“Questa notte è ancora nostra”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Camilla Borreani 1B

“[…] Cerchiamo di aiutare gli studenti attraverso una passione: la ricerca di se stessi.” 

Con questa frase la preside del Liceo A. D’Oria, la professoressa Maria Aurelia Viotti, termina il discorso di presentazione della Notte Nazionale del Liceo Classico, iniziativa alla quale partecipano 436 Licei su tutto il  territorio italiano.

Successivamente la professoressa Bottazzi, responsabile della serata, ha letto la lettera di benvenuto per dirigenti, docenti e discenti, inviatole dal professore Rocco Schembra, ideatore della serata sostenuta dal MIUR. L’organizzatore si è soffermato ed ha augurato agli alunni di “trovare una sempre maggiore voglia di manifestare la propria appartenenza alla grande famiglia del Liceo Classico”.

La festa viene aperta con la lettura de L’Infinito di Giacomo Leopardi, nel duecentesimo anniversario dalla sua pubblicazione. A dimostrazione della poliedricità, gli alunni del D’Oria si sono esibiti con diverse performance di tipo musicale, teatrale e artistico, per dimostrare ai genitori e ai futuri alunni il loro talento.

La prima ragazza ad esibirsi è stata Giulia Corona della classe 1B, la quale ha cantato la cover “Shallow” di Lady Gaga. La sua performance è stata tra le più apprezzate dal pubblico infatti la sua voce cristallina ha riscosso molto successo. La giovane cantante, oltre a frequentare corsi di canto, studia pianoforte, è iscritta a lezioni di danza contemporanea e,  nonostante i numerosi impegni, riesce ad essere brillante anche negli studi classici.

Un’altra alunna di 1B, Halima Ouanane, ha recitato alcune sue poesie. L’atmosfera è stata resa magica grazie al suono del pianoforte di Gaia Tenti, musicista, attrice e cantante frequentante la classe 3F.

Infatti, poco dopo, la talentuosa Gaia si è esibita cantando il suo inedito “Non ti sopporto” che concisamente si riassume nella strofa “non ti sopporto perché tu non sai di essere tutte le mie paure“.

Irene Buselli, ex studentessa del liceo D’Oria, ci ha deliziati con il suo singolo “Dai amore voglio un cane” dalla quale si evince la richiesta dell’adozione di un cane che ha lo scopo della non-disgregazione di una coppia in crisi.

Chiara Maggio e Valentina De Stefanis, della classe 2E, hanno duettato “Versace on the floor” di Bruno Mars.

La violinista Matilde  Vinciguerra ha cantato “Almeno tu nell’universo”, cover della scomparsa Mia Martini mentre Francesca Fiorito si è esibita con “Sign of the times” del cantante britannico, ex componente della boyband One Direction, Harry Stiles.

Per ultimo, ma non per questo meno importante, Francesco Mannella ha cantato, accompagnato dalla sua chitarra, una struggente canzone da lui composta, dedicata a suo nonno, in mezzo ad un pubblico decisamente intenerito e commosso. Questa canzone, in soli nove mesi, ha raggiunto quasi 15.000 visualizzazioni sul suo canale youtube. In questo dolcissimo brano, dal titiolo “Caro nonno“, l’autore si identifica nella strofa “siamo importanti solo al battesimo e al funerale”. 

In seguito all’inedito di Francesco Mannella, i Demos, un bizzarro trio formato da ragazzi, si sono esibiti in una divertentissima performance, rallegrando l’intera Aula Magna a ritmo di musica.

Nel Liceo di Piazza della Vittoria, oltre alle esibizioni musicali, gli alunni hanno recitato diversi monologhi.

Beatrice Papei, studentessa di 1F, ha presentato agli spettatori un meraviglio Monologo sulla Paura, tratto da un brano di Virginia Raffaele e riadattato in alcune parti in modo da renderlo più simile alla realtà della nostra scuola. “Volevo fare ridere ma anche riflettere“, spiega Beatrice, “la paura è un’emozione primaria, che hanno sia uomini sia animali“.

La preside Viotti e i rappresentanti d’Istituto hanno poi presentato lo street artist Stevo, considerato  il “Banksy genovese”. Stefano Vignali, vero nome dell’artista, insieme ai ragazzi e alle ragazze di 3F  e di 4F, ha fatto entrare nella scuola l’arte con un murale.                                                                                                                                                        “I ragazzi hanno presentato varie idee“, dice Stevo, “Ho scelto Amore e Psiche perché l’amore vince su tutto ed è ciò che ci salva ancora oggi”.

Dalle 21:00 alle 24:00 si sono tenuti diversi laboratori in tutte le aule.

I ragazzi di  2F hanno recitato “Il genere fantastico” e “Amor ch’a nulla amato”, le studentesse di 4G “Saffo e le ragazze del tiaso” mentre i ragazzi di 4G hanno mostrato la loro bravura in lingua inglese, esponendo “The wife of Bath from Canterbury”. La classe 3E ha sostenuto i diritti delle donne con la drammatizzazione della biografia di Rosalind Franklin, “The dark lady of DNA” e anche la 3F si è interessata al femminismo con “Donne Romane che hanno fatto la storia“. Gli alunni di 4F  “L’Atene che non ti aspetti” e “Afrodite nell’arte ”  e quelli di 4E  “Vi ‘Strozzi’ amo”. 2H e 1H hanno proposto un simpatico gioco sulle divinità greche e 4B “Pygmalion”

La Notte del Liceo Classico si è conclusa con il trio di pianoforte, percussioni e clarinetto e con la lettura, in greco e in italiano, tratta da “Agamennone” di Eschilo.

Come ogni anno, è sempre maggiore il numero di Licei Classici che aderiscono all’iniziativa del professor Schembra, e si spera che il prossimo gennaio si possano registrare nuove scuole, pronte ad aprire le loro porte alla cittadinanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La redazione: un mondo poco conosciuto spiegato da un’alunno del liceo classico

di Davide Benvenuto 1B

Molto spesso si pensa che la redazione di un giornale sia inaccesibile e piena di segreti, ma per la notte bianca dei licei Classici, il D’Oria ha aperto le porte di questo mitologico ambiente mostrando a tutti in diretta come funzionavano le cose.

Ma cosa è la notte bianca. La Notte bianca dei Licei Classici è un’idea nata in Sicilia, a Catania, da un professore per promuovere questi licei. Poi l’idea si è diffusa in tutta Italia. Durante questa notte il liceo è aperto a chiunque dalle 18,30 fino alle 24,00. In questo arco di tempo nella struttura ci sarà prima un discorso di innaugurazione uguale per tutti i licei che aderiscono all’iniziativa, poi ci sono diverse esibizioni eseguite dagli studenti sotto supervisione di alcuni docenti.

Noi abbiamo mostrato il progetto che stiamo portando avanti da mesi, quello di fare giornalismo a scuola, e per la serata abbiamo scritto dei piccoli comunicati stampa tramite Twitter, allegati insieme a delle immagini relative al “tweet”, in maniera che se una persona avesse voluto sapere cosa succedeva dentro la scuola in diretta avrebbe potuto farlo.

Nella redazione eravamo in 4. Il nostro lavoro consisteva nel ricevere informazioni dai compagni inviati nelle diverse classi della scuola, che stavano osservando spettacoli, esibizioni, filmati, presentazioni, allegandoci qualche foto.

Questi tweet potevano essere qualsiasi cosa: frasi dette durante un esibizione o un intervista,oppure citazioni prese dalle informazioni che conoscevamo sugli spettacoli tramite il copione a nostra disposizione.

Questa è stata una fantastica esperienza, infatti credo che ci siano poche scuole che offrano un’occasione del genere, ma non si può neanche negare che sia stato molto faticoso: nonostante abbiamo fatto diverse pause, alla fine della notte eravamo stremati.

Ma questo mi ha fatto anche riflettere: perché nelle testate giornalistiche ciò succede ogni notte per proporre al cliente magari un po’ distratto delle notizie fresche.

Noi per una notte abbiamo fatto questo.

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Notte nazionale dei licei classici: la 4 E propone “Quattro Strozzi in una stanza”

di Alessia Setzu e Alice Preste, 1B

Venerdì 17 gennaio si è svolta la notte dei licei classici. Questa serata si svolge annualmente a partire dalle 18 e fino a mezzanotte, i ragazzi dei licei, che a questo evento lavorano da settimane insieme ai loro insegnanti, mettono in scena drammatizzazioni di opere classiche e di miti, si cimentano in danze e musiche legate al mondo antico e alla Grecia moderna, in maratone di lettura di poeti, invitando ex alunni e ospiti famosi a presentare libri e a parlare delle esperienze post liceali. Quest’anno nel liceo D’Oria di Genova la sera è cominciata con una presentazione in aula magna, in seguito accompagnata da spettacoli organizzati dagli stessi alunni, in cui troviamo il canto, la danza, la poesia, la musica…
Successivamente le classi che avevano organizzata un’esibizione hanno iniziato a prepararsi per andare in scena alla nove.
Di particolare interesse artistico è stato lo spettacolo su Bernardo Strozzi, pittore e religioso italiano del Seicento.
Nacque a Campo Ligure nel 1581, paese della Valle Stura, nell’entroterra di Genova, da una famiglia povera. Infatti era Pizzorno il reale cognome della famiglia d’origine, il padre era di Rossiglione, la madre era di Campo Ligure. A Campo Ligure, infatti viene ancora conservata una delle prime opere note del pittore, il Martirio di Santa Lucia all’interno della chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine.Recentemente ulteriori studi ipotizzano che all’interno della stessa chiesa sia nascosto un altro dipinto del Pittore.
Sin dalla più tenera età si trova ad affrontare situazione difficili, con il padre morto e la madre malata, così decise di entrare in convento nel 1599.
Una delle sue più grandi passioni, sin dalla tenera età, fu la pittura; quando in convento gli fu vietato farlo ricevette l’aiuto da cappuccino che si trovava lì : padre Zaccaria.
Sempre grazie a lui nel primo decennio del 1600 parte alla scoperta dell’Italia, tra le sue mete troviamo città come Roma e Milano.
Ma presto decise di rientrare in Liguria, precisamente a Genova, dove cominciò a dipingere liberamente.
Con la morte nel 1625 di Carlo Doria, esponente insieme al fratello Stefano della famiglia più ricca e influente della Genova del tempo, e poco dopo nel 1629 della madre, Strozzi è costretto a rientrare in convento, così decide di lasciarlo e partire per Venezia.
Successivamente nel 1644 muore a Venezia in un ambiente più libero.
Opere di Strozzi sono conservate, oltre che alla Galleria di Palazzo Rosso di Genova e in chiese e musei di Venezia, in musei di tutto il mondo, fra cui l’Ermitage di San Pietroburgo, il Museo di belle arti di Chambéry, l’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il museo Magyar Szépmüvészeti di Budapest, la National Gallery a Londra. In Spagna si trovano, in particolare, La Veronica e Tobia cura il padre cieco, custoditi al Museo del Prado, e Santa Cecilia, custodito al Museo Thyssen-Bornemisza.
Dopo aver assistito allo spettacolo abbiamo intervistato gli alunni che si erano occupati di organizzarlo e presentarlo.

Da cosa è nata l’idea e perché vi siete ispirati proprio a Strozzi?

Il progetto è nato da un’idea della professoressa Guinnasso, che dopo averci proposto di presentare a palazzo Lomellino, alcune opere del celebre pittore genovese, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, ci ha poi suggerito di riproporre l’esperienza alla notte del liceo classico, inserendovi anche un’interpretazione teatrale.

Come descrivereste l’ arte del maestro?

Se dovessimo descriverla con una parola utilizzeremmo il vocabolo “attenta” per la diligenza e la cura dei dettagli nei diversi quadri. E’ un artista che all’interno delle sue opere dipinge soggetti reali, concreti e rappresenta scene di vita quotidiana preferendole a quelle sacre di santi e madonne severe e improntate a un senso grave e solenne di sacralità o devozione nei ritratti di famiglia che tanto erano in voga al suo tempo. Il giovane trova nella pittura il modo più creativo per sfogare la propria irruente e inquieta passione.

Quali sono le opere che più vi hanno colpito?

I quadri che ci hanno colpito sono stati “La Parabola del banchetto di nozze” per la complessità della composizione e la precisione dei dettagli, che metteva in scena il momento più significativo della parabola ovvero la punizione impartita dal sovrano a colui che si era presentato al banchetto privo di abiti nuziali. L'immagine può contenere: 1 persona

Risultati immagini per Il suonatore di liuto strozzi

Il suonatore di liuto” per l’anatomia, per la consapevolezza e la professionalità nel tenere le mani sullo strumento, l’elemento più pregevole del dipinto è sicuramente la doppia natura morta sul tavolo, rappresentata dai frutti, dai fiori disposti nel vaso di cristallo che riflette la luce, e dallo spartito musicale.

E infine nella sua semplicità la “Cuoca”, si tratta di una scena di genere, ossia un semplice soggetto di vita quotidiana, che ne implicò una collocazione defilata all’interno della collezione Brignole-Sale secondo la gerarchia dei generi all’epoca in voga che prevedeva la superiorità dei soggetti storici o religiosi.

Che emozioni avete provato nel mettere in scena questo spettacolo?

È stata un’esperienza divertente e istruttiva, molto interessante è stato inoltre organizzare il tutto ed esporlo ad un pubblico.

 

Donne Romane che hanno fatto la storia

di Veronica De Astis, 1B

Durante la Notte Bianca dei licei classici, 17/01/2020, il liceo classico A. D’Oria ha partecipato attivamente con svariate performance. La mia classe 1B e altre due classi con potenziamento giornalistico svolgevamo il ruolo di reporter della serata. Ognuno di noi seguiva un’ esibizione e  ne riportava il contenuto attraverso una foto, un video  e  un tweet per poi affidarlo all’ufficio stampa,  composto da alcuni studenti e professori, che aggiornavano in tempo reale la pagina Twitter creata per l’occasione,  con lo scopo di suscitare  interesse nelle persone e farle partecipare  all’evento o  indurle a venire.

La serata si è aperta con un incontro in Aula Magna  per ascoltare  il discorso della Preside. Al termine, sono iniziate le performance di canto e ballo, entrambe eseguite da talentuosi ragazzi della scuola. Verso la metà della serata è stato scoperto il murale di Amore e Psiche , perché  il filo conduttore della serata era l’amore, realizzato da  alcuni alunni con l’aiuto di Stevo, il Banksy genovese e poi è arrivato il momento  del rinfresco gentilmente offerto dalla scuola.

Alle ore 21.00 sono iniziate  le esibizioni ispirate  a opere e personaggi greci e latini.

Un’esibizione interessante è stata quella intitolata: “ Donne romane  che hanno fatto la storia , dalla leggenda alla res pubblica”; questo spettacolo è stato  tratto da un testo in latino rivisitato e recitato da alcune ragazze di terza.

La performance ha avuto inizio con un ragazzo che interpretava uno storico , il quale , con una breve introduzione, presentava  le giovani donne ; esse  portavano sulla bocca un pezzo di scotch  a simboleggiare  il fatto  che alla loro epoca, alcune di loro,  non avevano avuto  il diritto di esprimersi liberamente  con le parole o di essere rispettate e valorizzate per  le loro imprese, ma quando venivano annunciate lo toglievano e raccontavano le loro storie piene di coraggio e audacia.

Le donne drammatizzate erano: Didone, Tarpea, Lucrezia, Clelia, Veturia, Cornelia e Sempronia.

La prima, Didone, era la regina di Cartagine che si invaghì di Enea, ma esso la tradì e lei si vendicò maledicendo il suo arrivo nel Lazio e poi si suicidò.

Tarpea era un’amante di gioielli e d’ oro, quando i Sabini si avvicinarono alle porte della sua città lei gli aprì  perché in cambio le avevano promesso tutti i loro braccialetti e le loro ricchezze , ma essi non mantennero il patto  e distrussero la città, uccidendo la giovane.

 

Lucrezia, donna fedelissima , durante l’assedio di Ardea, il re  Sesto Tarquinio si innamora di lei e la costringe , minacciandola,  a tradire il marito ; presa dalla disperazione si suicida.

Clelia, secondo la leggenda, incitò le nove ragazze che,  come lei  erano state rapite dagli Etruschi, a fuggire attraversando il fiume a nuoto; fu la prima donna a cui venne dedicata una statua equestre.

Veturia  impedì al figlio , che era stato cacciato da Roma , di assediare e distruggere la città .

Cornelia  aveva dodici figli , dieci dei quali morirono perché avevano seguito l’ insegnamento della  matrona  di aiutare e rispettare i più deboli.

Sempronia fu la prima nobildonna a prendere una posizione politica ed ebbe un importante ruolo nella Congiura di Catilina.

Infine queste due domande che abbiamo rivolto a una delle attrici  ci hanno chiarito i dubbi rimasti dopo la performance

  • Perché avete scelto di parlare delle donne romane?

Ultimamente a scuola stiamo studiando la letteratura latina che ci ha molto appassionato, inoltre in classe siamo in maggioranza femmine e il tema dei diritti delle donne è oggetto di dibattito durante le lezioni.

  • Pensi che queste donne possano insegnare qualcosa a noi moderni ?

Si, perché hanno delle personalità forti e non si arrendono di fronte alle prime difficoltà, cosa che dovremo fare anche noi “moderni”, mentre nella maggior parte delle occasioni ci tiriamo indietro pensando di non essere all’altezza.

 

Il liceo D’Oria preso dall’amore e dalla street art.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Niccolò Zunino e Giovanni Mozzati, 1B

L’amore si è impossessato del liceo D’Oria: gli studenti hanno espresso liberamente i propri sentimenti recitando monologhi e canzoni romantiche e satiriche. Il culmine è stato raggiunto quando il murale realizzato da Stevo, il “Banksy Genovese“, è stato scoperto. Aiutato dagli studenti, l’artista ha raffigurato il bacio tra Amore e Psiche. L’amore era infatti il tema della serata, che secondo Stevo (intervistato in merito) rappresenta l’integrità dell’uomo ed è ciò che ci salva dal caos. Perciò, secondo lui, un mito come quello narrato da Apuleio riesce a sopravvivere anche ai giorni nostri. Inoltre- ha continuato- la street art accetta come arte tutto, perfino una banana attaccata ad un muro.

Anche la Preside, la prof.ssa Mari Aurelia Viotti, ha espresso il suo parere sull’innovazione portata nell’istituto: “Spero che il murale possa portare ancora più vitalità agli studenti“. Si è poi espressa con un parere sulla Notte Bianca: “In queste ore gli alunni possono vivere momenti di grande emozione ed esprimere il proprio talento con esibizioni di ogni tipo“.

La serata si è poi conclusa con varie rappresentazioni teatrali che hanno visto protagonisti e registi gli alunni stessi.

L’evento è ormai sotto i riflettori di tutti coloro che si interessano della vita scolastica in tutta Italia: in una notte gli studenti possono dimostrare a tutti gli scettici, che credono che il liceo classico sia solo uno sfizio, la loro abilità e la loro passione; infatti la scelta di questa scuola permette di coltivare i propri sogni.

17 gennaio 2020 – VI edizione della Notte nazionale del liceo classico

“Questa notte è ancora nostra” al Liceo D’Oria:  centinaia  gli studenti protagonisti,
con oltre 20 esibizioni e l’inaugurazione del murale realizzato con Stevo
sulla parete di ingresso del Liceo

Dalla street art alla school art:  sarà l’inaugurazione del murale realizzato all’ingresso del Liceo dallo street artist Stevo, insieme ai ragazzi del D’Oria, il cuore della serata con cui il liceo “Andrea D’Oria” aderisce alla sesta edizione della Notte nazionale del liceo classico che si svolgerà in tutta Italia il 17 gennaio dalle 18.00 alle 24.00.

“Non a caso il murale che d’ora in poi darà il benvenuto agli studenti al loro ingresso – sottolinea la preside Maria Aurelia Viotti –  rappresenta Amore e Psiche: intelletto, ma anche passione, doti entrambe necessarie per una formazione completa e armonica. L’attenzione ai nuovi linguaggi artistici e della comunicazione conferma la vitalità del classico anche come chiave di lettura del mondo contemporaneo”.

Il programma.

La serata del D’Oria, intitolata “Questa notte è ancora nostra” sarà articolata in due tempi: un’ouverture ufficiale in Aula Magna alle 18.00 con l’omaggio all’Infinito di  Leopardi, a Teofrasto, il filosofo che già nel IV secolo a.C. aveva osservato i cambiamenti climatici determinati dall’intervento dell’uomo sulla natura, e con una maratona di esibizioni canore, danza, recitazione di poesie accompagnate al pianoforte, a cura degli studenti.

Seguirà un secondo tempo, a partire dalle 21.00, nelle classi, dove sarà possibile assistere ad un processo nell’Atene del V secolo a.C., trascorrere una giornata in compagnia di Saffo e delle ragazze del tiaso, nella Lesbo del VII secolo a.C., ammirare la frizzante messa in scena del Pygmalion di G.B. Shaw, ascoltare le vicende dell’ intraprendente Wife of Bath, dai Canterbury Tales. E inoltre, porgere l’orecchio alle parole di Bernardo Strozzi, ancora offeso per la lite con il committente Luigi Centurione o divertirsi guardando la rassegna di  cortometraggi  a tema fantastico girati dagli studenti.

Sarà possibile conoscere i giochi usati dai bambini per divertirsi nell’antichità, sperimentandoli, e sfidarsi con le “Carte (viventi) dell’Olimpo”, assistere ai monologhi delle donne romane che hanno fatto la storia, da Tarpea a Lucrezia, da Cornelia a Clodia, la Lesbia di Catullo, per poi passare ad ascoltare le appassionate parole di denuncia di Rosalind Franklin, la scienziata che nei maschilisti anni’50 scoprì la struttura ad elica del DNA, ma venne defraudata del Nobel, oppure decidere di abbandonarsi alle parole di poesie e canzoni senza tempo…legate dal filo rosso di un amore “ch’a nullo amato amar perdona”

Si chiude con la lettura del prologo dell’Agamennone di Eschilo, “Una sentinella nella notte”.

 I numeri

24 esibizioni, circa duecento  studenti coinvolti direttamente, due mesi  di prove e di preparazione, quasi sei ore di spettacolo, realizzato grazie alla creatività e all’impegno degli studenti e dei loro docenti per dimostrare che la cultura classica è viva.

La notte dei reporter su twitter e su web

I ragazzi del corso umanistico, che hanno seguito i laboratori di giornalismo e comunicazione “copriranno” l’evento su twitter (@DoriaNotte – NotteClassicoLiceoDoria) e su web, realizzando tweet, interviste, video servizi giornalistici, foto-notizie e inviteranno gli ospiti a visitare la piattaforma web dove appaiono gli articoli realizzati dagli studenti reporter: https://lascuolafanotizia.it/author/doriagenova/

 

Il comune di Genova impegnato per un domani più ecologico

di Giorgia Mori 1B

Oggi è sempre più discusso e commentato il tema del cambiamento climatico e delle conseguenze che sta provocando e che provocherà al nostro pianeta. Grazie a diversi attivisti e campagne scolastiche su questo tema,  noi ragazzi ci stiamo sensibilizzando sull’argomento. La principale domanda che si pongono i giovani riguardo la situazione attuale è: “ma la generazione precedente alla nostra si rende conto della gravità della situazione? Adotta accortezze per un mondo più ecologico?”  Ma i quesiti non sono solo questi, ecco quindi che l’assessore all’ambiente del Comune di Genova, Matteo Campora, ha accettato di rispondere ad alcune domande su tematiche molto vicine a ciò di cui si occupa.

Cosa pensa riguardo agli scioperi ‘Friday for future’ indetti da Greta Thunberg? Secondo lei hanno un’ utilità? 

Si, hanno sicuramente un’utilità, da poco ho incontrato e a breve incontrerò nuovamente i ragazzi di ‘Friday for future’. Penso che tutte le iniziative che hanno la finalità  di sensibilizzare la popolazione su questo tema sono necessarie, garantiscono ai cittadini di comprendere meglio gli effetti dell’ inquinamento sul clima, argomento non più trascurabile.

Quali sono state o sono le principali conseguenze dirette che ha subito Genova a causa del clima?

I fenomeni più rilevanti, riguardo al maltempo, li abbiamo avuti da parte del mare e delle violente mareggiate degli anni passati, in particolare quella dell’autunno 2018, che ha provocato innumerevoli danni alle coste, ad attività balneari, spiagge, attività commerciali. Altri fenomeni, che hanno segnato l’arrivo del cambiamento climatico nella nostra città,  sono  l’aumento di piogge, che provoca allagamenti, data l’incapacità del terreno di assorbire l’acqua in tempi brevi e le trombe d’aria e marine.

Le istituzioni liguri, essendo a conoscenza della situazione, intendono agire agevolando la riduzione di emissioni dannose? Se sì in quale modo?

Il Comune di Genova ha firmato “il patto dei sindaci“, iniziativa a livello europeo, firmata da decine di sindaci, che si pone come obbiettivo quello della riduzione di emissioni inquinanti del 40% entro il 2030. Ogni anno vengono effettuate azioni per la riduzione di inquinamento; ciascuna di esse permette l’avanzamento della percentuale prefissata del 2030, attualmente la riduzione di emissioni della nostra città è del 18%. La Liguria ha adottato nel 2018 un sistema detto “piano dell’aria” che comprende un insieme di strategie finalizzate all’abbattimento dell’inquinamento, a loro volta i Comuni hanno dovuto  porre delle azioni, sulla base delle direttive regionali. Riguardo al Comune di Genova consistono in un’ ordinanza recente che prevede: il divieto d’accesso in una zona della città dei mezzi sopra l’ E(euro)2, la sostituzione di caldaie a basso impatto e, ancora in fase di lavorazione, l’elettrificazione delle banchine portuali.

Molti dei cittadini e commercianti si impegnano a ridurre, per quanto possibile, l’utilizzo di plastica non riciclabile sostituendola con carta o metallo. Quali sono, secondo lei, materiali alternativi o strategie per ridurla?

In primo luogo evitando l’acquisto di bottiglie d’acqua in plastica, usufruendo dell’acqua corrente che è perfettamente depurata e potabile, soprattutto nella nostra città: Genova è la città che possiede gli invasi più grandi sugli Appennini, quasi 80 milioni di metri cubi d’acqua, infatti non abbiamo mai avuto problemi di siccità. Abbiamo in previsione per il prossimo anno  di fare delle ordinanze individuando alcuni tratti di litorale, dove vorremmo vietare l’uso di plastica e di sigarette, per via dell’abbandono di mozziconi. Stiamo lavorando anche alle campagne di sensibilizzazione ed informazione nelle scuole e di recente presso il Porto antico sono stati installati dei “Seabin”, ossia secchi dell’ immondizia che catturano le microplastiche che i depuratori non riescono a selezionare, evitando che finiscano nel mare. 

In quanto genitore come si sente pensando a quello che potrebbe essere il futuro di suo figlio?

Io mi sento ottimista, penso che anche se limitato, abbiamo tutto il tempo e le possibilità per cambiare rotta. I mutamenti climatici sono sicuramente dovuti alle attività dell’uomo, ma anche a fatti che vanno al di là dell’ inquinamento come l’evoluzione  della Terra stessa, che cambia con il passare degli anni. Inoltre la vostra generazione è molto più sensibilizzata che la nostra e quella dei nostri genitori. Adesso, anche grazie alla tecnologia, molte criticità sono rimediabili con più facilità. Il passo più grande da fare è impegnarsi a cambiare stile di vita nella quotidianità.

Queste ultime parole ci fanno riflettere, l’assessore suggerisce di cambiare abitudini come singolo, questo pensiero è valido per varie situazioni. La forza della collettività può cambiare tanto ma ognuno nel suo piccolo deve fare qualcosa.

L’alluvione che devastò Genova nel 2011

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Setzu Alessia 1B.
Un giorno drammatico per Genova, 4 novembre 2011, una data che lasciò un segno indelebile nei ricordi dei cittadini genovesi.
Un evento alluvionale di tale portata che mise in ginocchio la città (https://youtu.be/dy0xwazRwnI).
Siamo qui oggi con un operaio del Comune di Genova, il quale ha vissuto in prima persona quell’avvenimento catastrofico  racconta la sua esperienza.

Cosa ricorda in particolare di quella giornata?

Sono stati momenti terribili, agitati. Non scorderò mai l’espressione sui volti della gente, la paura, la disperazione. Successe tutto molto rapidamente, l’esondazione dei torrenti Bisagno e Ferreggiano. La città divenne una vera e propria laguna. La mia preoccupazione più grande, quella che mi accompagnò durante quei momenti, fu quella di non riuscire ad aiutare tutti.

Cosa stava facendo quel quattro novembre?

Ero in sezione, come ogni giorno, timbrai verso le 6:00 e presi servizio.
Fuori pioveva, la cosa non mi stupì più di tanto, visto che ormai erano giorni che non spuntava il sole, ed eravamo in stato di allerta 2, nessuno però si sarebbe aspettato così tanta acqua. Le previsioni davano un aggravamento della situazione, quindi, contattai mia moglie suggerendole di andar a prendere i bambini a scuola, considerato che i torrenti stavano crescendo a vista d’occhio. Terminato il servizio, timbrai ed uscii, mi diressi verso Brignole per andare a recuperare la mia auto, ma mi resi conto che le vetture iniziarono a viaggiare contro mano e capì subito che l’acqua stava aumentando e che tutti si stavano allontanando dal centro.
Fu il panico totale…

Cosa pensa delle persone che hanno subito danni sul posto di lavoro? Lei si ritiene fortunato?

Ovviamente mi dispiace per tutte quelle persone, per chi ha visto allagato il proprio negozio, magari, dopo anni di sacrifici.
Sinceramente sì, mi reputo un uomo fortunato e sono grato al Signore per non aver subito nessun danno serio.

Quando ripensa a quell’ evento, quali emozioni prova?

Sicuramente se ripenso a quel 4 novembre, affiora la rabbia, la sofferenza, ma anche l’orgoglio di uomo e cittadino, nel vedere quale forza ci fu nella disperazione, mi riferisco all’unione che si creò nelle persone, per aiutare a ripulire e ricostruire dai danni che l’acqua provocò.
Spero con tutto il cuore che una sciagura del genere, non si ripeta più.

Secondo lei in quella situazione di sventura, cos’è che ha accomunato i cittadini genovesi?

Senz’altro la solidarietà delle persone verso i più sfortunati, coloro che hanno perso la casa e/o il lavoro, aiutati dai cosiddetti “Angeli del fango”. Questa vicenda ha creato fratellanza, amicizia. Persone da tutte le parti della Liguria e non solo, hanno aiutato Genova a rialzarsi dal quel terribile incubo.

Piazza S.Marco sott’acqua: lo smarrimento di una genovese

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Maria Vittoria Buzzi, 1B

La catastrofe avvenuta a Venezia, in questi giorni, è stata particolarmente grave sia per gli abitanti e sia per tutti gli Italiani, forse addirittura per il mondo. Ecco, quindi, l’intervista a una signora genovese, nata negli anni ’40, che ha deciso di restar anonima, che ci racconta il suo punto di vista ed i suoi sentimenti riguardo questo argomento.

Si aspettava di sentire questa notizia al telegiornale?

Non mi aspettavo di sentirla, non credevo di dover assistere ad una situazione di acqua così alta perché, oramai, purtroppo, siamo abituati a sentire notizie riguardanti questo fenomeno disastroso che colpisce Venezia. E’ diventata quasi un’abitudine, Venezia è soggetta a questi tipi di disastro, ma quest’anno, l’acqua ha letteralmente invaso il centro storico; impedendo alle persone di uscire di casa. Gli altri avvenimenti provocavano grossi danni, ma non avevano sconvolto la loro vita.

Che sentimenti ha provato quando ha sentito la catastrofe avvenuta?

Sono rimasta molto scossa per i danni provocati, ma mai quest’ultimi avevano coinvolto strutture come Palazzo Ducale e la Basilica, e soprattutto, secondo me, ci siamo sentiti tutti un po’ colpevoli; in quanto i nostri rappresentanti dello stato non hanno saputo proteggerla. Il Mose, opera grandiosa e costosissima, utile e unica che avrebbe dovuto proteggere Venezia dalle maree, con acqua fino a tre metri, è fermo dal 2016, ciò vuol dire che abbiamo 5.000.000 di euro, stanziati dal governo, in fondo al mare senza poter trarne alcun beneficio!

Ha provato sentimenti di tristezza?

Certo che li ho provati! Ma soprattutto, di rabbia, perché di fronte alle stragi che può provocare la natura, è quasi certo che il Mose avrebbe potuto salvare Venezia. Essa ha distrutto tante opere importanti costruite nel passato e sono andate perdute per sempre. E noi non possiamo farci nulla. E’ davvero un peccato, mi sento un po’ impotente davanti a questo episodio. Inoltre, vorrei aggiungere che nel secolo scorso, avvenivamo molto meno frequentemente questi disastri, ci sono stai però negli ultimi tempi, cambiamenti climatici, che stanno distruggendo il mondo. Pioveva molto meno spesso, erano più le giornate di pioggia rispetto a quelle di sole, ora è esattamente il contrario. I fenomeni erano, quindi più contenuti. Ma questa è una storia conosciuta, è l’uomo che non rispetta la natura e la natura si “vendica”.

Si sente solidale con i veneziani, per qualche motivo personale?

No, ma come italiana, ho sentito Venezia quasi come un “habitat”, un patrimonio comune che siamo stati incapaci di conservare.