non combattono con gli stessi mezzi.

Incriminare la mafia è molto complicato poichè la mafia “non si sporca le mani”, uccidendo solo come ultima possibilità, ma minacciando credibilmente per poter ottenere sempre ciò che vuole, rimanendo comunque incriminabile. Altra complicazione  è il negazionismo, a cui i capi mafiosi ricorrono durante i processi e gli interrogatori: ad esempio, durante un intervista di Enzo Biagi, il capo mafioso Luciano Liccio disse che la mafia non esisteva, che “mafia” non significa “criminalità organizzata”,  bensì “bellezza”, infatti una ragazza mafiosa, in siciliano, è una ragazza bella.  Anche non aver reagito fin dagli albori della mafia per combatterla, rende oggi sempre più complicato incriminare le famiglie mafiose.  “Ma così, spiega Giuseppe Governale, muore la speranza dei palermitani onesti di poter vedere finalmente il sud della penisola italica libero della criminalità organizzata.”

Non solo Palermo risente della presenza della mafia, ma anche il mondo intero, perché le famiglie mafiose possono alterare la concorrenza e gestire l’economia. Motivo in più per contrastare questo nemico che nell’ombra continua a crescere. Benchè le origini di questo problema siano molto antiche, tanto che la mafia già nella Seconda guerra mondiale aveva aiutato gli Americani a sbarcare tranquillamente in Sicilia, con impegno si può sradicare dalle radici un germoglio ormai cresciuto troppo.

“L’Aulularia” di Plauto messa in scena dagli studenti del D’Oria: anche quest’anno il “progetto Siracusa” suscita emozione, passione, ricordi preziosi

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista a Paola Maria Di Stefano, collaboratrice del progetto Siracusa, responsabile della musica e dei costumi per la messa in scena dell’Aulularia di Plauto.

di Aurora Piccardo

Reduce dal successo delle rappresentazioni dell’Aulularia di Plauto, a Siracusa, a Luni e al Teatro della Tosse di Genova, incontriamo Paola Maria Di Stefano che, insieme alla  professoressa Marina Terrana – responsabile del progetto – e al regista Enrico Campanati, è da anni una delle anime del “Progetto Siracusa”.

Il “Progetto Siracusa”, fiore all’occhiello del nostro liceo, che da anni coinvolge e appassiona decine di studenti, avvicinandoli alla magia del teatro, consiste  nella messa in scena di uno spettacolo di teatro classico: una commedia quindi, o una tragedia. La messa in scena, interamente curata da studenti e docenti del liceo, con la supervisione e la  regia di Enrico Campanati,  è in primo luogo destinata al Festival Internazionale del teatro classico dei giovani, che si svolge a Palazzolo Acreide in provincia di Siracusa, dove è presente un teatro greco. Il regista esige sempre che il testo integrale sia tradotto da un professore di latino o di greco del liceo, per poterlo successivamente adattare, accorciare o modificare, a causa della durata dello spettacolo, limitato a un’ora.

Come viene scelta l’opera?
Gli insegnati di latino e di greco si riuniscono e vengono presentati, con opportune motivazioni, vari progetti. Spetta poi al regista la decisione e la scelta finale. In questa edizione la traduzione è stata curata dalla Professoressa Giulia Del Giudice.

Quest’anno qual è stata l’opera prescelta e per quali ragioni?
Quest’anno abbiamo optato per l’Aulularia di Plauto, la famosa commedia “sull’avaro”, anche per alleggerire la tensione dopo l’episodio del ponte Morandi e giocare sul difetto più noto dei genovesi: l’avidità. Trattandosi di una commedia, si prestava anche a diventare una sorta di “grande festa”, in cui inserire battute, canzoni, intermezzi musicali per coinvolgere il publico e farlo sorridere.

Quest’anno come è stato allestito lo spettacolo?
Abbiamo iniziato a vederci con il gruppo di studenti coinvolti, già dai primi di ottobre, con cadenza settimanale:  gli incontri sono poi aumentati con l’avvicinarsi della partenza per Siracusa, a maggio.  Il regista ha montato lo spettacolo sulla base del lavoro svolto con gli studenti e sono state effettuate molte modifiche in corso d’opera, proprio perché la creazione delle scene si basa su intuizioni, talora estemporanee.

C’è qualche novità quest’anno nella messa in scena?
La vera novità di quest’anno, grazie anche al tema dell’opera scelta, è stata l’integrazione della cultura ligure con il teatro classico.  Abbiamo deciso di  allestire l’Aulularia come una festa in stile ligure, con canti ed abiti genovesi. In particolare i canti sono stati scelti da una repertorio appartenente ad alcuni musicisti itineranti liguri, i “cantastorie” Cereghino, risalenti all’Ottocento. Questa ricerca è stata approfondita dal Gruppo di Chiavari guidato da Giorgio Getto Viarengo. I vestiti invece sono stati scelti ispirandosi ai quadri di pittori  operanti a partire dal XIX secolo, come la Scuola “dei Grigi,” Antonio Varni, Giuseppe Pennasilico, Alfredo Luxoro, e tutti quegli artisti che hanno dipinto lavandaie, pescatori e paesani della nostra Liguria.

Lo spettacolo partecipa a qualche concorso?
In genere prepariamo questo progetto entro febbraio,  data di scadenza, proprio per inviarlo al Festival Internazionale del teatro classico di Siracusa ed il nostro principale obbiettivo è quello di essere selezionati dall’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico). Se si viene scelti, ci si esibisce al Palazzolo Acreide, come ho già accennato, ma non ci sono premi e non viene nemmeno stilata una graduatoria. Quest’anno ci siamo esibiti anche a Luni, in occasione del Festival del Teatro Classico Ligure, ed infine al Teatro della Tosse a Genova, lo scorso 9 giugno. Tre grandi successi!

Qual è la risposta degli studenti a questa iniziativa?
Molto positiva, la maggior parte degli studenti che hanno aderito sono rimasti fino in fondo,  formando un gruppo affiatato: sono entusiasti dell’esperienza

Alcuni di loro, grazie anche a questa iniziativa, proseguono sulla strada della recitazione?
Il progetto non ha come obiettivo quello di formare attori professionisti, ma di creare una sinergia tra lo studio delle lingue antiche ed la recitazione. Si vuole lasciare un passione ed un ricordo prezioso di questa esperienza, cercando di far amare il teatro. Attualmente ben due ex studenti sono rimasti a Siracusa per studiare alla scuola dell’INDA ed anche altri hanno continuato a studiare tecnica teatrale.

Qual è  il pubblico di questo tipo di spettacolo?
Oltre ai ragazzi delle altre scuole che partecipano al Festival, vengono molti turisti, proprio perché le località sono mete di viaggi e lo spettacolo è aperto.

Giuseppe Governale, direttore della Direzione investigativa antimafia ospite d’eccezione al Liceo D’Oria

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Chiara Zuanazzi

Saranno la scuola e i giovani  a  combattere la mafia

Il Generale Giuseppe Governale, comandante dei ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e attualmente direttore della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), nato a Palermo il 7 gennaio 1959, da tempo si impegna nel sensibilizzare i giovani sui rischi e sulle dinamiche delle organizzazioni illecite.

Martedì 28 maggio e’  stato ospite d’eccezione al Liceo Classico Andrea D’Oria di Genova, intrattenendo i giovani e spiegando i problemi che permettono l’infiltrarsi delle organizzazioni mafiose  all’interno di enti statali o, addirittura, nel governo stesso.

Il Generale fin da subito ha espresso il suo interesse nella formazione dell’opinione degli studenti e dei giovani, in modo da garantire una informazione adeguata per permettere l’annientamento di qualsiasi organizzazione mafiosa.

Si è sentito in dovere di giungere fino a Genova, poiché, insieme alla Liguria stessa, viene attentamente osservata dalla mafia, e perciò ogni cittadino dovrebbe comprendere che questa è ovunque e riesce ad infiltrarsi in ognuno luogo, se glielo si permette.

Da anni infatti, per natura della popolazione è per convenienza, vi era un forte negazionismo, movimento che portava chiunque, anche coloro che vivevano a strettissimo contatto con la mafia, a negarne l’esistenza, per mezzo della celebre frase “la mafia non esiste”.

Errore fatale che molti commettono, è affermare che le organizzazioni illecite si siano formate solamente a partire dallo sbarco degli americani sulle coste siciliane alla fine della Seconda Guerra mondiale; ciò è totalmente errato poiché già nel 1700 si erano insidiate a Napoli famiglie e classi sociali nettamente dominanti, che favorivano permessi ed agevolavano le richieste di chi si rivolgeva loro. Nonostante siano passati secoli da questa primordiale forma di mafia, il fattore scatenante che ha fatto proliferare ed ingrandire in modo esorbitante le organizzazioni, è stato l’incapacità dello Stato di detenere il monopolio del potere. Al contrario in molte occasioni, quest’ultimo si è servito (e si serve tutt’ora) dell’entita solida che si incarna nella mafia.

Insieme al negazionismo, un altro fenomeno che supporta questo “secondo stato” è l’individualismo siciliano e di altre popolazioni, che pensano più alla propria famiglia e a se stessi, rispetto a fondamentali principi morali che se applicato efficientemente farebbero sgretolare la mafia.  Sussite quindi un totale disinteresse verso l’esterno, e si preferisce “farsi da sè”.

Prima della sua morte, Giovanni Falcone venne denigrato da tutti i giornali, fu vittima di “veleni”,  perché ritenuto invadente nei confronti di molte famiglie mafiose o che si affidavano ad esse.

Inoltre, sempre a causa del negazionismo, si dovette aspettare fino al mega processo del Pool Antimafia, prima che si potesse capire che ormai, Cosa Nostra, la Camorra e ‘Ndrangheta erano giunte oltre Roma da molto tempo, e che la questione era assai grave.

L’omertà delle persone e degli stessi uomini d’onore, la pesante banalizzazione del problema, la troppa indulgenza da parte dello Stato, specialmente la rassegnazione dei cittadini che abitano nelle zone più colpite da questi fenomeni, ne hanno favorito la diffusione.

“E’ una  lotta senza se e senza ma, come quella di Roma contro Cartagine, ha affermato il Generale, davanti ad una platea attonita e silenziosa.

Tutte le organizzazioni illecite hanno una precisa costruzione gerarchica a piramide, ma quello che accomuna tutti gli elementi predominanti è il carattere da leader, la dinamicità, la voglia di fare, la devozione e il non fare troppe domande, ma compiere l’incarico dato; è infatti importante dimostrare di saper detenere il potere e non una ricchezza economica di partenza.

Ad oggi sappiamo che Cosa Nostra si è notevolmente indebolita, lasciando il primo posto all’Ndrangheta e alla Camorra, arricchite grazie al commercio di droga e armi con il Sud America.

Finché ci sarà uno Stato poco convincente la mafia continuerà ad espandere il suo controllo. Tocca a tutti noi però, e specialmente ai giovani, contrastarla, con i fatti e con un netto cambio di mentalità.

 

“La mafia teme più la scuola o la giustizia?” Conferenza-dibattito con gli studenti

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Al liceo D’Oria il generale Giuseppe Governale, Direttore della D.I.A (Direzione Investigativa Antimafia)

Martedì 28 maggio, alle 11.30, nell’aula magna del liceo D’Oria, il Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Generale di Divisione dei Carabinieri, Giuseppe Governale spiegherà agli studenti che cosa sia la mafia oggi e perché abbia senso combatterla a partire dalla scuola,
All’incontro, introdotto dal preside del liceo D’Oria, parteciperanno gli studenti dell’ultimo anno del liceo.
“Crediamo davvero che sia fondamentale educare i più giovani ad una cittadinanza attiva – commenta Mariaurelia Viotti, preside del D’Oria- : non a caso il nostro liceo ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica per l’impegno sul tema della legalità. E questa sarà per i ragazzi l’occasione eccezionale di parlare con qualcuno che la mafia la conosce molto bene, per averla combattuta da anni sul campo”.
Il generale Giuseppe Governale vanta quarant’anni di esperienza nell’Arma, dove ha ricoperto incarichi direttivi a partire dagli anni’80 .Prima di diventare Direttore della D.I.A è stato comandante dei R.O.S. (Raggruppamento Operativo Speciale) e Comandante della Legione Carabinieri Sicilia, riportando numerosi successi investigativi. All’impegno sul campo, Governale accompagna da anni un’attenzione particolare alla divulgazione sul territorio e alle scuole, convinto che per respingere la mentalità mafiosa sia necessaria una battaglia culturale che non può che cominciare dalle giovani generazioni.
”Del resto – chiosa la preside Viotti – come scriveva Sciascia nel suo “Candido” (1977): Tutto quello che vogliamo combattere fuori di noi è dentro di noi; e dentro di noi bisogna prima cercarlo e combatterlo.

Fridays for Future

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Venerdì 17 Maggio 2019 all’assemblea del Liceo Andrea D’Oria sono state invitate le ragazze

che hanno organizzato lo sciopero per il cambiamento climatico a Genova.

di Anna Giacon, Giulia Marcianò e Ilaria Penco 

Il clima è un tema importante che riguarda tutti: dai più anziani ai più giovani. Per questo tre ragazze Francesca, Irene e Elena di 25 anni circa hanno comunicato che il 24 Maggio 2019 si svolgerà un secondo sciopero globale, al quale parteciperà anche Genova. Il primo sciopero, avvenuto il 15 marzo, è stato un evento  cui i cittadini genovesi hanno partecipato numerosi. Benché l’evento sia arrivato in ritardo di qualche mese in Italia, ha avuto grande successo, perciò si è deciso di organizzarne un altro.

Queste proteste sono iniziate quando Greta Thunberg, nell’agosto del 2018, ha protestato davanti al Parlamento svedese per ridurre gli eccessi delle emissioni. Come dice Francesca: “Chiunque di noi può fare qualcosa per aiutare il mondo”, ad esempio riciclare, utilizzare il meno possibile i mezzi di trasporto privati, ridurre il consumo di carne, diminuire l’uso di plastica per scopi privati, ma questo non servirebbe ad annullare del tutto il riscaldamento globale.

Irene quindi spiega le proposte da loro ideate per migliorare Genova ed aiutare il mondo a bloccare il surriscaldamento, basate su alcuni punti fermi:

  1. Dichiarare lo stato di emergenza climatico
  2. Ridurre o azzerare le emissioni CO2 entro il 2030
  3. Inserire la Carbontax, tassa sui prodotti originati grazie all’emissione di CO2
  4. Accelerare la transazione energetica, tramite fonti non inquinati
  5. Fermare le deforestazioni, poiché gli alberi diminuiscono l’anidride carbonica presente nell’atmosfera
  6. Diminuire gli allevamenti intensivi, poiché produttori di gas serra
  7. Ridurre i finanziamenti alle multinazionali e alle compagnie petrolifere
  8. Motori spenti delle navi in porto

La scuola scende in campo con “Agàpe” contro la violenza di genere e contro ogni forma di discriminazione

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Il 22 maggio 2019 al Liceo D’Oria l’incontro conclusivo del progetto nazionale Agàpe

Tra i relatori l’ex senatrice Ferrara, promotrice della legge per la prevenzione del cyberbullismo del 2017

Si terrà il 22 maggio, alle 11.30, presso il liceo D’Oria, capofila del progetto per la Liguria, l’incontro conclusivo del progetto “Agàpe”, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero delle Pari Opportunità e sostenuto da UCIIM (Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori e Formatori), per sensibilizzare la comunità studentesca verso i temi della prevenzione della violenza di genere e l’inclusione sociale, dentro e fuori la scuola.
60 Dirigenti coinvolti, 12 regioni italiane, 120 tutor, 1200 peer educator, più di 30.000 famiglie informate, una salda rete di partenariato tra le istituzioni: queste le forze schierate dal mondo della scuola contro cyber bullismo, stereotipi, pregiudizi, discriminazione, violenza di genere. E un’idea ben chiara: devono essere i giovani stessi a trasmettere ai loro coetanei la volontà di cambiare una società che troppo spesso propone relazioni asimmetriche, sbilanciate, senza rispetto per le differenze.
Sono quindi gli studenti,nella veste di “peer educators” (“educatori da pari a pari”), a essere i protagonisti del progetto nazionale, a cui partecipano scuole di ogni ordine e grado di dodici Regioni italiane tra cui anche la Liguria.
“Agàpe in greco significa amore, protezione, cura dell’altro. Abbiamo scelto l’acronimo A.G.A.P.E. (Azioni Generative di Accoglienza per Progetti Educativi), spiega Laura Cornero docente di Lettere classiche al Liceo D’Oria, referente e tutor del progetto perché vogliamo combattere con la cura delle relazioni ogni tipo di pregiudizio e discriminazione, attraverso la partecipazione consapevole di gruppi di studenti formati attraverso la peer education da docenti a loro volta esperti di queste tematiche”.
“Si lavora e si studia meglio se si è consapevoli dell’importanza di contrastare pregiudizi e stereotipi”, commenta Maria Aurelia Viotti, preside del liceo D’Oria-: la scuola è un microcosmo e gli studenti possono diventare motori di un cambiamento di più vasta portata”.

Le corse del Corriere Della Sera: visita alla sede storica di via Solferino 28

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Si inizia all’alba , perchè tutto deve essere pronto al risveglio della città. L’edificio del Corriere Della Sera in via Solferino 28, a Milano è maestoso e austero. Già entrando si percepisce la serietà e la solidità del lavoro qui svolto. Il giornale volge lo sguardo al futuro con ambiziosi progetti, rispettando le tradizioni, infatti il Corriere è l’unico quotidiano il cui menabò, pagina per pagina, viene ancora disegnato a mano. Il primo articolo fu pubblicato nel 1866, ma solo dopo due numeri cessò le pubblicazioni per mancanza di fondi , ora nel 2019, a distanza di 153 anni, il Corriere è uno dei giornali più letti in Italia e nel mondo, grazie ai suoi corrispondenti all’estero e alle edizioni online. La storia del giornale ricomincia nel 1876 quando Eugenio Torelli e Riccardo Pavesi decisero di fondare un nuovo giornale. Il primo numero venne annunciato dagli strilloni in Piazza della Scala alle 21 di domenica 5 marzo 1876. La scelta del nome deriva dal fatto che i principali giornali del tempo venivano venduti nel pomeriggio invece il Corriere usciva nelle piazze alla sera: da questo deriva il nome completo IL CORRIERE DELLA SERA. Puo essere definito anche come ‘l’ombra degli italiani’, il giornale che ha accompagnato per decenni l’Italia e i suoi cittadini attraversando le Guerre Mondiali, il Fascismo, l’occupazione nazista, la lotta contro il terrorismo e la mafia, tenendo aggiornati i cittadini su ciò che succedeva nel mondo.

“Il campione”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Di Francesco Ricci

“Il campione “ è un film uscito quest ‘anno, che  racconta la storia, di fantasia ma molto realistica, di Christian Ferro (interpretato da un giovane attore non professionista ma molto bravo), bomber ventenne della Roma, proveniente dalle borgate romane, totalmente scapestrato , privo di cultura e all’ improvviso famoso come una rock star e ricco sfondato.

Il giovane si circonda di amici parassiti che in realta lo usano;  la fidanzata ė la classica bambolina anch’essa senza cultura , bella ma vuota; il padre, assente per tutta la vita vive ora alle spalle del figlio e gli ruba pure dei soldi col pretesto di fondare un’ associazione benefica per le donne malate di tumore, in ricordo della madre di Christian, morta di cancro anni prima, unica persona sincera nella sua vita.

Il ragazzo  ne combina di cotte e di crude finche la societá calcistica decide di porgli un freno poichė il suo comportamento danneggia l’immagine della squadra e non perché essa abbia a cuore il futuro del ragazzo. Viene così scelto un professore, Valerio, totalmente estraneo al mondo del calcio, che deve aiutarlo a prendere la maturitá.

Valerio, che soffre di sensi di colpa per la morte del figlio piccolo, trova il modo, con grande pazienza, di far studiare il ragazzo, allontanandolo dal quel mondo parassita e ignorante che lo circonda, portandolo a casa sua: ne conquista a fatica la fiducia insegnandogli un metodo pratico,  fatto di schemi,  per apprendere le lezioni: il ragazzo, che tutti reputavano stupido, infatti conosce solo il linguaggio calcistico ed ha anche alcuni problemi di dislessia. Il professore capisce che un campione del genere non può essere stupido e gli infonde fiducia ed autostima.

Entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro per superare le proprie paure: il professore trova nel ragazzo uno stimolo per ricominciare a vivere e si riavvicina alla moglie mentre il campione comprende il valore dell’affetto sincero e disinteressato, della fiducia oltre che dell’ importanza  dello studio: trova una ragazza seria, che studia medicina e che gli vuole bene e – nonostante  abbia ricevuto un super ingaggio in una squadra inglese – decide di non partire prima di aver dato la maturià.

La storia sembra quasi una favola moderna e mi ha commosso, ė un film che merita di essere visto.

Canti che ricostruiscono il Morandi

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Le “Choeur St-Michel” raggiunge Genova da Friburgo per cantare e aiutare le vittime del Ponte Morandi.

di Ilaria Penco

Il coro di Friburgo “Choeur St-Michel”, nel secondo fine settimana di maggio, dalla Svizzera raggiunge Genova per cantare in favore delle vittime del Ponte Morandi. Dopo il primo concerto nell’aula magna del Liceo Andrea D’Oria, i giovani coristi svizzeri ripetono la performance nella bella cornice barocca della Chiesa del Gesù, in piazza Matteotti, nella serata di sabato 11 maggio. La bravura dei giovani coristi ha portato in scena note musicali emozionanti: tra canti classici e tradizionali in diverse lingue, dal latino al patuà friburghese passando per il russo, il tedesco, il francese e l’inglese. Degno di nota “Spiritus”, cantato in onore della stessa compositrice svizzera recentemente scomparsa. Tra i canti tradizionali dei loro paesi montani, a conclusione del concerto, un canto nuovo del loro repertorio, la cui prima era avenuta il giorno prima al Liceo classico Andrea D’Oria. Questo canto narra di un giovane che, costruita la casa, la vede poi distrutta dalla neve e dalle intemperie avverse, ma non si rassegna e ricostruisce la casa ancora più bella. Un bel messaggio, non solo di solidarietà, ma anche di rinascita che i giovani coristi hanno voluto portare alla città colpita da una simile catastrofe il 14 agosto 2018. Alla fine del concerto i ragazzi di Friburgo, augurandosi di essere stati almeno di conforto ai genovesi, si sono esibiti in un’ultimo pezzo cantato proprio in mezzo alla piazza. Due concerti, quaranticinque ragazzi di tra i quindici e i venticinque anni che, con il loro entusiasmo e la loro melodia, hanno voluto aiutare Genova. Un gesto che dimostra quanto la tragedia abbia scosso non solo la Ligura, non solo l’Italia, ma tutto il mondo. Non so quanto i ragazzi del coro siano riusciti a raccogliere con questi concerti ma di certo ci auguriamo che Genova continui a lottare per risanare la ferita che l’ha divisa fisicamente in due con il crollo del ponte.

 

Il corriere della sera apre le porte

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Dopo una breve gita per il centro di Milano, il Corriere della sera apre le porte  alla classe 1B, il cosiddetto “ufficio stampa” del liceo classico Andrea D’Oria

di Ilaria Penco

Giovdì 4 aprile intorno alle 7.00 la classe 1B del liceo Andrea D’Oria parte per la capitale italiana della moda, benchè scoraggiata dal maltempo. Milano accoglie gli studenti con il cielo velato, ma per fortuna non piove all’inizio del tour per la città. Si parte dal Castello Sforzesco con una rapida spiegazione da parte della guida sulla storia del castello e delle famiglie che lo hanno abitato: i Visconti e gli Sforza.

Facendo il giro delle mura di questa meraviglia si arriva ad ammirare l’Arco della Pace, il “fratello gemello” dell’Arco di Trionfo di Parigi. L’arco della Pace fu voluto da Napoleone Bonaparte intorno al 1807, però i cavalli che lo sovrastano all’epoca guardavano verso la Francia. Dopo Waterloo e la reclusione di Napoleone a Sant’Elena gli Austriaci fecero girare i cavalli in modo tale che volgessero il loro posteriore alla Francia. Forse è solo una delle tante “leggende” milanesi. Un altro esempio sono i tre giri obbligatori sui “gioielli” del toro che si trova nella Galleria Vittorio Emanuele II, se si vuole avere fortuna, o le copie della Madonna del Duomo inserite in tutti i palazzi più alti del Duomo stesso, per scaramanzia.

Passando per via Dante si raggiunge il Duomo, realizzato in stile gotico e neoclassico con marmo bianco-rosato. La sua costruzione, partita nel 1386, terminò 354 anni dopo nel 1932. La cattedrale è stata consacrata a Santa Maria Nascente; infatti sulla facciata centrele reca la scritta “Mariae nascenti”. E’ composta da 135 guglie e da migliaia di statue tra cui la celeberrima “madonnina” rivestita d’oro, alta quattro metri e posta in cima al duomo, ma anche da statue di santi, sportivi, tra cui alcuni campioni e uomini politici recenti.  Non tutti sanno che ve n’è anche una di Mussolini.

Esssendo Milano la  capitale della moda non può mancare un giro nella Galleria Vittorio Emanuele II, costruita a partire nel 1865. Il centro della Galleria reca lo stemma dei Savoia circondato sia dai quattro continenti (Europa, Asia, Africa e America) sia dalle tre capitali d’Italia: Roma, Torino e Firenze con l’aggiunta di Milano.

Percorsa la Galleria e passati davanti al teatro dell’opera Alla Scala e all‘Accademia delle belle arti di Brera la classe ha raggiunto la sede del Corriere della sera, in via Solferino 28 . Qui abbiamo conosciuto meglio il giornale più venduto in Italia, grazie all’incontro con il giornalista e caporedattore di origine genovese Maurizio Donelli, anche lui studente del liceo classico e un tempo compagno del nostro prof. Mussini. Si parte con un rapido filmato che rappresenta la vita di un giornalista per poi passare a conoscere meglio anche alcuni particolari, come, ad esempio il nome della testata. Il nome “Corriere della sera” fa riferimento a due diverse componenti di un giornale: se la prima parola si riferisce ai giornalisti – visti appunto come dei “Corrieri di notizie”, la seconda fa riferimento alle abitudini di scrittura e lettura dei quotidiani nell’Ottocento; infatti il giornalista usciva di mattina presto per poter cercare notizie, poi tornava in sede per scrivere gli articoli. Il giornale veniva  stampato nel pomeriggio e verso le 18 gli strilloni uscivano a venderli. Spesso si trascorreva la serata leggendo e commentando le notizie del quotidiano.   Dopo aver scoperto alcuni dei segreti di un buon giornalista, si passa a visitare la sala storica, dove ogni giorno i capiredattori si incontrano con il direttore, per decidere come strutturare il nuovo quotidiano; saliamo poi la scalinata  dedicata ai numerosissimi poeti e scrittori italiani che hanno collaborato nel passato col “Corsera”  e osserviamo i busti di Walter Tobagi e Maria Grazia Cutuli, caduti nello svolgimento del loro lavoro, combattendo con la penna contro il terrorismo e le mafie.

E, dopo una foto di gruppo, salutiamo la metropoli italiana.